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Empatia che confonde

Empatia che confonde

Spesso leggiamo che l’autismo è un disturbo dell’empatia. Ma c’è un problema, perché empatia può significare tante cose diverse, ed è fuorviante usare una sola parola per intendere concetti molto differenti.

Articolo originale: Confusing empathy di Nouchine Hadjikhani

Traduzione di Irene Perini

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Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.

Commenti

  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    potrebbero essere anche più sensibili di quanto lo siano le altre persone, perché è difficile per loro prendere le distanze e non sentirsi sopraffatti nell’osservare il dolore e la sola ragione, per cui potrebbero non mostrare il comportamento premuroso e consolante come ci si aspetterebbe, è che provano una forte angoscia e hanno bisogno di prendere le distanze per non sentirsene sopraffatti.

    Penso che queste righe siano decisive, personalmente mi ci riconosco in pieno, ma quindi, che fare? Partirei da un approccio fenomenologico al problema che qui viene efficacemente descritto e che rielaborerei con questa immagine, mi spiace usare terminologie militari ma alla fine mi pare quella che mi riesce meglio e più intuitiva: 

    in ambito militare esistono le difese attive e le difese passive, le prime sono sistemi elettronici e contromisure in grado di ingannare i sistemi di puntamento avversari, le seconde, dette banalmente, sono le corazze. Va da sé che, qualora non si disponga di difese attive adeguate, tocchi irrobustire quelle passive o, più semplicemente, nascondersi e occultarsi alla meglio ... in questa situazione le unità prive di difese attive restano isolate perché incapaci di comunicare tra loro e una ad una vengono irrimediabilmente travolte dalle forze avversarie.

    Ora, usciamo dalla metafora militare e chiediamoci come gli autistici possano aprirsi serenamente senza essere travolti da una tempesta di siluri emotivi. Personalmente ritengo che, anche riprendendo alcuni concetti che espressi a frodolives666, una soluzione potrebbe essere data dall'adozione di diversi tipi di linguaggio. Non a caso del resto, molti autistici ricorrono al linguaggio artistico per potersi esprimere. Ricordo un film che raccontava di una corrispondenza tra Einstein e uno scienziato inglese, dove, non potendosi scrivere apertamente per via della guerra, comunicavano attraverso formule matematiche. E forse è stato proprio partendo dall'introduzione di nuove forme di linguaggio che molti neurodiversi hanno fornito contributi unici all'umanità.


    Mare
  • MareMare Veterano
    Pubblicazioni: 364
    È strano. In alcune cose mi riconosco, in altre no, altre ancora mi sembrano leggermente diverse.
    Per quel che mi riguarda, sento fin troppo le emozioni altrui, ma non tutte.

    Sento troppo il dolore, l'ansia,la rabbia, il disprezzo, ma anche la felicità. Non potrei mai fare il medico, non potrei reggere la sofferenza altrui.

    Spesso discrimino bene emozioni sottili, per esempio lo star caricando e amplificando la propria sofferenza per i più svariati motivi, oppure il contrario.

    Però faccio fatica a cogliere stati d'animo come l'invidia. Forse perché non la provo mai o quasi mai.

    Un'altra cosa che trovo difficilissima è capire le emozioni degli altri nei miei confronti. A parte con i miei bambini.

    Ma l'empatia cognitiva è qualcosa che non so se mi riesca o meno, mi verrebbe da dire che io riesco a mettermi nei panni dell'altro attraverso le emozioni, cioè è ragionando su ciò che sento che l'altro sta provando, che riesco a capire come la pensa. Un ragionamento basato sui fatti, invece, mi pare faticossisimo e subito mi perdo.
  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    @Mare
    Fino a qualche anno fa, prima di andare in crisi, avrei scritto qualcosa di molto simile a te, poi qualcosa, specie nella capacità di percepire le emozioni altrui, pare essersi spento. Dal tuo punto di vista, come reagiresti se la tua "capacità di mettersi nei panni dell'altro attraverso le emozioni" venisse fortemente stressata oltre il limite di gestione?
    Mare
  • MareMare Veterano
    Pubblicazioni: 364
    @LCB81 avrei bisogno che tu mi facessi un esempio, per risponderti.
    Più volte ho usato questo sistema per aiutare delle persone e ha funzionato, credo di averli aiutati a capirsi meglio e a vedere possibili vie d'uscita che prima gli erano nascoste.
    Queste situazioni mi hanno stancato molto ma mi hanno dato anche molta soddisfazione.
    Diverso è quando devo subire gli altri, es. mia madre che passa il suo tempo a misurare la distanza tra come mi vede e come mi.vorrebbe. anche se tace, io so benissimo cosa pensa e so che non ci posso fare niente. Questo è molto difficile da sopportare, l'unica è limitare il tempo insieme. Però non penso sia quello che intendi tu.
  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    grazie @Mare
    di fatto mi hai già risposto: quando ti trovi in una condizione per cui ti trovi a "subire" le persone, si limitano i contatti. Nel caso in cui non sia possibile, per esempio in un contesto professionale, l'unica è prenderla con filosofia per usare un eufemismo?
  • MareMare Veterano
    Pubblicazioni: 364
    @LCB81 difficile dire quale sia la soluzione migliore. Io di solito perdo il lavoro in situazioni del genere, sbaglio sempre quando cerco di difendermi e non riesco a far capire le mie ragioni.
    Quando sono io stessa in ballo, ho una sorta di cecità a ciò che gli altri pensano o sentono.
    L'ultima volta che mi sono trovata in una situazione del genere, però, mi è andata bene perché ho trovato una persona affidabile che ha capito la situazione e mi ha aiutato.
    LCB81
  • Alex1919Alex1919 Neofita
    Pubblicazioni: 191
    Io ci sto ancora lavorando sopra.

    Prima, mi sono sentito la faccia bianca e tremante guardando dei video di alcuni ragazzi Asperger, "ma quello sono io","ma quello parla come me". Poi i dubbi.

    Non ero stato preventivato ancora, ma un forte senso di benessere mi ha preso, "ecco perché le cose che a tutti riescono a me no". Ecco perché ogni volta che parlo tutti ridono, ho la stessa voce bassa, piatta e monotona come sempre.

    Poi rabbia, diagnosticato tardi, se lo avessi saputo prima la mia vita sarebbe stata migliore, avrei risparmiato tempo e soldi per qualcosa che non avrebbe funzionato.

    Poi la diagnosi.

    Ed ora la paura, di capire che potrei aver finto la mia empatia in molti contesti, forse non me ne è mai importato niente. Della prima ragazza, ho solo finto, non me ne importava niente.

    Ora ci sto lavorando, fa un po' paura scoprire certe cose.

    Mi sono accorto che non capisco quando una persona ha bisogno, a meno che non la vedo morire, me lo deve dire.

    Tuttavia provo una forte empatia per molte cose, non sono un sadico e capisco quando le persone soffrono, ma non quando hanno un problema.

    Dolore, ansia, rabbia, odio, li sento, felicità niente. Dipende spesso dal contesto.

    Cerco di farmi capire, ma ho notato che le persone non ti vogliono sentire e vogliono imporre il loro volere, quindi sto diventando aggressivo.

    Sbaglio sempre a parlare nei loro canoni di conversazione, spesso perché so dove vanno a parare, ed impongo i miei. Almeno ci sto provando.

    Facendo unità di strada a Milano, c'era un senzatetto che stava morendo sui bordi di un bel negozio con tante belle persone con scarpe scintillanti da 300€ che gli camminavano davanti.

    Fui l'unico ad accorgermene, gli abbiamo fatto il BLS e lo abbiamo salvato. Stava per morire e nessuno ha chiamato un ambulanza.

    A volte guardavo gli sguardi schifati delle persone che volevano che quella spazzatura fosse portata via per non sporcare i portici del Duomo. Quella spazzatura è un essere umano come tutti, ma molto più forte dei tanti.

    Perché ci vuole molto coraggio a vivere in strada tra gli sputi e gli insulti delle persone se ti va bene, perché a volte gli danno anche fuoco.

    Se solo mi avessero preso a fare il militare, avrei dato una ripulita al paese una volta per tutte.
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