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La scuola

Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista sulla scuola: la vostra esperienza o quella dei vostri figli, riguardo tutto il contesto (sistema, metodi, docenti, compagni,materie,ecc).
Per me è un argomento controverso, in quanto è stato un luogo in cui ho potuto studiare con passione la biologia, ma in cui ho anche avvertito il massimo del mio disagio personale...non riuscendo a farne un bilancio preciso,sarei interessata a leggere qualche vostro commento sulla questione. Grazie in anticipo a chiunque vorrà rispondere!
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Commenti

  • BlunotteBlunotte Veterano Pro
    Pubblicazioni: 388
    Parlo della mia esperienza personale.

    Gli anni trascorsi a scuola, pur con qualche difficoltà e momento davvero bruttino, sono stati per me molto importanti, soprattutto perché mi hanno consentito di rapportarmi con i coetanei. All'epoca, infatti, non andavano ancora di moda le mille attività extrascolastiche che ci sono adesso, né io avevo contatti con cuginetti/figli di vicini/ecc., quindi non avrei avuto altro modo per socializzare con i pari.

    I miei familiari mi racconta(va)no che temevano molto il passaggio dall'asilo alle elementari, perché odiavo l'asilo, con tutto il cuore. E invece la scuola è stata una manna dal cielo: a parte il momento libero della ricreazione o le (odiate) ore di educazione fisica, bastava stare buoni nel proprio banco, e si imparavano e facevano cose interessanti. Non mi soffermo sul lato sociale-umano perché, anche se non mi mancano bei ricordi, credo di aver subito, alla scuola elementare, una serie di piccoli-grandi traumi. (Niente di che, ma a me hanno fatto - e probabilmente fanno ancora - male. Si tratta della prima volta da anni che mi soffermo a pensare un po' a tale aspetto della mia vita: suppongo di aver rimosso parecchio.)

    I tre anni delle medie li ricordo come uno dei momenti più felici: avevo un punto di riferimento, un piccolo gruppo di amiche.

    I primi anni delle superiori sono stati invece abbastanza pesanti: ho patito il passaggio solitario dal contesto di paese alla città (il tutto aggravato probabilmente dalla scelta di un liceo "in" e "tosto"). Alcuni compagni "cittadini" già si conoscevano, e io non riuscivo a entrare in nessun gruppo, a interagire bene. Fatico a ripensare alla me di allora, ai tanti pensieri brutti che facevo.
    Poi per fortuna anche lì ho stretto qualche amicizia e le cose sono migliorate. Gli ultimi due anni, soprattutto, sono stati piuttosto buoni.

    Per quanto riguarda materie-metodo-voti, me la sono sempre più o meno cavata. Fino a una certa età/livello di difficoltà ho anche avuto la fortuna di riuscire a ricordarmi abbastanza bene le cose solo ascoltandole in classe o leggendole una volta... poi mi sono dovuta impegnare di più! Andavo in tilt ogni tanto, quando dovevo fare compiti particolarmente ostici o affontare interrogazioni importanti.

    Capitolo docenti: credo di essere stata parecchio fortunata. Certo, ho delle lacune su alcune materie/annate di programmi, e dal punto di vista umano alcuni insegnanti avrebbero potuto essere un po' più di aiuto. Ma ho anche trovato sulla mia strada tante persone davvero in gamba, che ricordo con ammirazione e/o affetto.

    In generale, quindi, la mia esperienza con la scuola è stata nel complesso positiva.
    Ciò detto, però, non tornerei mai indietro. Perché il periodo scolastico è difficile e faticoso, e l'età e l'esperienza che si hanno sono quelle che sono. Ogni cosa va fatta a suo tempo.

    --------

    Non so se fosse questo il tipo di discussione che volevi avviare...


    damymammarosanna
    ---- Per vari motivi, preferisco usare poco/per nulla la funzione messaggi privati. ----
  • lachimeralachimera Andato
    Pubblicazioni: 48
    Grazie @Blunotte
    Si, intendo una argomentazione di questo tipo.
    Per me le elementari sono state bellissime, imparavo tanto ed ero felice di imparare. Sentivo che tutto era utile.
    Alle medie e al liceo ho avvertito un grande disagio nello stare con gli altri in classe, ma per fortuna ho avuto un bravo ragazzo come compagno di banco per tutti quegli anni e grazie a lui ho un po’ stemperato la mia sensazione di essere avulsa dal contesto. La passione per la biologia mi ha poi supportata intellettualmente,così sono arrivata al diploma in fondo abbastanza intatta.
    All’università invece sono stata benissimo, ottimo contesto. Sono sbocciata in tutti i sensi e lo considero un periodo bello come le elementari.
    damymammarosannaBlunotte
  • BlunotteBlunotte Veterano Pro
    Pubblicazioni: 388
    Ah, non ho pensato all'università. Per me l'inizio è stato difficile (sia a livello di organizzazione dello studio sia a livello "umano"), ma poi sono arrivata fino in fondo (attraversando però qualche periodo buietto).

    Trovare un amico (o più di uno) tra i compagni di classe/di corso conta tantissimo nel farci stare bene. E purtroppo sotto tale aspetto vale soprattutto il fattore-fortuna (per non usare termini meno eleganti).
    ---- Per vari motivi, preferisco usare poco/per nulla la funzione messaggi privati. ----
  • lachimeralachimera Andato
    Pubblicazioni: 48
    @Blunotte sicuramente per “incontrarsi” ci vuole fortuna. Io ero e sono prettamente solitaria, ma dovendo convivere a scuola forzatamente, cercavo di avvicinarmi ai maschi, che mi scansavano :D
    In prima media ho conosciuto questo ragazzino e siamo subito diventati compagni di banco e di studio: parlavamo di scienze, di cartoni animati e di cose di scuola. Per me è stato un sollievo. All’università ci siamo divisi come indirizzo di studio, ma siamo rimasti in contatto. :)
    damyBlunotte
  • MarkovMarkov Pilastro
    modificato 16 June Pubblicazioni: 10,226
    Per me elementari e medie sono state strane. Studiavo tutto per obbligo (da parte dei miei) e a memoria. Non mi incuriosiva nulla di ciò che si faceva a scuola, probabilmente perché era presentato come un ciclo che si ripete per necessità. Inoltre non seguivo. Non sono mai riuscito a tenere l'attenzione su una lezione, questo pure dopo, pure all'università. Ci provavo ma dopo un po' pensavo a tutt'altro. Se non faccio io, non riesco a sentirmi coinvolto.

    Al liceo è andata meglio perché ho trovato una passione riconosciuta pure dalla scuola. Non sono però riuscito ad apprezzare le materie umanistiche. Quelle continuavo a trovarle come un minestrone poco appetitoso :)



    L'università invece la definirei altalenante. Mi sono spesso riconosciuto in parte delle descrizioni fatte da chi l'ha mollata, ma io ho sempre cercato di adattarmi. Onestamente penso che, se anziché perdere a tempo a cercare di prendere accorgimenti mirati a far bene gli esami avessi pensato solo ad acquisire competenze, avrei potuto fare il dottorato direttamente dopo la triennale.
    marco3882Sniper_Opsdamymammarosanna
    Post edited by Markov on
  • lachimeralachimera Andato
    Pubblicazioni: 48
    @Markov le materie umanistiche io le ho studiate poco, perché alle superiori nel mio indirizzo si facevano solo italiano e storia; in realtà mi bastava leggerle e fissare un paio di date e nomi per avere voti alti. Mi piaceva la grammatica dell’italiano in tutta la sua vastità, specie quella delle medie,ma la letteratura fatta alle superiori no. Noiosa.

    All’università non mi sono mai annoiata. Ero davvero totalmente coinvolta. Andavo molto oltre il programma di studi e i miei esami sembravano spesso enciclopedici. Sapevo di tutto. Del resto ero appassionata di libri e documentari scientifici sin da piccola.
    Il dottorato mi è stato proposto, in un certo senso, diciamo consigliato da alcuni docenti, ma non ho voluto io, perché sognavo un lavoro più da laboratorio o sul luogo.
    Markovdamymammarosanna
  • CanalettoCanaletto Neofita
    Pubblicazioni: 2
    Sono stato uno studente brillante, ma va considerato che imparai a leggere e scrivere (anche al contrario, cioè allo specchio) a pochissimi anni.

    Alle medie ho tenute anche delle lezioni di tecnologia e storia antica, al posto dei professori in cattedra, con gradevole spirito di iniziativa.

    Fra tutti i docenti quello che ho preferito era un ex eroinomane, il quale ci faceva sempre guardare molte pellicole. Da ciò deriva la mia passione ossessiva per il cinema.

    Tenevo anche un diario: "Considerazioni comuni sulla noia adolescenziale", ma nessuno lo ha mai letto. Neppure i miei compagni di classe.

    Lo stile ricorda le prime epistole del Buzzati spedite all'amico Brambilla, che consiglio a tutti gli appassionati di letteratura.
    Mare
  • lachimeralachimera Andato
    Pubblicazioni: 48
    Grazie @Canaletto per la tua testimonianza.
    Bella l’idea del diario...io da sempre ne tengo uno scientifico, su cui annoto,con disegni, tutte le cose che imparo
  • fattore_afattore_a Colonna
    modificato 19 June Pubblicazioni: 2,256
    lachimera ha detto:


    Per me è un argomento controverso, in quanto è stato un luogo in cui ho potuto studiare con passione la biologia, ma in cui ho anche avvertito il massimo del mio disagio personale...



    In queste settimane di chiusura molti avranno capito come la scuola sia il mondo per i bambini e i ragazzi. A scuola avviene di tutto. Non si impara la lezione, soltanto.
    C'è il confronto con i pari e a volte è difficile reggere il confronto. C'è il rapporto con gli adulti che non sono i genitori o altre persone conosciute. Se la scuola è una brutta esperienza, tutto il resto può esserne condizionato. Allo stesso modo, se a casa la situazione familiare non è serena, anche la scuola può risentirne. Succede anche con il lavoro, ma qui vado fuori tema.

    Io, da italiano, arrivavo dall'estero. La scuola elementare aveva pochi alunni e io ero in una pluriclasse da sei bambini. Imparare non era un problema, ma soffrivo di numerosi tic nervosi e non solo. Le ricreazioni erano lunghe e se il tempo era bello tutti andavano fuori a giocare a pallone. Anche io stavo fuori all'aperto ma camminavo a bordo campo. Abitavamo tutti vicini. Non sopportavo se gli altri bambini venivano a suonare a casa per chiedermi di giocare con loro. A volte erano i miei a chiedere loro di farlo. Lasciavo i miei compagni di classe a giugno e li rivedevo a settembre.

    Tutti quei tic nervosi sono scomparsi per magia dopo l'esame di quinta elementare e la mia esposizione (semplice) sull'energia nucleare di cui ero un sostenitore, a pochi anni dall'incidente di Chernobyl.

    L'inizio del liceo è stato molto pensato e progettato nella mia testa durante la pausa estiva. Volevo cambiare totalmente. Le intenzioni erano quelle di diventare rappresentante di classe e di avere anche alcuni amici. Sono diventato rappresentante di classe: contestando un voto ho dato prova di avere carattere, secondo chi mi ha sostenuto. Non sono riuscito ad avere amici e mi riusciva più facile parlare con le ragazze che con i ragazzi come me.

    L'università mi ha spiazzato. Era una città nuova, seppur a 35 km da casa. Alle elementari ero in una pluriclasse di 6 bambini; il primo giorno all'università in un'aula con più di 300 persone. Mi riusciva più facile parlare con le ragazze e in quell'aula eravamo praticamente tutti maschi. Ho cominciato a conoscere gente dopo i primi due anni. Ammetto che non deve essere stato facile per quelle persone: me ne sono accorto quando uno mi ha chiesto perché non avessi ricambiato il saluto in corridoio, dopo che avevamo parlato qualche giorno prima. Ho così capito che esistevo e che esistevano anche gli altri. Forse, se mi sono laureato è stato anche grazie alle persone che da quel momento ho conosciuto, nel bene e nel male. Io che tra quei lunghi corridoi non riuscivo a trovare la stanza del professore per leggere gli avvisi che incollava alla porta.

    Sono stato persino rappresentante degli studenti. Il giorno del mio ultimo esame ero triste e si vedeva. Anche il giorno della laurea ero triste perché tutto sarebbe finito.
    lachimeramammarosannaBlunotte
    Post edited by fattore_a on
  • lachimeralachimera Andato
    Pubblicazioni: 48
    @fattore_a i tic scompaiono non appena ci si libera di ciò che li ha causati, esattamente come recita il detto: tolto il dente, passato il dolore.
    Per me la scuola non era il mondo, ma una parte obbligata della mia giornata. Non essendomi mai adattata alla classe (nè alla società),ho sempre tenuto un piede dentro e uno fuori.
    Ma sicuramente la scuola è lo specchio della società, e il modo in cui ci stai può rivelare come starai in società da adulto. Almeno per me è stato così: tuttora vivo con un piede dentro e uno fuori.
    fattore_a
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