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Riportare in vita specie estinte: sì o no?

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Corocottas
De-estinzione
  1. Riportare in vita specie estinte: sì o no?16 voti
    1. Favorevole,anche per specie estinte prima della comparsa dell'uomo (ex.dinosauri)
      12.50%
    2. Favorevole,a partire da specie estinte in tempi preistorici con ruolo umano dubbio (ex.mammut)
        0.00%
    3. Favorevole,ma solo per specie estinte in tempi storici a causa umana( ex. dodo,uro,moa,tilacino)
      68.75%
    4. Contrario
      18.75%

Commenti

  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 8,974
    Se intendi riportarle in vita in natura non puoi sapere cosa succede e non è neanche detto che tutti troverebbero un habitat adatto. Siamo pur sempre in un'era glaciale.
  • GecoGeco Colonna
    Pubblicazioni: 1,406
    Contraria: ammesso che lo si faccia, poi che si fa? Alcuni devono finire in uno zoo per forza (e sicurezza) e gli altri (mi riferisco a uro e co.) anche loro in zoo? O siamo così sicuri che mettendoli in libertà non vadano a rompere l'equilibrio attuale?
    Mi pare tanto un desiderio di onnipotenza, ma se siamo così "potenti" cerchiamo di non far estinguere quello che c'è ed è a rischio.
    Avevo letto che ci fossero stati avvistamenti di tilacino, ma non ho approfondito se fossero bufale o meno, qualcuno ha informazioni sicure?
    Ciao.
  • FabrizioVaderFabrizioVader Veterano Pro
    modificato 17 November Pubblicazioni: 363
    Un'eventuale reimmissione sarebbe pensabile e comunque da ponderare con attenzione e approccio scientifico,solo per specie estinte in tempi storici,dato che poche centinaia di anni sono solo un battito di ciglia in termini evolutivi e tali specie costituivano un tassello per l'ecosistema del "nostro" mondo. Per quanto mi concerne non si dovrebbe parlare di rilasciare animali da era glaciale o addirittura dinosauri,anche fosse possibile clonarli e la mia perplessità a perseguire la strada della de estinzione di questi animali (e lo dice uno che col cuore è cresciuto nella leggenda del t-rex),ma non di quelli estinti da noi in tempi storici,sta nel fatto che al di là delle questioni di tipo esistenziale del tipo se sia giusto o meno "giocare a fare Dio",io ritenga più etico indirizzare tali risorse verso la salvaguardia di specie ed ecosistemi attualmente a rischio,magari cercando di riportare in vita qualche specie che proprio per tali ecosistemi si era evoluta .
    Quanto agli avvistamenti di tilacino,nulla di confermato e pertanto è tuttora da considerarsi specie estinta dato che sono passati ben più dei 50 anni presi per convenzione come riferimento dall'avvistamento certo dell'ultimo esemplare.
    Post edited by FabrizioVader on
  • AmOnlyAmOnly Membro
    Pubblicazioni: 43
    Io sono favorevole, anche se purtroppo non è possibile clonare i dinosauri, perché il loro dna è del tutto scomparso, e anche se ci fosse la possibilità di reperire il loro dna non sarebbe sufficiente per clonare. Però è possibile ad esempio modificare il genoma degli uccelli, grazie a dei virus, e bloccare alcuni sviluppi del genoma. Non so spiegare alla perfezione, però ho visto un video su youtube dove spiega tutto questo, è molto interessante, ti condivido il suo nome:

    Canale Youtube: '' Zoosparkle ''

    Nome video: '' Si può clonare un dinosauro? ''
  • forzadeltassoforzadeltasso Membro
    Pubblicazioni: 55
    Per quanto riguarda il riportare in vita specie estinte molti milioni di anni fa come i dinosauri, sarebbe inutile. Erano perfettamente adattati al loro mondo. Al loro ecosistema, basato su diversi equilibri rispetto al nostro (ad esempio. Le calotte di ghiaccio ai poli sono necessarie per il nostro ecosistema. Ma nel Cretaceo non c'era ghiaccio ai poli. C'era una foresta temperata. Ed andava bene per quell' ecosistema.) Un clima totalmente diverso. Una biosfera ed un'atmosfera totalmente diverse, con diverse composizioni chimiche. Magari non riuscirebbero nemmeno a respirare la nostra stessa aria...
    Per quanto riguarda il riportare in vita le specie estinte negli ultimi 5 secoli, spesso sterminate da noi stessi (dodo, tilacino, grande alca, moa) magari potrebbe essere un modo per riparare al danno fatto alla natura. Ma solo in caso riuscissimo a dare a questo animali un posto nel mondo in cui vivere. Se devono
    ri-estinguersi di nuovo dopo poco tempo, tantovale lasciarli riposare in pace nei musei di storia naturale dove sono imbalsamati, sugli arazzi dove sono dipinti, nelle statue, nelle cronache degli esploratori...e nelle leggende...
  • riotriot Moderatore
    modificato 20 November Pubblicazioni: 5,623
    ci stanno già lavorando e per me è molto interessante:


    rondinella61
    Post edited by riot on

  • luckyduckluckyduck Membro Pro
    Pubblicazioni: 443
    Ma secondo voi riportare in vita gli individui piuttosto che le specie non sarebbe meglio?
    Antares
  • CorocottasCorocottas Pilastro
    modificato 20 November Pubblicazioni: 1,259
    Le'idea di riportare in vita animali scomparsi e' affascinante dal punto di vista concettuale, ma e' operativamente molto piu' complicato di quanto possa sembrare, anche quando si prendano in considerazione i casi apparentemente piu' "facili".

    Ci sono specie estinte che di fatto... non si sono estinte, come l'uro, il tarpan e in generale gli antenati degli animali domestici, il cui patrimonio genetico continua a vivere, piu' o meno modificato da secoli di selezione artificiale, nei loro discendenti che vivono al fianco dell'uomo.

    L'uro in realta' non e' estinto, siamo noi a percepirlo come tale semplicemente perche' diamo alla forma selvatica un nome diverso da quello che diamo ai suoi discendenti domestici. Ma e' una questione esclusiva di terminologia; in realta' finche' esisteranno bovini domestici non avra' senso parlare di estinzione - e conseguentemente di de-estinzione - dell'uro; semmai si puo' parlare di ripristinare piu' o meno correttamente l'aspetto della forma ancestrale, cosa che ritengo interessante e in certa misura possibile, anche se non esente da insidie come vedremo tra poco.

    Ci sono del resto diversi progetti in proposito; oltre al famoso "bovino di Heck" creato prima della seconda guerra mondiale e di cui sopravvivono vari capi disseminati nei diversi zoo del mondo, c'e' il progetto olandese Tauros che lavora con bestiame dei ceppi iberico e italico e che ha gia' prodotto diversi individui morfologicamente molto interessanti.

    Idem per il tarpan, anche se la ricerca sul tarpan sembra meno attiva che sull'uro, probabilmente anche perche' percepito come un animale meno iconico.

    In questi casi il ripristino della forma selvatica appare a prima vista come un processo facile e veloce. Eppure anche qui spesso si da' molto per scontato e le cose sono molto piu' complicate di come sembrano.

    Gia' parlare genericamente di "ripristinare l'uro" o "il tarpan" e' in realta' impreciso. Tutte le specie addomesticate discendono infatti non da "singole specie selvatiche" in genere, ma da popolazioni ben precise di quelle singole specie, che sono state addomesticate in luoghi e tempi determinati.

    Ci si "lamenta" spesso, per esempio, che i bovini di Heck e in generale i bovini scaturiti da progetti di ripristino dell'uro hanno generalmente dimensioni inferiori a quelle desunte dai dati scheletrici degli uri selvatici del passato, perche' quando si pensa all'uro si hanno in mente gli uri centro- e nord-europei del Pleistocene, che vivevano in un clima freddo e per via della regola di Bergmann presentavano grandi dimensioni, paragonabili a quelle di razze come la Chianina.

    Ma i bovini domestici non si sono evoluti affatto da quei grandi uri pleistocenici che corrispondono all'idea generica di "uro" nella nostra immaginazione, bensi' da singole popolazioni di uri vissute molto piu' tardi (Neolitico) in punti diversi del globo e in climi molto piu' caldi, per cui secondo me e' logico aspettarsi che il risultato non corrisponda a cio' che la nostra fantasia si aspetta.

    La selezione retroattiva a partire da ceppi addomesticati, percio', non e' mai indicativa dell'aspetto "generale" di una forma selvatica estinta: semmai puo' portare alla ricostruzione dell'aspetto di una o piu' popolazioni isolate, ovvero quelle, tra tutti i ceppi selvatici esistiti, da cui sono discesi i ceppi domestici presi in considerazione per la ricostruzione.

    Il progetto Tauros sopra nominato, percio', non sara' mai in grado di ricostruire "l'aspetto dell'uro", che come quello di ogni specie - compresa la nostra - e' cambiato piu' volte a seconda del periodo cronologico e della zona geografica, ma soltanto, ottimisticamente, quello di determinate popolazioni, sottospecie, forme geografiche. Il risultato raggiunto non sara' mai "universale" e non potra' darci una panoramica realistica su come l'aspetto dell'uro si e' evoluto attraverso il tempo e i luoghi.

    Il progetto Tauros summenzionato utilizza bovini specialmente italiani e spagnoli, cercando di favorire tramite incroci selettivi le caratteristiche morfometriche piu' simili a quelle "degli uri estinti"... ma di quali uri estinti? Quelli italiani? Quelli spagnoli? Siamo sicuri che i ceppi italiani e quelli spagnoli derivino dalle stesse popolazioni ancestrali? Quanto un eventuale stock ricostruito artificialmente a partire da incroci di questi due ceppi sarebbe davvero indicativo dell'aspetto di quelle popolazioni ancestrali?

    E soprattutto, quand'anche si riuscisse ad ottenere un risultato finale "soddisfacente" ai nostri occhi, sarebbe soddisfacente anche a livello ecologico? Sarebbe davvero un valido candidato a riempire nicchie ecologiche lasciate vuote, o solo un fenomeno da baraccone?

    Un uro ricosturito a partire da ceppi domestici italici e iberici sarebbe davvero adatto a sostituire gli uri selvatici ormai estinti nelle foreste della Polonia, della Germania e in altre zone dell'Europa centrale, che non hanno avuto nessun ruolo nella formazione dei suddetti ceppi domestici? O non sarebbe forse come portare un eschimese in Africa (o viceversa, un africano al polo nord) e pretendere che si adattino al clima, perche' tanto "sono entrambi esseri umani"?

    Insomma e' tutto molto affascinante ma anche molto complicato, e abbiamo preso in considerazione il caso piu' semplice di tutti... figuriamoci gli altri.
    rondinella61LupaNemoforzadeltassoCuore_sanguinante
    Post edited by Corocottas on
  • AutisticoAutistico Veterano
    Pubblicazioni: 246
    Mi piacerebbe ricreare le creature estinte ma in un altro posto dell'universo, cosicché l'evoluzione degli ecosistemi del nostro pianeta segua il suo naturale corso.
    In ogni caso avevo in mente di studiare metodi radicalmente differenti dall'ingegneria genetica, quest'ultima è una violenza nei confronti degli esseri viventi, è incerta, inefficiente e, nell'ipotesi molto dubbia che funzioni, non riporterebbe in vita le stesse creature esistite milioni di anni fa, ma creature differenti che appaiono simili solo ai nostri occhi (eccezion fatta per quelle di cui si abbia il DNA completo).
    forzadeltasso
  • FabrizioVaderFabrizioVader Veterano Pro
    modificato 25 November Pubblicazioni: 363
    @Corocottas nell'esempio menzionato nelle opzioni avevo pensato all'uro sopravvissuto fino a meno di 400 anni fa in Europa orientale come prototipo da ricostruire ma forse potrebbe distanziarsi non poco dal progenitore neolitico a cui si potrebbe risalire con incroci selettivi
    Corocottas
    Post edited by FabrizioVader on
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