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Evitare di esprimersi (autocensura)

Lycium_bLycium_b Veterano Pro
modificato July 2014 in La vita (essere Aspie)
Ho deciso di aprire questa discussione sulla mia tendenza all'autocensura. Esiste già una discussione simile aperta da un altro utente e mi scuso di aprirne un altra su un tema simile, ma volevo personalizzare la questione, dato il mio vissuto difficile e particolare.
Mi rendo conto che ancora troppo spesso per paura tendo ad autocensurarmi, la parola esatta è questa: "autocensura". Evito di esprimermi, di dire la mia, di esprimere specialmente dissenso. So che questo dipende molto dall'essere stata continuamente zittita durante l'infanzia e l'adolescenza (il clou è stato raggiunto quando in clinica sono stata costretta a ritrattare le accuse di molestie subite da un parente a suon di dosi da cavallo di un neurolettico, che mi causava effetti collaterali tremendi).
Se parlavo venivo punita e quindi stavo zitta. Poi secondo lo specialista che mi ha fatto la diagnosi l'Asperger ha già insita in sè una certa difficoltà di esprimersi, specialmente riguardo i propri stati d'animo. Di fatti io non riesco ad esprimere correttamente il mio dissenso, perché o sono troppo soft e la gente non mi ascolta o sono troppo brusca e la gente se ne ha a male.
Ma c'è anche da dire che io vivo insieme a gente che ha davvero uno scarsissimo livello di sensibilità verso gli altri e non ascolta di base il prossimo o, se lo ascolta, non ne tiene poi conto, motivo per cui spesso anche se mi esprimo non ottengo nessun effetto sperato.
Ma mi hanno detto che è comunque importante esprimersi, per se stessi, per la propria dignità, per non cadere nella spirale del nichilismo e dell'autocensura appunto.
Ma quanto secondo voi è dovuto al vissuto in tutto questo e quanto alla sindrome di Asperger?
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Commenti

  • Andato_87Andato_87 Andato
    modificato July 2014 Pubblicazioni: 3,049
    Secondo me dipende dal vissuto, non tanto dall'Asperger (molti Asperger possono essere, al contrario, fin troppo “esibizionisti”).
    Anch'io spesso mi autocensuro, non tanto per paura di ritorsioni quanto per i sensi di colpa e di responsabilità su quanto detto o scritto. Però poi esplodo.
    Io al tuo posto gli psichiatri li avrei uccisi a suon di bestemmie e un po' di “sana” violenza.
    Penso che se avessi vissuto senza le repressioni dei miei e quella storia dell'invalidità civile, oggi avrei già cominciato a conoscere il mondo e a fare qualcosa di “spericolato”.

    ps. Quanta rabbia provo ogni volta che leggo di persone stordite da neurolettici.
    In queste occasioni il mio pacifismo va a farsi benedire.
    Post edited by Andato_87 on
  • marmotmarmot Veterano
    modificato July 2014 Pubblicazioni: 524
    Succede anche a me, non ho una via di mezzo per comunicare con gli altri, o sono troppo soft o troppo hard. Aggiungo poi che nelle discussioni il mio non è un dissenso, ma spesso e volentieri un vero e proprio pensiero contro corrente (è una cosa voluta, fa parte di me, ed è più forte di me con alcune persone). Non so se vivi in un paese o in una città o altro, però in Italia purtroppo funziona esattamente come dici tu, anche nelle città (i quartieri sono alla fine i paesini dentro le città, con le relative conseguenze) e purtroppo gli Aspie non rispettando le regole sociali sono tagliati fuori. Se poi uno ha avuto un passato difficile o peggio da carcere duro parte ancora più segnato dentro e la fatica aumenta ancora di più per comunicare i propri pensieri (che porta all'autocensura). Secondo me, quindi, è il risultato tra l'Asperger ed il proprio vissuto in percentuale che varia da persona a persona.
    Post edited by marmot on
  • Lycium_bLycium_b Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,868
    Secondo me dipende dal vissuto, non tanto dall'Asperger (molti Asperger possono essere, al contrario, fin troppo “esibizionisti”).
    Anch'io spesso mi autocensuro, non tanto per paura di ritorsioni quanto per i sensi di colpa e di responsabilità su quanto detto o scritto. Però poi esplodo.
    Io al tuo posto gli psichiatri li avrei uccisi a suon di bestemmie e un po' di “sana” violenza.
    Penso che se avessi vissuto senza le repressioni dei miei e quella storia dell'invalidità civile, oggi avrei già cominciato a conoscere il mondo e a fare qualcosa di “spericolato”.

    ps. Quanta rabbia provo ogni volta che leggo di persone stordite da neurolettici.
    In queste occasioni il mio pacifismo va a farsi benedire.



    Non nego che il mio star zitta mi abbia salvato da molte situazioni in passato, compresa la clinica, dove ad un certo punto feci voto di silenzio, i medici pensarono che mi fossi "pentita" delle mie accuse e smisero di aumentare la dose del farmaco. Viceversa avrebbero continuato ad alzarmela e ad un certo punto credo che sarei morta, perchè ero già in avanzato sovradosaggio.
    Tra l'altro si trattava di un farmaco sperimentale ed io ero una loro cavia.
    Dispiace anche a me che si faccia un uso aberrante dei farmaci dalla classe medica e sinceramente provo risentimento verso chi certi farmaci li ha creati. Molti farmaci esistono solo per far soldi.
    Succede anche a me, non ho una via di mezzo per comunicare con gli altri, o sono troppo soft o troppo hard. Aggiungo poi che nelle discussioni il mio non è un dissenso, ma spesso e volentieri un vero e proprio pensiero contro corrente (è una cosa voluta, fa parte di me, ed è più forte di me con alcune persone). Non so se vivi in un paese o in una città o altro, però in Italia purtroppo funziona esattamente come dici tu, anche nelle città (i quartieri sono alla fine i paesini dentro le città, con le relative conseguenze) e purtroppo gli Aspie non rispettando le regole sociali sono tagliati fuori. Se poi uno ha avuto un passato difficile o peggio da carcere duro parte ancora più segnato dentro e la fatica aumenta ancora di più per comunicare i propri pensieri (che porta all'autocensura). Secondo me, quindi, è il risultato tra l'Asperger ed il proprio vissuto in percentuale che varia da persona a persona.



    Ci pensavo proprio l'altro giorno a questo. L'altro giorno sono stata a Firenze e le persone, da come camminavano e gesticolavano, avevo l'impressione fossero più aperte.
    Poi mi sono ricordata che io ho sempre vissuto in piccoli o piccolissimi centri, dove la gente è piuttosto gretta e molto chiusa, specialmente dove abitavo prima. Sicuramente questo mi ha molto svantaggiata, se fossi nata in una grande città come Firenze, probabilmente avrei avuto più possibilità.
  • ChameleonChameleon Membro
    modificato July 2014 Pubblicazioni: 58
    @Tenzin il tuo modo di fare è molto condizionato dal tuo vissuto, valuta la tua crescita personale e... ...cresci ancora. Impara quali sono i tuoi punti forti e sviluppali, trova i punti deboli e metamorfizzali, oppure mettili da parte.
    Io esprimo la mia opinione sempre, se ne ho una, non mi interesso alle reazioni altrui, non ci riesco, devi però pensare molto, valuta se può essere una cosa detta meglio, sii coerente col tuo dentro e col tuo fuori, non essere ipocrita, sii sicura di te stessa, la sicurezza pura si percepisce, senza manifestazione esplicita, può essere una tua nuova luce che ancora non hai.
    Io ho vissuto una storia di maltrattamenti, abusi, umiliazioni e abbandono, a quasi 8 anni di sofferenza, finalmente è venuto qualcuno a salvarmi, la mia mamma adottiva, poi non è andato tutto bene, non ho trovato certo il paradiso, ho avuto una grande dose di sofferenza anche qui in Italia, ma avevo la mamma adesso, che qualche volta con sonori ceffoni e qualche volta con rassicurazioni, mi ha fatto andare avanti. Non scrivo questo per fare esibizionismo, ma per darti testimonianza diretta che anche con un passato molto più tragico del tuo si può vivere, si può essere quasi interamente liberi (la tristezza di fondo purtroppo mai mi libererà) e felici.
    Se ti serve aiuto, fai terapia cognitivo-comportamentale, lascia perdere gli stimolanti chimici, è un percorso più sano, anche se più lungo. Io sto in terapia da quando sono arrivata qui in Italia, ho fatto nove anni di solo terapia, niente farmaci, la mia iperattività é più controllabile anche se rimango tale, in questo anno ho cominciato con l'imparare le norme sociali, dopo aver sistemato tante tante altre cose, sto pure cercando di migliorare con la mia estrema difficoltà di attenzione che mi mette sempre "sul filo del rasoio" a scuola, menomale che i professori mi aiutano. Ho una vita travagliata, ma sono viva e non depressa, non ho provato mai il suicidio (ci ho pensato soltanto), perché anche se capitano cose sgradevoli, la vita è comunque meravigliosa. Quindi fatti coraggio e con lunghe cure uscirai dalla gabbia che ti sei autocostruita, l'autocensura, l'ottimismo è indispensabile,

    Cham
    Post edited by Chameleon on
  • marmotmarmot Veterano
    modificato July 2014 Pubblicazioni: 524
    Guarda @Tenzin la vedo così:
    ..gli abitanti dei paesini vanno nelle grandi città nei weekend con amici e partner;
    ..gli abitanti delle città vanno in centro nei weekend e quando riescono con amici e partner.
    Sono due mondi che ''puntano'' allo stesso luogo, ma sia nei paesini che nella città è difficile riuscire a costruirsi anche solo un gruppo di amici, quindi sia per gli NT (timidi, un po' impacciati, un po' testoni) che per gli ND (anche solo generici) è difficile perchè entrambi i mondi hanno regole, immagine, mentalità da condividere (anche se è molto complicato condividere opinioni non proprie) e poi c'è il fatto che conosci persone solo perchè sei amico di altre persone, ma riuscire ad entrare in una compagnia senza conoscere un membro di quella compagnia è praticamente impossibile. Poi in città, da sempre, visto che ci sono maggiori possibilità di fare soldi, è frequentata da persone poco raccomandabili e pronte a tutto e gli Aspie come sappiamo possono rimanere più facilmente scottati o anche peggio con elementi così.

    Edit: certi medici è meglio evitarli, tutto sta a capire quali. e ritrovarsi a fare da cavia non è bello per niente!
    Post edited by marmot on
  • Lycium_bLycium_b Veterano Pro
    modificato July 2014 Pubblicazioni: 1,868
    @Chameleon puoi leggere la mia storia qui:
    www.spazioasperger.it/forum/discussion/3462/noi-e-i-nostri-traumi-infantili-e-non-#Item_47

    I miei anni "difficili" non sono solo 8, ma bensì 29, ovvero dai 3 ai 32 anni, ovvero dai 3 anni di vita a tuttora e poichè sono gravemente malata di una serie di patologie inguaribili che mi rendono disabile, non si tratta solo di passato, ma anche di presente purtroppo. Io apprezzo chi dice quel che pensa, tuttavia a mio parere prima di dire bisogna essere sicuri di non presumere troppo su ciò che si pensa di sapere degli altri altrimenti si rischia come minimo di essere fraintesi nelle intenzioni. Ma poiché presumo tu sia molto giovane (parli di scuola), ti perdono, proprio in virtù della tua giovane età, ma anche del tuo difficile passato.
    In ogni caso sono già in terapia (ho alle spalle anni ed anni di psicoterapia e alcuni anni di meditazione) e non prendo "stimolanti", se per stimolanti non si intende farmaci salvavita o che non posso assolutamente interrompere.
    Io non so se il mio percorso avrà un happy-end o no. So solo che ogni giorno combatto con le unghie e coi denti e questo accade da che ho memoria di questa vita.
    Non essendo ne un Buddha, ne un Bodhisattva (una Santa), alla fine mi sono ammalata, come era inevitabile che fosse. Ma continuo a combattere. Solo che come tutto anche questo ha un prezzo.

    Post edited by Lycium_b on
  • Lycium_bLycium_b Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,868
    Guarda @Tenzin la vedo così:
    ..gli abitanti dei paesini vanno nelle grandi città nei weekend con amici e partner;
    ..gli abitanti delle città vanno in centro nei weekend e quando riescono con amici e partner.
    Sono due mondi che ''puntano'' allo stesso luogo, ma sia nei paesini che nella città è difficile riuscire a costruirsi anche solo un gruppo di amici, quindi sia per gli NT (timidi, un po' impacciati, un po' testoni) che per gli ND (anche solo generici) è difficile perchè entrambi i mondi hanno regole, immagine, mentalità da condividere (anche se è molto complicato condividere opinioni non proprie) e poi c'è il fatto che conosci persone solo perchè sei amico di altre persone, ma riuscire ad entrare in una compagnia senza conoscere un membro di quella compagnia è praticamente impossibile. Poi in città, da sempre, visto che ci sono maggiori possibilità di fare soldi, è frequentata da persone poco raccomandabili e pronte a tutto e gli Aspie come sappiamo possono rimanere più facilmente scottati o anche peggio con elementi così.

    Edit: certi medici è meglio evitarli, tutto sta a capire quali. e ritrovarsi a fare da cavia non è bello per niente!
    Sono molto d'accordo con questo che hai scritto e che ho citato in grassetto. Penso sia proprio così.
    Quanto agli imbroglioni e ai malintenzionati, quelli purtroppo esistono ovunque credo, io ne ho trovati a bizzeffe pure nei piccoli centri, dove alle volte c'è pure un corteo di amici/parenti che li protegge.
    È ovvio che la grande città ha sempre qualche svantaggio, ma ho sempre avuto l'impressione che vi siano più possibilità, anche materiali (scuole, università, luoghi di ritrovo, iniziative, ecc..) che nei paesini non ci sono. Per molte cose nella mia vita ho dovuto viaggiare come un francobollo perché dove risiedevo non esistevano. Per me è sempre stato un grande stress questo.
  • Francy75Francy75 Membro Pro
    Pubblicazioni: 405

    Nel mio caso penso che l'autocensura sia dovuta all'Asperger:

    non comprendo le persone - ho paura che quello che dico sia inopportuno - rimango zitta.

     

  • fattore_afattore_a Colonna
    Pubblicazioni: 2,117
    Credo dipenda anche dal contenuto su cui agisce l'autocensura; siccome si dice qualcosa molto spesso a qualcuno, e quel qualcuno fa parte del nostro vissuto, credo dipenda dal vissuto.

    A casa non parlo di niente; dopo quello che è successo ho disconosciuto mia sorella e quell'ignorante che ha sposato.

    Quando ero rappresentante degli studenti all'università, invece, non mi risparmiavo e votavo anche contro il Rettore, intervenendo sui giornali e tv locali.

    Internet è di aiuto. Un compagno di studi di allora mi consigliava di fare un sito internet e scrivere lì i miei pensieri. Allora non si parlava ancora di blog e non c'erano nè Facebook, nè Youtube.

    Ci sono delle cose di cui non parlo mai ma per riservatezza più che autocensura.
  • Pubblicazioni: 100
    Secondo me l'autocensura è principalmente un fatto culturale. In Italia c'è una forte pressione al conformismo e all'obbedienza verso i superiori. In altri Paesi non è cosi (eg. USA, Germania, ecc). Tipicamente Asperger è esprimere le proprie opinioni senza rendersi conto del contesto, e questo mi ha sempre dato parecchi problemi in Italia ma non in altri Paesi dove ho vissuto. 
    Il mio Aspie blog: http://happilyclueless.me
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