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Camaleontismo

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Commenti

  • Andato46Andato46 Senatore
    Pubblicazioni: 5,160
    E' che per uniformare le varie immagini di me credo di riscontrare lo stesso problema di @vanessa, ovvero conoscermi fino in fondo.
  • GrizliGrizli Veterano
    Pubblicazioni: 283
    Argomento veramente interessante. Anche io mi sono sempre stata un po' camaleonte. Secondo me per un Asperger il concetto di identità è diverso che per un tipico, difficile pensarsi unitariamente secondo gli stessi parametri. Ultimamente, da quando ho la diagnosi, mi sento forse più tofu che camaleonte, nel senso che forse ho fatto la pace con la mia capacità di prendere in parte il sapore delle persone con cui vengo a contatto.
    Andato46Mikimandragola77
  • EuniceEunice SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 1,060
    Mi piace molto la metafora del camaleonte come è stata posta da @Elanor. Il mostrare solo alcuni colori e mai tutti. E' qualcosa che anch'io faccio sistematicamente. Ma forse la mia motivazione è che, pur conoscendomi molto bene o forse proprio perché mi conosco molto bene, sono perfettamente cosciente del fatto che pochissime persone sono realmente in grado di reggermi con tutti i miei colori.

    Sarà anche paura di non essere accettata e compresa, ma l'esperienza mi ha insegnato che le mie manifestazioni emotive sconcertano fortemente, per non dire terrorizzano, chi viene in contatto con esse. E quindi le smusso, le alleggerisco e ci rido sopra, cercando però nello stesso tempo di non rinnegarle o tradirle.
    Andato46
  • MikiMiki Veterano Pro
    Pubblicazioni: 914
    Grizli ha detto:

    Argomento veramente interessante. Anche io mi sono sempre stata un po' camaleonte. Secondo me per un Asperger il concetto di identità è diverso che per un tipico, difficile pensarsi unitariamente secondo gli stessi parametri. Ultimamente, da quando ho la diagnosi, mi sento forse più tofu che camaleonte, nel senso che forse ho fatto la pace con la mia capacità di prendere in parte il sapore delle persone con cui vengo a contatto.

    mi piace questo paragone che fai con il tofu... 
    mandragola77


  • LandauerLandauer Membro Pro
    modificato 20 April Pubblicazioni: 135
    Leggendo i post, ieri mi sono imbattuto per caso nella descrizione di quella che viene definita "Sindrome di Zelig": l'individuo che ne è affetto tende, spontaneamente, a mutare propria identità a seconda del contesto in cui si trova/delle persone con cui si trova ad interagire. È come se mancasse di coerenza centrale, la sua identità anziché essere il risultato del percorso di crescita personale è, di volta in volta, "risonante" con l'identità che ci si aspetta in quel contesto. E la transizione tra un'identità e l'altra è immediata, velocissima.

    Ecco, è stato un mio grave problema che si è presentato per la prima volta qualche anno fa (sui 20 anni) e che occasionalmente si ripete tuttora, anche se in misura minore (non appena riconosco i sintomi, cerco di frenarmi). Quella prima volta, mi era stato fatto notare (da altri) che avevo preso ad imitare completamente una certa persona, in comportamenti, modi di fare, di parlare. Non so perché è successo, quanto è durato, so solo che non ne ero minimamente cosciente, e quando mi è stato fatto notare sono rimasto impressionato: quasi non potevo accettarlo. Solo il ponderare fatti oggettivi me ne ha fatto definitivamente rendere conto.
    Dopo quell'incidente è come se mi fossi messo in "stato d'allerta": mi accorgevo quando il processo di trasformazione d'identità riprendeva con altre persone in contesti diversi e tentavo di bloccarlo sul nascere, prima che potesse fare altri danni. Spesso il cambio di identità era accompagnato anche da una repentina focalizzazione di interesse in una nuova attività (l'identità era funzionale a quell'attività) che cominciavo a praticare praticamente in modo ossessivo finché nella mia mente non lo etichettavo come "interesse terminato/raggiunti risultati/facoltà acquisita -> noia -> shift di interesse".
    Mi accorgo che, ripensando ai momenti in cui studiavo la manifestazione di questo processo nella mia mente, su di esso non ho alcun grado di controllo e nessuna consapevolezza: posso riconoscerne i segnali esterni, ma non mi accorgo di quando comincia a manifestarsi, è come se accadesse al di là della mia sfera cosciente. 

    Nel titolo mi sono riferito a questo problema con la parola "camaleontismo", ma per inquadrarlo bene ed evitare fraintendimenti (ho visto che ha anche altri significati) mi sono dilungato nella spiegazione. Ho visto che è, in una certa misura, presente come comorbilità della sindrome di Asperger, specialmente in quello che @wolfgang definisce "fenotipo femminile". Ora io sono un uomo e non ho ancora una diagnosi (provvederò appena possibile), ma è da un po' di tempo che approfondisco l'Asperger in quanto mi riconosco molto nei tratti ND e molto poco nel mondo NT. Per quello che vale, i risultati delle autodiagnosi suggeriscono che sono "fortemente nello spettro" (ma sono conscio dell'alto numero di falsi positivi, e che quindi non è dimostrativo di nulla). Ero semplicemente interessato a sapere se alcuni di voi si riconoscono in quello che ho descritto.

    Inoltre, questo problema forse ne sottolinea uno più grave: la completa mancanza d'identità: è chiaro che avendo cambiato identità molte volte nella mia vita, ad oggi non riesco a riconoscermi in niente. Se mi si chiede chi sono, semplicemente non so rispondere, è per me la domanda più difficile in quanto non so neanche come cominciare ad arrivare alla risposta, non ho strumenti per ragionare su questo argomento. È come sentirsi completamente aperto a qualsiasi cosa e al contempo paralizzato. Forse è proprio la mancanza di un'identità di base che implica, come conseguenza, il facile e continuo cambio di identità "locali".
    Se potessi finalmente capire chi sono, nel bene o nel male, sarei immensamente più sollevato. Forse la mia natura è di non averne alcuna.

    Vorrei sapere le vostre opinioni in merito.
    Miki
    Post edited by Landauer on
  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 2,817
    (@Landauer ho unito le discussioni).

    Prova a non fartene un cruccio.
    Intendo dire che quello che hai descritto sei tu. È il tuo modo di essere.

    Quando si è giovani (non ricordo la tua età ma mi sembra tu lo sia) è molto più presente questo aspetto dell'allineamento sociale attraverso comportamenti che tendono ad imitare.

    Ed è una strategia adattativa da non sottovalutare a mio avviso poiché consente la comprensione di alcune regole non scritte, facilita il comportamento, stimola all'azione e al provare vesti diverse, favorisce in qualche modo l'inclusione.

    A mio avviso il camaleontismo è cosa buona quando non diventa una vera e propria maschera che copre il nulla.

    Mi spiego.

    L'atteggiamento che ci porta ad imitare deve essere sfrutrato quale mezzo che consenta atraverso un'attività di coping ma anche di interiorizzazione del vissuto di approdare ad un gusto nostro, ad uno stile che ci appartenga.

    La figura del mentore o del precettore nell'antichità servivano appunto a questo.

    Prova a sfruttare questa tua capacità e a vederla come un ponte verso te stesso.

    Non soccomberle.
    Ma cavalca una possibilità.
    Landauer
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • LandauerLandauer Membro Pro
    Pubblicazioni: 135
    Ma che succede nel caso in cui sia una maschera che copre il nulla? In tal caso, non c'è rimedio? E come fare per accorgersene?
    Sembrerà paradossale, ma per la maggior parte della mia vita mi sono occupato unicamente dei miei interessi e delle cose che dovevo fare e non mi è mai passato per la mente di "guardare dentro me stesso". Durante tutta l'infanzia sono stato completamente assente, e durante il periodo di quella che sarebbe dovuta essere la mia adolescenza, sono stato solo vagamente presente. E quando, sulla soglia dei 20 (ora ne ho 24), ho cominciato il percorso di introspezione, mi è parso estremamente assurdo, praticamente incredibile, che per tutto quel tempo non mi fossi mai accorto di me stesso, neppure per un singolo istante.
    È chiaro che qui non mi riferisco minimamente alla mia capacità di pensiero razionale/profilo delle mie abilità (non ho alcun deficit cognitivo in tal senso, anzi ho avuto ottimi risultati nelle varie attività), ma è come se sentissi che "manca qualcosa nella mia mente che invece dovrebbe esserci". Occasionalmente, questa condizione si è rivelata essere quasi insopportabile. A volte mi è parso di rasentare la follia.
    Devo cominciare a pensare che, per quanto riguarda l'età della mia consapevolezza mentale, essa sia d'appena 4 anni?
    AmelieMiki
  • Sayuri86Sayuri86 Neofita
    Pubblicazioni: 6
    Effettivamente sono un piccolo camaleonte, ma non lo faccio apposta mi viene naturale.A volte perché voglio nascondere lati di me,altre volte perché credo che nessuno possa capirli nella mia complessità. In rari momenti cristallizzati mi sento completa :)
  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 2,817
    @Landauer avere sempre una maschera è come stare tutto il tempo su un palcoscenico. È stancante e in più può essere una totale finzione.

    Il ruolo e la maschera possono prendere il posto del nostro essere in un "certo modo" e poi per paura di perdere quella maschera si rischia di non ritrovare se stessi e di non agire per quel che si è.

    Per un approfondimento ti posto il link di un'intervista ad Attwood proprio su questo

    http://www.spazioasperger.it/index.php?q=caratteristiche-dell-asperger&f=95-video-intervista-spazioasperger-incontra-tony-attwood

    Penso che alla tua giovane età sia normale non aver ben delineata la personalità e penso anche che le domande che ti poni facciano in qualche modo parte del processo di consapevolezza che si sta attuando in te.

    La consapevolezza è fondamentale per ogni persona.
    Landauer
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
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