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Il parco giochi

ArtemideRArtemideR Membro Pro
modificato March 2018 in Ricordi e infanzia
Oggi, mentre passeggiavo con il cane, sono passata davanti al parchetto della chiesa dove c'erano i bambini che giocavano e mi è tornato alla mente quanto questo fosse difficile per me. Non sono mai riuscita ad andare sullo scivolo in presenza di altri, a giocare con una palla, a rincorrere o a farmi rincorrere, a fare giochi di squadra o a dividere la mia giostra con qualcuno. Allora non avrei saputo spiegarlo, neanche mi fermavo a ragionarci, ma oggi, mentre il mio cane beveva, ho sentito quella stessa sensazione di angoscia, come se qualcosa mi pietrificasse, un'impossibilità a lasciarmi andare. Quelle urla e quelle risate, quel loro toccarsi e toccare, quell'aggrapparsi, le ho trovate dolorose oggi come vent'anni fa. È la sensazione che resta dopo aver toccato qualcosa di bollente, quel brivido che si sente un attimo prima del fuoco. Scusate ma non ho altre parole per spiegarlo.
L'unica cosa che riuscivo ad usare era l'altalena ma mai spinta, mai in alto, mai. Eppure, quando nessuno mi vedeva volavo anche io e scivolavo giù con le braccia alzate.
A voi succedeva? È un aspetto dello spettro autistico?
damyMarco75AmelieElenajOrsoX2gioiaStarfish
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Commenti

  • Pubblicazioni: 566
    @ArtemideR per quanto mi riguarda, mi arrampicavo sugli alberi del parco. Amavo stare fra i rami degli alberi.
    Tutto appare sempre un po' diverso
    quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è
    bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo,
    che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po'
    sciocco alle orecchie degli altri.
    -Siddharta
  • ArtemideRArtemideR Membro Pro
    Pubblicazioni: 249
    Anche io lo facevo. Non era il timore del gioco in sè, era la presenza degli altri bambini che mi bloccava. Da sola amavo fare molte cose.
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Dio mio...

    Non ho ricordi in tal senso.

    Mi hai fatto pensare che i miei genitori non mi hanno portato, neanche una volta, al parco.



    Come te, passarci accanto è fonte di angoscia.
  • ArtemideRArtemideR Membro Pro
    Pubblicazioni: 249
    Pavely ha detto:

    Dio mio...

    Non ho ricordi in tal senso.

    Mi hai fatto pensare che i miei genitori non mi hanno portato, neanche una volta, al parco.



    Come te, passarci accanto è fonte di angoscia.

    Ricordo che piangevo perché non volevo starci, almeno non in presenza di altri bambini. Si, era angosciante.
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 4,946
    Da bambina nella mia città non andavo al parco giochi, non ricordo di averlo mai chiesto e i miei non mi portavano perché c'erano gli eroinomani.
    Gli unici ricordi di parco giochi che ho è quando ne hanno aperto uno nel paese di mia nonna, dove andavo d'estate. Mi ci ha portato mia cugina e andavamo quando non c'era nessuno. Un giorno sono arrivati dei ragazzini e ci hanno buttate giù da un gioco, e mi sono fatta male, motivo in più per evitare gli altri. Non ricordo proprio di aver mai giocato con bambini conosciuti al parco.
    Sono passati tanti anni ma quando io e mia cugina ci ritroviamo al paese, d'estate, andiamo da sole di notte sulle altalene o sulla giostra che gira.
    Ora quando qualche volta porto mia nipote, avverto lo stesso timore per gli altri bambini che avevo una volta, e spero sempre che lei trovi bambini gentili che vogliano giocare e non prevaricarla sui giochi, o che la lascino stare.
    ArtemideRmarco3882
  • Marco75Marco75 Moderatore
    Pubblicazioni: 2,027
    Ricordo che non mi dispiacevano le giostre, quando mi ci portavano i miei (soprattutto nel paesino di mare in cui avevamo casa).
    Di un parco giochi con scivoli, altalene, ecc. ho ricordi vaghi, forse un paio di occasioni. Eppure mi pare fossi già grandicello, sicuramente dopo i 6 anni, quindi non saprei...
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Divido la fase parco giochi in due periodi: infanzia e fase genitoriale.

    Fino ai 5 anni amavo andare al parco, ho numerose foto di me al Colle Oppio (Roma) sui somarelli, mi piacevano e morivo dalla voglia di accarezzarli, sicuramente amavo andare sullo scivolo sia in modo classico, ma sopratutto salire dal piano.
    Giocare con i sassolini, osservare e guardarmi intorno.
    Non credo di aver avuto difficoltà a socializzare.

    Dopo i 5 anni, passavo più tempo in casa, c'erano problemi familiari.

    Fase genitore, al contrario da madre avevo in terrore di portare al parco i figli da sola, mi spaventava l'interagire con gli altri genitori ed i loro figli, difatti provvedeva a socializzare il padre.
    Al contrario ho sempre spinto i figli ad andare sullo scivolo, sulle pratiche, a rialzarsi se cadevano senza mai colpevolizzarli (al contrario delle altre mamme/nonne/papà che avevano ai miei occhi un comportamento iperprotettivo/castrante).
    In genere ero distaccata e ben distante dai genitori, ed osservavo i figli da lontano.
  • ElenajElenaj Veterano Pro
    Pubblicazioni: 663
    Io non sono andata all'asilo e ho passato i primi anni della mia vita al parco, socializzando e giocando con altri bambini. Il parco è stato il mio asilo. Auguro ad ogni bambino di avere la mia stessa infanzia.
    Io collego il parco a ricordi sereni, in cui l'unico problema che ti ponevi era "spero che la nonna mi porti qui anche domani." Sentire che per alcuni di voi non è la stessa cosa è davvero triste.
    @ArtemideR sì, penso proprio che il tuo comportamento dell'epoca rientri nello spettro autistico. Dici che la presenza degli altri bambini ti bloccava. Riusciresti adesso a spiegare il motivo per cui ti sentivi bloccata?
  • ArtemideRArtemideR Membro Pro
    Pubblicazioni: 249
    Elenaj ha detto:

    Io non sono andata all'asilo e ho passato i primi anni della mia vita al parco, socializzando e giocando con altri bambini. Il parco è stato il mio asilo. Auguro ad ogni bambino di avere la mia stessa infanzia.
    Io collego il parco a ricordi sereni, in cui l'unico problema che ti ponevi era "spero che la nonna mi porti qui anche domani." Sentire che per alcuni di voi non è la stessa cosa è davvero triste.
    @ArtemideR sì, penso proprio che il tuo comportamento dell'epoca rientri nello spettro autistico. Dici che la presenza degli altri bambini ti bloccava. Riusciresti adesso a spiegare il motivo per cui ti sentivi bloccata?

    Il motivo non arrivo a comprenderlo ma mi sentivo spaventata dai loro rumori e dal chiasso, dalla vicinanza, dalla velocità con cui passavano da una cosa all'altra. Ricordo che tremavo mentre mi arrampicavo sullo scivolo ma non erano vertigini, era proprio avere tutti quei bambini intorno. È come uno sciame d'api, credo. Anche la giostrina a ruota, quella dove ci si siede in cerchio e si fa girare mi spaventava, a una certa velocità c'era come una scarica di adrenalina che non sono mai riuscita a rilasciare, tipo l'euforia e l'entusiasmo che si provano quando segna la propria squadra e tutti si abbracciano, saltellano e urlano. Neanche quello mi è mai riuscito di dimostrare, nonostante fossi davvero felice.

    riotMarco75Elenaj
  • Socke_21_43Socke_21_43 Neofita
    Pubblicazioni: 158
    Mia madre mi portava sempre al parco vicino casa e incontravo sempre le stesse persone che non sopportavo e non sopporto ancora, quindi per evitarli andavo a giocare con le anatre oppure aspettavo che i giochi si liberassero per fare il matto davanti a mia madre e gli anziani che erano lì per caso, e soprattutto mi arrampicavo sugli alberi sfidando a volte i bambini più piccoli che arrivavano lì a una certa ora. Invece in estate io e la mia famiglia andavamo al lungomare dopo cena a fare lunghe passeggiate e gelatate, e qualche volta sfidavo mio padre a correre più veloce, anche davanti alla gente.
    Questa è la mia infanzia, non so se definirla bella o brutta; ciò che mi rende felice è che finalmente ho trovato tante risposte alle mie auto domande su: perché non socializzo? Perché sono così timido? Perché sono iperattivo? Perché odio gli insegnanti più sgarbati? E perché ho difficoltà a concentrarmi nello studio o nei discorsi dilungati? La risposta l'ho trovata grazie al mio coraggio nel farmi avanti verso un mondo tutto nuovo e astratto, un mondo immaginario e sognabile, ma purtroppo sconosciuto dal resto dell'umanità. Io sono Nicola, ho la sindrome di asperger (diagnosticata) e mi va bene così.
    arabafenice83asia1234
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