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Piccolo manualetto di psicoanalisi ad uso degli Asperger.

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Commenti

  • riotriot Moderatore
    modificato March 2018 Pubblicazioni: 4,555
    Comunque, quello che penso stia sostenendo Pavely, esclude i dubbi sulla scientificità.
    l'ha premesso.

    osservare l'Autismo e il Narcisismo su di un piano puramante psicanalitico permette di creare schemi applicabili solo in linea teorica.

    in linea torica però si ricade nella possibile verifica quantomeno della casistica.
    e qui ti chiedo, @Pavely, non si ricade nella necessità d'utilizzo di un metodo scientifico?

    poi mi ritrovo completamente in questa visione
    "La persona autistica dice la VERITA'. E quando è chiamata a riscattare il dramma famigliare, ad eccellere negli studi, a conoscere moltissime cose, a essere più matura della sua età ("piccolo professore"), non mente sulla sua missione. Anzi: essere orgogliosi della propria famiglia è uno dei punti cardine dell'autismo. Di più: gli autistici sono spesso chiamati a prendersi cura dei genitori una volta anziani. E questo orizzonte di vita è angoscioso, stressante, impone una Proibizione d'amore. Impone il fatto che ci sono genitori che dicono al figlio: "Prenditi cura di noi!". E neanche se ne rendono conto. Chiamati ad esprimere la percezione di sé, i genitori di persone autistiche si sentono estremamente apprensivi, attenti, angosciati. "

    ma dall'altro lato, la mia famiglia usa in maniera continua la richiesta di aiuto anche quando potrebbero risolvere da se, quindi lo fa in maniera non cosciente, sapendo che non sono in grado di de-responsabilizzarmi.
    è stato sempre così.
    e, inoltre,  sembra non fare del proprio nucleo uno status di orgoglio almeno quanto lo faccio io.
    tutto questo genera una mia insofferenza che, a volte, scaturisce in miei reazioni d'ira.

    come si pone quindi questa dinamica delle parti? quali sarebbero le definizioni esatte?
    (ho sempre visto mio padre come fortemente narcisistico)

    Pavelyale82Landauer
    Post edited by riot on
    La vita è troppo breve per ignorare le incomprensioni. 
  • MignonMignon Veterano Pro
    modificato March 2018 Pubblicazioni: 243
    Questo mi porta all'elefante nella stanza: lo spettro autistico è ancora un blob a metà fra sociologia, neurologia, psichiatria, che viola allegramente tutti i parametri delle rispettive discipline.

    Le cose sono due:

    1) o ci si adatta per modificare gli assiomi di questi campi e ripensare un concetto di scientificità che includa cose come l'autismo, non solo in vista di scoperte future, ma anche per ripensare e individuare pregiudizi a radice socioculturale inclusi in saperi "scientifici" (perché il diverso è sempre patologico? Perché ci siamo abituati a pensarlo, a travestire da assioma questa abitudine e inserirlo nelle scienze umane come se nulla fosse. Sembra banale romanticismo da metà '800 ma in campo scientifico è ancora una domanda legittima e importante. Andatevi se avete voglia a leggere un libro come The Harmony of Illusions, che spiega la nascita del PTSD e anche quella del DSM. C'è da piangere per la a-scientificità della sua genesi storica).

    2) l'autismo non esiste, è una galleria di sintomi dall'eziologia non provata e quindi non necessariamente collegata, e quindi siamo tutti qui con nessun altro motivo  e collante che la nostra peculiare modalità di disadattamento al mondo. Spiazzante, ma possibile. Ogni tanto ripeto che fra un secolo potrebbe tranquillamente diventare obsoleto come l'isteria.

    Tra tutte le spiegazioni possibili, e dando per scontato che sarà la Storia a decidere, l'unico motivo per cui oggi mi pare legittimo e utile parlare di autismo è la sua componente epigenetica, cioè proprio la sua anomalia rispetto ai paradigmi scientifici finora vigenti. Sennò è una galleria di problemi psicologici che separatamente hanno già un'etichetta.

    Ogni paradigma è un work in progress. Anche le scienze più dure hanno rinunciato da tempo a non contraddirsi mai, e si sono abituate a scoprire cose che le obbligano a trovare schemi nuovi per pensarle. 

    Scusate per essere andato OT, mi sembrava giusto rispondere in modo completo.
    riotrondinella61ale82Marco75MononokeHimeLandauer
    Post edited by Mignon on
    "Le brave persone pensano sempre di aver ragione."
  • MignonMignon Veterano Pro
    Pubblicazioni: 243
    pag75 ha detto:

    @Mignon

    Il problema non è essere
    neurologicamente strutturati come asperger, ma arrivare all'età
    adulta essendo asperger+(pesca cosa più “ti piace” da mezzo DMS
    :-) ), non puoi pretendere che il crescere su un mondo sentito come
    alieno e che non fa molto sforzo nel “benvenuto tra noi straniero,
    ti accogliamo a braccia aperte” non ti lasci con un bel bagaglio di
    “issues” e quello è il campo degli psicologi, sì può obiettare
    che servano a poco e che tra cinque secoli i posteri rideranno di
    queste terapie come noi ridiamo delle pratiche sciamaniche ma per ora
    questo passa il convento (un cinico ci si affida contando
    sull'effetto placebo).

    Accadeva la stessa cosa in tempi di
    feroce omofobia di massa agli omosessuali (40 anni fa più PTSD tra
    loro che tra i reduci del Vietnam mi sa :-( ) e questo a logica
    (correggetemi se sbaglio, pura ipotesi) spiega perché una volta il
    loro modo di essere finiva etichettato come patologia nel DMS (si
    scambiavano causa ed effetto).



    Scherzi? Io ci vado dallo psico, e ha fatto miracoli, però una cosa è la pratica (che preferisco, tra l'altro) e un'altra la ricerca accademica. 
    "Le brave persone pensano sempre di aver ragione."
  • pag75pag75 Membro Pro
    Pubblicazioni: 241
    @ Mignon, ho solo fatto come si suol dire l'avvocato del diavolo ("si potrebbe obiettare che... > magari in futuro inventeranno qualcosa di meglio> un cinico direbbe che") non ho espresso in prima persona un parere negativo ;-)  


    Capt.
    Kirk
    : Mr. Spock, we seem to be taking an unscheduled ride. Spock:
    Interesting.

  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Ma io continuo a non capire un aspetto:
    Prendiamo in esame un autistico grave, egli ha tutta la famiglia che si prende cura di lui, dov'è in quel caso la figura del bambino che in futuro si prenderà cura dei genitori?

    Il problema che deve affrontare la famiglia è portarlo verso una autonomia, e per fare questo percorso mi sembra che spesso tirino fuori (nei fatti) di essere famiglie più che funzionali.

    La questione per me si pone al contrario, in una famiglia non funzionale, la presenza di un bambino con autismo molto lieve, può essere funzionale in questo senso: introduce il senso responsabilità/rigore, e posso riconoscere che un bambino (se d'intelligenza almeno normale) possa sentire in sé un senso di protezione e cura, sin dall'infanzia, verso i genitori/familiari.
    A discapito della struttura della propria identità (di cui non riesce a definire contorni e potenzialità) si sacrifica verso aspetti oggettivi di benessere, che per lui possono essere l'introduzione di razionalità da contrapporre ad una emotività disfunzionale dei genitori.

    Ma questo non significa che i genitori siano la causa del suo autismo (lieve).

    Porrei molta attenzione, nel definire la teoria psicanalitica, in funzione della sensibilità dei numerosi genitori che ci leggono.
    Cercando di non confondere e di ben definire i limiti di questa curiosa interpretazione della mente (psicanalisi).

    In questo sarebbe interessante aprire una discussione per capire/analizzare i tratti comuni dei nostri genitori, cercando di capire il confine tra funzionale e disfunzionale, suddividendo ulteriomente le esperienze per collocazione nello spettro, descrivendo la normale cura verso i familiari e quel tipo di cura che fa diventare un figlio caregiver.



    ale82ArtemideRriotMarco75MononokeHimeLandauer
  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    modificato March 2018 Pubblicazioni: 2,788
    Scusate ma come farebbe la psicanalisi a formulare una diagnosi senza utilizzare un metodo scientifico?

    Post edited by Simone85 on
  • modificato March 2018 Pubblicazioni: 566
    @Pavely

    Non penso che allo stato attuale ci sia una categoria dove ha senso collocarmi. Ciò valeva anni fa, ora non mi identifico in uno stereotipo comportamentale definito.

    Come ho detto in varie occasioni, non ho immagini mentali di me stesso a cui dover rispondere.

    In questo momento non sono per nulla soggetto a vergogna. Avevo simili problemi in età infantile ed adolescenziale, alcune parole come "cuore", "amore", "sentimenti" mi causavano una vergogna interiore immensa, effettivamente svalutavo molto la parte emozionale. La cosa però non é attuale, ed i complessi di questo genere li ho sradicati. Questo non ha però cambiato la mia attitudine, il modo in cui sento di voler affrontare la vita.
    Il dolore in ogni caso non fa da deterrente.

    Penso che HFA sia lo stato mentale che ad ora più si avvicina al mio modo di essere, di cui io sia a conoscenza. Se é per te un problema associare HFA ad uno Schizoide, assegnami pure l'etichetta che meglio preferisci. Non é li il punto della situazione, almeno non per me.

    Concordo con quanto scritto da @Mignon nel punto 1 e 2.
    Mignon
    Post edited by Jin_Nemo_Oudeis on
    Tutto appare sempre un po' diverso
    quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è
    bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo,
    che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po'
    sciocco alle orecchie degli altri.
    -Siddharta
  • PavelyPavely Andato
    modificato March 2018 Pubblicazioni: 3,350
    Jin_Nemo_Oudeis ha detto:

    @Pavely

    Non penso che allo stato attuale ci sia una categoria dove ha senso collocarmi. Ciò valeva anni fa, ora non mi identifico in uno stereotipo comportamentale definito.

    Come ho detto in varie occasioni, non ho immagini mentali di me stesso a cui dover rispondere.

    In questo momento non sono per nulla soggetto a vergogna. Avevo simili problemi in età infantile ed adolescenziale, alcune parole come "cuore", "amore", "sentimenti" mi causavano una vergogna interiore immensa, effettivamente svalutavo molto la parte emozionale. La cosa però non é attuale, ed i complessi di questo genere li ho sradicati. Questo non ha però cambiato la mia attitudine, il modo in cui sento di voler affrontare la vita.
    Il dolore in ogni caso non fa da deterrente.

    Penso che HFA sia lo stato mentale che ad ora più si avvicina al mio modo di essere, di cui io sia a conoscenza. Se é per te un problema associare HFA ad uno Schizoide, assegnami pure l'etichetta che meglio preferisci. Non é li il punto della situazione, almeno non per me.

    Perdonami @Jin_Nemo_Oudeis sono sul treno in viaggio.

    Non ho il tempo di approfondire ma io non posso e non voglio dare Etichette. Scherzi?

    Ti vogliamo bene così come sei. Punto.



    Sinceramente, questo post è nato per rispondere ad @ale82 su un tema a cui lei aveva accennato.

    Dato che studio Psicoanalisi da tanto, ho pensato di esporre una sintesi per lei al fine di spiegarle come, in questo orizzonte, il Narcisismo non può essere Autismo.

    Ale82 ha percepito tanto nervosismo qui e sostanzialmente sceglie di non partecipare.

    Penso...

    Lei ci lavora a contatto con persone che amano la psicoanalisi e mi ha scritto che il mio post le è stato utilissimo.

    Mi conferma di aver capito molte cose di cui aveva sentito parlare.

    Come dire: tanto mi basta.



    Se ti va di capire dove potresti incasellarti, io ci sono.
    È qualcosa di velocissimo da fare.



    Pure: ricorda che parliamo di Psicoanalisi.

    Nella Psicoanalisi, l'Analista non gestisce nulla, non sta davanti al paziente spiegando verità.

    Il modo migliore di esserci è accanto.

    Quasi scomparendo.

    Chi vive la Cura psicoanalitica è il paziente. L'analista gli è accanto. Gli tiene "metaforicamente" la mano. Non impone nulla. Non chiede nulla.

    Ciò che fa è condividere un Sapere - la Psicoanalisi - e i suoi strumenti.

    Non fa altro.
    Post edited by Pavely on
  • Pubblicazioni: 566
    @Pavely non metto in dubbio che ne sai molto di psicoanalisi. Hai anche l'esperienza data dall'età dalla tua parte.

    Volentieri, avrò piacere di parlarne. Sono sempre grato per un punto di vista esterno al mio.
    Tutto appare sempre un po' diverso
    quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è
    bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo,
    che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po'
    sciocco alle orecchie degli altri.
    -Siddharta
  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,788
    riot ha detto:

    non si ricade nella necessità d'utilizzo di un metodo scientifico?

    Per me è si, nella maniera più assoluta. 
    Premessa: non sono un esperto di psicoanalisi, ho una conoscenza sommaria.
    Ma, fondamentalmente, la psicoterapia psicodinamica si concentra sulla cura del sintomo attraverso l'analisi dell'inconscio.
    Non va quindi a formulare diagnosi, le può solo teorizzare.
    Per diagnosticare una sindrome il medico dovrebbe sempre affidarsi a strumenti scientifici.
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