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La docilità

Io sono stata una bambina molto docile, mite e ubbidiente.
Magari potevo non capire ma non protestavo mai. Ero sempre in posizione di sudditanza.
Credo di non aver mai avuto il coraggio di protestare, forse solo in adolescenza inoltrata.

Certo che avevo delle posizioni personali, un mio senso di giustizia, di verità, ma per la mia bassa autostima ho ceduto su molte cose.
Io penso A, ma loro (coloro che riconoscevo come autorità e prima di tutto le mie figure genitoriali) pensano B: loro hanno ragione e io torto.
Credo di essermi violentata, venduta un sacco di volte.

Chiamatelo adattamento se volete.

Quanti di voi sono docilli?
StarfishAndato_52Fenice2016amigdalamammarosannacameliakatriss
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Commenti

  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 7,802
    A scuola ero docile, a casa diventavo super oppositivo :) 
    Poi a partire dai 14-15 anni mi sono calmato a casa e sono diventato oppositivo a scuola.
    vera68StarfishAndato_52Fenice2016amigdalakatriss
  • riotriot Moderatore
    modificato August 2018 Pubblicazioni: 5,211
    vera68 ma poi sei cambiata? e a che età?

    @Markov cosa è cambiato durante l'adolescenza nel rapporto con i tuoi genitori?

    da parte mia, ero un bambino completamente chiuso, non direi docile quanto una specie di automa. non significa però che non percepivo quando venivo usato.
    poi certo, con l'adolescenza e la maggiore capacità cognitiva pian piano le cose sono cambiate.
    e le persone che al tempo mi hanno voluto bene mi hanno anche protetto.
    ma da più grande (almeno 18 anni) si sono manifestate alcune volte forme di autolesionismo al limite del masochismo. 
    credo che in quella fase ci sia stata una sorta di regressione ai modi dell'infanzia quando il contesto era molto disagiato per me. 
    vera68Mignonkatriss
    Post edited by riot on

  • vera68vera68 Colonna
    modificato August 2018 Pubblicazioni: 1,224
    È interessante questa sensazione dell'automa, @riot. Anche io mi sono sentita un'automa, ma l'ho sempre visto come una conseguenza di questa docilità fino annichilimento. L'ho anche visto come conseguenza di una educazione rigida a tolleranza Zero, almeno così la percepivo io, e come conseguenza di ricatti affettivi.

    A dir la verità a volte mi sento un'automa ancora adesso, basta toccare i tasti giusti!

    riotFenice2016mammarosannakatriss
    Post edited by vera68 on
  • RyunosukeRyunosuke Membro Pro
    Pubblicazioni: 67
    Da bambina/ragazza ero apparentemente docile fuori casa, poco docile in casa. Scrivo apparentemente, perchè potevo avere le mie idee diverse dagli altri e dall'autorità di turno, ma non le esprimevo perchè avevo paura delle altre persone e perchè cercavo di passare inosservata. Mi pare che per paura mi sono imposta io stessa di comportarmi docilmente. Per gli adulti ero la classica "brava bambina ubbidiente". Coi coetanei era un po' diverso: occasionalmente, quando ero esasperata, ho reagito fisicamente a dispetti di coetanei. Potevo capire se qualcuno cercava di fregarmi (magari non subito), ma in genere non dicevo nulla. La soluzione era evitare quella persona per quanto possibile.
    A casa ero/sono considerata quella dal cattivo carattere, protestavo e mi arrabbiavo facilmente. Tuttavia, su diverse cose ho accettato passivamente le decisioni dei miei genitori, anche se non ero d'accordo. Non so bene perchè. In parte forse pensavo che loro erano gli adulti e dovevano decidere.

    Con il tempo ho cominciato ad avere meno paura delle persone e la parte oppositiva/arrabbiata ha cominciato a manifestarsi più spesso anche fuori casa. Mi sono stancata di stare sempre zitta.

    Adesso (ho più di 40 anni) mi sento molto oppositiva a lavoro (e si vede). Mi sto costringendo a lavorare, ma mi chiedo quanto posso andare avanti in questo modo.

    vera68amigdalamammarosannakatriss
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,224
    @Ryunosuke dice:
    Scrivo apparentemente, perchè potevo avere le mie idee diverse dagli altri e dall'autorità di turno, ma non le esprimevo perchè avevo paura delle altre persone e perchè cercavo di passare inosservata. Mi pare che per paura mi sono imposta io stessa di comportarmi docilmente. Per gli adulti ero la classica "brava bambina ubbidiente"

    SÌ direi che mi ci rispecchio molto.
    Grazie.

    Sto cercando di capire le vere ragioni del mio agire, se è possibile.


    A volte mi sembra di non trovare le parole per definire il groviglio di sensazioni che mi sembrano soggiacere a questo comportamento

    RemiNorekatriss
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 7,802
    riot ha detto:

    @Markov cosa è cambiato durante l'adolescenza nel rapporto con i tuoi genitori?

    Io mi sono calmato, prima dell'adolescenza avevo più turbamenti emotivi e li scaricavo comportandomi male. Dai 14 anni ho iniziato ad essere più sereno, in primo liceo presi la prima nota per aver parlato troppo e mia madre era contenta, non immaginava che la prima fosse solo la prima e non l'unica :D
    Dal terzo liceo prendevo regolarmente 8 note all'anno.
    vera68MononokeHimeriotkatriss
  • vera68vera68 Colonna
    modificato August 2018 Pubblicazioni: 1,224
    Io anche scaricavo la frustazione e il sovraccarico comportandomi male, ma vigliaccamente con persone più deboli, oppure lo facevo di nascosto. Credo che così dessi voce alla parte più repressa di me, anche se erano sempre trasgressioni piccole
    Forse era un modo per non morire
    Markovkatriss
    Post edited by vera68 on
  • MarkovMarkov Pilastro
    modificato August 2018 Pubblicazioni: 7,802
    Una volta in seconda media ho quasi bullizzato una ragazza ... [Edito per sezione pubblica]
    vera68katriss
    Post edited by Markov on
  • MononokeHimeMononokeHime Colonna
    Pubblicazioni: 1,253
    In tarda adolescenza, mi definivo (e mi sentivo) una “tigre ammansita” (dentro di me c’era una tigre che voleva uscire, ma che io tenevo in gabbia).

    L’immagine che descriveva la mia vita in quel periodo era quella di me che viaggiava sul sedile posteriore di un’auto guidata da altri (i miei genitori), mentre io guardavo fuori dal finestrino apatica, e vedo la vita scorrere senza viverla, senza poter decidere non solo la destinazione, ma neanche tappe o fermate. E fuori è desaturato, con scritte ed elementi rossi in evidenza.

    Da piccola ero un tipetto tosto, non mi facevo mettere i piedi in testa. Ero buona e tranquilla, ma se succedeva un’ingiustizia mi scatenavo. Se volevo fare una cosa e altri dicevano di no, trovavo il modo di farlo comunque se ritenevo che quel no non era giustificabile.

    Poi, ciò che successe alle medie, e anche per via della pubertà, tante cose cambiarono. In modo impercettibile. Almeno per me. In un modo in cui non mi rendevo conto, inconsapevole. E lì mi sono persa.
    I miei genitori, le altre persone adulte, gli insegnanti, davano per scontato che io sapessi e capissi cosa intendevano o volevano, senza spiegare le loro parole o i loro gesti. E io interpretavo in modo “errato”, rigido (schematizzavo, ma avevo pochi parametri, data anche dalla poca esperienza, e dalle poche informazioni).
    Un esempio: dovevo rispecchiare le aspettative dei miei genitori perché è quello che DEVE fare una figlia devota. Ma era una mia interpretazione sbagliata, perché nessuno (ovviamente?) mi aveva spiegato che i genitori vogliono per i figli il bene, e che facciano determinate cose per il loro stesso bene, ma nessuno mi aveva detto che non ero OBBLIGATA a seguire questi pensieri, nessuno mi aveva spiegato che la loro idea di bene per me poteva non essere DAVVERO il miglior bene per me. E quindi mi costringevo a ubbidire. Senza che loro mi avessero mai obbligato.
    Questo ad un certo punto mi ha portato a spegnermi. E a funzionare con il “pilota automatico”. Era come se la me più autentica si rifiutasse di ubbidire e si stesse ribellando piantandosi lì seduta con le gambe incrociate, le braccia conserte, e il viso imbronciato, senza più dire niente, senza più fare niente.
    La mia nave non aveva più un capitano. Era il caos più totale. Ma da fuori non si vedeva nulla (almeno così credevo, non potevo far trapelare nulla, perché non DOVEVO far preoccupare i miei genitori).

    C’è una parte di me, che quando i DEVO diventano priorità, ma che sono anche “sbagliati” in quanto obblighi (imparati, inculcati, acquisiti), si “ribella”. E al posto del DEVO entra in gioco un conflitto tra i bisogni e ciò che è giusto.
    vera68rondinella61RemiNorekatriss
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,224
    @riot dice
    vera68 ma poi sei cambiata? e a che età?

    Scusa riot ma non avevo notato che domanda fosse rivolta a me...

    Credo di dover fare una distinzione.
    Docilità come obbedienza a testa china fino a 40 anni, pur con le eccezioni di cui ho detto sopra
    Docilità come passiva accettazione dei ciò che mi capita è scomparsa dai 14/16 man mano che si consolidava in me l'idea che volere è potere per finire poi in un crescendo che mi ha portato a una sorta di delirio di onnipotenza, eh si perché per l'obbedienza a testa china già non distinguevo più il dovere dal volere, poi nemmeno più il volere del potere e questa è, a parer mio la porta d'ingresso per il delirio di onnipotenza, ma questa strada prima o poi ti porta a non reggere più la frustrazione.
    Questa sentirmi "vinta" dalla vita, mi ha salvato, a 40 anni. E ho cominciato a piegarmi alle situazioni che la vita propone, ma è diverso dalla situazione dell'infanzia (forse prima di tutto perche non si è più un bambino) perché non è passività ma docilità cosciente e volontaria
    riotkatriss
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