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L'ossessione della gente per il cibo

Premetto che io stessa ho un disturbo alimentare (bulimia, da più di dieci anni) ma è collegato a dinamiche di angoscia e autolesionismo, non provo un reale piacere o soddisfazione a mangiare, quasi mai. Anzi, crescendo ho sviluppato problemi sempre più gravi nel mio rapporto col cibo e con tutte le forme di socialità che passano attraverso esso: mangio quantità inverosimili di pochissime cose che mi piacciono -per esempio posso tranquillamente divorare mezzo chilo di tavolette di cioccolata o patatine in pochi minuti- ma quello che non mi piace non c'è verso di farmelo piacere, né di sperimentare cose nuove: finisce con me che cerco di reprimere i conati di vomito. Per fortuna sono anni che in casa non si mangia tutte insieme e riesco a sottrarmi a tutto quello che non mi piace, eppure mia madre in un modo o nell'altro cerca praticamente ogni santo giorno di innovare la sua cucina (ma poi perché? Non sono inappetente, non sono obesa né sottopeso, non ho anemia o valori sballati o problemi gravi di salute, non capisco perché questa fissazione) propinandomi cose che per i due terzi delle volte mi fanno schifo per consistenza e sapore e finisco col cestinare di nascosto; questo perché negli anni ho imparato a farmi furba, ma prima dovevo anche sorbirmi i suoi sbuffi annoiati e rabbiosi e le sue esternazioni apprensive fuori luogo sul "eh ma ormai non ti piace più niente, cosa mangerai per tutta la vita?". La beffa è che sfogando le mie ansie ingozzandomi sono anche un po' sovrappeso e questo può far trapelare l'idea che il cibo e le occasioni 'mangerecce' mi piacciano, ma lasciamo stare.
In gran percentuale la mia causa di rifiuto delle uscite con i coetanei sta nel fatto che io vorrei camminare e sostenere conversazioni stimolanti, mentre loro tendono a starsene seduti a un bar o in un fast food ad ingozzarsi e parlare del nulla.
Comunque scrivo questo post perché ho appena gettato via a malincuore il mio poltiglioso pranzo (una frittata che è stata resa disgustosa da non so cosa, vi giuro, ma come si fa a rovinare una frittata?) pur di non sorbirmi una tragedia familiare quando avrei potuto mangiare la mia solita insalatina a cuor leggero, ma mi rendo conto che il mio livello di sopportazione per l'argomento cibo è ai minimi storici; non ne posso più di sentire parlare di cosa mangerebbero gli altri, di cose nuove da cucinare, di viaggi all'estero con finalità gastronomiche, di alimentazione varia, si parla di cibo persino quando si mangia, c'è cibo in televisione, per le strade, ovunque. Due cose soprattutto mi danno fastidio, la prima è che il mondo occidentale ha un grave problema di abuso alimentare, ed elevare le dipendenze a culture è un procedimento che mi fa terribilmente innervosire perché vedo in esso l'intento di una classe sociale privilegiata di spacciare i propri problemi per sofisticatezza: per dire, avere il vizio del porno non è e non sarà mai una cosa da ostentare, perché il vizio del fumo o del cibo sì? E non è un discorso di classismo ordinario, ovvero ricchi e colti contro poveri e ignoranti, bensì di "socializzati vs esclusi", perché praticamente qualsiasi forma di contatto umano passa attraverso il cibo, oggi più che mai perché esso è accessibile a tutti i ceti.
La seconda cosa che mi fa arrabbiare è l'avversione irrazionale condita di ramanzine per gli inappetenti o gli abitudinari in nome di un supposto danno che ne deriverebbe a chi questo accesso al cibo non ce l'ha (i famosi bambini dell'Africa): io -non io, un io generico- tirerei avanti per dieci anni mangiando un solo alimento, o cose varie in quantità minime, sei tu che ogni giorno mi propini cibo che in un modo o nell'altro stai sprecando, perché lo mangio controvoglia alimentando un rapporto malsano con l'alimentazione o finisco per buttarlo. Per non parlare dell'incapacità dei genitori e di molti partner amorosi che non sanno esprimere affetto e non si sentono appagati in una relazione se non cucinano o costringono a ingozzarsi l'altro. E non sono pochi, conosco più di una storia che se non fosse per la condivisione di uscite al ristorante non tirerebbe avanti. E quelli che giudicano l'evoluzione di una nazione guardando la sua cucina? Cosa cambia nella vostra vita se qualcuno mangia la pizza con l'ananas? E davvero le persone credono che industrie alimentari varie facciano scelte per etica e cultura della buona alimentazione e non perché puntano a legittimi profitti aprendosi a nuovi fruitori?
Perché la gente sembra far ruotare tutto intorno al cibo? (Parentesi mia semiseria: quando dovrebbe ruotare tutto intorno al sesso?)
Ma il cibo è davvero così importante nel nostro sviluppo emotivo? E soprattutto: io non partecipo di moltissime cose, sesso incluso, che comunque non diventano disgustose o immorali ai miei occhi, né sono così determinanti per le relazioni umane. Cos'ha il cibo di tanto speciale?
Amelieale82rondinella61SoylentGreenluca95

Commenti

  • ale82ale82 Membro Pro
    modificato 12 November Pubblicazioni: 81
    Riflessione stimolante per me, la tua.
    il fatto che tu abbia necessità particolari rispetto al cibo che mangi(tolleri poche cose, a quanto intuisco), ti porta a stare lontano dai "pasti condivisi" nonchè dall'intrinseca socializzazzione che essi nascondono.
    Prima di essere fraintesa, ti faccio una premessa che riguarda il mio passato "alimentare", nonchè un disturbo speculare al tuo, che spero aver risolto per sempre.
    Intorno ai vent'anni, durante un lungo periodo d'ombra della mia vita, arrivai a pesare 41 kg, per un metro e settanta di altezza.non tolleravo alcun tipo di cibo a parte due o tre cose e in minima quantità. passando davanti ad una panetteria, solo l'odore mi faceva rimettere, stessa cosa per qualsiasi odore di cibo cucinato.
    Stavo,elaborando a posteriori, letteralmente rifiutando gli altri; svincolarmi dal cibo era null'altro che una somatizzazzione della sofferenza che provavo a stare con il prossimo.
    ebbi in quel periodo un caro amico a starmi vicino,l'unica presenza che riusciva con cautela e giusti modi, a farmi mangiare qualcosa.poi arrivó il giudizio di chi avevo intorno a rimbombarmi in testa...porella...come si è ridotta...che brutta l'anoressia...e via dicendo.inutile spiegarsi,inutile far capire che mai e poi mai il problema fosse mia madre o il mio desiderio nascosto di "fare la modella"(io che ancora oggi mi dileguo pur di non essere fotografata...per intenderci).oltretutto mi vedevo brutta,con il viso scavato, e dovevo difendermi da tutti gli idioti che pensavano avessi una distorsione nella visione del mio corpo(santi numi...i tuttologi di internet e del sentito dire, sui disturbi alimentari,e su tutte le malattie che permettono di giudicare senza scrupolo, è una delle razze che tollero di meno..).
    Per fartela breve, il mio 'uscirne', non è stata che una rivalsa nei confronti di chi ne capiva poco o niente, e si è rivelato, per me un apprendere molto costruttivo sul cibo, e sulle infinite possibilità di sfruttarlo a mio beneficio.
    Ad oggi, amo profondamente cucinare, adoro rifugiarmi nelle dosi delle ricette e ne invento parecchie con successo e,anche per questo, vengo reputata molto socievole riuscendo con legerezza ad invitare una moltitudine di gente a cena.
    La triste e funzionale realtà è che quando non mi va di stare in mezzo agli altri seduta a tavola, semplicemente mi alzo e vado in cucina a "fingere"di star facendo qualcosa per loro. attualmente preferirei avere anche 30 persone a cena, più che dovermi sedere in un ristorante con troppe persone vicino, che magari devo tollerare solo per "circostanza".so perfettamente chè è un metodo"evitante", ma lo trovo altamente funzionale.del resto, sto bene io, e faccio stare bene gli altri, e il cerchio si chiude, senza pensieri e senza delusione delle aspettative.questa la mia modesta esperienza in merito, spero possa aiutarti.il mio limite rimangono i dolci, è per me ancora frustrante non poterne nemmeno assaggiare nelle ricorrenze , ma con quelli, proprio non ce la faccio....tutte le cose dolci mi provocano un disgusto irrazionale, frutta compresa,ma lo reputo un limite accettabile per gli altri
    Amelierondinella61Blue_Soul
    Post edited by ale82 on
  • Apgar7Apgar7 Membro
    Pubblicazioni: 70
    @Blue_Soul "Il cibo è davvero così importante per il nostro sviluppo emotivo? Perchè non ruota tutto intorno al sesso?"
    Sai che hai sollevato due domande davvero interessanti?

    Tua madre cerca di innovare la sua cucina perchè la condivisione del cibo è uno strumento potente di socializzazione e preparare il cibo per gli altri è un segno di affetto. Rispetto al sesso il cibo non è un tabù, perchè non si rischiano gravidanze fuori dalla coppia o dal gruppo sociale di appartenenza.

    Anche io ho sofferto di un disturbo alimentare (bulimia nervosa dato che
    avevo un BMI <18,5 che allora era il parametro base per questa
    etichetta diagnostica). Riflettendo su cosa volessi dal disturbo
    alimentare - proprio in questi termini - ho capito di avere
    un'ipersensibilità nei confronti di alcuni odori, consistenze e persino
    rumori associati al cibo. Inoltre, avevo una forte iperattività che mi
    impediva di trovare piacevoli i momenti conviviali e difficoltà nel
    passare da un'attività all'altra che mi facevano rimanere a tavola più a
    lungo del dovuto. Mettici insieme il leggero senso di euforia dato dal
    mangiare poco, una cattiva percezione dell'immagine corporea e la grande
    sensibilità al tipo di alimenti che mangio dal punto di vista
    gastrointestinale e il gioco è fatto. Insomma, più che un disturbo
    alimentare era una serie di manifestazioni con vari tentativi di
    "aggiustarmi" in modo da stare meno male.
    Blue_Soulale82
  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 3,700
    Quanto condivido molte delle cose che hai scritto, non sai!!:-<
    @Blue_Soul il cibo è un grande strumento di potere (e non mi dilungo oltre) e un prezioso elemento culturale, tanto che l'antropologia ne è piena e apprezzo che tu abbia fatto cenno alla pubblicità ingannevole.

    Ti consiglio in merito due libri: Il crudo e il cotto di L. Strauss
    http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/antropologia/9788842822486/il-crudo-e-il-cotto-2/

    e

    Buono da mangiare di M. Harris
    https://www.amazon.it/Buono-mangiare-Marvin-Harris/dp/8806226290;

    Ma il cibo è anche un tappo, con la virtù di saper serrare e tener a bada le frustrazioni e i problemi irrisolti attraverso un inganno biochimico.

    Chiaro che diviene strumento catartico delle rovinose irrisolte problematiche personali, ma anche ancor più succede che tale processo si esplichi attraverso gli altri (figli, marito, moglie, ecc.) sui quali vengono proiettate aspettative nuove e nuovi desideri ("Guarda quanto è bravo! Mangia tutto senza sporcarsi!); oppure "Se mangi tutto ti do una bella cosa!" O ancora "Assaggia che fai felice mamma!"....


    ...Non continuo oltre!

    Potremmo scrivere dei libri interi, ma che dico... delle enciclopedie)!

    Nel sito trovi dei thread interessanti. Appena ho tempo li cerco e li posto.
    Blue_Soulrondinella61ale82
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • luckyduckluckyduck Membro Pro
    Pubblicazioni: 291
    Blue_Soul ha detto:

    Cos'ha il cibo di tanto speciale?
    Se lo chiedesse Cappucetto rosso, il lupo cattivo gli risponderebbe in accento bolognese:
    - Che si può mangiuare meeglio! -
    Blue_Soul
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