Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Spazio Asperger è attivo anche su Facebook.

Per raggiungere la nostra pagina con gli argomenti più discussi del giorno, news e immagini cercate "spazioasperger.it"

Per un gruppo indirizzato a ricerca e terapia cercate "Ricerca e terapia nello Spettro Autistico"

Complicità al capitalismo

greekpigreekpi Veterano Pro
modificato January 2015 in Politica, Filosofia e Religione
Ciao a tutti, capita anche a voi di sentirvi talvolta in colpa per la società che vi circonda?
Ad esempio, io mi sento in colpa a pensare che tutti gli oggetti che possiedo sono stati costruiti da gente che ha lavorato solo per me. Ad esempio, il computer da cui scrivo è stato molto probabilmente costruito da lavoratori cinesi sfruttati e sottopagati, che per guadagnare il minimo necessario per vivere lavorano in condizioni e ad orari disumani. Anche i vestiti e le scarpe che indosso sono frutto del durissimo lavoro di povera gente. Preferirei quasi essere al loro posto, pur di togliermi di dosso quest'impressione quasi di possedere degli schiavi, mentre io vivo comodamente. Capita anche a voi? Cosa ne pensate? Grazie
Valentarondinella61
Post edited by yugen on

Chiunque è un genio, ma se tu giudichi un pesce per la
sua abilità di salire su un albero vivrà eternamente con la sensazione
di essere uno stupido. – Albert Einstein

«13456

Commenti

  • GecoGeco Colonna
    Pubblicazioni: 1,371
    No, non mi sento in colpa:
    primo, io non ho mai chiesto di nascere
    secondo, io non ho potuto scegliere dove nascere

    Quindi non mi sento in colpa per essere nata e far parte di quella società che chiede ed acquista più di quello che riesce a consumare.

    Non che mi piaccia il sistema (anzi....), ma sono consapevole che questo sistema permette che ci siano, ad esempio, anche apparecchiature mediche a  basso costo (ovviamente tutto in proporzione) ... sarò egocentirca, insensibile e chi più ne ha ne metta, ma non ho il coraggio di dire:  io ci rinuncio.

    Sono complice della sofferenza degli sfruttati? si, lo sono, ma nel mio piccolo mi sforzo di andare contro le regole imperanti per non alimentare troppo la richiesta di prodotti (ammesso che serva a qualcosa): prima usuro fino
    all' ultimo ciò che ho, poi compro; prima mi domando mille volte se una
    qualsiasi cosa mi serva realmente o se sia solo una voglia, poi compro.
    Ciao.


  • Lycium_bLycium_b Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,868
    Noi viviamo all'interno di un sistema erroneamente strutturato, dove esistono persone privilegiate che vivono sulle spalle di persone che sfruttano.
    Non dovrebbe essere così e il senso di colpa che avverti è sintomo della tua coscienza e del fatto che la tua coscienza non accetta questo sistema.
    Tuttavia, sentirsi costantemente in colpa non cambia la situazione. Il tuo senso di colpa non fa vivere meglio le persone che vengono sfruttate. Puoi limitare gli sprechi, ad esempio, limitando gli acquisti di tecnologia a ciò che è necessario. Idem per il vestiario. Nel caso del vestiario, ad esempio, puoi scegliere prodotti Made in Italy, fabbricati in Italia da ditte italiane.
    Andato_87
  • Pubblicazioni: 12

    Ritengo le opinioni precedenti decisamente condivisibili e soddisfacenti.
    Provo comunque ad aggiungere qualcosa.

    Nella mia esperienza personale mi ritrovo raramente a pensare alla  condizione del prossimo, sopratutto se molto l'ontano da me. Questo dipenderà forse  dalla mia scarsa empatia.
    Ricordo però che quando ero ancora bambino, anch'io mi ponevo le tue stesse domande. La causa è da ricercarsi probabilmente nei modelli educativi dei bambini.Mio padre si lanciava, e si lancia tuttora, molto spesso in sermoni su come un tempo si stava peggio , e come la gente di oggi sia abituata ad avere tutto. Una delle frasi poi più gettonate poi per fare mangiare i bambini è "pensa ai bambini che muoiono di fame".
    Ecco, ho sempre ritenuto  questi paragoni estremi,e futili, giungendo da bambino alla conclusione che "al peggio non c'è mai fine", ovvero che se ci si  mette a fare a gara a chi sta peggio e chi sta meglio è possibile idealmente continuare all'infinito a ricercare individui che si ritrovino in condizioni più o meno agiate.

    Se tutti cominciassero a fari scrupoli di tal genere, si giungerebbe a situazioni paradossali.Ad esempio anche i lavoratori cinesi delle fabbriche , dovrebbero idealmente sentirsi colpevoli nei confronti dei vicini coreani, o degli stati africani più poveri.

    Geco cita (indirettamente, no so se volutamente o meno) Adam Smith. 

    Non che mi piaccia il sistema (anzi....), ma sono consapevole che questo sistema permette che ci siano, ad esempio, anche apparecchiature mediche a  basso costo (ovviamente tutto in proporzione) ... sarò egocentirca, insensibile e chi più ne ha ne metta, ma non ho il coraggio di dire:  io ci rinuncio.

    Anch'egli teorizzava come l'egoismo del singolo potesse portare dei benefici indiretti alla comunità, sia a livello  locale (mi riferisco internamente ad uno stato) ma anche più ampio.
     (ovvero all'intera economia mondiale).
    E forse questa potrebbe essere una via d'uscita. 

    Stati come la già citata Cina (e tanti altri che mi prendo la libertà di non citare) , sono in forte crescita, e "presto" potrebbero raggiungere uno stato di benessere pari al nostro, e questo anche grazie all'investimento di stati esteri che fondano la propria economia sul capitalismo.
     E il capitalismo si alimenta del denaro delle persone, del tuo denaro. è vero, l'egoista sei tu, come lo sono io, come lo siamo tutti, ma questo egoismo potrebbe giovare anche a loro.

    Se invece non si riesce proprio a scrollarsi di dosso i sensi di colpa, allora Lycium_b ha centrato il punto:  agire piuttosto che rimanere passivi di fronte all'andare delle cose potrebbe appunto aiutare gli altri e i nostri sensi di colpa .


  • GecoGeco Colonna
    modificato September 2014 Pubblicazioni: 1,371
    samskretavikaara

    Adam Smith...metto in nota per approfondimento. Grazie per l'info.
    Ciao.
    Post edited by wolfgang on
  • AleenaAleena Colonna
    Pubblicazioni: 1,050
    Fa' scelte differenti, scegli di acquistare prodotti etici. Altrimenti il tuo senso di colpa è solo ipocrisia.
    I exist as I am, that is enough,
    If no other in the world be aware I sit content,
    And if each and all be aware I sit content.

    ---Walt Whitman
  • GecoGeco Colonna
    Pubblicazioni: 1,371
    ...boh, scusate ho fatto un caos... non so nenache come ho fatto a scrivere 3 volte il nome dell'altro utente.... beata ignoranza!!!
    ciao.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,728
    Smith non mi piace e non mi piace il capitalismo. È un periodo storico che deve essere soppiantato da altro, il mondo non è più in grado di reggere questo tipo di economia.
    Per quanto riguarda le persone, no, non mi sento in colpa e non mi ci sono mai sentito. Non sono un "consumatore", non amo il lusso, devo avere mia moglie che mi obbliga anche a comprare le scarpe nuove quando si bucano. Per i bambini africani non mi sono mai sentito in colpa ed anzi sono contrario al sistema di aiuti umanitari che non fa altro che perpretare uno stato di sofferenza per scaricare la coscienza al mondo occidentale. Quando mia nonna, avevo 5 anni, mi disse: "ma pensa ai bambini africani che muoiono di fame", gli risposi "allora compra da mangiare per loro al posto di sprecare i soldi per comprarlo a me che non ho fame"
    AJDaisyKolymarondinella61Nensi8kgcameliaFabrizioVader
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • vanessavanessa Colonna
    Pubblicazioni: 1,163
    @Wolfang quando lo dicevano a me pensavo le stesse cose.
    Il capitalismo non mi piace, ma anch'io non mi sento in colpa, compro il necessario se vengo a sapere che un' azienda sfrutta i lavoratori cerca di non comprare quel prodotto, ma in realtà e lo dico perché c'ho lavorato e ho dei parenti piccoli imprenditori, le piccole aziende sono peggio delle grandi solo che si limitano a sfruttare italiani ed immigrati dove si trovano e non nei paesi di provenienza.
    Sul Made in Italy nella moda ho tantissimi dubbi, forse è meglio un onesto Made in PRC
    AJDaisymandragola77Valenta
  • AleenaAleena Colonna
    Pubblicazioni: 1,050
    @Vanessa mi sembra una dichiarazione un po' superficiale e offensiva. Esistono le persone oneste, anche fra gli imprenditori.
    I exist as I am, that is enough,
    If no other in the world be aware I sit content,
    And if each and all be aware I sit content.

    ---Walt Whitman
  • vanessavanessa Colonna
    modificato September 2014 Pubblicazioni: 1,163
    @Aleena si certo che esistono e devono far fronte a due fronti nutriti di concorrenza sleale quella che proviene dall' estero e quella che hanno in casa.
    Il settore della moda, almeno per quanto riguarda la maglieria e la pelletteria in una certa zona d'Italia lo conosco in maniera non superficiale sarà anche colpa della forte presenza cinese, chi non si adegua si sente un pesce fuor d'acqua che lotta contro i mulini a vento, la colpa se così si può dire non è solo degli imprenditori si tratta di un fenomeno complesso legato a variabili economiche e politiche, e questo sì è un opinione superficiale se proprio vogliamo dare la colpa a qualcuno possiamo darla ad un certo associazionismo politico, non voglio dilungarmi troppo sul forum perché adesso sto parlando di persone riconoscibili e probabilmente ancora al loro posto nonostante il fatto che Tangentopoli abbia colpito anche li, e a proposito di tempo fermo sono passati più di vent'anni, senza che nulla cambiasse.
    Si è trattato di un processo molto lungo anteriore al 1989 e che c'entra poco con l'ingresso della Cina nel WTO, certo la mondializzazione dell' economia è un fattore aggravante ma la crisi di cui parlo io ha altre origini, molto più vecchie c'entra di più la crisi petrolifera degli anni settanta e le premesse strutturali deboli al boom degli anni settanta.
    Non è possibile dare la colpa ad una sola persona o ad una sola categoria economica, solo che avere a che fare con le conseguenze di questo processo tutti i giorni non è facile.
    Quello che volevo dire evitando il pippone lungo e illeggibile, per il quale mi scuso con tutti, e le polemiche, ma su questo tema non resisto perché per me molto sensibile è che ci sono tante persone che boicottano alcune aziende perché sfruttano i lavoratori e possono anche far bene a farlo ma se possiamo venire a sapere quello che combinano Nestlé McDonalds e Nike per citarne solo qualcuno molte vicende restano sconosciute per la non notorietà dei protagonisti.
    Per una volte sono d'accordo con Brunetta anche se non condivido la soluzione che indica.
    Per quanto riguarda la frase "meglio un onesto made in PRC" riconosco che è dubbia, quello che volevo dire è che esiste il Made in Italy e il Progettato in Italy, questa seconda etichetta , ovviamente in inglese lingua con cui io ho litigato da piccola, appare spesso sui prodotti di media gamma delle più conosciute case di moda significa che questi capi sono stati disegnati da uno stilista e/o da un modellista italiano ma sono stati prodotti all' estero, più spesso in Bangladesh, Tunisia e India che in Cina dagli stessi lavoratori e nelle stesse fabbrica che fanno abbigliamento dichiaratamente importato, hanno cominciato anche i cinesi a esternalizzare il lavoro per ridurre i costi. Il Made in Italy vero è poco e non certo alla portata di tutti, io se pretendessi di comprare solo quello molto probabilmente dovrei andare in giro nuda.
    AJDaisy
    Post edited by vanessa on
Accedi oppure Registrati per commentare.
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Un pizzico di autismo? Ma quale? Aiutaci a scoprirlo con la ricerca online