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Dubbio se continuare università

Ciao a tutti. Il dubbio che mi attanaglia è legato a degli avvenimenti che mi sono capitati di recente che mi hanno portato a riflettere. Studio fisica anzi ho appena iniziato visto che venivo da un anno saltato a causa di problemi di salute. Mi piace il lavoro della ricerca però ci sono molte altre cose che vorrei fare (studiare fisica seriamente anche all'università è tutt'altro che poco impegnativo per cui il tempo da dedicare ad altro tenderebbe a 0). Fare il ricercatore per quanto mi piaccia è un'incognita: spostarsi sempre alla ricerca di un assegno di ricerca (non si tratta di una gita, devi fare per non perdere lavoro finendo per avere ansia più che l'emozione di stare in un posto nuovo e poter collaborare per delle scoperte), lavoro tutt'altro che fisso (non si ha la pensione non si ha una rendita non si ha nulla e vivere una vita senza delle certezze al giorno d'oggi quando ci sono diverse opportunità non è più una scelta così scontata), stress per pubblicazioni(ho delle capacità per cui non sono in dubbio per questo bensì non reggo lo stress anzi ho bisogno del mio equilibrio che è molto fragile). Insomma l'ambiente attorno non mi va a genio poiché è lontano dalla tranquillità di cui ho bisogno. Preferirei fare ricerca per conto mio, per il piacere della scoperta piuttosto che per la preoccupazione di dover lavorare per avere dei soldi e sopravvivere mettendo in secondo piano il piacere della ricerca. In tutto ciò non sono ricco. Se lo fossi mi organizzerei diversamente. Quindi comprendo bene i sacrifici fatti dai miei genitori. Avete dei consigli? Opinioni? Accetto tutto!! Grazie a chi vorrà aiutarmi :)
SoylentGreen
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Commenti

  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 6,518
    A me non piacerebbe lavorare per gli interessi di qualcun altro, quindi escluderei abbastanza a priori i lavori in azienda, a meno che proprio non saltasse fuori qualche occasione dove lo stipendio sia molto alto, ma deve essere proprio alto alto sennò ciaone all'imprenditore.

    Alla peggio ripiegherei su altri lavori statali, ma anche lì, se proprio arrivassi a 40 anni senza posto fisso nè in Italia, nè nel sud Italia dove la concorrenza attualmente è ancora ai livelli che l'impegno ostinato paga sempre, e nemmeno all'estero in Paesi dal livello più basso. Quindi accidenti che sfiga :)


    Lo stress ci sarà sicuramente, mi son fatto più volte quella stessa domanda. Mi son risposto sempre che non vale la pena rinunciare solo per vivere con poca ansia, d'altronde fin'ora sono stato inutilmente ansioso pure per motivi futili. Non ho mai avuto occasione di sapere come si vive in tranquillità, mi va bene pure tutta la vita ansioso.
    BlackCrowAutistico
  • BlackCrowBlackCrow Membro Pro
    Pubblicazioni: 596
    Marcof ha detto:

    A me non piacerebbe lavorare per gli interessi di qualcun altro, quindi escluderei abbastanza a priori i lavori in azienda, a meno che proprio non saltasse fuori qualche occasione dove lo stipendio sia molto alto, ma deve essere proprio alto alto sennò ciaone all'imprenditore.

    Alla peggio ripiegherei su altri lavori statali, ma anche lì, se proprio arrivassi a 40 anni senza posto fisso nè in Italia, nè nel sud Italia dove la concorrenza attualmente è ancora ai livelli che l'impegno ostinato paga sempre, e nemmeno all'estero in Paesi dal livello più basso. Quindi accidenti che sfiga :)


    Lo stress ci sarà sicuramente, mi son fatto più volte quella stessa domanda. Mi son risposto sempre che non vale la pena rinunciare solo per vivere con poca ansia, d'altronde fin'ora sono stato inutilmente ansioso pure per motivi futili. Non ho mai avuto occasione di sapere come si vive in tranquillità, mi va bene pure tutta la vita ansioso.

    Interessante il tuo punto di vista ed in particolare riguardo lo stress. Mi sono dimenticato di precisare cosa intendessi per stress. Fondamentalmente quando sono "stressato", non so se è in parte colpa dei dsa, però in quei momenti fatico moltissimo a studiare capire stare attento seguire dei fili logici insomma le mie capacità si abbassano sensibilmente per tornare poi nella mia normalità (sono gifted) quando mi sento emotivamente bene e ti assicuro che ancora non ho capito cosa/come devo fare quindi per adesso mi lascio guidare dal vento. La situazione di cui sopra è una tempesta per il mio funzionamento. 
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 6,518
    Può essere pure che questa cosa migliori nel corso della vita. Credo comunque che vada bene pure lavorare ad un ritmo più lento, magari qualcosa viene fuori lo stesso e lo stress non sarà onnipresente.
    In ogni caso, siccome siamo qui, trovo lecito pure farci due conti col fatto che le persone emotivamente forti forse sono più veloci, ma sono più vulnerabili ad altri fattori come il matrimonio precoce, i figli a 30 anni e cose di questo tipo. Accademicamente funzionano solo finché riescono ad avere tutto subito nella massima stabilità economica, altrimenti cambiano carriera. Quindi se tanto dà tanto son pur sempre concorrenti che perdono.

    Poi trovo lecito pure farci altri due conti col fatto che le persone che hanno un funzionamento mentale comune forse riescono ad essere più forti sui piani di studio pensati per andar bene alla massa (tipo le lezioni universitarie), ma proprio essendo dalla parte della maggioranza hanno maggiori possibilità di vedere solo idee a cui altri hanno già pensato imbattendosi in strade dove è stato raccolto già tutto.

    Quindi non tutto è svantaggio.
    BlackCrow
  • DrMoodyDrMoody Veterano Pro
    Pubblicazioni: 340
    Ciao! Posso parlare da persona che collabora con l’universitá da alcuni anni (ho fatto dottorato e postdoc, oltre ovviamente a lunghi periodi di nulla...) anche se in ambito umanistico. Se non ho capito male sei all’inizio del percorso di studi, dunque lasciati dire che queste sono preoccupazioni mooolto in anticipo sui tempi! Non farai ricerca fino alla tesi di laurea magistrale (o il dottorato se il tuo relatore ti assegna un lavoro compilativo, cosa diffusa con il nuovo ordinamento), e fare ricerca è molto diverso da quel che si vede da fuori: io avevo un’idea ben diversa quando ho cominciato l’università, andando avanti L’ho cambiata e di molto.
    Peraltro con una laurea in fisica non necessariamente devi fare il ricercatore: puoi fare l’insegnante, e almeno da me è un settore ancora non pienissimo, per cui anche all’inizio capitano spesso supplenze annuali...
    Un mio amico dopo il dottorato in fisica è andato a fare analisi di dati, quindi esistono anche percorsi diversi, non prettamente accademici. Il piacere della ricerca c’e sempre, anche di fronte alle difficoltà materiali e a un sistema che tende a burocratizzare la vita dei ricercatori.
    Per quanto riguarda i dubbi più “materiali” (stipendio, pensione ecc.), facendo ricerca si ha ovviamente diritto alla pensione, già come dottorando versi alla gestione separata. Ma lasciami dire che con le regole attuali una pensione non ce l’avrá praticamente nessuno nato dopo il 1970. Per la competitività in parte è vero, ma tieni conto che dipende sempre tutto da trovi, ci sono colleghi fissati e colleghi più normali e il publish or perish in Italia non è ancora molto diffuso (per fortuna), per non dire che in università he questo vale ovunque)si entra per cooptazione, non sempre il candidato ideale è quello con più pubblicazioni o con l’impact factor più alto.
    Infine aggiungo che la situazione lavorativa comunque in Italia non è brillante, tempo indeterminato sempre più un miraggio è grosso rischio di lavoro sotto qualificato e sottopagato.
    Le statistiche dicono che un laureato purchessia guadagna in media di più di un non laureato, e i tassi di disoccupazione sono comunque più bassi. In particolare nell’ambito scientifico il tasso di disoccupazione a 5 anniè del 6 e qualcosa %, moltosotto la media di tutti i laureai che è al 9 e rotti.
    Ti lascio il link all’ultima Indagine Almalaurea: http://www.almalaurea.it/universita/occupazione/occupazione14
    Tutto questo per dire: se ti piace fisica, studiala, poi qualcosa
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 6,518
    Dipende, quelli che hanno già un posto a tempo indeterminato possono permettersi di non pubblicare. Non possono perdere il posto a meno di assenteismo. Però già al 2017 è difficilissimo iniziare come ricercatore a tempo indeterminato, e credo che se fai post-doc o i periodi di 3 anni da ricercatore a tempo determinato ci sia l'obbligo di pubblicare. Altrimenti sarà difficile superare concorsi futuri.
    Però io punto a fare queste tappe all'estero, dove ci sono molte più opzioni (anche nelle mansioni). E finché sarò precario mirerò a cercare collaborazioni con professori forti e pieni di contatti, in modo che sia più difficile rimanere a mani vuote.
  • DrMoodyDrMoody Veterano Pro
    Pubblicazioni: 340
    @Marcof il ricercatore a tempo indeterminato è un ruolo ad esaurimento dal 2010 (legge Gelmini). Tutti i concorsi banditi dal 2011 in poi sono per ricercatori a tempo determinato. Nel caso dei RTD-b dopo il triennio è praticamente automatico il passaggio ad associato e dunque il tempo indeterminato.
    Riguardo alle pubblicazioni la cosa è più complessa: in alcuni casi i postdoc richiedono la stesura di alcuni lavori, ma è a discrezione del titolare dell'assegno (cioè il docente che recluta il ricercatore) e sono richieste davvero molto all'acqua di rose, perdipiù non sono mai vincolanti. Se hai l'accordo del docente puoi fare (o non fare...) quel che vuoi.
    Una volta "dentro" la quantità di pubblicazioni è rilevante solo se devi partecipare come commissario a un concorso, per il resto alcuni dipartimenti (o atenei) si sono dotati di un regolamento che assegna la quota premiale del FFO sulla base di criteri di produttività, ma non c'è una vera e propria normativa (l'Anvur prova a diffondere i suoi deliri, fortunatamente gli danno retta in pochi).
    L'unico momento in cui "servono" le pubblicazioni è l'abilitazione nazionale, soprattutto in ambito non bibliometrico, (in ambito bibliometrico se non hanno cambiato con la nuova ASN bastano anche le citazioni, perché devi superare 2 soglie su 3).
    E si tratta di numeri abbastanza all'acqua di rose: nei settori non bibliometrici uno di quelli con la soglia più elevata è lett italiana contemporanea che chiede 15 pubblicazioni su rivista/volume nei 5 anni precedenti.

    Te lo dico per esperienza: non mitizzare l'estero, anche perché ormai i tempi sono un po' cambiati e anche là stanno tagliando di brutto. E cerca i professori con cui lavori bene, che stimi intellettualmente anche se sono degli sfigati, altrimenti diventa tutto, molto rapidamente, un incubo. 

    (mi sa che siamo andati OT, me ne scuso)
    Markov
  • BlindBlind Colonna
    modificato October 2017 Pubblicazioni: 1,981
    BlackCrow ha detto:

    Avete dei consigli? Opinioni? Accetto tutto!! Grazie a chi vorrà aiutarmi :)

    Hai vent'anni e hai appena iniziato: goditi l'università, lo studio e la vita, per tutte le altre preoccupazioni c'è tempo ;)


    -/-

    Per la cronaca, si può fare ricerca - e parlo della ricerca scientifica, perché conosco soprattutto quella - con contratti precari e non, in enti pubblici, a partecipazione statale o privati - non sono poche le aziende con un reparto "R&D" (Research & Development) in cui i laureati in matematica o fisica ricevono uno stipendio di tutto rispetto.
    Fare ricerca in enti o aziende private non significa affatto "lavorare per gli interessi di qualcun altro", come mi pare di aver letto da qualche parte (...beata gioventù! 8-> )
    Lavorare nel reparto R&D di un'azienda di telecomunicazioni o di produzione energetica, ad esempio, potrebbe significare trovare soluzioni che verranno poi messe a disposizione delle persone - persone come me e come voi - per comunicare tra loro o per accendere la luce e avere l'acqua calda ovunque si trovino.
    Non è una sciocchezza. Voi stessi non potreste fare a meno della luce, dell'acqua calda o di internet.

    D'altra parte, la ricerca "libera" non esiste (se non a casa vostra, nel weekend): anche l'università pubblica riceve sovvenzioni (in Italia dallo Stato e dai privati; all'estero, molto spesso, soprattutto dai privati) per cui all'università si fa ricerca su ciò che l'ente o il soggetto finanziatore "comandano" - i soldi dei finanziamenti (con cui poi si pagano stipendi e borse di studio) vengono dati con ragioni ben precise, non per "fare ricerca su quello che vi pare".
    (Non so perché questo concetto non arrivi agli studenti... forse nel nostro paese "pare brutto")


    AmelieNemovera68
    Post edited by Blind on
  • BlackCrowBlackCrow Membro Pro
    Pubblicazioni: 596
    Blind ha detto:

    BlackCrow ha detto:

    Avete dei consigli? Opinioni? Accetto tutto!! Grazie a chi vorrà aiutarmi :)

    Hai vent'anni e hai appena iniziato: goditi l'università, lo studio e la vita, per tutte le altre preoccupazioni c'è tempo ;)


    -/-

    Per la cronaca, si può fare ricerca - e parlo della ricerca scientifica, perché conosco soprattutto quella - con contratti precari e non, in enti pubblici, a partecipazione statale o privati - non sono poche le aziende con un reparto "R&D" (Research & Development) in cui i laureati in matematica o fisica ricevono uno stipendio di tutto rispetto.
    Fare ricerca in enti o aziende private non significa affatto "lavorare per gli interessi di qualcun altro", come mi pare di aver letto da qualche parte (...beata gioventù! 8-> )
    Lavorare nel reparto R&D di un'azienda di telecomunicazioni o di produzione energetica, ad esempio, potrebbe significare trovare soluzioni che verranno poi messe a disposizione delle persone - persone come me e come voi - per comunicare tra loro o per accendere la luce e avere l'acqua calda ovunque si trovino.
    Non è una sciocchezza. Voi stessi non potreste fare a meno della luce, dell'acqua calda o di internet.

    D'altra parte, la ricerca "libera" non esiste (se non a casa vostra, nel weekend): anche l'università pubblica riceve sovvenzioni (in Italia dallo Stato e dai privati; all'estero, molto spesso, soprattutto dai privati) per cui all'università si fa ricerca su ciò che l'ente o il soggetto finanziatore "comandano" - i soldi dei finanziamenti (con cui poi si pagano stipendi e borse di studio) vengono dati con ragioni ben precise, non per "fare ricerca su quello che vi pare".
    (Non so perché questo concetto non arrivi agli studenti... forse nel nostro paese "pare brutto")


    Il problema non è "lavorare per qualcuno" piuttosto si riferiva alle insicurezze sul lavoro (lavorare per due spicci e non arrivare a fine mese non è vivere, è sopravvivere, poi magari trovi il lavoro ben remunerato che ti permette di concentrarti con serenità ma non essendo scontato ne tengo conto!), spostarsi di continuo che se da un lato può essere fantastico dall'altra con la consapevolezza di una certa difficoltà nel mantenere amicizie o avere relazioni affettive unito poi al fatto dello stress che si crea non lo è. Per stress intendo una situazione simile (più o meno) alla seguente: studi diversi anni facendo sacrifici economici e ti ritrovi a cercare lavoro, magari nemmeno ben pagato (qui non si parla di voler essere ricchi ma di avere una tranquillità economica che ti permette di essere sereno nello svolgere un lavoro con passione), per poi spostarti perché altrimenti nada e nello stesso momento non potresti coltivare relazioni stabili per ovvi motivi, il tutto fino a quando? Se poi non ti va bene arrivato a quel punto non hai molte strade. 
    Amelie
  • abbidubbiabbidubbi Neofita
    Pubblicazioni: 10
    Ciao @BlackCrow, ho trovato questa discussione per caso e calza a pennello con quanto sta vivendo mio figlio. Asperger ed APC. Primo anno di fisica, difficoltà ad ingranare, scarsa frequenza, materie che non piacciono particolarmente, contestazioni continue su metodi di insegnamento e professori che sembrano lenti in confronto a lui. Tra poco ci sarà la seconda sessione (la prima è andata a vuoto) e sembra già entrare in crisi profonda. Pensa di mollare ed andare a lavorare. Ma cosa può fare con un diploma di liceo scientifico? E poi sono convinta che non sarebbe soddisfatto...Mi sembra più una crisi esistenziale, certamente autismo ed APC non aiutano. Hai trovato delle risposte?
    BlackCrow
  • ASHerASHer Membro
    Pubblicazioni: 37
    @abbidubbi ho avuto gli stessi problemi di tuoi figlio ai tempi dell'Università e alla fine ho mollato. Ma io non avevo una famiglia alle spalle che potesse in qualche modo accorgersi dei miei problemi o potesse farmi cambiare idea, darmi supporto, cose così. Il pentimento poi c'è stato, sì, anche perchè andare a lavorare "normalmente" comportava comunque un altro livello di stress, che non ho a sua volta sopportato. Non so quale sia il consiglio migliore, io all'epoca cercavo di "uscirne" facendo gli esami da non frequentante, così studiavo per i fatti miei e andavo solo alla sessione d'esami, ma non ha funzionato.
    BlackCrow
    I didn't ask for this pain it just came over me
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