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Come fa un Aspie a trovare il suo posto nel mondo?

Icaro89Icaro89 Colonna
modificato October 2015 in Mi sento giù
Sono alle prese con tante difficoltà, che si presentano praticamente con inesorabile cadenza e pesantezza in tutti gli aspetti della mia vita senza mai lasciarmi. Si tratta del lavoro, delle amicizie, delle relazioni fisiche e affettive, della famiglia, della realizzazione personale, eccetera. Un senso di ansia mi perseguita, e ad alcuni specifici problemi oggettivi (anche gravi) che riguardano le persone che mi circondano, si aggiunge lei e il fatto che mi sento costantemente rimesso in discussione in ogni mia scelta di vita, fin nelle radici della mai identità o comunque dei brandelli di un'identità ancora totalmente in cantiere, più traballante di un ponteggio abusivo.
La brutalità dell'ambiente lavorativo, feroce, astioso, che si infiltra nella tua vita togliendoti il respiro, esigendo la tua devozione ma deridendo la tua prostrazione, e sbattendoti comunque all'inseguimento di scadenze astratte di cui nemmeno percepisci il senso, la schizofrenia dei colleghi e dei superiori, che sono in grado di essere premurosi come chiocce e spregevoli come iene ad intervalli di pochi minuti.
L'aleatorietà delle amicizie, che se sono deboli funzionano solo nei momenti di allegria fino a che non c'è più nulla da dirsi, e se sono forti c'è fin troppo da dirsi nella consapevolezza che si avvicina inesorabilmente il momento in cui ognuno dovrà prendere la propria strada.
Il far west delle relazioni affettive e sessuali, che è in grado di umiliare e annichilire gratis ogni incauto viaggiatore che osa abbassare la guardia al minimo leggerissimo impercettibile involontario cenno di vulnerabilità distraendolo con un dolce sapore di zucchero e mandorle che si rivela poi essere cianuro purissimo che sgorga dal torace in cui ti è appena stata infilata in silenzio una gelida spada affilata.
La collosità disperata dei rapporti familiari, che sono così essenziali per sopravvivere ma pretendono un altissimo prezzo in termini di tempo, energia, sacrificio personale, e naturalmente cascate fumanti di senso di colpa per ogni tentativo di stabilire nuove distanze di sicurezza protettive. Persone che hanno bisogno di aiuto e non puoi aiutarle se non a prezzo del tuo totale sgretolamento personale.

Sei appena diventato un uomo adulto. Ora il tempo scorre velocissimo, senza pietà, gettandoti in una centrifuga senza che tu possa sentirti più padrone di nulla, né di te, né del tuo presente, né della tua storia, né del tuo domani, perchè il programma di lavaggio è già stato preimpostato. L'accatastarsi confuso ed indiscriminato delle esperienze, il confronto perso in partenza fra, da un lato, il piccolo bagaglio di esperienze racimolato con fatica sovraumana da te nel corso di anni travagliatissimi, e, dall'altro lato, la ricchezza opulenta ed edonistica delle esperienze altrui, e la strepitosa capacità dei neurotipici di assimilarle e farle fruttare o forse più semplicemente di viverle in prima persona, mentre tu sei sempre lì perplesso che ti guardi in terza persona e ti gratti la nuca imbarazzato perché vorresti capire ma proprio non va, ti continua a sembrare tutto assurdo e forse buffo.

E poi l'ansia. L'ansia della consapevolezza di essere diversi, di non capire le norme sociali né le relazioni sociali, di non comprendere i rapporti gerarchici, i rapporti paritari, i rapporti formali, i rapporti informali i rapporti intimi, e di dover dunque fare doppio lavoro prima di poterli maneggiare senza dar fuoco al palazzo. E perfino una volta capiti nella loro schematicità generale, l'intollerabile insostenibilità del loro peso.

Secondo voi, secondo la vostra esperienza personale o quella di chi conoscete, come fa un aspie o un neurodiverso a trovare un posto in questo mondo così fortemente ostile alle sue caratteristiche? Come riuscire a trovare, o creare un equilibrio compatibile con la propria speciale struttura mentale? Quali strade, indizi, sensazioni si possono seguire?

Forse seguire gli interessi speciali nella ricerca del lavoro può essere utile? Forse imparare a riconoscere e tenere lontane le persone eccessivamente neurotipiche può dare sollievo? Forse creare un regime di vita parametrato sulla propria velocità di "metabolizzazione delle esperienze" e di pensiero può salvare dal burn out? Ma tutto ciò è davvero realizzabile o non si può attuare perché il mondo semplicemente non lo prevede? non TI prevede? Esistono persone che ci sono riuscite o ci stanno lavorando su? Come si potrebbe fare? A voi la parola.
ValentaEunicemandragola77GecoEstherDonnellyMalinalliKrigerinneamigdalachocolatSwiftWanda
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Commenti

  • NemoNemo Moderatore
    Pubblicazioni: 3,013
    Ho involontariamente (nel senso che è stato naturale farlo) trasformato i miei interessi e passioni in  lavoro, scopo di vita. Per la prima parte della mia vita danzatore con la passione per l'informatica, nella seconda parte (quella attuale), informatico con la passione per la danza.
    Funziona abbastanza bene.
    mandragola77Icaro89EstherDonnellyyugenwolfgangAJDaisyWhoami
    Memento Mori
  • Icaro89Icaro89 Colonna
    Pubblicazioni: 1,223
    ti ringrazio per la risposta Nemo. E' molto semplice ma non è scontata.
    Nemo
  • SoleSole Colonna
    Pubblicazioni: 1,177
    Ciao, la mia non è una risposta. Volevo solo dirti che quello che hai scritto mi ha toccato molto. Ci sarebbe dovuto essere il simbolino con 2 cuori! Ciao!
    mandragola77Icaro89AJDaisyFurryMonster
  • SwiftSwift Veterano Pro
    Pubblicazioni: 946

    Si, ha toccato moltissimo anche me. Io a 49 anni (compiuti ieri) non ho ancora trovato il mio posto. Il lavoro mi andrebbe bene se non fosse che le regole di questa società impongono condizioni troppo dure. Le relazioni? Solo, a parte poche amicizie. Io vivo in un mondo tutto mio, fatto di regole, di ordine, che contrasta con quello che c'è fuori di me. Continuerò così finchè campo.

    Poichè sono convinto che l' umanità vada contro l' ordine, penso che prima o poi il contrasto si colmerà. Io non ci sarò più ma non me ne importa; intanto io vivo nell' ordine.

    Icaro89, hai un grande talento espositivo e letterario. Usalo per volare alto, oltre il Sole. Oltre l' Universo.

    EstherDonnellyWandaIcaro89AJDaisy
  • WandaWanda Veterano Pro
    Pubblicazioni: 374
    (Che testo mozzafiato, complimenti davvero per come scrivi!)
    yugenTormalinaNeramandragola77alexander_popeIcaro89SwiftiMoodAJDaisy
  • yugenyugen Mastro Libraio
    modificato October 2015 Pubblicazioni: 1,888
    Ciao @Icaro89

    Spesso ho valutato la mia vita così come tu la descrivi.
    Però se questa e' la realtà che mi/ci circonda non significa che sia TUTTA la realtà e che sarà sempre così.
    Quando penso questo, significa che sto affogando in un'illusione negativa che mi toglie energia e vitalità'.
    Rispondo come rispondo a me stessa quando questo accade.
    Per quanto veritiere siano queste valutazioni, le considero (le mie eh) depressive, ma nel senso buono della depressione.
    Es: se valuto il mio ambiente lavorativo astioso e feroce, significa che desidero e quindi posso realizzare un ambiente più armonioso, rispettoso, magari meno competitivo etcc..
    Come? Provando a cambiare qualcosa nel mio comportamento? Cambiando lavoro? Restando come sono, ma progettando qualcosa di diverso da realizzare nel futuro?
    Sono tutte risposte possibili.

    Vedo le mie amicizie aleatorie e superficiali? Beh prendo atto del fatto che quei rapporti non sono soddisfacenti per me. Posso cercare persone diverse, posso allontanarmi dalle situazioni che vivo come frustranti. Posso immettere comportamenti diversi per vedere se modifico la qualità dei rapporti.

    Quello che voglio dire e' che il malessere comunica un'aspirazione a qualcosa di diverso.
    Qualcosa che sta a me realizzare, ed è quella la mia "missione" esistenziale.

    Il fatto che io posso immaginarlo non significa che io posso con certezza realizzarlo (purtroppo), però significa che per me è importante e ha senso vivere in quella direzione, immettere quel tipo di contributo nella realtà.
    Questa consapevolezza e' già una notevole conquista, perché do importanza alla mia verità.

    Concretamente, per me realizzarmi significa (in ordine di priorità):

    1.fare delle proprie passioni l'attività principale (o secondaria se non si riesce a mangiarci, ma non privarsi di quello spazio). Non ci sono ancora riuscita: del mio lavoro mi piace la possibilità direi infinita di migliorare le mie competenze, odio molti altri aspetti; ho rinunciato al sogno di cambiare lavoro ma mi sto avvicinando ad una condizione in cui per vivere dignitosamente potrò' lavorare molto meno. Questo mi consentirà di soddisfare il mio bisogno di dedicarmi ad altro. Per arrivare a questo ho dovuto selezionare con molta onestà ciò di cui ho davvero bisogno per stare bene e devo quindi salvaguardare, e ciò che sicuramente in futuro non potrò permettermi, ma non mi importa.

    2. circondarsi di persone stimolanti (allontanare le altre) con le quali condividere interessi e progetti; ora...va detto che le persone "stimolanti" non le trovi dietro l'angolo, che spesso si rivelano delusioni e soprattutto che una persona magari e' stimolante 5 minuti davanti a un caffè, di più o troppo spesso no...insomma basta saperlo e selezionare non solo le persone ma soprattutto cosa ci fai insieme, e prendere di volta in volta ciò che di buono quel rapporto può offrire senza restarci male.

    3. coltivare un affetto importante (trovarlo se non lo hai ancora incontrato). Io sono sposata e molto felice del mio rapporto, ma non è che ho trovato l'uomo perfetto, anzi ogni tanto mi capita di non sopportarlo proprio, però la bilancia in termini di tolleranza reciproca, sostegno, progettualità, fiducia e coccole e' in pari, mi sento fortunata.

    E comunque nessuna persona/situazione e' davvero buona, ne' davvero cattiva, molto dipende dalla qualità della nostra interazione.
    A volte prendo atto del fatto che non c'è quello che cerco, che vorrei ricevere, allora lo porto io dentro la situazione, offro io all'altro.
    Incluso la capacità di voltare pagina, con il cuore leggero (senza rancori e malesseri, ma semplicemente mettendo una sana distanza) quando è necessario.
    Mikialexander_popeIcaro89NemoiMoodrondinella61wolfgangAJDaisy
    Post edited by yugen on
  • Icaro89Icaro89 Colonna
    modificato October 2015 Pubblicazioni: 1,223
    kokorozashi ha detto:

     il malessere comunica un'aspirazione a qualcosa di diverso.
    Qualcosa che sta a me realizzare, ed è quella la mia "missione" esistenziale.

    Il fatto che io posso immaginarlo non significa che io posso con certezza realizzarlo (purtroppo), però significa che per me è importante e ha senso vivere in quella direzione, immettere quel tipo di contributo nella realtà.
    Questa consapevolezza e' già una notevole conquista, perché do importanza alla mia verità.

    Trovo ora un po' di tempo per risponderti e ringraziarti per queste parole. Mi piace molto la serenità lucida con cui scrivi.

    Riflettevo su cosa mi facesse fremere in quel modo, quando scrivevo di me e della mia vita.

    Probabilmente è una constatazione da brividi: quella secondo cui, in fondo in fondo, siamo veramente, irrimediabilmente soli nel momento in cui decidiamo riguardo a noi, pensiamo al nostro futuro e costruiamo il nostro presente. E' una constatazione stupida. Eppure mi fà impressione. Probabilmente (ed è questa una delle ragioni più profonde che continuano a farmi ritenere neurodiverso) è qualcosa che ha a che fare con la negazione dei fondamenti del pensiero infantile: quello di credere di essere inseriti in un sistema, in un meccanismo che ti assicura protezione e ti indica la strada da seguire, finché ne rispetti le regole basilari.

    Non è così, non è assolutamente così. La mente spaventata di un neurodiverso bambino o adolescente può trovare rifugio temporaneo nella conformazione a schemi comportamentali o addirittura mentali "esterni", preconfezionati, o comunque ricostruiti sulla base di statistiche e medie aritmetiche. Ma questa è un'operazione artificiosa per salvarsi temporaneamente dalla paura di non sapere cosa fare, come fare. E' una soluzione di ripiego, un piccolo salvacondotto per raggiungere l'età adulta in una società rigorosamente neurotipico-centrica.

    Però dopo non funziona più. Bisogna fare i conti con la realtà. Con l'imperfezione degli altri, di tutto. Con la follia degli schemi comportamentali che fino ad allora si erano ritenuti giusti, o "forzatamente giusti" in mancanza d'altro, perlomeno come ancora di salvezza di fronte alla paura di non sapere come comportarsi. E poi ci si accorge di come la razionalità sia incredibilmente, irrimediabilmente limitata e fuorviante. Di come affidarsi alla pura speculazione logico-intellettiva, da strumento di rifugio e sicurezza, si riveli in realtà una trappola estraniante che si ritorce contro di te.

    Perché la ragione riesce a dirti ciò che è giusto fare. Ma il concetto di giusto prescinde dal fatto che tu sei, volente o nolente, un essere umano. MEntre tu puoi fare fintaquanto vuoi, ma non ne potrai mai prescindere.
    rondinella61Mikiyugenwolfgangsilvia78Zenzero
    Post edited by Icaro89 on
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,732
    @Icaro89
    Io ti parlo da persona che il suo posto nel mondo non l'ha trovato, ma se lo sta letteralmente costruendo, con fatica, ma anche con piacere.
    Penso che seguire i propri interessi sia importante, gli unici momenti di vera depressione che ho avuto non sono stati il divorzio dei miei genitori, le violenze, l'esclusione sociale, 5 anni di bullismo di quelli peggiori, la diagnosi di mia figlia, o tante altre cose che volente o nolente mi avrebbero potuto spezzare; i momenti peggiori sono quelli in cui non avevo nessun interesse che mi assorbisse. E' stato quando avevo perso l'interesse per l'astrofisica e i computer prima di trovare quello per i sistemi complessi, è stato quando il lavoro ha perso ragione di essere prima che trovassi l'interesse per l'autismo.
    Da più giovane sia per convinzioni etiche (sbagliate) sia perché avevo paura del mio assorbimento e di non riuscirlo a gestire, avevo desiderato una netta divisione tra interessi/hobby e lavoro. Il lavoro doveva essere fatica, non piacere e doveva essere un piacere non lavorare!
    Ammetto, aveva ragione mio padre e ora seguo il consiglio. Il lavoro migliore è quello sul tuo interesse, è l'unico modo per essere felici quelle 8 ore al giorno che sono la metà della nostra vita. L'altra metà sono gli affetti.
    L'amore sono solitudini che si incontrano. Ma l'amore è anche molto di più.
    Spazio Asperger è anche questo per me, mi permette di aiutare le persone e quando aiuto gli altri il mondo acquisisce significato e non mi sento più solo. E' buffo. Ancora oggi se vado ad una cena di lavoro, anche tra ricercatori, mi sento un po' un pesce fuor d'acqua, mi sento imbarazzato, mi sento il bambino che passa la serata vicino al buffet. Però quando sono impegnato nell'aiutare qualcuno, cambia tutto. E si, buona parte dei miei amici sono AS, non li scelgo apposta, sono loro che scelgono me!
    Domitillarondinella61AJDaisyyugenmandragola77EuniceValentaIcaro89amigdalachocolatsilvia78
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
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