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Il meglio di Evidenza

  • E' venuto a mancare mio fratello.

    Mio fratello è venuto a mancare il 25 marzo.

    Ho partecipato al suo funerale, ho pianto, vivo una stagione d'inverno nel cuore.

    Oggi, ho sentito il desiderio di scrivere qualche riga. Qui. Perché queste pagine sono uno dei centri della mia vita.

    Non c'è una sezione legata al lutto. Ho pensato di postarla nella parte in cui si parla di "Mi sento giù". Pure: la perdita di una persona carissima non significa le emozioni presenti in quelle pagine. No. Manca una sezione in cui si possa parlare, credo, delle nostre emozioni quando muore qualcuno a noi carissimo.

    Mio fratello è stato un militare. Ha ricevuto un funerale da militare e il Capo della sua base ha recitato la "Preghiera dell'aviatore". I suoi colleghi hanno portato a spalla la sua bara, al cimitero sono passati in rassegna per fare, a me, a mio fratello, alla compagna, le condoglianze. C'è, accanto al suo sepolcro, una grande corona d'alloro dell'Aeronautica militare.

    §

    In famiglia siamo tutti autistici e Asperger.

    Mio fratello non ha mai avuto, però, tecnicamente, una diagnosi.

    Pure: visitando la sua base, parlando con i suoi colleghi, stando due settimane a casa sua, su, nel nord Italia, ho potuto davvero conoscere i suoi tratti neurodiversi.

    (Amava passeggiare con la donna delle pulizie, era irrequieto, non socializzava e non sapeva farlo, si alzava spesso, aveva interessi penetranti e migliaia, migliaia, di altri aspetti... non accettava le regole sociali, non le capiva, non le interiorizzava...).

    In questi giorni ho capito che il cuore di ognuno di noi è composto degli Amori che abbiamo. E quando perdiamo un Amore, parte del nostro cuore cede, come una città in un terremoto, come in un cielo dal quale cadono le stelle. Ho pensato: la malattia è come una macchina che comincia ad avere dei problemi. Con il tempo, si attende il suo guasto. Con il tempo, si considera la possibilità di cambiarla, si ha la consapevolezza che un giorno non circolerà più.

    La morte di mio fratello è stato un frontale, un incidente gravissimo. Non me lo aspettavo (aveva 42 anni appena compiuti). Abitava a mille chilometri da me e con il tempo ci eravamo persi di vista e rimpiango la mia incapacità di parlare con lui, di chiamarlo, di creare una comunicazione. Era molto Asperger: parlava A me e non CON me. E questo tantissime volte. Aveva le sue passioni e le perseguiva. Passava il tempo facendo acquisti. Non usciva con amici o altro.

    Avrei voluto condividere con lui la conoscenza della condizione neurodiversa. Avrei voluto dirgli tantissime cose e questa morte ha lasciato solo parole non dette, pagine e pagine, nell'Anima, di parole che non ho saputo dire. E non c'è, forse, una colpa di questo. Non c'è una risposta e accettare tutto quanto è accaduto è dolorosissimo. La morte di una persona cara è una f e r i t a del cuore. E con il tempo, quella ferità diverrà cicatrice e quella cicatrice sarà sempre li.

    §

    Sento questa ferita.

    E osservandola penso questo: in quanto autistico non mi distacco dal dolore.

    Ho visto come i Neurotipici - elaborando il lutto - tornino a vivere. Le persone che ho perso - un'amica carissima, Paola, e mia madre - sono qui accanto a me.

    Mi chiedo cosa significhi elaborare il lutto e dimenticare - anche solo per un istante - il dolore del distacco. Vorrei v i v e r e questo cuore neurotipico. Vorrei essere capace di tornare a guardare alla vita con serenità, con dolcezza, con pace.

    Ora, la mia Anima ha tre ferite. Due cicatrici profondissime. Una che sta smettendo solo ora di sanguinare. E che sarà la più profonda di tutte. Un'attimo fa mi sono guardato allo specchio, io uomo di 40 anni, con i capelli grigi, dei baffi scuri. Mi sono guardato con i miei occhiali e i miei capelli cortissimi.

    E nel mio sorriso ho rivisto il sorriso di mio fratello. Ho ripensato alla nostra infanzia Asperger (nessun amico, la famiglia, le passioni, i rituali, la scuola, i giorni spesso uguali a sè stessi, sempre). Ho cercato di guardarmi con serenità e chiudere gli occhi e pensare alla vita. Alla mia attuale compagna, alle cose belle del mondo.

    §

    Il mondo è pieno di bellezza.

    Il mondo è pieno di una luminosa bellezza.

    La vedo, è li. Il mondo è pieno di speranza, di opere d'arte, di persone che agiscono per il bene (e il male, attenzione, lo vedo, lo sento).

    Osservando il mondo, sia nel bene, sia in ciò che è doloroso, cerco di capire, specialmente oggi, cosa sia la vita. Guardo le mie difficoltà. Guardo il mio deficit. Guardo tutti i miei problemi (e sono immensi e so quanto siano grandi).

    Sono in lutto e la morte è segno e cifra sul mio corpo e sulla mia pelle. E non ci sono parole per descrivere tanto dolore se non le parole che richiamano al silenzio. La morte è una pagina bianca. Una pagina bianca che disperatamente vogliamo scrivere e che non accetta di essere scritta.

    Un incendio ha bruciato l'orizzonte di ciò che sono. Sento di non essere capace di tenere, da solo, i legami di una vita degna di essere vissuta (e, attenzione, una seconda volta, io voglio vivere). So che ho pianto (e non è vero che gli autistici non piangono. So che seguendo la successione, sono stato autistico in modo malato (ho voluto fare tutto secondo la  l e g g e... articolo 571 del codice civile e così via...).

    So che accanto al suo sepolcro ho pregato in greco e in latino. (Prego sempre in latino, l'italiano non si addice al cristianesimo).

    §

    Per me, per Paolo, la morte non è un distacco.

    E' una presenza.

    E' una ferità presente.

    Che ho qui, nel cuore, che ho qui, nel corpo, che ho qui, nell'anima.

    Non lascerò mai la mano di mio fratello, così come non lo farò di mia madre e della mia carissima amica che ho perso.

    Sono qui. E non capisco e non posso capire cosa significhi lasciarli andare via. Non capisco perché non possano essere con me o perché la vita non si concili con la morte o la rifugga.

    So che come essere umani proviamo dolore e questo dolore non può essere fuggito e di questo dolore io non ho paura. E voglio scriverlo che amore affetto paura dolore tristezza piacere ansia tensione e così via sono parti di noi.

    §

    Dunque, a te, fratello carissimo, la testimonianza della presenza che sei per me.

    §

    A Dio.

    Noi.

    Un giorno.


    Valentamandragola77NewtonWendychocolatrondinella61WBorgMarcofAmelieLudoEstherDonnelly
  • come preparare psicologicamente i propri genitori prima di dichiararsi trans?

    Ciao. Il mio nome anagrafico è Raffaele; Yona è il nome che ho scelto quando mi sono convertito all'ebraismo umanista (http://www.shj.org). Letteralmente significa "colomba", è il nome originale del profeta biblico Giona, ma in Israele è considerato un nome unisex, e l'ho scelto per questo.

    Sono un attivista LGBTQIA+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans, Queer/Questioning, Intersessuali, Asessuali, eccetera), non uno psicologo, e parlo sulla base di quello che mi hanno detto altre persone trans, e della mia limitata esperienza.

    Secondo il DSM5 (riassunto in http://www.psychiatry.org/patients-families/gender-dysphoria/what-is-gender-dysphoria), "La disforia di genere riguarda un conflitto tra il genere corporeo od attribuito [dalla società] ad una persona, ed il genere con cui egli/ella/questi si identifica. Le persone con la disforia di genere possono essere molto a disagio con il genere assegnato loro, un disagio talvolta descritto come il sentirsi a disagio con il proprio corpo (specialmente con gli sviluppi puberali), o con il sentirsi a disagio con i ruoli che ci si aspetta di recitare avendo il genere assegnato loro".

    Quindi, la disforia di genere è un concetto molto generale, il disagio con il proprio corpo ne è un aspetto particolare e facoltativo. La confusione spesso però è frequente, e lo dimostrano molte risorse in rete anche carine (come http://everydayfeminism.com/2016/05/transgender-without-dysphoria/ - questa è decisamente migliore: http://everydayfeminism.com/2015/08/not-all-trans-folks-dysphoria/), che partono però dal presupposto che la disforia di genere sia sempre un disagio fisico, e si affaticano a dimostrare quello che ora dovrebbe essere ovvio, cioè che non serve provare questo disagio fisico per essere trans.

    Dici che i tuoi genitali non ti mettono a disagio. Mi permetto di dire "Meno male!" Infatti le operazioni di riassegnazione chirurgica del sesso sono estremamente delicate, e spesso riescono peggio del previsto. Ti dico solo che in Gran Bretagna hanno ricorso ad un rimedio eroico: sono consentite solo al Charing Cross Hospital di Londra, costringendo così i medici dell'ospedale a diventare degli specialisti che, grazie alla continua pratica, fanno un lavoro almeno discreto. In Italia invece anche chi non sarebbe capace di tagliare le unghie al suo gatto le può fare, e molte volte i risultati sono orripilanti.

    È possibile transizionare legalmente anche senza quest'operazione (lo ha stabilito la giurisprudenza recente), ma c'è un problema ancora da risolvere: i tribunali esigono tuttora che chi transiziona sia sterile o reso sterile. A me pare un sopruso: avere in un certificato di nascita scritto: "Madre: Giuseppe" e/o "Padre: Maria" fa al massimo ridere, costringere chi non vuole a sterilizzarsi fa sicuramente piangere. Le associazioni trans stanno cercando con delle cause mirate di mutare l'orientamento giurisprudenziale, e si spera che tra qualche anno il problema sia risolto. La Svezia si è già resa conto dello sbaglio ed ha deciso unilateralmente di indennizzare le persone trans costrette a sterilizzarsi.

    Il consiglio che ti do è cercare un'associazione trans. Ti possono dare dei buoni consigli, ti possono inserire in un gruppo di auto-mutuo-aiuto che ti permetterà di confrontare la tua esperienza con quella di altre persone, ti possono mettere in contatto con uno psicologo o psichiatra esperto, un endocrinologo (non barare con le medicine: prendi solo quelle che consiglia lui, nella dose prescritta, e se qualcosa non va parlagliene subito!) e, se del caso, consigliarti un chirurgo che ha dato buona prova di sé e sconsigliarti quelli che hanno già fatto danno e sono inseguiti da cause milionarie.

    Esistono anche risorse online e gruppi Facebook per le persone dello spettro trans, ma non possono sostituire la conoscenza personale e la presenza fisica - devi proprio trovare un'associazione da frequentare personalmente per impostare il tuo percorso.

    Non voglio con questo dire: "Se ti piace, fallo". La mia limitata esperienza personale (sono più "genderfluid" che "trans", ovvero la mia identità di genere svolazza tra il maschile ed il femminile) dice che è quando cominci a frequentare altre persone dello spettro trans e ti rispecchi in loro cominci a capire se è proprio quella la tua strada. Lo psicologo si sentirà in dovere di mettere in discussione i tuoi motivi, ed una diagnosi di Asperger lo obbligherà ad essere particolarmente attento, perché non è garantito che il tuo disagio venga risolto da una transizione, e talvolta il desiderio di transizionare viene attivato da motivi spuri.

    Una volta ho litigato ferocemente con un attivista trans perché convinto che si abusasse delle diagnosi di Asperger, ed indispettito del fatto che molte persone trans abbandonassero l'identità trans dopo essere state diagnosticate Asperger; questo attivista ha una visione parziale delle cose, ma è intelligente, e mi sono dovuto chiedere che cosa ci fosse di vero.

    È stato notato che nelle persone "genderqueer" (l'ho notato in me stesso - vedete anche qui: http://linfraser.com/wp-content/uploads/2010/06/OBSTG.pdf) l'identità di genere "svolazza" più vigorosamente in situazioni di stress, allo stesso modo in cui un uccello in gabbia svolazza moltissimo quando ci sono dei rumori o dell'agitazione in casa, per cui un uomo "genderqueer" come me si sente più "donna" quando sotto forte stress.

    Per esempio credo che il tutor alla Facoltà Valdese di Teologia sia caduto dalla sedia quando, mentre preparavo dei tostissimi esami, gli chiesi se potevo avere il "doppio libretto" - ovvero che gli esami fossero registrati con il mio nome anagrafico maschile, ma io mi potessi presentare ai professori con un libretto che riportava il mio nome Yona, interpretato come femminile. Ci sono dei seminari rabbinici americani che ordinano rabbini gay, rabbine lesbiche, rabbini trans, ma per l'Italia è ancora presto.

    Una diagnosi di Asperger, innescando un processo di autoaccettazione, può ridurre lo stress del soggetto, anche se non gli regala l'illusione di essere una Temple Grandin in sedicesimo, e smorzare anche lo "svolazzare" dell'identità di genere.

    Mi pare l'interpretazione più benigna del fenomeno; se poi (come quell'attivista) si parte dal presupposto che non si può essere trans ed Aspie insieme (questo documento presume il contrario: http://autisticadvocacy.org/wp-content/uploads/2016/06/joint_statement_trans_autistic_GNC_people.pdf), allora si finisce con il farsi la guerra anziché l'amore.

    Per quanto riguarda il "preparare psicologicamente i propri genitori", credo che non sia possibile. O meglio, è comune esperienza che alla mamma non si può nascondere nulla, e di solito il figlio che fa il "coming-out" con lei si sente rispondere che lo aveva già capito da molto tempo.

    E non sono solo le mamme ad avere questo intuito. Conosco una persona che si dichiara omosessuale, ma che ha avuto due mogli e tre figli, ed a questi, ormai per giunta adulti, aveva cercato di nascondere il suo orientamento, e di far passare il suo compagno come un "coinquilino" con cui divideva solo le spese e non anche l'amore - ma i figli avevano mangiato la foglia e cercavano gentilmente di indurre il padre a svelarsi. Alla fine lo ha fatto, e nel suo caso è andata anche bene.

    Io non l'ho dovuto dire a mia madre (è morta prima e sapeva solo che ero un attivista), l'ho dovuto dire a mia moglie. In teoria, sarebbe dovuta essere una passeggiata: lei aveva diretto l'Arcilesbica di Verona per 10 (dieci!) anni, conosceva delle persone trans, aveva avuto una relazione decennale con una donna (che ora sta transizionando e diventando un uomo), ma ... non mi ha creduto!

    Ora ci scherziamo sopra, ed oggi mi ha detto: "Vedi, Raffaele, di femminile hai solo il culo grosso!", ed io ho ribattuto: "Lo dici perché non mi guardi mai le tette!"

    Il problema che abbiamo noi trans e noi Aspie sono i pregiudizi: tutti si ritengono esperti di autismo o transgenderismo, e sono convinti di saper riconoscere le persone autistiche o trans guardandole. Invece, ci sono le persone che hanno iniziato un percorso canonico di transizione, e diventano sempre più visibili come appartenenti al genere di destinazione, e quelle che hanno i loro motivi per non farlo, e che si possono individuare solo guardandole dentro.

    Il "preparare psicologicamente i propri genitori" vuol dire secondo me innanzitutto preparare se stessi a confutare gli eventuali pregiudizi che i propri genitori possono aver incolpevolmente assimilato. Esistono associazioni come "Famiglie Arcobaleno" che forniscono informazioni e sostegno ai genitori di figli omosessuali, bisessuali, transessuali, ma il terreno lo dobbiamo dissodare noi per primi.

    Penso che una diagnosi di Asperger, se già certificata ed accettata dalla famiglia, possa spianare il terreno: come già detto qua, molte persone Asperger sono anche trans, e questo rende più difficile mostrarsi increduli al momento del "coming-out".

    Inoltre, una cosa che molti genitori si chiedono quando il figlio fa il "coming-out" è dove hanno sbagliato; ma se c'è già stata una diagnosi di Asperger, la domanda probabilmente è già stata fatta, e la risposta che è valsa per l'Asperger (che quasi sempre è: "in mezzo ai tanti possibili fattori, non si riesce ad individuare quello decisivo, e se è stato opera dell'uomo o del caso") vale anche per il transgenderismo. Il dramma è stato già recitato, il sipario è calato, non servono repliche.

    Finora ho parlato dell'incredulità e dei pregiudizi dovuti ad ignoranza; esiste però anche un'animosità dovuta alle attese tradite.

    Mia moglie ha fatto tante storie, così come la moglie di una simpatica signora MtF (da Maschio a Femmina) che ho conosciuto, perché se avessi iniziato una transizione, sarebbe cambiato il mio corpo e lei non lo avrebbe più riconosciuto, e forse nemmeno amato. Un ragazzo trans FtM (da Femmina a Maschio) ha spiegato una volta che il testosterone che gli somministravano aveva cambiato l'odore del suo corpo, e la sua ragazza perciò lo aveva lasciato (non le posso dare torto: gli odori nelle relazioni intime sono fondamentali).

    Un genitore ovviamente non ha queste attese (se non si chiama Donald John Trump, che una volta disse papale papale che sarebbe uscito con Ivanka se non fosse stata sua figlia), ma molti genitori si aspettano che i loro figli li rendano nonni, ed una transizione (per i motivi suesposti) impone loro di rinunciare a quel sogno.

    Tecnicamente non è impossibile essere trans e genitori: ci sono persone che hanno transizionato dopo aver procreato; nei paesi in cui è consentito transizionare pur conservando i genitali originari capitano le notizie di cronaca come questa: http://www.huffingtonpost.it/2016/06/22/trevor-macdonald-transgender-allatta-figlio_n_10609098.html; ed in Israele è consentita una cosa vietatissima in Italia - ovvero congelare i propri gameti prima di tansizionare, per poter eventualmente ricorrere alla fecondazione assistita ed alla maternità surrogata (e le persone trans israeliane si permettono il lusso di lamentarsi che gli tocca pagare di tasca loro - se avessero la diagnosi di un oncologo anziché uno psichiatra, pagherebbe invece l'assicurazione contro le malattie).

    Ma sono tecniche difficili e costose, ed un genitore a queste eventualità in quel momento non ci pensa. Per lui il "coming-out" è comunque un evento luttuoso, e di questo bisogna consolarlo.

    In bocca al lupo, RYL

    ValentaMononokeHimeEirenewolfgang
  • Convegno di febbraio Aspergirls

    Premessa. Prima di questo autunno non mi sognavo proprio di espormi come asperger in pubblico, avevo paura e temevo tra l'altro il ‘passaggio’ definitivo di identità. Poi ho fatto coming out per lavoro in una serie di presentazioni, affrontando in alcune occasioni anche psichiatri aggressivi e sfibrate mamme NT di bambini a basso funzionamento, secondo le quali io non esisto. Roba forte per me, che mi ha cambiata e mi ha messo una gran voglia di affermare la mia identità. 

    Per Roma avevo scritto un lungo discorso, sforzandomi di essere equilibrata nella descrizione di doni e fatiche. Il giorno prima di partire l’ho provato in cucina con mio marito e continuavo a piangere, non a commuovermi, proprio a singhiozzi. Ero molto preoccupata, temevo che non sarei riuscita a parlare. 

    Poi arrivo al raduno, la sera prima. Vado immediatamente in confusione, faccio fatica, ma sento un'energia particolare, mi agito perché nel gran rumore sto scassando di parole @riot , che non vedevo l'ora di conoscere, @lollina, che sono stata felice di conoscere, e @Marcof, che mi ha colpito molto. Poi, uscendo, mi fulmina la gonna di @Krigerinne (spero di non risultare molesta). Sul serio. Una gonna veramente bella, intensa e luccicante. Mi ha acceso duemila cose in testa ed è stata un’illuminazione. Si vede che ero pronta, ma in quel momento, capisco ora, per me si è chiuso un cerchio. Come se a Roma iniziasse finalmente una fase nuova, più serena e leggera. Una fase di identità compiuta, il dopo.  
     
    Quando ho parlato, il giorno dopo, le fatiche sono quasi scomparse dal mio discorso, non mi arrivavano alla bocca, io avevo voglia di parlare di forza, di me, non più solo delle mie difficoltà che ora so esprimere. Non ho fatto apposta, e mi ha stupito e lì per lì anche turbato un po'. È stata l’energia potente, matura direi, che si sentiva in sala. C'era voglia di affermare, di festeggiare in un certo senso. Ho provato puro entusiasmo per le asperger presenti, proprio per le femmine (io che da sempre odio anche il solo pensare alle donne come categoria). Magnifico. Vedere tutte queste teste diverse che funzionano così bene, persone così interessanti e intense, ritrovare le facce di 3 anni fa alleggerite, evolute, a fuoco. Odio gli abbracci, ma ho abbracciato @Eunice con tutto il cuore e a lungo, sentendo che vedendola così bella e leggera si chiudeva un altro cerchio e capivo qualcosa di importante, credo che il ricordo mi farà commuovere ancora per un bel po’…  Ho provato speranza, felicità e un senso di grande forza. Mi ritrovo in pieno nell’immagine della costellazione, composta da luci diverse e del tutto autonome che insieme risplendono e sono un’entità singola e chiaramente definita. 

    Non mi sono ancora ripigliata a distanza di due settimane. :) Davvero grazie a tutti, e in particolare @lollina e @riot, che sanno esprimere così bene cose fondamentali, @Marcof, @Krigerinne, @Eunice, Rudy Simone e tutte le aspergirls, oltre ai grandmaster @wolfgang e @davidemoscone. 
    LudolollinaNewtonFenice2016aspirinarondinella61cameliaMononokeHimemandragola77DoorAmelie
  • Convegno di febbraio Aspergirls

    Bellissima giornata. Dopo @Grizli pensavo che non sarei stata in grado di ascoltare una parola di più. Sono stata svuotata di ogni energia, piano piano, pezzo dopo pezzo ho visto un'immagine formarsi davanti a me così nitida e piena di dettagli, come piace a me, come piace a noi... Odio leggere ancora una volta dell'asperger al femminile per sommi capi, perché non rende la complessità e la realtà di ciò che è. E soprattutto non mi ci rivedo. Se leggo un'altra volta che le aspergirl amano leggere nella loro stanza io vomito. In realtà può esserci anche una consistente difficoltà nella concentrazione, e quella voglia che ha così bene dipinto Rudy di uscire nel mondo e "spaccare". Possiamo essere tenere ed estremamente glaciali, delle nerd ma anche delle guerriere (come il mio nickname). E la cosa brutta è che facciamo paura, facciamo tantissima paura, perché siamo dei labirinti inspiegabili e a volte dubitiamo anche noi di avere una qualche parvenza di coerenza. Siamo inflessibili e contemporaneamente troppo compiacenti e accondiscendenti. Daremmo via un braccio per un amico ma una mezza bugia è in grado di trasformarci in tori scatenati pronti all'attacco. Non siamo facili da trattare e spesso siamo le nostre nemiche numero 1, ma le esperienze delle più grandi mi fanno sperare e mi fanno sentire parte del genere umano, finalmente. 
    amigdalalollinaAmelieAJDaisylunagattinaWBorgDoorEstherDonnellySoleFenice2016Elenaj
  • La leggenda del "Dr. B"

    La leggenda del "Dr. B"

    dr B

    “Il neonato, se completamente abbandonato dagli esseri umani prima di essersi sviluppato abbastanza da cavarsela da solo, morirà, e se le cure fisiche sono sufficienti per la sua sopravvivenza ma è abbandonato emotivamente o spinto al di là delle sue capacità di sopportazione, diventerà autistico”.

    Bruno Bettelheim fu uno psicologo austriaco di origine ebraiche il cui pensiero ha comportato la diffusione di teorie psico-pedagogiche di discutibile correttezza. Fu infatti il primo a formulare una diagnosi in merito alla psicosi infantile e alla sua possibile causa promuovendo come responsabile della patologia l'atteggiamento freddo e distaccato della madre.

    Non può essere considerato un vero pioniere della psicologia infantile - come a volte ancora erroneamente si crede - ma piuttosto un uomo che riuscì a tradurre le proprie esperienze, le proprie passioni e le proprie inclinazioni sublimandole in un progetto atto a rendere famoso il suo operato e le sue scoperte. Quale mistificatore infallibile lavorò infatti tutta la vita all'esaltazione delle sue metodologie e alla loro applicazione per la cura della psicosi infantile, nonostante fosse egli stesso esente da studi e approfondimenti in merito.


    La vita e la formazione di Bettelheim

    Nato nel 1903, dopo due anni dalla pubblicazione de L'interpretazione dei sogni di Freud, crebbe nella Vienna degli anni '20 dalla quale andò via, nel periodo nazista, rifugiandosi in America. Qui si interessò alla psicologia dello sviluppo ed in particolar modo all'autismo, con un approccio psicoanalitico di stampo freudiano di cui ammirò in particolar modo il simbolismo.

    Fu un giovane non molto bello esteticamente, ma con personalità carismatica e grande capacità oratoria, elementi questi che gli permisero di avere la compiacenza di molte donne e il seguito di molti psicologi del tempo. Fu uno studioso di formazione letteraria che ottenne dopo molti anni di studio un dottorato in Teoria dell'arte e che non si laureò mai in psicologia come invece sostenne per tutta la vita. Veicolò notizie false sulla sua vita e sulla sua formazione, raccontando di aver studiato perfino con Freud e di essere divenuto un suo amico, cosa rivelatasi poi infondata.

    In quanto ebreo nel 1938 venne arrestato dalle truppe naziste e costretto ai campi di concentramento di Dachau e Buchenwald, dove fece esperienza solo per pochi mesi, e non per alcuni anni come disse, grazie alla conoscenza di alcuni amici che lo liberarono dopo poco tempo. A quaranta anni divenne direttore della Orthogenic School, un'istituzione fondata dal Rush Medical College nel 1912, che rappresentava allora un ricovero malmesso per bambini con disabilità psicomotorie. Egli fece trasferire altrove i ricoverati ed ammise al suo istituto solo bambini disagiati psicologicamente. Aprì inoltre la Scuola Ortogenetica agli studenti dell'Università di Chicago che vi ebbero accesso per lo studio e l'osservazione di bambini considerati non adatti. Bettelheim lavorò alla Orthogenic School per trenta anni e fu proprio lì che dai suoi colleghi gli venne dato l'appellativo di «dr. B».


    Contesto Americano , psicologia sociale e approccio psico-pedagogico di Bettelheim

    In realtà bisogna chiarire che il momento storico in cui visse Bettelheim fu molto particolare per la psicologia e la vita in generale. Il contesto politico-culturale influenzò tantissimo la nascita di quelle teorie che prendevano spunto dal mito e che trovavano in esso una spiegazione plausibile ed una risoluzione definitiva alle distorsioni e perversioni di quel tempo, legate soprattutto ai regimi totalitari.

    L'assenza totale di formazione, sia in ambito pedagogico che psichiatrico, rese di fatto ancora più forte l'esigenza di ancorare il pensiero alle teorie più accreditate, che purtroppo sempre troppo spesso venivano veicolate attraverso l'ideologia nazista. Naturalmente ciò influenzò notevolmente Bettelheim ma anche i suoi contemporanei, Kanner in America ed Asperger in Austria.

    In America in quel periodo i ragazzi segnalati dalla famiglia o dalle istituzioni venivano spesso connotati con il termine autists senza che questa etichetta corrispondesse realmente ad una diagnosi di autismo.

    E’ doveroso ricordare che all’inizio del ‘900  in America gli studi di J.Watson, Skinner e Pavlov favorirono lo sviluppo un nuovo approccio alla psicologia, il «comportamentismo», una corrente di pensiero che vedeva nel comportamento esplicito dell’individuo  l’unica unità di analisi scientificamente studiabile in termini di stimolo (abiente) –risposta (comportamento).

    Qualsiasi bambino caratteriale o con disagio sociale e affettivo segnalato dalle famiglie poteva venire facilmente etichettato come disturbato o psicotico dall'allora nascente psicologia sociale e ricoverato anche solo per difficoltà di tipo educativo o per disturbi della condotta. Questa manovra permise all'America il controllo di grande masse di bambini e ragazzi, poveri e con disagio, che non conobbero un lieta fine.


    Lo stereotipo della «madre frigorifero»

    Lo stereotipo della «madre frigorifero» fu uno dei tanti paradigmi che sorsero in quel periodo e che venne utilizzato da Bettelheim per accrescere la sua fama di educatore e psicologo infallibile.

    Le idee sul «genitore tossico»  circolarono anche al “Johns Hopkins", la  struttura dove lavorava Meyer e dove si formarono Theodore e Ruth Lidz. I due divennero gli esponenti di punta delle idee sulla «madre schizofrenogenica», ovvero dell'ipotesi che le  madre di pazienti autistici presentassero a loro volta un profilo particolare, freddo e distaccato con particolare propensione per l'ambizione professionale e con una certa ostilità verso i figli che venivano considerati un ostacolo alla propria realizzazione personale.

    Le caratteristiche di rigidità e controllo emotivo evidenziate nelle madri dei bambini portarono a credere che questo tipo di genitore impartisse un'educazione nozionistica e pedante al proprio figlio; inoltre si ipotizzò che le stesse desiderassero far apparire la famiglia intellettualmente superiore rispetto alle altre e che sentissero inoltre l’esigenza  di dover sostituire l'affetto mancante con poesie e nozioni enciclopediche.

    L’effetto dell’educazione impartita spiegava le abilità presenti in alcuni bambini che apparivano come dei piccoli  intellettuali ed abili oratori, capaci di focalizzare la propria attenzione su dettagli e minuzie da fanatici. Lo stesso Kanner così descrisse i genitori dei suoi pazienti “per la maggior parte genitori, nonni e parenti sono persone intensamente impegnate in astrazioni di natura scientifica, letteraria o artistica, e dotate di scarso interesse per le persone. Una cosa è certa […] Nel gruppo nel suo complesso ci sono pochissimi genitori davvero calorosi e persino alcuni dei matrimoni più felici sono faccende piuttosto fredde e formali".

    L’approccio di Bettelheim distorto e manipolatore contribuì all'idea che il ritiro dal mondo da parte dei bimbi internati fosse stato procurato dalla figura della madre, la cui natura glaciale ed egoista costituiva la causa dell'autismo. Questi elementi fecero propendere per l'idea che l'autismo fosse provocato da cattive attitudini dei genitori e dal loro comportamento freddo, distaccato ed egoista e che anni di terapia del contesto avrebbero potuto produrre una cura completa.


    Gli interventi di Bettelheim alla Orthogenic School

    Differentemente dalla Kinderklinik, dove contemporaneamente stava lavorando H. Asperger, Bettelheim condusse la Orthogenic School attraverso una visione dell'uomo di stampo freudiano, per cui per “riavviare il processo di sviluppo dell'Io del bambino bisognava bloccare le influenze tossiche della famiglia, al posto della quale doveva essere messa una famiglia surrogata composta dal personale della clinica”.  Se il contesto determinava la personalità e l'eventuale disagio scaturiva in psicosi, un condizionamento operato sui bambini da persone diverse dalla famiglia avrebbe apportato beneficio e cura con risoluzione del caso.

    L'idea che la madre frigorifero fosse la causa di una manifestazione comportamentale psicotica scaturì inoltre dal fatto che i bambini presi in esame da Bettelheim apparivano “di solito attraenti, probabilmente di intelligenza superiore al normale, senza nemmeno 'segni leggeri' di danno organico”.

    Bettelheim dispose quindi che i bambini non vedessero più i loro familiari per la qual cosa promosse il decondizionamento parentale, ovvero l'allontanamento dei genitori per tutto il tempo dell'internato, che allora era di circa dieci anni. La parenctomia avrebbe giovato in termini di cura, poiché avrebbe allontanato il bambino dal genitore tossico che rappresentava appunto la causa scatenante della psicosi infantile.


    Le idee di Bettelheim veicolate da stampa e mass-media

    Bettelheim espresse le sue teorie pubblicamente in un programma televisivo francese che andò in onda su tre canali contribuendo a diffondere e ad esaltare le sue idee grazie ad una pubblicità ingannevole che fece di lui un personaggio pubblico di fama internazionale.

    Bettelheim fu celebrato in trasmissione come il medico dei miracoli poiché si disse aver guarito una percentuale molto alta di bambini autistici. In realtà i suoi successi in merito all'autismo erano riferibili quasi tutti ad una sola bambina, di nome Patsy, senza diagnosi ma con evidenti problemi, che Bettelheim e sua moglie presero in casa con loro. I diversi bambini che Bettelheim disse di aver guarito in realtà non furono altro che Patsy, che fece dei grandi progressi grazie all'operato di sua moglie, ma che non guarì mai come invece fu detto. In seguito i collaboratori della clinica, tra cui J.S.Sanders, confessarono che degli undici bambini trattati nella clinica nessuno sviluppò abilità per condurre una vita autonoma.

    L'opinione pubblica all'epoca era all'oscuro di ciò che realmente accadeva nella clinica. Questo permise a Bettelheim di avere un successo infondato. Dopo la trasmissione che lo rese celebre furono molte le famiglie che decisero di andare a Chicago per rivolgersi al medico dei miracoli e per trovare una soluzione che mettesse fine alle loro sofferenze, comportando ovviamente ulteriore fama e gloria.

    Il suo pensiero divenne noto anche attraverso la pubblicazione di numerosi articoli e testi, tra cui L'amore non basta, Psicanalisi delle fiabe, Un genitore quasi perfetto e Fortezza vuota nei quali egli ammise la totale colpevolezza dei genitori, ed in particolar modo della madre, nella relazione con il figlio il cui effetto era appunto la manifestazione dell'autismo. I suoi testi conobbero un successo editoriale strepitoso, grazie anche alle sue doti di scrittore e convinsero generazioni intere in merito alle sue teorie.

    Molti anni dopo, in seguito al suo suicidio, le testimonianze di collaboratori insieme  a quelle dei bambini sopravvissuti alle sue cure e dei parenti delle vittime fecero apparire il dr. B  in tutta la sua crudeltà, nei termini di un violento tiranno. Emerse infatti una verità scioccante in merito anche a sevizie sessuali che avvennero sui bambini per sua mano.

    In America ed in Inghilterra, molto più preparati che in Europa, non fece scalpore la notizia della sua morte suicida e del suo folle e atroce progetto, sperimentato con violenze sui bambini ricoverati nella sua clinica; le notizie erano infatti trapelate già da tempo ed i suoi testi non erano stati più commercializzati, mentre in Europa la ricezione delle sue teorie trovò un largo consenso.


    Perché questo articolo su Bettelheim?

    Bettelheim ebbe sicuramente il demerito di creare una frattura tra sfera psichica relazionale, non organica, e sfera mentale, cognitiva, comportamentale. Il lavoro compiuto allo smantellamento dell'ideologia bettelhemiana è stato enorme e difficoltoso. Nonostante ciò credo sia opportuno conoscere la storia dell'autismo e dei personaggi che ne fecero parte, ma credo soprattutto possa essere importante per noi cercare di capire come utilizzare il loro lavoro. Il giudizio critico contemporaneo nei suoi confronti deve essere a mio avviso costruttivo. Il passato può essere comunque un ponte per il futuro, in un approccio nuovo che sappia far meglio di chi è venuto prima. La vera ricostruzione può avvenire solo in termini di decostruzione dei falsi miti, solo così possono nascere una nuova coscienza e un pensiero nuovo.

    Cos'è che realmente colpì Bettelheim e che lo portò a connotare così negativamente i genitori come freddi, distaccati e inadatti unitamente alla sua generazione?

    Probabilmente la genetica.

    Il fatto che gli stessi genitori potessero appartenere anch'essi allo spettro può aver portato sulla strada sbagliata Bettelheim e gli studiosi del tempo che non considerarono affatto la componente ereditaria che sappiamo invece essere eccezionalmente importante per discriminare correttamente segni e sintomi dell'autismo.

    Affinché vi sia un avanzamento della ricerca e la creazione di strumenti di supporto sempre più efficaci è necessaria un'osservazione attenta ed ampia che vada dall'andamento familiare alle dinamiche sottese al gruppo parentale, fino alla modalità in cui i pensieri prendono forma nei pazienti in osservazione e nelle loro famiglie, al fine di riconoscere le caratteristiche attinenti allo spettro autistico; elementi questi che non possono essere sottovalutati  ma che anzi costituiscono un faro e possono fare da guida per poter giungere ad una diagnosi corretta.

    -Brauner, A; Brauner, F, Vivere con un bambino autistico, Presses Universitaires de France, Paris, 1978
    -Frith,.U., L'autismo, Editori Laterza, Roma-Bari, 1996
    -Pollack, R., The creatio of Dr.B, A biography of Bruno Bettelheim, Simon &Schuster, 1997
    -Silberman, S., Neurotribù, Edizioni Lswr New York, 2016
    -Convegno “Aspergirl” del 18/2/2017



    ValentaSirAlphaexaMikiSoleriotMononokeHimemandragola77SharonDingoEirenealia
  • La ragione per cui i Lorna Wing scelse l'etichetta "sindrome di Asperger".

    Spero di non andare troppo OT ma la piega del discorso riguardante l'utilità della diagnosi mi preme perché mi trovo a chiedermi, oramai molto spesso, a cosa mi è servita la diagnosi e a cosa serva in generale per alcuni altri: mi riferisco alle persone che in qualche maniera "se la cavano", anche se io per la mia sensibilità vorrei dire che se la cavano male.

    Più di una volta mi è venuto da pensare di aver ingannato tutti e di aver convinto IO lo psicologo a ritenermi Asperger mentre in verità sono una persona normalissima: ormai tengo banco nelle situazioni sociali, non ho grosse intolleranze, ho un umore altalenante ma la depressione, quella vera, è comunque un ricordo lontano. A cosa mi è servito vedere riconosciuta questa mia condizione, della quale nemmeno io sono sicura? Certo, mi sono anche chiesta se per caso non fosse divenuta un vero e proprio marchio di infamia. Ho perso più di un amico a causa di essa. Oggi come oggi penso sia meglio così.
    Ragionando a mente fredda, tuttavia, penso mi sia stata più utile per il semplice fatto di aver "validato" alcuni miei sospetti piuttosto che altro. Perché questo è accaduto? Perché - è vero - una parte di me davvero voleva essere ritenuta invalida, e perciò essere salvata; ma il bello è che non è successo.
    E questo ha voluto dire che mi sono dovuta muovere io.

    Io avevo una narrativa prima dell'AS ed era una narrativa di dolore randomico e privo di senso. Il punto è che sapere dell'AS non mi ha fatta sentire del tutto appartenente a qualcosa - mi ha fatto accettare il fatto che non mi sentirò mai appartenente a niente, probabilmente.
    E chi se ne frega, aggiungerei.
    La vita è troppo varia perché io mi soffermi a desiderare tutto quello che desiderano gli altri, solo perché lo desiderano. Io sono abbastanza contenta di vedermi così, solitaria, scostante, mai completamente legata al mondo che l'ha generata.
    C*zzo, io non voglio appartenere al mondo. Voglio essere energia, voglio vivere.
    Questo mi ha fatto capire l'AS. Io sono energia.

    Conosco più di una persona che NON HA BISOGNO di sentirsi dire che è aspie pur essendo - ai miei occhi - totalmente neurodiversa, se non altro. 
    Ne conosco altre che invece avrebbero bisogno di sapere che possono uscire dal fosso di disperazione a cui sono confinate.
    Penso che @wolfgang abbia ragione, quando dice che la diagnosi è un'invenzione che DEVE essere funzionale: altrimenti, perché farne uso del tutto?

    Quando dico che conosco qualcuno che non ha bisogno di una diagnosi pur presentando tratti aspie intendo dire che conosco gente che ha avuto una vita totalmente diversa dalla mia: ragazzi che da sempre sono vittime di violenze più o meno gravi, persone perfettamente integrate in universi underground affollati da musicisti e di sbandati, giovani che provengono da contesti culturali ENORMEMENTE diversi dai miei. Tutto quello che compone la loro esistenza non lascia respiro all'intervento di nessun medico. Rompere loro le scatole tentando di inquadrarli in un pattern non sarebbe soltanto inutile - sarebbe una vera e propria violenza. Sarebbe sbagliato.
    E mi fa paura che sia così, perché temo per la vita di un paio di loro. Temo il fatto che eventi infausti li scaraventino nel baratro della depressione. Temo che vadano in pezzi senza che io possa farci niente.
    Non si possono salvare le persone - neanche con una diagnosi. Si può solo amarle.
    E io penso che dare loro una diagnosi, non darla, siano entrambi atti d'amore.
    Dipende da chi queste persone siano, però.

    @Malinalli forse la diagnosi che hai ricevuto è un racconto fastidioso, e non sono nessuno per dirti se sia stato davvero un bene o davvero un male, per te, riceverla. 
    Non perché non ti conosco così bene, ma perché è difficile dirlo per chiunque. La vita è lunga. Le incognite sono tante, troppe.
    Altrettanto penso che, una volta raccolto il maggior numero di dati possibili al momento, la cosa migliore da fare sia riconoscere l'alternativa che arreca meno danno.
    Ora che sai come stanno le cose in ogni senso, qual è la scelta migliore che puoi fare per stare bene?
    Prendi dall'AS quello che ti serve, dalla tua storia personale, dalla storia degli altri - oddio, è preziosa, tanto. Senza la loro io non potrei parlare come parlo adesso.
    Prendi tutto quello che ti serve e ricomincia a scrivere.
    Io voglio credere che se succede tutto quello che succede sia perché noi possiamo scegliere. Abbiamo una scelta.

    Un abbraccio a tutti, dal profondo del cuore
    MalinalliGrizliWBorgwolfgangEireneMononokeHime
  • Ode all'utilità del forum e di una diagnosi

    Ehilà! Sono UnconventionalLover e "abito" qui da parecchio.
    Una volta ero un ragazzo che era l'esatto opposto...di ciò che sono adesso. E questa è la mia storia....



    Un giorno lontano venni alla conoscenza della Sindrome di Asperger e mi ci identificai senza farci troppo caso.


    Passò qualche mese e trovai questo sito: decisi immediatamente di iscrivermi e di presentarmi. Fino a qualche giorno fa credetti che questa piattaforma fosse un forum. Ebbene, non date conto a chi osa tali affermazioni, in quanto vi racconta metà di ciò che è piena verità.
    Questo sito non è un forum, bensì una medicina virtuale che serve a tutti, veterani o curiosi, colonne o membri, "guardie" o "cittadini" - che essi siano autistici o meno! Ecco perché:

    1) Qui le persone sono gentili, ti assomigliano e cercano di aiutarti come meglio possono, senza secondi fini.

    2) I fondatori sono persone che ti fanno sentire al sicuro all'interno di una comunità di matrice professionale e che - tra le altre cose - offrono servizi concreti di diagnosi ed aiuto. A differenza di tanti professionisti italiani "all'antica", sono dottori che ne sanno una più del diavolo sull'autismo. (Con fare ironico) probabilmente nemmeno il diavolo ne saprà tanto quanto loro, nonostante tutti gli anni che si porta appresso!!!

    3) E poi ci sono quei geni che riescono a cambiarti la testa con quattro parole in un commento, magari stese durante un momento in cui avevano fretta e dovevano correre a fare altro! Mi riferisco a utenti del calibro @Krigerinne ! Cos'avrà fatto la ragazza di tanto importante per ribaltare la tua vita? - Si domanderà il lettore...
    Krigerinne - cui cui agli inizi dialogavo con leggerezza circa la saga Star Trek - mi ha (forse volontariamente, forse involontariamente) trasmesso un grande insegnamento, che ho colto appieno soltanto qualche mese dopo: il signor Spock (personaggio con evidenti tratti autistici) da solo non sarebbe nessuno. Lui ha bisogno di essere completato, e c'è solo una persona che può completarlo: il capitano Kirk...il più neurotipico dell'Enterprise!!
    Una volta - mi rammarica ricordarlo - vedevo come sbagliate le persone completamente diverse da me. Ad oggi, grazie a Krigerinne e a molti altri utenti, è emersa in me una nuova mentalità, una mentalità costruttiva! Tutti siamo fatti per stare con tutti, abbattiamo le barriere assieme e ricordiamoci una cosa una volta per tutte: se è vero che quello umano è uno spettro (gli autistici hanno tratti neurotipici e viceversa), significa che siamo tutti simili.
    Io in voi non vedo nulla di radicalmente diverso da quel gruppo di amici che adesso starà uscendo a mangiare la pizza prima di farsi un'altra giornata in ufficio. Autistici, siete meravigliosi, avete punti di forza su cui i neurotipici hanno un gran lavoro da fare! Neurotipici, voi pure! Alt! Così sembra che siamo diversi, ma se uno si potenzia nelle abilità dell'altro, se ne trae insegnamento ed il giusto vantaggio, diventa un superuomo! Perché cosa c'è di meglio di una persona che va alla grande in entrambi i settori?
    No, ve ne prego, non partite sconfitti! Lo sapete che tutti noi siamo nati Vincenti?! Noi eravamo l'unico spermatozoo che vinse una competizione con più concorrenti della maratona di New York...siamo stati vincenti e, una volta sviluppato il nostro potenziale, lo saremo ancora!!!!

    4) Qui puoi conoscere nuova gente e puoi smettere di sentirti solo: in questo sito ho conosciuto una persona delle mie parti a cui sono irreversibilmente affezionato. Ironia della sorte, questo utente non è autistico come me, eppure ci somigliamo parecchio. La sua presenza nella mia vita mi fa sentire...dannatamente bene! E allo stesso tempo voglio far sentire dannatamente bene questa persona!


    Come non parlare dell'utilità della diagnosi?
    Non molto tempo fa ho ricevuto la mia.
    Essa deve aver potenziato in maniera notevole la mia qualità della vita.
    Ad oggi conosco appieno i miei punti di forza, non mi sento più diverso o inadeguato, mi sento "sicuro di me" (per quanto possa essere sicuro di sé uno sbarbatello), rido spesso, canto in macchina, canto in casa, la mia ansia è diminuita notevolmente, mi sono rotto di stare al computer, vedo il mondo sotto una prospettiva differente (quella di cui narravo prima) ed ho voglia di vedere persone, di vedere il mondo!


    "Mi iscrivo?"
    "Cerco informazioni per la diagnosi?"
    Caro curioso e futuro neofita, sii il benvenuto tra noi!!! Vedrai, ne varrà la pena!!!

    I migliori saluti
    UnconventionalLover (per qualcuno - scherzosamente - UnconventionalKiller)
    EireneFenice2016WBorgAmelielollinawolfgangLudoBlue_SoulElenajAJDaisygiazz
  • Depression Quest

    Elude 
    Videogame disponibile online, senza installazione, che consiste nell'esplorare ambienti che simboleggiano i vari stadi della depressione. Anche qui, toccante e funzionale (spiega bene il senso del malessere), ma non saprei dire se sia proprio l'ideale per chi soffre

    Papo y Yo
    Più che alla depressione, è legato al rapporto tossico che alle volte intratteniamo con alcune persone (magari proprio nella nostra famiglia...). Questo, al contrario del precedente, lo consiglio con tutto il cuore: è un platform dalla storia lineare composto da vari stage fatti di enigmi che richiedono oltretutto una certa prontezza di riflessi; superare ogni sfida restituisce un po' di quella forza emotiva che serve per affrontare la vita di tutti i giorni (e quei rapporti tossici), in particolare per trovare il coraggio di dire "basta".
    Davvero, un gioco meraviglioso.

    The static speaks my name.
    Ecco invece un titolo che è un gigantesco NO per chi sta male. Sul serio. Uno dei titoli più disturbanti di sempre. Ha una longevità di 30 minuti al massimo, ma dopo averlo finito ti lascia lì a spremerti le meningi per giorni. 
    In sintesi: tratta di suicidio. E non aggiungo altro perché mi sembrerebbe di parlarne troppo.
    (anche se a me è piaciuto, confesso)

    Jump to win
    Gioco degli stessi sviluppatori del precedente, molto più "light" (e anche più breve: dura circa un paio di minuti) ma comunque molto deprimente. Non escludo che possa turbare, anche se è un giochino da poco (del resto, complimenti agli autori per riuscire sempre "centrare il punto" anche mettendoci tanto poco).

    Actual Sunlight
    Ne dicevo qualcosa giusto poco fa: è un'ottima storia. I dialoghi e gli stralci di scrittura creativa che ci stanno in mezzo (il protagonista coltiva il sogno di diventare scrittore) sono fantastici, anche se li consiglierei in inglese perché sono stati tradotti un po' "così". Tuttavia non so cosa potrebbe scattare nella testa di una persona che ci gioca una volta finito. Specie visti i messaggi che vengono lanciati per tutta la durata del gameplay.
    Cionondimeno non si può dire che corra sullo stesso percorso dei precedenti: ha un "qualcosa" di delicato e di commovente che, dal mio punto di vista, ti fa sentire così dispiaciuto per il protagonista da non poter fare a meno di pensare che sia per lui che per te vorresti che le cose andassero diversamente. Questa è un'ottima qualità del videogioco che, quindi, ti porta a pensare di valere veramente qualcosa (anche se è difficile crederci fino in fondo una volta finito).

    SPARX
    Videogioco online di genere fantasy realizzato apposta per aiutare a combattere la depressione. Peccato sia disponibile solo in Nuova Zelanda...

    Dream Eater
    Appena trovato, mentre ricercavo delle vecchie liste per fare questa. Vi lascio un link per saperne di più: http://pyromantic-arts.tumblr.com/post/143510094747/dream-eater-is-an-rpg-maker-horror-fantasy-game

    Thomas was alone
    Consigliato in un articolo che lessi tempo fa; ci ho giocato e mi trovo d'accordo. E' un piccolo videogioco dove per andare avanti di livello in livello bisogna superare vari stage impersonando... dei poligoni. E questi poligoni hanno una storia, dei pensieri, dei sentimenti... da soli non possono farcela, ma se collaborano, grazie alle loro qualità, possono farcela. Mi commuovo solo a scriverlo. Splendido.

    Journey
    Uno di quelli a cui non ho giocato perché in esclusiva per PS4, ma è risaputo che sia uno dei capostipiti del genere story-driven (e che sia toccante e d'aiuto per chi soffre). Consiglio a chi può di darci un'occhiata.

    Inner Vision
    Videogioco Flash disponibile online dove ti ritrovi a dare consigli ad alcune persone depresse che vorrebbero uccidersi. In qualche modo, vederli sollevati dopo averci parlato (nonostante la semplicità esagerata del gioco) è rincuorante.

    Dear Esther (<3)
    Questo si colloca nella sezione "non saprei se consigliarlo a chi è depresso, ma mi verrebbe da farlo perché è meraviglioso".
    E' il mio gioco preferito IN ASSOLUTO.
    (Dal quale ho tratto il mio nickname...)
    Ti svegli in un'isola solitaria dove sei costretto a vagare per scoprire chi sei e cosa ci fai lì. Nel frattempo, un dialogo fatto di flusso di coscienza ti informa su ciò che è successo.
    Secondo la mia opinione è bene giocarci almeno un paio di volte prima di mettere insieme i pezzi (il gameplay comunque non va oltre le due ore).
    E' una storia bellissima, realizzata in maniera eccelsa.
    La musica è un fucilata al cuore.
    Il cammino, l'elaborazione di un dolore inalienabile.
    Non so cosa dire. Io lo amo molto.
    Mi ha illuminata.
    SirAlphaexaAntonius_BlockDoorSimone85giazzamigdalaNewtonwolfgang
  • La fabbrica dei disabili

    Beh, intanto io tengo moltissimo a dire che LE PERSONE SONO PERSONE e non sono la loro diagnosi.
    A scuola se mi fossi fermata alla diagnosi perché so dai manuali che quella data condizione comporta tutta una serie di conseguenze non avrei certo fatto il bene dei miei alunni.
    La diagnosi è un'informazione, tra le tante, non è l'informazione.
    I limiti esistono laddove le persone li pongono. I limiti sono dentro le teste delle persone. Cavolo, i limiti sono lì.
    E io sono convinta che si debba sempre puntare in alto, sempre. È una sfida, altrimenti se si punta troppo in basso si corre il rischio di mettere in scena una farsa.
    Mai dire: "Beh, è così. .. non può". MAI. Non si può sapere di cosa una persona, se motivata, sia capace.
    Le persone stupiscono.

    Vi faccio un esempio, Judith Scott, una donna con sindrome di Down con una sorella gemella senza il cromosoma in più. Da piccola è stata staccata dalla sorella gemella e mandata in istituto, in un ambiente che non le ha permesso di divenire ciò che era. Poi la sorella da adulta ne e6di enuta tutti e e le ha permesso di sviluppare qualcova di ciò che era dentro di lei. Judit è divenuta un'artista, di una corrente definita "Art brut" e le sue opere sono in esposizione e hanno valore economico. TUTTI abbiamo DEI TALENTI! Altro che disabilità. Certo che Judit avrà sicuramente avuto bisogno di altri nella vita di tutti i giorni, ma questo non la rende una persona meno degna di altre.

    Il problema, secondo me, non sono le diagnosi (autismo, adhd, dsa....) ma cosa accade nella testa delle persone quando sentono queste parole, se si attivano dei muri o rimangono aperte le finestre. Tutto qui. POSSIBILITÀ. Bisogna offre alle persone delle possibilità. E parlo soprattutto della scuola.
    Inoltre se a scuola si utilizza una didattica "inclusiva", cioè il più positive varia e adeguata alla classe reale, allora le difficoltà saranno i generale sicuramente meno.
    @fattore_a le diagnosi non servirebbero per rinunciare e non vengono fatte per questo. Poi che nella realtà a volte ciò avvenga è un altro discorso... triste discorso.

    @Domitilla tu vai bene come sei e dove sei se questo è in linea con il tuo essere.

    Essere se stessi.
    Neurodiversitá, neurotipici, neuroaltro....
    Divenire ciò che si è, questo è il punto, aldilà di ogni possibile categorizzazione.

    Più facile, forse, se ciò che siamo é in sintonia con l'ambiente che ci circonda, più difficile, forse, se l'ambiente che ci circonda è profondamente in contrasto con quello che siamo. In quest'ultimo caso io penso ci voglia molto coraggio, forza per essere ciò che si è.
    Ora ho semplificato facendo riferimento a due estremi, ovvio che esistano anche fasce intermedie.
    Il fatto importante é che se ci si appassiona a se stessi (non intendo narcisismo) e si cerca di divenire ciò che si è allora si sta bene, ma se se si cerca di divenire ciò che non si è allora si sta male (sempre un poco semplificato).
    L'ideale io penso sarebbe che ognuno avesse la possibilità di ascoltarsi davvero, nel profondo e dare compimento al suo essere. La coerenza e il rispetto di sé stessi.

    Penso che spesso, oggi, ci si dimentichi di chiedersi: "Io cosa voglio? ". Io, non mio cugino, mio padre, l'insegnante, mia moglie, la società, la religione, il partito.... IO.
    Sembrerà banale, ma secondo me molte persone non sanno cosa vogliono.
    mandragola77DomitillafriedenlollinaSimone85wolfgangmillyKaliaValentaAmelieValeymkup
  • autismo atipico

    Ciao @wolfgang ,speravo in un tuo parere al riguardo,in effetti in questo forum mi ero iscritta perché vedevo molte caratteristiche aspi in mio figlio che poi oggi sono state completamente ribaltate dalla npi della asl,anche la mia paura è che questo tipo di diagnosi sia stata fatta per tenere mio figlio in stand by

    essendo molto piccolo,loro stessi mi hanno consigliato di rivolgermi ad un centro di II livello per altro parere,consigliandomi il Besta,ma ho appunto scritto qui perché volevo avere un vostro parere su quale fosse la struttura più adeguata a Milano.

    Per quanto riguarda la terapia richiesta oltre a quanto ho scritto sopra non saprei,io mi aspettavo di più una terapia cognitivo comportamentale,anche se come detto nel primo post il bimbo da Febbraio ad oggi con i giusti stimoli e consigli che ho trovato qui è migliorato moltissimo.La npi questa mattina ci ha detto che per il poco tempo che lo hanno valutato.... vale a dire 1 seduta con lei,5 di psicomotricità e 2 con psicologa il bimbo presenta queste interferenze che lo limitano nel rapporto con gli altri,che pur parlando benissimo non esprime i sui sentimenti e ciò che prova,che presenta poco linguaggio non verbale,non ama i cambiamenti,che quando è focalizzato in qualcosa è assente,molto di quanto scritto è vero,ma io vedo anche un bimbo allegro,solare,a volte ci prende in giro,nota dettagli che altri non vedrebbero,ha una memoria spaventosa è ed molto sensibile,faccio un esempio; la scorsa settimana al mare mi sono allontanata dalla riva con il materassino e in lontananza lo vedevo piangere,quando sono tornata mi ha detto che aveva paura che se io cadevo in acqua lui non mi trovava più.In questi mesi ho notato che se la sua autostima aumenta sembra veramente un altro bambino,quando vede che riesce a fare qualcosa che prima non riusciva si trasforma.Al momento la sua passione è l'acqua,intesa come cascate,ruscelli e acqua che scorre in generale,a casa prende coperte,cuscini e tutto il possibile per simulare le cascate che scendono dal tavolo e dal divano.Grazie per il tuo intervento

    riotfriedenwolfgangSole
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