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Aspie e Asperger. Significato dei termini

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Commenti

  • Mind_TravellerMind_Traveller Veterano
    Pubblicazioni: 175
    @rondinella61 grazie mille :) non avevo capito fosse una cosa così nuova. Mio personale parere, questa definizione è troppo confusionaria, io userei Aspie come diminuitivo di Asperger e 'Cultura Aspie/Cultura Asperger' per indicare la sottocultura. Così sarebbe chiaro anche a chi non se ne intende oppure è appena arrivato.
    rondinella61NemoPiu82
  • LandauerLandauer Veterano Pro
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 979
    @rondinella61 grazie mille :) non avevo capito fosse una cosa così nuova. Mio personale parere, questa definizione è troppo confusionaria, io userei Aspie come diminuitivo di Asperger e 'Cultura Aspie/Cultura Asperger' per indicare la sottocultura. Così sarebbe chiaro anche a chi non se ne intende oppure è appena arrivato.
    L'altro motivo (il principale secondo me) per cui si differenzia tra Aspie e Asperger è per identificare, nello spettro autistico esteso, chi è subclinico (rientra nello spettro, ma non ha invalidanti difficoltà legate alla sua condizione) e chi è clinico.
    Un Asperger che si sottopone alla terapia spera, a conclusione della stessa, di diventare funzionale, dunque subclinico, dunque Aspie.

    In altre parole, si presuppone, entro un certo dominio, di poter aumentare o diminuire il livello di "funzionalità della persona" (che è comunque fortemente dipendente e relativo al contesto) mantenendo le stesse caratteristiche autistiche, lo stesso livello di profondità nello spettro.

    Secondo queste definizioni, una stessa persona può essere subclinica in un particolare contesto "facilitante" o clinica in un contesto meno Aspie-friendly.
    Tenere a mente questa transizione consente di spiegare i numerosi casi in letteratura in cui una persona, inizialmente funzionale, diventa assolutamente invalida a seguito di un brusco cambio delle sue condizioni di vita e del suo ambiente.
    (Atwood ne descrive qualcuna).

    In un certo senso, l'equilibrio di un AS che non conosce efficaci strategie di coping è molto instabile.
    Amelierondinella61MononokeHimePavelyNemoMikiMind_Travellermandragola77Piu82wolfgang
    Post edited by Landauer on
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • Mind_TravellerMind_Traveller Veterano
    Pubblicazioni: 175
    @Landauer

    Grazie per avermi spiegato questo ulteriore significato dei termini. :)

    Personalmente non sono d'accordo con questo uso del termine e non ne vedo l'utilità. Come anche tu hai scritto, un Asperger può avere più o meno problemi in base anche al contesto, e al momento della sua vita (aggiungerei io). Il risultato, per questa persona, sarebbe quello di passare da Aspie ad Asperger in base a quante difficoltà può avere in quel periodo (o in quel giorno magari)? Sappiamo bene che le persone non sono macchinari con gli interruttori e siamo tutti diversi, anche gli Asperger (o meglio gli autistici), nonostante le etichette. La diagnosi si fa una volta (o due o tre volte, comunque un numero piccolo e definito), in base a cosa uno dovrebbe definirsi Aspie (subclinico) o Asperger (clinico)?
    Faccio un esempio per chiarezza: se io ricevo la diagnosi e mi confermano l'Asperger (clinico), prendo consapevolezza, magari faccio delle terapie e diminuiscono quasi del tutto o del tutto le mie problematiche nel funzionamento nella società (quindi divento Aspie se ho capito bene, ma in base a cosa? Mica faccio un'altra diagnosi). Poi metti che ho un periodo stressante, ho un bambino o mi trasferisco in un'altra cultura e posto, cambio lavoro ecc., e le mie problematiche tornano o ne sorgono altre. Divento di nuovo Asperger?

    Inoltre mi chiedo, quale è l'utilità di questa distinzione se il buon funzionamento è comunque legato a determinati fattori?

    E ancora: avete notato quanta confusione nel capirsi tra noi nei messaggi? Bisogna ogni volta specificare cosa la persona intende, in quel messaggio, per Asperger/Aspie. Una parola è un buon simbolo quando tutti attribuiscono ad essa lo stesso significato (almeno a grandi linee).

    In ogni caso penso che questa sia una discussione interessante che potrebbe essere accorpata tutta in un unico post tra quello che stiamo dicendo qui, e quello che è stato detto sul post che mi hanno segnalato poco più su in questa discussione.
    NemoLandauerrondinella61
  • Piu82Piu82 Pilastro
    Pubblicazioni: 1,420
    "Poi metti che ho un periodo stressante, ho un bambino o mi trasferisco in un'altra cultura e posto, cambio lavoro ecc., e le mie problematiche tornano o ne sorgono altre. Divento di nuovo Asperger?"

    @Mind_Traveller
    Forse si presuppone che le strategie di coping di cui parla Landauer e le terapie che migliorano la funzionalità, consentano anche di gestire questi nuovi ed inevitabili (per tutti) momenti di crisi nella maniera più adatta a mantenere il più possibile il nuovo equilibrio acquisito (a restare subclinoco in soldoni).
    Mind_TravellerLandauer
  • Mind_TravellerMind_Traveller Veterano
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 175
    Sì probabilmente sì, l'avevo capito anch'io così in parte, però mi sembra un po' fragile come differenza per fare una distinzione così netta da richiedere un 'nome' diverso.

    Ma è solo, assolutamente solo, un MIO pensiero e non ci ho dedicato moltissimo tempo, quindi può essere totalmente sbagliato e/o troppo superficiale. probabilemnte devo leggere di più su questa questione :) grazie mille per i vostri contributi, sono stati molto interessanti!!

    Comunque... esistono terapie che permettono quello che scritto @Piu82 ? Quali? :)
    Post edited by Mind_Traveller on
  • LandauerLandauer Veterano Pro
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 979
    @Mind_Traveller
    Esiste un numero molto grande di fattori che influenzano la "funzionalità" di una persona. 

    1) Alcuni di questi sono parametri dipendenti dallo stato interno della persona: l'umore per esempio, il grado di "riposo" (più siamo stanchi e più è facile che ci stressiamo), lo stato di salute, e così via.

    2) Altri dipendono dal contesto in cui si trova la persona, e sono, rispetto a questa, fattori esterni: grado di "esternazione dell'intolleranza" di persone esterne ad eventuali comportamenti atipici, stress ambientale (suoni e rumori), densità di persone in un certo ambiente, frequenza delle interazioni sociali, e via discorrendo.

    3) Altri dipendono da caratteristiche "interne" della persona che si concretizzano nella misura in cui una persona interagisce con l'ambiente esterno:
    capacità comunicative, capacità di tolleranza allo stress "ambientale", capacità di sopportazione di un evento sociale stressante, etc...

    Se i pesi attribuiti ai parametri fossero tutti uguali tra loro, la determinazione del grado di funzionalità di una persona sarebbe estremamente complessa. Sarebbe dipendente da centinaia di parametri, mettendo in conto solo i più comuni.
    Converrai con me però che i parametri da tenere in conto per una diagnosi sono solo quelli della classe 2 e 3, da cui derivano problematiche eventualmente invalidanti nel vissuto sociale della persona.
    È possibile attuare un'ulteriore semplificazione identificando le qualità salienti attribuite ai parametri di classe 2 e classe 3.

    I parametri di classe 2 riassumono le caratteristiche salienti del comportamento della società nei confronti dell'individuo. Diciamo quindi che sono una misura del grado di cultura della società considerata.

    Infine, i parametri di classe 3 emergono dall'interazione dell'individuo con la società, e sono fortemente influenzati dal grado di "addestramento" del soggetto (tramite la terapia). Diciamo quindi che sono una misura della stabilità dell'individuo (potremmo anche chiamarla "funzionalità intrinseca").

    Secondo il Social model of disability, consideriamo disabile una persona per la quale la società non mette a disposizione sufficienti strumenti né applica comportamenti tali da rendere completamente funzionale l'individuo. In altre parole, un individuo è reso disabile dalle caratteristiche della classe 2.
    Al mutare di queste caratteristiche (cambiando contesto sociale in cui l'individuo vive e agisce) egli può migrare da una condizione di disabile ad una di non disabile, e viceversa ovviamente.

    Dove è il ruolo della terapia in tutto questo? 
    È nel fortificare l'individuo per quanto concerne gli attributi di classe 3. Tanto più l'individuo è "forte" in questa classe, tanto meno risentirà di una "cattiva" distribuzione di attributi in classe 2, e tanto maggiore sarà il suo livello di "stabilità". 
    Un individuo reso funzionale da una terapia ben riuscita acquisisce un grado di equilibrio stabile che rende improbabile la migrazione inversa verso una condizione di disabilità anche quando gli attributi di classe 2 si fanno più aspri.

    Cosa accade invece quando l'equilibrio è instabile?
    L'equilibrio instabile si manifesta quando l'individuo è debole in classe 3 ma si trova a vivere in determinate condizioni facilitanti in classe 2.
    Ovvero vive in un ottimo ambiente.
    L'equilibrio di questo individuo è instabile perché è fortemente dipendente dalla mutazione degli attributi di classe 2.

    Per farla breve:

    la stabilità un individuo è una funzione crescente dei suoi attributi di classe 3

    -------

    È facile comprendere a questo punto che un individuo, specialmente se instabile (classe 3 debole), può facilmente migrare all'interno dello spettro delle funzionalità. È in balia dell'ambiente, non sa porre argini adeguati.

    Per rispondere alla tua domanda, in linea con quanto espresso, è chiaramente possibile, in un certo senso, "perdere la diagnosi Asperger".
    Ricordo che Rudy Simone, in un convegno, ha espresso proprio questo stesso concetto: diventando più funzionale, e rafforzandosi in classe 3, è uscita dall'AS.

    E ti ricordo che per essere nello spettro autistico in un determinato momento è necessario che le difficoltà siano cliniche e invalidanti oltre un certo grado.

    In ultima analisi, il caso di individuo inizialmente funzionale (a causa di una classe 2 buona - condizioni facilitanti), può tornare ad essere disfunzionale non appena la classe 2 muta in senso negativo. È il caso di individui con classe 3 debole, coloro che abbisognano fortemente della terapia.

    Spero che sia più chiaro.
    Mind_TravellerPiu82rondinella61Mikibludiprussia
    Post edited by Landauer on
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • Mind_TravellerMind_Traveller Veterano
    Pubblicazioni: 175
    @Landauer wow, la tua spiegazione è stata FANTASTICA *v*
    Interessantissimo davvero!!! Come immaginavo, la mia opinione era troppo superficiale.

    Mi rendo anche conto di aver seriamente bisogno di terapie probabilmente! E a quanto pare esistono e mi dite che sono molto funzionali. Appena avrò la diagnosi, mi ci metto sotto col lavoro B-)

    Grazie, grazie mille :)
    Landauer
  • Piu82Piu82 Pilastro
    Pubblicazioni: 1,420
    "Una parola è un buon simbolo quando tutti attribuiscono ad essa lo stesso significato (almeno a grandi linee)".

    Mi permetto di aggiungere un'altra considerazione: forse l'utilizzo e la distinzione così poco definiti e modificabili nel tempo, tra asperger e aspie (si, anche nel mio mondo ideale ad ogni concetto corrisponde un solo termine preciso :) ) deriva piuttosto dal modo in cui la persona che utilizza quel termine sta vivendo in quel preciso momento la propria condizione.


    E penso che ciò possa essere specchio di quanto accade nella società. Perché per il momento, per quanto ho capito io finora, pare che, purtroppo, sia necessario "urlare" forte le proprie difficoltà, altrimenti non le capisce neanche chi in teoria indossa un camice e studia per poterti capire e supportare.


    Accade insomma, secondo me, che se dici "sono autistico! Sono asperger" allora forse qualcuno ascolterà e darà importanza alle tue difficoltà... (che pure, all'occhio e alla mente davvero sensibili e attenti, non sfuggono!);
    Mentre se dici "sono aspie, sono subclinico", è probabile che qualcuno ti consideri perfettamente capace di svolgere qualsiasi attività, e funzionale quanto basta per non essere assolutamente legittimato a tirarti indietro in alcune situazioni o a far presente che in quel momento (per i più svariati motivi) i tuoi tratti autistici, seppur lievi, ti stanno creando serissime difficoltà. Anche a te che sei subclinico.
    Ed ecco così che, per chi vive difficoltà che avverte essere pesanti e non riesce a far capire fino a che punto le avverta tali, la categoria "aspie" diventa quasi... "antipatica", scomoda.


    Ho notato così , ma (atrenzione) potrebbe essere solo una mia impressione e proiezione, che per alcune persone dello spettro, la categoria aspie sia quasi una "sottocategoria"... come se non fosse legittimo per queste persone affermare di avere alcune difficoltà, seppur lievi, solo perché sono riuscite (per un'infinità di possibili motivazioni) a superarne altre e a condurre una vita quasi normale se non addirittura noralissima.
    E questo, sempre secondo me, potrebbe accadere proprio per questo desiderio di difendere con le unghie e con i denti la propria condizione di "vero autistico", in un mondo in cui non è ancora così facile far comprendere e accettare le proprie difficoltà.


    Dico questo adesso, e mi sento di dirlo solo adesso ma lo penso da un po', proprio perché io stessa sto sperimentando questa sensazione ultimamente. Questa sorta di ipercategorizzazione e "rifiuto" di essere considerata subclinica (lo so, questo è in apparenza illogico, perché in realtà ciò che tutti vogliamo è stare meglio e vivere con sempre minori difficoltà e disagi, finalmente).


    Io sono ancora troppo "giovane" per quanto riguarda il mio percorso di conoscenza di me stessa e devo ancora capire tante cose, perciò non sono qui adesso a dire cosa sono o cosa non sono.
    Però, sono abbastanza "vecchia", invece, per guardarmi indietro (come sto facendo veramente da qualche mese a questa parte) e capire quali e quante difficoltà ho avuto e scopro di avere ancora. E forti.
    Ci sono cose che faccio con apparente estrema facilità e fino a qualche tempo fa, lottavo contro le mie resistenze perché io stessa le consideravo pura e semplice pigrizia.

    Forzandomi. Autocriticandomi. Autocolpevolizzandomi.

    Perciò sono adesso abbastanza arrabbiata per tutto ciò. Indipendentemente da come proseguirà il mio percorso.


    Perciò, anche, mi è accaduto di guardare con stupore (e forse anche un po' di invidia) a chi afferma di essere asperger e riesce a lavorare senza sclerare troppo o accumulare una rabbia pericolosissima, a uscire dopo il lavoro senza stancarsi enormemente, a fare un figlio (io, allo stato attuale, non penso di potermi mai mai mai occupare di un mio ipotetico figlio senza danneggiare me e lui).


    Ovviamente, razionalmente, so bene che queste persone rientrano nello spettro, e mai potrei neanche sospettare che non sia così (oltre al fatto che non sono proprio nessuno e non ho nessuna conoscenza e competenza per dare un giudizio su una cosa del genere!).


    Quindi ho supposto che forse questa sensazione è dovuta proprio ad una ancora troppo scarsa considerazione e interpretazione, nella società, delle difficoltà derivate dalla condizione di autismo e allo scarso adattamento della società alla stessa.

    E, ripeto, sto scrivendo da persona "neutra", che prova a mettersi umilmente nei panni di una persona autistica.
    E sto solo facendo delle riflessioni e delle supposizioni che potrebbero essere utili come semplici punti di vista. Tutto qui.

    Se invece mi sto sbagliando di grosso su qualcosa, come spesso mi accade, sarò ben lieta, come sempre,
    di ricevere correzioni e aggiornare i miei dati. :)

    Mind_TravellerLifelsLandauerbludiprussia
  • Piu82Piu82 Pilastro
    Pubblicazioni: 1,420
    "Comunque... esistono terapie che permettono quello che scritto @Piu82 ? Quali? "

    @Mind_Traveller cara, devo ancora scoprirlo anch'io e lo spero davvero! :)
    Lo psichiatra con cui ho fatto per adesso 3 incontri mi ha detto che mi seguirà d'ora in poi con un percorso di psicoterapia.
    Sarò lieta di farti conoscere i miei progressi, se vorrai.
    Siamo qui anche per condividere e migliorarci insieme.
    Mind_Traveller
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 5,738
    Il concetto di 'Aspie' e di cultura aspie non mi è mai piaciuto troppo. Si muove come un pride. Lo trovo pure un po' tumorale perché i meno bisognosi sono pure quelli più abili e capaci a diffondere la loro visione, mentre gli 'asperger' (secondo quella definizione) non ci riescono. (E se ci si fa prendere la mano... gli aspie sono capaci di crearsi un ponte diretto pure con l'autismo a basso funzionamento :D )
    Dall'esterno percepisco come se dei 'neurotipici con elevelata suscettibilità agli stimoli sociali' volessero assorbire lo spazio a quelli con grandi difficoltà. Forse perché la diversità è meglio del caratteraccio e della pigrizia.

    Io di mio mi vedo come un neurotipico con alcuni tratti asperger ma assolutamente non aspie! Sia perché non mi piace quella cultura, sia perché sono complementare ad un aspie medio: forte sugli aspetti dove loro sono delicati e scarso sugli aspetti dove loro sono forti. Forse complessivamente sono pure un po' più NT dell'aspie medio.... ma se devo paragonarmi io non posso non tener conto del fatto che l'aspie medio è comunque uno che ha sempre avuto qualche rapporto sociale, relazioni sentimentali prima dei 20 anni, buon mimetismo, e scoperta sostanziale della diversità solo in età adulta.
    BlindPiu82Mind_Traveller
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