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Non so come ricostruirmi una vita sociale.

Ogni tanto torno su questo forum per cercare un po' di conforto, e mi sa che adesso mi trovo in un punto della mia vita interessante ma spaventoso allo stesso tempo.    Abbandonata l'università, ho passato due anni incredibilmente difficoltosi dal punto di vista psicologico ed emotivo, e la prima metà del 2018 è stata orribile.   Dopo tanti mesi di disoccupazione passati tra incontri di teatro forzatissimi (per distrarmi, anche se non me li godevo per nulla) e uscite per la città sempre forzatissime (e sempre da solo) ci sono state volte in cui l'apatia della quotidianità quasi mi ammazzava e non so come facevo ad aprire gli occhi ogni mattina, incontro ad un altra giornata passata a casa a fare sempre le stesse cose fino alla sera, uscendo solo per comprare il pane o per portare il cane a fare i bisogni.    In realtà, la maggior parte di questa quotidianità è rimasta fino ad adesso che sto scrivendo tranne per il fatto che dopo tanti mesi terribili finalmente ho trovato qualcosa che mi possa occupare la mente, e farmi guadagnare qualcosa intanto, aiutando pure un po  la famiglia.

Da fine Luglio lavoro ad un liceo della mia città come Assistente Amministrativo, a contratto determinato.   Il contratto terminerà a metà Gennaio, e fino ad ora è stata un esperienza estremamente utile da tutti i punti di vista.   E' stato il mio primo lavoro, e già mi sento una persona cambiata rispetto a prima di iniziarlo.   L'unica cosa che non è cambiata è la mia vita sociale, che è praticamente inesistente da anni. Lo ammetto, se non lo abbia già fatto in altri post: molte delle occasioni che ho avuto di tenere amicizie le ho rimosse io stesso, più per rabbia che per altro.   Mi sono fatto terra bruciata nel corso degli anni, abbandonando tutte le persone negative che mi succhiavano via energia.   Ora sono rimasto solo con tre amici che abitano lontanissimo e che vedo raramente, e con assolutamente nessuno della mia zona.   Effettivamente, sono completamente senza amici se si tiene conto della mia vita sociale, ed è per questo che ho detto che è inesistente.   Moltissime volte mi sono venute botte di apatia assurda, la sera sopratutto, dove mi sono sentito letteralmente male e ho avuto crisi isteriche per la solitudine e il senso di nulla che sentivo, e a volte sento ancora dentro.  Sono arrivato ad un punto in cui non riesco più a sopportare questa situazione, e ultimamente sto cercando in qualche modo di uscire più di casa e cercare qualche evento sociale in cui partecipare.   Ho scaricato alcune app che mi permettono di vedere gli eventi sociali della mia città, e già è tanto che ce ne sono alcuni visto che è una città smorta.  Ancora non sono andato a nessuno di questi, e onestamente non lo so quando ci andrò, e se mai ci andrò.  Ho perfino in mente di creare un annuncio per cercare giocatori di Dungeons and Dragons, il famoso gioco di ruolo da tavolo, non tanto perché mi piace ma sempre per il fatto di provare a conoscere gente.   Altro, non mi viene in mente.  Il mio obbiettivo primario  è volermi ricostruirmi una vita sociale, farmi degli amici, ma il fatto che abito in una città così poco vivace mi toglie l'energia di provarci in partenza.  Mi sono stufato di uscire di casa e camminare per marciapiedi vuoti fino a che non mi sale l'apatia di stare perfino per strada, per poi tornare a casa e sentire l'apatia di rimanere a casa e perdermi nei videogiochi o in altri strumenti che mi permettono di scappare dalla realtà.  Mi sento in una ca**o di prigione dove mi ci sono messo io stesso, e questa cosa mi fa infuriare.  Sento che sia l'unica area della mia vita ancora deficiente, e il peso che devo sopportare addosso ogni giorno è atroce quando ci penso.   Mi sento proprio disperato, come non mi sentivo da tempo.  Da troppo tempo.  Probabilmente perché ho sempre represso questa cosa fino ad adesso che non ce la faccio più a trattenerla dentro di me.  Il bello è che pure su questo sito non ne ho mai parlato così apertamente, per paura delle risposte degli utenti che mi avrebbero fatto rendere conto della paura che ho di affrontare la paura riguardo questo argomento.  Notate un pattern?  Io ho paura di affrontare la paura.   Non vi sembra incredibilmente strano? Un labirinto che la mia mente ha creato per farmi soffrire.  Eppure è così!    Adesso però sono pronto ad affrontarla, altrimenti non avrei nemmeno mai iniziato questo post.   E per la prima volta, mi sento molto meglio a parlarvene dato che sono stato onesto con voi, e poi con me stesso.   Non mi sono mai sentito così sincero e vulnerabile in questo forum come ora, e penso sia una buona cosa.

Sono genuinamente interessato a sapere se alcuni di voi hanno dovuto affrontare questa mia stessa situazione.   Mi sentirei meno solo a dover combattere questa cosa.   Io non so dove sbattere la testa, e ogni pomeriggio quando torno da lavoro mi sento malissimo al fatto di dover passare l'ennesima giornata chiuso in casa.   E' una situazione che ti mette letteralmente alle strette, e ti stritola piano piano.  
Valentamarmot
Post edited by AlleliParalleli on

''Non perdere mai la Via. '' (Myamoto Musashi,  ''Dokkodo'' )



Commenti

  • ShikiShiki Veterano Pro
    Pubblicazioni: 953
    La sensazione di solitudine mi schiaccia da moltissimo tempo.
    Ultimamente sto imparando a bastarmi da sola. Ma non sono nemmeno interessata ad avere una vita sociale (non fa per me, non sono capace di sopportarla, ho altro a cui dedicare il mio tempo). Ma, all'università per esempio, non vorrei passare tutto il tempo da sola, facilitando le paranoie che poi mi assalgono... Ma non sono mai riuscita a legare con nessuno... le persone che provano a legare con me tendo poi persino ad evitarle.
    Ho preso però coscienza dei problemi che affliggono la mia situazione con gli altri e solo venendone a capo potrò capire cosa fare.
    AlleliParallelimarmot
    "Dio promette la vita eterna” disse Eldritch “io posso fare di meglio; posso metterla in commercio"  -- Philip K. Dick

  • Ultima96Ultima96 Neofita
    Pubblicazioni: 11
    Ciao Shiki,
    anch'io sono all'università e come te ho questa difficoltà. All'inizio avevo scelto di andare a studiare Cinese e Giapponese a Ca' Foscari a Venezia per due motivi: primo perchè come molti ragazzi oggi ero rimasto accecato dalla bellezza di cartoni, fumetti e giochi giapponesi (per ironia della sorte è capitato che volevo applicarmi per un curriculum di prima lingua Giapponese e seconda Cinese perchè volevo andare appunto in Giappone ma dopo il test sono risultato più idoneo per prima Cinese e seconda Giapponese e ciò nonostante ho voluto accettare lo stesso); ma ora che sono al terzo anno ed è richiesto un certo livello di conoscenza e capacità di applicazione della lingua nella comunicazione oltre che preparazione ho cominciato a riscontrare molte difficoltà, anche perchè: primo sono pendolare in treno, quindi non ho dove stare a Venezia (comunque molto costosa negli alloggi da quel che so e comunque poco conveniente vista la posizione) e non mi viene spontaneo frequentare e creare relazioni buone con gli altri per paura di non riuscire a tornare a casa (abito a circa 1h di viaggio), secondo non ho mai parlato a nessuno del mio Asperger per paura di essere possibilmente facilitato e di creare dubbio e fraintendimento o compatimento da parte degli altri, compagni e insegnanti, insomma di attirare troppo l'attenzione nel modo sbagliato. In questo momento sto cominciando a provare dubbi sulla mia scelta, mi sto chiedendo se fosse effettivamente stato solo l'entusiasmo e se avessi dovuto scegliere un indirizzo diverso tipo rimanere sull'inglese, sul francese o sullo spagnolo e lasciare le lingue orientali, il Giappone e la Cina a dopo, tra l'altro adesso che tra poco dovrei tenere l'esame di laurea: dopo soli tre anni non mi sento ancora sicuro, tra l'altro dopo così poco esercizio orale (nello scritto almeno un po' 'me la cavicchio'). Anche tu hai avuto un'esperienza simile? Che università frequenti/hai frequentato? Hai qualche amico o persona di cui ti fidi al di fuori dell'università e della famiglia? Se vuoi possiamo provare a condividere, se non scrivo troppo per te ^^

    Ciao. Comunque Shiki è un bel nickname :)
  • ShikiShiki Veterano Pro
    Pubblicazioni: 953
    @Ultima96 Ciao e benvenuto!
    Ti consiglio di aprire un post di presentazione per presentarti agli altri del forum :)

    Per quanto riguarda l'università, in realtà non ho avuto una esperienza simile, tranne per la storia del pendolare. Mi piace la scuola che frequento (ingegneria biomedica, anche se al primo anno mi ero iscritta ad ingegneria informatica e poi sono passata a biomedica) e non ho avuto la paura di comunicare alla scuola che sono asperger (e anche dislessica e discalculica) perché senza la diagnosi e alcune rispettivi mezzi compensativi, sarebbe stato un inferno continuare. Non mi hanno facilitato e sul discorso pietà e pena non ci sto tanto a pensare e comunque nessuno me l'ha mai palesato. I prof sono sempre stati rispettosi e giusti (sono stata fortunata però, ma in caso di prof stronzi farò del mio meglio per passare l'esame e addio), valutandomi in base alle mie conoscenze e capacità. Sono fiera di mostrare come nonostante tutte le mie difficoltà, riesco ad andare avanti, anche se lentamente (difficoltà emotive, sensoriali, ecc - infatti sto anche con le cuffie antirumore a volte).
    Il problema è che in generale io non riesco a socializzare o a sostenere relazioni per troppo a lungo, specie in un ambiente ostile per me come l'università (tanta gente, sbalzi termici, odori, luci, rumori, ecc).
    Ovviamente non tutti sanno delle mie difficoltà. Ne parlo con il prof quando devo sostenere l'esame o ne parlo con gli altri solo se salta fuori, ma non vado in giro a dire: "Ciao, piacere, sono asperger" ma nemmeno lo nascondo, anche se premo di più sul lato dsa (difficoltà di apprendimento) aggiungendo che ho sensibilità sensoriali (quando in realtà i problemi sono molti di più, ma questi sono quelli più comprensibili alle persone).

    Tornando al tuo discorso, penso che avresti avuto le stesse difficoltà con qualsiasi lingua, visto che la base della difficoltà è il relazionarsi e non la lingua in sé. Anzi, magari con queste lingue orientali sarebbe stato più facile trovare persone con passioni simili alle tue...

    Ho persone di cui fidarmi fuori dall'università, specialmente mia madre e il mio ragazzo ^-^

    Grazie per il complimento sul nome :)

    Concludendo io non lego all'università per tanti motivi ma vorrei farlo in parte, per non stare sempre sola e risultare scortese verso chi si mostra disponibile nei miei confronti. Anche perché stare sola a scuola mi facilita l'arrivo delle paranoie, conseguenza del mio stress post traumatico diventata pesante solo ultimamente.

    Comunque se vuoi possiamo continuare a parlarne in privato, per me non è un problema
    ^-^
    "Dio promette la vita eterna” disse Eldritch “io posso fare di meglio; posso metterla in commercio"  -- Philip K. Dick

  • vera68vera68 Veterano Pro
    modificato 12 January Pubblicazioni: 910
    Ciao @AlleliParalleli io partirei da un fatto. Il lavoro ti ha fatto stare meglio.
    Ok. Se non c'è più un lavoro allora cerchiamoci un'occupazione. (Non ti sto dicendo un altro lavoro, benché sia poi necessario alla sopravvivenza) ottima l'idea del gioco ad esempio, ma che ne dici di un'opera di volontariato?. Non necessariamente bisogna stare a contatto con persone che stanno peggio per cui magari non ci si sente di nessuna utilità. Io per esempio li guardo e non saprei che fare. Sto pensando ad esempio al lavoro logistico che sta dietro al banco alimentare, o in cucina alle mense di Sant'Egidio o altre iniziative simillari. Il mondo del volontariato è molto vasto e non necessariamente bisogna stare in prima linea (dico così perché magari lì l'investimento emotivo può essere mollto forte).
    Conosceresti persone, ti sentiresti utile.
    Che ne dici?
    riotValentaAlleliParalleli
    Post edited by vera68 on
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