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terapia a porte chiuse?

claluiclalui Veterano Pro
Buongiorno a tutti. Un recentissimo fatto di cronaca mi ha portato a riflettere su questo aspetto delle terapie. Per chi non avesse sentito/letto la notizia mi riferisco a questo:


Il fatto mi ha particolarmente colpita perché in quel centro avrei dovuto portare mio figlio e non mi ci sono trovata solo per una serie di coincidenze fortuite. Mi era giunta voce che di recente alcuni genitori si erano lamentati del fatto che le terapie fossero a porte chiuse e che nulla si sapesse di cosa facevano con i bambini gli operatori.

Quella della terapia a porte chiuse è di fatto la norma, che sia aba o altro, e adesso mi chiedo quanto sia giusto che i genitori non possano controllare in nessun modo cosa avviene durante le sedute.

Al di la del fatto orribile e ovviamente (si spera) limitato non sarebbe più giusto per i genitori assistere in diretta o in differita alla terapia? con le opportune indicazioni potrebbero continuare il lavoro a casa rendendolo cosi più efficace. So che molti terapisti riferiscono e spigano cosa fanno ma una presa visione diretta delle tecniche non sarebbe meglio? Controllo e condivisione insieme non renderebbe le famiglie più partecipi e insieme più tranquille?
Grazie a chi vorrà dirmi la sua a tal proposito

cameliaarabafenice83marco3882amanita
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Commenti

  • cameliacamelia Pilastro
    Pubblicazioni: 3,171
    Credo che il modo migliore di lavorare sia quello che prevede la visione diretta della terapia con vetro specchio, di modo che il genitore c'è e non c'è al contempo, con un altro operatore che spiega al genitore che vede, cosa sta avvenendo.
    Questo è previsto nel centro di Cesarina Xaiz ad esempio, come prassi; io stessa, ai genitori che lo chiedevano, permettevo di visionare tutte le terapie nel vecchio centro in cui lavoravo, ma lì non era la prassi, era una possibilità, anche perchè le stanze con vetro specchio erano solo 2.
    claluiSirAlphaexagioia
  • claluiclalui Veterano Pro
    modificato 14 January Pubblicazioni: 727
    @camelia anche io ho avuto questa possibilità. Al centro dove lo portavo c’era il vetro specchio e ho sempre assistito. Dovrebbe davvero essere la norma. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano operatori e genitori.
    So di alcuni centri in cui le sale d’attesa sono lontane dalle stanze in cui viene fatta terapia e ai genitori non è permesso quindi stare neanche dietro la porta. Oppure ai genitori viene caldamente consigliato di andare via e passare a riprendere i bambini al termine della seduta. Mi chiedo quanto abbia senso questo modo di procedere.(al di là del discorso sicurezza, dando per scontato che sia personale qualificato e non pazzi)
    amanita
    Post edited by clalui on
  • mamma_francescamamma_francesca Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,282
    Secondo me assistere qualche volta alla terapia è utile per vedere come agiscono i terapisti, anche se la figura del genitore è notevolmente diversa e non credo che possa "semplicemente" copiare le mosse del terapista. I comportamenti sono sempre "influenzati" dalla relazione che c'è dietro, questo è il motivo per cui magari i bimbi fanno i "capricci" con i genitori mentre a scuola hanno un comportamento "modello". Questo vale per i bimbi NT sicuramente, mentre per i bimbi ND magari un po' meno, però mi sembra importante "ricondurli" a questa differenzazione di comportamento a seconda della relazione che c'è e non fare l'inverso in alcun modo, cioè non accentuare il fatto che possano comportarsi allo stesso modo con soggetti diversi. Penso che questa sia la mia principale critica al metodo ABA! I nostri bimbi sono lievi e devono essere cresciuti coscienti del fatto che le persone possono avere comportamenti diversi nella stessa situazione e a capire anche come mai.
    Se hanno inventato il vetro specchio è proprio perchè i bimbi non hanno lo stesso comportamento che si sia in presenza del genitore oppure che questo non sia presente.

    Sui rischi della terapia, penso che ci siano e che sia anche molto difficile prevenirli. Certo è abbastanza facile prevenire il rischio di "violenze fisiche", basta "avere la possibilità di guardare". Per quanto riguarda le violenze "psicologiche" è molto complicato, perchè comunque mentre il lavoro svolto per ampliare le competenze può non presentare problemi, quello svolto per "modificare" i comportamenti è molto molto delicato. Io stessa sono concapevole che a mio figlio stiamo chiedendo tantissimo e che fa una fatica tremenda rispetto agli altri bimbi.
    LisaLaufeysonclaluiSirAlphaexaamanitaSniper_Ops
  • mammaconfusa80mammaconfusa80 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 985
    Hai perfettamente ragione. Ti dico cosa avviene al centro che frequenta mio figlio. Noi non possiamo entrare se non una volta a settimana (io non entro però quasi mai perché mio figlio si approfitta della mia presenza). Alla fine di ogni terapia la terapista mi dice cosa è avvenuto e comunque io sono seduta accanto alla porta dove si svolge il tutto (quindi è possibile ascoltare quasi tutto). La cosa che mi rende tranquilla è che mio figlio va così volentieri e se tardo a prepararlo mi chiede lui di andare al centro a giocare quindi ho sempre pensato che per lui sia un momento speciale e non uno faticoso.
    LisaLaufeysonclalui
  • AlbinaAlbina Membro Pro
    Pubblicazioni: 120
    Io ho avuto una brutta esperienza con il centro dove mio figlio faceva psicomotricità quando aveva 2,5 anni..come regola valeva quella del genitore fuori dalla porta, a parte i primi incontri dove si lasciava la possibilità di entrare per i primi minuti in modo che il distacco fosse meno difficoltoso, poi quando la seduta era avviata si invitavano i genitori ad uscire..insomma la faccio breve, mio figlio a volte durante le sedute mi cercava e prendeva la corsa per uscire e venire da me. La prima volta la psicomotricista visibilmente scocciata lo riportava dentro e chiudeva, ma anche se lo chiedevo non mi faceva entrare, poi visto che era una tendenza che si ripeteva aveva iniziato a sbarrare la porta per impedirgli di uscire, piuttosto lo lasciava piangere e disperarsi mentre mi chiamava. A me questo comportamento non andava bene e si è anche rivelato controproducente perché mio figlio nel giro di poche settimane non voleva più andare con tanto di sceneggiate, pianti e urla disperate..e quindi ho per forza dovuto cambiare. Adesso in usl a parte i primi due mesi in cui ero sempre dentro, rimango fuori, ma se mio figlio un giorno mi chiede di entrare o io stessa lo chiedo, nessuno fa problemi. 
    amanita
  • asia1234asia1234 Veterano
    Pubblicazioni: 224
    Nel centro dove porto mia figlia per la psicomotricità le prime volte ero molto perplessa .. l aula dove viene svolta e molto lontana dalla sala d aspetto ..... ho lasciato scemare la cosa perché vedo mia figlia sempre molto felice di andare e appena vede la terapista di illumina ... rimane il fatto che quest anno avevo intenzione di parlare di questo aspetto alla psicologa che gestisce la terapia .. la cosa mi è sempre sempre sembrata assurda ..
  • LisaLaufeysonLisaLaufeyson Veterano Pro
    Pubblicazioni: 996

    Sedute a porte chiuse anche dove porto mio figlio. I terapisti mi illustravano a fine seduta quanto svolto nell'ora appena trascorsa, con tanto di assegnazione di compitini a casa ( soprattutto per la logopedia). Una volta al mese assistevo alle terapie sia di logopedia che di psicomotricità, con risultati però controproducenti, perché mio figlio si sentiva quasi autorizzato ad assecondare i propri desideri e non le richieste delle terapiste. Meglio sarebbe stato assistere in differita.. nel mio caso.

    Da un mese a questa parte, in accordo con la neuropsichiatra, sono state sospese sia la logopedia che la psicomotricità ed è stata introdotta la terapia comportamentale di gruppo, che si svolge addirittura in una palazzina di fianco a dove io lo aspetto. Nessuna possibilità di assistere.

    Ma N. è sereno e non mostra avversione verso i terapisti o gli incontri.

    Comunque do per scontato che casi come quelli di Bari siano aberrazioni e non la prassi..altrimenti avrei paura e remore anche a lasciarlo all'asilo o in qualunque altro posto dove io non possa vigilare.

  • amanitaamanita Veterano
    Pubblicazioni: 162
    Che cosa orribile..
    Il problema grande è che si trattava pure di bambini che per la gravità non avrebbero potuto nemmeno esplicitare il disagio.
    Personalmente per me non è tanto questione di porte chiuse o aperte.. ci sta' che ci si debba fidare di chi segue il bambino.. e per me il punto è proprio questo: io NON mi fido a priori. Per lasciare mio figlio un ora dentro una stanza con qualcuno devo avere fiducia! E non è che gliela do a priori.. nel mio lungo percorso ho conosciuto anche terapisti secondo me inutili e magari anche nocivi per cui sono una che vigila MOLTO e su questa cosa pretendo di aver la libertà di vigilare.
    Considerando pure che non sono gratis mi sembra il minimo.
    Decido io a chi affidare mio figlio e se qualcosa non mi convince vado da qualcun'altro.
    Scusatemi.. sarò odiosa ma sta' cosa mi fa abbastanza arrabbiare.. perché già avere un bambino che necessita di essere seguito è dura.. i costi sono tutti spesso a nostro carico.. ci manca solo di incontrare gente cosi che magari peggiora pure la situazione..
    Già mi sembra che le così dette "terapie" a volte siano sopravvalutate e secondo me l'unica differenza sta' proprio nell'incontrare gente ingamba a prescindere dal metodo che ti propongono, diffido di queste cose "standardizzate" soprattutto se i genitori non possono avere voce in capitolo. Mai e poi mai.
    Ecco. Io che normalmente sono una per nulla pignola su questo divento una gran rompi balle.
  • claluiclalui Veterano Pro
    Pubblicazioni: 727
    @LisaLaufeyson lo spero bene anche io. Del resto purtroppo non sono rarissimi episodi del genere in asili o case di cura e più in generale in luoghi dove ci sono individui che non possono difendersi. Ma per fortuna non sono la norma.

    Immagino che in una situazione di professionalità non si debba temere nulla anche se mi chiedo quanto il comportamento dei terapisti, spesso omologato e non personalizzato, non debba essere comunque tenuto sotto controllo. faccio un esempio: la nostra terapista è molto ferma e se c'è da alzare la voce lo fa. Io ho sempre assistito e i primi tempi da mamma mi veniva da spaccare il vetro e andarla ad uccidere. Poi con il tempo e a mie spese ho capito che con mio figlio se non si alza un po la voce in certe situazioni lui si prende il dito con tutto il braccio. C'è stato un periodo in cui neanche i rimproveri sortivano il minimo effetto e la terapista mi chiese di stare dentro con loro durante la seduta. Non so perché, se mi teme più di lei o se al contrario la mia presenza lo rassicura, fatto sta che da quando io sono presente le sessioni vanno molto meglio.

    Ma mi chiedo: stessa tecnica un po tosta va bene per tutti i bambini?Ogni genitore conosce suo figlio e sa fin dove ci si può spingere senza creare traumi o violenza psicologica come dice @mamma_francesca , che si stia insegnando qualcosa di cognitivo o qualcosa di comportamentale. Non sarebbe quindi giusto che sempre i genitori possano assistere a cosa si fa e soprattutto al modo in cui lo si fa? E' vero pure, però, che ci sono genitori particolarmente impressionabili che a un minimo strillo del figlio partono a denuncia senza pensare che, forse, un po di severità in più a volte può aiutare.

    Forse è la vecchia diatriba su quale sia il confine tra terapia che aiuta e forzatura. Resta, secondo me, fondamentale il fatto che un minimo di possibilità di visione di cosa accade nelle sedute dovrebbe essere garantito a tutti i genitori.

    LisaLaufeyson
  • gioiagioia Veterano Pro
    Pubblicazioni: 543
    Anche io concordo con il fatto che la migliore sarebbe avere il vetro specchio. Per tutti i primi sei mesi di terapia ho avuto la possibilita di entrare a terapia CN lui, ho imparato molto su come lavorare a casa, ma mio figlio con la mia presenza collabirava meno, nn appena il compito si faceva più difficile cercava il mio aiuto quindi dopo sei mesi, in accordo con la terapista abbiamo decido che io restassi fuori. Da fuori sento tutto, lo sento ridere con lei e quindi mi sento molto tranquilla, ma perdo la possibilità di prendere ad esempio le attività che lei propone. Anche se lei poi mi riferisce tutto non è la stessa cosa.
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