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Endorsement e affiliazioni per pubblicazioni scientifiche, che ne pensate?

Naturalmente io mi sono fatto un'idea chiara, che "guarda caso" coincide con quella degli accademici :D
Però mi incuriosiva sapere cosa ne pensano quelli che, magari, si sono appassionati alla scienza da amatori… e/o che hanno avuto difficoltà ad avere un'affiliazione accademica per non aver superato l'impatto sociale col mondo accademico (pur magari avendo anche conseguito titoli come magistrale o PhD).


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Commenti

  • DomenicoDomenico Colonna
    Pubblicazioni: 3,694
    Mah, premesso che non so neanche se mi compete rispondere qui dal momento che ho rinunciato a qualsiasi ambizione accademica da un bel pezzo, direi che teoricamente io sono della vecchia scuola: "pauca sed matura" non l'odierno: "publish or perish".
    AJDaisySoylentGreenDrMoody
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 5,192
    Markov,
    da quelo che ho visto nel tempo indirettamente (sono miei amici di lunga data) l'endorsement è avvenuto sempre dai docenti universitari per stima e incoraggiamento per le capacità, diciamo come figure di mentori.
    un caso invece per amicizia (sempre stima ecc.) con un editore che introdotto uno di loro nel giro giusto.

    ma a parte questo, gran parte del lavoro è avvenuto per impegno e spinta personale, cioè facendosi conoscere, girare per convegni mirati, passare nottate con colleghi a discutere, viaggiare per consultare testi in lingua originale, e quant'altro possa servire alla propria ricerca.
    io penso che serva la mentalità giusta per focalizzarsi, da giovani, da subito, verso dei precisi obbiettivi.
    ed è quello che ho visto.

    l'idea è anche un po' romantica tutto sommato, e queste che ho citato sono persone per nulla "omologate", come piace a te, che non hanno ceduto a compromessi, nel senso di aver rinunciato a gran parte della socialità quando non strettamente necessaria.
    (ci sono state pure discussioni con altri loro amici che si sentivano, da un certo momento, esclusi).
    non penso sia stata una forma di arrivismo ma pura passione.

    per ill mondo academico ho visto che è servito un grande impegno anche sul piano della gestione delle relazioni, ma forse dipende dai caratteri. infatti un altro amico, persona gentile e socievole, ma che ha pensato di contare solo sulla propria competenza (qui parlo di architettura) non è mai riuscito a pubblicare neanche uno studio.

    Andato_52OrsoX2rondinella61Whis

  • OrsoX2OrsoX2 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 818

    @Markov , gira gira i referee delle pubblicazioni sono sempre gli stessi, ma certi conflitti d'interesse saltano fuori, prima o poi, magari dopo anni: ad esempio, per certi farmaci anti-demenza la cui miracolosità è stata inoppugnabilmente smentita.

    Nelle scienze "pure", nel senso di non contaminate dal business, le cose vanno più che decentemente. Per la Matematica e la Fisica, che, tra l'altro, sono a un buon livello anche in Italia, mi sembra che si possa stare davvero tranquilli.

    Se queste problematiche t'interessano, ci sono diversi articoli sull'argomento, anche recenti, su Science. Sicuramente voi in UK avrete libero accesso istituzionale online ;) 

    riotAndato_52DrMoody
    ("Caducità delle umane cose!" - considerazione indifferentemente attribuibile a Umani e Non)
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 7,749
    @Domenico in realtà anche adesso si sa dove c'è roba matura, spesso a deciso scapito di chi non è ancora affermato di fama :)

    @riot ma loro sono in servizio in qualche università? Se è così il problema non si pone, possono pubblicare di default.
    Il dubbio era per le altre categorie:
    - chi non ha mai avuto titoli accademici ma claima di aver trovato risultati. Purtroppo ad aver ragione sono pochissimi, e dando tempo a loro lo si toglierebbe a chi invece lo fa a titolo ufficiale con molte più certezze.
    - chi ha conseguito titoli accademici o ha già pubblicato in passato ma non lavora all'università. Qua anche uno che ha preso il PhD o ha avuto contratti a tempo determinato non ha gli stessi privilegi di uno in servizio. Sicuramente la questione diventa molto più delicata perché loro potrebbero davvero aver ragione, ma è giusto dedicare tempo e risorse che potrebbero essere dedicate con urgenza a chi lavora a pieno titolo nel settore?


    Sull'accesso alle risorse invece non ho mai capito bene come funziona. In Italia da studente potevo cercare paper di ogni facoltà, ma potevo leggere solo quelli pubblicati su riviste che avevano accordi con la Sapienza.
    Qua è una favola: in parole povere i lavori accademici sono tutti gratis inclusi i libri di testo (è così pure per gli undergraduate? O solo dal PhD in poi?).
    In ogni caso sono sicuro che anche nei posti poveri un ricercatore possa accedere a tutto ciò che vuole, non so se di diritto... ma alle brutte non sarà difficile trovare qualche collega che può accedere a tutto...
  • DomenicoDomenico Colonna
    Pubblicazioni: 3,694
    Presumo sia un modo per dire “plagio” e non me ne stupisco affatto
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 7,749
    Non si fa plagio, ma molti di quelli non affermati riassumono, con citazione, lavori pregiati facendo delle aggiunte che "sono come un gatto in tangenziale" per usare le parole di uno che mi spiegò le differenze :D
    DomenicoOrsoX2SoylentGreen
  • DomenicoDomenico Colonna
    Pubblicazioni: 3,694
    @Markov "riassumere" come dici te E' una forma di plagio, solo meno sgamabile. Soprattutto in un ambito dove è tollerato se non incoraggiato.
    La metafora me la devi spiegare però.
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 7,749
    Se metti la citazione puoi riassumere. Ma per poterlo pubblicare deve esserci pure qualche risultato nuovo, il tutto sta nel valutare quanto è serio il risultato nuovo. La metafora del gatto in tangenziale non so se l'ho capita, è il titolo di un film recente… Me la sono immaginata proprio come un gatto in tangenziale in confronto a tutte le auto che sfrecciano (che sarebbero i risultati pregiati).
  • DomenicoDomenico Colonna
    Pubblicazioni: 3,694
    @Markov c'è una cosa che non capisco del tuo discorso di risposta a riot.

    Tu poni due casi in cui ti chiedi (retoricamente perché si sa dove vuoi andare a parare) se persone fuori dal sistema meriterebbero attenzioni o risorse quando queste potrebbero andare a chi ha maggior certezze (se ho riassunto bene)

    Ti rendi conto di quanto sei provincialotto all'italiana?

    Quello che dici tu nelle scienze sociali si chiama "effetto san matteo" (da un famoso passo del vangelo). In pratica: chi ha avrà di più chi non ha avrà di meno.

    Tutto questo perché? Perché ce l'ha più duro chi è riuscito ad entrare piuttosto chi è rimasto fuori? Un ragionamento molto da casta di mandarini.

    Markov non ho nulla da perdere a dire verità scomode in faccia. Tu non sei un matematico o peggio ancora un intellettuale accademico, tu sei solo un operaio specializzato. E il tuo stipendio non è prima il denaro ma il rango. Siete babbuini non homo sapiens.

    Tu non fai quello che fai per passione, lo fai solo per la gloria del tuo ombelico. Che poi è anche il motivo per cui ci racconti qui pure quante volte vai al bagno.

    COnclusione: divertiti. Lo so che hai bisogno di attenzioni :-)
    DrMoody
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • riotriot Moderatore
    modificato September 2018 Pubblicazioni: 5,192
    Markov ha detto:

    @riot ma loro sono in servizio in qualche università? Se è così il problema non si pone, possono pubblicare di default.

    eh ma anche l'endorsement è automatico? o forse per il dottorato, ma non così di default per gli associati?

    uno a cui mi sono riferito è del '76, filosofo, è ancora ricercatore. tiene lezioni in molti paesi, ha sede in una univerità europea e attualmente si trova in Brasile per una conferenza di cui, come di solito in questo ultimo decennio, è uno dei relatori ufficiali.
    di lui si, so che è affiliato almeno a due titolati, ma basta questo per garantirsi la carriera?

    un altro è laureato in storia dell'arte e critico d'arte, ma dopo qualche pubblicazione ufficiale edita in italia, voluta e finanziata dalla Sapienza, (cataloghi, recensioni e presentazioni di artisti, oltre ad essere seguito da un editore e da un gallerista come dicevo nell'altro post) non ha realizzato molto di più.
    non è riuscito a rimanere in quel mondo accademico specifico che, lo conosco bene personalmente, è una scatola chiusa, anzi blindatissima.
    e attualmente è precario della scuola dell'obbligo

    l'ultimo a cui mi sono riferito è quello più attinente alla tua valutazione rispetto all'ambito sociale accademico: ha tentato durante e dopo gli anni universitari d'introdursi negli studi di architettura. ha lavorato praticamente gratis per tanti anni pubblicando degli studi tecnici per la rivista gestita dall'architetto titolare, ha tenuto qualche conferenza (sempre per lui) e poi ha dovuto cambiare lavoro perché non c'era sbocco.
    dal momento che lo studio di architettura lo aveva preso come praticante ma senza mai associarlo, come si può definire questo, se non una vittima del baronato?

    entrati in ambito accademico, e bisognia volerlo fortemente, poi a conti fatti, nella statistica mia personale, vedo che solo uno su tre ce l'ha fatta. cioè che nulla mai è certo.
    quindi dico il problema è sicuramente di merito, ma per altri anche di c**o (aver incontrato il giusto mentore). mi sbaglio?

    ma e qual'è la tua visione?

    DrMoody
    Post edited by riot on

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