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Differenze tra chi ha avuto diagnosi precoce e chi la ha avuta da adulto (?)

GiadanielGiadaniel Veterano Pro
modificato 5 March in Diagnosi, criteri e strumenti


Buongiorno
a tutti. Mi scuso subito per la lunghezza del post. Vorrei porre una domanda,
in particolar modo a chi è stato diagnosticato da adulto.



Vedendo
mio figlio crescere, vedendolo in particolar modo ora comunicare, riconoscendo
quei tratti nei miei quando ero piccola, mi sto chiedendo da un po’: qual è la
differenza tra chi è cresciuto e maturato senza diagnosi e chi è stato
diagnosticato, invece, in tenera età?



Mi
spiego: noto, ad esempio mio figlio avere un po’ di mancanza di flessibilità
sotto alcuni aspetti. Esempio: Mio padre, invece di dirgli “Nonna sta dormendo”,
si sbaglia e gli dice “mamma sta dormendo”. Lui non comprende il lapsus e
risponde subito “No, mamma è sveglia. E’ in cucina”. O magari non capisce il
sarcasmo o che qualcosa glielo si dice scherzando. Ora, le persone che gli sono
intorno, sapendo la sua diagnosi, lo lasciano stare. Vedendo in questo uno dei
tratti tipici (ovviamente non io). A scuola, se non riesce in qualche compito,
lo lasciano stare, se è troppo carico lo portano un po’ in giardino. Educano i
compagni di classe su come comportarsi con lui o lui a come interagire con
loro. Il menù della mensa è stato modificato per lui. Penso a come sono
cresciuta io. A come anche io non capivo il sarcasmo, o che ero letterale.
Essendo cresciuta come una neurotipica, venivo chiamata e considerata tonta dai
miei compagni. A mensa, avendo problemi con l’odore e la consistenza del cibo,
non mangiavo mai. E vi lascio immaginare le urla e i sermoni sui bambini poveri
che non hanno da mangiare (su quello non ci ho mai potuto fare nulla, comunque.
Il cibo è il mio punto debole. Se non mi piace l’odore o la forma o la
consistenza rischio di sentirmi male se lo assaggio). Avendo problemi con il
pensiero astratto, quando la maestra in classe, alle elementari, dava spiegazioni
su come dovessimo, ad esempio, disegnare un quadrato su quaderno, a sinistra di
questo, a destra di quell’altro, io sbagliavo sempre. Ricordo che lei prendeva
sempre il mio quaderno per deridermi davanti a tutta la classe. Addirittura una
volta, avendo assegnato un compito estremamente facile, prese il mio quaderno e
lo mostrò a tutti dicendo “guardate come era facile, anche Giada è riuscita a
farlo!”. Ricordo la maestra che convocava mia madre perché, quando mi
interrogava, passeggiavo in tondo o, alle medie, perché ero troppo chiusa e non
mi levavo neanche il cappotto in classe. In seconda media ho capito
improvvisamente che se diventavo brava a scuola, avrei avuto punti in più. E
così sono diventata la più brava della classe. Ad ogni modo, il mio esame di
terza media è andato male, perché i professori continuavano ad insistere che li
dovevo guardare negli occhi, e io sono andata in palla. Io sono rimasta isolata
dai miei compagni fino agli 8 anni. fino a quando in classe è venuta una nuova
compagna di classe con cui andavo molto d’accordo e che tutt’ora è la mia
migliore amica. Ho dovuto tirare fuori le unghie per imparare a comportarmi
come gli altri, per cercare di essere più reattiva, per allinearmi ai loro
hobby, ai loro giochi, o alle loro mode di cui a me importava molto poco. Per
smettere, ad esempio, di preferire di stare ad osservare la natura, o le
formiche, o fantasticare su piccoli elfi che popolavano il giardino della
scuola per giocare ad acchiapparella col n loro (io odiavo giocare ad
acchiapparella, cadevo sempre). Piano piano ho imparato a dissimulare tutti
quei tratti che mi facevano considerare anormale. La mano sulla fronte quando
mi agitavo. Ho smesso di farmi vedere correre perché avevo un’andatura strana e
mi prendevano in giro. Mi sono messa a dieta perché tutti mi prendevano in giro
che ero grassa. Arrivando sino all’anoressia. Non avevo fatto i conti col fatto
che avrebbero trovato un nuovo difetto per umiliarmi. E questo non lo avevo
messo in conto. Ho iniziato ad avere l’ossessione di avere un ragazzo, perché sennò
ero strana. Ho iniziato ad avere il terrore dei silenzi, perché tutti mi
dicevano che non parlavo, con la solita battuta “sta zitta, sa? “. Non voglio
fare un elenco delle sofferenze che ho vissuto. Solo elencare come mi sono
adattata a vivere oggi nel mondo neurotipico e cosa mi è costato. Il punto è
questo: mio figlio oggi vive in un mondo in cui ogni persona che lo “gestisce”
fa di tutto per cercare di eviragli ogni possibile trauma. E lui se ne
approfitta, anche. Si cerca di prevenirgli ogni possibile stress o disagio.
Ovviamente io cerco sempre di trattarlo come un bambino normale, nel limite del
possibile. Non rischia lui di crescere senza la volontà di cercare di adattarsi
(in modo salutare) al mondo neurotipico? Non lasciar mai cadere la convinzione di
dover essere “dipendente” o essere diverso o aver bisogno di un aiuto in più?
So che è esattamente il mio lavoro cercare di renderlo indipendente con l’orgoglio
di essere quello che è. Sbaglio a cercare di farlo vivere il più possibile nel
mondo reale? Non so come trovare una via di mezzo tra queste due nostre realtà.
C’è qualcuno che ha avuto o sta avendo un’esperienza simile?



Grazie
anticipatamente 



arabafenice83Christiangufomatto79carla_75loconiCharade
Post edited by Sophia on
«13456

Commenti

  • gufomatto79gufomatto79 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 446
    Ciao! Piacere di conoscerti. Ho letto attentamente il tuo scritto. Comprendo benissimo ciò che scrivi. Io ho una figlia nello spettro di 4 anni e mezzo. Da quando ha la diagnosi le persone al di là della strettissima cerchia di mia sorella e mio cognato la trattano come se non capisse proprio niente. Mia cognata a tavola dice a suo figlio che non sta fermo e seduto di fare il bravo mentre a mia figlia dice che lei può fare ciò che vuole. All'ingresso all'asilo l'educatrice la prende in braccio appena entra oppure non le da' letteralmente il tempo di accordarsi agli altri bimbi che lei adora. Purtroppo quando si ha una diagnosi si viene marchiati e tutto ciò che fai è giustificato. Ovviamente mia figlia è piccola e ha ancora tante difficoltà nella relazione ma é davvero migliorata. I motivi dell'iperprotezione sono tanti e tanti poco condivisibili perché partono dal presupposto che una diagnosi sia sempre un limite in partenza. Tuttavia non essendo asperger, posso solo dirti di aver percepito il tuo dolore e la tua mortificazione e ciò non è accettabile oggi. Dobbiamo augurarci che il rispetto del prossimo sempre più diventi tale e non scada mai in pietismo. Io ad esempio non sopporto un'amica che quando vede mia figlia dice che tutti i bimbi sono speciali ma lei lo è di più. Vorrei tanto dirle che sbaglia mai trattengo perché so che le sue parole sono a fin di bene. A me fanno solo male
    Giadaniel
  • gufomatto79gufomatto79 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 446
    Ciò che da insegnante mi addolora è leggere le tue esperienze scolastiche ma effettivamente anche io sono stata mortificata per tutte elementari dalla mia maestra e mi ricordo tutte le occasioni. Un tempo non molto lontano la mortificazione era ritenuta metodo educativo e didattico. Oggi chi ancora la usa è odiato da studenti e genitori e solo in alcuni casi riesce a cavarsela. Ho avuto studenti autistici e asperger e almeno alle superiori ho notato molto rispetto ma in generale concordo con te su quello che hai scritto. Scusa la lungaggine!
    Giadaniel
  • DomitillaDomitilla Senatore
    Pubblicazioni: 2,897
    @Gianfry @mamma_francesca mi piacerebbe leggere il vostro parere.

    Da parte mia, dico solo che ero molto arrabbiata per la vita dura che mi è toccata, senza diagnosi.
    Poi ho letto che succede a certi bambini diagnosticati precocemente e ho pensato che in fin dei conti è stato meglio così.
    Giadanielamanita
  • GiadanielGiadaniel Veterano Pro
    Pubblicazioni: 381
    @gufomatto79 è vero quello che scrivi. Non capiscono che sono bambini, e sono anche bambini molto furbi. Reputo che il contatto con la vita reale non può nuocere. Prima o poi saranno nel mondo e, soprattutto, noi mamme non siamo eterne @Domitilla in effetti credo che tu, come me, ne abbia passate. Dio non voglia che ci debba passare mio figlio. Ma può esserci una via di mezzo...?
  • DomitillaDomitilla Senatore
    modificato 5 March Pubblicazioni: 2,897
    Sì che c'è, e credo che in futuro ce ne saranno sempre di più di vie di mezzo, perché come dicevo anche in altri post, con tutte queste diagnosi, 104, terapie gratuite, soldi eccetera, prima o poi cercheranno di stringere la cinghia, da una parte e dall'altra ci sarà sempre più gente preparata, visto che il settore "tira".
    Giadanielgufomatto79loconiEstherDonnelly
    Post edited by Domitilla on
  • GiadanielGiadaniel Veterano Pro
    Pubblicazioni: 381
    Adesso, in effetti, di gente preparata non ce n'è è tanta. Si incontrano tanti cosiddetti specialisti che sparano una marea di corbellerie. Basta anche solo leggere qui nel forum... Quello che mi manda ai matti è quando danno diagnosi e vogliono per forza affibbiare ai bimbi anche caratteristiche dello spettro che non hanno.
    Domitillagufomatto79mammaconfusa80ASHerloconi
  • MelisandeMelisande Veterano
    Pubblicazioni: 198
    Niente diagnosi e a sentire certe esperienze ho ancora meno voglia di affrontare un percorso di questo tipo. Comunque rispondendo alla domanda, io sono cresciuta da neurotipica, da piccola anch'io avevo problemi con il cibo e mi hanno obbligato più volte in mensa a mangiare cose che proprio non riuscivo nemmeno a vedere. L'aspetto positivo è che per forza di cose ho dovuto adattarmi, anche modificare dei comportamenti per cercare di essere accettata. È difficile dire cosa sia meglio, senza la diagnosi non ci sono sconti da parte di nessuno, mi sento sempre di non dover deludere le aspettative, penso ad ogni gesto, azione, parola, vivo le giornate con un piano prestabilito e la gente non lo sa, quindi non posso permettermi di deludere qualcuno. Con la diagnosi immagino che ci siano più aiuti, alcuni aspetti vengono compresi e tollerati, la cosa che non mi convince è che c'è il rischio di essere trattati da incapaci, alla fine non si trova mai la mezza misura.
    DomitillaGiadaniel
  • DomitillaDomitilla Senatore
    Pubblicazioni: 2,897
  • Tima_AndroidTima_Android Colonna
    Pubblicazioni: 1,951
    Cresciuta senza diagnosi in una famiglia di neurodiversi. Nessuna differenza da adesso, solo più consapevolezza.
    Giadaniel
    "Dio promette la vita eterna” disse Eldritch “io posso fare di meglio; posso metterla in commercio"  -- Philip K. Dick

    Il Nostro blog: My Mad Dreams
  • GiadanielGiadaniel Veterano Pro
    Pubblicazioni: 381
    @Melisande la tua esperienza è molto simile alla mia. Non ho avuto sconti da nessuno. Non ne voglio ora, comunque. Però da quando ho la diagnosi è cambiato il mio modo di accettarmi. Sono serena. E finalmente non mi vergogno più a guardarmi dal di fuori. Ora che non sono più concentrata su quale ruolo devo Interpretare. Anche io sono come te. Penso prima anche a come fare un saluto. Non ho detto nessuno a parte il compagno e qualcuno in famiglia di quello che ho. Per questo motivo. È sufficiente che lo sappia io. Per mio figlio, mi auguro solo che trovo persone che sappiano guardarlo e trattarlo come una persona qualunque, qual è. Magari senza essere troppo brutali. Sono un po' stufa di questa comunicazione aumentativa anche se parla, gli schemi settimanali per evitare l'imprevisto. Perché è intelligente. Ma essendo anche furbo si adatta volentieri...
    DomitillaTima_AndroidMelisande
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