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Appunti di un neofita

Buonasera,
Premetto che fino a pochi giorni fa non sapevo nulla della Sindrome di Asperger. Il motivo che mi ha spinto a documentarmi è una relazione con una ragazza, durata per un anno, e che ha rappresentato per me un'esperienza molto particolare, spesso destabilizzante. Alcuini gionri fa, una persona a me cara mi ha suggerito di documentarmi sulla Sindrome di Asperger, dal momento che secondo lei alcune caratteristiche comportamentali della ragazza che frequantavo potevano presentare i profili sintomatici tipici di un Asperger. Da allora ho studiato, letto di testimonianze, fino alla decisione di aderire a questo forum nella speranza di poter raccogliere commenti che mi aiutino a capire.
Ho conosciuto questa ragazza nel contesto lavorativo. La prima volta che ci siamo visti lei ha provocato il contatto, cercandomi insistemente con lo sguardo in un'occasione sociale. Abbiamo parlato per pochi istanti. L'ho ricercata io dopo circa due mesi, quando avevo saputo di un suo cambio lavorativo. Abbiamo parlato al telefono e da li abbiamo organizzato un appuntamento. Quando ci siamo rivisti è scattato qualcosa, che ci ha portato ad iniziare una frequentazione quando lei viveva ancora in un'altra città. i primi due mesi sono stati belli, sebbene già in questa prima fase lei mi raccontava di certe sue difficoltà sul piano affettivo e relazionale, che aveva sempre sperimentato nella sue precedenti esperienze. Notavo questa cosa nella distonia fra una certa disinvoltura sessuale e la difficoltà a lasciarsi andare ad un bacio, ad un abbraccio, cose che lei diceva di non essere in grado di fare.
Attribuivo queste difficoltà relazionali al racconto che aveva fatto della sua storia familiare, caratterizzata per quello che riuscivo a capire da un profondo deficit accuditivo. Nel suo manifestare o descrivere le sue difficoltà c'era una grande lucidità, come se si guardasse allo specchio, senza però mai dare un significato, una ragione a questo suo modo di essere. In quella fase, c'era anche spesso  l'ammissione di voler essere diversa da come era stata in precedenza, che quello che stava vivendo per lei era nuovo, e voleva crederci. 
Una prima occasione dove notai qualcosa di particolare fu in occasione della perdita improvvisa di una persona molto vicina alla sua famiglia. A questo evento, improvviso, ebbe una reazione strana, che io non riuscii a capire. MI parlò di un suo scambio di messaggi con la figlia di questa povera donna che la invitò a pregare per sua mamma; lei rispose in modo brusco, dicendo di lasciar perdere le preghiere, cosa che le guadagnò il commento di persona che aveva ancora una volta dimostarto la sua aridità. Mi colpì ancor di più il fatto che i suoi genitori non vollero che lei si facesse vedere da tutti dopo la morte di questa donna, per non turbare la figlia. In quell'occasione lei mi disse come i suoi la facevano sempre sentire inadeguata alle situazioni. Ancor più d'impatto per me fu una sua frase, con cui ammetteva di non capire come tutti intorno a lei piangessero e si disperassero per una cosa del genere, che lei non aveva emozioni, non riusciva a piangere, confessandomi che l'unica cosa che la faceva piangere era il dolore fisico ma non quello, diciamo, morale. Io rimasi interdetto, pensando ad una forma di autodifesa dal dolore, magari collaudata nella complessa vicenda familiare.
Un altro momento molto particolare fu un mese più tardi, quando lei venne a sapere di una dramamtica verità sulla sua vicenda familiare. Anche in quel caso, la sua reazione, per quanto inizialmente apparentemente turbata, fu strana, sintetizzata nelal frase...tanto rimuovo anche questo. Li cominciai a pensare che avesse caratteristiche troppo particolari per reagire in questo modo a fatti cosi drammatici. In quel momento, il tema del deficit accuditivio non sembrava bastare più, allora attribuì la cosa al fatto che essendo epilettica assumeva farmaci che, per quanto ne so, sono degli straordinari stabilizzatori dell'umore.
Da quel momento tuttavia le cose cominciarono a deteriorarsi fra di noi. Era diventata in qualche modo cattiva, o almeno appariva tale. Usava espressioni forti, non curante mai dell'effetto che producevano su di me e che ogni volta le rappresentavo; mi sentivo dire che lei non capiva come certi sui atteggiamenti, che io vedevo sempre come provocatori, potessero avere su di me l'effetto che io lamentavo, visto che in fondo lei si limitava sempre a dirmi con sincerità le cose, anche se in modo brusco, ma sincero. Quando le mie rimostranze si facevano più incisive, lei usava espressioni come..io non mi merito l'amore di nessuno, io porto solo problemi ed infelicità, posso stare solo con quelli come me. Il tutto intervallato da frasi come, ti amo, ma non credermi perchè non sarò mai in grado di dimostrartelo. Io posso styare solo sola. In effetti l'isoalmento, nelle sue frasi, ricorreva semre come forma di protezione dal dolore, dal disagio, quasi come unica dimensione in cui riuscisse a stare.
Nelle settimane successive, cominciò letteralmente ad eclissarsi. e qui è cominciata una giostra duratra 10 mesi; quando la cercavo anche dopo giorni o settimane lei rispondeva sempre, ma non prendeva l'iniziativa. Quando riuscivamo a vederci era tutto molto bello, ma poi dal gionro dopo ricadeva nel silenzio, nella fuga. Per un numero incredibile di volte, è stata lei in quei momenti a propormi di vederci, ma quasi sempre poi cambiava inspiegabilmente idea, senza mai dare una giustificazione credibile. Ad un certo punto ho cominciato a soffrirne veramente, a volte reagendo male, con messaggi forti che attenevano alla sua cattiveria, al sua falsità. Lei reagiva sempre male, il richiamo alla sua presunta falsità era quello che la faceva soffrire di più. Erano anche le occasioni in cui tornava a denunciare la sua inadeguatezza alla vita in generale, al suo non saper stare nelle relazioni, al suo non saper esprimere le emozioni, quello che provava per me. La situazione si è fatta sempre più difficile, io ero ormai tremendamente destabilzizato, perchè non capivo, soprattutto come lei non si rendesse conto come con i suoi atteggiamenti, le proposte di vederci sempre ritirate mi facesse male. Ho cominciato a dubitare di lei, a darle della cattiva, dell'approfittatrice, cose che la mandavano su tutte le furie. Poi quando si trattava di parlare dei suoi sentimenti per me, lei mi diceva che dovevo capire che lei era interessata a me, per il solo fatto dopo un anno di esserci ancora. Ma era un esserci senza esserci, quasi impalpabile. Ad un certo punto mi ha detto due cose che mi hanno fatto venire dubbi. La prima, la sua ammissione di non saper entrare emotivamente in contatto con la sfera altrui: La seconda, per giustificare il fatto che non sapeva stare nella quotidianità di una relazione, che lei ha bisogno di fare sempre le stesse identiche cose tutti i giorni. In effetti queste due frasi erano la sintesi di quello che avevo visto nel tempo, tanto l'assenza di empatia nei miei confronti come degli altri, che la ripetitività, quasi maniacale, delle sue routine, rappresentate dalla palestra tutti i giorni, all'alba, e dal lavoro, spesso vissuto con un impegno eccessivo, non giustificato dagli incarichi che gli vengono dati. Ci sono stati spesso richiami alle sue ansie, ad una certa tristezza, e sempre quel rifeirmento alla delusione delle aspettative degli altri. Sono diversa, strana, è quello che le ho sentito dire tante volte, cosa che ho sempre dovuto confrontare con la grande intelligenza che le ho sempre riconosciuto. Soprattutto nella sua lucidità di capire le mie aspettative, i suoi comportamenti, deinfiti assurdi, senza però aver mai fatto seguire delle azioni concrete, come se la sua fosse una lucida presa d'atto delle cose, da accettare per come sono, perchè, come diceva...sono fatta così, non posso cambiare.
Quando ho cominciato ad informarmi sulla Sindrome di Asperger ho ritrovao alcuni tratti..la mancanza di empatia, la ripetitività delle routine, la tendenza ad isolarsi in risposta agli stati d'animo turbati, il senso di inadeguatezza, generato forse anche dai commenti dei coetanei che la definiscono strana: mi ha colpito anche l'importanza della incapacità di guardare negli occhi una persona, cosa che ho in effetti notato l'ultima volta che l'ho vista, rimanendo impressionato dal gioco che mi sembrava spontaneo, non voluto, di evitare i miei occhi, per poi fare una sguardo quasi allucinato quando li abbiamo incrociati.
Forse le mie sono solo suggestioni, magari in me c'è solo la delusione per un sentimento non contraccambaito. Ma ho sempre avvertito in me che ci fosse qualcosa che andasse al di la delle normali categorie compartementali all'interno di una relazione.
Mi sono dilungato, me ne rendo conto. Chiunque abbia avuto la pazienza di leggermi, e volesse esprimere un commento o farmi domande, gliene sarò veramente grato.     

Risposte

  • GiadanielGiadaniel Veterano Pro
    Pubblicazioni: 382
    Ciao e benvenuto. Letta così potrebbe essere interpretata in vari modi. In realtà, almeno io, ho problemi nel capire gli stati d'animo, ma di fronte a un fatto come la morte, capisco eccome. Credo come molti altri. Se capisco il tuo dolore, sono empatica eccome. Fino a stare male con te. Anche nelle relazioni sono molto limpida. Dico sempre cosa voglio senza sfumature, perché ho bisogno io per prima di sapere come collocare una persona nella mia testa e nella mia vita. Potrebbe anche sembrare un qualche disturbo di tipo psicologico, anche se in alcuni casi ricorda un po' i tratti asperger...
  • DomitillaDomitilla Senatore
    Pubblicazioni: 2,938
    Ciao.
    Se con lei stai male, perché non volti pagina e te la lasci alle spalle?
    Cosa ti cambia se c'è l'Asperger di mezzo?
    DomenicoEstherDonnelly
  • uppermikeuppermike Appena Entrato
    Pubblicazioni: 2

    Provo a risponderti in un modo che potrebbe apparire semplicistico, ma che è quello che penso. Ho vissuto un'esperienza come ho detto molto destabilizzante, combattuto tra l'idea di essere stato preso in giro o che invece potesse esserci qualcosa di particolare, che non le permetteva di vivere la cosa come io mi sarei aspettato. Ovviamente le mie reazioni a quella che ho chiamato mancanza di empatia, fughe, silenzi, intervallati  da qualche raro momento veramente bello, non sono state sempre comprensive, anzi, avendo messo spesso in discussione la sua genuinità. Da quando ho conosciuto dell'Asperger, ritrovando in lei molti dei tratti salienti, come puoi immaginare, sono stato portato a riconsiderare alcune mie convinzioni. C'è una bella differenza, se ci pensi, fra non provare niente per una persona e avere difficoltà ad esprimerla.

    Spero di aver risposto alla tua domanda.

  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 8,586
    Differenza che tuttavia non dovrebbe necessitare di spiegazioni.
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