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indagine sulla relazione significativa

Ila_ventiIla_venti Neofita
modificato 9 May in Teorie e ricerca
Salve, mi presento, mi chiamo Ilaria e sono un educatrice di comunità. Da anni studio, lavoro e sono socia di diverse associazioni che lavorano per l'inclusione e il rispetto dell'autonomia dei ragazzi che presentano condizione autistica.
Sto elaborando un lavoro di tesi volto a contribuire alla dimostrazione di una relazione significativa possibile. Sò che le attuali indagini in merito non sono a mio favore, ma sò anche che ad oggi non ci sono dati universali o specifici e vorrei portare un contributo diverso. Solitamente si occupano di ricerca studiosi, ricercatori e neuropsichiatri, che io ammiro e rispetto; ma questa volta vorrei dar voce a chi vive la quotidianità spontanea della relazione, in quando credo fermamente che la loro voce abbia un valore inestimabile.
Volevo chiedervi se vi andrebbe di aiutarmi rispondendo alle mie piccole interviste, sono poche domande, potete leggerle e rifiutarvi, iniziare e poi cambiare idea, non ci sono vincoli, ogni aiuto per me è oro. La raccolta dei dati sarà completamente anonima ed io rimango a disposizione di ogni ulteriore informazione.
Vi ringrazio anticipatamente per l'attenzione.
Post edited by riot on
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Commenti

  • LupaLupa Membro
    Pubblicazioni: 54
    Ciao, perdona ma non ho capito. Cosa intendi per "relazione significativa possibile"?
  • Ila_ventiIla_venti Neofita
    Pubblicazioni: 8
    Per relazione significativa si intende una relazione formata da due persone che "si sentono sulla stessa lunghezza d'onda" e riescono a comunicare efficaciemente. Non si parla quindi di "mettersi nei panni degli altri e provare le medesime emozioni" , nella relazione significativa ogni individuo mantiene il proprio Sè.
    La maggioranza delle ricerche in merito (non tutte, anzi negli ultimi anni ci sono molte ipotesi favorevoli) dicono che una relazione sinificativa con un ragazzo che presenta condizione autistica non sia possibile (mancanza di teoria della mente, teoria degli specchi infranti, indagini riguardanti lo studio del funzionamento celebrale). Ma non esistono dati certi o inconfutabili in merito. A mio parere è possibile, sento di aver creato delle relazioni significative nel mio percorso, e sono sicura che anche altre persone hanno sentito la mia stessa percezione.
    In questo senso le mie interviste indagano la relazione significativa possibile

    Non ti preoccupare per me è un piacere
  • LupaLupa Membro
    Pubblicazioni: 54
    Continuo a non capire, ma forse parto da premesse sbagliate.
    "Condizione autistica" è un termine tanto vago quanto è ampio lo spettro, si va da situazioni con gravissimi deficit a situazioni di persone con una vita di relazione e quotidiana sovrapponibile al resto della popolazione.
    Quali criteri introdurresti per stabilire se una relazione è significativa o meno?
    alia
  • GiadanielGiadaniel Veterano
    Pubblicazioni: 360
    Neanche io sto capendo. Non capisco perché non dovremmo poter avere quelle che definisci "relazioni significative"... Io ne ho avute moltissime. Ma forse non ho compreso bene.. Sono d'accordo con @Lupa che lo spettro è un po' ampio..
  • AntaresAntares Veterano
    modificato 6 May Pubblicazioni: 227
    da inesperto in materia penso che con autismo a basso funzionamento (oppure in casi di Asperger davvero estremo) le relazioni significative possano essere pochissime (ma non necessariamente nulle), ma la varietà dello spettro autistico, come ti hanno già scritto, è tale da creare una percentuale enorme di persone che ricadono in tale spettro e, al contempo, non disattendono il concetto di relazioni significative sperimentabili. Chiaramente trovi più persone incapaci (o disinteressate a? penso talvolta entrambe le cose) di relazioni significative in persone neurodiverse che in persone neurotipiche, ma pure con l'Asperger la maggioranza delle persone ha relazioni significative nella propria vita (sugli "autistici puri" non mi esprimo, come detto lo spettro in questione è ampissimo).

    (OT sulla neurotipicità: una forma mentis "comune" e non-anomala può manifestarsi anche in altre dinamiche, ciononostante chi non dovesse presentare relazioni significative in assenza di un ritardo mentale come minimo grave, io lo considererei automaticamente neurodiverso. Lo stabilire relazioni significative permea con troppa uniformità lo "spettro neurotipico" per pensare che si possa essere NT senza avere tale tipo di relazioni).
    GiadanielLupa
    Post edited by Antares on
  • Ila_ventiIla_venti Neofita
    Pubblicazioni: 8
    Ho parlato di condizione autistica in generale, perchè in base alla presenza o meno di deficit cognitivo l'intervista cambia ma non cambia l'obiettivo della stessa. Facendo riferimento al DSM V uno dei criteri per la diagnosi è (Lo riporto fedelmente dalla versione italiana 2014)

    Deficit persistenti nella
    comunicazione sociale e nelle interazioni sociali in diversi contesti non
    dovuti a un genale ritardo dello sviluppo manifestati nei tre seguenti modi:

    1.  Deficit nella reciprocità emotivo-sociale,
    che vanno da un approccio sociale anomalo e deficit nella conversazione normale
    a una riduzione della condivisione di interessi, emozioni e affetti fino a una
    totale mancanza di iniziativa nell’interazione sociale.

    2.  Deficit nei comportamenti comunicativi non verbali
    usati nelle interazioni sociali, che vanno da una comunicazione verbale e non
    verbale poveramente integrata a un’anormalità nel contatto oculare e nel
    linguaggio corporeo, o da deficit nella comprensione e nell’uso della
    comunicazione non verbale a una totale mancanza di espressioni facciali o
    gesti.

    3.  Deficit nello sviluppo e mantenimento delle
    relazioni, appropriate al livello di età (oltre a quelle con i genitori ), che
    vanno dalla difficoltà dell’adattare i comportamenti ai differenti contesti sociali
    alla difficoltà nel condividere il gioco simbolico o nel farsi degli amici,
    fino a un’apparente assenza di interesse per le persone.


    Il criterio A deve essere presente nella diagnosi di I livello II e III (Che corrispondono a grado lieve, moderato, grave, in cui almeno attualmente rientra anche la diagnosi di Asperger).

    La gravità di questo criterio non corrisponde sempre alla gravità della sindrome in generale. é un unico aspetto. per questo non ho parlato di un livello di autismo più grave o più lieve.

    Secondo le attuali indagini in presenza di diagnosi la relazione significativa potrebbe non essere possibile essa comprende aspetti quali:

    intimità, fiducia, sentirsi accettati, svelamento del sé, reciprocità e
    responsività, sostegno, autonomia e individualità

    Che secondo alcuni pareri (non il mio ovviamente) sottoindendono capacità sociali non presenti o deficitarie nella condizione autistica. Ciò sarebbe dimostrato da una lentezza degli impulsi dei famosi neuroni specchio. I dati da loro raccolti però non sono sufficienti, infatti molte persone diagnosticate sostengono di poter stabilire relazioni significative. Altre anche note (T.Gradin) ad esempio dicono di poter avere relazioni ma non di questo genere.

  • Ila_ventiIla_venti Neofita
    Pubblicazioni: 8
    Spero di essermi spiegata, in caso contrario continuerò a rispondere cercando di essere più specifica possibile
  • Ila_ventiIla_venti Neofita
    Pubblicazioni: 8
    Lupa ha detto:

    Continuo a non capire, ma forse parto da premesse sbagliate.
    "Condizione autistica" è un termine tanto vago quanto è ampio lo spettro, si va da situazioni con gravissimi deficit a situazioni di persone con una vita di relazione e quotidiana sovrapponibile al resto della popolazione.
    Quali criteri introdurresti per stabilire se una relazione è significativa o meno?

    Nel commento precedente spero di averti risposto. Per quanto riguarda i criteri per stabilire se una relazione è significativa o meno utilizzerei gli aspetti sopra citati. La relazione significativa  formata da due persone che "si sentono sulla stessa lunghezza d'onda" e riescono a comunicare in modo efficacie. Non si tratta quindi di "mettersi nei panni degli altri o provare le stesse emozioni" ma di un rapporto duale in cui ogni individuo mantiene il proprio Sè.
  • Ila_ventiIla_venti Neofita
    Pubblicazioni: 8
    Ila_venti ha detto:

    Lupa ha detto:

    Continuo a non capire, ma forse parto da premesse sbagliate.
    "Condizione autistica" è un termine tanto vago quanto è ampio lo spettro, si va da situazioni con gravissimi deficit a situazioni di persone con una vita di relazione e quotidiana sovrapponibile al resto della popolazione.
    Quali criteri introdurresti per stabilire se una relazione è significativa o meno?

    Nel commento precedente spero di averti risposto. Per quanto riguarda i criteri per stabilire se una relazione è significativa o meno utilizzerei gli aspetti sopra citati. La relazione significativa  formata da due persone che "si sentono sulla stessa lunghezza d'onda" e riescono a comunicare in modo efficacie. Non si tratta quindi di "mettersi nei panni degli altri o provare le stesse emozioni" ma di un rapporto duale in cui ogni individuo mantiene il proprio Sè.
    Scusami se te l'ho ripetuto una seconda volta, non ricordavo il mio precedente commento
  • RonnyRonny Neofita
    Pubblicazioni: 1,389
    Le nostre “relazioni significative” sono le stesse di un neurotipico. Abbiamo anche noi empatia affettiva come voi, quindi stringiamo legami con la vostra stessa frequenza. Prova a immaginare quali saranno: non sono tanto difficili da pensare
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