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adolescenza aspie

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Commenti

  • ribellinaribellina Membro
    modificato November 2019 Pubblicazioni: 25
    Comunque ieri sera mia figlia di 16 anni ha litigato con il fratello piu' piccolo di 11 e gli ha tirato contro un paio di forbici!
    Per fortuna non l'ha preso, ma le forbici hanno colpito lo schermo di un computer portatile nuovo appena preso... ROTTO.
    A questo punto ci chiediamo: Si rende conto di quel che fa fino in fondo? Deve essere messa in punizione o scusata perchè è aspie?
    Quanto si può scusare e quanto no di questi comportamenti pericolosi e dannosi?
    Perchè se fosse NT andrebbe messa in punizione per una situazione così!
    Invece è ND e va compatita e scusata?!
    leila
    Post edited by Sniper_Ops on
  • FelipeFelipe Membro Pro
    Pubblicazioni: 160
    Ribellina, avete mai parlato di meltdown e di come prevenirli? Certo che un'atto del genere merita una risposta decisa. Non necessariamente punirla, ma scusare ogni suo errore mi sembra molto dannoso.
    leilaTat
  • TatTat Veterano Pro
    Pubblicazioni: 956
    Più che "compatita e scusata" forse è meglio venga "compresa ed aiutata".
    Ovvero, come ti ha suggerito @Felipe, parlando dei meltdown e cercando di prevenirli, magari con l'aiuto di un esperto e di letture che spiegano proprio questo.
    Magari evitando l'insorgere di sensi di colpa (a cui di solito porta una punizione). Il meltdown non è un atto voluto, in sede diagnostica mi dissero che è come vomitare.

    Ovviamente se si è trattato di un meltdown (quindi è fondamentale capire come riconoscerli)
    leila
    Cerco le qualità che non rendono in questa razza umana che adora gli orologi e non conosce il Tempo
    Cerco le qualità che non valgono in questa età di mezzo
  • MononokeHimeMononokeHime Moderatore
    Pubblicazioni: 2,248
    No compatita e scusata!
    Bisogna farle capire che ha fatto una cosa sbagliata, spiegarle i rischi e le possibili conseguenze, ma una volta passato il meltdown.
    Intervenire quando il tutto è già scoppiato, è come cercare di rimettere lo yogurt ribaltato sul tavolo con un cucchiaio. Se lo yogurt poi ti si ribalta addosso c’è poco da recuperare.
    Bisogna agire a monte.
    Agire sulle dinamiche e sulla comunicazione, di entrambi i figli, e di tutti i componenti della famiglia.
    Tatleila
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • BarrosBarros Neofita
    Pubblicazioni: 3
    È stata uno studio di imitazione
  • MononokeHimeMononokeHime Moderatore
    Pubblicazioni: 2,248
    Asperger o no, va comunque educata.
    Prova a pensare ad un bambino down (prendo come esempio un bambino perché più semplice), che da intenzionalmente un calcio ad un suo compagno. Cosa faresti? Lasceresti passare e cercheresti di giustificarlo di fronte all’altro bimbo perché poverino è down e non capisce? Oppure, tenendo in considerazione che nonostante lui e l’altro bimbo hanno la stessa età il tuo ha uno sviluppo mentale diverso e quindi è come avesse diversi anni in meno, cerchi di educarlo spiegandogli che ciò che ha fatto è sbagliato e che non va fatto, perché i calci fanno male?
    Un bambino o un ragazzo adolescente, potrebbe ridere vedendo qualcuno che piange, e questo perché in mancanza di empatia cognitiva in quel momento non comprende la sofferenza dell’altro.
    Dire “Cosa ridi? Ma ti pare il caso?” non serve a nulla, perché la persona in questione non ha compreso il perché del rimprovero.
    Quando non capiamo, mettiamo in atto comportamento compensatori, funzionali (se va bene), ma molto più facilmente disfunzionali.
    Si crea una continua incomprensione tra chi è nello spettro e chi non lo è, perché dall’altra parte, chi non lo è, non comprende certe reazioni di chi è nello spettro.
    Spero che ciò che ho scritto e il tono usato, non faccia sembrare che ti stia dicendo le cose dall’alto. Quello che è nelle mie intenzioni è dare uno spunto di riflessione, da una visuale di chi nello spettro ci sta.



    È dura.
    È difficile.
    Richiede molto lavoro e molta pazienza.
    Energie a non finire.
    Ma vi volete bene.
    Vedrai che troverete il modo di trovare un equilibrio.

    leilaTat
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • leilaleila Membro
    Pubblicazioni: 31
    Mi dispiace che tu stia passando tutto questo.

    Dal mio punto di vista la violenza è da ritenersi sempre inaccettabile. Quindi il comportamento di tua figlia dovrebbe avere delle conseguenze. Non cambia se nt o nd.

    Dovresti però ricordare che l'incapacità di controllarsi è tipica del meltdown.
    Io, che non avevo altri riferimenti, l'avevo chiamato il "momento spacco tutto".
    E non ne andavo fiera.

    Ti racconto la mia storia, di donna sopravvissuta all'adolescenza e di madre che ha miracolosamente risparmiato la vita al figlio adolescente.

    Spero possa esserti di conforto in qualche modo.

    L'adolescenza, secondo me, è la fase più infelice della vita. A ripensarci mi sento ancora male.

    Ne sono uscita dopo i 20 anni ma già verso i 18 ho smesso di essere terribile.

    Come @Lupa che si è definita "una bambina che dove la metti sta" e come tua figlia, di me dicevano: "non si vede e non si sente".

    Ho sempre goduto di molta libertà e durante l'infanzia potevo andarmene in giro, giocare o chiudermi in camera a leggere, per tutto il tempo che volevo, senza che nessuno trovasse niente da obiettare.

    Mi sembrava che tutto andasse bene.
    Ero brava a scuola e mi occupavo dei fatti miei con soddisfazione.

    (Fecero eccezione dei meltdown, dagli 8 anni, sporadici e in situazioni molto specifiche).

    Poi però, dai 14 anni, sprofondai in un malessere mai più provato e subii una trasformazione radicale.

    Sapevo che stavo male, però ero incapace di sbrogliare il groviglio di emozioni e sentimenti che mi turbava.
    Così pensai che dovevo essere molto stupida se non capivo cosa sentivo.

    Chissà se è alessitimica anche tua figlia.

    Se a scuola mi limitavo ad essere talvolta arrogante e polemica, a casa riuscivo a diventare davvero cattiva.

    Avevo un ampio repertorio di comportamenti e di sintomi: ideazioni suicidarie, disturbi alimentari, uso di droghe, pessime frequentazioni, sfuriate, ribellioni, fughe da casa.
    I meltdown si sprecavano.
    Naturalmente mi andavo a mettere in pericolo di continuo.

    Cerca di proteggerla, @ribellina, anche se per farlo dovrai prendere provvedimenti impopolari.

    Proteggila da se stessa, proteggila dagli altri: dal male che può farsi, da quello che potrebbe farvi, da quello che potrebbero farle. E proteggila dai predatori sessuali.

    Forse esistono gruppi di terapia o di sostegno per ragazze asperger dalle tue parti, per incontrare ragazze come lei e imparare strategie utili.

    Mio figlio, che è nato da due asperger e presenta molti tratti, per fortuna sembra aver ereditato solo gli aspetti positivi.

    Questo non ha impedito che dai 16 ai 18 fosse insopportabile e, in quegli anni, per la maggior parte del tempo, avrei avuto voglia di sbatterlo al muro.

    Poi è rientrato in sé. Come farà anche tua figlia. L'adolescenza è brutta ma non è infinita.

    A volte facevo fatica a ricordare che lo amavo, ad accettare l'ambivalenza dei miei sentimenti.

    Tu fai la brava: ricordalo sempre.
    È il periodo in cui prenderai più calci ma anche quello in cui lei, che non lo ammetterebbe mai, ha più bisogno di te.
    MononokeHimesara79BlunotteTatLupa
  • ribellinaribellina Membro
    modificato November 2019 Pubblicazioni: 25
    Grazie davvero a tutti per le vostre testimonianze, mi sono di molto conforto e me le tengo care.
    Anche noi pensiamo che queste scene siano simil-meltdown, ma il problema è che lei non ne vuol sapere di essere etichettata Aspie e quindi anche se lo psicologo lo pensa - e proprio perchè lo pensa - lei non ne vuol sapere, quindi non si può lavorare su cosa fare visto che in questi momenti lei dice: "Sono come tutti gli altri e siete voi str***i che mi catalogate."
    Probabilmente ora confrontandosi con gli altri adolescenti soffre troppo la percezione di non essere accettata dperchè un po' diversa, a differenza del fratello che ora consapevolmente dice: "Sono diverso, funziono diversamente dagli altri."
    Se uno accetta un po' si può partire a ragionare se non non si riesce, infatti ora ha smesso di andare dallo psicologo perchè non voleva sentirsi dire queste cose; ci andiamo noi genitori...

    Concordo con voi che i meltdown sono come vomitare, l'ho capito anch'io; tanto sovraccarico (Il giorno dopo aveva un compito in classe non previsto di una materia in cui fa fatica) e scarica di rabbia, ma purtroppo la consapevolezza è ancora molto bassa.
    Dopo sembra inerme, ma non si scusa e non sembra valutare la gravità di quel che fa, poi rientra nei suoi panni.
    Considerate che la situazione è ancora più penosa per noi familiari (Siamo misti, alcuni NT e altri ND) poichè fuori casa (Scuola, scout, ecc) è perfetta, nessuno sbotto. Cioè recita, purtroppo...
    Questa situazione va avanti da 6- 7 anni, cioè dalla quinta elementare.

    Grazie di avermi ascoltato.
    BlunotteMononokeHimeleila
    Post edited by Sniper_Ops on
  • MononokeHimeMononokeHime Moderatore
    modificato November 2019 Pubblicazioni: 2,248
    Purtroppo l’adolescenza non è il periodo migliore (non per tutti) per “rivelate” di essere diversi, perché si cerca (si desidera) di essere (anche qui non tutti) come gli altri (come da tua viva esperienza).
    La consapevolezza a quell’età è difficile e lontana.
    Anch’io sono migliorata intorno ai vent’anni.
    Forza! Quando hai bisogno noi siamo qua.
    leila
    Post edited by MononokeHime on
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • leilaleila Membro
    Pubblicazioni: 31
    6/7 anni sono tanti @ribellina. Devi essere sfinita.

    Nel post ho saltato volutamente la fase scuole medie (11/13), passando direttamente dall'infanzia ai 14/16 anni.

    Nel caso di mio figlio perché era ancora un bambino, nel mio perché un lutto grave (quando avevo 11 anni è morta mia mamma) ha messo in secondo piano tutto il resto e quindi la mia, per fortuna, non è per niente un'esperienza generalizzabile.

    Aggiungo questo per dirti che può essere fisiologico che tua figlia abbia avuto problemi fin dall'inizio della pubertà.

    I cambiamenti del corpo, del ruolo, delle aspettative, già da quell'età, possono essere tanto difficili.

    Ho letto che chi comincia prima la crisi prima la finisce.

    È quello che ti auguro con il cuore.
    E che auguro anche a quella delicata creatura di tua figlia.
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