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Il primo giorno di scuola

Non mi ricordo tutti gli altri giorni, ma mi ricordo quello, come anche il primo momento dell'asilo, probabilmente perché è stato un trauma.

Stavo nel mio, e fui portato a scuola, da mio padre. Doveva essere il 1991.
"Non voglio andare a scuola!!!" strillavo rotolando sotto le gambe di mio padre, all'epoca le mie due torri, che mi tradivano. Voleva lasciarmi là e andarsene.
"Devi imparare..."
"Io so tutto!"
Mi chiese quanto fa un numero per un altro numero, non ricordo quali numeri disse, ma mise nel ragionamento i milioni... "Vedi? Non lo sai..."

Sconfitto, entrai in classe, dove tutti avevano assistito alla scena...
"Maestra! Sei la stessa! Tu lo sai, io non devo stare qua! Me l'avete detto voi, io so già leggere e scrivere."
"Qua stiamo in seconda. Anche gli altri bambini sanno già leggere e scrivere."
Li guardai, l'istante, girando gli occhi da un'altra parte. "Ma io scrivo anche i libri di fumetti."
"Quello che sto spiegando alla lavagna lo sai?"
"... Che hai scritto?"
"Questi sono i simboli di maggiore e minore."
"Eh, maggiore e minore"
"Questo è maggiore o minore di quest'altro?"
"È maggiore. E quello è minore."
"Allora, per favore, puoi fare una cosa per me? Puoi aiutare il compagno vicino a te?" Compagno che mi sarebbe stato estraniato per tutte le elementari, come la maggior parte degli altri.

Dall'altra parte, come riuscii a vedere dopo un po', una compagna.
"Ciao!"
...
"Non essere timido."
X<
Questa era quella che un giorno, quando le chiesi perché tutti fossero così con me, mi disse: "Perché ti vanti."
"Non è vero..."
Ad oggi, non è cambiato niente.

mammarosannaOssitocinaMononokeHimeMarkovchiocciolinadamyvera68

Commenti

  • vera68vera68 Colonna
    modificato 19 January Pubblicazioni: 1,909
    Questo non è il primo giorno di scuola, ma è comunque un primo giorno.
    Allora lo racconto.
    Mia madre viveva per la sua famiglia. In particolare per me, la sua unica figlia, e quando diventai mamma, per le sue due nipoti.
    Con me, non se ne rendeva conto, ma era molto invadente. Lo faceva a fin di bene, al fine di proteggermi da tutto. Giustamente ad un certo punto io mi sono rivoltata. Lei si aspettava riconoscimenti, anzi LO PRETENDEVA per tutti i sacrifici che aveva fatto. Ma un grazie non bastava, per lei non le sembrava abbastanza, o forse non le sembravano abbastanza sinceri.
    Di fatto otteneva poi il contrario. Questa pretesa del "grazie" suscitava in me la reazione: "ma chi ti ha chiesto qualcosa?"
    Ci sono stati scontri infiniti con lei, e alla fine io ero la persona ingrata. In realtà io le ero grata, ma a lei il mio modo di essere grata non bastava, non lo sentiva e vedeva nemmeno.
    Mia madre sentiva davvero una ingiustizia, ma questa ingiustizia stava tutta nella sua testa.
    Le mie figlie la adoravano, lei da loro si sentiva molto amata. Quando la mia figlia grande diventò adolescente, anche con lei cominciarono gli scontri. Inevitabile. Non si può comandare sulla libertà di espressione degli altri per sempre.
    Arrivò il giorno della cresima. Mia madre le regalò un rosario che era stato di sua madre.
    Questo gesto per mia madre aveva un valore altissimo, quindi si sarebbe aspettata un grande riconoscimento da parte di mia figlia.
    Mia figlia, che nonostante i suoi 11 anni aveva ben capito (e patito) certe dinamiche il giorno della cresima mi disse spaventata: "mamma! Guarda! Il rosario che mi ha regalato nonna non mi entra dalla testa, è troppo piccolo. Ti prego diglielo tu, che non è che non lo voglio mettere! Vedi... Vedi e con una forza che per poco quasi non lo rompeva cercava di infilarselo ad ogni costo.
    Le dissi di mettere il rosario in tasca e di non preoccuparsi che con la nonna me la sarei vista io.
    Qualche giorno dopo, come sempre, come una litania quotidiana, mia madre disse che lei era la vittima di tutto, incompresa, che tutti erano ingrati, che tutti la rifiutavano...
    Io non so bene che parole usai, forse davvero lo Spirito Santo me le ha messe in bocca, ma le raccontai l'episodio del rosario e della paura negli occhi e nei gesti di mia figlia per incorrere nelle ire della nonna qualora le sue aspettative non fossero state attese.
    In quel momento mia madre fece una cosa che per me la portò ai più alti livelli di considerazione e ammirazione. Si zittì, resto immobile un momento, la voce le si calmó e disse: "anche la mia nipotina, quella nipotina che mi adora, scappa da me e mi rifugge? Allora il difetto sta nel manico" voleva dire "allora il problema sono io"
    Questo fu il primo giorno di mia madre, il primo giorno in cui prese la consapevolezza e imparò a cercare di vedere le ragioni dell'altro.
    Forse nemmeno io lo sapevo allora, ma aveva aperto la porta della fortezza in cui si era chiusa, una fortezza in cui inevitabilmente non poteva fare altro che vedere e sentire solo le sue ragioni, le sue ingiustizie, non ricevere un grazie, un applauso come piaceva a lei equivaleva allo scarto.
    Ora aveva cominciato a vedere le cose da un altro punto di vista, cominciò a chiedersi se le sue aspettative non fossero esagerate.
    Gli ultimi anni di mia madre sono stati eroici.
    Il suo coraggio e la sua umiltà nel riconoscersi inevitabilmente piena di sé (perché così appaiono le persone che vedono solo le proprie ragioni, il proprio ego ferito) sono ciò che mi fa essere fiera di lei.
    MononokeHimeNemoBlunottedad_guerrieromammarosannaTatShadowLine
    Post edited by vera68 on
  • CiccioCiccio Andato
    Pubblicazioni: 57
    Si capisce bene che questo post è rivolto a me. Che tu saresti la nipotina, e io sono tua madre.

    Sono stato invadente. Sicuramente non sono capace di fare rosari a misura. Non sono vittima di chissà che, ma vi ho tutti contro per questo e nessuno a sostenermi.

    A differenza di tua madre io non ho mai preteso nessun grazie. Cosa te l'ha fatto pensare, quello che ho scritto a Tima_Android? Era dopo come mi ha scritto sull'altro thread. E non ha scritto "chi t'ha chiesto niente", ma "chi t'ha detto niente" (anche se mi sembra che lo pensi), perché ho risposto a una sua richiesta.

    Quanto all'umiltà, è il mio principio di base, e mi faccio analisi di coscienza continuamente, a volte perdo anche il sonno per questo. Ebbi l'umiltà di riconoscere la spiritualità anche delle altre fedi, andando io a cercare uno scambio, e poi l'umiltà di riconoscere la validità del metodo scientifico. Il mio primo giorno di scuola non ero umile, per quanto fosse dovuto anche al mio autismo e quant'altro, ma non sono più il bambino del primo giorno di scuola che ha bisogno di tante lezioni, qualcosa in 34 anni ho imparato, nondimeno si dice che io non sia umile. Perché quanti tra voi sono umili? E si mettono in discussione come mi sono messo nelle discussioni io? È più facile distruggere me e quello che dico con me che affrontare quello che dico, non vi piacciono le cose difficili, l'ha detto MononokeHime, e nessuno ha detto niente.
    Non sono pieno di me, ma dei miei Valori. Mi riempiono. Se ci fosse qualcuno tra di voi che li condivide capirebbe cosa voglio dire quando dico che sono felice, e il volerlo condividere con gli altri per far essere felici anche loro.

    Io non sono capace di guardare le persone farsi male e non fare niente. Sento come un dovere sociale di farlo. Ma non posso se non vogliono. Rimarrò in silenzio, non interverrò più sul forum nemmeno per chi chiede se questi sono i risultati. Nella piccola probabilità che per qualcuno possa essere diverso, c'è quanto ho scritto, che già è troppo. E se volesse parlare con me la cassetta delle lettere è sempre aperta

    riot
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,909
    @ciccio io ho solo raccontato un fatto di vita vissuta nella sezione storie sociali, favole e racconti.
    Avrei potuto scriverlo in un altro thread che non ho più trovato che più o meno si intitola :come è stata la prima volta o qualcosa del genere. Non mi ricordavo l'autore né la sezione del forum in cui era stata aperta. Ho trovato la tua e l'ho scritto.
    Nessun riferimento, quelli li hai visti tu.
    Se ti disturba posso chiedere di spostarlo nella sezione che non riesco a trovare...

  • CiccioCiccio Andato
    Pubblicazioni: 57
    I riferimenti sono a me... Ti avevo taggata sull'altro topic, e la risposta tua è stata questa. Un modo per dirmi quelle cose senza fare riferimento direttamente. Ma indirettamente. Gran parte di quelli che lo hanno letto hanno capito che faceva riferimento a me. Non ti ho detto che hai fatto male, o che mi ha disturbato. Mi si è chiesto quello. E l'ho fatto.
    E adesso questo punto esclamativo sotto alla mia risposta? Sarei potuto essere io piuttosto a metterlo.

    È stressante per una persona con un deficit nell'interazione sociale prendere queste iniziative verso gli altri... Far male agli altri... Farmi male io... Per arrivare a cosa?
    Ho letto che la maggior parte degli autistici rimangono da soli... E io ho pure questi valori miei... Ormai è quasi metà della mia vita che mi ci sforzo... Non dico Lei, non ho nemmeno un amico...

    Da oggi non dedicherò più il poco tempo che mi rimane da vivere e le mie poche energie a questo. Farò di più rassegnandomi a portare avanti il mio da solo...

  • riotriot Moderatore
    modificato 22 January Pubblicazioni: 5,824
    Ciccio, il punto esclamativo è perché stai andando - e continui a farlo - off topic, cioè posti cose che nulla c'entrano col titolo del thread.
    anche se lo hai iniziato tu, non è questo il luogo per interagire come stai facendo: per questo c'è il regno dell'O.T. o i messaggi privati.

    t'invito quindi a rimanere sul tema de "il primo giorno di scuola", facendo in modo che gli altri utenti possano leggerne i racconti relativi.

    Post edited by riot on

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