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Se i genitori non riescono a capirti?

Ac3of_SpadesAc3of_Spades Membro
modificato 8 May in Discussioni tra genitori
Ciao a tutti. Dopo mesi di assenza torno a scrivere, perché negli ultimi tempi ho avuto parecchi problemi con i miei genitori.
Premetto che quando mi sono iscritto, in famiglia non si tirava spesso fuori l'argomento riguardante me ed la diversità che mi riguarda, ma ultimamente i miei genitori insistono nel farmi vedere da un medico, perché non mi comprendono. Loro non capiscono il mio modo di ragionare; non comprendono la mia ansia verso le persone, poiché non riesco a decifrare le intenzioni degli altri dal loro tono di voce e dalle loro espressioni facciali; non riescono a capire la sofferenza verso certi rumori, i cibi ecc. Io poi non sono capace ad esprimere totalmente a voce quello che voglio dire, ma solo scrivendo ci riesco, e questo inasprisce le cose visto che i miei non comprendono il mio. Non riesco ad esprimermi e pensano che lo faccia apposta, che sia un esagerato, che sono solo una persona che non ha fiducia verso di sé, pensano che io pensi che tutti sono contro di me, cosa non vera, che poi sono solo uno tra tanti. Insomma tutto ciò li porta a fargli alzare la voce e gridare e ciò mi provoca fastidio alle orecchie. Non solo, non capisco nemmeno perché si alterano così, e finisce che io non so cosa rispondere e loro pensano che io li prendo in giro, cioè io non so cosa fare: mi sento male perché non vengo creduto, vengo fatto passare per egocentrico o permaloso, fraintendono pure il fatto che dico tutto ciò che penso e finiscono col credere che offendo volontariamente gli altri! Io ed i miei genitori siamo talmente distanti da non capirci a vicenda.
Mi domando capita anche a voi? Succede anche a voi di non riuscire a farvi comprendere o non essere compresi dai vostri stessi genitori? Perché io mi sento estremamente alla deriva ultimamente, tanto da arrivare a pensare che sono un ritardato mentale o uno stupido, perché tanto se provo a dire cosa penso di essere o avere non mi credono affatto perché naturalmente dicono che devi avere una diagnosi ma dove posso fare una diagnosi sé i miei genitori nemmeno capiscono che cosa io abbia, e non mi credono nemmeno?
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Commenti

  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    @Ac3of_Spades scusa da medico vorrebbero farti vedere ? Intendi uno psicologo ? Se così fosse non vedo quale sia il problema. Anzi ritengo sia un passo avanti,vuol dire che riconoscono ci siano difficoltà. Che poi non credono che nel paerticolare alla tua autodiagnosi o ipotesi, è secondario. Intanto avrai comunque un aiuto e se si parla di specialista potrai affrontare con lui la questione.
    Per il resto , si capita anche a me che i miei genitori non capiscono. Spesso le incomprensioni sfociano in pesanti liti, perché ho accumulato parecchia tensione e quando cerco di parlare ,mi trovò un muro difronte e scoppio. Ma ad ogni modo, ho capito che ,in questi casi , bisogna lasciare da parte i genitori ..hanno bisogno di tempo per comprendere ed accettare la possibilità . I miri genitori continuano a non credermi con tanto di visita specialistica ahahhahaahhahahahahahaahahahhah ma sai, prima me l prendevo , adesso lì comprendo.
  • Lo1979Lo1979 Veterano
    Pubblicazioni: 188
    Ac3of_Spades ha detto:

    Mi domando capita anche a voi? Succede anche a voi di non riuscire a farvi comprendere o non essere compresi dai vostri stessi genitori? Perché io mi sento estremamente alla deriva ultimamente, tanto da arrivare a pensare che sono un ritardato mentale o uno stupido, perché tanto se provo a dire cosa penso di essere o avere non mi credono affatto perché naturalmente dicono che devi avere una diagnosi ma dove posso fare una diagnosi sé i miei genitori nemmeno capiscono che cosa io abbia, e non mi credono nemmeno?



    Ciao, una curiosità, quanti anni hai?
    Comunque io da sempre non mi sento completamento capito dai miei genitori e crescendo diventa sempre peggio, secondo me (al netto dell'autismo) si chiama diventare adulti.
    Ovvero si afferma una una personalità in noi che si distacca sempre di piu dalla radice di provenienza (i nostri genitori), io lo trovo un fenomeno inevitabile, ed infatti secondo me la chiave non e la comprensione che se ci pensi significa comprendere "capire" e quindi "contenere" ovvero fare mia, una cosa, un concetto (o qualsiasi altra cosa) e figurati allora se e possibile "contenere" la personalità di una persona.
    Questa comprensione è secondo me impossibile. inutile cercarla, non la si troverà mai in forma totale. anche tra individui che hanno la stessa radice. Secondo me è adatta la parola "accettare" che implica appunto l'accettazione di una cosa senza pretendere mai di capirla fino in fondo.
    bisonga quindi secondo me lottare per essere "accettati" e non "compresi" cosi come bisogna "accettare" gli altri e non tentare di "comprenderli" perche sarebbe uno sforzo immane destinato a fallire in ongi caso sempre e comunque.
    ciao.
    Lo
    R3obrondinella61mammarosanna
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    Lo1979 ha detto:

    Ac3of_Spades ha detto:

    Mi domando capita anche a voi? Succede anche a voi di non riuscire a farvi comprendere o non essere compresi dai vostri stessi genitori? Perché io mi sento estremamente alla deriva ultimamente, tanto da arrivare a pensare che sono un ritardato mentale o uno stupido, perché tanto se provo a dire cosa penso di essere o avere non mi credono affatto perché naturalmente dicono che devi avere una diagnosi ma dove posso fare una diagnosi sé i miei genitori nemmeno capiscono che cosa io abbia, e non mi credono nemmeno?



    Ciao, una curiosità, quanti anni hai?
    Comunque io da sempre non mi sento completamento capito dai miei genitori e crescendo diventa sempre peggio, secondo me (al netto dell'autismo) si chiama diventare adulti.
    Ovvero si afferma una una personalità in noi che si distacca sempre di piu dalla radice di provenienza (i nostri genitori), io lo trovo un fenomeno inevitabile, ed infatti secondo me la chiave non e la comprensione che se ci pensi significa comprendere "capire" e quindi "contenere" ovvero fare mia, una cosa, un concetto (o qualsiasi altra cosa) e figurati allora se e possibile "contenere" la personalità di una persona.
    Questa comprensione è secondo me impossibile. inutile cercarla, non la si troverà mai in forma totale. anche tra individui che hanno la stessa radice. Secondo me è adatta la parola "accettare" che implica appunto l'accettazione di una cosa senza pretendere mai di capirla fino in fondo.
    bisonga quindi secondo me lottare per essere "accettati" e non "compresi" cosi come bisogna "accettare" gli altri e non tentare di "comprenderli" perche sarebbe uno sforzo immane destinato a fallire in ongi caso sempre e comunque.
    ciao.
    Lo

    scusa se mi intrometto ma il tuo commento ha suscitato in me una riflessione. Io credo che in realtà l’unica cosa che possono fare gli altri è comprendere la diversità che è propria di ogni individuo. La comprensione non implica condivisione, né tanto meno assimilazione. Ma piuttosto capire,o meglio ,conoscere le differenze.
    Sostengo invece che nessun uomo debba arrogarsi la prerogativa di accettare gli altri.L’accettazione implica una volontà o una scelta. “ accetto le tue differenze” da quando un individuo per essere ciò che è ha bisogno di essere accettato?
    A mio parere, finché l’uomo crederà di avere il diritto di accettare ,e non si limiterà alla conoscenza e la comprensione , avremo a che fare con la discriminazione
    rondinella61Lo1979Lupa
  • Ac3of_SpadesAc3of_Spades Membro
    Pubblicazioni: 14
    Comunque poi ne abbiamo riparlato alla fine sono stato indirizzato ad uno psichiatra, e si vedrà comunque mia madre oggi ha detto che vorrebbe solo che mi volessi bene io e che se sono diverso a lei va bene comunque basta che imparo il modo per comunicare con gli altri.
    R3ob
  • Lo1979Lo1979 Veterano
    Pubblicazioni: 188
    R3ob ha detto:

    scusa se mi intrometto ma il tuo commento ha suscitato in me una riflessione. Io credo che in realtà l’unica cosa che possono fare gli altri è comprendere la diversità che è propria di ogni individuo. La comprensione non implica condivisione, né tanto meno assimilazione. Ma piuttosto capire,o meglio ,conoscere le differenze.
    Sostengo invece che nessun uomo debba arrogarsi la prerogativa di accettare gli altri.L’accettazione implica una volontà o una scelta. “ accetto le tue differenze” da quando un individuo per essere ciò che è ha bisogno di essere accettato?
    A mio parere, finché l’uomo crederà di avere il diritto di accettare ,e non si limiterà alla conoscenza e la comprensione , avremo a che fare con la discriminazione



    non e sbagliato cio che dici tu, ma a mio avviso bisogna mettersi d'accordo sul significato delle parole.
    per me "comprendere" significa "capire" e cio signidica "contenere" nel senso che "ci puo stare dentro tutto" e per me questo e impossible, una contraddizione in termini noi non possiamo "contenere" tutto siamo finiti soprattutto non possiamo contenere delle persone (o meglio delle personalità)

    Ora provo a esprimere il mio ragionamento di cui sopra con una diverso approccio preso in prestito dalla matematica.
    hai presente il concetto di insiemi? l'umanità e un insieme che include tutti gli individui all'interno dell'umanità ci sono tutti gli individui che però vanno visti anche loro non come unità o come individui ma come a loro volta piccoli sottoinsiemi di umanità.
    nell' insime grande ci sono tantissimi sottoinsiemi piu gantdi che accomunano ma non molte persone, c'è il sottoinsieme degli italiani, dei fancesi, dei tedeschi, dei bianchi, dei neri, dei gialli e via dicendo, poi ci sono i sottoinsiemi di genere e poi quelli che ad esempio possono accomunare noi inquanto neurodiversi e via via cosi quasi praticamente all'infinito, noi tutti possiamo avere in comune l'appartenenza ad alcuni di questi insiemi e quindi sotto quel particolare aspetto ci possiamo "contenere" l'un l'altro ma questo non vale per il tutto ma solo per una parte, ci sarà sempre una parte del mio insieme personale di umanità che non sarà contenuto in quello di un altro, c'è sempre una porzione di me che mi rende diverso da un altro e quindi che mi rende non "contenibile" nell'altro! Anche perche se cosi fosse vorrebeb dire che io sarei l'altro e questo e un ossimoro.
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    @Lo1979 Credo che i termini capire e comprendere siano simili, in quanto la Seconda differisce dalla prima in grado, sarebbe un aver capito o razionalizzare profondamente.Tuttavia nell’ambito epistemologico il termine comprendere è utilizzato in senso figurato : afferro ciò che hai detto .Diversamente ,nel campo della matematica, nello specifico nell’insiemistica , esso indica il principio per cui si hanno aggregati di oggetti aventi medesime proprietà. Dunque a mio avviso la comprensione intesa come razionalizzazione o l’ Aver colto nel profondo , non implica che io debba avere in me ciò di cui tu parli. Posso non riuscire ad immaginare come ti senti, dato che i sentimenti e le emozioni non sono razionalizzabili,ma infondo quest’ ultime differiscono in ciascuno di noi . Io posso essere in grado di comprendere/capire diverse ideologie , ma la mia comprensione non segue la mia assimilazione e condivisione. Da etero,ad esempio, posso comprendere l’omesessualitá e proprio perché ne ho conoscenza capisco che non sono nel diritto di discriminare, né tanto meno accettare. Se invece tu ignori la diversità,intesa come estranea al tuo essere ,rischi di cadere in ciò che è la chiusura mentale, causata appunto dall’ignoranza ( mancanza di conoscenza. e la comprensione segue la conoscenza ) di certi argomenti o modi d’essere.
    Secondo il tuo punto di vista che significato avrebbe l’espressione “ la diversità è ricchezza?” O ancora ,che valore avrebbe il confronto se già sai che chi è diverso da te non capirebbe? Com’ è possibile allargare i propri orizzonti se ci si chiude nel proprio pensiero e modo d’essere?

    Parlare dell’umanità in termini matematici mi sembra poco adatto e poco flessibile. Credo sia troppo riduttivo trattare le diversità umane come elementi raggruppabili per insiemi. L’uomo non è poi così definibile, ha troppe sfumature.
    Ad ogni modo, spero di non essere stata confusionaria e aver reso al meglio il mio pensiero
    Lo1979
  • mammarosannamammarosanna Veterano Pro
    Pubblicazioni: 309
    Ciao @Ac3of_Spades
    Hai detto che riesci a esprimerti meglio scrivendo: perché non scrivi loro ciò che provi?

    La comprensione è un bisogno che abbiamo tutti (anche i genitori)
    Perché non cominci tu a comprenderli?
    Vedrai che abbasseranno le difese con te.
    Spezza il circolo vizioso.
  • R3obR3ob Membro Pro
    Pubblicazioni: 70
    Sono d’accordo con @mammarosanna . Questo consiglio me lo diede anche il mio psichiatra. Tutto sta nel sapere smettere di attaccare e porti in condizione di ascolto e dialogo. Non solo comprenderai i loro aggeggiamenti e posizioni, ma ti accorgerei di passare dalla parte Adolescenziale a quella adulta. I genitori non sono nemici e soprattutto sono umani. Per quanto a volte il loro pensare o agire possa essere sbagliato, ricorda che hanno in vista il tuo bene.
    mammarosanna
  • Lo1979Lo1979 Veterano
    modificato 12 May Pubblicazioni: 188
    @R3ob posso capire il tuo punto di vista, ciò che dici è sensa dubbio condivisibile, ma il mio dubbio rimane: per quanto la gente si possa sforzare, io rimango sotto certi aspetto "incomprensibile" a loro e loro "incompensibili" a me, quindi io ritengo che lo sforzo di "comprendere" sia vano. Comunque è valido nel senso che bisogna comunque sforzarsi di comprendere il più possibile, ma rimanendo coscienti che è uno sforzo destinato a raggiungere un fallimento (o meglio, a non raggiungere mai una totale realizzazione).

    Tu fai l'esempio degli omosessuai: anche io sono eterosessuale, mi ritengo un maschio etero, ma sono cosciente di avere dentro di me molti istinti femminili e materni che fanno di me un individuo mediamente molto piu sensibile degli altri maschi (tanto da essermi gia definito in varie occasioni "una donna lesbica in un corpo di uomo"); eppure l'universo omosessuale io non lo "capisco" senza per questo voler insinuare che le motivazioni di un omosessuale non siano valide. Perche le "accetto" posso anche identificarmici fino ad un certo punto, ma ci sarà sempre un punto in cui (da lì in poi)... No, non so che dire e credo che vada bene anche così.

    Ciao.

    Lo
    R3ob
    Post edited by Sniper_Ops on
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