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Socializzazione scolastica. Pro e contro.

Riflettevo oggi (tanto per cambiare, cervello in loop su un argomento specifico, sino a sfinimento) che da bambino ho avuto l'opportunità di frequentare scuole elementari prima, medie poi, sia pur in misura minore, dove l'aspetto "socializzazione" non veniva preso eccessivamente in considerazione. O meglio, nei miei confronti si chiudeva un occhio e alle volte due, perché le mie stranezze e asocialità erano comunque sopportate per via dei risultati ottenuti - e anche perché sono sempre stato molto collaborativo nei confronti dei compagni che lo richiedevano, al limite dello sfruttamento.

Ho iniziato a pormi delle domande solo quando le mie figlie hanno iniziato il loro percorso scolastico, quando nei colloqui veniva spesso sollevata la questione dell'inserimento e della socializzazione. Discutendo con mia moglie e con gli insegnanti, mi sono reso conto che per me era scontato che quell'aspetto fosse secondario, trascurabile, mentre per tutti gli altri no. Ora, sebbene la mia autostima sia molto alta, riesco a comprendere che se l'unica opinione dissonante sia la mia... beh, occorre indagare un po' più a fondo.

In concreto, ho rivisto molte mie posizioni e mi sono reso conto di quanto sia fortemente e saldamente strutturata la società umana sui rapporti che si costruiscono a scuola, sul lavoro, in tutte le occasioni in cui gli individui hanno modo di interagire. Il che continua a stupirmi, ma si fa di necessità virtù - senza contare che effettivamente il lavorare in team è oggettivamente molto più produttivo che lavorare in splendida solitudine, anche se ciò comporta sforzi enormi per non apparire uno stronzo di dimensioni cosmiche.

Dopo questo preambolo, la domanda che pongo è questa: posto che evidentemente socializzare si deve, quanto ne siete consapevoli, quanto vi viene imposto dall'esterno e quanto invece lo desiderate autonomamente - e in che contesti vi riesce più facilmente?

MelisandemammarosannaSniper_OpsGiadaniel
Memento Mori
«134

Commenti

  • MarkovMarkov Pilastro
    modificato 2 May Pubblicazioni: 7,407
    Consapevolezza: descriverei le mie elementari e medie come le hai descritte tu. Ancora non comprendo in realtà in quali contesti si arrivi a trattare come super-problematici dei ragazzi solitari che per ogni standard ragionevole che conosco, problematici non lo sono affatto.

    Imposto: pochissimo.

    Desidero: posso stare anche 14 giorni di fila senza incontrare amici, ma solo quando sto coi miei. Normalmente desidero contatti giornalieri distribuiti nella giornata e complessivamente 20-60 minuti al giorno.

    Contesti: non saprei. Non ho mai visto forti differenze nei contesti che frequento, neanche ai raduni del forum.

    Per concludere: si può essere molto bravi a lavorare in team pure senza estroversione e senza impegnarsi a comprendere cosa ci si aspetta.

    Infatti, secondo me, un solitario che tuttavia si dimostra capace a comprendere e svolgere le istruzioni, capace a pianificare i propri obiettivi e capace ad evitare uscite odiose non rischiava un granché neanche in partenza...
    NemoMelisandemammarosanna
    Post edited by Markov on
  • GecoGeco Colonna
    Pubblicazioni: 1,279
    Consapevolezza (tardi).
    Si deve fare per vivere in una società e ho capito l'importanza della socializzazione tardissimo, praticamente a fine/dopo l'università.
    Prima ero mossa non dalla consapevolezza, ma dalla fortuna/necessità: ho avuto sempre la compagna di classe con cui parlare (se assente, stavo zitta per i fatti miei) e poi in università scambiavo quelle due parole durante le lezioni universitarie, se non altro per dare/avere le informazioni per sopravvivere alla disorganizzazione.

    Imposta (tanto).
    Il lavoro d'ufficio m'impone la socializzazione, pur avendo a che fare con ottime persone, spesso mi pesa, tanto.
    Parenti (anche strettissimi), se li vedo/sento più di una volta a settimana diventano imposti (sempre che non vi siano validi motivi*) e mi pesano anche loro.
    Amici (2)/conoscenti, diventano imposti se li vedo, a turno, più di una volta ogni 20 giorni (si, uscire una volta a settimana senza motivo*, mi pesa)

    Ricercata.
    Posso stare anche mesi senza vedere nessuno a parte colleghi e parenti strettissimi. Amici e conoscenti mi basta sentirli (a turno) almeno una volta a settimana (anche tramite messaggio), poi ci possiamo vedere anche ogni due, tre, quattro mesi.

    Ideale.
    Il mio ideale è la socializzazione durante le ferie: in ostello si scambiano quelle due parole, si può passare anche mezza giornata assieme e poi ognuno per la propria strada. Questa socializzazione occasionale (da "ascensore o poco più") è quella che mi è più congeniale, perché è facile: basta imparare con l'esperienza e per imitazione qualche argomento sul tema in questione (viaggi, in questo caso) e poi nessuno ti chiede altro perché il tempo finisce e in poco tempo, la struttura della socializzazione è sempre la medesima.
    Nessuna implicazione difficile (leggi, equilibrismi) per gestire i parenti, amicizie e conoscenze di lunga data.

    Ciao.

    * intendo la classica visita di cortesia/uscita per fare due chiacchere.


    mammarosannaNemoriotSniper_OpsFenice2016
  • mammarosannamammarosanna Veterano Pro
    Pubblicazioni: 298
    Fosse per me la socializzazione si ridurrebbe a quelle strettissime persone a cui sono effettivamente legata.

    Ma gioco forza comprendo che molte volte concedersi il tempo per un caffè o fare una telefonata di "facciata" in altre parole "mantenere rapporti superficiali" può contribuire ad "aprirsi a nuove possibilità"..

    Molto spesso parlando e "ascoltandosi" mentre si parla si può conoscere meglio se stessi...

    Ascoltando altri punti di vista ci si "distrae da se stessi e si apre la mente a nuove soluzioni".

    Socializzare non è semplice.
    Per me è come una palestra e certe volte me la "autoimpongo".

    È un'abilità che può essere imparata per me con l'esercizio e "buttandosi" nella mischia.
    Anche il lavoro al pubblico me lo impone.

    Mi riesce più facile socializzare in contesti "neutri" lontani da casa e dove si sa "cosa fare".
    Per esempio : una partita di pallavolo, o una serata al cinema...
    In altre parole contesti organizzati.

    L'importante è come dice @Marcov essere rispettosi e attenersi alle istruzioni nel contesto del lavoro in team

    Per il resto se riusciamo a costruire rapporti veri anche se pochi abbiamo già fatto molto.
    È questo non è affato scontato.
    Per nessuno.








    NemoFenice2016
  • JAA005JAA005 Membro Pro
    modificato 2 May Pubblicazioni: 216
    A quanto pare è una componente necessaria. L'altro giorno la Preside mi convoca per la storia della rissa e mi fa: "A., perché non vai d'accordo con i compagni?" Risposta : "Perché sono un asociale" E lei: "Sei intelligente, ma mi dicono che non leghi con i compagni e sei settoriale. Come fai ad avere 10 di Italiano e 4 di tedesco?" Risposta: "Capita sa, sono autistico."
    Della conversazione ho in mente queste parole e le sue tette taglia 7 che mi ballonzolavano davanti al viso.
    Ah, che noia.
    PS: sinceramente socializzo solo con persone intelligenti e quando mi va.
    J.
    NemoGiadanielmarco3882
    Post edited by Sniper_Ops on
  • NemoNemo Moderatore
    Pubblicazioni: 2,535
    Ho la sensazione che il mondo nt si aspetti che la socializzazione avvenga comunque e a prescindere, senza limitazioni di tempo, luogo e solo parzialmente in base alle proprie aspettative di interesse.
    EstherDonnellymarco3882
    Memento Mori
  • RonnyRonny Neofita
    Pubblicazioni: 1,417
    In realtà la cosa che lavorare in team aumenta la produttività è vera solo a parità di competenza e intelligenza dei membri. Nel caso di uno che è spiccatamente superiore agli altri per abilità, a meno che non ha il ruolo di leader e di organizzatore (cosa che difficilmente un asperger può avere tra dei neurotipici, soprattutto tra ragazzi che lo vedono come uno sfigato), le prestazioni si abbassano perché vieni rallentato da delle persone che rispetto a te sono degli incompetenti. Ad esempio, un problema di matematica che risolvi in cinque minuti lo devi risolvere in mezz’ora perché gli altri non ci arrivano e non ti ascoltano perché ti considerano uno scemo. Magari ti viene in mente in un lavoro di gruppo il modo ottimale per organizzare le cose per essere produttivi al massimo ma nessuno ti ascolta perché hai la reputazione della cacca di cane sul marciapiede.

    E comunque in generale i lavori di gruppo sono più efficienti solo se c’è una buona organizzazione gerarchica e la distribuzione dei compiti è data a chi li fa al meglio. Se non c’è questo (come nella maggior parte dei lavori di gruppo in classe che sono delle scuse per il cazzeggio), è soltanto caos. Infatti negli ambiti professionali non si prendono i dipendenti a caso, li si mette davanti a un tavolo e gli si dice “vedetevela tra di voi”.
    Forse sono buoni per socializzare, ma i lavoro di gruppo scolastici sono la morte dell’efficienza
    NemoJAA005Sniper_OpsCorocottas
  • RonnyRonny Neofita
    Pubblicazioni: 1,417
    In molti casi chi fa da se fa per tre
  • NemoNemo Moderatore
    Pubblicazioni: 2,535
    Concordo @Ronny , in effetti il mio riferimento al lavoro in team è necessariamente successivo al periodo scolastico, pensavo più ad ambito universitario e lavorativo. Grazie per la precisazione.
    Memento Mori
  • JAA005JAA005 Membro Pro
    modificato 2 May Pubblicazioni: 216
    @Ronny : lavori di gruppo da me. Inglese: traducete questo pezzo. 4 persone: Io traduco, N. scrive sotto dettatura, L.e C. giocano con il telefono.
    Redazione del giornalino: L.e N. in 4 ore producono un articolo di 10 righe sul 25 aprile. Io da solo ne faccio una facciata e mi sono guadagnato il ruolo di vicecaporedattore.
    Anche secondo me non sono efficaci.
    Per la socializzazione? Mah, perché dovrei socializzare con chi mi dà del gay e dell'autistico? (Ovviamente in senso dispregiativo entrambi i termini). Sarò gay, sarò autistico, ma non sono masochista.
    J.
    Nemomarco3882
    Post edited by Sniper_Ops on
  • NemoNemo Moderatore
    Pubblicazioni: 2,535
    Beh sì, anche i miei ricordi del "lavoro di gruppo" alle medie (sia inf. che sup), è di questo tipo.

    Ma in seguito, sia all'università che sul lavoro, ho trovato invece grandi vantaggi complessivi nel condividere e sviluppare insieme agli altri componenti del team, vuoi per una miglior efficacia della comunicazione interna, vuoi per una condivisione degli obiettivi e dei modi per perseguirli.
    JAA005
    Memento Mori
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