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Quale rapporto tra asperger e madri nel l'adolescenza?

Buonasera, mi raccontate che tipo di rapporto avete/ avevate da ragazzi con le vostre madri?
Libellularondinella61Sole

Commenti

  • UnconventionalLoverUnconventionalLover Veterano Pro
    Pubblicazioni: 617
    Buonasera!

    Con lei c'era un rapporto conflittuale, in quanto lei era esigente, severa,critica ed iperprotettiva.
    Mancava confidenza su alcune cose. Per esempio non mi conveniva rivelare che avevo preso un voto sotto al sei, altrimenti una ramanzina ed un arrabbiatura per l'intera giornata garantita...con rinfacciamenti.

    Quello che ho raccontato non ha nulla a vedere con la Sindrome di Asperger (senza contare che le figure di supporto che mi seguivano da piccolo non sapevano dell'autismo ad alto funzionamento e non sapevano nemmeno come prendermi).
    Il racconto che ho appena steso sulla mia relazione è semplicemente basato sulle attitudini caratteriali e comportamentali di mia madre.
    Ecco...Magari avevo le mie stranezze (classico di un Asperger) e di norma non le accettava, dicendo che ero sempre il rovescio della medaglia.
    Nonostante tutto, abbiamo anche avuto dei bei momenti e (dico fantasticando) non avrei mai voluto una madre diversa. La conosco così e le voglio bene così. È mia madre

    Tu volevi sapere qualcosa di specifico che riguardasse precisamente la gestione della Sindrome di Asperger?
    Se si, cosa? Potrei provare a risponderti, anche se nessuno mi ha diagnosticato all'epoca
    Libellulaenrichetta68
  • Marco75Marco75 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 645
    A mia madre volevo un bene dell'anima (e ovviamente lei me ne voleva altrettanto) ma era semplicemente apprensiva ed iperprotettiva. Credo che ciò derivasse dal mio essere figlio unico, e dal fatto che arrivai molto tardi (lei aveva 45 anni); ma anche da un mio stato di salute spesso cagionevole (tre broncopolmoniti fino ai 15 anni).

    Comunque avevo con lei un rapporto più aperto di quello che ho avuto con mio padre, con cui invece era più difficile comunicare (per i nostri tratti estremamente simili). Forse il suo fare apprensivo contribuì a trasmettermi insicurezza anche laddove avrei invece avuto bisogno di credere di più in me stesso. Non so. Faccio presente, comunque, che da bambino nessuno sospettò che io potessi avere tratti autistici. Venivo percepito come un ragazzino particolare, più chiuso degli altri a scuola, e forse più nervoso e aggressivo a casa.

    Comunque, non mi sognerei mai di fare a mia madre una colpa dei miei problemi, neanche minimamente. E' stata una donna che ha sofferto molto, e so che per me si sarebbe tagliata un braccio.
    LibellulaEinsteinwoodstockValentaenrichetta68
  • CorocottasCorocottas Veterano Pro
    Pubblicazioni: 942
    Questa domanda mi incentiva a indagare su un aspetto della mia infanzia che finora avevo sempre sottovalutato. Io ho avuto in realtà due figure femminili di riferimento per tutta la mia infanzia, mia madre e mia zia (sorella di mio padre), due figure così diverse da risultare praticamente antitetiche.

    Madre sicuramente amorevole e premurosa la prima, ma in primis lavoratrice e quindi con poco tempo a disposizione, inoltre educata in una famiglia contadina del Sud, ancorata a valori e ideali di un certo tipo, ai quali mal si adattavano le stranezze che manifestavo già in tenera età; la seconda, senza prole, era l'opposto, sempre in viaggio, sempre in movimento, curiosa su dettagli che altri trovavano insignificanti, amante delle lunghe passeggiate, appassionata d'arte e di grafica.

    Per lunghi periodi ho trascorso, probabilmente, più tempo con lei che con mia madre, è stata lei a trasmettermi l'amore per l'arte, per le lingue e culture diverse dalla nostra e per il mondo naturale, oltre a una filosofia di vita vagamente hippie che non mi ha mai abbandonato del tutto, neppure nei periodi più conformisti della mia esistenza.

    Aveva un fidanzato ma finché non si sposarono abitavano ciascuno per conto suo; poi in seguito scoprii che il resto della famiglia non voleva che lo frequentasse (nel ramo paterno della mia famiglia, molto pascoliana sotto questo punto di vista, tutti i nuovi arrivati sono denigrati a prescindere, spesso senza averli neppure mai incontrati).

    Se mia madre, da un lato, aveva sempre sminuito i miei progressi nel disegno e nella musica, magari facendomi i complimenti se ottenevo qualche risultato grazie alle mie abilità ma ribadendo che della roba che interessava a me capiva poco né intendeva approfondire ulteriormente, questa zia (che non ho mai chiamato zia, ma col nomignolo che usavano le sue amiche) mi ha insegnato a incanalare la mia energia sulle cose che sapevo fare meglio, al punto che, ora che ci penso, nei momenti che ho trascorso con lei non ho mai manifestato nessuna di quelle stereotipie varie (ecolalia e movimenti apparentemente senza senso) che invece mostravo spesso in presenza dei miei genitori, i quali hanno sempre cercato di correggerli come difetti che "mi facevano sembrare autistico", senza indagare più di tanto sulle cause.

    Anzi, a dir la verità non ricordo un solo momento trascorso con questa persona in cui mi sia sentito triste o abbia avuto un comportamento scorretto che le abbia fatto perdere la pazienza, forse perché mi trattava come un "piccolo adulto", già avanti rispetto alla media dei suoi coetanei, più che come un bambino problematico da far rientrare a forza negli standard tipici per la sua età.

    Poi si sposò e andò ad abitare col marito; inutile dire che da quel momento venne totalmente estromessa dalla vita familiare, non potei mai più incontrarla da solo ma sempre sotto stretto controllo dei miei genitori, anche quando ero più grande, al punto che se per qualche motivo (sempre ricorrenze obbligate o qualche questione da sbrigare, mai più per puro diletto) dovevamo incontrarla, io venivo "istruito" su ciò che potevo e non potevo dire, sulle domande che potevo farle e su come rispondere ad eventuali domande che mi facesse lei, valutando tutte le ipotesi. Perdevamo quintalate di tempo a ipotizzare quali domande potesse farmi e le conseguenti risposte adeguate.

    Tanto che a volte, se mi faceva una domanda non da "copione", io restavo muto e spaesato e guardavo mio padre, perché non sapevo cosa dire e, soprattutto, perché temevo, anzi ero certo, di essere duramente redarguito quando fossimo stati soli io e lui, per una risposta sbagliata a una domanda non prevista. Questo, del resto, accadeva anche con gli altri parenti, con i quali però non avevo mai avuto un rapporto così stretto come avevo avuto con lei.

    Oltre tutto il suo matrimonio e conseguente allontanamento dalla famiglia coincise, all'incirca, con il manifestarsi della malattia di mio padre e la chiusura totale del mio nucleo familiare verso l'esterno.

    L'improvviso troncamento di quel rapporto e l'esposizione ad un modello educativo univoco, che ovviamente si prefisse da lì in poi di "correggere" tutte quelle velleità artistiche e libertarie che quella persona mi aveva invece incentivato, mi trasformò nel giro di pochi mesi da un piccolo genio a un semi-demente problematico.

    Ma a questo non ho avevo mai dato molto peso, perché il lavaggio del cervello m'era stato fatto così bene che ormai ne ero convinto anche io, i miei problemi dipendevano tutti da me, dalla mia mente malata e dalla mia apatia, mentre quella persona era ormai irrimediabilmente "cattiva" e questa concezione s'era talmente radicata nella mia mente che solo adesso, anche grazie alle tematiche di questo forum, è emersa in tutta la sua chiarezza l'importanza chiave che hanno avuto, nella mia formazione, la presenza di questa persona e il suo improvviso allontanamento.

    Il resto, la complicata vita familiare durante la mia adolescenza e i problemi sia con l'istruzione pubblica che con i rapporti sociali, è storia nota.
    LibellulaMarco75woodstockMikiNewtonvera68Valentaanxietyrondinella61enrichetta68
  • queenofrosesqueenofroses Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    Devo dire che mia madre è sempre stata una donna molto buona e dolce (lo è tutt'ora). Si è sempre presa cura di me e mio fratello e si può dire che ci abbia cresciuto da sola dato che il lavoro di mio padre lo portava lontano 3 giorni su 5 (il sabato e la domenica era a casa) e i pochi giorni che non era troppo lontano per lavoro, tornava a casa solo il pomeriggio tardi. Nonostante questa dolcezza, su alcune cose non era poi cosi comprensiva e questo mi ha portato a non parlare di tutti i problemi che ho avuto durante le scuole medie e superiori. Ho sempre cercato di cavarmela da sola perché non pensavo di non avere nessuno con cui parlare. E credo che questo ora mi si sta ritorcendo contro. Quindi si può dire che abbiamo avuto un rapporto "tranquillo" fino ala fine delle superiori. Dopo un anno terribile di università, ho deciso di andarmene a studiare fuori e durante quell'estate non facevamo altro che litigare. Non la sopportavo più. Avevo bisogno dei miei spazi. E il fatto che mio padre e mia madre mi stessero sempre dietro e col fiato sul collo non aiutava la mia serenità mentale. Dopo che me ne sono andata, ci siamo sentite spesso e credo che il fatto che io avessi recuperato il mio spazio, ha aiutato il nostro rapporto. Fino ad ora. Da quando ho scoperto di avere l'AS il nostro rapporto si sta incrinando. È un argomento di cui proprio non vuole discutere. Per lei va tutto bene purché non parliamo della sindrome. E questo mi sta facendo allontanare. Non capisce che mi basta questo per chiudere i ponti. Nonostante questo, ho sempre capito quanto lei mi volesse bene e ho sempre cercato di dimostrarle che anche per me era lo stesso. Non so se sinceramente io ci sia riuscita.
    Libellulaenrichetta68
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