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Ipersensibilità e routine inesistenti

claluiclalui Veterano
modificato 11 November in Sensi, percezioni, attenzione
Buonasera a tutti. Ho una serie di domande che come dice il titolo riguardano l'ipersensibilità e le routine.

Mio figlio di sei anni e mezzo non ha mai avuto e tuttora non manifesta entrambe queste cose. A parte qualche suono non sembra essere infastidito da nulla a livello sensoriale. È tranquillo in tutti i luoghi che per lui dovrebbero essere iperstimolanti e quindi fastidiosi come ipermercati, ludoteche, pizzerie, ristoranti...non solo non manifesta disagio ma chiede di tornarci!

Stesso discorso per le routine: non sembra averne. Non ne ha per dormire o per mangiare, non ha selettività alimentare, non vuole fare sempre lo stesso percorso per andare in determinati luoghi, quando riordina i suoi giocattoli lui stesso li mette in posti sempre diversi. Insomma non sembra avere ne routine ne rigidità particolari.quando era più piccolo si rifiutava di mangiare i biscotti spezzati, cosa del tutto superata da solo senza nessun intervento da parte nostra. E a parte questa non ho memoria di altre rigidità.

Quello che vi chiedo è se è possibile che sia realmente così o se siamo noi a non accorgerci di qualcosa. Vi chiedo anche se ipersensibilità, routine e rigidità sono cose che si possono manifestare in un secondo momento, con il progredire della crescita. mi interessa in particolar modo il discorso della selettività alimentare.

Grazie per l'attenzione e per le eventuali risposte.

Speranzamammaconfusa80arabafenice83
Post edited by lollina on
«13

Commenti

  • SperanzaSperanza Veterano
    Pubblicazioni: 135
    Questo argomento interessa anche me...
  • Marco75Marco75 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 747
    Non saprei, io posso rispondere per me... l'ipersensibilità io neanche pensavo di averla, ma poi, confrontandomi con altri qui, ho scoperto di avere una sensibilità tattile effettivamente più sviluppata (fastidio per i contatti occasionali con persone od oggetti, irritazione per molti abiti o tessuti). L'attaccamento alle routine forse è un po' presto per valutarlo, a sei anni... magari puoi verificare la componente "rigidità" nel suo atteggiamento nel gioco, in quanto questo dev'essere o meno strutturato, in che misura vengono tollerate variazioni e improvvisazioni, ecc.
    Speranzaclalui
  • mafaldamafalda Membro
    Pubblicazioni: 21
    Ciao Clalui,
    per quanto riguarda l'ipersensibilità e gli aspetti sensoriali in generale ho da poco letto un libro piuttosto interessante di Olga Bogdashina che si intitola "Le percezioni sensoriali nell'autismo e nella sindrome di Asperger". Per capire se c'è un'iper o un'ipo sensibilità rispetto a un canale sensoriale i segnali da cogliere sono davvero variegati e ognuno può avere un profilo molto diverso. 
    Anche il mio bambino non ha mai manifestato crisi nei luoghi affollati e, se da piccolissimo era spaventato da certi rumori, ora è infastidito solo dai phon dei bagni pubblici, ma solo se sono effettivamente potenti, altrimenti riesce addirittura ad asciugarsi le manine insieme a me. Prima aveva anche un po' di ipersensibilità tattile, ma ora è quasi sparita. Vero è che l'abbiamo sempre rassicurato e spronato ad affrontare le sue paure. 
    A me hanno confermato che dal punto si vista percettivo le sue non sono ipersensibiltà particolarmente invalidanti e in effetti non gli precludono praticamente nulla. 
    Poi so anche che il profilo percettivo può variare nel tempo e in alcuni periodi alcune ipersensibilità possono acuirsi, ma a noi per ora è capitato solo che andassero affievolendosi.
    Anche per quanto riguarda le routine non è molto rigido e tollera bene qualsiasi variazione, però, come dice Marco75, fa un po' fatica ad accettare intromissioni nel gioco. Credo che agli aspetti percettivi e la rigidità possano essere correlati. Alla fine l'attaccamento alle routine credo abbia la funzione di controllare un ambiente percepito come troppo caotico e percettivamente faticoso. Ma questa è solo una mia ipotesi.
    In conclusione ti direi che forse il tuo bimbo ha la fortuna di non avere troppe fatiche dal punto di vista percettivo e magari non stai sottovalutando nulla, è semplicemente così. Non sai come capisco quella paura di non considerare ogni dettaglio, di farsi sfuggire qualcosa!
    claluiMarco75lollinaLandauer
  • claluiclalui Veterano
    Pubblicazioni: 233
    Grazie @mafalda sei stata molto esaustiva.leggero' senz'altro il libro.
    Grazie anche a te @Marco75 . In effetti mi hai fatto pensare che anche mio figlio una delle poche cose in cui manifesta fastidio sono i pantaloni:vuole sempre quelli "morbidini" come li chiama lui, ossia quelli della tuta. Però non mostra altri fastidi a livello tattile.
    Forse mi preoccupo eccessivamente di tutto pure di quello che non c'è!
    Marco75
  • PavelyPavely Membro
    modificato 12 November Pubblicazioni: 2,783
    Una delle caratteristiche dell'autismo è quello di non manifestare il dolore e la sofferenza che vengono da stimoli spiacevoli.

    In altre parole, ad esempio, ad un Autistico "devi" mettere gli occhiali da sole perché non avrà percezione del disagio dato dalla luminosità.

    Vale il principio FRANGAR, NON FLECTAR. In altre parole: quando un autistico ha Meltdown e crisi improvvise, queste spesso giungono "inaspettate" e molti genitori non capiscono il perché. Un autistico "Si spezza, ma non si piega". Non si lamenta. Nove volte su dieci non chiede aiuto.

    Se siamo in presenza di una Diagnosi di autismo "reale", @clalui, è naturale che non ci siano lamentele. Non accade mai veramente.

    Esistono due tipi di autistici.

    Quelli a basso funzionamento che davanti all'"impatto sensoriale" implodono, si chiudono, sono molto "visivi", tacciono, si lamentano, ondeggiano e quelli ad alto funzionamento che riescono a "controllare", "dominare", gran parte delle percezioni.

    La fascia più alta, gli Asperger, possono arrivare a "sembrare" normali.

    In casi disfunzionali, sembra osservare qualcosa che chiameresti Disturbi d'ansia.

    No.

    Solo i Neurotipici affermano che gli Autistici abbiano Disturbi d'ansia. Sono pochissimi e sono solo statunitensi gli Autistici che hanno affermato di soffrirne.

    Ovviamente, questo accade solo in persone autistiche che "ascoltano" veramente i Neurotipici.

    Oggi cominciamo a fregarcene beatamente dell'interpretazione NT dell'autismo...

    Ma questo è un'altro discorso.



    Se sei certa della diagnosi, stai osservando un bambino che si sta controllando.

    L'opzione è l'intelligenza.

    Più il QI cresce, più hai una mimesi.



    Tutti noi controlliamo l'impatto sensoriale.

    O desideriamo controllarlo.

    Io, ad esempio, ho una "corazza autistica" che non riesco ad infrangere.

    Io soffro per non poter controllare eventi, persone, stimoli e percezioni.

    Fin da piccolissimo, l'ho dovuto accettare.



    Con l'età adulta ho capito che ci deve essere spiegato che possiamo chiedere di "diminuire" l'impatto sensoriale.
    Ma deve esserci spiegato chiaramente e esplicitamente.



    Ciò non significa che comunque nella Vita non ci ritaglieremo Aree di controllo: sensorio, emotivo, concettuale, pratico, relazionale, percettivo, materiale, economico, dinamico, sociale, strutturale, corporeo, alimentare e culturale.

    Regolaremo sempre l'impatto del mondo.

    Si

    claluimammaconfusa80Landauer
    Post edited by Pavely on
  • claluiclalui Veterano
    Pubblicazioni: 233
    @Pavely grazie, mi hai fatto riflettere come sempre.

    I miei timori quindi non erano infondati. Mi consoli dicendo che il controllo è indice di intelligenza. Tuttavia non voglio che mio figlio patisca lì dove non è necessario. Illuminante l'esempio che hai fatto degli occhiali da sole. Quindi una riduzione da parte mia degli stimoli e insistere nell'insegnargli a chiedere di diminuirli può essere una strada per alleggergli il carico.

    Quello che non capisco, però, è come mai lui chieda esplicitamente di tornare nella situazione. Evidentemente il piacere della passeggiata all'ipermercato(dove puntualmente ci estorce un giochino o un libro), il gusto di mangiare la pizza ecc sono superiori alla fatica che fa per controllare i sovrastimoli.

    E questo a sua volta mi fa pensare che non sia una cosa eccessivamente gravosa per lui. E si ritorna all'ipotesi che i suoi sensi non siano poi così tanto sviluppati nonostante sulla sua diagnosi non ci sia dubbio.

    Non so. Forse non sto comprendendo a pieno ne lui ne ciò che mi hai detto
    :(
  • mafaldamafalda Membro
    modificato 12 November Pubblicazioni: 21
    @Pavely Sei sempre illuminante.
    Era un pensiero che in parte avevo fatto anch'io osservando il mio bimbo. In particolare quando faccio una strada diversa dalla solita, lui si autotranquillizza con dei commenti tipo "stiamo facendo un'altra strada ma andiamo a casa lo stesso". In quei momenti mi son detta che la sua capacità di capire e interpretare gli eventi lo aiuta moltissimo.
    Non ha mai meltdown, ma in alcuni momenti sembra "funzionare meno" e spesso mi son chiesta se non ci fosse un rumore di fondo o una luce, un colore che lo disturbasse.
    Però anch'io come @Clalui non mi spiego come in contesti molto caotici, come le ludoteche, lui si diverta un sacco e chieda di tornarci.
    Post edited by mafalda on
  • PavelyPavely Membro
    modificato 12 November Pubblicazioni: 2,783
    @clalui , @mafalda proviamo a spiegare la cosa con un esempio traslato e totalmente metaforico...

    L'unica realtà che un Autistico conosce è quella Neurotipica.

    Tutte le mamme neurotipiche portano - facciamo un esempio METAFORICO - alle giostre, tra gente che urla, e così via il proprio piccolo... Il bimbo guarda la mamma e PENSA due cose.

    In primo luogo pensa che il Mondo che sta percependo è la NORMALITÀ.

    Secondo, pensa che la FELICITÀ sia l'insieme degli STIMOLI VIOLENTI a cui la mamma lo espone.

    Il bimbo interpreta quegli stimoli con le chiavi interpretative, con gli strumenti cognitivi, che la mamma gli offre. E questi, sono la chiara affermazione di concetti come: "Andare alle giostre è bello e divertente".

    Il bambino non contesta. Non chiede. Non ha la più pallida idea che possa farlo. Non sa di dover chiedere. Non immagina neanche che esista altro.

    Con l'adolescenza percepirà sempre di più che c'è qualcosa che non va.

    Sa che i suoi genitori gli hanno detto cose come: "Felicità è stare con gli amici", "Felicità è stare in Discoteca", "Felicità è musica a tutto volume". Pure: in queste occasioni lui ha sempre provato rabbia.

    Dato che questa è la VERITÀ, dato che tutto il mondo CONFERMA ciò che i genitori e gli NT gli hanno detto, lui non contesta. Non sa. Sente di stare male, di provare emozioni uniche, non ne ha idea.

    Allora FA ciò che la mamma prima e poi gli amici gli dicono. Vive male. NON SA, NON CAPISCE l'origine della sofferenza.

    RIPETE COMPORTAMENTI NEUROTIPICI perché gli viene detto che è la NORMALITÀ. Poi gli verrà spiegato e intuirà che è la SALUTE. Dunque, li ripete.

    Tentando di comportarsi, in modo normalissimo, comincia a stare male. Facciamo un secondo esempio METAFORICO.

    Per secoli, prima della laicità, gli omosessuali erano o costretti ad apparire ETEROSESSUALI. Molto sul loro non avevano la più pallida idea che l'omosessualità fosse una cosa naturalissima. Stavamo male. Si sposavano. Reiteravano la sessualità eterosessuale: la ripetevano. Non dava loro alcuna felicità. Moltissimi di loro diventavano preti e monaci per vivere qualcosa di SIMILE l'omosessualità. Almeno, laddove i rapporti sessuali erano proprio impossibili, riuscivano a non vivere la sofferenza psicologica di avere rapporti eterosessuali.

    Perché PER SECOLI gli uomini hanno RIPETUTO la ricerca della normalità?

    Perché, come i vostri Patuflini, hanno continuato a chiedere "DI ANDARE ALLE GIOSTRE"?



    L'alternativa non esisteva.

    Nessuno ne parlava.

    C'erano sguardi. Mutui intendimenti. Nessuno però sapeva che esistesse una Omosessualità SANA.

    Facciamo un terzo esempio: le donne per secoli hanno svolto, senza pretendere niente, le professioni di cura.

    Non hanno studiato, letto, creato. L'unica aspirazione in cui erano cresciute ed educate era "diventa grande, sposati, prenditi cura di tuo marito e dei tuoi figli e, soprattutto, degli anziani della comunità".

    Le donne erano infelici. Spesso, manifestavano isterismo. (Testimonianza della violenza maschile su di esse e nient'altro). Verso il 30 anni cominciavano a perdere la linea, a mangiare molto, sfiorivano, stavano male e NON SAPEVANO PERCHÉ.

    Pure: se interrogate affermavano che il Mondo in cui vivevano era felice. Che ciò che desideravano era non solo sposarsi ma confermarlo.

    Il "più bel giorno della vita" era il Matrimonio.

    Evenienza assurda perché prima degli anni settanta, il matrimonio era poco più dell'assunzione di una Serva Domestica. Quella che oggi chiamiamo Colf. O badante. Chiaramente: non pagata.

    Le donne possono o meglio devono fare tutto.

    Come gli Omosessuali.

    Pure, quando queste condizioni erano represse, omosessuali e donne non chiedevano nulla. Chiedevano ciò che il mondo diceva loro di chiedere.

    In altre parole: se non hai alternativa, se non sai che un'alternativa esiste, non chiedi.



    Di più mariti gay e donne soffrivano. E più soffrivano, più si impegnavano nel ruolo loro imposto dalla società e dal sistema famigliare. Più erano infelici, più aumentavano la lena e la devozione.

    Si innestava un CORTOCIRCUITO di bugie interiorizzate che conducevano Sposi omosessuali e donne a crisi frequenti.

    In quel caso, se non si finiva al Manicomio, si andava in Sanatorio.

    I medici NT dicevano alle mogli o ai mariti: il suo sposo o la sua sposa ha bisogno di assoluto riposo. Ecco, il sanatoria. Le sdraio al sole. Le terme.

    Si giunse ad assurdi teorici chiarissimi.

    Per fare un esempio: nella Londra Vittoriana del tempo, per curare l'isteria e dare temporaneo sollievo alle donne, moltissimi medici masturbavano (realmente e a mano) le donne fino a procurare loro orgasmi. L'invenzione e la diffusione dei vibratori, ai primi del Novecento dispositivi medici per questi dottori, fu un sollievo e la possibilità di avere più pazienti in una giornata (e aumentare l'incasso giornaliero dello studio).

    Perché le donne facevano questo?

    Perché non chiedevano libertà?

    Perché si ostinavano a volersi sposare a 16 anni?

    Perché non chiedevano altro e, anzi, interrogate affermavano che la felicità era il Matrimonio è CREDEVANO, veramente credevano, a ciò che dicevano?

    Perché non vedevano l'alternativa.



    Tutti i bambini autistici vogliono confermare che ciò che mamma e papà gli dicono è giusto.

    Tantissimi autistici CREDONO a ciò che i Medici dicono degli autistici.

    A parte RARISSIMI CASI di Psicologi "eretici" come Atwood ancora oggi è scritto che l'Asperger è una malattia mentale.
    Ha un suo codice ed è una 'specificazione' dell' autismo lieve.

    Il rapporto che lega la persona NT all'idea che l'Asperger sia una Malattia mentale è lo stesso che legava un Maschio del primo novecento all'idea che "la moglie deve stare a casa e accudire i bambini".



    Ovviamente, oggi sono migliaia le pubblicazioni in cui è scritto che l'Asperger non è una malattia mentale

    Con il tempo insegneremo ai YOUNG ASPERGER cosa sia la nostra condizione, che soffriamo per determinate ragioni, che il Mondo NT è oppressivo sensorialmente.

    INVENTEREMO luoghi di svago ALTERNATIVI in cui poter andare.

    Spiegheremo la nostra condizione e i piccoli capiranno.



    L'uguaglianza non si ottiene in un giorno.

    Dunque: chiedono di tornare perché sono convinti che la felicità e la salute sia quella.

    Sembrano felici perché i bambini non hanno filtri e CREDONO che ciò che stanno vivendo sia la felicità.



    Se un bambino è REALMENTE autistico e io lo porto in un ambiente IPERNEUROTIPICO e iperstimolante poi sta male.

    Non è sbagliato il bambino.

    È sbagliato l'ambiente.

    Da piccolo può recitare. Da adolescente non ci riuscirà più.



    Il dramma di una mamma neurotipica è analogo a quella di un papà fortemente eterosessuale a cui nasce un figlio gay o ad un uomo patriarcale che vede sua moglie divorziare.

    Accettare la differenza è un percorso cognitivo difficilissimo.

    Ben venga il diritto di libertà di essere se stessi.

    Sia attraverso il diritto all'identità sessuale, sia attraverso il divorzio.



    Avere un'alternativa.

    Alternativa, osservate, che noi autistici, oggi, non abbiamo.

    Se non andiamo alla scuola NT dove andiamo?

    Se non andiamo nei locali NT il sabato dove andiamo?

    Se non ci sposiamo che facciamo?

    Molte TAPPE della vita, tutte rigorosamente NT, sono obbligate.

    Le fai.

    Anche se ti fanno stare male.

    Da bambino ci credi.

    Da adolescente comprendi che c'è qualcosa che non va.

    4 volte su 5 ti blocchi

    1 volta su 5 resisti.

    E se resisti, sei Asperger.

    Un individuo che resiste nel doloroso mondo neurotipico.
    rondinella61Landauer
    Post edited by Pavely on
  • LifeIsLifeIs Veterano Pro
    modificato 12 November Pubblicazioni: 746
    Vorrei confermare quanto dice @Pavely (cioè confermare che corrisponde alla mia storia), mi riferivo proprio a quello quando nell'altra discussione dissi:

    “Ho passato grandi sofferenze e ho avuto bisogno di molti anni prima di imparare a distinguere ciò di cui ho bisogno da ciò che desideravo a causa dell'educazione, a causa degli esempi che ho avuto dalle persone intorno a me”.

    [Esempio] Anche io desideravo, volevo assolutamente andare alle giostre (una volta l'anno, quando arrivavano), ma soffrivo in quel caos, moltissimo, e nonostante questo non avrei assolutamente accettato di non andarci.


    Vorrei aggiungere una cosa:

    Se una persona resiste oggi, non significa che continuerà a farlo, prima o poi potrebbe non farcela più.
    Pavelyrondinella61Marco75
    Post edited by LifeIs on
    Ciò che scrivo non è mai una verità assoluta, ma solo quella che è la mia opinione personale al momento della stesura.
    Per comodità e per facilitare la lettura, potrei scrivere generalizzando e ponendo le mie idee come certezze, non lo sono.
  • claluiclalui Veterano
    Pubblicazioni: 233
    @Pavely ho perfettamente capito ciò che vuoi dire. Fin da subito mi sono accorta che a mio figlio è necessario creare tutte le categorie(io le chiamo così)

    Per fare un esempio. Ho sempre fatto addormentare mio figlio nel suo letto fin da appena nato. E li rimaneva anche quando si svegliava di notte. Poi l'estate di due anni fa per ragioni di spazio, in vacanza, lo facemmo dormire con noi nel lettone. Risultato:da allora quando si sveglia la notte se ne viene da noi.gli abbiamo creato l'alternativa, la categoria, dormire del lettone!

    E di esempi simili potrei farne a migliaia. È chiaro che se lui non ha un'alternativa meno stimolante a livello sensoriale opterà obbligatoriamente per l'unica che conosce.

    Non sono però d'accordo con il fatto che lui non sia davvero contento di fare delle attività quali gonfiabili o simili. Noi diamo sempre l'alternativa non lo ablighiamo mai, ma lui sceglie quasi sempre quella più iperstimolante. Anzi capita spesso che la richiesta parta da lui. E mai ha avuto meltdown a seguito di queste esperienze.

    Non so che dirti, quindi anche perché purtroppo mio figlio non si esprime ancora bene e non posso chiedere a lui. Se esistesse, che so, una ludoteca con stimoli abbassati lo porterei nel dubbio senz'altro in quella. Ma questa alternativa (ancora) non esiste.

    In ogni caso dopo ciò che hai detto farò più attenzione a ciò a cui lo sottopongo e soprattutto al modo in cui lo faccio.

    Penso, inoltre, ma probabilmente sbaglio, che il modo di vivere e resistere agli stimoli sia anche legata al tipo di richieste che gli vengono fatte. Se in un ambiente iperstimolante lo lascio libero di viverlo come vuole probabilmente ottengo che lui si autoregoli e riesca meglio a gestire gli stimoli. Se invece ad un ambiente già fastidioso aggiungo richieste comportamentali ottengo uno sforzo maggiore e quindi una peggiore gestione degli stimoli. Sto pensando all'ambiente ludoteca vissuto in autonomia contro l'ambiente ludoteca durante una festicciola di bambini.
    PavelyLandauer
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