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Il meglio di Evidenza

  • La ragione per cui i Lorna Wing scelse l'etichetta "sindrome di Asperger".

    Spero di non andare troppo OT ma la piega del discorso riguardante l'utilità della diagnosi mi preme perché mi trovo a chiedermi, oramai molto spesso, a cosa mi è servita la diagnosi e a cosa serva in generale per alcuni altri: mi riferisco alle persone che in qualche maniera "se la cavano", anche se io per la mia sensibilità vorrei dire che se la cavano male.

    Più di una volta mi è venuto da pensare di aver ingannato tutti e di aver convinto IO lo psicologo a ritenermi Asperger mentre in verità sono una persona normalissima: ormai tengo banco nelle situazioni sociali, non ho grosse intolleranze, ho un umore altalenante ma la depressione, quella vera, è comunque un ricordo lontano. A cosa mi è servito vedere riconosciuta questa mia condizione, della quale nemmeno io sono sicura? Certo, mi sono anche chiesta se per caso non fosse divenuta un vero e proprio marchio di infamia. Ho perso più di un amico a causa di essa. Oggi come oggi penso sia meglio così.
    Ragionando a mente fredda, tuttavia, penso mi sia stata più utile per il semplice fatto di aver "validato" alcuni miei sospetti piuttosto che altro. Perché questo è accaduto? Perché - è vero - una parte di me davvero voleva essere ritenuta invalida, e perciò essere salvata; ma il bello è che non è successo.
    E questo ha voluto dire che mi sono dovuta muovere io.

    Io avevo una narrativa prima dell'AS ed era una narrativa di dolore randomico e privo di senso. Il punto è che sapere dell'AS non mi ha fatta sentire del tutto appartenente a qualcosa - mi ha fatto accettare il fatto che non mi sentirò mai appartenente a niente, probabilmente.
    E chi se ne frega, aggiungerei.
    La vita è troppo varia perché io mi soffermi a desiderare tutto quello che desiderano gli altri, solo perché lo desiderano. Io sono abbastanza contenta di vedermi così, solitaria, scostante, mai completamente legata al mondo che l'ha generata.
    C*zzo, io non voglio appartenere al mondo. Voglio essere energia, voglio vivere.
    Questo mi ha fatto capire l'AS. Io sono energia.

    Conosco più di una persona che NON HA BISOGNO di sentirsi dire che è aspie pur essendo - ai miei occhi - totalmente neurodiversa, se non altro. 
    Ne conosco altre che invece avrebbero bisogno di sapere che possono uscire dal fosso di disperazione a cui sono confinate.
    Penso che @wolfgang abbia ragione, quando dice che la diagnosi è un'invenzione che DEVE essere funzionale: altrimenti, perché farne uso del tutto?

    Quando dico che conosco qualcuno che non ha bisogno di una diagnosi pur presentando tratti aspie intendo dire che conosco gente che ha avuto una vita totalmente diversa dalla mia: ragazzi che da sempre sono vittime di violenze più o meno gravi, persone perfettamente integrate in universi underground affollati da musicisti e di sbandati, giovani che provengono da contesti culturali ENORMEMENTE diversi dai miei. Tutto quello che compone la loro esistenza non lascia respiro all'intervento di nessun medico. Rompere loro le scatole tentando di inquadrarli in un pattern non sarebbe soltanto inutile - sarebbe una vera e propria violenza. Sarebbe sbagliato.
    E mi fa paura che sia così, perché temo per la vita di un paio di loro. Temo il fatto che eventi infausti li scaraventino nel baratro della depressione. Temo che vadano in pezzi senza che io possa farci niente.
    Non si possono salvare le persone - neanche con una diagnosi. Si può solo amarle.
    E io penso che dare loro una diagnosi, non darla, siano entrambi atti d'amore.
    Dipende da chi queste persone siano, però.

    @Malinalli forse la diagnosi che hai ricevuto è un racconto fastidioso, e non sono nessuno per dirti se sia stato davvero un bene o davvero un male, per te, riceverla. 
    Non perché non ti conosco così bene, ma perché è difficile dirlo per chiunque. La vita è lunga. Le incognite sono tante, troppe.
    Altrettanto penso che, una volta raccolto il maggior numero di dati possibili al momento, la cosa migliore da fare sia riconoscere l'alternativa che arreca meno danno.
    Ora che sai come stanno le cose in ogni senso, qual è la scelta migliore che puoi fare per stare bene?
    Prendi dall'AS quello che ti serve, dalla tua storia personale, dalla storia degli altri - oddio, è preziosa, tanto. Senza la loro io non potrei parlare come parlo adesso.
    Prendi tutto quello che ti serve e ricomincia a scrivere.
    Io voglio credere che se succede tutto quello che succede sia perché noi possiamo scegliere. Abbiamo una scelta.

    Un abbraccio a tutti, dal profondo del cuore
    MalinalliGrizliWBorgwolfgangEirene
  • Ode all'utilità del forum e di una diagnosi

    Ehilà! Sono UnconventionalLover e "abito" qui da parecchio.
    Una volta ero un ragazzo che era l'esatto opposto...di ciò che sono adesso. E questa è la mia storia....



    Un giorno lontano venni alla conoscenza della Sindrome di Asperger e mi ci identificai senza farci troppo caso.


    Passò qualche mese e trovai questo sito: decisi immediatamente di iscrivermi e di presentarmi. Fino a qualche giorno fa credetti che questa piattaforma fosse un forum. Ebbene, non date conto a chi osa tali affermazioni, in quanto vi racconta metà di ciò che è piena verità.
    Questo sito non è un forum, bensì una medicina virtuale che serve a tutti, veterani o curiosi, colonne o membri, "guardie" o "cittadini" - che essi siano autistici o meno! Ecco perché:

    1) Qui le persone sono gentili, ti assomigliano e cercano di aiutarti come meglio possono, senza secondi fini.

    2) I fondatori sono persone che ti fanno sentire al sicuro all'interno di una comunità di matrice professionale e che - tra le altre cose - offrono servizi concreti di diagnosi ed aiuto. A differenza di tanti professionisti italiani "all'antica", sono dottori che ne sanno una più del diavolo sull'autismo. (Con fare ironico) probabilmente nemmeno il diavolo ne saprà tanto quanto loro, nonostante tutti gli anni che si porta appresso!!!

    3) E poi ci sono quei geni che riescono a cambiarti la testa con quattro parole in un commento, magari stese durante un momento in cui avevano fretta e dovevano correre a fare altro! Mi riferisco a utenti del calibro @Krigerinne ! Cos'avrà fatto la ragazza di tanto importante per ribaltare la tua vita? - Si domanderà il lettore...
    Krigerinne - cui cui agli inizi dialogavo con leggerezza circa la saga Star Trek - mi ha (forse volontariamente, forse involontariamente) trasmesso un grande insegnamento, che ho colto appieno soltanto qualche mese dopo: il signor Spock (personaggio con evidenti tratti autistici) da solo non sarebbe nessuno. Lui ha bisogno di essere completato, e c'è solo una persona che può completarlo: il capitano Kirk...il più neurotipico dell'Enterprise!!
    Una volta - mi rammarica ricordarlo - vedevo come sbagliate le persone completamente diverse da me. Ad oggi, grazie a Krigerinne e a molti altri utenti, è emersa in me una nuova mentalità, una mentalità costruttiva! Tutti siamo fatti per stare con tutti, abbattiamo le barriere assieme e ricordiamoci una cosa una volta per tutte: se è vero che quello umano è uno spettro (gli autistici hanno tratti neurotipici e viceversa), significa che siamo tutti simili.
    Io in voi non vedo nulla di radicalmente diverso da quel gruppo di amici che adesso starà uscendo a mangiare la pizza prima di farsi un'altra giornata in ufficio. Autistici, siete meravigliosi, avete punti di forza su cui i neurotipici hanno un gran lavoro da fare! Neurotipici, voi pure! Alt! Così sembra che siamo diversi, ma se uno si potenzia nelle abilità dell'altro, se ne trae insegnamento ed il giusto vantaggio, diventa un superuomo! Perché cosa c'è di meglio di una persona che va alla grande in entrambi i settori?
    No, ve ne prego, non partite sconfitti! Lo sapete che tutti noi siamo nati Vincenti?! Noi eravamo l'unico spermatozoo che vinse una competizione con più concorrenti della maratona di New York...siamo stati vincenti e, una volta sviluppato il nostro potenziale, lo saremo ancora!!!!

    4) Qui puoi conoscere nuova gente e puoi smettere di sentirti solo: in questo sito ho conosciuto una persona delle mie parti a cui sono irreversibilmente affezionato. Ironia della sorte, questo utente non è autistico come me, eppure ci somigliamo parecchio. La sua presenza nella mia vita mi fa sentire...dannatamente bene! E allo stesso tempo voglio far sentire dannatamente bene questa persona!


    Come non parlare dell'utilità della diagnosi?
    Non molto tempo fa ho ricevuto la mia.
    Essa deve aver potenziato in maniera notevole la mia qualità della vita.
    Ad oggi conosco appieno i miei punti di forza, non mi sento più diverso o inadeguato, mi sento "sicuro di me" (per quanto possa essere sicuro di sé uno sbarbatello), rido spesso, canto in macchina, canto in casa, la mia ansia è diminuita notevolmente, mi sono rotto di stare al computer, vedo il mondo sotto una prospettiva differente (quella di cui narravo prima) ed ho voglia di vedere persone, di vedere il mondo!


    "Mi iscrivo?"
    "Cerco informazioni per la diagnosi?"
    Caro curioso e futuro neofita, sii il benvenuto tra noi!!! Vedrai, ne varrà la pena!!!

    I migliori saluti
    UnconventionalLover (per qualcuno - scherzosamente - UnconventionalKiller)
    EireneFenice2016WBorgAmelielollinawolfgangLudoBlue_SoulElenajAJDaisygiazz
  • Depression Quest

    Elude 
    Videogame disponibile online, senza installazione, che consiste nell'esplorare ambienti che simboleggiano i vari stadi della depressione. Anche qui, toccante e funzionale (spiega bene il senso del malessere), ma non saprei dire se sia proprio l'ideale per chi soffre

    Papo y Yo
    Più che alla depressione, è legato al rapporto tossico che alle volte intratteniamo con alcune persone (magari proprio nella nostra famiglia...). Questo, al contrario del precedente, lo consiglio con tutto il cuore: è un platform dalla storia lineare composto da vari stage fatti di enigmi che richiedono oltretutto una certa prontezza di riflessi; superare ogni sfida restituisce un po' di quella forza emotiva che serve per affrontare la vita di tutti i giorni (e quei rapporti tossici), in particolare per trovare il coraggio di dire "basta".
    Davvero, un gioco meraviglioso.

    The static speaks my name.
    Ecco invece un titolo che è un gigantesco NO per chi sta male. Sul serio. Uno dei titoli più disturbanti di sempre. Ha una longevità di 30 minuti al massimo, ma dopo averlo finito ti lascia lì a spremerti le meningi per giorni. 
    In sintesi: tratta di suicidio. E non aggiungo altro perché mi sembrerebbe di parlarne troppo.
    (anche se a me è piaciuto, confesso)

    Jump to win
    Gioco degli stessi sviluppatori del precedente, molto più "light" (e anche più breve: dura circa un paio di minuti) ma comunque molto deprimente. Non escludo che possa turbare, anche se è un giochino da poco (del resto, complimenti agli autori per riuscire sempre "centrare il punto" anche mettendoci tanto poco).

    Actual Sunlight
    Ne dicevo qualcosa giusto poco fa: è un'ottima storia. I dialoghi e gli stralci di scrittura creativa che ci stanno in mezzo (il protagonista coltiva il sogno di diventare scrittore) sono fantastici, anche se li consiglierei in inglese perché sono stati tradotti un po' "così". Tuttavia non so cosa potrebbe scattare nella testa di una persona che ci gioca una volta finito. Specie visti i messaggi che vengono lanciati per tutta la durata del gameplay.
    Cionondimeno non si può dire che corra sullo stesso percorso dei precedenti: ha un "qualcosa" di delicato e di commovente che, dal mio punto di vista, ti fa sentire così dispiaciuto per il protagonista da non poter fare a meno di pensare che sia per lui che per te vorresti che le cose andassero diversamente. Questa è un'ottima qualità del videogioco che, quindi, ti porta a pensare di valere veramente qualcosa (anche se è difficile crederci fino in fondo una volta finito).

    SPARX
    Videogioco online di genere fantasy realizzato apposta per aiutare a combattere la depressione. Peccato sia disponibile solo in Nuova Zelanda...

    Dream Eater
    Appena trovato, mentre ricercavo delle vecchie liste per fare questa. Vi lascio un link per saperne di più: http://pyromantic-arts.tumblr.com/post/143510094747/dream-eater-is-an-rpg-maker-horror-fantasy-game

    Thomas was alone
    Consigliato in un articolo che lessi tempo fa; ci ho giocato e mi trovo d'accordo. E' un piccolo videogioco dove per andare avanti di livello in livello bisogna superare vari stage impersonando... dei poligoni. E questi poligoni hanno una storia, dei pensieri, dei sentimenti... da soli non possono farcela, ma se collaborano, grazie alle loro qualità, possono farcela. Mi commuovo solo a scriverlo. Splendido.

    Journey
    Uno di quelli a cui non ho giocato perché in esclusiva per PS4, ma è risaputo che sia uno dei capostipiti del genere story-driven (e che sia toccante e d'aiuto per chi soffre). Consiglio a chi può di darci un'occhiata.

    Inner Vision
    Videogioco Flash disponibile online dove ti ritrovi a dare consigli ad alcune persone depresse che vorrebbero uccidersi. In qualche modo, vederli sollevati dopo averci parlato (nonostante la semplicità esagerata del gioco) è rincuorante.

    Dear Esther (<3)
    Questo si colloca nella sezione "non saprei se consigliarlo a chi è depresso, ma mi verrebbe da farlo perché è meraviglioso".
    E' il mio gioco preferito IN ASSOLUTO.
    (Dal quale ho tratto il mio nickname...)
    Ti svegli in un'isola solitaria dove sei costretto a vagare per scoprire chi sei e cosa ci fai lì. Nel frattempo, un dialogo fatto di flusso di coscienza ti informa su ciò che è successo.
    Secondo la mia opinione è bene giocarci almeno un paio di volte prima di mettere insieme i pezzi (il gameplay comunque non va oltre le due ore).
    E' una storia bellissima, realizzata in maniera eccelsa.
    La musica è un fucilata al cuore.
    Il cammino, l'elaborazione di un dolore inalienabile.
    Non so cosa dire. Io lo amo molto.
    Mi ha illuminata.
    SirAlphaexaAntonius_BlockDoorSimone85giazzamigdalaNewtonwolfgang
  • La fabbrica dei disabili

    Beh, intanto io tengo moltissimo a dire che LE PERSONE SONO PERSONE e non sono la loro diagnosi.
    A scuola se mi fossi fermata alla diagnosi perché so dai manuali che quella data condizione comporta tutta una serie di conseguenze non avrei certo fatto il bene dei miei alunni.
    La diagnosi è un'informazione, tra le tante, non è l'informazione.
    I limiti esistono laddove le persone li pongono. I limiti sono dentro le teste delle persone. Cavolo, i limiti sono lì.
    E io sono convinta che si debba sempre puntare in alto, sempre. È una sfida, altrimenti se si punta troppo in basso si corre il rischio di mettere in scena una farsa.
    Mai dire: "Beh, è così. .. non può". MAI. Non si può sapere di cosa una persona, se motivata, sia capace.
    Le persone stupiscono.

    Vi faccio un esempio, Judith Scott, una donna con sindrome di Down con una sorella gemella senza il cromosoma in più. Da piccola è stata staccata dalla sorella gemella e mandata in istituto, in un ambiente che non le ha permesso di divenire ciò che era. Poi la sorella da adulta ne e6di enuta tutti e e le ha permesso di sviluppare qualcova di ciò che era dentro di lei. Judit è divenuta un'artista, di una corrente definita "Art brut" e le sue opere sono in esposizione e hanno valore economico. TUTTI abbiamo DEI TALENTI! Altro che disabilità. Certo che Judit avrà sicuramente avuto bisogno di altri nella vita di tutti i giorni, ma questo non la rende una persona meno degna di altre.

    Il problema, secondo me, non sono le diagnosi (autismo, adhd, dsa....) ma cosa accade nella testa delle persone quando sentono queste parole, se si attivano dei muri o rimangono aperte le finestre. Tutto qui. POSSIBILITÀ. Bisogna offre alle persone delle possibilità. E parlo soprattutto della scuola.
    Inoltre se a scuola si utilizza una didattica "inclusiva", cioè il più positive varia e adeguata alla classe reale, allora le difficoltà saranno i generale sicuramente meno.
    @fattore_a le diagnosi non servirebbero per rinunciare e non vengono fatte per questo. Poi che nella realtà a volte ciò avvenga è un altro discorso... triste discorso.

    @Domitilla tu vai bene come sei e dove sei se questo è in linea con il tuo essere.

    Essere se stessi.
    Neurodiversitá, neurotipici, neuroaltro....
    Divenire ciò che si è, questo è il punto, aldilà di ogni possibile categorizzazione.

    Più facile, forse, se ciò che siamo é in sintonia con l'ambiente che ci circonda, più difficile, forse, se l'ambiente che ci circonda è profondamente in contrasto con quello che siamo. In quest'ultimo caso io penso ci voglia molto coraggio, forza per essere ciò che si è.
    Ora ho semplificato facendo riferimento a due estremi, ovvio che esistano anche fasce intermedie.
    Il fatto importante é che se ci si appassiona a se stessi (non intendo narcisismo) e si cerca di divenire ciò che si è allora si sta bene, ma se se si cerca di divenire ciò che non si è allora si sta male (sempre un poco semplificato).
    L'ideale io penso sarebbe che ognuno avesse la possibilità di ascoltarsi davvero, nel profondo e dare compimento al suo essere. La coerenza e il rispetto di sé stessi.

    Penso che spesso, oggi, ci si dimentichi di chiedersi: "Io cosa voglio? ". Io, non mio cugino, mio padre, l'insegnante, mia moglie, la società, la religione, il partito.... IO.
    Sembrerà banale, ma secondo me molte persone non sanno cosa vogliono.
    mandragola77DomitillafriedenlollinaSimone85wolfgangmillyKaliaValentaAmelieValeymkup
  • autismo atipico

    Ciao @wolfgang ,speravo in un tuo parere al riguardo,in effetti in questo forum mi ero iscritta perché vedevo molte caratteristiche aspi in mio figlio che poi oggi sono state completamente ribaltate dalla npi della asl,anche la mia paura è che questo tipo di diagnosi sia stata fatta per tenere mio figlio in stand by

    essendo molto piccolo,loro stessi mi hanno consigliato di rivolgermi ad un centro di II livello per altro parere,consigliandomi il Besta,ma ho appunto scritto qui perché volevo avere un vostro parere su quale fosse la struttura più adeguata a Milano.

    Per quanto riguarda la terapia richiesta oltre a quanto ho scritto sopra non saprei,io mi aspettavo di più una terapia cognitivo comportamentale,anche se come detto nel primo post il bimbo da Febbraio ad oggi con i giusti stimoli e consigli che ho trovato qui è migliorato moltissimo.La npi questa mattina ci ha detto che per il poco tempo che lo hanno valutato.... vale a dire 1 seduta con lei,5 di psicomotricità e 2 con psicologa il bimbo presenta queste interferenze che lo limitano nel rapporto con gli altri,che pur parlando benissimo non esprime i sui sentimenti e ciò che prova,che presenta poco linguaggio non verbale,non ama i cambiamenti,che quando è focalizzato in qualcosa è assente,molto di quanto scritto è vero,ma io vedo anche un bimbo allegro,solare,a volte ci prende in giro,nota dettagli che altri non vedrebbero,ha una memoria spaventosa è ed molto sensibile,faccio un esempio; la scorsa settimana al mare mi sono allontanata dalla riva con il materassino e in lontananza lo vedevo piangere,quando sono tornata mi ha detto che aveva paura che se io cadevo in acqua lui non mi trovava più.In questi mesi ho notato che se la sua autostima aumenta sembra veramente un altro bambino,quando vede che riesce a fare qualcosa che prima non riusciva si trasforma.Al momento la sua passione è l'acqua,intesa come cascate,ruscelli e acqua che scorre in generale,a casa prende coperte,cuscini e tutto il possibile per simulare le cascate che scendono dal tavolo e dal divano.Grazie per il tuo intervento

    riotfriedenwolfgangSole
  • Il dolore degli altri

    Secondo me, il principio è abbastanza semplice.

    Per spiegarlo, faccio un esempio.

    Accade che la mia compagna ed io guardiamo il telegiornale.

    E nel telegiornale, spesso, danno notizie 'drammatiche'. La mia compagna arriva a piangere. Io dico (e spesso) commenti fuori luogo.

    Effettivamente: se vedo qualcuno stare male, se entro in un ospedale, se una persona mi racconta un suo dramma, provo emozioni drammatiche? Piango?

    Non è mai successo.

    Attenzione: se so che una persona ha bisogno di qualcosa perché sta male, mi attivo per darle un aiuto concreto. Penso che agire, sia necessario.

    Ma piangere e basta, provare tristezza, emozionarmi davanti alla sofferenza: non ci riesco. Tento così: se una persona sta male, provo semplicemente ansia.

    Rifletto su questo: provo ansia non perché la persona che mi è accanto sta male. Provo ansia perché STO FERMO SENZA FARE NULLA. Perché sento il bisogno di dare un aiuto concreto.

    L'immagine di persone che piangono e basta senza agire, mi provoca uno stress enorme. E se mi fermo su questa parte del mio pensiero, capisco che piango vedendo i Vigili del fuoco agire. Piango, vedendo all'azione gli infermieri del 118 sull'autoambulanza. Piango, vedendo gli atti di eroismo.

    Cosa accade: accade che tu, @enrichetta68 non hai coinvolto tuo figlio nel darti un aiuto concreto. E' giovane, ha quasi 15 anni, e ti sei dispiaciuta che lui non abbia dimostrato calore verso di te. Ma in verità: poteva essere un "eroe" verso di te? No. Essendo Asperger, molto probabilmente, non vi fidate di lui, non gli date responsabilità, non gli affidate l'azione.

    E' una cosa che osservavo in una precedente discussione: ai ragazzi Asperger vengono affidate semplici 'routine' domestiche: tipo innaffiare i fiori, apparecchiare, sparecchiare, portare a spasso il cane e basta.

    Di più, per molti Nt, non sarebbe saggio.

    §

    Nei fatti: io sono ASSOLUTAMENTE CERTO che l'Asperger sia una "Sindrome dell'amministratore o dell'eroe".

    Cioè: un Asperger è una persona a cui affidare - per definizione - qualsiasi responsabilità. SE RISCHIASSI LA VITA E DOVESSI SCEGLIERE TRA UN NT E UN ASPERGER IO SCEGLIEREI SEMPRE L'ASPERGER.

    Ciò che rende 'disfunzionale' l'autismo è, appunto, il legame responsabilità-stress-crisi. Una triade a cui tutti gli autistici tendono in modo disperato e che nessun Nt rispetta. Agli autistici viene affidato poco o nulla.

    §

    Tu, all'Ospedale, non hai affidato la tua vita in mano di tuo figlio.

    Lui, non provando l'emozione dell'eroismo, è 'freddo'.

    Ripetiamo il punto: se una persona è in difficoltà, c'è bisogno di persone autistiche 'funzionali'.

    Un autistico, ad esempio, può essere uno STRAORDINARIO CHIRURGO.

    Un chirurgo cosa fa? Piange se un paziente muore? Se entra in un reparto e vede tante persone stare male... prova angoscia? Di per sé, no. C'è, nella Chirurgia, un qualcosa di autistico.

    §

    Ciò che sto tentando di dirti è questo: tuo figlio ti ama.

    Pure: gli autistici dimostrano l'amore nell'azione.

    Ad esempio: un autistico dimostra l'amore cucinando per la persona amata.
    Lo dimostra dando sempre un aiuto concreto.
    Lo dimostra sacrificandosi.

    A patto che ciò che chiediamo ad un autistico non sia una stupida 'routine domestica' ma un vero e proprio atto di affidamento.

    §

    Questo non significa, però, che i neurotipici possano rinunciare alla loro natura. I neurotipici hanno bisogno di coccole, di affetto, di presenza, di calore.

    Di ORE passate a non fare niente, a parlare solo.

    Di abbracci. Di gesti pieni d'affetto. Di essere solo presenti, stare seduti a tavola. Senza fare nulla, spesso solo parlando.

    Il massimo della neurotipicità si rivela nell'ascolto. Spesso, i neurotipici si 'sfogano' e vogliono solo essere ascoltati e vogliono che l'altra persona non dica nulla, non faccia nulla, ma stia li. In silenzio. Senza fare un accidente di nulla.

    Per un autistico, questa richiesta è come ricevere un colpo di spranga in testa, tale da spaccare le ossa e far uscire il sangue.

    Difficilmente, però, un Nt comprende a pieno la cosa.

    §

    Ascolto.

    Chi è un autistico adulto (cioè ha passato i 30 anni) ci riesce.

    Ma da un autistico adolescente, davvero, non mi aspetto che passi ore a stare fermo ad ascoltare gli sfoghi di una persona senza agire.

    Non è naturale.

    §

    Riassumendo: secondo il mio punto di vista, ciò che ti fa soffrire è che tuo figlio non ti ascolti.

    Pure, sento, dentro di me, sia il suo amore, sia il tuo.


    mandragola77SirAlphaexawhatsername84AlleliParallelifriedenValentarondinella61LudowolfgangAntonius_BlockPhoebe
  • Il sonno delle stereotipie

    Un tratto autistico misteriosamente comune è passeggiare, per minuti e minuti, disegnando infinite volte una figura approssimabile ad una circonferenza o un'ellisse. Secondo me, è la stereotipia più bella di tutte ( una cosa simile e ugualmente comune succede dondolando su un'altalena o un'amaca ).
    Per me è sempre stato uno switch di coscienza su uno stato addormentato difficile da disegnare con le parole, non per la sua ineffabilità, ma per la sua luminosa quotidianità. A volte sembra essere un sonno dell'altro da sé, un necessario standby quasi totale delle linee di trasmissione dei simboli del sé con l'altro. Altre volte sembra essere un modo per modulare i pensieri e associarli ad una forma d'onda. Altre ancora è tutte e due le cose insieme. Qualsiasi la volta, sembra sempre un lavori in corso e una necessità dei neuroni.
    Da una parte, percepisco la totale necessità di passeggiare disegnando circonferenze o ellissi ( o oscillare ). Dall'altra, sono triste perché dalla coscienza non si vede cosa succede e non so disegnare un modello della sua totale necessità.
    Mi domando cosa succede ai neuroni mentre si passeggia ( o si oscilla ). Io percepisco che è una cosa totalmente necessaria per il mio funzionamento, sembra quasi una fase a sé, ma non so cos'è.
    friedenSimone85EuniceMarcofEstherDonnellywolfgangSirAlphaexachocolatOssitocinalollinamanu_asociale
  • I vostri momenti di epifania

    Ricomincio a scrivere sul forum riprendendo questo vecchio thread che all'epoca mi aveva molto colpita, per raccontarvi qualcosa che mi è accaduto poco meno di un mese fa.

    Una premessa: nell'ultimo anno la mia vita si è molto complicata, un po' a causa di troppe questioni pratiche da sbrogliare, un po' a causa del superlavoro che mi esauriva completamente ma che dovevo riuscire comunque a sostenere per mere ragioni economiche e un po' a causa della mia naturale tendenza a vivere cercando sempre un nuovo obiettivo da raggiungere, una nuova metamorfosi da compiere. Sono una nomade nel corpo e nell'animo, così quando mi accorgo che un determinato terreno è ormai esaurito tendo a cercare subito nuove strade da percorrere.

    Insomma l'ultimo anno è stato per me di profonda confusione e crisi. Crisi aggravatasi ulteriormente a partire da giugno, con totale perdita dei miei principali punti di riferimento e delle mie sicurezze riguardo al futuro.

    Ma andiamo quindi al momento di epifania.

    Circa un mese fa ero in viaggio da sola per raggiungere mio marito in ferie. Arrivata alla stazione di Bologna dovevo cambiare treno, ma avevo circa cinquanta minuti di attesa prima di salire sullo squinternato intercity che mi avrebbe portata a destinazione. Così ho deciso di uscire dalla stazione e di fermarmi sotto il portico a fumare una sigaretta.

    L'aria era caldissima, sembrava che un dio malevolo avesse acceso un enorme phon nel cielo puntandolo pervicacemente sopra la città di Bologna. Io ero abbastanza tranquilla, un nuovo libro nella borsa ed un enorme zaino da viaggio sulle spalle.

    Finita di fumare la sigaretta, mi sono lasciata galleggiare (non so come definirlo diversamente) in uno stato di abbandono alla curiosità del momento: le persone intorno a me si muovevano velocemente, qualcuno vociava, dall'interno della stazione arrivava a tratti il gracchiare degli annunci, l'ombra del portico si stagliava nettamente contro lo splendore quasi accecante della piazza riarsa dal sole, il cielo era oltre il blu, infinito e invadente. 

    Nel momento in cui la mia mente ha raccolto tutte queste informazioni, ha cominciato quasi inavvertitamente a precipitarle insieme, in un amalgama indistinto di presenza, un vivo brulicare di esseri e cose che semplicemente erano, presenti e pieni di tutto ciò che è, senza necessità di spiegazioni o desideri. Tutto era ed io ugualmente ero, immersa, interconnessa e viva come mai lo ero stata. Senza desideri, senza paure, senza cause o conseguenze. In quel momento mi sono commossa: il solo fatto che tutto fosse lì, imperfetto, contraddittorio e vivo, straordinariamente vivo nella fragilità dell'istante, dava senso a tutto, a me stessa, a chi mi circondava, al cielo, al caldo, alle strade sporche, al vociare elettronico degli altoparlanti e alla puzza che pervadeva le narici. Essere e niente più era talmente bello che mi veniva da piangere.

    Poi mi sono come risvegliata, non so quanto tempo sia passato, so solo che, quando ho guardato l'orologio e nel frattempo ho ascoltato un annuncio di un treno in partenza, mi sono accorta che il mio orologio aveva perso 13 minuti. In quel momento aveva ripreso a funzionare, ma era tredici minuti indietro. Senza voler dare spiegazioni magiche a questo fatto (anche se mi piacerebbe) ho semplicemente constatato il fatto, mi sono tolta l'orologio che ora non porto più e ho deciso che era tempo di smettere di avere paura di essere in ritardo e di cominciare a vivere e godere di quella vita brulicante che avevo percepito anche solo per un istante.

    È stata una vera e propria epifania, un momento che in qualche modo mi ha cambiata per sempre, rispetto al quale non riuscirò più a tornare indietro. La mia crisi non è magicamente passata, la sto affrontando un passo alla volta, con giornate di profondo dolore e piccoli impulsi di gioia, ma ora tutto è profondamente diverso. Il mio futuro è una nebbia bianca, non posso e non so programmare cosa accadrà domani (non da un punto di vista pratico ma per quanto riguarda il mio investimento emotivo), ma non mi importa minimamente.

    Il passato non mi perseguita più, è semplicemente parte di me. Le lacrime quando scendono scorrono lentamente lungo il viso senza singulti di rabbia e il dolore stesso quando arriva non mi spaventa, lo accolgo e lo osservo mentre si impadronisce di ogni parte di me, lo lascio esistere in me. Lo stesso accade con il piacere e le molte altre sensazioni o emozioni che ero abituata a cercare di controllare e che ora non percepisco più come mie personali nemiche da cacciare il prima possibile. Gli altri, le persone che amo e quelle che non amo, non mi appaiono più come enigmi o nemici da cui proteggermi, ma come semplici esseri fragili e feroci quanto me, immersi, divorati e costantemente reinventati dalla stessa vita brulicante che vive delle mie carni.

    Sono ormai irrimediabilmente esposta all'ora senza nessuna possibilità di nascondermi e fuggire, accettando per la prima volta pienamente il grande rischio di essere distrutta dal mio stesso esistere.

    Non so cosa io abbia vissuto veramente quel giorno e sono perfettamente cosciente del fatto che potrebbe nascondere una qualche forma di insanità mentale, ma ha completamente cambiato il mio modo di percepire le cose. Dopo aver scoperto che si può anche vivere senza paura, ho scoperto il piacere di accettare le cose e me stessa per quello che sono, senza gravami del passato o di desideri irrealizzabili per il futuro. Semplicemente essere ora, immersa, esposta e viva.

    P.S.: ringrazio chiunque sia arrivato in fondo a questo lunghissimo post. Ne apprezzo la pazienza :).
    Un saluto speciale a chiunque si ricordi di me.
    WBorgSolitaireAJDaisyrondinella61MikiDoorDomenicowolfgangamigdalaEstherDonnellyValenta
  • Empatia - Piccolissimo chiarimento

    Una cosa per me di fondamentale importanza: tu hai persone che ti capiscono nella tua vita? Ti senti compreso da qualcuno? Ti senti legato? Ti senti presente qui, ora, nella relazione, e la vivi?
    Fintanto che non mostri tutto te stesso a qualcuno, fintanto che non accetti di dedicare tempo e interesse a qualcuno, non vedi nulla.
    Ecco perché è facile empatizzare con i personaggi di fantasia, li plasmi tu nella tua mente, e li capisci. Anche se qualcun'altro li ha delineati per te, tu li interpreti alla tua maniera. Devi capire qualcuno per provare quel tipo di empatia.
    E a volte sono le situazioni che ti fanno provare l'empatia. Magari non conosci una persona, ma è simile a te, e quindi provi uno sprazzo di empatia, capisci che i tuoi e i suoi dolori sono gli stessi. Ma prima devi essere in contatto con i tuoi dolori, e devi prestare attenzione.
    Se ti anestetizzi, non analizzi, non dedichi tempo a questa cosa, hai elaborato strategie di fuga, applichi pattern differenti di pensiero. L'empatia non ti viene in mente come strumento cognitivo. L'empatia esiste perché è utile, ma se il comportamento empatico non è mai stato rinforzato perché tu dovresti sperimentarlo?
    C'è chi è più portato e chi meno, ma la componente esperienziale fa molto. E' una mia convinzione.
    Io per lo più vedo le persone da lontano, le analizzo, e se loro provano emozioni orribili io non mi smuovo, comprendo solo cognitivamente che devo adottare certi comportamenti. Perché non entro in comunicazione con loro.
    Ma se lo stesso accade a qualcuno che sento vicino, o perché è una persona importante per me, o perché in quel momento la vedo vicina, sono capace di estrema empatia.
    Io non so se tu sei empatico o meno, ma da come ti descrivi mi sembri un giovane che deve ancora sbocciare, che forse non ha ancora incontrato se stesso.
    Un neurotipico magari è veramente triste se viene a mancare un parente di un amico (cosa che non credo sia vera), ma non per questo è più empatico. Al massimo si sente più dipendente dalla sua rete sociale, e per questo la risposta empatica in lui è più rinforzata, ed estende a più persone le risposte empatiche. Ma una persona può essere poco empatica con 100 persone o molto empatica con 3 sole. Tra le due non so quale sia la più empatica. Non so, cioè, se a determinare il livello di empatia sia la relazione più significativa o la somma di tutte le relazioni. 
    Simone85Antonius_BlocklollinawolfgangjLawlietrondinella61EstherDonnelly
  • Tutela di utenti minorenni

    @mandragola77 ti ringrazio per il tuo contributo, anche perché sei uno degli utenti più preziosi di questo forum. Però penso che questo forum abbia una filosofia di base, quasi un credo direi; una filosofia che sta cercando di farsi riconoscere dalla famigerata/famosa comunità scientifica. 

    La filosofia della neurodiversità non come una malattia ma come una risorsa. Bellissima visione del mondo e del futuro e penso che tu da mamma mi possa comprendere. Anche io ho le mie etichette diverse per le quali combattere o ho combattuto in passato: bipolare, terrona nel nord, donna che ha lavorato in settori maschilisti, mamma alternativa non classica per citarne qualcuna. Mia figlia ha le sue. Ognuno nel forum è qui perché è diverso. Quindi per me questo forum ha una grande responsabilità

    E' difficile da gestire questo gran calderone. Forse è davvero una missione per chi lo ha creato. Io vorrei continuare a crederci, perché sto cercando di portare questa visione meravigliosa di spazioasperger nel mondo ufficiale dei dottori con cui mi sto confrontando. E non è semplice. Ci vuole tempo e pazienza. A volte ne sono convinta, altre volte mi convincono loro con il loro scetticismo. Ma siamo umani, siamo i diversi dell'Universo.

    Dico che sicuramente bandire è una sconfitta al dialogo, ma chi è responsabile deve ribadire qualche volta la filosofia per la quale stiamo "lottando". Anche chi esprime idee per me inconcepibili evidentemente sta lottando con se stesso.
    wolfgangmandragola77WBorgSirAlphaexaSimone85Solitaire