Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Spazio Asperger è attivo anche su Facebook.

Per raggiungere la nostra pagina con gli argomenti più discussi del giorno, news e immagini cercate "spazioasperger.it"

Per un gruppo indirizzato a ricerca e terapia cercate "Ricerca e terapia nello Spettro Autistico"

Che cosa rappresenta per voi l' “ahahah-are”?

2456711

Commenti

  • kachinakachina Andato
    Pubblicazioni: 560
    grazie @mandragola77. :\">
    ...a me pare spesso di delirare in preda all'arborescenza mutante dei miei pensieri. fine OT. 





    Let us try to teach generosity and altruism, because we are born selfish.             -Richard Dawkins
  • EmilyTheStrangeEmilyTheStrange Pilastro
    Pubblicazioni: 1,932
    Non rido veramente quando metto :) o :D
    Non riuscirei mai a fare un sorriso del genere. Sorrido pochissimo. E a volte mi dicono che sembra falso. In realtà non sono molto capace a ridere.
    Poi a parte emoji molto usate io molte non le capisco bene. Tipo :-c :-@ :O :-B 8-} <:-P =P~ :-SS :o3 non ho la minima idea di ciò che significano.
  • Theda_BaraTheda_Bara Andato
    modificato September 2014 Pubblicazioni: 1,329
    Ciao. In ordine io la vedo così:
    1)Sentiamoci per telefono più tardi, ok?(la mano sta mimando il telefono appoggiato all'orecchio)
    2)Stai parlando troppo, non mi dai tempo per rispondere(la mano sta mimando il movimento incessante della bocca dell'altro)
    3)Sorpresa - sbigottimento
    4)Ho detto una cosa intelligente, riconoscetelo (perché in questo caso la pedanteria è associata agli occhiali e l'atto di risistemarli la sancisce)
    5)Questa proprio non so. Potrebbe essere: sono ubriaca e vorrei dei baffi.
    6)Sono in atteggiamento festoso per qualche motivo non meglio specificato.
    7)Acquolina alla bocca, quindi ho fame, o ho un appetito di qualche genere(tipo Homer)(ma è strano perché sembra più salire che scendere)
    8)Mi sto mangiando le unghie per il nervosismo.
    9)Cane che si trasforma in una specie di  proto-mosca.


    @kachina 

    Bene. Ho dovuto rileggere tre volte il tuo post, per essere sicura di averlo capito in tutto e per tutto, ma in sostanza: :)
    Devo dire che ora - avendo chiamato in causa Bergman - il riferimento alla presunta pallosità del crociato mi è più chiara, anche se, personalmente, non vedo nulla di palloso nel percepirsi sospesi in riflessioni ultime, e anzi, è ammirevole che la vitalità della vita abbia trovato così tanti espedienti per obnubilare in merito il nostro giudizio. Comunque, mi rendo conto che non è questa la sede per questo genere di considerazioni. Riguardo al resto, se scrivessi quella tesina, la leggerei volentieri. Lasciati dire che hai una mente veramente creativa, ed è molto interessante, anche se non sempre facile, seguire il tuo flusso di coscienza o come tu l'hai chiamato molto meno banalmente "improvvisazione che non censuri logicamente". La comicità non è mai stata un mio interesse speciale, ma non condivido i tuoi gusti - io adoro Buster Keaton, Bill Hicks e i Monty Python, in particolare John Cleese. La comicità italiana zero, non la sopporto. Alcuni dei comici che hai menzionato(quelli che conosco) - Crozza, Cosby, Woody Allen e persino lo stesso Robin Williams, per me non sono abbastanza estremi - non intendo nella forma, ma nella sostanza. Per me la comicità è veramente perfetta quando ha anche una perfetta coscienza del tragico, altrimenti per me non ha scopo(non a caso Buster Keaton era il comico preferito di Beckett). Il divertimento per il divertimento non lo capisco, io ho bisogno di piccole, costanti, terrificanti rivoluzioni di senso. E dunque ne trovo in quantità sorprendenti ovunque ce ne sia una piccola, costante, terrificante e soprattutto consapevole mancanza(vd. Monty Python, Buster Keaton, Bunuel, ecc.). (Che poi, è una delle diverse ragioni per cui Bergman non è mai stato tra i miei registi preferiti. Perché non ha aspirato ad avere una perfetta coscienza del tragico - né tantomeno del comico -  ma - secondo me - ha aspirato solo ad avere solo una perfetta coscienza di come esprimerla. Comunque, mi ri-rendo conto che non è questa la sede per questo genere di considerazioni). Cambiando argomento, se la scrittura ti riflette intimamente, devi essere una persona molto vivace dal vivo, o sbaglio? Io credo di apparire come sono, cioè una persona abbastanza "pallosamente" meditativa. In ogni caso, ti rinnovo il mio: :)
    Post edited by Theda_Bara on
    OT.
  • EmilyTheStrangeEmilyTheStrange Pilastro
    Pubblicazioni: 1,932
    @Theda_Bara grazie.
    Pensa a quello dell' atteggiamento festoso avevo pensato a un camaleonte.
  • Theda_BaraTheda_Bara Andato
    modificato September 2014 Pubblicazioni: 1,329
    @EmilyTheStrange
    Beh, la tua interpretazione è mille volte più bella.
    Post edited by Theda_Bara on
    OT.
  • Theda_BaraTheda_Bara Andato
    modificato September 2014 Pubblicazioni: 1,329
    @kachina
    Leggendo il tuo post una quarta volta, mi sono resa conto di averti attribuito dei "gusti" quando tu non avevi fatto altro che menzionare una serie di comici per sostenere l'andamento argomentativo del tuo discorso. Allora, quali sono i tuoi comici preferiti?
    Post edited by Theda_Bara on
    OT.
  • kachinakachina Andato
    modificato September 2014 Pubblicazioni: 560
    @Theda_Bhara, penso che hai un grande intuito per come hai collegato cose. e anch'io ti ho riletta più volte per comprendere a fondo. e reputo che sia la sede per tali considerazioni.  potrebbe essere una tesima a due "teste di asperger". :P

    mi sono sempre innamorata platonicamente di comici , soprattutto il mio diletto raggiungeva il culmine se erano vestiti da donna. non so perchè, but it's a powerful thing.
    john cleese è stato
    uno dei più grandi amori (fino a ieri la mia immagine era ken (micheal palin) torturato da kevin kline , in " a fish called wanda". "scusami se sono pomposo" è una frase che mi serve quasi tutti i giorni.)  ,  poi sono stata promiscua con tutti i Monty
    Pyhtons, tranne terry gilliam.  venne dunque Eddie Izzard , versione
    anni '90, da Cleese definito "il monty python perduto" (in riferimento
    al deceduto graham chapman ). è meno crudele però dei montys, molto meno tragico, per cui forse non ti piacerebbe.
    anche Bunuel. ricordo che però solo io scoppiavo a ridere dicendo "ma è
    come i monty pythons". nessuno era d'accordo. tanto per cambiare. mi fa
    molto piacere che vedi anche tu un accostamento possibile, anzi quasi immediato: surrealtà.
    poi Seinfeld.£the show about nothing". però quello è humour sulla piccolezza delle nse menti e
    vite (situational), nevrosi, vario disagio della civiltà newyorkese
    Andy kauffman; chistopher Loyd e  dannie de vito  in taxi. kelsey grammer in frasier, altro fulgido esempio di pomposità.
    in
    compenso non mi ha mai fatto ridere woody allen. come moretti, però mi è servito vederli da giovane; "faccio cose vedo gente"
    lo uso ancora , me lo ripeto mentalmente mentre la gente mi parla di
    cose da gran vanto sociale. robin williams spesso, e sempre nello stand up, trasudava dolore, pryor trasudava proprio tragedia. non mi faccio di quello, però l'ho studiato e apprezzato in quel tipo di valore tragico: non il messaggio ma ahime il messaggero.
    nell'insieme sono gli esempi contemporanei (per la mia mente che capisce bene solo per esempi) del dionisiaco in lotta con l'apollineo. no, messa così non fa ridere.
    forse perchè il ridere non sta nella riflessione ma nell'impressione. ridere per me appartiene alla performance. è nel qui ed ora. luogo abitato spesso con meno agio dalle persone molto propense all'apollineo. (qsa parola la sottolineo perchè riguarda spesso, ma non è, l'autismo)

    su bergman, se intendo tua osservazione, sono d'accordo che è un limitarsi all'espressione,  però io è proprio lì che ci vedo il valore. e (estroversa e tormentata moralmente) mi identifico molto in lui. anche perchè  nessuno ha mai eguagliato i suoi primi piani, (ma capisco che per alcuni asperger la cosa possa non esser così fruibile) e nessuno nel cinema, a parte un po' fellini, è riuscito a mettere in scena l'inconscio e la follia come erranza col suo senso. amo di lui soprattutto i film psicologici , ero ragazza e  "Persona" mi ha dato consapevolezza, "sinfonia d'autunno" ha aperto le porte a una ribellione sana. che i dialoghi non siano realistici poco mi cale. sono simbolici e immersi nei volti e nei movimenti della prospettiva ( dimensione di comunicazione non verbale -ancora lei!) , non di pensiero, sublime. utilissima per colmare con immagini la mia alessitimia giovanile. come dire, gli emoticons sono ottimi, ma bergman è meglio. ovvio che a 20 anni queste cose non le avevo per nulla chiare.

    nella vita mi sento "zompante". se sono felice salto, se sono inc...ata nera, anche (c'hai beccato) . che è stilosissimo per una donna di quasi 40 anni.  ovviamente non lo faccio in pubblico. fino a quando non incombe il nonsense finale un po' troppo hard, e allora non sono per niente una persona viva, sono  una persona mal ridotta che vuol solo starsene in un angolo. qui sta il vero demone per me.
    io non credo in nulla, smonto tutto, sul piano simbolico. di lì buona parte dell'apparente leggerezza.
    però pure ho una dose  eccessiva di inutile amore per le sofferenze dell'umanità, per chi le disegna con grazia. che sia opera buffa o tragica. bergman e fellini, volenti o nolenti, amavo anche il dionisiaco. cosa che nello spettro autistico, come in varie nevrosi, è spesso visto e vissuto con difficoltà. però io credo sia quello che ci tiene vivi. non l'apollineo. non mi sento una persona creativa, solo un apparato percettivo fortemente piegato alla consapevolezza.

    gioco :  buster keaton e chaplin. (se passi anche chaplin)
    come li distingueresti l'uno dall'altro, artisticamente ?

    Post edited by kachina on
    Let us try to teach generosity and altruism, because we are born selfish.             -Richard Dawkins
  • Theda_BaraTheda_Bara Andato
    modificato October 2014 Pubblicazioni: 1,329
    @kachina

    Bellissimo, leggendo i tuoi post è veramente come osservare la costruzione di un mosaico, all'inizio sono colori tutti diversi e apparentemente dissonanti, poi man man che leggi si coordinano fra sé dando vita all'armonia di un colore nuovo: te. Oppure, per restare nell'ambito del cinema, è un po' come guardare “La parola ai giurati” - all'inizio sembrano tutti pareri diversi – ma solo superficialmente - perché man mano si trasformano in un solo, univoco, orientamento.

    Dunque, discorso Python – A fish named Wanda sin da piccola non l'ho mai retto. Mai riso e mi ha sempre annoiata, infatti non ho mai capito come abbia fatto quel medico danese a morire dalle risate(letteralmente) vedendolo al cinema(ma pare che non fosse per il film in sé, era per un ricordo che il film gli aveva innescato). A John Clesse ho anche scritto, a un certo punto, l'anno scorso, per chiedergli cosa ne pensasse del panorama contemporaneo da un punto di vista umano e sociale e per chiedergli in cosa avrebbe trovato credibile dedicarsi e in cosa avrebbe concentrato le proprie speranze, se avesse avuto lui 25 anni in quest'epoca, come ne avevo l'anno scorso(mi ha risposto il suo Personal Assistant, dicendomi che mi avrebbe risposto appena aveva un momento libero. Ma non è mai arrivata nessuna risposta). Comunque, se capisci bene l'inglese(non credo esistano sottotitoli), se non l'hai già fatto dovresti assolutamente vedere Fawlty Towers, uno sceneggiato che purtroppo ha avuto vita breve, scritto da John Cleese e dalla sua allora moglie Connie Booth. E' veramente straordinario. John Cleese è proprietario di un albergo, e lo sceneggiato ruota attorno ai rapporti piuttosto conflittuali con i suoi ospiti, con sua moglie e il suo staff. La differenza fondamentale con i Python è che in questo sceneggiato la premessa è che la vita più stereotipicamente inglese – perlomeno quella lavorativa – è e deve assolutamente voler essere posata, coerente e ordinata – ma l'esito è puntualmente che fattori esterni o interni sembrino concorrere subdolamente per sovvertire tutte queste aspettative identificate nelle presunte virtù dell'ordinarietà - che sfociano, irrimediabilmente, in situazioni straordinariamente surreali e psicotiche. Comunque, anch'io ho sempre avuto un debole inspiegabile per i comici vestiti da donna. Infatti è così che ho conosciuto Eddie Izzard – quando, in un'altra discussione, ne hai postato un video. L'ho trovato brillante, e mi sono ripromessa di approfondire. I Python vestiti da donna mi mandano in estasi(ad esempio ora mi viene in mente lo sketch delle “Hell's grannies”, le vecchiette vandaliche che terrorizzano la città). Vedo moltissime affinità con Bunuel, perlomeno in alcuni suoi film(non I figli della violenza per intenderci), e curiosamente anche lui doveva avere una certa passione per il travestimento. Ti riporto una storiella che mi ha sempre fatto impazzire dalla sua stupenda autobiografia (“Dei miei sospiri estremi”, non so se l'hai letta): “Una sera mi sono vestito da monachella. Ottimo travestimento, molto elaborato, con un po' di rossetto e perfino ciglia finte. Sto camminando lungo il boulevard Montparnasse con degli amici, fra i quali Juan Vinces travestito da frate, quando d'un tratto vediamo due poliziotti che si avvicinano. Mi metto a tremare sotto la cuffia alata, perché in Spagna gli scherzetti di questo genere sono puniti con cinque anni di prigione. Ma i due agenti si fermano, con grandi sorrisi, e uno di loro mi dice tutto gentile: <<Buonasera, madre. Posso fare qualcosa per lei?>>” . Ancora oggi mi fa sbellicare dalle risate(diciamo interiormente, esteriormente esce solo un soffio dalla bocca). Non so che altro dirne, a parte il fatto che adoro questo lato di lui e che non gli perdonerò mai un film così insipido come “Bella di giorno”.

    Bergman. Per quanto riguarda i primi piani, mi permetto di dissentire sull'ineguagliabilità di Bergman. Per me i maestri dei primi piani saranno sempre Dreyer(Giovanna D'arco è del 1928!)e, molto più avanti, Sergio Leone. Di Bergman amo comunque tutti i suoi attori feticcio: Max Von Sydow, Liv Ullmann, Bibi Andersson, Harriet Andersson, e soprattutto Erland Josephson, anche perché – ma certamente non solo – è presente in due dei film di Tarkovskij, un mio grande amore cinematografico e non solo. Fu proprio Bergman, come forse saprai, a dire che “Tarkovskij è il più grande di tutti”(il quale a sua volta disse ai giornalisti che le uniche opinioni che gli interessavano erano quelle di Bergman e, se non sbaglio, di Bresson. Ma in un'altra sede ricordo che ha sostenuto anche lui fermamente la genialità di Bunuel, cosa che ho trovato sorprendente, visto i loro modi completamente opposti di confrontarsi con la religione e la religiosità). In effetti hai usato un accostamento di parole molto incisivo per descrivere la tua affinità con Bergman, questo di essere “estroversa e tormentata moralmente”. Ecco, quello che lamento di Bergman – e in ciò ovviamente non mi riferisco a te, intendo Bergman come artista – ed è la stessa cosa che lamento di Fellini, anche se per ragioni diverse, è che non riescono proprio  – secondo me – a cogliere completamente, e perciò trasmettere, l'incomunicabilità dell'inconscio, a restituirgli fedelmente la sua dimensione di “totalmente altro” - proprio perché sono entrambi interessati ad esprimerlo o inscenarlo, e quindi, in una certa misura, a possederlo, comunicandolo, come colonizzatori, se vuoi, rispetto a una terra di tutti e di nessuno. Un bellissimo termine sanscrito(non sono un'esperta in merito, ma è un termine che ho spesso incontrato e che mi ha spesso colpita, ossia): sarvakarmaphalatyaga, significa “distacco dal frutto dell'atto”. Mi è tornato in mente perché sia Fellini che Bergman, secondo me, sono troppo attaccati al proprio tormento morale, per liberarsene, e, di conseguenza, per liberare altri dal loro. Viceversa, Tarkovskij, ad esempio, si limita a testimoniare quella 'terra', per amore puramente del testimoniarla; ne è un osservatore silenzioso, non un colonizzatore rumoroso. Non è attaccato – secondo me – al proprio tormento morale, ma è attaccato a ciò che lo induce a volersene liberare. E questo fa tutta la differenza, secondo me. Anche nel senso di saper riuscire a ricreare un tempo in cui il tempo è al tempo stesso ovunque lo stesso tempo, perché è, in ultima analisi, assente. Comunque, ci sono moltissime differenze fra questi tre registi, e non starò a tediare ulteriormente. E' anche vero che un'altra differenza fondamentale è quella che c'è fra me e te: io sono molto introversa, tu, come dici, estroversa. Quindi nessuna sorpresa che abbiamo gusti diversi in fatto di cinema o altro, intanto sono molto contenta che hai partecipato a questa discussione. Riguardo alle differenze fra Buster Keaton e Chaplin, secondo me c'è un abisso. Da un punto di vista meramente soggettivo, Keaton mi fa ridere, Chaplin no. La ragione di questo è che l'attenzione di Keaton non è mai rivolta a se stesso, o alle sue qualità morali, e di conseguenza alla sua presentabilità pubblica, ma semplicemente all'ingovernabilità degli eventi, che non hanno nessuna morale, spesso non hanno neanche un fine, tantomeno un senso, e alla necessità di contrastarli con ogni mezzo, non necessariamente avendone la meglio. In ogni caso, non è lui il protagonista dei suoi film, ma la sua impotenza e i suoi consapevolmente ridicoli - e spesso vani, per quanto straordinari - tentativi di trionfarle sopra. L'unico "trionfo" - se così vogliamo chiamarlo - è riderci sopra. Insomma, nei film di Keaton la protagonista è l'assurdità – spesso crudele – della vita. Keaton ne è la vittima, ma allo stesso modo in cui lo sono tutti, non è vittima in quanto Keaton, ma in quanto umano. Nessuna consolazione, nessun ammortizzatore. Insomma, quello che amo di Keaton è la sua lucidità. E quel che amo ancora di più è che proprio in virtù della sua “abnegation of self”, tutto ciò che gli accade – per quanto apparentemente ingiusto - non è mai percepito come un'ingiustizia, che appunto implicherebbe un giudizio morale sugli eventi. E lui ne è ben al di là. Per quel che riguarda Keaton, questa secondo me è la prima differenza fondamentale, il suo essere, dentro e fuori, “The great stone face”(quando mi sono iscritta a questo forum, il mio primo avatar rappresentava proprio Keaton). Poi, diciamo che le sue imprese acrobatiche – tutte vere e tutte inscenate da lui – sono abbastanza estreme e abbastanza impressionanti, e, intersecate con i suoi tempi comici, mi divertono molto. Chaplin è un personaggio tutto diverso. Viene presentato come un personaggio goffo, emarginato, sfortunato, e perciò stesso amabile, e i protagonisti dei film di Chaplin sono l'amabilità di Chaplin(similmente, Benigni), e la vittima dei film di Chaplin è solo Chaplin. Non è che non mi piacciano i suoi film, o che voglia banalizzare lui o i suoi film, ma trovo veramente fastidioso questo ricorso indiscriminato alla moralità per stabilire un legame di tipo sentimentale con lo spettatore. Anche l'assurdità – e la crudeltà – degli eventi, in Chaplin trova spesso una riconciliazione o una giustificazione o una consolazione. Anche questo mi dà fastidio, perché se c'è una cosa che la surrealtà ci insegna è che ne seguirà ancora, e sempre, e per nessun motivo razionalmente identificabile e tantomeno spiegabile, e che tu sia Chaplin o chiunque altro, che tu sia umanamente prodigioso o meno, non avrai mai nemmeno la certezza di sapere se ciò a cui hanno condotto gli eventi sia stato ingiusto o meno. La surrealtà degli eventi pare esserci completamente indifferente, e non risparmia nessuno, indipendentemente da ciò che sei o dalla concezione che hai di te stesso. In ciò consta una delle radici della nostra impotenza; e Chaplin – a differenza di Keaton – le dà un valore sociale, o morale, ma non universale. Per me, semmai, il prestigio di Chaplin è uno di natura fisica, ma si tratta di un tipo di comicità fisica molto diversa da quella di Keaton(che era, com'è stato detto, un uomo "di gomma") e che spesso, rispetto a quella di Keaton, trovo ripetitiva. Per quanto riguarda invece Moretti e Allen, neanche a me hanno mai fatto ridere, ma non credo fosse l'obiettivo primario di nessuno dei due. Sicuramente, si servono della comicità, ma la comicità – in entrambi – è un modo per illustrare – e anche complicare - la disposizione intellettuale e caratteriale dei vari personaggi. In realtà, ora che ci penso, di Moretti mi fece molto ridere una scena di “caro diario”, quella di “Henry Pioggia di Sangue” e il critico in lacrime, mentre di Allen mi fece molto ridere l'episodio degli spermatozoi in “Tutto quello che avete sempre voluto sapere sul sesso(ma non avete mai osato chiedere)”. Però, per il resto, mi danno un piacere più intellettuale che altro, che non è la prima cosa che cerco nelle forme d'arte, e perciò nessuno dei due mi ha mai interessata a livelli morbosi. Bene, penso sia arrivato il momento di smettere di scrivere, ho superato ogni decenza in termini di lunghezza, credo di aver superato anche quella della tesina.

    Ti lascio con questo pezzo nella versione di Claudio Lolli(Guccini non mi piace, e dopotutto l'hanno scritto insieme)





    Comunque, estendo la questione anche agli altri utenti, se sono interessati  – quindi oltre alla domanda iniziale del topic, in generale, che parte ha l'umorismo nella vostra vita e quanto ne avete bisogno?E che cosa nell'umorismo vi colpisce di più?La fisicità o l'intellettualità- verbosità?   

    Post edited by Theda_Bara on
    OT.
  • PeregrinoPeregrino Andato
    Pubblicazioni: 779
    Uso pochissimo le emoticon nei messaggi, soltanto :) e :(, le altre spesso non so cosa significhino. Ho cominciato spinto dalla pressione sociale (ma non nego che è un sistema di comunicazione efficiente, soprattutto se devi far capire che stai scherzando).
    Quando chiedo a qualcuno spiegazioni su una certa emoticon spesso non mi rispondono, fraintendono la domanda.
    Non credo di aver mai usato emoticon diverse dalle prime due, quelle basilari, e ogni tanto ;)
    Usarne altre per me sarebbe l'equivalente di mettersi a ballare o urlare per strada, esternare troppo le proprie emozioni, o farlo i maniera infantile, senza sapersi controllare. Indipendentemente da chi è l'interlocutore, posso anche averci grande confidenza.
  • FrancescoFrancesco Veterano Pro
    modificato September 2014 Pubblicazioni: 966
    Non penso che valga l'equazione non capisci gli emoticon = sei autistico, non è condizione necessaria e nemmeno sufficiente potrebbe esserci una correlazione, tutto qua. Gli emoticon sono nati per cercare di implementare quel livello di comunicazione emotiva caratteristico del dialogo tra umani. La comunicazione verbale rappresenta circa la metà del protocollo di comunicazione, il rimanente avviene a livello inconscio e coinvolge gli altri sensi. Possiamo dire che l'autistico non afferri il livello emozionale della comunicazione ma gli emoticon sono solo un surrogato di essa. Le espressioni facciali normalmente sono involontarie, gli emoticon si scelgono, non è la stessa cosa. Quando scelgo una faccina non interpreto il mio modo d'essere ma come voglio mostrarmi agli altri, se mia figlia mi racconta una bugia me ne accorgo subito, sarebbe impossibile con gli emoticon, la comunicazione virtuale è un surrogato della comunicazione reale, le immaginine per me restano poco più di un gioco, non penso che una loro cattiva interpretazione   possa rovinarmi la giornata
    :-))  /:)  L-)
    N.B. Le faccine sono assolutamente casuali

    :D
    Post edited by Francesco on
    Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (G. Marx)
Accedi oppure Registrati per commentare.
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Un pizzico di autismo? Ma quale? Aiutaci a scoprirlo con la ricerca online