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sono combattuta

Ciao a tutti.

Sono passati solo pochi giorni da quello che per me è stato un momento di rivelazione molto intenso, quando ho scoperto le prime informazioni riguardo l'Asperger al femminile. Quello che prima era solo un vago dubbio che avevo avuto da sempre,  dopo aver fatto i test su neuroscapes, mi è sembrata quasi certezza. Quando poi sono arrivata qui sul forum e ho continuato a leggere le testimonianze di altre donne, è stato come se in me si sbloccasse qualcosa: finalmente tutti i pezzi del mio puzzle tornavano, avevo una spiegazione a tutto quello che avevo passato negli anni, e per la prima volta in vita mia ho sentito ci fosse qualcuno che davvero capiva quello che avevo dentro! Ho pianto per due giorni di fila, lacrime di sollievo e di liberazione.

Ora però iniziano a insinuarsi i dubbi. Le persone a cui ho cercato di descrivere la cosa mi hanno risposto, tutte, che è molto improbabile, se non impossibile, e che sto cercando una scusa e un rifugio per i miei malesseri mai risolti. Ammetto a me stessa che sentir confermare dall'esterno che c'è effettivamente una ragione al mio dolore, veder riconosciuto quello che sento di avere dentro, è un'idea che mi dà soddisfazione (e forse un senso di rivalsa...e ho paura che sia sbagliato), così come l'idea di poter, FINALMENTE, sentire un senso di appartenenza. 

Dall'altra parte, qualche giorno prima della "rivelazione" mi era capitato di riflettere e rendermi conto che spesso le decisioni più importanti (mantenere o meno un rapporto d'amore, chi scegliere come partner, quali scuole frequentare e quale lavoro cercare ecc), le avevo prese non sulla base di mie convinzioni, ma di idee altrui. Mi ero resa conto, in particolare nei rapporti d'amore, che avevo dato per scontato che le persone che a 20 anni vedevo come "normali", sapessero come funzionavano il mondo e la vita, e che a me sembrava non avere la minima idea di come rigirarmici in questa vita o dove andare a sbattere la testa. Quando mi parlavano di attrazione sessuale, brividi e sentimenti...io non avevo la minima idea di cosa fossero, non li avevo mai provati. E quindi ho dato per scontato che avessero ragione, se col mio ragazzo questi brividi non c'erano, voleva dire che non ci amavamo.
Ancora, dall'altra parte ci sono stati diversi episodi recenti, negli ultimi mesi, che mi danno serie ragioni per insistere sulla mia strada.
Sono confusa, ho paura di star ingigantendo la cosa per aggrapparmici come ho sempre fatto con le cose che mi creano sollievo (sono tendente pure alla dipendenza...), ho paura che sia solo un "wishful thinking", e che la paura sia data dal rischio di sentirmi dire "non sei Asperger, sei solo traumatizzata", e veder "scappare" ciò che mi sembrava aver dato un senso al tutto.

Vorrei tanto avere qualcuno con cui parlarne, ma non ho nessuno di abbastanza vicino che possa o voglia farsi carico di un peso del genere. Rimango spaventata e bloccata nella mia decisione, e la reazione spontanea, come sempre, è piangere. Mi sembra di non aver mai fatto altro nella vita, a volte.


WBorg_AndatoSophiaFenice2016Sunce

Commenti

  • GiadanielGiadaniel Veterano Pro
    Pubblicazioni: 381
    Ti parlo della mia esperienza, ma è comune a molte persone con cui ho parlato. La maggior parte delle persone diagnosticate da adulte, di trova no sempre davanti il negazionismo delle persone. Perché abbiamo imparato così bene a recitare che sembriamo strane, un po' matte, ma mai autistiche. E questo anche perché la gente ha una visione un po' arcaica dell'autismo. Vai avanti per la tua strada. Riscopriti e non badare alla gente
    Tima_Androidmammarosanna
  • smartismarti Membro
    Pubblicazioni: 16
    @Giadaniel grazie :)
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 4,949
    Io ti consiglio di darti del tempo, perché se hai scoperto l'asperger da qualche giorno, è davvero presto per farti un'idea. E proprio per questo, eviterei di parlarne con persone che sapendone praticamente nulla ti diranno "ma no figurati".
    Una cosa che ho notato, è che molte persone appena scoperto l'asperger hanno difficoltà a guardare la propria situazione con obiettività. È successo anche a me.
    Leggi tanto.
    WBorg_AndatoEstherDonnellySophiaFenice2016SirAlphaexaTima_Androidmammarosanna
  • smartismarti Membro
    Pubblicazioni: 16
    @Newton grazie per il consiglio
    È vero, è utile far calmare le acque in modo da essere obiettivi, prima di dare un giudizio! Per le letture...avresti qualcosa da consigliarmi per iniziare? Grazie ancora
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 4,949
    I libri di Temple Grandin, come "Pensare per immagini" o "Visti da vicino".
    Oppure/anche quelli di Tony Attwood.

    Molti consigliano anche "Aspergirls" di Rudy Simone, però io credo che letto all'inizio sia un po' "pericoloso", nel senso che senza conoscere già un po' l'asperger c'è il rischio che vi si riconoscano tutte le donne che hanno qualcosa di atipico. 

    E poi puoi leggere tantissimo materiale sul forum o sul sito, anche pescando le discussioni vecchie.
    SophiaAntaresFenice2016mammarosanna
  • smartismarti Membro
    Pubblicazioni: 16
    @Newton utilissimo! E seguirò il consiglio di lasciare Rudy Simone alla fine, per non farmi influenzare. Grazie della gentilezza
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    @smarti ciao capisco perfettamente come ti senti. Ho scoperto l’asperger anch’io da pochissimo e mi sono ritrovata in tutto. Inizialmente ne ero certa,così ho deciso di intraprendere la strada verso la risposta certa . Pian piano sono iniziati i dubbi, passando così dalla felicità per aver capito, alla paura di star cercando un rifugio che potesse spiegare il mio essere diversa. Credo che in parte sia dovuto al non riconoscere da parte dei miei genitori le mie difficoltà. Il che è abbastanza comprensibile dato che apparentemente sembro solo “ particolare “, come dice mia madre , o timida. Peccato che la maggior parte dei miei atteggiamenti è innaturale,forzata ed acquisita negli anni. Gli altri non sanno quanto disagio provo nelle situazioni sociali, mia madre non è con me quando cado nel mutismo. Gli altri vedono una ragazza che sta con i suoi coetanei, ma non sanno che riesco a sentirmi a mio agio con l’1 % di queste persone e che in realtà non sono a mio agio nemmeno con i parenti. Gli altri vedono solo il risultato di un lungo percorso d’adattamento , ma non ciò che pensi e provi.
    Settimana scorsa sono stata da una specialista che ha confermato la mia autodiagnosi e a breve farò i test per una diagnosi clinica. Ti confesso che nonostante una specialista abbia confermato la mia ipotesi,i dubbi persistono. Non è semplice cambiare modo di vedersi dopo 20 anni.
    AntaresmammarosannaJAA005
  • smartismarti Membro
    Pubblicazioni: 16
    @R3ob Hai centrato esattamente il punto che volevo esprimere e che non riuscivo a mettere a parole: la differenza di quello che vedono gli altri e quello che provo e penso. Come si fa a dimostrare, anche a uno specialista che però non ha conoscenza di quello a cui mi riferisco, che la "buona comunicazione" che percepisce lui, è il frutto di anni di soppressione e allenamento costante?
    L'altra frase, sul dover cambiare modo di vedersi dopo 20 o 30 anni, penso che sia appunto la difficoltà maggiore. Mi sono accorta che continuo a non avere la velocità nel pensare e chiarire le idee, e poi di metterle a parole, "dal vivo", e quindi finisco sempre per accettare l'idea di me stessa che mi viene fornita dall'esterno: mi hanno sempre detto che ero "strana" e "triste" e finivo sempre col crederci e farlo diventare la mia verità. Me ne accorgo solo adesso che ho rallentato, come piace a @Emanuel, e mi sto concedendo molto tempo per riflettere. 
    Ma rimaneva comunque la parte di me che sapeva che non era così e che scalpitava. Forse in momenti cruciali di crescita -  20, 30 anni, quel che è - ci troviamo a non poter più rimandare il confronto fra come gli altri ci hanno convinto di essere e insegnato a far apparire esternamente, e quello che noi stessi sentiamo di essere. Ma siamo confusi, perché andiamo sempre alla ricerca delle verità assoluta, del giusto e dello sbagliato, ma non sappiamo dove trovarla. Magari non esiste nemmeno una verità assoluta. Forse è quello che ci spaventa, invece della paura di "sbagliare e star cercando solo un rifugio". Che ne pensate? Potrebbe essere vero? (ironia voluta).

    @Emanuel dunque....Quella fra discorsi e traffico è una buona analogia, e la condivido - anche se devo dire che io odio il traffico, ho preso la patente solo per non sentirmi inferiore a suo tempo e perché continuamente pressata. Dopo l'esame non ho mai più guidato. Mi terrorizza il traffico, dover fare attenzione a tutte quelle cose esterne contemporaneamente (pedoni che si buttano in mezzo di strada, automobilisti completamente fuori di senno...) e coordinare pure te stesso per guidare (anche lì, per me sono troppe cose contemporaneamente...).

    Riguardo lo scopo dello stare con gli altri: è un tema su cui ho riflettuto tutta la vita da quando ho iniziato a formulare pensieri, e non esagero. E' una gran bella incognita. Al momento, la risposta che mi do, è che lo scopo dello stare con gli altri, è semplicemente lo stare con gli altri, ciò che si percepisce quando si riesce a star bene con gli altri, che come dice @R3ob succede l'1% delle volte. Però quando succede ti dà modo di stare bene in un modo che lo stare da solo non ti dà, a prescindere dal tipo di rapporto tu instauri con queste poche persone o un'questa persona o altro essere vivente. Sinceramente la cosa che più mi ha fatto propendere per questo, è l'osservazione dei comportamenti degli animali che ricercano contatto e vicinanza, senza nessun scopo particolare: ad esempio i gatti che dormono vicini accoccolati, solo per dirne una semplice.
    Condivido anche l'idea della scelta fra collisione e scelta di godersi il viaggio, anche rallentando, mi piace davvero molto.

    Non sono sicura di condividere al 100% quello che hai detto riguardo le dipendenze e l'appartenenza. Secondo me sono due concetti molto diversi. La dipendenza, come dici tu, genera infelicità, perché sono delle catene che ti tengono imprigionato. Su questo aspetto non c'è dubbio (e so di avere ancora molto lavoro da fare al riguardo...). Ma il senso di appartenenza è completamente l'opposto. Il senso di appartenenza è ciò che ti dà modo di creare, o sperimentare, o arrivare, o semplicemente conoscere, cose che sono già in te, ma non sai scovare. Il senso di appartenenza è quasi un'ermeneutica di te stesso, secondo me. Non è facile da trovare, e nel corso della storia l'essere umano ha cercato in tutti i modi di sentirsi appartenere a qualcosa; questo è anche il punto di partenza, il big bang di ogni forma di arte, secondo me il pensiero di un artista è: manifesto ciò che ho dentro in modo che gli altri abbiano modo di vederlo e le persone che vi si riconoscono possano avvicinarsi a me, e in futuro, quando sarò morto, le persone si sentiranno ancora vicine a me, sapranno che c'è qualcuno che prova lo stesso, sentiranno senso di appartenenza, quello che io stesso sto cercando. O almeno questo è ciò che l'arte mi fa sentire. Forse ho divagato un po' troppo....
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    @smarti comprendo perfettamente il contrasto tra il tuo io costruito o oserei dire “ la maschera che ti hanno cucito addosso gli altri” e la tua vera identità. La difficoltà è data dall’indossare wuella maschera per anni,dimenticando il tuo vero volto,che resta lì..latente e che ad un certo punto ti porta a chiederti “ chi sono ? Sono davvero questa?”.
    Nei miei anni di maggior smarrimento ricordo che avevo vere e proprie crisi d’identità, percepivo che ci fosse una frattura tra la mia immagine sociale e la vera me, soffocata dalla prima. Il risultato era una grandissima confusione. C’ erano momenti in cui mi sofformevavo a chiedermi : ma davvero mi piace fare questo? Oppure ma davvero sono così ?
    Il percorso è stato molto lungo e ha richiesto una grande capacità d’autoanalisi che ho acquisito col tempo. Alla fine, ho capito di non essere la persona che sono stata per 10 anni( da bambina ero la stessa di adesso). Ho cominciato ad indossare maschere quando mia madre mi spingeva e forzava a stare con gli altri bambini. Cominciai così a sentire il dovere di socializzare e adattarmi.
    Ma più mi analizzo più e comprendo, più conosco me stessa e la mia persona diventa autonoma dall’immagine che gli altri hanno di me. Cerca di studiare attentamente i tratti asperger e ricostruisci la tua storia. Piano piano i collegamenti verrano da se.
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