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Siamo sicuri che la solitudine ci renda infelici?

Dalle risposte al mio post di presentazione di ieri ho notato che più di una persona era sola la notte la Capodanno, come me. Mi sorge quindi spontanea una domanda: siamo sicuri che la solitudine ci renda infelici? Mi spiego meglio: essendo cresciuti in un ambiente neurotipico, abbiamo assimilato l'idea che la solitudine sia un'esperienza negativa, da cui fuggire, e che partecipare ad eventi sociali e feste sia la "normalità". In realtà, ripensando a ieri sera, passare la notte di Capodanno da solo a guardare film e leggere articoli scientifici non mi ha reso per nulla infelice, anzi, la solitudine non l'ho sentita proprio. Mi capita di sentirmi molto più solo quando devo partecipare ad occasioni sociali, perché ho difficoltà ad interagire con persone che non rientrano nel mio ristretto circolo di amicizie/conoscenze. Dunque la mia domanda, riformulata, è: siamo sicuri che la solutidine ci renda infelici? Non sarà che questa solitudine ci è "indotta" dalle aspettative che gli altri (in particolare famiglia e amici) hanno su di noi e che noi internalizziamo come se fossero nostre?
Solitudine spontanea o indotta?
  1. Pensate che la vostra sensazione di solitudine sia spontanea o sia stata indotta dagli altri?31 voti
    1. Spontanea
      51.61%
    2. Indotta
      48.39%
«1345

Commenti

  • SophiaSophia SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 5,749
    @KMK c'è anche questa discussione

    https://www.spazioasperger.it/forum/discussion/5935/beata-solitudine-o-grande-sofferenza/p1

    Qui sul forum potrai trovare tanti thread che affrontano questo tema.
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • JMKJMK Neofita
    Pubblicazioni: 28
    In effetti avrei dovuto immaginare che l'argomento fosse già stato affrontato altre volte. Chiedo venia!
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 6,739
    Per me è una via di mezzo. Sicuramente ho un bisogno di compagnia inferiore alla media ma mi piace fare un'uscita alla settimana con qualcun altro.
    L'idea di rischiare di passare tutta la vita da solo mi faceva stare molto male ma giusto perché mi piace sapere di aver qualcuno che ogni tanto, quando mi vien voglia, posso sentire e uscirci.
    ValentaMarco75FabrizioVaderSirAlphaexaAntaresamigdala
  • Marco75Marco75 Moderatore
    Pubblicazioni: 1,951
    Ci stavo riflettendo proprio ieri, su questo tema (guarda caso). 
    Io il Capodanno l'ho passato a casa di amici (persone piacevoli) eppure, come sempre mi succede in occasioni prettamente sociali (cioè con più di 1-2 persone oltre a me) mi estraniavo in continuazione, e sono arrivato alla fine della serata totalmente spento, esausto. Non è niente di nuovo, perché è quello che mi è SEMPRE successo da quando, intorno ai 17 anni, ho iniziato a cercare un po' di socialità "classica": eppure riflettevo su quanto questa modalità di esperire le occasioni sociali io la consideri ormai normale, come un dato assodato. E come lo svuotamento finale sia una specie di prezzo da pagare che considero anche quello normale (quando per gli altri non lo è).
    Tutto questo per dire che io sento tuttora di avere un atteggiamento ambivalente nei confronti della socialità (e del suo contrario, cioè la solitudine): di solito cerco gli altri, però poi finisco per stare per conto mio anche quando sto con loro. Eppure, questo bisogno (vero? indotto? non lo so) di avere altre persone intorno non è mai venuto meno, appunto più o meno dall'età di 17 anni (prima stavo bene da solo, la socialità non la vivevo come un elemento fondamentale). So di sicuro che, per tutta la mia vita, sono stato spesso TRA gli altri, ma rarissimamente CON loro.
    In definitiva, per tornare alla domanda iniziale, io non so dare una risposta netta. Credo che dipenda dalla persona, e questo vale anche per gli ND. Ci sono alcuni di noi che stanno benissimo da soli, altri che invece cercano la compagnia altrui, ma poi sono incapaci di rapportarvisi (io ritengo di rientrare in questa seconda categoria). Il bisogno di questi ultimi è certamente, in parte, indotto da un condizionamento culturale, che toglie valore alla solitudine facendone un elemento negativo, quasi qualcosa di disfunzionale, da correggere; in parte, però, è anche un bisogno spontaneo di contatto e condivisione. Anche laddove manchino gli strumenti per stabilire e mantenere questi ultimi.
    Valenta
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"
  • fattore_afattore_a Colonna
    Pubblicazioni: 2,095
    Mi sono chiesto: sento la solitudine quando sono da solo (a casa o fuori casa) o quando sono in rapporto con altri?

    La seconda.

    La solitudine è - per me - un effetto collaterale delle relazioni umane.
    rondinella61ElenajAntaresamigdala
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    La solitudine può farci star male se in quel momento abbiamo il desiderio di quella tale specifica compagnia, ma ci offre l'opportunità di cercare in noi stessi le risorse, per essere noi stessi compagni o carnefici.
    Diciamo che le feste inducono questa riflessione, in parte la società dei consumi induce il concetto di socialità forzata in quanto produce reddito. Ma personalmente non provo alcun disagio nel confrontare il mio capodanno silenzioso in compagnia di un libro, contrapposto ad capodanno festoso pieno di balli e divertimento.
    Anzi, forse proprio la serenità con cui l'ho vissuto mi ha provocato un senso di tenerezza nel vedere i post di persone felici nelle feste.
    La compagnia o la solitudine sono in parte prospettive, se vivi nel mondo dove si pensa interiorizzi quella bella frase: non sono solo, ma in compagnia di me stesso.
    Sai, amo molto ascoltare ed una ragazza una volta mi disse: quando sto sola ho paura, perché mi vengono i pensieri, quindi cerco sempre la compagnia per non pensare.
    Ecco uno dei tanti aspetti di chi si stordisce nella compagnia, una fuga da sé stessi.
    Forse si dovrebbe guardare agli altri, non solo con un senso di contrapposizione, forse si dovrebbe idealizzare meno quel che è solo apparenza.
    Marco75WBorgValenta
  • JMKJMK Neofita
    Pubblicazioni: 28
    Io credo che tutti quanti abbiamo bisogno di essere capiti ed apprezzati, ma trovare persone in grado di farlo non è semplice, soprattutto cercando tra i neurotipici, ecco perché stare in mezzo agli altri ci rende più soli che quando siamo soli fisicamente. In questo senso forse è più efficace creare relazioni strette con persone più simili a noi, nello spettro, che perlomeno possono capire come ci sentiamo e come vediamo il mondo intorno a noi.
    Almeno nel mio caso, la sensazione di solitudine è stata più indotta che spontanea: sto bene solo e con pochi amici stretti che in occasioni sociali con tante persone.
    Marco75CharlineEinstein
  • Pubblicazioni: 566
    Io sono solo. Io non mi sento solo, e neppure triste.
    Autistico
    Tutto appare sempre un po' diverso
    quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è
    bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo,
    che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po'
    sciocco alle orecchie degli altri.
    -Siddharta
  • ElenajElenaj Veterano Pro
    Pubblicazioni: 663
    Per quanto riguarda la mia esperienza, la solitudine si può riscontrare stando da soli o stando in compagnia, specialmente in un gruppo numeroso. Tendenzialmente la solitudine di quando sono sola mi fa stare meglio di quella percepita in compagnia. Preferisco sentirmi sola quando sono effettivamente sola rispetto a quando sono con gli altri.
    A mio parere, rispetto alla solitudine è da preferire la relazione, quella autentica, quella che non ti fa sentire solo, quella che ti completa. La solitudine ti rende infelice nel senso che viene a mancare la relazione autentica. Non so se mi spiego...
  • SillyMewSillyMew Membro
    Pubblicazioni: 18
    C'è stato un solo momento in cui mi sono sentita davvero sola, ma è stato un periodo brevissimo della mia vita e la solitudine derivava dall'assenza fisica della mia famiglia e di persone per me importanti (che comunque erano presenti ''virtualmente). 

    Per il resto non ricordo di aver mai pensato ''esco perché mi sento sola'' o ''ho bisogno di parlare con qualcuno perché mi sento sola''. Era invece un qualcosa che sottolineavano gli altri tipo ''sei sempre sola'' o ''non ti annoi a stare da sola?''. Ho notato che molte persone preferiscono una compagnia mediocre allo stare soli; di conseguenza il mio bisogno di stare sola è sempre stato vissuto con tanto senso di colpa e con il peso di quel che gli altri avrebbero pensato di me vedendomi sola. 

    Ho poche amicizie, ma mi rendo conto che il ''poche'' è un aggettivo che sono costretta ad aggiungere in relazione al numero di relazioni che gli altri hanno e non in relazione a me: per me sono più che sufficienti.
     
    Quindi sì, direi che nel mio caso l'idea di solitudine è stata quasi sempre indotta. 
    Marco75Valentarondinella61
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