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  • Pavely su neurotipici, Asperger ed Aspie

    Questa discussione è un polveraio, però sono contento di averla spostata almeno posso chiarire la faccenda (P.S. in realtà basterebbe leggere il sito, non il forum). In ogni caso:

    Nei Manuali Diagnostici
    - Autismo o Disturbo Autistico: introdotto nel DSM-IV, "scoperto" da Kanner. Vari livelli di gravità in uso nella comunità scientifica (basso / alto funzionamento). Nel DSM-III o nell'ICD-9 era un tutt'uno con la Schizofrenia Infantile.
    - Sindrome di Asperger o Disturbo di Asperger: introdotta nel DSM-IV-TR (revisione), "scoperto" da Asperger. Meno grave dell'autismo e qualitativamente diverso (ma difficile da quantificare e mescolato in buona parte con l'autismo ad alto funzionamento).
    - Disturbo dello Spettro Autistico: si è iniziato ad usare in letteratura a partire dagli anni 2000 ed è stato formalizzato nel DSM-5 (2013). Viene dall'unione di Autismo ed Asperger e di altre etichette residue dei manuali precedenti.

    Diagnosi: nel DSM-5 esistono 2 domini (Socio-comunicativo e Interessi e Comportamenti ristretti e ripetitivi). Per avere una diagnosi di DSA bisogna soddisfare tutti e 3 i criteri del primo dominio ed almeno 2 su 4 criteri del secondo. Chi soddisfa solo il primo dominio può facilmente avere una diagnosi di Disturbo della Comunicazione Sociale (Pragmatica) anche se poi deve soddisfare i criteri di quest'ultimo.
    Oltre ai 2 domini, bisogna valutare QI e linguaggio (da segnare a parte), eventuali comorbidità e valutare su una scala da 1 a 3 (1= lieve, 2=medio, 3=grave) la gravità del DSA in ognuno dei due domini.
    Successivamente con altri test o secondo il suo giudizio, chi esamina (medico o psicologo) può attribuire un'etichetta più specifica (es. Sindrome di Asperger) ma che ora non ha più criteri "ufficiali" nel DSM-5 ma è presente ancora nell'ICD-10 (e lo sarà nell'ICD-11) e continua ad essere largamente usata nella letteratura scientifica.
    Infine, cosa importante: l'insieme dei sintomi deve causare difficoltà significative nelle aree sociali, occupazionali o altre importanti aree del funzionamento corrente.

    Nota: che significa questo? Significa che insieme alla diagnosi del "disturbo" si fa sempre una diagnosi funzionale (volendo usando delle scale apposta) per verificare la presenza di difficoltà nel funzionamento. In generale il funzionamento globale si valuta su una scala da 1 a 100 e si considera un problema di funzionamento significativo se il valore è 70 o inferiore; il funzionamento di una persona tipica è intorno a 90. Ovviamente non è necessario usare una scala, spesso basta che vengano riportate difficoltà.

    Quindi per avere una delle diagnosi suddette di disturbo dello Spettro Autistico è necessario:
    a) rientrare nei criteri diagnostici specifici della condizione
    b) avere difficoltà significative nel funzionamento.

    Faccio notare che il punto (b) parla di generiche difficoltà di funzionamento. Non dice che non devi essere sposato o non devi avere amici o non devi lavorare, etc. Esempio: Caio è sposato, lavora, ha finito le scuole in tempo ed è autonomo. Tuttavia ha dovuto scegliere un lavoro solitario e la moglie lo deve aiutare quando deve parlare con i clienti perché se più persone parlano insieme si confonde, è socialmente inoltre molto timido e ha difficoltà a parlarci. Ha un brutto rapporto con i figli e non se ne occupa bene perché è sempre chiuso tra il suo lavoro ed i suoi interessi. Ha un paio di amici del quartiere e frequenta gli amici della moglie ma non ha idea di come fare amicizia e soprattutto come mantenerle. Vive bene nella sua città dove conosce tutto, ma quando ha provato a trasferirsi ha avuto un tracollo nervoso per le novità. Quando lavora deve esserci sempre silenzio, i rumori gli danno fastidio. Quando è nato suo figlio, che piangeva, dormiva con i tappi e la moglie doveva alzarsi lei. Ha idee rigidamente radicate e perde diverse occasioni di lavoro per mantenere le cose "come devono essere", spesso fa arrabbiare la gente facendo gaffe sociali. Questa è una persona sposata, con figli, che lavora, è autonoma, ha degli amici, etc. ma HA problemi significativi.

    Ora passiamo invece al resto:
    Abbiamo detto i due punti a) criteri e b) funzionamento.

    Cosa succede se una persona ha i criteri ma non ha problemi di funzionamento?
    Quella persona si chiama subclinica (cioè non clinicamente significativa, sotto la soglia di clinicità). Si esistono queste persone e sono più o meno tante quante le persone autistiche che hanno problemi (cioè circa un altro 1% della popolazione).

    Cosa succede se una persona ha alcuni criteri ma ha (o non ha) problemi di funzionamento?
    Quella persona si dice che appartiene al fenotipo autistico allargato, cioè ha più tratti autistici della norma ma non a sufficienza per avere una diagnosi. Questa persona è a rischio maggiore di avere altri problemi psichiatrici ed avere figli autistici, tuttavia non è autistico o Aspie. Al fenotipo autistico allargato appartiene un altro 3-8% della popolazione (a seconda di quanto si fa largo).

    Cosa distingue una persona subclinica da una con il fenotipo autistico allargato? Il cut-off. La persona subclinica rientra nei criteri definitori dell'autismo, la persona nel fenotipo autistico allargato No.

    Chi ha deciso dove mettere il cut-off? E' una comodità dei medici. Non esiste un cut-off naturale, i tratti autistici sono distribuiti con continuità nella popolazione.

    Ricordo che i termini subclinico e Fenotipo autistico allargato:
    - sono discussi nel DSM-5 (ovviamente non sono diagnosi, perché come dice il DSM-5 stesso, qui diagnostichiamo disturbi)
    - sono usati comunemente nella letteratura scientifica
    - NON sono però DIAGNOSI CLINICHE.

    Una diagnosi per essere clinica deve essere clinicamente rilevante. Per essere clinicamente rilevante deve essere un disturbo. Per essere un disturbo deve provocare difficoltà nel funzionamento.

    Cosa si intende con Aspie?

    Aspie sono le persone con Sindrome di Asperger, Disturbo dello Spettro Autistico lieve e subcliniche.
    Aspie non è un termine medico ma un termine identitario (come donna, scienziato, gay).

    Cosa si intende con Condizioni dello Spettro Autistico?
    Il termine condizione è preferito a disturbo per tre motivi (malattia è sbagliato e basta):
    - essere politicamente corretti e rispettare la persona con autismo in quanto il disturbo nasce in interazione con l'ambiente.
    - includere le persone subcliniche nel discorso.
    - l'idea che la scienza debba "non giudicare" l'oggetto del suo studio, debba essere neutrale.

    NemoriotEstherDonnellydavidemosconeanxietyAntonius_BlockaspirinaresetEowynKrigerinnegiovanna
  • La guida illustrata del forum: usare le reaction, taggare un utente, correggere o cancellare i post

    MESSAGGIO DI BENVENUTO:
    http://www.spazioasperger.it/forum/discussion/9401/messaggio-di-benvenuto-e-mini-guida-per-i-nuovi-utenti#latest


    PRIMA DI TUTTO:
    se non l'hai ancora fatto, leggi attentamente il regolamento per il corretto utilizzo del forum:

    http://www.spazioasperger.it/forum/discussion/33/regolamento-da-leggere-prima-di-partecipare-al-forum


     
    DOPO L'ISCRIZIONE AL FORUM, PRESENTATI AGLI ALTRI UTENTI:
    http://www.spazioasperger.it/forum/categories/mi-presento



    Le reaction e le funzioni possono essere usate dal rank "membro" in poi, questo significa che appena entrati nel forum non possono essere utilizzate.

    Perché? Per evitare che le persone ne abusino creando utenti finti.
    Se vai con il mouse sopra la reaction compare un tooltip dove viene spiegata.

    Le Funzioni:


    citati permette di quotare (riportare) il post di un altro utente direttamente dentro un tuo post di risposta.
    La citazione appare in un riquadro come nel seguente esempio:

    box
    Puoi editare la citazione per toglierne le parti che non sono strettamente attinenti al tuo messaggio (ma non devi stravolgerne il senso o cambiarne le parole).



    segnalaserve per segnalare ai moderatori che quel post viola il regolamento. Quando premuta, si aprirà un box in cui dovrai indicarne i motivi. Lo staff riceve questa segnalazione e la discute per prendere eventuali provvedimenti.



    ATquando vuoi taggare un utente devi prima digitare il carattere @ e subito dopo (attaccato) il nickname dell'utente. Vedrai che si apre un piccolo riquado di suggerimento per il nickname che stai digitando.



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    utileusala per dire che il post ti è utile, aiuta a comprendere meglio un argomento, offre una soluzione o aiuta a rispondere ad una tua domanda.



    interessanteper dire all'autore del post che il suo messaggio ha suscitato in te una riflessione sul suo contenuto.



    emozionantese il post ti suscita un sentimento, parla di emozioni o racconta una storia importante.



    graziequando vuoi ringraziare un utente della sua risposta.



    LOLè la risata che indica all'autore che il suo post ti ha divertito.


    daccordolo usi per sostenere i contenuti del post in quanto li condividi appieno.



    non_capiscoper dire all'autore del post che il contenuto o le intenzioni non sono chiare. A volte è difficile dire che non si è capito senza incorrere in una lotta di flame e rimanendo tranquilli. Questa reaction lo dice per te.


    Le Reaction disponibili solo ai moderatori:

    evidenzaquando un post viene considerato molto importante per la storia o per le soluzioni che fornisce, questi post sono accessibili dal menù in alto andando su "In Evidenza".



    flamequando il post viola il regolamento, è aggressivo o ha l'intento di offendere o ferire qualcuno.




    OTun'infrazione minore, quando il post è non è offensivo o contro il regolamento ma è fuori dall'argomento principale.


    Altre esigenze:

    se ti accorgi di un tuo errore ortografico non corretto, e ormai il tempo a disposizione per la modifica dei post è scaduto, puoi comunque segnalarlo a un Mastro Libraio con un messaggio privato e provvederà alla correzione:
    http://www.spazioasperger.it/forum/discussion/comment/71376/#Comment_71376


    se desideri che un tuo post venga cancellato, puoi farne richiesta ad uno dei moderatori sempre con un messaggio privato.
    La cancellazione dei post o delle discussioni è soggetta alla valutazione dello Staff.


    COME FARE RICERCHE NEL FORUM - (FUNZIONA SOLO PER LE DISCUSSIONI PUBBLICHE)
    per ricercare una discussione passata sul forum prima di aprirne una nuova con lo stesso oggetto: la funzione di ricerca del forum non ha la possibilità di usare dei filtri per ottenere risultati precisi, e così presenta una serie di risultati che potrebbero essere eccessivi e anche del tutto inutili alla ricerca stessa.
    Per adesso (finché non verrà migliorata questa funzione) è meglio fare una ricerca dall'esterno utilizzando Google, che indicizza costantemente il forum, inserendo nella sua casella: "www.spazioasperger.it+le parole da ricercare".

    Uso dei filtri di Google:
    - le virgolette "" permettono di avere risultati che includono soltanto le pagine contenenti le parole esatte nello stesso ordine in cui sono state inserite tra di esse. Utilizza questo tipo di ricerca soltanto se desideri trovare una parola o una frase esatta; in caso contrario vengono esclusi tanti risultati utili.
    - il segno "+" è utile per raffinare le ricerche
    - il segno "-" è inveve utile per escludere un termine dalle ricerche.





    resetamigdalaNemoValentaArkOfGloryRyunosukemandragola77marco3882chandraTormalinaNeraAlleliParalleli
  • F.A.Q.: Il mio ragazzo è asperger?

    Questo è un messaggio destinato a molte delle donne che vengono qui in cerca di risposte e che, a volte, vagano in tondo non riuscendo a parlare di ciò che le tormenta per paura di problemi riguardanti la privacy.

    Le domande più frequenti sono tre, e chiederei agli altri utenti del forum di non rispondere al mio topic se non per approfondire le risposte a quelle stesse domande che anche io sto per affrontare (per dubbi o domande postate nel regno dell'off topic o scrivetemi in privato, in seguito ai vostri suggerimenti - peraltro ben accetti - posso decidere di modificare il post):
    Il mio ragazzo è asperger?
    Il mio ragazzo mi ama?
    Devo dirgli che forse è asperger? (e ciò porterebbe a una diagnosi eventuale)
    Se volete rispondere possibilmente dite anche se siete asperger, o se avete partner asperger. Non è un obbligo ma considerate che chi approda qui per la prima volta non sa chi siete.

    Inizio scusandomi di già, perché so che questo topic non sarà perfetto, nonostante la mia meticolosità e i miei tentativi di distaccarmi e di non giudicare. Ma forse è più importante provare ad essere d'aiuto mettendo da parte la paura.

    Prima di aprire dei topic leggi il regolamento del forum per capire come impostare il discorso, e anche per ricevere importanti informazioni di servizio, come la nozione che no, i vostri topic non potranno essere cancellati una volta scritti.
    Poi leggi quanto io e altri hanno da dire sull'argomento in questo topic (questo non è obbligatorio, ci mancherebbe, è una mia iniziativa).
    Infine, se non sei soddisfatta, sentiti libera di domandare tutto ciò che vuoi.
    Ma non porgere le tue domande in questo topic.



    Comincio

    Io sono una donna asperger, sono fidanzata con un uomo asperger da due anni, ho amici asperger, e mi informo in maniera 'amatoriale' di asperger da 7 anni.

    Come prima cosa assicurati di aver presente che cos'è la Sindrome di Asperger.
    Non combacia con l'introversione, né con la timidezza, né con alcun altro tratto di personalità.
    Non combacia con la fobia sociale, né con i disturbi d'umore, né con alcun altro disturbo.
    Ma sì, un asperger può essere introverso, come me. Ma può anche essere estroverso, come il mio fidanzato.
    Un asperger può avere fobie, disturbi della personalità o disturbi dell'apprendimento, ma non per forza.
    Per tutte queste considerazioni generali rimando al bellissimo e scorrevolissimo libricino gratuito online di David Vagni: Lo Spettro Autistico, Risposte Semplici

    Ma vorrei che questo post fosse autosufficiente, così prendo spunto da articoli del sito per spiegare molto brevemente cos'è l'asperger.

    CHE COS'E' LA SINDROME DI ASPERGER?
    Per ricevere una diagnosi l'individuo deve avere dei "deficit nell'interazione sociale in diversi contesti". Cioè le difficoltà che il vostro fidanzato ha con voi devono manifestarsi - anche se differentemente per qualità o intensità - anche in altri contesti. Come nel contesto lavorativo, quello famigliare, o quello delle amicizie.
    Questi deficit nell'interazione sociale sono:

    1 Deficit nella reciprocità socio-emotiva > l'AS può: non riuscire a chiacchierare del più e del meno (finite sempre per fare discorsi elaborati o fortemente settoriali), non riuscire a capire di cosa vi piacerebbe parlare anche se cercate di farglielo capire in modi più o meno diretti (ad esempio voi dite "oggi a lavoro Giorgia mi ha detto che suo figlio vuole diventare astronauta" e lui invece di dire "beh, bambino sveglio e ambizioso" dice "gli astronauti che restano più di 6 mesi sulla stazione spaziale hanno questi e quelli effetti collaterali"), non riuscire a parlare di argomenti sui quali non è molto ferrato (si rifiuta di parlare di giardinaggio perché non lo ama e non ne sa niente, e la cosa lo mette profondamente a disagio), in una discussione a tre o più persone non riuscire a tenere il passo e finire per rispondere a una frase ormai obsoleta (in un'ottica di botta e risposta tra gli altri due lui potrebbe uscirsene fuori con un discorso elaborato su una questione già archiviata), Interrompere l'altro mentre parla. Andarsene mentre l'altro parla. Parlare per ore di un proprio argomento di interesse monopolizzando la discussione. Avere bisogno di lunghi periodi di silenzio e lunghe pause per poter rispondere. Sul versante affettivo può: avere difficoltà a rassicurare (dà per scontato che se state insieme questo vale i "ti amo" non detti o i complimenti non detti), ad esprimere affetto, a capire i suoi e i vostri stati emotivi.
    Tutto ciò ^^^ deve accadere non solo con voi, ma anche con gli altri. Non devono esserci tutti questi tratti ma alcuni sì, per forza, anche se a bassa intensità.

    [La differenza tra uno "stronzo" e un asperger?
    Intanto penso che un asperger non diagnosticato possa, dopo ripetute delusioni, finire per non volersi migliorare nella relazione, per non voler cercare quel contatto che lo farebbe apparire come uno "che ci tiene", e questo può complicare la valutazione, MA le differenze sono abissali se si conosce la materia.
    E, infine, se discernere vi risulta così difficile, io mi chiederei se valga la pena stare con qualcuno - asperger o no, consapevole o no - che mi fa soffrire o che non mi ama. Perché l'asperger non può essere una scusa. E tutti noi AS che ci impegniamo nel mantenere una relazione sentimentale e nel far capire all'altro che siamo con lui siamo pronti ad affermarlo.
    Un uomo semplicemente "disinteressato" (che da ora in poi sostituirà la più precisa ma meno corretta etichetta di "stronzo") non ha difficoltà di reciprocità socio-emotiva. Tutto quello scritto nel punto 1 non ce l'ha. E badate bene che nel punto 1 non si parla mai di introversione o di timidezza, di volontà di capire l'altro o meno, di voglia di socializzare o meno. Si parla di abilità cognitive, di percezione, di socialità, e del fatto che per capire che la tua fidanzata non vuole parlare degli astronauti ma del figlio di Giorgia non c'è libro che te lo insegni, ma solo una più o meno sviluppata teoria della mente.
    [Che cos'è la Teoria della Mente?
    E' un'abilità mentale che si sviluppa dai 3 anni e mezzo in poi (grosso modo), e che gli asperger hanno relativamente poco. E' quella facoltà che ti permette di capire a cosa sta pensando l'altra persona, cosa vuole l'altra persona, e quale sia la sua personale percezione degli avvenimenti. E' quell'abilità del "mettersi nei panni dell'altro", cioè di pensare al mondo secondo le conoscenze, le aspirazioni, le motivazioni, i sentimenti, e le abilità di un'altra persona.
    Allora il vostro lui potrebbe avere difficoltà a capire i vostri problemi o le vostre ambizioni e gli strumenti e le potenzialità di cui disponete. Se è asperger può non capire il punto dei vostri problemi e farvi soffrire con il suo poco tatto o le sue analisi semplicistiche causando, magari, anche delle discussioni e degli scontri nel momento in cui vi prova goffamente ad aiutareUn uomo disinteressato, invece, può far finta di ascoltare i vostri problemi, darvi la risposta che sa vi farà stare zitte e buone allo scopo di potersi occupare di altro. Un uomo asperger E disinteressato può dirvi che i vostri problemi sono stupidi e che non gli interessano.

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    Esempio: io dico "non andiamo a mangiare da K., andiamo da S., perché l'ultima volta mi hanno dato una spigola acida, un involtino che sapeva di congelatore, e un gambero fritto freddo e vecchio" lui risponde "non è vero, quello che ho mangiato io era tutto buono". Ormai so che devo lasciargli due o cinque minuti di tempo per capire che non esiste solo il mondo percepito da lui. Questa è una cosa sulla quale i neurotipici non hanno la minima difficoltàEDIT 1
    Chiaramente sono esempi, cogliete il messaggio globale e non vi focalizzate su pochi singoli elementi]

    2 Deficit nei comportamenti comunicativi non verbali usati per l'interazione sociale > L'AS può: non riuscire a mantenere il contatto oculare, o non riuscire a farlo decadere, in generale si avverte un'asincronia tra lui e la controparte neurotipica, o un'incongruenza tra ciò che dice e il suo sguardo (io ad esempio alle volte gli dico parole dolci mentre guardo nel vuoto). Continuo con la dicitura che è nell'articolo: "(deficit nel non verbale) che vanno da una povera integrazione della comunicazione verbale e non verbale, attraverso anormalità nel contatto oculare e nel linguaggio del corpo, o deficit nella comprensione e nell'uso della comunicazione non verbale, fino alla totale mancanza di espressività facciale e gestualità.". Aggiungerei una deficienza di prosodia (intonazione nel parlato).
    La cosa che, per me, causa più disagio è la mancanza di attenzione condivisa.

    [Che cos'è l'attenzione condivisa?
    E' un campo attentivo comune condiviso da tutte le persone che partecipano alla discussione. E' la consapevolezza che tutti, io e te, stiamo ragionando sulle stesse cose, siano esse astratte o oggetti presenti davanti a noi.
    In una conversazione non si parla sempre dello stesso soggetto, e un asperger può fare fatica a capire di che cosa si sta parlando se questo non viene esplicitato.
    Faccio questa digressione nell'ambito del contatto oculare perché è spesso attraverso esso che comunichiamo alle persone cosa ci passa per la testa, cosa vorremmo, e a cosa stiamo prestando attenzione.
    Esempio 1: io e il mio fidanzato ci stiamo guardando e lui sta parlando. Improvvisamente io mi giro.
    Il ragazzo neurotipico segue il mio sguardo e vede a cosa io sto prestando attenzione, una volta capito cosa sto guardando egli sa perfettamente se può continuare a parlare oppure se è opportuno cambiare discorso.
    Il ragazzo asperger può continuare a parlare continuando a guardarmi senza rendersi conto di nulla.
    Esempio 2: io e il mio fidanzato ci stiamo guardando senza dire nulla. A un certo punto guardo in basso.
    Il ragazzo neurotipico mi chiede "a cosa stai pensando?".
    Il ragazzo asperger pensa "che ci guardiamo a fare?" e prima di notare che il mio sguardo si è abbassato si è già voltato e sta facendo qualcos'altro.
    Parlo dell'attenzione condivisa perché non ho mai conosciuto un neurotipico che non avesse attenzione condivisa. Sebbene ci siano molti asperger che invece ce l'hanno.]

    Deficit nello sviluppo e mantenimento di relazioni appropriate al livello di sviluppo (non comprese quelle con i genitori e caregiver) > L'AS ha difficoltà nella costruzione delle relazioni romantiche, amicali, e professionali. Può incontrare persone che condividono i suoi interessi, essere spigliato, estroverso, un amabile conversatore, ma poi non riuscire ad andare oltre il primo approccio, non trovare l'intimità, non far crescere il rapporto, sebbene egli lo voglia. Può non sapere cosa dire e come dirlo, quando contattare e come contattare per evitare di risultare goffo, inopportuno, sgradevole, strano, incompatibile. E magari, dopo anni di amicizia con qualcuno, non essere stato ancora in grado di instaurare un rapporto di confidenza vera a causa delle difficoltà in teoria della mente, attenzione condivisa, comprensione delle convenzioni sociali, e altro ancora.
    ASPERGER E INTROVERSIONE NON SONO LA STESSA COSA. Un asperger non riesce ad avere relazioni significative NEANCHE VOLENDO. Può avere amicizie, ma dire che forse il vostro fidanzato è asperger "perché ha pochi amici" o "perché non ama stare con la gente" o "perché non ama le feste" o perché "non ha confidenza con i suoi amici" non è sufficiente, è un vostro giudizio, e non vuol dire nulla. Un asperger può odiare le feste, ma non è indicativo per una diagnosi. Così come un neurotipico può non instaurare volutamente quei rapporti di estrema vicinanza emotiva invece tipici nel mondo femminile.

    [A questo proposito vi consiglio caldamente, per quanto vi è possibile, di confrontarvi con altre femmine sui comportamenti che hanno i vostri fidanzati. Alcuni tratti asperger se poco estremizzati sono tipici nel mondo maschile. Ridevo giusto prima con una utente del fatto che alcuni comportamenti sospettati di essere segno di autismo vengono evidenziati dai meme di facebook come tipici del mondo maschile]
    Pic divertente: :D

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    Questa è stata la sezione sulla socializzazione. ^^^
    Una cosa importantissima da specificare è: un asperger non smette MAI di esserlo. Non avrete momenti di normalità, a meno che lui non sia bravo a fingere anche con voi. Ma nelle relazioni, soprattutto quelle che durano da un bel po', che un asperger riesca a fingere senza impazzire con una donna neurotipica mi sembra fantascienza. Il tatto, l'interesse, il contatto oculare, si possono improvvisare, MA soprattutto quando si parla di "mancanza" di abilità è altamente improbabile che voi abbiate delle discussioni "normali" con i vostri partner AS. Se dovrà mettersi nei vostri panni, se dovrà fare small talk, se dovrà avere un'interazione neurotipica, beh, non l'avrà.
    Quindi dire "va tutto nella norma ma quando si parla dei miei bisogni lui non capisce" non esiste. Se è asperger, è asperger sempre.

    Per avere una diagnosi di asperger l'individuo deve anche avere "comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive".
    Cosa significa? Basta avere un forte interesse per un argomento in particolare?
    No, non basta avere un interesse intenso e ristretto per soddisfare questo criterio, soprattutto se questo interesse permette di comunicare con le persone.
    Cosa significa? Che nella mia esperienza una cosa che nessun neurotipico ha è l'interesse forte per qualcosa di socialmente "inutile".
    L'asperger può amare degli argomenti sui quali non si può confrontare con nessuno e che alle volte nasconde o protegge dall'esterno. L'asperger è in grado di usare ore del suo tempo ad informarsi di argomenti di cui non parla con nessuno. L'asperger studia i fiumi della Russia o la forma delle foglie, fa alberi genealogici dei suoi gatti, liste di ogni cosa, vota segretamente le spezie, fa collezioni, studia le filmografie di attori brutti turchi, o impara l'estone.
    In presenza di simili interessi non si può dire che la persona sia neurotipica.
    Ma sì, ci sono neurotipici professionisti ballerini, scrittori, musicisti, medici, che vivono per il loro interesse, ma che grazie a questo sono inseriti in un contesto sociale per loro soddisfacente. E questo, spesso, gli asperger non riescono ad averlo, neanche quando il loro interesse è mainstream.
    Esempio: a 13 anni ascoltavo i My Chemical Romance, andavano molto di moda all'epoca, e ovunque attorno a me vedevo gruppetti di ragazzi che si vestivano come loro e che parlavano di loro. Io non ho mai voluto assumere il loro look, né sono mai stata in grado di approcciarmi a queste persone, per lo più mi aggiravo nei dintorni senza sapere cosa fare e senza nemmeno sapere se mi andasse o meno di socializzare con loro.

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    Gli interessi ristretti aiutano a capire il mondo, a scandire la vita, ad assecondare un bisogno.
    Così anche le routine e le resistenze al cambiamento assumono lo stesso scopo.
    Continuo riportando l'articolo:
    "1 Linguaggio e/o movimenti motori e/o uso di oggetti, stereotipato e/o ripetitivo: come semplici stereotipie motorie, ecolalia, uso ripetitivo di oggetti, frasi idiosincratiche.
    2 Eccessiva aderenza alla routine, comportamenti verbali o non verbali riutilizzati e/o eccessiva resistenza ai cambiamenti: rituali motori, insistenza nel fare la stessa strada o mangiare lo stesso cibo, domande o discussioni incessanti o estremo stress a seguito di piccoli cambiamenti.
    3 Fissazione in interessi altamente ristretti con intensità o attenzione anormale: forte attaccamento o preoccupazione per oggetti inusuali, interessi eccessivamente perseveranti o circostanziati.
    4 Iper-reattività e/o Ipo-reattività agli stimoli sensoriali o interessi inusuali rispetto a certi aspetti dell'ambiente: apparente indifferenza al caldo/freddo/dolore, risposta avversa a suoni o tessuti specifici, eccessivo odorare o toccare gli oggetti, fascinazione verso luci o oggetti roteanti."



    IL MIO RAGAZZO E' ASPERGER?
    Ora che ne sai un po' di più (e magari hai letto il libricino di David) puoi avere le idee un po' più chiare.
    Noi non possiamo dirti se il tuo ragazzo è asperger o meno. Alla domanda "per voi è asperger?" possiamo solo dire "boooh!", ma possiamo provare a rispondere a domande più circoscritte. Come ad esempio "secondo voi questo comportamento X come può essere interpretato? Perché ha fatto questo? Cosa significa?" e poi, tramite le nostre risposte, puoi farti un'idea.
    Ovviamente non puoi diagnosticare il tuo ragazzo, per quello c'è bisogno che tu gli faccia presente il tuo sospetto e che lui proceda con una diagnosi professionale.

    Cercherò di fare più esempi possibili sulle differenze tra un disinteressato ipotetico e un asperger ipotetico.
    Posso pensare anche di fare esempi personali.
    Leggi post n.2 EDIT1



    IL MIO RAGAZZO MI AMA?
    Benché sia importante, soprattutto per lui, sapere di essere asperger, in modo tale da affrontare i suoi lati critici, e per te, per avvicinarti a lui, c'è da considerare che una diagnosi è utile se da ambo le parti c'è l'amore e la volontà di far funzionare la storia. Perché tu non cambierai lui e tu non puoi cambiare per lui.
    Quindi se hai questo dubbio devi anche sapere che è un'insicurezza emotiva dettata da alcune difficoltà comunicative o dalla tua personalità. Perché se invece si tratta di un serio problema di impegno reciproco, se questa insicurezza di viene da alcuni suoi comportamenti che ti hanno confermato che lui non crede nella vostra relazione, allora devi considerare l'evenienza di dover operare una scelta per te stessa.
    Prima di pensare di salvargli la vita pensa a salvare la tua. Potrebbe essere semplicemente un disinteressato, e non un asperger!



    DEVO DIRGLI CHE FORSE E' ASPERGER?
    Informati sulla sindrome, se le tue ipotesi saranno fondate allora ti consiglio personalmente di procedere con il dirglielo se avete un progetto, se siete in una relazione stabile, se lui riconosce delle difficoltà, e se avete in mente di crescere insieme. Farà bene ad entrambi, ma preparati a degli scossoni.
    Ma se le cose non vanno bene, se pensi potrebbe essere disinteressato, se non ti ha esplicitato che ha intenzione di impegnarsi seriamente con te allora valuta con più parsimonia.

    Sezione da ampliare.




    A presto con gli aggiornamenti.
    EstherDonnellyWBorg_AndatoValentaaspirinaNemoSirAlphaexaPavelyiiecameliaMononokeHimePhoebe
  • Gestione delle emozioni e definizione del problema: la rabbia di un aspie vista da dentro

    Ciao ragazzi! E' molto che non apro un nuovo topic ma oggi ho scritto un post che penso possa essere d'aiuto nella comprensione delle emozioni di un aspie e, contemporaneamente, chiedo a voi delle correzioni, delle critiche.

    Perché io nella vita una cosa ho sempre fatto e ho sempre amato fare: osservare. E amo le descrizioni più delle soluzioni, forse, ma un problema ben definito è un problema a metà. Penso.

    Il topic è questo:

    Modifico il post chiarendo, quindi leggete da qui, per chi vuole.

    La differenza tra una persona con abilità emotive e una persona senza abilità emotive per me è questa:
    I neurotipici si arrabbiano, credono di avere ragione d'arrabbiarsi, ti dicono cos'è che non va, pretendono ascolto e rispetto, conoscono i sintomi della rabbia e sanno che spariranno. Hanno il controllo della situazione, e sanno cosa accadrà.

    Una persona aspie si arrabbia, non sa equilibrare il "ho ragione io"/"ha ragione lui", quindi passa da un'estrema fiducia a un'estrema sfiducia in sé. Si rende conto che la sua rabbia è esagerata (per motivi funzionali propri della mente autistica e quindi difficilmente controllabili) e perciò non accettata dall'esterno poiché fuori norma per motivazione e intensità. C'è una difficoltà comunicativa emotiva (tracce di alessitimia) che dipende sia dal funzionamento della mente sia dai feedback negativi ricevuti nella vita. C'è paura nell'esprimere la rabbia perché gli altri si arrabbiano di rimando (e si è sensibili alle emozioni altrui, che ci svuotano), e soprattutto gli altri diventano imprevedibili, accusatori, difensivi, aggressivi, andando a colpire lì dove le proprie difficoltà sono più evidenti -> nella comunicazione, nella relazione, nell'emotività. L'aspie non sa pretendere ascolto e rispetto perché il più delle volte ha bisogni non capiti dagli altri (smettila di indossare quelle scarpe che fanno rumore, non accendere l'aspirapolvere, non mi dire che devo fare i compiti, non mi costringere a visitare i nonni - cose che ogni adolescente non chiederebbe). L'aspie, poi, non conosce i sintomi della rabbia perché può avere poco contatto con i propri stati fisiologici, e non essere stato in grado nella vita di associare questi alle emozioni e al significato stesso delle emozioni perché non ha ricevuto insegnamenti espliciti sull'argomento. L'aspie non ha il controllo della situazione, non sa cos'ha, non sa come ciò evolverà.

    E purtroppo l'aspie sa anche che la rabbia non sparirà, ma che peggiorerà.
    Ma perché non passerà? Per tutto quello elencato qui sopra: non la esprime, gli altri non la capiscono, non pretende ascolto, non sa riconoscerla, ecc... E' fantascienza pensare che sparirà. L'aspie è saggio, e sa che non sparirà, perché di fatti è così che succede. Resta lì.

    Ma allora come imparare a gestirla? Imparando a piccoli passi tutto ciò che i NT sanno; modellando sé e l'ambiente.
    L'aspie si arrabbia, deve avere fiducia nelle sue emozioni e capire che ha ragione di arrabbiarsi perché quella cosa X gli ha fatto del male soggettivo, ed è giusto così. Deve sapere che può iniziare a provare ad esprimere la rabbia dicendo frasi a metà, mandandola per le lunghe, cercando di elencare stati fisiologici, ricordi, motivazioni alla rinfusa, confusamente, deve avere un supporto che non gli rimandi rabbia come uno specchio, e il terapeuta deve insegnargli ad ascoltare i propri stati fisiologici, e deve spiegargli qual è il decorso del sintomo e che non è la fine del mondo, che l'altra persona non lo giudica, e che può chiedere che siano rispettati tutti quei diritti apparentemente eccentrici che egli vuole.
    E' un inizio in un ambiente controllato. Piano piano gli si insegna che l'altra persona si arrabbierà di rimando, ma è normale, e gli si spiega cosa avviene nell'altra persona arrabbiata, e come relazionarcisi. Piano piano gli si insegna che i suoi diritti sono giusti e che fa bene a perseguirli, ma ogni tanto questi entrano in contrasto con i diritti degli altri.
    Ma tutto questo richiede flessibilità, e bisognerebbe sviluppare la flessibilità su più fronti, non solo nella gestione della rabbia. La flessibilità è trasversale ed è molto importante in ogni ambito della vita.
    Ma una persona con molte difficoltà nella gestione della rabbia deve cominciare dall'ABC; dal capirsi, prima che dal capire le ragioni degli altri, o prima del capire quali comportamenti assumere. Altrimenti ha paura, una fottutissima paura.
    "Devi capire gli altri e smetterla di essere rabbioso" è un'indicazione futile e senza senso, perché il primo passo è l'autostima (ho il diritto di arrabbiarmi), la sicurezza (le persone non mi abbandoneranno se io mi arrabbio), e la comprensione di sé (conoscenza dei sintomi della rabbia) - tutte cose che si sviluppano anche grazie alla comprensione degli altri, attraverso più approcci - poi, DOPO, viene la modulazione della rabbia, cioè ciò che vogliamo ottenere.
    Però non si può ottenere un risultato comportamentale senza aver capito il problema.
    MikiSoleEstherDonnellyNewtonrondinella61WhoamiAmeliePhoebeEireneLudosara79
  • E' venuto a mancare mio fratello.

    Mio fratello è venuto a mancare il 25 marzo.

    Ho partecipato al suo funerale, ho pianto, vivo una stagione d'inverno nel cuore.

    Oggi, ho sentito il desiderio di scrivere qualche riga. Qui. Perché queste pagine sono uno dei centri della mia vita.

    Non c'è una sezione legata al lutto. Ho pensato di postarla nella parte in cui si parla di "Mi sento giù". Pure: la perdita di una persona carissima non significa le emozioni presenti in quelle pagine. No. Manca una sezione in cui si possa parlare, credo, delle nostre emozioni quando muore qualcuno a noi carissimo.

    Mio fratello è stato un militare. Ha ricevuto un funerale da militare e il Capo della sua base ha recitato la "Preghiera dell'aviatore". I suoi colleghi hanno portato a spalla la sua bara, al cimitero sono passati in rassegna per fare, a me, a mio fratello, alla compagna, le condoglianze. C'è, accanto al suo sepolcro, una grande corona d'alloro dell'Aeronautica militare.

    §

    In famiglia siamo tutti autistici e Asperger.

    Mio fratello non ha mai avuto, però, tecnicamente, una diagnosi.

    Pure: visitando la sua base, parlando con i suoi colleghi, stando due settimane a casa sua, su, nel nord Italia, ho potuto davvero conoscere i suoi tratti neurodiversi.

    (Amava passeggiare con la donna delle pulizie, era irrequieto, non socializzava e non sapeva farlo, si alzava spesso, aveva interessi penetranti e migliaia, migliaia, di altri aspetti... non accettava le regole sociali, non le capiva, non le interiorizzava...).

    In questi giorni ho capito che il cuore di ognuno di noi è composto degli Amori che abbiamo. E quando perdiamo un Amore, parte del nostro cuore cede, come una città in un terremoto, come in un cielo dal quale cadono le stelle. Ho pensato: la malattia è come una macchina che comincia ad avere dei problemi. Con il tempo, si attende il suo guasto. Con il tempo, si considera la possibilità di cambiarla, si ha la consapevolezza che un giorno non circolerà più.

    La morte di mio fratello è stato un frontale, un incidente gravissimo. Non me lo aspettavo (aveva 42 anni appena compiuti). Abitava a mille chilometri da me e con il tempo ci eravamo persi di vista e rimpiango la mia incapacità di parlare con lui, di chiamarlo, di creare una comunicazione. Era molto Asperger: parlava A me e non CON me. E questo tantissime volte. Aveva le sue passioni e le perseguiva. Passava il tempo facendo acquisti. Non usciva con amici o altro.

    Avrei voluto condividere con lui la conoscenza della condizione neurodiversa. Avrei voluto dirgli tantissime cose e questa morte ha lasciato solo parole non dette, pagine e pagine, nell'Anima, di parole che non ho saputo dire. E non c'è, forse, una colpa di questo. Non c'è una risposta e accettare tutto quanto è accaduto è dolorosissimo. La morte di una persona cara è una f e r i t a del cuore. E con il tempo, quella ferità diverrà cicatrice e quella cicatrice sarà sempre li.

    §

    Sento questa ferita.

    E osservandola penso questo: in quanto autistico non mi distacco dal dolore.

    Ho visto come i Neurotipici - elaborando il lutto - tornino a vivere. Le persone che ho perso - un'amica carissima, Paola, e mia madre - sono qui accanto a me.

    Mi chiedo cosa significhi elaborare il lutto e dimenticare - anche solo per un istante - il dolore del distacco. Vorrei v i v e r e questo cuore neurotipico. Vorrei essere capace di tornare a guardare alla vita con serenità, con dolcezza, con pace.

    Ora, la mia Anima ha tre ferite. Due cicatrici profondissime. Una che sta smettendo solo ora di sanguinare. E che sarà la più profonda di tutte. Un'attimo fa mi sono guardato allo specchio, io uomo di 40 anni, con i capelli grigi, dei baffi scuri. Mi sono guardato con i miei occhiali e i miei capelli cortissimi.

    E nel mio sorriso ho rivisto il sorriso di mio fratello. Ho ripensato alla nostra infanzia Asperger (nessun amico, la famiglia, le passioni, i rituali, la scuola, i giorni spesso uguali a sè stessi, sempre). Ho cercato di guardarmi con serenità e chiudere gli occhi e pensare alla vita. Alla mia attuale compagna, alle cose belle del mondo.

    §

    Il mondo è pieno di bellezza.

    Il mondo è pieno di una luminosa bellezza.

    La vedo, è li. Il mondo è pieno di speranza, di opere d'arte, di persone che agiscono per il bene (e il male, attenzione, lo vedo, lo sento).

    Osservando il mondo, sia nel bene, sia in ciò che è doloroso, cerco di capire, specialmente oggi, cosa sia la vita. Guardo le mie difficoltà. Guardo il mio deficit. Guardo tutti i miei problemi (e sono immensi e so quanto siano grandi).

    Sono in lutto e la morte è segno e cifra sul mio corpo e sulla mia pelle. E non ci sono parole per descrivere tanto dolore se non le parole che richiamano al silenzio. La morte è una pagina bianca. Una pagina bianca che disperatamente vogliamo scrivere e che non accetta di essere scritta.

    Un incendio ha bruciato l'orizzonte di ciò che sono. Sento di non essere capace di tenere, da solo, i legami di una vita degna di essere vissuta (e, attenzione, una seconda volta, io voglio vivere). So che ho pianto (e non è vero che gli autistici non piangono. So che seguendo la successione, sono stato autistico in modo malato (ho voluto fare tutto secondo la  l e g g e... articolo 571 del codice civile e così via...).

    So che accanto al suo sepolcro ho pregato in greco e in latino. (Prego sempre in latino, l'italiano non si addice al cristianesimo).

    §

    Per me, per Paolo, la morte non è un distacco.

    E' una presenza.

    E' una ferità presente.

    Che ho qui, nel cuore, che ho qui, nel corpo, che ho qui, nell'anima.

    Non lascerò mai la mano di mio fratello, così come non lo farò di mia madre e della mia carissima amica che ho perso.

    Sono qui. E non capisco e non posso capire cosa significhi lasciarli andare via. Non capisco perché non possano essere con me o perché la vita non si concili con la morte o la rifugga.

    So che come essere umani proviamo dolore e questo dolore non può essere fuggito e di questo dolore io non ho paura. E voglio scriverlo che amore affetto paura dolore tristezza piacere ansia tensione e così via sono parti di noi.

    §

    Dunque, a te, fratello carissimo, la testimonianza della presenza che sei per me.

    §

    A Dio.

    Noi.

    Un giorno.


    Valentamandragola77NewtonWendychocolatrondinella61WBorg_AndatoMarcofAmelieLudoEstherDonnelly
  • La leggenda del "Dr. B"

    La leggenda del "Dr. B"

    dr B

    “Il neonato, se completamente abbandonato dagli esseri umani prima di essersi sviluppato abbastanza da cavarsela da solo, morirà, e se le cure fisiche sono sufficienti per la sua sopravvivenza ma è abbandonato emotivamente o spinto al di là delle sue capacità di sopportazione, diventerà autistico”.

    Bruno Bettelheim fu uno psicologo austriaco di origine ebraiche il cui pensiero ha comportato la diffusione di teorie psico-pedagogiche di discutibile correttezza. Fu infatti il primo a formulare una diagnosi in merito alla psicosi infantile e alla sua possibile causa promuovendo come responsabile della patologia l'atteggiamento freddo e distaccato della madre.

    Non può essere considerato un vero pioniere della psicologia infantile - come a volte ancora erroneamente si crede - ma piuttosto un uomo che riuscì a tradurre le proprie esperienze, le proprie passioni e le proprie inclinazioni sublimandole in un progetto atto a rendere famoso il suo operato e le sue scoperte. Quale mistificatore infallibile lavorò infatti tutta la vita all'esaltazione delle sue metodologie e alla loro applicazione per la cura della psicosi infantile, nonostante fosse egli stesso esente da studi e approfondimenti in merito.


    La vita e la formazione di Bettelheim

    Nato nel 1903, dopo due anni dalla pubblicazione de L'interpretazione dei sogni di Freud, crebbe nella Vienna degli anni '20 dalla quale andò via, nel periodo nazista, rifugiandosi in America. Qui si interessò alla psicologia dello sviluppo ed in particolar modo all'autismo, con un approccio psicoanalitico di stampo freudiano di cui ammirò in particolar modo il simbolismo.

    Fu un giovane non molto bello esteticamente, ma con personalità carismatica e grande capacità oratoria, elementi questi che gli permisero di avere la compiacenza di molte donne e il seguito di molti psicologi del tempo. Fu uno studioso di formazione letteraria che ottenne dopo molti anni di studio un dottorato in Teoria dell'arte e che non si laureò mai in psicologia come invece sostenne per tutta la vita. Veicolò notizie false sulla sua vita e sulla sua formazione, raccontando di aver studiato perfino con Freud e di essere divenuto un suo amico, cosa rivelatasi poi infondata.

    In quanto ebreo nel 1938 venne arrestato dalle truppe naziste e costretto ai campi di concentramento di Dachau e Buchenwald, dove fece esperienza solo per pochi mesi, e non per alcuni anni come disse, grazie alla conoscenza di alcuni amici che lo liberarono dopo poco tempo. A quaranta anni divenne direttore della Orthogenic School, un'istituzione fondata dal Rush Medical College nel 1912, che rappresentava allora un ricovero malmesso per bambini con disabilità psicomotorie. Egli fece trasferire altrove i ricoverati ed ammise al suo istituto solo bambini disagiati psicologicamente. Aprì inoltre la Scuola Ortogenetica agli studenti dell'Università di Chicago che vi ebbero accesso per lo studio e l'osservazione di bambini considerati non adatti. Bettelheim lavorò alla Orthogenic School per trenta anni e fu proprio lì che dai suoi colleghi gli venne dato l'appellativo di «dr. B».


    Contesto Americano , psicologia sociale e approccio psico-pedagogico di Bettelheim

    In realtà bisogna chiarire che il momento storico in cui visse Bettelheim fu molto particolare per la psicologia e la vita in generale. Il contesto politico-culturale influenzò tantissimo la nascita di quelle teorie che prendevano spunto dal mito e che trovavano in esso una spiegazione plausibile ed una risoluzione definitiva alle distorsioni e perversioni di quel tempo, legate soprattutto ai regimi totalitari.

    L'assenza totale di formazione, sia in ambito pedagogico che psichiatrico, rese di fatto ancora più forte l'esigenza di ancorare il pensiero alle teorie più accreditate, che purtroppo sempre troppo spesso venivano veicolate attraverso l'ideologia nazista. Naturalmente ciò influenzò notevolmente Bettelheim ma anche i suoi contemporanei, Kanner in America ed Asperger in Austria.

    In America in quel periodo i ragazzi segnalati dalla famiglia o dalle istituzioni venivano spesso connotati con il termine autists senza che questa etichetta corrispondesse realmente ad una diagnosi di autismo.

    E’ doveroso ricordare che all’inizio del ‘900  in America gli studi di J.Watson, Skinner e Pavlov favorirono lo sviluppo un nuovo approccio alla psicologia, il «comportamentismo», una corrente di pensiero che vedeva nel comportamento esplicito dell’individuo  l’unica unità di analisi scientificamente studiabile in termini di stimolo (abiente) –risposta (comportamento).

    Qualsiasi bambino caratteriale o con disagio sociale e affettivo segnalato dalle famiglie poteva venire facilmente etichettato come disturbato o psicotico dall'allora nascente psicologia sociale e ricoverato anche solo per difficoltà di tipo educativo o per disturbi della condotta. Questa manovra permise all'America il controllo di grande masse di bambini e ragazzi, poveri e con disagio, che non conobbero un lieta fine.


    Lo stereotipo della «madre frigorifero»

    Lo stereotipo della «madre frigorifero» fu uno dei tanti paradigmi che sorsero in quel periodo e che venne utilizzato da Bettelheim per accrescere la sua fama di educatore e psicologo infallibile.

    Le idee sul «genitore tossico»  circolarono anche al “Johns Hopkins", la  struttura dove lavorava Meyer e dove si formarono Theodore e Ruth Lidz. I due divennero gli esponenti di punta delle idee sulla «madre schizofrenogenica», ovvero dell'ipotesi che le  madre di pazienti autistici presentassero a loro volta un profilo particolare, freddo e distaccato con particolare propensione per l'ambizione professionale e con una certa ostilità verso i figli che venivano considerati un ostacolo alla propria realizzazione personale.

    Le caratteristiche di rigidità e controllo emotivo evidenziate nelle madri dei bambini portarono a credere che questo tipo di genitore impartisse un'educazione nozionistica e pedante al proprio figlio; inoltre si ipotizzò che le stesse desiderassero far apparire la famiglia intellettualmente superiore rispetto alle altre e che sentissero inoltre l’esigenza  di dover sostituire l'affetto mancante con poesie e nozioni enciclopediche.

    L’effetto dell’educazione impartita spiegava le abilità presenti in alcuni bambini che apparivano come dei piccoli  intellettuali ed abili oratori, capaci di focalizzare la propria attenzione su dettagli e minuzie da fanatici. Lo stesso Kanner così descrisse i genitori dei suoi pazienti “per la maggior parte genitori, nonni e parenti sono persone intensamente impegnate in astrazioni di natura scientifica, letteraria o artistica, e dotate di scarso interesse per le persone. Una cosa è certa […] Nel gruppo nel suo complesso ci sono pochissimi genitori davvero calorosi e persino alcuni dei matrimoni più felici sono faccende piuttosto fredde e formali".

    L’approccio di Bettelheim distorto e manipolatore contribuì all'idea che il ritiro dal mondo da parte dei bimbi internati fosse stato procurato dalla figura della madre, la cui natura glaciale ed egoista costituiva la causa dell'autismo. Questi elementi fecero propendere per l'idea che l'autismo fosse provocato da cattive attitudini dei genitori e dal loro comportamento freddo, distaccato ed egoista e che anni di terapia del contesto avrebbero potuto produrre una cura completa.


    Gli interventi di Bettelheim alla Orthogenic School

    Differentemente dalla Kinderklinik, dove contemporaneamente stava lavorando H. Asperger, Bettelheim condusse la Orthogenic School attraverso una visione dell'uomo di stampo freudiano, per cui per “riavviare il processo di sviluppo dell'Io del bambino bisognava bloccare le influenze tossiche della famiglia, al posto della quale doveva essere messa una famiglia surrogata composta dal personale della clinica”.  Se il contesto determinava la personalità e l'eventuale disagio scaturiva in psicosi, un condizionamento operato sui bambini da persone diverse dalla famiglia avrebbe apportato beneficio e cura con risoluzione del caso.

    L'idea che la madre frigorifero fosse la causa di una manifestazione comportamentale psicotica scaturì inoltre dal fatto che i bambini presi in esame da Bettelheim apparivano “di solito attraenti, probabilmente di intelligenza superiore al normale, senza nemmeno 'segni leggeri' di danno organico”.

    Bettelheim dispose quindi che i bambini non vedessero più i loro familiari per la qual cosa promosse il decondizionamento parentale, ovvero l'allontanamento dei genitori per tutto il tempo dell'internato, che allora era di circa dieci anni. La parenctomia avrebbe giovato in termini di cura, poiché avrebbe allontanato il bambino dal genitore tossico che rappresentava appunto la causa scatenante della psicosi infantile.


    Le idee di Bettelheim veicolate da stampa e mass-media

    Bettelheim espresse le sue teorie pubblicamente in un programma televisivo francese che andò in onda su tre canali contribuendo a diffondere e ad esaltare le sue idee grazie ad una pubblicità ingannevole che fece di lui un personaggio pubblico di fama internazionale.

    Bettelheim fu celebrato in trasmissione come il medico dei miracoli poiché si disse aver guarito una percentuale molto alta di bambini autistici. In realtà i suoi successi in merito all'autismo erano riferibili quasi tutti ad una sola bambina, di nome Patsy, senza diagnosi ma con evidenti problemi, che Bettelheim e sua moglie presero in casa con loro. I diversi bambini che Bettelheim disse di aver guarito in realtà non furono altro che Patsy, che fece dei grandi progressi grazie all'operato di sua moglie, ma che non guarì mai come invece fu detto. In seguito i collaboratori della clinica, tra cui J.S.Sanders, confessarono che degli undici bambini trattati nella clinica nessuno sviluppò abilità per condurre una vita autonoma.

    L'opinione pubblica all'epoca era all'oscuro di ciò che realmente accadeva nella clinica. Questo permise a Bettelheim di avere un successo infondato. Dopo la trasmissione che lo rese celebre furono molte le famiglie che decisero di andare a Chicago per rivolgersi al medico dei miracoli e per trovare una soluzione che mettesse fine alle loro sofferenze, comportando ovviamente ulteriore fama e gloria.

    Il suo pensiero divenne noto anche attraverso la pubblicazione di numerosi articoli e testi, tra cui L'amore non basta, Psicanalisi delle fiabe, Un genitore quasi perfetto e Fortezza vuota nei quali egli ammise la totale colpevolezza dei genitori, ed in particolar modo della madre, nella relazione con il figlio il cui effetto era appunto la manifestazione dell'autismo. I suoi testi conobbero un successo editoriale strepitoso, grazie anche alle sue doti di scrittore e convinsero generazioni intere in merito alle sue teorie.

    Molti anni dopo, in seguito al suo suicidio, le testimonianze di collaboratori insieme  a quelle dei bambini sopravvissuti alle sue cure e dei parenti delle vittime fecero apparire il dr. B  in tutta la sua crudeltà, nei termini di un violento tiranno. Emerse infatti una verità scioccante in merito anche a sevizie sessuali che avvennero sui bambini per sua mano.

    In America ed in Inghilterra, molto più preparati che in Europa, non fece scalpore la notizia della sua morte suicida e del suo folle e atroce progetto, sperimentato con violenze sui bambini ricoverati nella sua clinica; le notizie erano infatti trapelate già da tempo ed i suoi testi non erano stati più commercializzati, mentre in Europa la ricezione delle sue teorie trovò un largo consenso.


    Perché questo articolo su Bettelheim?

    Bettelheim ebbe sicuramente il demerito di creare una frattura tra sfera psichica relazionale, non organica, e sfera mentale, cognitiva, comportamentale. Il lavoro compiuto allo smantellamento dell'ideologia bettelhemiana è stato enorme e difficoltoso. Nonostante ciò credo sia opportuno conoscere la storia dell'autismo e dei personaggi che ne fecero parte, ma credo soprattutto possa essere importante per noi cercare di capire come utilizzare il loro lavoro. Il giudizio critico contemporaneo nei suoi confronti deve essere a mio avviso costruttivo. Il passato può essere comunque un ponte per il futuro, in un approccio nuovo che sappia far meglio di chi è venuto prima. La vera ricostruzione può avvenire solo in termini di decostruzione dei falsi miti, solo così possono nascere una nuova coscienza e un pensiero nuovo.

    Cos'è che realmente colpì Bettelheim e che lo portò a connotare così negativamente i genitori come freddi, distaccati e inadatti unitamente alla sua generazione?

    Probabilmente la genetica.

    Il fatto che gli stessi genitori potessero appartenere anch'essi allo spettro può aver portato sulla strada sbagliata Bettelheim e gli studiosi del tempo che non considerarono affatto la componente ereditaria che sappiamo invece essere eccezionalmente importante per discriminare correttamente segni e sintomi dell'autismo.

    Affinché vi sia un avanzamento della ricerca e la creazione di strumenti di supporto sempre più efficaci è necessaria un'osservazione attenta ed ampia che vada dall'andamento familiare alle dinamiche sottese al gruppo parentale, fino alla modalità in cui i pensieri prendono forma nei pazienti in osservazione e nelle loro famiglie, al fine di riconoscere le caratteristiche attinenti allo spettro autistico; elementi questi che non possono essere sottovalutati  ma che anzi costituiscono un faro e possono fare da guida per poter giungere ad una diagnosi corretta.

    -Brauner, A; Brauner, F, Vivere con un bambino autistico, Presses Universitaires de France, Paris, 1978
    -Frith,.U., L'autismo, Editori Laterza, Roma-Bari, 1996
    -Pollack, R., The creatio of Dr.B, A biography of Bruno Bettelheim, Simon &Schuster, 1997
    -Silberman, S., Neurotribù, Edizioni Lswr New York, 2016
    -Convegno “Aspergirl” del 18/2/2017



    ValentaSirAlphaexaMikiSoleriotMononokeHimemandragola77SharonDingoEirenealia
  • Stanchezza

    Sto calmandomi un po' dopo essere stato colto da un meltdown oggi. 

    Ho letteralmente buttato giù una porta del mio studio, devastandolo e rischiando di farmi parecchio male (mi sono ritrovato con un paio di forbici in mano e ho realizzato che stavo per colpirmi con quelle).

    Sono enormemente stanco, sopraffatto dalle responsabilità e dalle sollecitazioni che mi arrivano addosso da ogni parte, dal lavoro, dalla famiglia, dagli esami che sto facendo, da tutto.

    Mi sono trovato a piangere e singhiozzare in un angolo, seduto in terra abbracciato alle mie ginocchia. Mi faccio schifo da solo.
    ValentaamigdalaIggyBlueSaturnPhoebeTormalinaNeraveronica88chandramandragola77Michy90rondinella61Krigerinne
  • Capire le proprie preferenze sessuali

    Mi scuso per il necroposting (?)
    Non trovavo discussione più adatta, per raccontare la mia un po travagliata esperienza in questo campo.
    Mi riferisco al capire effettivamente quali preferenze sessuali ho.

    Inizio col dire che il problema me lo sono posto varie volte, in passato. Da bambino, però, complice la pressione leggermente omofoba della società in cui sono immerso, mi consideravo etero. Pensavo di non poter essere niente altro, qualche volta mi ponevo il problema, ma forse per paura rispondevo a me stesso che se circa il 5% della popolazione è omosessuale, il restante 95% doveva non esserlo. Quante possibilità c'erano, quindi, che io ricadessi in quel 5%? Quasi nulle, no? In fondo non avevo elementi che appoggiassero razionalmente l'idea di una mia omosessualità.
    Mi sbagliavo. Elementi ne avevo eccome. A cominciare dal fatto che notavo da sempre la differenza fra me e i miei coetanei, che facevano commenti sulle belle ragazze anche a sfondo sessuale. Al contrario, io non ne trovavo impulso né necessità. Pensavo solo che fosse dovuto al fatto che sono più distaccato e moderato, rispetto agli altri. I commenti sconci o gli apprezzamenti non erano roba mia. D'altro canto, però, periodicamente mi capitava di fissarmi con un ragazzo mio coetaneo al punto da provare per lui, spesso un quasi totale sconosciuto, una sorta di attrazione che gli altri maschietti non sembravano avere nei confronti dei coetanei. Io imputavo queste "cottarelle" alla voglia di ricercare un compagno di giochi, naturale in ogni ragazzino, specialmente in quelli come me che hanno (e hanno avuto) una vita sociale scarna. Mi davo continuamente questa risposta, mi inquietava prendere in considerazione "l'altra sponda". Eppure non sono mai stato omofobo. Drammaticamente, mi reprimevo per paura di come mi avrebbero guardato e giudicato gli altri. A scuola sentivo spesso roba come "guà sto frocio!" O altri insulti detti a mo di sfottò. Davo all'omosessualità una connotazione negativa. Se qualcuno faceva un torto a qualcun altro, l'insulto più grande era "sei un ricchione", oppure "ma non fare il gay!"

    Vivevo sempre meno in pace questa condizione, perché con l'esperienza arrivavano anche quella sorta di "giochi erotici" abbozzati, normale (beh) tappa di crescita di un adolescente maschio. Amavo assecondare ogni tanto quella pulsione che dovevo tenere nascosta. Avevo contatti intimi regolari con un ragazzo durante l'estate di circa 3 anni fa. Una volta per sbaglio lo baciai, per la verità le nostre bocche giunsero a contatto perché una bambina dispettosa aveva spinto la sua testa contro la mia mente eravamo seduti uno di fronte all'altro. Realizzai solo dopo del tempo che quel contatto di labbra non mi aveva affatto disgustato. Mentre trovavo solo umidicce le labbra femminili. Si, perché poi ho baciato anche ragazze. Più per scommesse o penitenze che altro. Ma comunque non provavo nulla di nulla. Non mi piaceva.

    Giunge il periodo delle superiori. Io scopro l'asperger. Conosco due ragazze che saranno poi le mie più care amiche. Con loro iniziavo a confidarmi, anche se tenevo sempre nascosti questi dettagli. Alla loro domanda "sei gay?" Rispondevo "ma no! Sono etero!", forse perché non mi ero accettato. Anzi, non avevo consapevolezza di me stesso. O forse si, ma non volevo farla saltare fuori. Reprimevo l'idea.
    La mia diversità nel modo di approcciare il mondo femminile era cosa arcinota a queste mie amiche. A me non importava avere una fidanzata, ma anzi andavo d'accordo con le ragazze della classe, e stavo sempre con loro nell'ora di educazione fisica. Loro pensavano fossi asessuale. Per un po mi dissi d'accordo con loro due. Sapevano che io avevo tratti autistici, e che era perfettamente possibile fossi asessuale.

    Con loro ho scoperto un'amicizia veramente profonda. Con il tempo, complice la mia cotta ora risolta per il mio migliore amico (so che sembra un cliché ma vi assicuro che è fondato), complice la maggiore apertura mentale che ho sviluppato, ho abbandonato l'idea di essere eterosessuale.

    Il passo più grande è stato ammetterlo a me stesso. È successo verso la fine dello scorso anno scolastico. Il giorno immediatamente successivo ad una giornata passata con le mie due amiche S e M a ridere e scherzare, fra un film e quattro chiacchiere. Quel giorno vedemmo Donnie Darko. Facemmo foto, video, giochi. Ma mentre accadeva ciò, dentro di me ero stretto dal fatto che le due persone con cui mi stavo aprendo completamente non sapessero ancora della mia "non-eterosessualità". Era giusto che loro sapessero.
    Lo dissi ad entrambe il giorno dopo, in un modo squallido, ovvero su whatsapp. Mi presentai come bisex.
    Poteva non essere vero. Ma mi ero finalmente liberato dalla stretta pelle di serpente che mi stringeva da 17 anni, etichetta stampata in serie con su scritto "etero".

    Mi sono gettato nel vuoto. Ho abbandonato le mie false certezze, senza sapere cos'ero veramente. Ho attraversato la fase "sono bisessuale" circa quest'estate. Altro cliché, ma fondato nel mio caso. Mi reputavo perfettamente bisessuale, forse per "addolcire la pillola", anzi credo fosse perché io effettivamente non mi sentivo di escludere a priori la possibilità di innamorarmi di una ragazza. Cosa fin ora mai successa. Ma va beh.

    In fondo a me piace il corpo femminile. Ma mi piace come può piacermi un bel quadro, un fiore, una farfalla. Ben presto ho realizzato che in realtà la mia vita la immagino con affianco un altro uomo. Non diversamente. Ho realizzato che anche se il corpo femminile non lo considero mica ripugnante da vedere, non ho per esso impulsi di tipo sessuale. È la stessa cosa di quando una donna (etero) dice "che bella quella". Non ha impulsi sessuali per una ragazza, semplicemente ne riconosce la bellezza. Stessa cosa un uomo (sempre etero) che dice all'amico "sei proprio un figo".

    La tappa finale di tutto questo viaggio complicato è stata l'accettazione della mia natura omosessuale. Basta. Non ci sono santi. Sono così, punto. Chissenefrega dei bigotti omofobi, di quello che la gente pensa. Trovo ridicolo e assurdo reprimere la mia natura. Se a qualcuno non va bene, cavolazzi suoi.
    L'importante è che sono in pace IO. La parte significativa di ciò è il tempo che ho impiegato a capirlo, a capirmi. Spazio Asperger mi ha dato una grande scossa sotto questo aspetto. Scoprire che non tutte le persone pensano e percepiscono in modo uguale mi ha dato la spinta ad accettare il fatto che anche al di fuori dello spettro autistico le perosne sono diverse, in vari ambiti, senza che ciò dipenda dalla loro volontà in alcun modo. E che per ciò è stupido avere qualche forma di discriminazione o reprimere ciò che non dipende dalla volontà, ma fa parte della natura. Fine. Grazie.


    #####


    Tutto questo papiro infinito di roba noiosa su di me l'ho steso con l'intento di dimostrare quanto può essere difficile per qualcuno non solo accettarsi, ma anche prima di ciò CAPIRE cosa si è veramente. Volevo condividere la mia storia. Il mio "dissidio interiore", poi trasformatosi in quello che sono ora.

    In ultimo aggiungo la sottile ironia che ha pervaso la mia vita: una vita vissuta a rassicurarmi e a dire "in fondo non ho nulla di speciale", mentre ho passato l'ultimo anno a capire che sono ateo, omosessuale e ho tratti autistici. E che almeno per le prime due cose una parte consistente della mia stessa specie mi vorrebbe morto. (E poi siamo una specie evoluta lol... vabbè dai c'è tempo)

    Per chi è arrivato alla fine: grazie e complimenti, hai vinto la mia gratitudine.
    DomitillaWandaAmeliemandragola77RobKrondinella61aspirinaEstherDonnellyamigdalaEuniceIrania
  • Messaggio per chi si sente triste O solo O escluso O spettatore O inutile O senza senso della vita.

    Io sono molto piccolo. Un minuto essere pluricellulare sistemico.

    E sono solo 1/7000000000 dell'umanità.
    E a volte mi concentro troppo nelle mie cose e mi dimentico di altre, molto importanti.
    E non concedo con i miei modi di fare molte soddisfazioni reciproche se non alle persone vicinissime a me, e neanche sempre.
    E mi dimentico i nomi, le facce, e se vi tagliate o tingete i capelli è capace che non vi riconosca.
    E a volte sono troppo diretto nelle mie osservazioni.
    E sembra che a me basti io anche se non è così (per lo meno non lo è sempre...).

    MA io sono vivo e penso anche a chi si sente triste O solo O escluso O spettatore O inutile O senza senso della vita.

    Io penso a tutto il mondo tutti i giorni, e dentro a tutto il mondo c'è anche chi si sente triste O solo O escluso O spettatore O inutile O senza senso della vita.
    Le persone conoscono la solitudine.
    Le persone hanno paura della solitudine.
    Io sono una persona.
    Quindi anche io ho paura della solitudine.
    Perché nonostante io abbia bisogno di molti momenti tutti per me, la solitudine imposta piace a nessuno. E questo è un dato empirico ma abbastanza attendibile.

    Io non riesco a immaginare cosa pensino gli altri, cosa provino gli altri se non l'ho pensato e/o provato anche io, perché mi serve di potere fare il paragone e ricordarmi le mie emozioni.

    MA

    io ricordo come ci si sente quando ci si sente triste O solo O escluso O spettatore O inutile O senza senso della vita.

    Ed oggi una persona carissima mi ha mandato la foto di una scritta del suo bambino su una agenda che dice: "Quando sono un po' felice mi sento un po' strano".
    Mi ha fatto molta tenerezza.

    Ecco, io voglio regalare questa tenerezza che mi ha dato molta speranza a chi si sente triste O solo O escluso O spettatore O inutile O senza senso della vita.

    E voglio dirgli che non è solo O escluso O spettatore O inutile O senza senso della vita.
    NON lo è.
    Perché da qualche parte ci sono io che penso anche a lui.

    E quando una persona pensa a te, tu esisti.
    Quando una persona pensa a te tu esisti.

     Io penso a tutti, così esistono tutti.

    Non essere triste O solo O escluso O spettatore O inutile O senza senso della vita.
    Io penso a te. E tu esisti.

    E questo è tutto.

    (E grazie Lori che mi hai prestato la tua frase, sei piccolo ma hai capito tutto della vita.)

    Simone.
    Senza titolo
    IraniaPhoebeEowynCyranoamigdalachandradavidemosconeWBorg_AndatoBatteoMalinalliEunice
  • Pensieri suicidari ed Asperger

    Ne avevo parlato in un'altra discussione, non so più dove.
    Ma questo luogo, questa discussione sembra essere comparsa adesso per un motivo ben preciso.

    La mia storia con la morte inizia a 8 anni; quando ero a letto mi immaginavo morto, dentro una bara, sotto terra e una lastra di marmo con la data di nascita e quella di morte. Domani. E piangevo. Sapevo perché. Perché, come tutti voi, ero solo. Solo fuori casa, ma la cosa non sempre mi ha toccato, e solo dentro casa, cosa che mi ha devastato.
    A 11 anni ho progettato il primo suicidio, chiamandolo col suo nome, pensandolo freddamente. Volevo buttarmi dalla finestra della classe. 
    Anch'io giravo per la mia città, e percorrevo sempre strade nuove per vedere. Un'inarrestabile sete dello sguardo, che si soffermava sui dettagli, sulle forme, i colori, le cose e le persone nella speranza di capire. Ma il mio rifugio era il Cosmo; non solo leggevo tutto quello che trovavo di astronomia, vedevo tutti i documentari, compravo le riviste, ma anche mentre mangiavo, o camminavo, o seduto alla sera sull'autobus che, con un giro tortuosissimo, mi riportava a casa, la mia mente vedeva oltre le strade e le case, si soffermava sul mare e le montagne che sorgevano dietro i palazzi, dalle finestre illuminate di vite che non capivo e che non mi piacevano, per spiccare il volo oltre, su quella vastità che mi circondava da ogni lato, l'Universo.
    A 12 un tentativo; volevo tagliarmi le vene nel refettorio della scuola, ma i coltelli non tagliavano. 
    E continuavo a girare, a vedere per capire, e ciò che capivo mi spaventava, non mi piaceva. E allora leggere, sempre di più. Anch'io mi sono rifugiato molto nella lettura. Intere parti di enciclopedie, un'enciclopedia intera di astronomia.
    A 13 e a 14 la mia mente era a un tale punto di stress e stanchezza, che l'ho lasciata allontanarsi dal mondo e dalla realtà; stavo abbandonato sul letto, ricacciato nella vita dalla violenza di mia madre. Ma anche in piedi restavo sempre più muto, sempre più sordo, sempre più chiuso. Sino a che ciò che non era reale lo diventò. E tornare alla realtà, da solo, fu lavoro difficilissimo e lunghissimo.
    A 15 il coltello tagliente lo trovai, ma sarei stato scoperto subito, in casa non ero solo, e non sarebbe servito a niente, se non ad avere una cicatrice sul polso. E pensare che con gli anni mi sono pentito di non averla, per difendermi dagli altri, da questo mondo e con quella urlare tutto il mio rifiuto.
    A 16 trovai, una sera, un ponte alto abbastanza. Lo avevo scelto perché era poco frequentato, e difficilmente sarei sopravvissuto a un simile volo. Ma un uomo, che mi conosceva di vista, si fermò, iniziò a fare domande e parlare, e capii che non se ne sarebbe andato senza di me.
    A 23, dopo l'esperienza del militare, una notte andai in cima a una montagna; le nuvole fittissime e il buio mi misero davanti al rifiuto di me stesso e di tutto ciò che mi circondava, del mio passato e del mio presente. Rientrato in macchina mi sono lanciato da una discesa, per inchiodare a un metro dal burrone. Mi era venuta in mente un'amica, che era stata uccisa dalla 'Ndrangheta per il semplice fatto di essere un'involontaria testimone.

    A 30 anni mi sembrava di aver trovato stabilità, una maggiore accettazione di me stesso, meno odio verso me e questo mondo assurdo. Mi sposo e sono felice. Felice come una delle volte nelle quali volevo morire, ma per la cosa opposta. Per una vita, per un progetto, a fianco di una donna che amavo sino al midollo. 15 anni passati a pensare che non poteva andare bene. Che doveva succedere qualcosa, che sarebbe stato strano che uno come me potesse aspirare alla serenità per il resto della sua vita. Gli capiterà qualcosa, un incidente, una malattia, pensavo ansioso. Un figlio adottato, una meraviglia di mitezza, profondità, intelligenza, talento, allegria, energia.
    Sino al 27 maggio 2015. Mercoledì. Ore 18,30. Mia moglie dice di non amarmi più. Pensava alla separazione, ma non voleva dirmelo in quel momento, aveva paura. Io, stordito dalla notizia, mi metto la giacca per uscire. Volevo ammazzarmi. Lei chiede: "Torni, vero?", con le lacrime agli occhi, perché sapeva quale voragine interiore aveva provocato una simile dichiarazione a uno come me, col cuore ancora a 15 anni prima, quando l'avevo sposata, con un passato come il mio. Resto in silenzio a pensare a una risposta; non a lei, ma a me: "Torno?". La risposta sarebbe stata senza esitazione "No!"; la misura del dolore era colma, più di quanto un essere umano potesse sopportare. Ma dietro di lei spunta mio figlio; ci guardiamo negli occhi. "A che ora ceniamo?", è la mia risposta.
    Da quel momento, sino ad oggi, sono successe tante cose; ho una depressione grave. Nel tempo, prima ho dovuto lasciare camera mia, per andare a dormire in quella degli ospiti. Poi mi ha detto che voleva separarsi. Ho urlato piangendo che sarei stato disposto a qualsiasi cosa pur di non perderla, avrei accettato qualsiasi compromesso, cambiato ciò che non andava; ma lei era irremovibile. Di nuovo le venne paura che mi ammazzassi: "Non mi darai una simile responsabilità, vero?". "Si! Te la prenderai tutta, invece, se mi ammazzo, perché ci deve essere almeno un essere umano che si pigli la responsabilità del male che mi ha fatto". Ho dovuto lasciare casa mia, che avevo scelto con mia moglie, e con lei arredato, scegliendo ogni dettaglio, immaginando di invecchiare fra quelle mura. Vivo in una casa in prestito, casa estranea, piena della vita di un altra persona, cosa che mi da un sordo e continuo fastidio interiore. Cerco casa, ma la cooperativa per la quale lavoro ha dichiarato lo stato di crisi, e taglierà gli stipendi e le ore di lavoro, per arrivare a un totale di -20% in busta paga. Sono senza casa, e rischio di restare senza lavoro. Ma soprattutto sono senza famiglia. Vedo mio figlio 3 giorni la settimana, e due avvocati e un giudice decideranno quanto lo vedrò in futuro. Il mio piccino, unica ragione della mia esistenza.
    Nei momenti bui della depressione ho la sensazione che tutto, presente e futuro, stia crollando per ammucchiarsi sulle macerie di un passato già molto difficile, e vedo che non ho le energie per affrontare tutto e risolvere tutto. Per fortuna sono aiutato, da 3 amici, che mi stanno molto vicini, da vari psicologi, psichiatri, persone varie che lavorano in uffici anonimi, ma ai quali ho fatto tenerezza, e si sono messi in testa di far il possibile per aiutarmi.
    Quando sto meglio afferro la sorte contraria, per piegarla a un ultimo piccolo sogno. L'ultimo per restare in vita. Un nuovo lavoro, possibilmente il più solitario possibile. Ma ancora di più, una casa; lontana, sulle montagne che circondano da vicino la città, circondato di boschi, sotto il cielo stellato, unica mia vera casa. E ancora più di questo, mio figlio, almeno un po', per continuare a giocare con lui, ad aiutarlo a fare i compiti, per fare passeggiate nelle foreste, e fotografare insieme le galassie. Lontano da un mondo che mi rifiuta. Vicino all'unica cosa che ho sempre considerato la mia vera casa: il Cosmo.

    Sono stanco, cari amici. Alcuni di voi hanno già dimostrato la loro vicinanza, che mi ha commosso, ed è colata come un balsamo su tutte queste ferite aperte. Ancora una volta vi sento, siete amici, discreti, lontani, eppure così vicini da essere quasi dentro di me.
    EstherDonnellymandragola77resetIggyBlueSaturnValentaNemoaspirinaamigdalaMalinalliandreaumkSheldon
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