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L'autismo per la gente

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Commenti

  • LisaLaufeysonLisaLaufeyson Colonna
    modificato 14 October Pubblicazioni: 1,307
    Charade ha detto:

    mamma_francesca ha detto:

    Ma a voi diagnosticati da adulti vi sarebbe piaciuto veramente ricevere una diagnosi da piccolo e crescere con una mamma che prova quello che racconta nella lettera? Perchè ahimè è evidente, detto nei commenti a questo post, che è quello che almeno un po' abbiamo provato tutte ... anche nei confronti di bimbi che veramente dai racconti mi sembrano tutti lievi e non disabili.

    Secondo me il paragone non sussiste, perché il figlio di questa mamma è stato diagnosticato a 3 anni 1/2 quindi rientra probabilmente nello spettro a basso funzionamento.
    Questo non è detto.. e lo dico per esperienza diretta!
    Basta un ritardo del linguaggio, unito a stereotipie evidenti (nel nostro caso) per dare il via a tutto l'iter diagnostico.
    Ritardo che poi magari viene recuperato in maniera soddisfacente con la logopedia, così come altri gap.
    Ma saper parlare, banalmente, non vuol dire saper comunicare.
    Per il resto concordo sul discorso, che pur essendo HF non è detto che non si necessiti di supporti fin dalla più tenera età (anche perché HF non è sinonimo di Asperger).
    Anzi, in alcuni casi, questo può far la differenza sulla qualità della vita da adulti, visto che di base c'è la compromissione della sfera comunicativa, su cui poggia ogni più elementare rapporto umano.
    SirAlphaexaCharademammarosanna
    Post edited by LisaLaufeyson on
  • mamma_francescamamma_francesca Colonna
    Pubblicazioni: 1,452
    @Markov diciamo che più che informatico asociale .... informatico "strano" .... avendo un marito che fa questo mestiere ti posso garantire che di informatici "particolari" ce ne sono parecchi; e con diversi figli a loro volta "strani" (e a loro piace sul serio il lavoro che fanno, tanto che risulta difficile che non continuino a lavorare anche a casa).
  • barbamammabarbamamma Veterano
    Pubblicazioni: 156
    Ho letto con molto interesse questo post e posso assolutamente sostenere che io sono una mamma atipica, una che vede oltre la diagnosi. Mio figlio a tre anni e mezzo non parlava, non interagiva, non si voltava se chiamato, non sosteneva lo sguardo, aveva un gioco stereotipato e via dicendo. Dopo la prima valutazione dal npi nonostante mi parlarono di tratti autistici ( il mondo mi crollò letteralmente addosso) fecero una diagnosi di ritardo cognitivo di grado lieve per iniziare le terapie e avere un minimo di sostegno a scuola dell" infanzia. Dopo un primo momento di confusione, disperazione, lutto, ho guardato mio figlio e ho pensato solo ed esclusivamente a lui. Abbiamo iniziato le terapie e io ho iniziato a "studiare" per capire. A 5 anni è arrivata la diagnosi vera di sindrome di asperger e ora che mio figlio ha 8 anni sono assolutamente fiduciosa nel suo futuro. E ne parlo. Certo non con chiunque, ma ne parlo altrimenti rimane una cosa da nascondere e che mai nessuno capirà. Qui calza a pennello il paragone con l' omosessualità. A tal proposito mi piacerebbe condividere con voi un progetto che porta avanti il centro che frequenta mio figlio e che coinvolge ragazzi ( pre adolescenti e adolescenti) con diagnosi di autismo ad alto funzionamento: autismi on the road. La finalità è quella di far conoscere l' autismo e sono proprio questi ragazzi che dopo aver fatto un percorso di consapevolezza e accettazione della loro neurodiversita' ne parlano attraverso progetti teatrali, progetti che coinvolgono cantanti italiani, ecc. I miglioramenti in questi ragazzi sono stati eccezionali soprattutto da un punto di vista delle competenze sociali e dell' accettazione di sé stessi.
    Io sono consapevole del fatto che mio figlio probabilmente da adulto non sarà un animale sociale, e non è detto e comunque anch'io non lo sono e non sono autistica, magari qualcuno lo vedrà un po' strano, molti vedono strana anche me, potrà avere qualche difficoltà nella vita di tutti i giorni, ma non per questo non avrà una vita degna di questo nome. Chiaramente la situazione dei genitori dei bimbi a basso funzionamento è un' altra storia, forse in quei casi è giustificata la disperazione per il dopo di noi ma in quei casi oltre che di neurodiversita' bisognerebbe parlare di disabilità vera e propria nel senso che sono bambini che hanno bisogno di accudimento a 360° e saranno adulti che non potranno mai diventare indipendenti.

    damy
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