Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Spazio Asperger è attivo anche su Facebook.

Per raggiungere la nostra pagina con gli argomenti più discussi del giorno, news e immagini cercate "spazioasperger.it"

Per un gruppo indirizzato a ricerca e terapia cercate "Ricerca e terapia nello Spettro Autistico"

Asperger estroversi.

123457»

Commenti

  • ValeymkupValeymkup Veterano Pro
    Pubblicazioni: 963
    Io non credo che la personalità sia un concetto vuoto o inutile. è lo strumento con cui valorizzi te stesso. Dire io sono in una certa maniera perché fa parte della mia personalità, riconoscere le caratteristiche che definiscono il nostro carattere da' molta più soddisfazione di dire: ecco, io sono così perché gli altri mi percepiscono. Mi percepiscono in un certo modo....ergo sum! è triste. Come dice @Semir78 l'asperger riguarda il non avere gli strumenti per comunicare, non esserne in grado. Ma gli strumenti si possono apprendere con la pratica. Le espressioni facciali si possono fingere e secondo me bisogna continuare a provarci perché ne vale la pena.
    Valenta

  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 5,635
    a questo punto della discussione la butto lì:

    ma veramente, qual'e' il fondamento della comunicazione? il non sentirsi e/o rimanere soli (reattivita'), oppure il desiderio/bisogno di avere un proprio posto nel mondo (progettualita')?

    veramente come scrive @Valeymkup fingere è comunicare e rapportarsi? cioe' ma che rimane, alla fine?
    Valentaaspirina

  • ValeymkupValeymkup Veterano Pro
    Pubblicazioni: 963
    @riot quello che rimane è adattività. Istinto di sopravvivenza. Il fondamento della comunicazione è che è un bisogno imprescindibile dell'essere umano, come mangiare o bere. Anche se fossi nata con una condizione mentale che non mi faccia mai sentire sete berrei per non morire. Mi punterei la sveglia per ricordarmi. Ok, non mi viene naturale, ma devo farlo per stare al mondo insieme agli altri. preferisco mille volte sforzarmi di fingere per somigliare a un nt e riuscire a creare delle relazioni, anche se poche e difficilmente, che rinchiudermi nella torre dell'autismo e stare da sola, anche se mi piacerebbe e tutto sommato sarebbe una gran seccatura in meno.
    kachina

  • mandragola77mandragola77 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,262
    Ma in quale misura un autistico può imporsi di socializzare? Quanto è in che modo può decidere di imparare espressioni facciali, regole della comunicazione? Fino a che punto avverte la necessità di tutto questo?
    Qui non stiamo parlando di avere un carattere introverso o timido ma un sistema neurologico differente sotto molti punti di vista.
    Valeymkup
  • ValeymkupValeymkup Veterano Pro
    Pubblicazioni: 963
    @mandragola77 tanti anni fa ho osservato mia madre (e i suoi colleghi educatori) lavorare con una ragazza autistica kanner molto grave. Scusate se i miei ricordi sono un po' confusi, ero bambina. Era l'ora di merenda. La sua routine prevedeva latte e brioche a quell'ora. Le hanno dato il latte, ma la brioche non arrivava. Gliel'hanno fatta vedere e le hanno detto che se la voleva avrebbe dovuto chiederla. Ci sono voluti giorni per questo esercizio, ma alla fine, a gesti e vincendo la ritrosia lei riusciva a chiedere la merenda. A modo suo, ma l'importante era che alla fine era riuscita a farlo, a comunicare quello che voleva. Perché quella merendina la voleva. Solo che non riusciva a chiederla. La necessità secondo me è grande e se non lo fosse vorrei comunque che qualcuno mi sforzasse. Scusate se vi pare un modo di pensare rigido, ma per me sforzarsi oltre al proprio limite per superare le proprie difficoltà non è un metodo sbagliato. La troppa indulgenza per i propri limiti può essere dannosa. Dipende sempre dal proprio intento, in ogni caso. Voglio essere adatto alla società in cui vivo o non me ne frega niente? E se non me ne frega niente, non è comunque una mia responsabilità, per quanto mi sia possibile, sebbene nel mio piccolo(piccolissimo per alcuni e va bene anche così) tentare di non pesare sugli altri più di quanto faccio?
    kachina

  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Valeymkup ha detto:


    Valeymkup ha detto:

    Io non credo che la personalità sia un concetto vuoto o inutile. è lo strumento con cui valorizzi te stesso. Dire io sono in una certa maniera perché fa parte della mia personalità, riconoscere le caratteristiche che definiscono il nostro carattere da' molta più soddisfazione di dire: ecco, io sono così perché gli altri mi percepiscono. Mi percepiscono in un certo modo....ergo sum! è triste. Come dice @Semir78 l'asperger riguarda il non avere gli strumenti per comunicare, non esserne in grado. Ma gli strumenti si possono apprendere con la pratica. Le espressioni facciali si possono fingere e secondo me bisogna continuare a provarci perché ne vale la pena.

    Non è che la personalità sia un concetto vuoto o inutile.

    Provo a spiegarmi: un autistico inizierà una relazione sociale in due modi: educazione e critica.

    Una persona non autistica inizierà una relazione sociale con un sentimento di attenzione, ascolto, ammirazione (le tre a).

    La critica, che nell'autismo è all'inizio di qualsiasi relazione sociale, ha due modi di espressione: è interiorizzata o esteriorizzata (e qui siamo nell'area del pericoloso).

    Ma un autistico non può non criticare, non può non giudicare, non può non dire/dirsi di non capire. Sostanzialmente, un neurotipico quando inizia qualsiasi relazione sociale non pensa nulla perché - giustamente - non ha alcuna base su cui pensare.

    Proprio nell'ascolto si radica la personalità. Proprio nella capacità di ascoltare l'altro si radica la bellezza dell'espressione di quella natura bellissima che chiamiamo personalità. Soprattutto: la personalità si fonda sulla capacità di ascoltarsi, di amarsi, di accettarsi.

    Non parlo di una "patologia della personalità" (qui non mi interessa farlo). Ciò che però voglio indicare è una coerenza di fondo: non può darsi personalità se nell'inizio di una qualsiasi relazione sociale non c'è ascolto (sia pur minimo). E questo perché la personalità mancherebbe della sua stessa capacità di esserci, di darsi alla riflessione e alla stessa presenza semantica.

    §

    Affermare che un autistico abbia un "ruolo" nella società significa affermare sia la sua personalità, sia la sua importanza sociale.

    Ma un autistico - lo si comprende facilmente - non ha alcun ruolo sociale. E non perché venga emarginato (questo è il punto di osservazione delle famiglie in cui sono presenti elementi autistici). Ma perché ciò che fa - il suo agire - non è mai contestualizzato.

    Un autistico - per la sua stessa definizione - compie dei gesti che non sono "integrabili" in alcuno schema sociale. Sbagliando nella creazione delle relazioni sociali, un autistico non può formare la sua personalità e l'affermazione che quest'ultima possa costruirsi in modo indipendente dalla società non appare razionale.

    Un uomo cresciuto in solitudine non può avere una personalità formata. E spesso la personalità è "deformata" proprio dalle patologizzazioni che si creano nel contesto famigliare/sociale. Nella solitudine - e l'autismo è solitudine - la personalità non si forma. Non può formarsi. Non si delinea. Non può delinearsi. Rimane un tenuo schizzo a carboncino.

    §

    Fa male osservarlo.

    Ma una pesona che è esclusa, separata dal mondo, non ha modo di costruire la propria "personalità".

    Non ha modo di farla valere, di verificarla, di testarla, di renderla forte nel confronto con gli altri. L'idea - puramente neurotipica - che una personalità sia possibile nella solitudine non ha molto senso.

    Proprio nel dire che un autistico non ha personalità, si afferma il DOLORE che descrive l'autismo stesso. Perché gli autistici vogliono riportare la costruzione dell'intelligenza sulla forma di una creazione di relazione sociale basata sull'ammirazione, abbandonando il distacco autistico.

    Ma non è possibile.

    La mente "tecnica" autistica fonde due comportamenti (educazione e critica).

    E si osservi che farlo è indice di INTELLIGENZA.

    §

    Ma nella creazione di una relazione sociale, l'intelligenza (scientifica) deve essere abbandonata.

    Un autistico non può farlo.

    Un autistico non può deporre le armi della critica.

    Con il risultato che si priva della personalità.

    §

    Quel lato umano che, alle volte, non ha nulla di logico.

    Perché è solo bellezza.


    Valeymkupmandragola77
  • angelikaangelika Veterano
    Pubblicazioni: 143
    Riporto la questione in auge ponendovi una domanda, rivolta soprattutto a quelli che si ritengono estroversi: vi è mai stato detto da qualcuno "non puoi essere asperger se sei estroverso"?
    Non mi sembra il caso di aprire un altro thread visto che la domanda rientra in questo argomento, ma il fatto è che oggi mi è stata detta questa cosa da una psicologa e mi è sembrato un po' assurdo come discorso in quanto esistono anche musicisti, cantanti e altri artisti asperger. 
    Per arrivare a fare certe cose hai bisogno di socializzare e costruire legami anche di un certo tipo, non puoi fare tutto da solo! Ecco, mi sembrava un'affermazione assurda e volevo sapere se vi è mai capitato e cosa ne pensate.
    Scusatemi se pongo una domanda magari anche molto leggera, ma a volte mi sembra di non avere nessun tipo di certezza sulla mia personalità.
    Valenta
    I want out--to live my life alone
    I want out--leave me be 
    I want out--to do things on my own 
    I want out--to live my life and to be free
  • EstherDonnellyEstherDonnelly SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 2,737
    @angelika penso di capire come ti senti: io sono mooooolto estroversa, non penso nessuno mi crederebbe se confessassi loro di essere aspie - anche solo di averne il sospetto. Temo la risposta che ti ha dato la tua psicologa.
    Io di mio sono stata o molto da sola o molto attaccata a qualcuno da sempre - ho uno slancio tale nei confronti di alcune persone da fugare ogni timidezza -, e penso che tutto questo sia sempre stato classificato come stranezza (caratteristica che peraltro mi è sempre stata fatta presente). 
    Alle volte anch'io ho dubbi sulla mia personalità; peggio di tutto, alle volte ho paura di essere NT proprio perché sono troppo portata nell'instaurare un dialogo. Il problema è che sono portata, nel senso che penso di essere brava a parlare e a intrattenere, persino; è pur vero che non ho profondi rapporti di amicizia al momento (salvo qualche eccezione) e che forse questo può essere determinato da questa estroversione calcolata.
    Tendo a fare un po' come Isabel di Crazy in Love; mi parlo addosso, rido con foga, mi preoccupo relativamente poco di apparire buffa o altro (anche se c'è da dire che mi controllo molto, ciononostante). Però trovo tutto questo molto stancante, a essere onesti. Come dicevo in altre occasioni se mi guardo dentro non vedo questa persona esagitata, vedo uno spirito molto più posato e fermo, ma che non ha mai occasione di emergere. Ormai mi conoscono tutti in modo diverso, svelarmi tutta in una volta sarebbe una condanna, almeno per ora.
    Nessuno mi ha mai detto quella frase in particolare (anche perché non parlo di me), ma parlando indirettamente della sindrome mi rendo conto che il pensiero comune è circa quello; la referenza del messaggio è più importante del referente, perciò se anche io dicessi "eccomi, sono aspie, se vuoi sapere com'è chiedimi quello che vuoi" probabilmente le persone si allontanerebbero, perché la loro immagine mentale di un caratterizzato dalla sindrome è quella di - al massimo - un genio introverso ed eccentrico, un eremita, un pazzo. Parlano degli aspie come di una lista di peculiarità e non come di persone.
    Questa è una cosa che mi infastidisce profondamente, delle questioni legate alla diversità. Sembra sempre di difendere o di parlare di valori astratti quando in realtà è la persona ad avere necessità nemmeno di essere difesa, ma di essere compresa. Se bisogna arrivare a specificare questo, tuttavia, per instaurare un dialogo che possa nutrirsi e arricchire, significa che siamo molto indietro.

    Scusate la lungaggine. L'argomento, penso sia evidente, mi preme molto. :\">
    ValentaMalinalliangelikaalexander_popeEowyn
    ❤️
    but the Earth refused to die
  • angelikaangelika Veterano
    Pubblicazioni: 143
    @EstherDonnelly dilungati pure quanto vuoi, a me piace intrattenere chiacchierate su cose serie ^^ tu sei diagnosticata?
    Lei non è la mia psicologa, è una conoscente a cui ho detto questa cosa durante una cena, che mi sono rispecchiata e sicuramente una forma lieve in me c'è, ma lei ha risposto che un'asperger non si sarebbe comportato come me che tenevo banco, ma avrebbe passato tutta la serata all'angoletto.
    Anche no, non credo proprio, anche perché mi han chiesto cose che studio, ovvio che rispondo.
    Mi fa pensare questa chiusura mentale tipicamente NT. Anche se studiano, spesso sono incatenati agli schemi, non riescono proprio ad avere pensiero indipendente. E io sarei come loro? Ma va, ma non scherziamo, mi son sempre trovata male perché ho punti di vista totalmente sballati, odio le convenzioni e cerco la solitudine...!

    Sto disperatamente cercando online quel film, ma non lo trovo. Che rottura! >:(
    La vedo come te, siamo messi davvero male, gli NT non prendono affatto bene le diversità e se lo fanno accade solo con quelle che van di moda perché è eticamente corretto, sono le convenzioni sociali a imporlo - a meno che non siano NT con parenti o amici stretti aspie, anche se non è detto.
    Io non le reggo le convenzioni sociali!
    Di solito neanch'io parlo delle mie cose - tranne ad amici che ritengo importanti e sono pochi - e a quanto pare faccio bene. La superficialità degli altri non finirà mai di stupirmi... eppure dovrei esserci abituata. Scema io.
    EstherDonnelly
    I want out--to live my life alone
    I want out--leave me be 
    I want out--to do things on my own 
    I want out--to live my life and to be free
  • snoopysnoopy Membro Pro
    Pubblicazioni: 73
    Bhè secondo me essere estroversi è una cosa relativa. Io per esempio sono timida senza speranza, soprattutto quando "vengo buttata" in mezzo a persone che non conosco. Quando sono molto in confidenza con una persona non sto zitta un attimo ma è un altro fatto. Però capita anche che mi decida, in una situazione nuova, di essere estroversa, a tal punto che nessuno crederebbe mai che io sia timida. Ma è una decisione razionale, quasi un'imposizione, dovuta al fatto che mi piacerebbe essere parte del tutto e sentirmi veramente in gioco. Ad ogni modo, spesso e volentieri inanello una figuraccia dietro l'altra. Ma, sia che abbia esito positivo che negativo, alla fine sono distrutta, e dormirei 24 ore, neanche avessi corso una maratona. Poi sicuramente c'è chi è più bravo di me da "decidere", anche a livello inconscio, di essere socievole, e ci riesce meglio di me senza neanche esserne estenuato, ma magari si rende conto che c'è qualcosa di artificioso.
    EstherDonnellyangelika
Accedi oppure Registrati per commentare.
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
Un pizzico di autismo? Ma quale? Aiutaci a scoprirlo con la ricerca online