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Differenze empatiche tra NT e ND relativamente alle cause scatenanti.

osurosur Veterano Pro
Senza ripetere ulteriormente la differenza tra empatia cognitiva ed affettiva, di cui si è parlato già varie volte, mi incuriosisce se c'è differenza di comportamento in base alla "causa scatenante l'empatia", nello specifico se di ordine fisico o morale tra neurotipici ed asperger, e relativamente a tutt'e due le espressioni di empatia.
Ad esempio: provate emozioni più intense (empatia cognitiva) nel vedere persone gravemente ferite oppure nel sentire casi di persone gravemente depresse o suicide?
Pensate di reagire in maniera diversa (empatia affettiva) se il dolore ha origine fisica oppure morale?
Inoltre, secondo voi la conosciuta differenza in empatia tra NT e ND varia in maniera diversa se la sofferenza è fisica o morale?
rondinella61AJDaisyMarco75Sniper_Ops
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Commenti

  • RonnyRonny Neofita
    Pubblicazioni: 1,420
    Mi hai fatto venire in mente una cosa: io credo di avere un'empatia elevata, e mi sembra di sentire la sofferenza psicologica delle altre persone molto più dei neurotipici, ma quando vedo qualcuno farsi male fisicamente non ho quell'istinto di correre verso di lui con un'espressione preoccupata anche se c'è già chi sta soccorrendo, cosa che invece vedo negli altri, perché lo trovo senza senso (però lo faccio comunque per non fare la figura dell'insensibile). Inoltre mi succede una cosa strana: quando uno si fa male da qualche parte, dopo un po' di tempo sono preoccupato per l'altra persona perché guardando il suo comportamento capisco che sta soffrendo, ma nel momento in cui si fa male non sento alcuna preoccupazione. Mi sento un po' in colpa per questo
    rondinella61ale82Sniper_Ops
  • ArtemideRArtemideR Membro Pro
    Pubblicazioni: 250
    dipende dalla situazione, il recente caso di Chieti (l'uomo che ha ucciso moglie e figlia e poi si è lanciato dal cavalcavia) mi ha portato a empstizzare con la moglie e la figlia e a provare disprezzo per lui, così come il suicidio di una ragazza del mio paese poco tempo fa mi ha lasciata indifferente.
    Se una persona si fa male mi dispiace mica rido ma a livello empatico non sento nulla, cosa dovrei sentire nello specifico? Un ferito grave mi lascia indifferente, un suicida mi infastidisce. Il dolore molare lo percepisco più di quello fisico, mi dispiace per esempio per la mamma di Pamela, la ragazza tossicodipendente uccisa e fatta a pezzi, ma lei mi lascia piuttosto indifferente.
    Sniper_Ops
  • RonnyRonny Neofita
    Pubblicazioni: 1,420
    @wolfgang c'è un qualche studio di questa"stranezza" nell'empatizzazione a livello di letteratura scientifica?
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Se vedo una persona soffrire sento il suo dolore come se fosse il mio (nella realtà mi accade anche se la vedo molto felice, mi sento felice, quindi è come se il suo stato emotivo mi contagiasse), ma qualcosa in me razionalizza, la mente mi porta ad analizzare la situazione per intervenire e risolvere quello che ha determinato la sofferenza.

    Se ascolto la mente razionalizza, e non emozioni intense, al più la mente ragiona sulle cause e soluzioni.

    C'è proprio una divisione netta tra il senso della vista e dell'udito.

    OrsoX2ale82RonnySniper_Ops
  • ale82ale82 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 953
    Molto interessante questa discussione.
    Io personalmente credo di avere, a questo punto, male interpretato la parola "empatia" travisando ció che realmente stia a significare, pur avendo letto numerosi thread sul forum, rispetto a tale argomento.
    Sono certa di reagire maggiormente a livello empatico, qualora mi trovi di fronte casi di dolore o sofferenza "morale".
    Posso tentare di far comprendere come vivo tale questione, che tuttora, ancora sento "sfuggirmi", di mano rispetto a
    numuerosi aspetti;
    spesso mi capita ad oggi, di essere mal compresa, e i miei sentimenti sono tergivarsati rispetto a quello che io provo realmente.
    Per anni ho lavorato sul campo delle emergenze, avendo spesso a che fare con il "dolore fisico profondo",
    onestamente, non ho mai avuto nessun tipo di coinvolgimento al livello"empatico" che mi destabilizzasse, in questo tipo di circostanze, anzi, spesso la mia fermezza e il mio poco "scompormi" è stato addirittura frainteso, in diverse occasioni, facendomi apparire come una persona totalmente gelida nelle emozioni, a detta anche di colleghi con numerosi anni di servizio alle spalle, più di me.
    Ma io non ritengo di essere "insensibile",
    quanto piuttosto credo che, nel mio caso, la ragione e la razionalizzazione in circostanze di "pericolo" o di "urgenza" prendano sopravvento rispetto a qualsiasi tipo di "sentimento", e oltretutto non sento di provare nessun istinto di repulsione rispetto a qualsiasi scenario di "dolore fisico" mi si prospetti davanti (come si suol dire, ho lo stomaco molto forte)
    Invece, mi è capitato di star molto male lavorando a lungo termine con la sofferenza dei bambini e degli anziani;
    la pediatria e la geriatria, sono luoghi che mi procurano una sofferenza empatica profonda e costante, alla quale non riesco a reggere se non per breve tempo.
    Onestamente, faccio ancora un enorme fatica a capire come "funziono" rispetto a questo argomento.
    rondinella61SophiaRonnyMarco75CorocottasSniper_Ops
  • Marco75Marco75 Senatore
    Pubblicazioni: 2,070
    Io, fin da piccolo, tendevo a piangere se vedevo un altro bambino piangere. Così come, di fronte a un forte sentimento di rabbia da parte altrui (specie se le cause ne sono condivise) tendo a replicarlo, con effetti visibilissimi, pare, anche a livello fisico.
    Mi viene da pensare che, in certi casi, la mia empatia affettiva sia ai limiti del contagio emotivo. Questo succede però solo col dolore psicologico o morale: non mi risulta di aver mai avuto le stesse reazioni di fronte a un dolore fisico, in quel caso la reazione è molto più "mediata" razionalmente.
    ale82Sniper_Ops
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • AJDaisyAJDaisy Pilastro
    modificato May 2018 Pubblicazioni: 10,665
    Sinceramente ho provato ad analizzare le 4 situazioni indicate ed empatizzo nettamente sotto media in tutti e 4 i casi, soprattutto in 3 di essi.
    Quello più “nella norma” è empatia affettiva per dolore di origine morale (che reputo empaticamente più “incidente” rispetto a quello fisico).
    Provo rabbia per le ingiustizie, per le disparità, per alcune forme di moralismo, per alcuni pregiudizi.
    Rabbia, prevalentemente rabbia, più che altro per le situazioni che in qualche modo mi riguardano.

    Il problema (l’ho spiegato più volte anche a mia moglie) è che per empatizzare ho bisogno di “interiorizzare le situazioni”. Faccio un esempio molto pratico:
    -muore prematuramente il padre di un mio amico poco dopo la nascita della nipotina: provo dolore nel momento in cui penso che anche mio padre non sta molto bene e che la perdita potrebbe essere dolorosissima, specie se vado a ripensare ai momenti di quando era in forma e pensando a quanto non abbia potuto godere di avere una nipote.
    Muore prematuramente la madre di un mio amico, mia madre sta bene e sento la cosa come distante. Capisco la sua situazione, razionalmente provo ad immaginare lo stato d’animo, ma non interiorizzo la situazione emotiva. Zero assoluto.

    Molte immagini del telegiornale emotivamente non mi toccano (posso razionalizzare la situazione, farci una riflessione, ma “non sento nulla dentro”).

    Non saprei spiegarlo meglio.
    ale82
    Post edited by AJDaisy on
  • AJDaisyAJDaisy Pilastro
    Pubblicazioni: 10,665
    Sarei curioso di sentire @Newton
  • osurosur Veterano Pro
    Pubblicazioni: 750
    L'idea che mi sono fatto, in base a quello che diversi di voi hanno scritto, che è quello che succede anche a me, è che un asperger ha minore empatia sia cognitiva che affettiva, per ciò che riguarda il dolore fisico, però ha più probabilità di avere maggiore empatia affettiva per i dolori di origine psichica e morale. L'empatia cognitiva dei dolori morali resterebbe comunque bassa.

    Forse perché il dolore psicologico è quasi una costante degli asperger, dunque avendolo vissuto direttamente non si necessita di una teoria della mente molto sviluppata per empatizzare. Un neurotipico riuscirebbe ad empatizzare, in linea teorica, anche se non avesse mai sofferto in vita sua.
    ale82AJDaisy
  • RonnyRonny Neofita
    Pubblicazioni: 1,420
    osur ha detto:

    L'idea che mi sono fatto, in base a quello che diversi di voi hanno scritto, che è quello che succede anche a me, è che un asperger ha minore empatia sia cognitiva che affettiva, per ciò che riguarda il dolore fisico, però ha più probabilità di avere maggiore empatia affettiva per i dolori di origine psichica e morale. L'empatia cognitiva dei dolori morali resterebbe comunque bassa.

    Forse perché il dolore psicologico è quasi una costante degli asperger, dunque avendolo vissuto direttamente non si necessita di una teoria della mente molto sviluppata per empatizzare. Un neurotipico riuscirebbe ad empatizzare, in linea teorica, anche se non avesse mai sofferto in vita sua.

    La capacità di empatizzare non dipende dalla teoria della mente che hai ma dall'intensità delle emozioni che provi. Molti asperger (tra cui qualche volta anch'io) riescono a sentire la sofferenza e le emozioni negative degli altri con un' intensità fortissima pur non sapendo la ragione per cui l'altra persona le sta provando. Se l'empatia fosse mediata dalla teoria della mente, non potrebbe accadere una cosa del genere.
    Poi per vedere che una persona sta soffrendo non c'è bisogno di avere la teoria della mente, semmai la teoria della mente può indicarti come evitare questa sofferenza o come combatterla.
    Secondo me dietro c'è un fenomeno un po' più complesso
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