Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Spazio Asperger è attivo anche su Facebook.

Per raggiungere la nostra pagina con gli argomenti più discussi del giorno, news e immagini cercate "spazioasperger.it"

Per un gruppo indirizzato a ricerca e terapia cercate "Ricerca e terapia nello Spettro Autistico"

“È tutto troppo perfetto, QUINDI...”

“È tutto troppo perfetto” questa è l’usuale motivazione che mi è stata data quando ho chiesto a svariate persone il perché della propria fede. Motivazione che , sin da quando sono piccola,mi ha sempre lasciata perplessa e sulla quale ho riflettuto a lungo, giungendo alla seguente confutazione.
A mio parere essa è data da un’errata inferenza logica, ovvero il considerare la proposizione “ tutto è perfetto” ragion sufficiente e ,quindi , porla in un rapporto di implicazione logica all’esistenza di un ente che ne sia causa. Inferenza logica probabilmente dettata dalla natura umana che in quanto limitata, vive in un mondo altrattanto limitato in cui vige la legge “ causa ed effetto”.
Ritengo, invece, che la perfezione sia la condizione necessaria per l’esistenza di un sistema chiuso ed in particolare modo contingente. Ossia: la non esistenza del nostro sistema, chiamato comunemente Terra, non implicherebbe alcuna contraddizione logica, dal momento che ogni esistenza è dotata di contingenza. Ma dato che esiste ed è un sistema chiuso, DEVE necessariamente essere perfetto. La perfezione è la condizione necessaria alla sua esistenza, in quanto ,se altrimenti non fosse ,non vi sarebbe modo d’esistere.
In piccolo ne è esempio il corpo umano, anch’esso sistema chiuso e dotato di un’esistenza contingente, il quale per esistere deve essere dal punto di vista biologico perfetto. Ragion per cui la malattia, interpretabile come mancanza di perfezione o deficit del sistema biologico, ne causa la morte.
Dunque, credo che il ricorrere alla perfezione dell’ecosistema come prova dell’esistenza di dio , sia ,invece ,la prova di un limite epistemologico umano , il quale non riesce ad abbondare il principio di causa-effetto per comprendere quello di contingenza.
Quali sono le vostre idee in merito?
P.s NON INQUINIAMO.
Antaresrondinella61

Commenti

  • AntaresAntares Veterano
    modificato 29 April Pubblicazioni: 264
    Aggiungo che non può esserci asserzione di perfezione laddove il finalismo, altro costrutto che ritengo esclusivamente umano, non è dimostrabile. Ad esempio, perchè il corpo umano dovrebbe essere perfetto? Per me perfezione significa che una struttura, auto-concepita (mmhh... mi spiego?) per un preciso scopo, riesce ad adempiere a quello scopo nel modo più funzionale possibile. Noi conosciamo una omeostasi tale per cui il corpo risponde al 100% (teorico, tra l'altro) alla sua fisiologia, alle condizioni migliori che ci siano per il suo mantenimento e il suo benessere. Eppure il corpo ha dei limiti: innanzitutto muore (e già questo fa capire che, se la morte è utile ad esempio per non sovrappopolare la Terra, il corpo non ha totale indipendenza esistenziale, questo per me già significa non avere perfezione), inoltre la sua fisiologia indica un optimum condizionato da dei limiti: non tutti gli organismi "performano" allo stesso modo secondo parametri vitali, ma non esiste alcun esemplare animale o vegetale che abbia una resistenza ai danni esogeni (ed endogeni) oltre un tot, per esempio (ovviamente non intendo che ci sia un limite non superabile, intendo solo che un limite ci sarà sempre, e questa secondo me è imperfezione).

    Da quanto ho scritto sopra si deduce che a mio avviso, se in un sistema chiuso non si può parlare di perfezione perchè, anche per mera coesistenza spazio-temporale, una completa indipendenza di un ente rispetto ad un altro secondo me non c'è, la questione dicotomica perfezione/imperfezione che un corpo raggiungerebbe mediante la malattia non la condivido molto: io vedo tutto come uno spettro continuo, se non vedo un capo della dicotomia (cioè la perfezione di un corpo definibile come sano) non posso nemmeno vederne il capo opposto dell'imperfezione. Piuttosto parlerei di gradi di purezza, di esistenza nello spazio e nel tempo come ente in sè e per sè, da abbinare ad un grado di corruzione esogena (non solo endogena, altrimenti non ci sarebbe necrosi: ci sarebbe "apoptosi" - peraltro immotivata e contingente - e basta) subìto dall'ente stesso. La combinazione tra normalità ed alterazione definisce ontologicamente la funzionalità dell'ente e, analiticamente, la sua influenzabilità da parte di enti che ne condividono l'esistenza e lo sviluppo in un determinato "universo".
    Mich1992rondinella61
    Post edited by Antares on
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70

    Ma nel caso in cui con il concetto di perfezione si intendesse il valore assoluto di unatotalità non mancante di nessuna parte e realtà pienamente conforme alle esigenze della propria natura, non capisco perché la morte, intesa come limite, debba essere considerata come sintomo di imperfezione.
    Se si prendesse in considerazione il “ Sein zum Tode” di Heidegger, la morte rientra a pieno nella natura dell’uomo, in quanto essere finito e limitato. Perchè si tende ad assimilare la dicotomia perfetto/imperfetto con quella infinito/limitato?
    Credo sia un pensiero abbastanza condiviso che ha portato l’uomo, guidato da un rifiuto per il limite,alla ricerca di una sempre maggiore “dismisura”, tanto da allontanarlo sempre più dalla sua natura umana diventando quasi un’ibridazione.
    Antares
  • AntaresAntares Veterano
    Pubblicazioni: 264
    R3ob ha detto:


    Ma nel caso in cui con il concetto di perfezione si intendesse il valore assoluto di unatotalità non mancante di nessuna parte e realtà pienamente conforme alle esigenze della propria natura, non capisco perché la morte, intesa come limite, debba essere considerata come sintomo di imperfezione.
    Se si prendesse in considerazione il “ Sein zum Tode” di Heidegger, la morte rientra a pieno nella natura dell’uomo, in quanto essere finito e limitato. Perchè si tende ad assimilare la dicotomia perfetto/imperfetto con quella infinito/limitato?
    Credo sia un pensiero abbastanza condiviso che ha portato l’uomo, guidato da un rifiuto per il limite,alla ricerca di una sempre maggiore “dismisura”, tanto da allontanarlo sempre più dalla sua natura umana diventando quasi un’ibridazione.

    hai detto che l'imperfezione della malattia porta alla morte il corpo. quindi la morte è conseguenza dell'imperfezione. intendi quindi dire che paradossalmente, nonostante la morte sia subordinata a un pregresso scadere nell'imperfezione, essa coincida col termine temporale di un disegno in realtà perfetto assegnato da quell'ente a sè stesso?
  • AntaresAntares Veterano
    Pubblicazioni: 264
    Antares ha detto:

    R3ob ha detto:


    Ma nel caso in cui con il concetto di perfezione si intendesse il valore assoluto di unatotalità non mancante di nessuna parte e realtà pienamente conforme alle esigenze della propria natura, non capisco perché la morte, intesa come limite, debba essere considerata come sintomo di imperfezione.
    Se si prendesse in considerazione il “ Sein zum Tode” di Heidegger, la morte rientra a pieno nella natura dell’uomo, in quanto essere finito e limitato. Perchè si tende ad assimilare la dicotomia perfetto/imperfetto con quella infinito/limitato?
    Credo sia un pensiero abbastanza condiviso che ha portato l’uomo, guidato da un rifiuto per il limite,alla ricerca di una sempre maggiore “dismisura”, tanto da allontanarlo sempre più dalla sua natura umana diventando quasi un’ibridazione.

    hai detto che l'imperfezione della malattia porta alla morte il corpo. quindi la morte è conseguenza dell'imperfezione. intendi quindi dire che paradossalmente, nonostante la morte sia subordinata a un pregresso scadere nell'imperfezione, essa coincida con un termine temporale coerente con il disegno in realtà perfetto assegnato da quell'ente a sè stesso?
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    Antares ha detto:

    R3ob ha detto:


    Ma nel caso in cui con il concetto di perfezione si intendesse il valore assoluto di unatotalità non mancante di nessuna parte e realtà pienamente conforme alle esigenze della propria natura, non capisco perché la morte, intesa come limite, debba essere considerata come sintomo di imperfezione.
    Se si prendesse in considerazione il “ Sein zum Tode” di Heidegger, la morte rientra a pieno nella natura dell’uomo, in quanto essere finito e limitato. Perchè si tende ad assimilare la dicotomia perfetto/imperfetto con quella infinito/limitato?
    Credo sia un pensiero abbastanza condiviso che ha portato l’uomo, guidato da un rifiuto per il limite,alla ricerca di una sempre maggiore “dismisura”, tanto da allontanarlo sempre più dalla sua natura umana diventando quasi un’ibridazione.

    hai detto che l'imperfezione della malattia porta alla morte il corpo. quindi la morte è conseguenza dell'imperfezione. intendi quindi dire che paradossalmente, nonostante la morte sia subordinata a un pregresso scadere nell'imperfezione, essa coincida col termine temporale di un disegno in realtà perfetto assegnato da quell'ente a sè stesso?
    No, ho detto che la morte, causata dall’invecchiamento è un limite biologico, che non comporta imperfezione a parer mio. Questo perché invecchiare fa parte di un processo naturale.
    La morte, causata da malattia è diversa dalla morte naturale, la prima la intendo come un deficit dell'organismo, che comunque rientra nella sua sua biorganicità. Siamo organici e possiamo ammalarci , ma al contempo ,proprio perché siamo esseri organici la nostra esistenza implica la morte.. Un bambino che muore per malattia non è come un 90enne che muore per vecchiaia.
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    Antares ha detto:

    R3ob ha detto:


    Ma nel caso in cui con il concetto di perfezione si intendesse il valore assoluto di unatotalità non mancante di nessuna parte e realtà pienamente conforme alle esigenze della propria natura, non capisco perché la morte, intesa come limite, debba essere considerata come sintomo di imperfezione.
    Se si prendesse in considerazione il “ Sein zum Tode” di Heidegger, la morte rientra a pieno nella natura dell’uomo, in quanto essere finito e limitato. Perchè si tende ad assimilare la dicotomia perfetto/imperfetto con quella infinito/limitato?
    Credo sia un pensiero abbastanza condiviso che ha portato l’uomo, guidato da un rifiuto per il limite,alla ricerca di una sempre maggiore “dismisura”, tanto da allontanarlo sempre più dalla sua natura umana diventando quasi un’ibridazione.

    hai detto che l'imperfezione della malattia porta alla morte il corpo. quindi la morte è conseguenza dell'imperfezione. intendi quindi dire che paradossalmente, nonostante la morte sia subordinata a un pregresso scadere nell'imperfezione, essa coincida col termine temporale di un disegno in realtà perfetto assegnato da quell'ente a sè stesso?
    Non è la possibilità della malattia a renderti imperfetto, ma la malattia quando subentra.
  • AntaresAntares Veterano
    modificato 29 April Pubblicazioni: 264
    R3ob ha detto:

    Antares ha detto:

    R3ob ha detto:


    Ma nel caso in cui con il concetto di perfezione si intendesse il valore assoluto di unatotalità non mancante di nessuna parte e realtà pienamente conforme alle esigenze della propria natura, non capisco perché la morte, intesa come limite, debba essere considerata come sintomo di imperfezione.
    Se si prendesse in considerazione il “ Sein zum Tode” di Heidegger, la morte rientra a pieno nella natura dell’uomo, in quanto essere finito e limitato. Perchè si tende ad assimilare la dicotomia perfetto/imperfetto con quella infinito/limitato?
    Credo sia un pensiero abbastanza condiviso che ha portato l’uomo, guidato da un rifiuto per il limite,alla ricerca di una sempre maggiore “dismisura”, tanto da allontanarlo sempre più dalla sua natura umana diventando quasi un’ibridazione.

    hai detto che l'imperfezione della malattia porta alla morte il corpo. quindi la morte è conseguenza dell'imperfezione. intendi quindi dire che paradossalmente, nonostante la morte sia subordinata a un pregresso scadere nell'imperfezione, essa coincida col termine temporale di un disegno in realtà perfetto assegnato da quell'ente a sè stesso?
    Non è la possibilità della malattia a renderti imperfetto, ma la malattia quando subentra.
    ok, per me la perfezione comprende la completa indipendenza delle proprie "sorti" rispetto ad altri fattori, il fatto che un agente esterno può condizionare tale ente (portandolo ad indebolirsi o quant'altro) rende quello stesso ente, a livello definizionale (per come la penso io), imperfetto. Che poi attenzione: non per forza le strutture e gli enti di contorno ad un determinato ente negano la perfezione di quest'ultimo arrecandogli danni. Anche il doversi nutrire, il dover respirare e tutto il resto rende l'essere vivente dipendente dall'ambiente circostante, e tale subordinazione della propria esistenza si risolve solo in una imperfezione ontologica (mi si può dire che senza un substrato naturale compatibile l'essere vivente morirebbe, ma la morte coincide con il "programma" perfetto dell'ente; io "replico" però dicendo che non essendoci morte senza una vita pregressa, l'indipendenza del morire è comunque conseguente alla dipendenza del vivere; pertanto la morte stessa, derivando da un periodo di dipendenza, svela la dipendenza dell'atto di morire, e con essa, la dipendenza esistenziale dell'ente stesso). :) discussione molto interessante comunque ;)
    Post edited by Antares on
  • eppeeppe Membro
    modificato 1 May Pubblicazioni: 37
    A parer mio, siamo stati creati da qualcosa che di certo non è un gesù. Siamo troppo "perfetti" per essere nati dal niente: immagina di tornare indietro di 1000 anni e portare le tecnologie odierne ai nostri avi, che reazione avrebbero? Oggi siamo in grado di far cose degne di un dio, possiamo addirittura clonare gli organismi! E chissà, magari anche l'uomo è gia stato clonato: di cose strane e tenute segrete ne è pieno il mondo.
    Mi piace pensare di far parte di un esperimento alieno e che l'umanità sia stata creata per uno scopo preciso.
    Se esistesse una divinità saremmo come gli abitanti di una promessa, non credo che su miliardi di pianeti probabilmente abitati da qualcosa,ci sia la stessa religione.
    Post edited by Sniper_Ops on
  • teoteo Membro
    Pubblicazioni: 89
    Non ho capito se ti riferisci al principio antropico o meno (il concetto di malattia e perfezione mi hanno un po' confuso in questo senso).
    Trovo sia la miglio risposta possibile. Se il mondo non fosse perfetto -per noi- noi non potremmo esistere, visto che esistiamo troviamo un mondo perfetto -per noi- ovunque guardiamo. Non serve dio.
    R3ob
Accedi oppure Registrati per commentare.
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Un pizzico di autismo? Ma quale? Aiutaci a scoprirlo con la ricerca online