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Asperger estroversi.

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Commenti

  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Secondo la mia opinione l'estroversione è un tratto della personalità.

    Sostanzialmente, considero l'Autismo proprio come una "difficoltà" di costruzione di quest'ultima.

    Così mi chiedo, davvero, che senso abbia "pensare" una persona autistica con gli strumenti descrittivi della personalità.

    Tento di spiegarmi: una delle parole chiave, per me necessarie, per capire l'autismo è la parola "intelligenza" (e questo per molte ragioni).

    Se tutta la luce del teatro è incentrata su questa parola, si pone la domanda del confronto tra questa e la personalità: dove c'è intellligenza, c'è personalità?

    Secondo me, no. La personalità non può esistere al di fuori di un contesto sociale: si dice essere "una personalità", una "personalità di stato". La personalità è una "finzione": una fictio che nasce in un contesto sociale per semplificare un modello a cui la persona che abbiamo vicina si inscrive.

    La personalità "oscura" i tratti essenziali della persona. Li semplifica. Li stereotipizza, li avvicina. "Avere personalità" implica - per forza di cose - essere inseriti in un contesto sociale. Ed è ininfluente COME si sia inseriti. Ciò che conta, quando si discute di personalità, è, appunto, la collocazione.

    Cosa può dire la "personologia" dell'autismo? Nulla. Le descrizioni della personalità - tra cui l'aspetto dell'estroversione - implicano l'aspetto di come una persona è agli occhi degli altri. Mi spiego: se dico che una persona è "simpatica", implicitamente non dico qualcosa di quella persona ma esprimo il pensiero, in primo luogo, di chi è con lui. Uno stesso gesto può essere considerato simpatico e generoso in una cultura e in un contesto e antipatico e odioso in un altro.

    Ad esempio: io posso scherzare su Maometto quando sono al bar. Ma se vado in una moschea di Teheran, in Iran, e  mi metto a scherzare su Maometto ALLORA lo stesso identico gesto, la stessa identica battuta, cambia di senso e da espressione di "estroversione" e "simpatia" diviene "follia" e "antipatia".

    La personalità dice tantissimo della società. E forse, questa si può capire solo se si conoscono gli strumenti per conoscenza della personalità stessa.

    Ma proprio in quanto "discorso della società" cosa può dire dell'autismo?

    Non lo so. E mi chiedo che senso abbia...


    Valenta
  • gemellina79gemellina79 Membro Pro
    Pubblicazioni: 111
    sono estroversa anche se sembro timida e riservata ho una gran faccia tosta, mio figlio con autismo anche lui estroverso ma timido con le donne che gli piacciono, mio marito e mia figlia (probabilmente anche loro asperger ma non diagnosticati) sono invece introversi.
    Valenta
  • PhilPhil Membro
    modificato March 2015 Pubblicazioni: 16
    Semir78 ha detto:

    @Semir78  "Non è che non vogliamo avere relazioni con gli altri, è che non ne siamo capaci." dal film Crazy in Love. 



    Sono d'accordo
    Posso farvi due esempi di come si può collegare l'essere "estroverso" e aspie.
    Ho un amico che non credo abbia compreso di esserlo ma io suppongo, osservandolo, che lo sia. Parla tantissimo, logorroico, e con tante persone, degli argomenti che lo riguardano strettamente, e mette spesso in imbarazzo gli altri, in particolare in contesti sociali, a volte fa monologhi e non riesci a parlarci, dice cose che in pubblico a volte è meglio evitare. Viva la sincerità, ma di fatto ha moltissime conoscenze, poi di amici non lo so, perchè ciclicamente viene emarginato per i suoi comportamenti sopra le righe, anche perchè spesso si erge a giudice superiore, in virtù del fatto che possiede una vasta cultura, cosa che assieme ad una franchezza eccessiva lo fa risultare sapientino. Di fondo c'è in lui un non saper stare da solo, quindi c'è una gran voglia di star con gli altri ma una sorta di incapacità nel gestire i rapporti, è eccessivo nel farsi sentire o nello sparire dalla circolazione. Allo stesso modo mia madre, che molto probabilmente è aspie, crede che il suo modo di vedere, di ragionare, la sua logica, siano giuste universalmente e debbano essere prese di esempio dagli altri, (anche lei carattere che deve rovesciar fuori tutto quello che sente) cosa che cozza tremendamente col fatto che quando lei esce di casa e sta con gli altri la rende immensamente felice, è una calamita per gli sconosciuti e attacca bottone facilmente.
    Al contrario io sono introverso e solitario,  adoro la musica e suono, e per superare gli ostacoli comunicativi per un anno intero ho fatto l'artista di strada, un trauma enorme all'inizio (immaginate che ansia suonare i propri pezzi in piazza), ma è stata un'esperienza incredibile perchè ti trovi davvero a scambiare tanto con persone di tutti i tipi. Quindi ribadisco, esistono infinite diversità negli aspie, ma credo ci siano sia gli introversi che gli estroversi, ciò che li accomuna è il voler comunicare e stringere rapporti ma allo stesso tempo la grande difficoltà nel farlo. Suppongo che in questa dimensione bipolo paradossale in cui gli estremi sono opposti ma anche lo stesso, il tallone d'achille dobbiamo trasformarlo in punto di forza, fare cose in controtendenza. Sarà la legge del contraBBasso

    ValentaRobKPeregrino
    Post edited by Phil on
  • PhilPhil Membro
    modificato March 2015 Pubblicazioni: 16
    @Pavely Carmelo Bene suggeriva di "disfarsi" infatti della personalità
    EunicePeregrino
    Post edited by Phil on
  • AmelieAmelie Pilastro
    Pubblicazioni: 5,351
    aspirina ha detto:

    Vado per ipotesi: socievolezza fuori luogo.
    Tipo vedi un tale che legge sul treno un libro di fossili, il tuo interesse speciale e attacchi col monologo facendolo fuggire (esempio esagerato).

    Nel senso, se non avessi subito bullismo, io mi comporterei come nell'esempio.
    più o meno così
    Inoltre mi può capitare di essere talmente comunicativa con una persona appena conosciuta, che questa persona mi dica tutti i suoi fatti e si senta profondamente compresa. 
    Il problema è che devo stare molto attenta, perché la volta seguente la persona si aspetta che io riprenda lo stesso discorso, e fa perfino allusioni a ciò che ci siamo dette nell'incontro precedente. 
    In questo caso possono capitare due cose: che io abbia davvero interesse per quella persona, e allora va bene, riprendiamo il feeling.
    Ma può capitare anche che io abbia dimenticato tutto, e allora vengo presa dallo sgomento di non voler deludere quella persona, ma contemporaneamente non ho la minima idea di cosa stiamo parlando.
    **
    E poi posso avere atteggiamenti confidenziali con persone del tutto sconosciute. 
    Ricordo una volta che viaggiavo avanti e dietro da Roma, e mi ero portati dei panini con pomodoro e mozzarella; stavo tranquillamente mangiando nel piazzale di Tiburtina in attesa dell'autobus, quando un tizio mi ha chiesto dei soldi; io gli ho detto che i soldi non li davo ma se voleva un panino.... dopo un poco eravamo lì a far pranzo seduti sulle panchine, e il tizio stupefatto continuava a dire "grazie dottoressa".... la cosa buffa è che io gli ripetevo di stare attento a non far cadere la mozzarella, che sarebbe stato un peccato.....
    **
    Inoltre sono incredibilmente menefreghista, e se devo prendere un autobus extraurbano ed ho poco tempo, mi trucco in autobus.....
    **
    per contro, sono quella rompimaroni che se uno butta cartacce per terra dice "Guardi che le è caduto qualcosa" e aspetto che la raccolga
    **
    sono quella che se c'è un problema in un gruppo lo deve rendere esplicito per affrontarlo, sono quella che viene mandata dai capi e dai prof per dire le cose scomode (ma so come porgerle, certe volte con i capoccioni ho sfumature fra il diplomatico e il gesuitico)
    **
    sono quella che nel bel mezzo di una discussione psicoanalitica su di un film, si fa scappare una battutaccia tremenda, e si sente felice perchè coglie una piccola contrazione di risata all'angolo della bocca del cattedratico più serioso...
    sì perché adoro far ridere, so fare discorsi seri e perfino impegnati ma mi piace sdrammatizzare, togliere l'aspetto pomposo alle discussioni.....
    **
    a volte mi accorgo che esagero, ma so anche che le persone che mi conoscono hanno imparato ad accettarmi , a volte  un'occhiataccia mi rimette in riga, ma più spesso è un alzar lo sguardo al cielo per dire "é fatta così"
    *
    a volte mi sento sovraesposta e vorrei non esserci, non mostrarmi, non parlare, ma quando ci provo  .... non dura a lungo
    aspirina

    Mi rivedo molto nel commento di @aspirina
    Inoltre la mia socievolezza varia molto a seconda della persona con cui mi trovo: anche nei rapporti 1:1 posso apparire più chiusa e "freddina" se la persona non mi mette molto a mio agio, oppure essere molto estroversa e affettuosa se mi mette a mio agio e sento un feeling (non dipende da quanto tempo conosco l'interlocutore, posso anche averlo conosciuto da 24 ore). Quando sono totalmente a mio agio, però, -cosa che accade solo in casa e accadeva con una persona amica- non sono affatto timida.
    Valentaaspirina
  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 5,632
    @Pavely sul concetto di differenza biologica:

    "Negli anni ’50 del secolo scorso lo psicologo H.J. Eysenck ha rielaborato la teoria dell’introversione/estroversione di Jung inserendola all’interno di un modello psicobiologico. Egli riteneva che introversione ed estroversione derivassero da fattori psicofisiologici ereditari. In particolare, nella personalità introversa si riscontra un alto grado di reattività agli stimoli che deriverebbe dal maggiore “livello di attivazione” del sistema nervoso centrale e quindi un minore bisogno di stimolazioni ambientali. Al contrario, negli estroversi è stato rilevato un livello inferiore di attivazione con conseguente ricerca di maggiore stimolazione."

    personalmente da introverso preferisco le attività in solitario. però mi piace stare con quelle pochissime persone che reputo veramente importanti. con loro sono abbastanza a mio agio, e spesso logorroico.
    ValentawolfgangPhil

  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,732
    @riot concordo con te, esistono 2 diverse visioni dell'introversione/estroversione. Una è quella psicobiologica di Eysenck/Jung (che è quella che preferisco), l'altra è quella comportamentale del Big Five. Io esco fuori introverso nei test basati sulla prima ed estroverso in quelli basati sulla seconda.
    Ultimamente ho conosciuto una donna Asperger con un figlio con autismo ad alto funzionamento. Sono entrambi iposensibili ed estroversi. E' rara l'iposensibilità negli AS, ma possibile. Sarebbe molto interessante studiare le differenze.
    ValentaGrizlikachina
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 5,632
    @wolfgang si potrebbe affermare che la teoria psicobiologica, nell'aspetto ereditario, è qui confermata da mamma e figlio entrambi iposensibili ed estroversi, giusto?
    quello che non mi è chiaro è se anche nella versione psicobiologica è contemplato il meccanismo compensativo junghiano tra introversione/estroversione?

    ancora @wolfgang secondo quale teoria la NP che mi ha visitato ha escluso gli aspetti sensoriali durante la diagnosi?
    kachina

  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Io penso che la personalità sia un modo che hanno i neurotipici di descrivere sé stessi.

    Parlare di estroversione, di novelty seeking e così via (quante teorie esistono?) non ha nessun senso nell'autismo.

    L'ho detto più volte: parlare di personalità implica l'idea, ad esempio, che quando si fa amicizia si è cortesi e si sa come farlo.

    L'idea - neurotipica - che sia POSSIBILE separare la personalità dalla creazione di una relazione sociale mi appare/mi è sempre apparsa, una pura follia logica.

    L'autismo, in realtà, se è veramente sé stesso implica una distanza: implica una incapacità profonda di creare legami sociali, di farli vivere. Un autistico "profondo" (i nostri "fratelli in difficoltà") non hanno alcuna capacità.

    Gli Asperger, a volte, vengono cercati e a volteTENTANO di cercare gli altri. Spesso, non riuscendoci. Sempre vivendo un tempo di giorni che si rincorrono, vuoti, fatti di pomeriggi "riempiti", con letture o con Internet. E chiaramente parlo di Autistici VERI, non degli autistici "ALLA MODA" (come ce ne sono molti oggi).

    La vita reale di un autistico si svolge senza personalità perché la personalità ha senso in un contesto sociale.

    Io sono un persona se esistono donne e uomini che mi conoscono e mi ri-conoscono come tale. Se vivo la vita "del salice", con rami che si muovono nella pioggia, se cammino solo per intere giornate in città sconosciute, se non riesco a trovare lavoro e trascorro i mesi chiuso in casa...

    La personalità che senso ha?

    Che senso ha parlare di personalità nella solitudine?

    §

    L'idea di tanti "esperti alla moda" che esistano Autistici con un lavoro, con moglie e figli, con tanti amici... non lo so. Non riesco ad accettarla.

    L'Autismo non è una "simpatica stranezza".

    E io stesso sono proprio per una "stretta" sui test e sulla ricostruzione della storia...

    §

    Mentre penso questo - guardando la pioggia autunnale che scende sulla mia città oltre la finesta di questa camera da letto - mi sento scoraggiato.

    Triste.

    Sempre nell'attesa di qualcosa.

    §

    La parola "personalità" davvero mi appare vuota.

    E sono stanco, alle volte, di sentirla.

    Oggi.

    Oggi più che mai.

    Valentamandragola77
  • mandragola77mandragola77 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,262
    L'intervento di @Pavely mi ha fatto riflettere.
    Il mio bambino autistico ha appena 4 anni, non è del tutto asociale ma non posso neppure definirlo estroverso. Guarda gli altri bimbi giocare, sorride
    ma non ha strumenti per socializzare, per relazionarsi con gli altri.
    Forse lui è ancora troppo piccolo per poter parlare di personalità. Ma mi chiedo se effettivamente l'autismo lasci spazi per l'espressione della personalità.
    Valentakachina
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