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Soggettivizzare oggetti

È una tendenza che ho sin da piccola. Anzi, a dirla tutta, pensavo di averla solo da piccola e che crescendo me la fossi lasciata alle spalle. Invece no, è riemersa forte tanto quanto prima: il soggettivizzare gli oggetti.
Mi trovo a dover vendere casa causa trasferimento. Ecco che mi sento come se offendessi la casa attuale volendomene andare via, come se la rendessi triste facendola sentire inadeguata, non più voluta, non più amata.
Non voglio mettere il cartello "vendesi" fuori dalla porta perché ho paura di farle ancor più male, renderla ancora più triste...mi sento come se stessi perpetrando un abbandono.
Mi ripeto "È una casa, non è senziente, è un oggetto", ma non serve a nulla. Continuo a pensarla come soggetto.
Capita anche a voi, o è capitato in passato, questo slittamento "esistenziale"(non so se sia il termine adatto, perdonate la mia approssimazione, ma attualmente non ne ho di migliori)?

Commenti

  • PercipioPercipio Membro Pro
    Pubblicazioni: 463
    @Tat Anche io ti confesso di essere un poco animista. Ma è una forma di auto-inganno che mi propino, per esempio, per costringermi a non dare via libri che non leggerò mai più. Se vedessi dimagrare la mia biblioteca starei malissimo. Eppur non ho più spazio! Hai una visione poetica, non prendertela a male anche se qualcuno potrebbe definirla un tantino ingenua. 
    Tat
  • TatTat Membro Pro
    Pubblicazioni: 109
    Percipio ha detto:

    @Tat Anche io ti confesso di essere un poco animista. Ma è una forma di auto-inganno che mi propino, per esempio, per costringermi a non dare via libri che non leggerò mai più. Se vedessi dimagrare la mia biblioteca starei malissimo. Eppur non ho più spazio! Hai una visione poetica, non prendertela a male anche se qualcuno potrebbe definirla un tantino ingenua. 

    Sono la prima ad ammetterne l'ingenuità (aggiungendo però che viene tamponata dalla consapevolezza).
    Riguardo a libri non prestati e biblioteca straripante: stessa situazione, solo che la sottoscritta in questo caso non ha proprio nulla di poetico e non riesce ad autoingannarsi: sono una persona estremamente avara (per come intendo io l'avarizia, ovvero come vizio essenziale -in quanto invade l'essenza stessa dell'essere). Avarizia è il non separarsi da ciò che per sé stessi vien ritenuto fondamentale, e la conoscenza, quindi i libri, per me lo è. Gelosissima delle mie conoscenze, non le snocciolo quasi mai o solo parzialmente, figuriamoci i libri.
    I libri sono MIEI (oggetti)
    La casa, soffre (soggetto)
    Mi chiedo quale sia il discrimen. O se questo cambi a seconda dell'oggetto che in quel caso viene soggettivizzato, nonché della specifica situazione in cui accade.
    Il tuo intervento mi ha fatto in effetti riflettere sul fatto che non si tratta di una visione propriamente animistica: non è il mio modo di "sentire" o aprocciarmi agli oggetti in generale, ma avviene in modo selettivo.
    Grazie dell'imput!
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