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Camaleontismo

Andato46Andato46 Senatore
modificato 20 April in Advocacy e Neurodiversità
Lo ammetto, sono un po' un camaleonte. Per me non significa che indosso una maschera (almeno, non quando si tratta di avere a che fare con quei pochi che chiamo amici), significa che mostro solo alcuni colori di me, non tutti. Quindi tutte le combinazioni che ne fuoriescono le considero versioni autentiche di me stessa, perché di fatto non fingo, ometto solo alcune parti di me.
Lo faccio per due motivi. Il primo è semplicemente una questione adattativa. Se una parte di me in un contesto è maggiormente apprezzata, oppure maggiormente utile al legame, allora la porto fuori e la enfatizzo, se invece è inutile o, peggio, dannosa, la ometto. Come ha detto @wolfgang altrove, un minimo di camaleontismo è necessario e praticato quasi da tutti.
L'altro è un motivo più strano, nel senso che per me mostrarmi al 100% è quasi impossibile, perché se l'altro conosce tutto di me ho l'impressione che possa controllarmi, che io perda in qualche modo la mia autonomia. Di conseguenza nascondere almeno una piccola parte di me diventa l'unico modo per rimanere autonoma. Non so spiegare bene perché per me conoscenza totale significhi controllo, però questa è la sensazione e la paura che ho.

Chi si sente un po' camaleonte? Perché lo fate?

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ValentaEuniceDarwinMikiValeymkupwolfgangAmelieAJDaisyM00NYMonica76Elragno
Post edited by lollina on
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Commenti

  • millymilly Veterano
    Pubblicazioni: 153
    anch'io faccio il camaleonte primariamente per necessità adattiva, ma anche perchè sono estremamente riservata e ci sono cose di me che considero strettamente personali e non condivido con gli altri
    Andato46
  • awanawaskawanaawanawaskawana Membro Pro
    modificato May 2015 Pubblicazioni: 92
    Io mi definerei più insetto stecco.
    quando guardi da lontano ti sembra un rametto.
    quando ti avvicini ti pare sempre un ramo dalla forma particolare.
    ma quando ti avvicini tanto ti rendi conto che non é un ramo.
    L'ho fatto quasi sempre ho giocato a scacchi da quando sono nato a volte ho vinto a volte perso, ma con il sudore buona parte delle volte risulto come l'insetto stecco visto a media distanza ovvero solo un rametto dalla forma strana.
    Dipende sempre dal giocatore che mi trovo davanti la tattica da usare affinata nel tempo dopo tanti tentativi falliti.
    Ma in ogni ambito sono diventato bravo a cambiare il gioco, con parenti e conoscenti uso tattiche diverse
    A scuola però non sono mai riuscito a vincere, mi ci sono sforzato ho cambiato il gioco ma alla fine sono sempre stato scoperto ed additato come strano:" tu non sei un rametto sei un insetto stecco!".
    La cosa mi ha sempre prosciugato sia per l'ansia di riuscire nella recitazione e sia per la recitazione stesso,solo adesso sto imparando a capire quando sprecare le energie e quando no se lo conosco da tanto tempo non lo sfido e abbasso le difese e non mi importa se realizzano che non sono un rametto.
    Ma generalmente ho sempre recitato mi é venuto spontaneo farlo.
    Andato46DarwinwolfgangAmelieRobKWhoami
    Post edited by awanawaskawana on
  • ValeymkupValeymkup Veterano Pro
    Pubblicazioni: 953
    Sì, lo faccio per quieto vivere. Ho sempre pensato fosse codardia da parte mia, il non riuscire ad essere completamente me stessa e rispondere in maniera diversa a seconda delle persone e situazioni. Per paura del rifiuto mi faccio calpestare. Per esempio quando ero piccola e mia madre invitava dei bambini a casa io non riuscivo a dire loro che non dovevano saltare sul letto o devastarmi la cameretta. Avevo paura che se mi fossi imposta con un minimo di decisione mi avrebbero maltrattata. Oggi con i bambini riesco a impormi, a far rispettare le regole e il risultato è che mi rispettano di più come persona (non mi odiano come mi aspettavo). Con gli adulti sono sempre in difficoltà, forse a causa dello spettro delle esperienze passate.
    amigdalawolfgangAndato46AmelieEuniceKrigerinne

  • AmelieAmelie Pilastro
    Pubblicazioni: 3,069
    Lo facevo, soprattutto in passato (ora meno, è un momento in cui ho un'avversione per questo comportamento e lo sto rifiutando in toto). Lo faccio/facevo per adattarmi alla situazione e per timore di espormi, quindi ometto. Ometto tantissimo e anche io mi sono sentita un'ipocrita per questo, ma credo sia il mio istinto di autoconservazione e il sapere intuitivamente che con questa persona non posso rivelare tutto. Ometto e mi sforzo di sembrare coerente e ben armonizzata con quella situazione, così da poterla osservare senza sentirmi io quella sotto osservazione. Questo ha fatto sì che alcune persone non si siano mai accorte che provo difficoltà in alcuni contesti e non capisco alcuni modi di pensare, o cosa fare in una certa situazione, perché il mio silenzio è visto come tacito assenso. Anche a scuola, ero la bambina silenziosa che nessuno notava, ma questo camaleontismo è fallito miseramente alle superiori quando sembravo strana lo stesso. Nessuno conosce ogni mio colore, forse solo una persona che non li apprezzò e da allora non li ho più mostrati a nessuno; come scrive @Elanor, anche io mi sento come "scoperta" se li rivelo tutti e temo l'altro possa usarli per controllarmi o ferirmi. Ma questo credo nasca dal mio non capire bene gli altri.
    Andato46Whoami
  • AJDaisyAJDaisy Pilastro
    Pubblicazioni: 5,848
    Non proprio Camaleonte, direi che esistono 1000 versioni di me, che più che altro dipendono da umore del momento e solo in parte dalla circostanza.
    Mostrerei volentieri tutte le 1000 versioni a chiunque, senza paura di dare tutto me stesso e di "perdere l'autonomia", di fatto ogni versione esce solo con naturalezza e quindi nessuno mi conosce al 100%.
    Andato46marielFezz
  • KrigerinneKrigerinne SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 2,954
    Fino al quinto liceo omettevo e basta. Sempre più improvviso cose nuove per scopi utilitaristici.
    Sento però di essere un cavallo bianco con delle strisce nere disegnate che cerca di confondersi in un branco di zebre... Percepisco di venire scoperta in meno di un minuto. Ma gli altri mantengono la finzione per non essere scortesi e comunque io raggiungo lo scopo.
    Penso di far sentire la gente a disagio perché sento che tutto il disagio che provo si riflette su loro che a loro volta si sentono a disagio, e il loro disagio fa salire il mio.
    Andato46wolfgangM00NYRobKvanessaWhoami
    Embrace the shame of what you used to be
    Rain washed the panic from today
    Decimation of anxiety
    Tribulations drift away
    Pray tomorrow offers clarity
    Rain washed the panic from today
    Affirmation of mortality
    Trivialities astray
    Pray tomorrow brings stability
  • M00NYM00NY Veterano
    Pubblicazioni: 276
    Ho sempre pensato di essere l'unica con questa caratteristica. Inconsciamente mi definivo camaleontica, non sono capace ancora di controllarla perché mi manca a consapevolezza di me stessa. Anche io come Krigerinne rifletto la il mio disagio sugli altri quando diciamo "mi scoprono" e di conseguenza io mi ritrovo con ancora più disagio.
    Andato46
    "La verità è una cosa meravigliosa e terribile, e per questo va trattata con cautela." 
    "Certo che sta succedendo dentro la tua testa, Harry. Ma perché diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?"
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  • vanessavanessa Colonna
    Pubblicazioni: 1,163
    Non credo di conoscermi fino in fondo neanch'io quindi non mi conoscono neppure gli altri, tendo a nascondermi il più possibile e gli altri vedono che mi nascondo, non mi costruisco un'immagine precisa di me da dare a tizio e un'altra diversa da dare a Caio. Mi scoprirebbero subito certo qui sul forum dico nella presentazione che penso di essere asperger e non è la prima cosa che direi ad colloquio di lavoro.
    Andato46
  • ggianinaggianina Veterano
    Pubblicazioni: 309
    Assolutamente. :D
    "...il cammino di noi uomini presuppone mete che con la perseveranza possono essere raggiunte..." C. Dickens
  • GecoGeco Colonna
    Pubblicazioni: 1,033
    Presente. Sinceramente sto cercando pian piano, anzi pianissimo, di unificarmi e creare una me unica e più coerente a come sono (penso di essere) realmente e che "vada più o meno bene per ogni occasione".
    E' difficile, ma ritengo sia necessario: l'adattarmi in base al contesto alla fin fine mi stanca e contribuisce al mio allontanamento da quel contesto sociale.
    In più se penso ad una eventuale relazione, non posso sperare che mi vada bene come nell'altra ed ho paura di incontrare una persona alla quale piace Geco nel contesto x ... e come glielo spiego che Geco in x è diversa da Geco in y che sono entrambe diverse da come è normalmente Geco??? Mi passa la voglia solo a pensarci.
    Ciao.


    Andato46
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