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Come eravate da piccoli

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Commenti

  • CoxesenCoxesen Membro Pro
    modificato 13 February Pubblicazioni: 215
    che dire...molti aspetti di quand'ero piccolo io li ho riscontrati più leggendo i commenti sopra che non da chi dovrebbe saperne più di tutti.

    quello che ha scritto @poke riguardo all'asilo mi ha fatto riaffiorare un ricordo dell'asilo svanito: il finestrone e il desiderio di non essere li.
    Anche io socializzavo ma ero sempre fuori dai giochi. Anche per me se qualcuno arrivava a rompere l'equilibrio delle mie amicizie, nuovi amici intendo, mi disturbava parecchio.

    Ad esempio, per me pensare  a @Pavely che da bambino gli viene fatto il test per stabilire il QI o che si relaziona con sua madre a 8 anni come fossero tra adulti è pura fantascenza. Ho un ricordo vago in cui gli adulti (non familiari) spesso rimanevano sorpresi per la mia maturità e si complimentavano con i miei dicendo " è davvero un bambino intelligente e maturo". Solo che i miei traducevano la cosa in "tuo figlio ha qualcosa che non va".

    Altro aneddoto di quand'ero piccolo: una volta "sezionai" letteralmente una radio presa da poco. La smontai separando ogni pezzo per grandezza o somiglianza (non avevo idea di cosa rappresentassero). Quando mio padre vide l'accaduto la reazione non è stata certo quella di "oddio, domani corriamo a misurare il QI del nostro piccolino". Invece la reazione fu quella di scaraventarmi in testa il resto della radio (la parte in plastica). Questo è solo uno degli episodi. Quindi se in futuro non ho manifestato altri tratti tipici probabilmete è stato più per paura che per altro. In ogni caso il fatto della radio è stato uno dei tanti.
    Questo per dirti che nulla di quello che farà tuo figlio dovrà essere percepito come qualcosa di sbagliato, o addirittura da punire. Per lui sarà sempre normale e anormale sarà solo la vostra reazione negativa.

    andando avanti... c'era la goffaggine. La tortura dell'ora di educazione fisica. L'odio assoluto per eventi come il carnevale, il capodanno, l'esaltarsi per i mondiali e tutto quello che è manifestazione di isterismo di massa (intendo già da da quand'ero piccolo).

    fin da mambino mi sono sempre rapportato con il prossimo in modo volendo anche "elementare". Per me l'essere umano è sempre stato buono o cattivo, a prescindere da tutto. Non ho mai valutato le persone per razza, abbigliamento, credo religioso, tendenze sessuali ecc...  semplicemente o sei buono e cattivo. Sembra una banalità, ma da quel che mi risulta, per lo più succede l'opposto, es: sei buono se hai i capelli corti, ti tagli le basette, tagli l'erba del giardino, vai a messa ecc... per me questo non ha mai avuto senso, nemmeno da piccolo.

    Poi... a livello sessuale sono stato molto precoce e sempre curioso fin da bambino.

    Cambiavo regolarmente e completamente la disposizione dei mobili della mia camera (questo dai 10 ai 20 anni circa).

    A volte diventavo piuttosto crudele. Se a qualche conoscente succedeva qualcosa di grave, mi terrorizzava solo il fatto che potesse succedere anche a me. Nessuna empatia con la persona coinvolta. L'opposto succedeva se succede invece per le persone che fanno parte della cerchia familiare, dove anche pensare alla minima cosa che può succeredere mi terrorizza letteralmente.

    Altra cosa... la percezione della realtà, da piccolo e oggi in misura minore, è sempre stata piuttosto "fantastica". Per esempio, in condizioni atmosferiche particolari, davvero mi sembrava come se gli dei, gli elfi o altre figure mitologiche potessero davvero materializzarsi da un momento all'altro. Era veramente una sensazione molto forte. A volte ero letteralmente terrorizzato.

    quasi inutile dirlo (anche se a me onestamente sembra un particolare tipico dei bambini in generale) è quello di catalogare, selezionare, dividere ecc...


    Wendy
    Post edited by Coxesen on
  • vera68vera68 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 405
    Ciao. Io ho attualmente una mezza diagnosi, nel senso che ho tratti nello spettro ma anche altro di cui non sono ancora a conoscenza.
    Di me raccontavano i miei che una volta abbandonate le pappe liquide non mangiavo quasi nulla. Non masticavo. Questo fino a 4 anni. Non sopportavo essere sporca di cibo. Ho camminato e parlato al tempo giusto ma a 2 anni e mezzo conoscevo già lettere e numeri. Non dormivo mai. Spesso saltavo e cercavo di imitare gli acrobati senza senso del pericolo. Questo dai 3 ai 7 anni.
    C'erano delle cose che mi mandavano in tilt, come dei suoni. Penso che mi provocasero un forte senso di angoscia, perché lo fanno ancira adesso ma ora lo riconosco. Ero però anche una bambina molto calma timida e rispettosa delle regole in modo molto rigido. Avevo la fissazione per dei dettagli ma allo stesso tempo ero molto distratta in generale. Penso di non aver mai rotto un giocattolo volontariamente
    Fin da piccolissima non sopportavo i vestiti addosso e talvolta mi spogliavo, fino ai 8/9 anni.
    Fin dalla scuola materna tendevo a non ribellarmi alle prepotenze mantenendo un atteggiamento piuttosto passivo e di chiusura
  • PavelyPavely Andato
    modificato 14 February Pubblicazioni: 3,350
    In realtà, @Coxen mia madre aveva comportamenti "ambivalenti".

    Da un lato avevo casa piena zeppa di libri. E mia madre sapeva che leggevo moltissimo.

    Dall'altra non tollerava che io facessi discorsi "profondi", che fossi un "piccolo professore", e mi ha sempre DISPREZZATO per ogni piccolo gesto di avvicinamento alla scienza.
    Se mi vedeva con un libro di matematica o altro lo STRAPPAVA.

    Mia madre era serena solo se leggevo Topolino, giocavo, mi comportavo in modo leggero. Non sopportava che io fossi un "Maljenkyi Sàlomon". Nella sua mente la persona deputata alla Scienza era mio fratello C. Dovevo fare il bambino.



    A circa 10 anni, ne sapevo più di lei in tutto.

    Ma cominciai ad assumere @Coxen un atteggiamento METAFORICAMENTE SCHIZOFRENICO .

    A scuola ho avuto feedback dai professori che mi qualificavano come "molto intelligente". Ora se avessi eccelso a scuola, mia madre si sarebbe incazzata a morte. L'unica cosa che potevo fare era leggere Romanzi, Libri d'arte, Libri di Filosofia o di Storia. Verso i 10 anni, non ne parlavo più in casa.

    Inoltre, osserva MIO PADRE MI HA SEMPRE PRESO PER IL CULO PER I MIEI ASPETTI ASPERGER E, FINCHÉ È VISSUTO, MI HA SEMPRE UMILIATO DICENDO COME IO FOSSI SOLO LIBRI E NIENTE RAGAZZE, SESSO, AMICI .
    Non faceva altro che raccontarmi le sue prodezze erotiche.
    Dopo la morte di mia madre, (2001), poi fu peggio che andar di notte.
    Mi prendeva per il culo per la mia intelligenza e il mio isolamento autistico.



    Spieghiamo il punto.

    SE QUI CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI ISOLATI SI PREOCCUPANO, CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI CON TRATTI ASPERGER LI RIDICOLIZZANO, LI UMILIANO E METTONO UN CARICO DA QUARANTA AGGIUNGENDO BULLISMO, DERISIONE E QUANT'ALTRO.

    Nei fatti, se sei Asperger GRAVE non hai amici, non crei legami sociali.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Quindi: O MI ADATTAVO O MORIVO.



    Ho imparato ben presto a mentire a scuola.
    Ho imparato ben presto a non rispondere e a non studiare.
    Ho imparato ben presto a prendere voti mediocri.
    A bigiare la scuola.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Non c'era gioco.

    Pure: dato che ero bambino, quattro volte, i professori mi SGAMARONO.

    Capirono che avevo un QI alto e me lo fecero misurare.

    Ricordo che la Preside delle Superiori SI SCUSÒ CON ME PER NON POTERMI OFFRIRE UN'ISTRUZIONE AL MIO LIVELLO.

    Se ci ripenso fu un dialogo surreale.

    Ma è storicamente accaduto.

    Furono ricordi TRAUMATICI.

    Se mia madre fosse venuta a sapere che i professori pensavano che io fossi "intelligente" ne sarebbero nati problemi e liti famigliari enormi.



    Sbagliai volutamente gli esami.
    Era l'unico modo di avere un feedback positivo e un contatto umano dai miei genitori.
    Li faceva sentire necessari, importanti.



    Questo gioco sbagliato e psicotico l'ho portato avanti fino ai miei 36 anni.

    Le persone non possono capire.

    Nessuno può, oggettivamente, capire ciò che ho vissuto.

    Mia madre mi ha sempre dato input contraddittori: comprava libri, potevo leggerli ma non se ne parlava già dopo i miei 8, 9 anni.

    Da quell'età era "bene" non eccellere a scuola, rimanere in silenzio, essere umili, non fare Scienza o altro.



    Io ho un corpo che è autistico Asperger e che mi avvicina alla Logica e alla Scienza.

    Ma non appena lo faccio, il ricordo inconscio dei divieti materni ritorna con una pulsione di morte (se non ti dimostri umile, non mangi).

    Ne deriva una mente scissa metaforicamente.



    Solo con D. e il mio allontanamento da casa, queste dinamiche si sono interrotte.

    Ma superare questi traumi non è possibile senza una terapia seria.



    Io sono un Asperger in cui è sempre stato impossibile vivere serenamente le nostre "qualità positive" e a cui non è MAI stata offerta alcuna terapia se non prima del 2014 (38 anni).

    E anche allora in modo molto frammentario.



    Marco75vera68NewtonWendyarabafenice83
    Post edited by Pavely on
  • vera68vera68 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 405
    In qualche articolo ho letto una frase che dice più o meno così
    Non ha senso osservare un bambino fine a se stesso, ma lo si osserva in relazione all'ambiente esterno e alle persone che compongono l'ambiente

    In un libro autobiografico, l'autore che si definisce autistico, dice una verità profondissima che raccoglie, @pavely , molto del tuo pensiero...credo
    "Non si costruiscono fortezze per proteggere il vuoto, si costruiscono fortezze per proteggersi dal vuoto degli altri"

    Tutto questo per dire che io ho indagato molto su me bambina, ma non si può non considerare l'ambiente esterno.
    Io credo, parlando da figlia e da madre, che l'unica cosa saggia da fare sia quella di abbassare ogni meccanismo di difesa e mettersi in gioco. C'è un gioco che non si può fare da soli: nascondono
    Giocare a nascondino con se stessi è deleterio
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    @vera68 mi colpisce molto il contrasto tra gli anni novanta e quest'età.

    Tantissimi Asperger della mia generazione, semplicemente, o sono finiti per strada o hanno avuto storie terribili.

    Il pensiero dei coniugi Wing appariva un'assurdità e la condizione Asperger era inclusa, semplicemente, nell'alveo della Depressione maggiore.

    Oggi è tutto così diverso...



    Sicuramente abbasserò le mie difese.

    Sicuramente, mi metto in gioco.

    Ho iniziato nel 2013 e oggi farò 5 anni di questo percorso.

    I traumi sono enormi. E non so quanto tempo mi occorrerà per superarli.

    Ma oggi ne parlo.

    Li osservo.

    Sono qui.

    Se ne parlo, guarisco.
    Newtonvera68
  • mary_annemary_anne Membro Pro
    Pubblicazioni: 94
    Pavely ha detto:

    In realtà, @Coxen mia madre aveva comportamenti "ambivalenti".

    Da un lato avevo casa piena zeppa di libri. E mia madre sapeva che leggevo moltissimo.

    Dall'altra non tollerava che io facessi discorsi "profondi", che fossi un "piccolo professore", e mi ha sempre DISPREZZATO per ogni piccolo gesto di avvicinamento alla scienza.
    Se mi vedeva con un libro di matematica o altro lo STRAPPAVA.

    Mia madre era serena solo se leggevo Topolino, giocavo, mi comportavo in modo leggero. Non sopportava che io fossi un "Maljenkyi Sàlomon". Nella sua mente la persona deputata alla Scienza era mio fratello C. Dovevo fare il bambino.



    A circa 10 anni, ne sapevo più di lei in tutto.

    Ma cominciai ad assumere @Coxen un atteggiamento METAFORICAMENTE SCHIZOFRENICO .

    A scuola ho avuto feedback dai professori che mi qualificavano come "molto intelligente". Ora se avessi eccelso a scuola, mia madre si sarebbe incazzata a morte. L'unica cosa che potevo fare era leggere Romanzi, Libri d'arte, Libri di Filosofia o di Storia. Verso i 10 anni, non ne parlavo più in casa.

    Inoltre, osserva MIO PADRE MI HA SEMPRE PRESO PER IL CULO PER I MIEI ASPETTI ASPERGER E, FINCHÉ È VISSUTO, MI HA SEMPRE UMILIATO DICENDO COME IO FOSSI SOLO LIBRI E NIENTE RAGAZZE, SESSO, AMICI .
    Non faceva altro che raccontarmi le sue prodezze erotiche.
    Dopo la morte di mia madre, (2001), poi fu peggio che andar di notte.
    Mi prendeva per il culo per la mia intelligenza e il mio isolamento autistico.



    Spieghiamo il punto.

    SE QUI CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI ISOLATI SI PREOCCUPANO, CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI CON TRATTI ASPERGER LI RIDICOLIZZANO, LI UMILIANO E METTONO UN CARICO DA QUARANTA AGGIUNGENDO BULLISMO, DERISIONE E QUANT'ALTRO.

    Nei fatti, se sei Asperger GRAVE non hai amici, non crei legami sociali.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Quindi: O MI ADATTAVO O MORIVO.



    Ho imparato ben presto a mentire a scuola.
    Ho imparato ben presto a non rispondere e a non studiare.
    Ho imparato ben presto a prendere voti mediocri.
    A bigiare la scuola.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Non c'era gioco.

    Pure: dato che ero bambino, quattro volte, i professori mi SGAMARONO.

    Capirono che avevo un QI alto e me lo fecero misurare.

    Ricordo che la Preside delle Superiori SI SCUSÒ CON ME PER NON POTERMI OFFRIRE UN'ISTRUZIONE AL MIO LIVELLO.

    Se ci ripenso fu un dialogo surreale.

    Ma è storicamente accaduto.

    Furono ricordi TRAUMATICI.

    Se mia madre fosse venuta a sapere che i professori pensavano che io fossi "intelligente" ne sarebbero nati problemi e liti famigliari enormi.



    Sbagliai volutamente gli esami.
    Era l'unico modo di avere un feedback positivo e un contatto umano dai miei genitori.
    Li faceva sentire necessari, importanti.



    Questo gioco sbagliato e psicotico l'ho portato avanti fino ai miei 36 anni.

    Le persone non possono capire.

    Nessuno può, oggettivamente, capire ciò che ho vissuto.

    Mia madre mi ha sempre dato input contraddittori: comprava libri, potevo leggerli ma non se ne parlava già dopo i miei 8, 9 anni.

    Da quell'età era "bene" non eccellere a scuola, rimanere in silenzio, essere umili, non fare Scienza o altro.



    Io ho un corpo che è autistico Asperger e che mi avvicina alla Logica e alla Scienza.

    Ma non appena lo faccio, il ricordo inconscio dei divieti materni ritorna con una pulsione di morte (se non ti dimostri umile, non mangi).

    Ne deriva una mente scissa metaforicamente.



    Solo con D. e il mio allontanamento da casa, queste dinamiche si sono interrotte.

    Ma superare questi traumi non è possibile senza una terapia seria.



    Io sono un Asperger in cui è sempre stato impossibile vivere serenamente le nostre "qualità positive" e a cui non è MAI stata offerta alcuna terapia se non prima del 2014 (38 anni).

    E anche allora in modo molto frammentario.




    @ Pavely (()). Non so la tua infanzia e non so' lo specifico, ti parlo solo da mamma e non posso permettermi di parlanti con altri titoli.
    Un po' di te ho letto, in passato, perché vi leggo da un bel po'.
    Non so se tua mamma sapesse ( se lo sapeva nell'infanzia non tenere conto di questo post) o non volesse vedere la tua " qualità " autistica.
    Per una mamma non è facile.
    Forse se tua mamma ti strappava i libri di matematica e scienza era perché voleva un bambino. Cercava in cuor suo di allontanati dal tuo essere. Per sbaglio, per sensi di colpa ( non credo non accettazione), perché noi mamme di sbagli ne facciamo e quando ci dicono:" tuo figlio è nello spettro " abbiamo tanti sensi di colpa. Cerchiamo nella nostra mente dove abbiamo sbagliato. Cerchiamo uno sbaglio x i comportamenti dei nostri figli. E anche quando avviene, ti senti in colpa.
    Tua mamma voleva solo, sbagliando, farti essere un bambino ( ti dava topolino). Quando hai altri figli il divario che vedi ti fa male di più.
    Oggi i bambini nello spettro sono più " fortunati": noi genitori abbiamo aiuti psicologici mirati. Si calcola, tramite test, il distress genitoriale ( sopratutto materno).
    Forse tua mamma aveva bisogno di un aiuto, non tanto per lei, ma per te. Una volta hai scritto che se tua mamma avesse accettato di farti aiutare, non ti ritroveresti a 40 anni a sputare sangue ( eri tu giusto che lo scrivevi?).
    Ma anche per tua mamma è stato difficile, considerando anche il periodo. Una mamma può accettare tutto, anche di morire x il proprio figlio, ma credimi, la cosa più dura e accettare che il proprio figlio sia " malato" . Si vive un conflitto interiore simile al vostro.
    Non sto giustificando tua madre, ma da mamma sto cercando di capirla, perché io non ci riuscirei a trattare mio figlio così. Io sbaglio all'incontrario sul mio: assecondò la sua personalità, cercando di creare qualcosa di produttivo.
    In te non vedo mio figlio, forse perché ancora piccolo, ma vedo me. Lo psicologo che ci ha seguito, era affascinato dalla mia personalità, che lui definiva al limite. Quando ha detto: " i tratti genetici di tuo figlio sono i tuoi" ho sentito una liberazione e ho trovato anche speranza x mio figlio. Ad ogni test era affascinato dal mio limite. Non ho voluto approfondire: sto bene con me stessa e questo mi basta. Sapere la verità non cambia.
    Anche mia madre non mi ha mai accettata ( da qui il mio attaccamento profondo vs il figlio più debole. Un istinto che avevo vs lui, una sensazione, da che l'ho visto x la prima volta. Se mio figlio è seguito, è sereno, è felice, forse è grazie a questa mia caparbietà). Anche io come te amavo leggere libri da grandi, senza senso x gli adulti. Io però ho avuto un percorso differente dal tuo: ho iniziato a parlare presto, normalità in me. Poi a due anni e mezzo ho perduto il linguaggio x riacquistarlo ad 8. Non giocavo con i miei fratelli: il mio mondo era il divano o la cameretta, dove c'era il mio mondo. Fantasticare forse non è il termine giusto: creavo un mondo parallelo. Pur sentendo bene, non so quanti esami audiometrici ho fatto ( mi hanno operato pure di adenoidi senza motivo): non rispondevo al nome o al richiamo ( fino a 13 anni), non perché non sentissi, ma non so spiegarmi: la mia mente mi impediva di rispondere. Non guardo mai negli occhi e se ti guardo riesco a staccare la mente dal tuo viso. Porto solo occhiali da sole: è l'unico modo per avere un contatto occhi occhi. Gli occhi dicono tanto e io non voglio che vedano me.
    Non credo di avere un q.i alto....però studiavo senza problemi: bastava leggere x memorizzare.
    Non ho mai pianto x dolore ( se non x i miei figli). Ho 36 anni e mia madre non sa una mia carezza o un bacio. Non ho mai avuto bisogno di lei, cioè non sono in grado di prendere io l'iniziativa. Volevo che lo facesse lei. Ma quando lo faceva non ero in grado.
    Come vedi in me ci sono dei limiti, che il mio vecchio psicologo ( adesso ne ho un'altra), specializzato al centro, proprio x autistici e Asperger, voleva approfondire, ma io non ho voluto.
    In mio figlio rivedo me: ogni suo comportamento mi riporta a dei flash di me bambina. Però lui è anche differente da me: riesce, è sicuro, cioè riesce a vincere la sua insicurezza con la goffaggine ( che dura 15 secondi): io no. Io abbandonavo x paura di essere derisa. Lui ha me che, come un mantra, ripeto : " vai, sii te stesso, io ci sono ( sbaglio in questo).

    Su tuo padre, sul suo " offenderti" non so rispondenti. Non sono un padre e non so il dramma che può vivere interiormente.

    Scusami x le parole o per aver difeso tua mamma, ma sono una mamma anche io
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Ti prego @mary_anne perdonami tu se ho detto queste parole che hanno riaperto ferite dell'anima e dolorosi ricordi.



    Non volevo assolutamente farlo.

    Capisco benissimo il discorso sul dolore delle mamme.

    Hai perfettamente ragione.

    Non la odio, sia chiaro.



    So che, con me, ha vissuto grandissime difficoltà.
  • CoxesenCoxesen Membro Pro
    modificato 14 February Pubblicazioni: 215
    @Pavel ti chiedo scusa in anticipo nel caso mi stessi sbagliando.

    Dopotutto questo è una specie di "centro ND virtuale" ed essedo un "paziente" virtuale cerco di comportarmi come tale: senza filtri e senza barriere. Anche perché non avrebbe senso il contrario

    Detto questo vorrei dire molto serenamente che c'è qualcosa in te @Pavel che non mi torna. Premetto che sono prevenuto già di mio riguardo alla credibilità dei forum in generale, dove spesso i "pazienti" sono solo una minima parte, contesi tra "dottori" (divisi tra quelli che cercano clienti e quelli che cercano materiale su cui lavorare), e dottorandi.

    Ripeto, è una sensazione mia, ma quello che scrivi lo trovo vagamente da "manuale".

    Ad effetto.

    Mirato.

    Per uno scopo.


    Se mi sbaglio ti cheido scusa, anche se, alla fine, siamo qua proprio perché "sbagliamo".


    Post edited by Coxesen on
  • vera68vera68 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 405
    Tutte le mamme sono eroiche, sempre.
    La bellezza salva il mondo?
    Non lo so. La comprensione/ compassione (=condividere la passione di qualcun'altro) senz'altro si. Quella è la faccia del vero amore
    Pavely
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Coxesen ha detto:

    @Pavel ti chiedo scusa in anticipo nel caso mi stessi sbagliando.

    Dopotutto questo è una specie di "centro ND virtuale" ed essedo un "paziente" virtuale cerco di comportarmi come tale: senza filtri e senza barriere. Anche perché non avrebbe senso il contrario

    Detto questo vorrei dire molto serenamente che c'è qualcosa in te @Pavel che non mi torna. Premetto che sono prevenuto già di mio riguardo alla credibilità dei forum in generale, dove spesso i "pazienti" sono solo una minima parte, contesi tra "dottori" (divisi tra quelli che cercano clienti e quelli che cercano materiale su cui lavorare), e dottorandi.

    Ripeto, è una sensazione mia, ma quello che scrivi lo trovo vagamente da "manuale".

    Ad effetto.

    Mirato.

    Per uno scopo.


    Se mi sbaglio ti cheido scusa, anche se, alla fine, siamo qua proprio perché "sbagliamo".


    Ma esattamente @Coxen cosa vuoi dire?

    Cosa stai vedendo?

    Nessuna critica: puoi dirmi esattamente cosa pensi?

    Affermi che ho uno scopo.

    Quale?



    Non riesco a capire cosa stai pensando.

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