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Una mia teoria: i disturbi della personalità come mancata comprensione dell'autismo nel mondo NT

Una persona a cui voglio un bene immenso ha, in famiglia, una persona che ha dei disturbi della personalità.

Oggi, ho impiegato 4 ore per scrivere una cosa per lei, con precisi riferimenti bibliografici e scientifici, per spiegarle come i disturbi della personalità siano uno "spettro", come siano declinabili in moltissime forme, come non sia giusto, ad esempio, dire di una persona: "E' borderline... è antisociale... ha una disregolazione emotiva...".

Chi ha disturbi della personalità si inserisce in una condizione in cui quasi ogni coordinata di questa parte di noi muta, diventa fragile, instabile, opaca. E dare una sola etichetta è, forse, sbagliato. Di una persona che ha un problema di personalità, possiamo dire che, in minima parte, ogni aspetto di questa non è più un punto fermo, una costellazione che puoi considerare e di cui puoi dettare le regole nell'astronomia stessa dello spirito umano.

Citando settantatré studi, mi sono ritrovato a scrivere una cosa.

Cioè: che i disturbi della personalità si affermano quando l'autismo, nei suoi molteplici modelli, entra nella società neurotipica e non è da questa compresa, accettata, capita, interiorizzata.

L'autismo, in sé, è una mancata integrazione delle funzioni psico-sociali, quelle funzioni intrapersonali e interpersonali che ci permettono, lungo tutta la nostra vita, dalla culla, alla terza età, di costruire relazioni significative.

Le persone autistiche, nel continuo sforzo di elaborare le funzioni psico-sociali, alle volte sviluppano doti intellettive straordinarie. Se questo accade, in alcuni casi, riescono ad acquisire dei modelli che s e m b r a n o funzionare.

Questi modelli psico-sociali non interiorizzati, inseriti nella NT-Society, nella società neurotipica, provocano reazioni contraddittorie.

In parte, gli Nt non comprendono il percorso che ha portato la persona autistica ad elaborare schemi psico-sociali non compresi e, quindi, etichettano la persona neurodiversa come neurotipica portando quest'ultima a dover gestire la personalità con risorse limitate... come se l'anima fosse una ragazza cieca in una foresta di lecci in una Russia del primo novecento.

In parte, gli Nt capiscono perfettamente il percorso di esclusione, sentono 'a pelle', che la persona è autistica e quindi elaborano numerose strategie per integrarla non risolvendo però il problema primario - l'autismo - di cui non abbiamo una soluzione.

Provo a fare un esempio: supponiamo che una persona abbia un disturbo di personalità di disregolazione emotiva di tipo Borderline.

Supponiamo che sia un ragazzo, che abbia ventidue anni, che faccia uso di droghe, che scappi di casa. E' magrissimo, le braccia sono piene di tagli, veste di nero, frequenta le comunità dark-punk della città. Ha un cane da cui non si separa. Ha crisi di pianto, di panico. Si mangia le unghie. Parlando, si nota il pensiero iperstrutturale binomico: tutto è bianco, tutto è nero; le persone sono amici o nemici; una cosa è vera o è falsa e, parlandoci, sa argomentarlo perfettamente. Mangia molto poco. E' uno straordinario conoscitore della musica barocca, sa intrattenerti per due ore sulle teorie matematico-armoniche di Rameau e sa spiegarti come Bach conoscesse queste teorie e come abbia elaborato molta parte della sua musica utilizzandole e come sia sopravvalutato... E' un ragazzo che - in teoria -studia fisica all'Università. Ma non ci va, si sente escluso, non riesca a sedere in aula, gli manca "Stiddy", il suo cane. Ed è un male: ha un q.I. sui campi di astrazione e di funzioni di conto, semplice e complesso, straordinarie.

Di questa persona, sapendo i tentativi di suicidio (due), vedendo i tagli sulle braccia, approfondendo le relazioni famigliari, effettuando una analisi cognitivo-comportamentale, dici che è Borderline.

Ti appare evidente.

E magari cosa fai? Gli dici: "Sai ti consiglio di fare una Schema-terapy"... così e così.

Oggi...riflettendoci... ho capito che non è così.

All'origine dei tagli, dei legami famigliari, ci sono veramente degli schemi comportamentali.

Pure mi sono chiesto: come nascono?

Da cosa nascono?

Da questa domanda, mi è apparso molto evidente che l'autismo ha due grandi difetti: la mancanza di flessibilità (mancanza della capacità di mutare strategie) e la mancanza di adattamento dei comportamenti (che sono presenti ma non congruenti) alle circostanze.

La persona autistica "pura" è una persona che mette in campo una strategia (immagina cioè un percorso di vita), inizia ad attuarla attingendo ad un repertorio di comportamenti, e prosegue fino alla fine.

Un esempio, sono le società agricole dei Samurai. Che furono spazzate via, dalle società urbane giapponesi e dalle loro strategie militari e dai loro comportamenti.

Una persona autistica 'pura' è un conservatore ad oltranza. Una persona che sembra uscita da un'altra epoca o da un'altra dimensione.

Nei fatti: la persona del mio esempio - che non è ciò che sta accadendo a questa persona a me carissima, nel suo caso parliamo di una ragazza con altri problemi e la sua privacy è sacra - dunque, dovrebbe avere un autismo primario.

Alcuni suoi aspetti... il pensiero iperstrutturato, il non voler cambiare strategia comportamentale, il non cambiare mai identità, le capacità cognitive altissime nel campo dell'astrazione, della progettazione, delle decisioni, il modo particolare di parlare, il legame affettivo con un animale, la difficoltà di costruire relazioni sociali significative omnia directa, il profilo sensoriale (tra cui il rapporto con la luce e il dolore), una ricostruzione particolare dell'infanzia, mi mostrano come, sullo sfondo, ci sia una forma di autismo.

In questo modello, io trovo un paragone con la persona a me carissima.

Ciò che penso dell'autismo è questo: sono un sostenitore della teoria del "fragile brain".

Non so qui a difenderla.

Diciamo che è un qualcosa di naturale, una difficoltà che è sempre esistita, che è genetica, che non può essere modificata.

Diciamo che sono perfettamente convinto che la 'fronte' delle persone autistiche sia alta.

Queste, ovviamente, sono mie opinioni personalissime e non scendo nel particolare...

Ciò che vorrei dire e ricordare e farlo qui mi aiuta è questo: io vedo in ogni persona che ha un disturbo della personalità una persona autistica che la società neurotipica non ha compreso e accolto.

§

Esattamente: ci sono autistici, soprattutto di sesso femminile, che riescono perfettamene a far credere agli Nt di essere come loro.

Solo che i problemi arrivano e gli Nt chiamano quei problemi "Disturbi della personalità".

§

Scritto questo... trovate le argomentazioni... mi sono poi accorto di una cosa.

NON SONO UNO SCIENZIATO.

Non sono nulla.

Non ho alcun diritto di parlare di scienza con una persona che soffre e allora... allora le ho scritto un messaggio 'empatico': più che della mia t e s t a... ho parlato del mio c u o r e.

Ho detto ciò che provavo, il dolore, la partecipazione, la paura.

Ho cancellato tutto.

Però, questa ipotesi... non voglio che vada persa.

La lascio qui.

§

Anche perché qui, una persona @wolfgang fa una ricerca bellissima al riguardo.

E forse può essere una delle risposte possibili alla sua domanda: "Perché le donne autistiche non vengono riconosciute?".

Non so se questa teoria esiste: io l'ho ricostruita per micro-frammenti e articoli scientifici.

Ma non ho trovato un autore che dicesse in modo chiaro questa mia idea.

§

Sto scrivendo da trentanove minuti.

Mi scuso con voi... però aver scritto questo post, mi ha fatto bene.








MalinalliNemochocolatEstherDonnellyValentaPhoebewolfgangchandrafriedenresetMariAlberi
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Commenti

  • Giovanna78Giovanna78 Membro
    Pubblicazioni: 17

    ciao io sono stata diagnosticata all'eta di 37 anni.

    questo per dire che e davvero difficile diagnosticare le donne nello spettro autistico.

    da bambina sono stata portata a fare terapia e addirittura da un otorino perché pensavano fossi sorda .

    l'infanzia e stata molto difficile , per gran parte rinchiusa nella mia stanza finche nell'adolescenza ho iniziato ad emulare le mie coetanee e se questo da un lato mi ha dato la possibilità di essere accettata dagli altri ...dall'altra parte mi ha generato grande stress ed'ansia.

    Ancora oggi mi genera grosse difficoltà, bisogno di stare da sola per recuperare le forze.

    emulare comportamenti per me è facile , so bene cosa devo dire e fare , il problema e che dopo un po' esplodo e tutto il mio essere viene fuori e l'unica cosa che voglio fare e nascondermi in un posto tranquillo lontano da tutto e tutti.

    TormalinaNeraCharade
  • chocolatchocolat Veterano Pro
    Pubblicazioni: 455
    @Pavely se ho capito bene:  tu sostieni che dietro ogni disturbo di personalità ci sia (ci possa essere?) un autistico non diagnosticato. E che questo potrebbe essere tanto più vero per le donne che ottengono, più spesso degli uomini, diagnosi in età avanzata. E' così?
  • AJDaisyAJDaisy Pilastro
    modificato November 2015 Pubblicazioni: 10,665
    Sono ancora meno scienziato di te e sicuramente meno informato sull'argomento, tuttavia il tuo ragionamento non mi convince (scusa se tralascio tutta la parte del discorso di carattere emotivo, ma siamo in "teorie e ricerca"): l'esempio che fai può far intendere che si tratti di una persona AS con comorbilità borderline, ma ci sono persone borderline che non hanno alcun tratto AS. Scusa anche se sintetizzo molto, volevo andare stretto al punto.
    Scomodo @wolfgang , perché la cosa mi incuriosisce un po'.
    WandaMalinalliamigdalawolfgangAntonius_BlockPhoebe
    Post edited by AJDaisy on
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    chocolat ha detto:

    @Pavely se ho capito bene:  tu sostieni che dietro ogni disturbo di personalità ci sia (ci possa essere?) un autistico non diagnosticato. E che questo potrebbe essere tanto più vero per le donne che ottengono, più spesso degli uomini, diagnosi in età avanzata. E' così?

    No, non sono stato capace di spiegarmi.

    Io sto dicendo che l'autismo è una condizione naturale, difficilissima da vivere.

    Le persone autistiche entrano nella società con la propria identità: alcuni riescono a cambiare, acquisire tantissimi aspetti NT - ci sono Autistici che guidano, amano, si sposano, lavorano... - altri non ci riescono.

    Entrambi gli insiemi, però, sono e rimarranno sempre autistici. La mia idea di fondo è questa: nel primo campo, gli autistici che hanno acquisito schemi NT, abbiamo persone che fanno c r e d e r e di essere normali e il mondo, la società, li determina come tali.

    Pure, la differenza esiste: non è compresa dalla persona, non è compresa dalla società (double talk). Questo doppio 'errore' porta alla formazione della personalità partendo da una base psico-sociale carente con la caratteristica di creare la personalità stessa in modo "deformato": è come se tu avessi una pianta che cresce bene in un suolo arido (autismo) - metti un Cactus - e la trapiantassi un un suolo umidissimo. Il Cactus potrebbe morire e la sofferenza che vedresti sarebbe, appunto, il 'disturbo di personalità'.

    L'errore non sta nella formazione della personalità - è questo un percorso naturalissimo in ogni essere umano - ma sta in ciò che origina la personalità stessa... il punto di partenza, l'embrione della personalità.

    Ora: la società attribuisce senza ombra di dubbio caratteristiche 'autistiche' alle donne.

    Cioè: la società neurotipica non ha problemi a dire di una donna: "E' autistica". Molti tratti dell'autismo - il silenzio, la progettualità, l'affidabilità, la capacità di raccogliere informazioni - appartengono alla femminilità.

    Gli uomini in realtà odiano nelle donne la presenza di un'elevata flessibilità o la capacità di mutare comportamenti: la donna, agli occhi di un uomo "non progredito", deve essere costante, affidabile, non deve essere capace di manipolare, non deve avere, cioè, un pensiero strategico formato pienamente: questa richiesta 'illude' l'uomo di poter controllare la donna.

    Molte donne, quindi, aderiscono allo schema autistico e sono 'premiate' dalla società Nt con l'inclusione. In realtà, però, qui, abbiamo il problema di una donna che è assolutamente c o n v i n t a di essere Nt.

    Non riesce a v e d e r s i come autistica e anche se ci riuscisse non capirebbe come ogni Personalità discenda dalle facoltà Psico-sociali: dal modo che abbiamo di socializzare, di creare relazioni, di interagire con gli altri.

    §

    Sto dicendo che c'è una successione: l'intelligenza.

    Dall'intelligenza, la socialità.

    Dalla socialità, la personalità.

    L'intelligenza ti rende unico e ti permette di vedere il mondo... di capirlo... di indagarlo... Chi è intelligente ama le discussioni intellettuali, gli argomenti alti (come la filosofia...).

    Pure: per socializzare, occorre 'oscurare' l'intelligenza. Occorre, cioè, s e m b r a r e stupidi. Essere capaci di dire barzellette, fingere di non capire, scherzare sulle persone, essere capaci di umorismo.

    Le barzellette, come non sense, non hanno logica e privandosi della logica fanno ridere...

    Nella socialità, nella 'giovialità', poi, si enuclea la personalità. Che è la s i n t e s i di intelligenza e socialità. Ed è una cosa bellissima.

    §

    Sto dicendo che le donne non riescono a vedersi come autistiche.

    Farlo, per loro è difficilissimo perché la società, contrariamente agli uomini, accetta le donne così come sono.

    Difficilmente, le rifiuta.

    Spesso, le protegge.

    (Così come protegge i bambini piccoli che nascono).

    §

    L'errore di non capire la propria identità, porta le donne autistiche ad una grande sofferenza...

    E a sviluppare disturbi della personalità.

    §

    Ma il ragionamento di fondo... intelligenza-socialità-personalità collocando l'autismo nel secondo passaggio... vale sia per gli uomini che per le donne.

    Solo che gli uomini vengono accettati nella società in modo più critico.

    Si invertono i termini della questione: nell'uomo abbiamo una persona che sa di essere autistica e che vuole essere Nt e - inconsciamente - inganna la società.

    Che percepisce la differenza (come nel mio esempio) e rifiuta l'uomo stesso.
    rondinella61giovannachocolatSemir78NemoMariAlberiPiero
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    AJDaisy ha detto:

    Sono ancora meno scienziato di te e sicuramente meno informato sull'argomento, tuttavia il tuo ragionamento non mi convince (scusa se tralascio tutta la parte del discorso di carattere emotivo, ma siamo in "teorie e ricerca"): l'esempio che fai può far intendere che si tratti di una persona AS con comorbilità borderline, ma ci sono persone borderline che non hanno alcun tratto AS. Scusa anche se sintetizzo molto, volevo andare stretto al punto.
    Scomodo @wolfgang , perché la cosa mi incuriosisce un po'.

    Io sono profondamente convinto che un autistico, ad esempio, possa essere perfettamente - sulla c a r t a - borderline o sofferente di qualsiasi altro disturbo della personalità.

    Ciò che però voglio dire è questo: il disturbo della personalità - se la persona o la società non sanno dell'autismo - è una c o n s e g u e n z a delle funzioni sociali: del modo che abbiamo, cioè, di relazionarci e di interagire con gli altri.

    Socialità e personalità sono due cose differenti.

    E conseguenti.

    Cioè: io credo che la socialità produca personalità.

    E dato che la "carenza" di socialità è l'autismo, quindi, questa condizione produce un qualcosa - i disturbi della personalità - che possono sussistere se gli attori sociali non prendono coscienza di ciò che sta accadendo.
    giovannafriedenaang91
  • MalinalliMalinalli Veterano Pro
    modificato November 2015 Pubblicazioni: 587
    Sono quelli che nella letteratura scientifica si definiscono forme di adattamento disfunzionali. Che in effetti possono manifestarsi come disturbi della personalità. Se ho capito bene.
    Ho provato a tradurre.
    Curioso che tu abbia usato l'esempio del cactus. È quello che uso anch'io (in alternanza con la pianta carnivora coltivata su un terreno calcareo). Lo uso da anni, da molto prima di sentir parlare dell'Asperger.

    Non credo, però, che la società accetti le donne autistiche così come sono. La mia carenza di socialità è sempre stata motivo di preoccupazione e di forti critiche in famiglia. È stata una colpa, un problema.
    Proprio dalle donne ci si aspetta che siano esperte di socialità, che questa sia una dote naturale, l'essenza stessa della femminilità. Io avevo e ho questo lato materno. Da piccola raccoglievo le rondini ferite per curarle. Riuscivo a salvare piante malate, mettendoci il massimo impegno. Ma questo non ha niente a che fare con la socialità che si pretende da una donna e che forse ha a che fare con il campo del potere e della sessualità.

    L'unica persona che mi ha sempre accettata così come sono e che ha compreso la vera natura di certi comportamenti (pur non sapendo definirla) è mio marito.
    Nemmeno mia madre mi ha accettata e compresa pienamente.
    Ora, tu dici, alcuni riescono a sembrare nt, ad adattarsi. Non credo sia possibile. Il rapporto che ho con mio marito funziona proprio perché nella pratica, nella nostra vita quotidiana, c'è una sottile ma profonda differenza dalle coppie nt.
    Anche nel lavoro, io credo che chi riesce ad evere una carriera, non si maschera da begonia, ma ha semplicemente trovato una bella veranda assolata e arieggiata che riproduce il clima del deserto.
    Io non penso che sia possibile utilizzare a lungo quelli che definisci schemi nt. Lo stress sarebbe insostenibile.

    Io credo che l'ambiente sia fondamentale. Se tu, Pavely, sei un cleistocactus che ha vissuto per anni su un balcone esposto a Nord, in pianura padana, è comprensibile che non sia riuscito a produrre i bellissimi fiori purpurei. Ma spostandoti a sud, qualche fiore è nato.
    Non saremo mai come i cleistocactus che crescono rigogliosi nelle Ande.
    Ma non è che ci si può trasformare in begonie. No, è impossibile.
    ValentaAmelieMikiSveztarondinella61chocolatSemir78alexander_popeIraniaEowynwolfgang
    Post edited by Malinalli on
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    @Malinalli vedi... ancora una volta non riesco ad esprimermi.

    Non sto dicendo, credimi, che delle persone autistiche possano adattarsi o che ci riescano.

    Se fosse possibile, davvero, per un autistico adattarsi alla società neurotipica io non avrei mai e poi mai detto pubblicamente di esserlo.

    Sto tentando di dire che alcune persone autistiche si avvicinano alla società neurotipica.

    Quando questo accade sia la persona, sia la società, dovrebbero prendere consapevolezza di quanto sta accadendo... ma, in alcuni casi, ecco, non accade.

    A volte, la società neurotipica si s b a g l i a. E questo succede - purtroppo - nei casi di Asperger e di Autismo ad alto funzionamento. La società neurotipica si sbaglia perché non conosce questa forma di autismo e le persone stesse, poi, non ne hanno una cognizione profonda.

    §

    In alcuni casi, questa duplice "incomprensione" porta a schema maladattivi: si vede la nascita dei disturbi della personalità.

    Da una cosa "singola" - l'autismo - come se questo fosse un seme... nasce l'albero dei disturbi della personalità. Osservarlo, è qualcosa di doloroso.

    Io penso che esistano forme di autismo corrispondenti ai disturbi della personalità. Come se fossero uno stadio iniziale... difficilissimo.

    §

    Accantonando la questione dell'autismo femminile... ciò che a me premeva dire è questo: autismo lanciato nella società - incomprensione - disturbi della personalità.

    E' una conseguenza.

    Il fatto è che mi appare una verità... ma non riesco a trovare autori o persone che la pensino come me.

    Però non riesco a pensare che sia sbagliata.

    §

    Esattamente: io penso che se le persone e la società conoscessero l'autismo i disturbi della personalità si risolverebbero.

    Ora: io ne sono certissimo.

    Ma è come una teoria... qualcosa che non è mai stato dimostrato da nessuno.

    (E fare una ricerca, in tal senso, costerebbe tanto).
    Malinallialexander_popeSveztawolfgangNemofriedenPiero
  • MalinalliMalinalli Veterano Pro
    modificato November 2015 Pubblicazioni: 587
    Ricapitolando, nella parte relativa ai disturbi della personalità trovo molto interessante la tua teoria e la condivido. Nella parte relativa ad autismo e femminile no, e tenterò di spiegare meglio perché.
    La prendo un po' alla larga.

    Per due anni ho avuto quello che si chiamerebbe un interesse ristretto. Ne parlavo a chiunque. Non riuscivo a pensare e a discutere d'altro. È il caso di Robert Thompson e Jon Venables, due ragazzini di dieci anni che uccisero un bimbo di due. Allargai il campo solo a un caso simile, quello di Mary Flora Bell, che fu processata a 11 anni per aver ucciso due bambini di 3 e 4 anni.
    Ciò che fece scattare la scintilla della mia ossessione, presumo, fu l'illogicità della reazione della gente. Quando i due bambini furono portati in tribunale, la folla gridava: "Bisogna impiccarli. Non si uccidono i bambini". Era talmento illogico che dovevo trovare una spiegazione. Studiando questo caso, pensavo, avrei compreso come pensavano gli altri (i neurotipici, ma allora non pensavo in questi termini).
    Jon Venables e Robert Thompson, nonostante l'evidenza biologica, non erano più considerati bambini. Tanto più era estromessa dall'infanzia Mary Bell, che aveva l'aggravate di essere di sesso femminile. Un'assassina bambina e femmina era inconcepibile e inaccettabile.
    Questi delitti nella concezione vittoriana dell'infanzia assumevano una gravità particolare. Erano un attentato alle forme mitiche e archetipiche di quella cultura (intesa come socialità, credenze comuni).
    C'era una logica in quel grido della folla. "Impiccate quei bambini perché non si uccidono i bambini" era "Impiccate quei mostri quegli anti-bambini, quelle negazioni viventi della nostra idea dell'infanzia, perché non si uccidono i bambini".

    La donna è socialità. La donna è sempre stata, in tutte le culture, la massima esperta di socialità, colei che accudiva i bambini e gli anziani, che intratteneva i rapporti con i vicinato, che aiutava il marito negli eventi sociali. Una donna autistica è inconcepibile come un bambino assassino.
    Infatti, alcuni "esperti" ancora credono che l'autismo sia solo maschile oppure non riescono a identificare l'autismo nelle ragazze.
    Cosa fa una bambina nata autistica? La sua stessa esistenza è negata. Non può essere compresa, non può essere accettata. O muore o, per sopravvivere, deve negare se stessa. Quando capisce di essere diversa dalle altre bambine e quando tutti continuano a non vederla per come è, perché le femmine non sono e non possono essere come lei, autistiche, può convincersi di essere un maschio, in realtà. E da qui le presunte disforie di genere.
    Non è concepibile che una donna sia autistica. Se lo è, non è una donna. Perché l'essere donna, da millenni, si identifica con l'essere sociale. Da qui anche la teoria del cervello maschile di Baron Coen, che parte dallo stesso pregiudizio.
    Valentarondinella61Mikialexander_popePavelySveztawolfgangNemofriedenAntonius_Block
    Post edited by Malinalli on
  • MalinalliMalinalli Veterano Pro
    modificato November 2015 Pubblicazioni: 587
    Ho scritto il precedente messaggio non avendo letto il tuo ultimo. Ora ho capito e confermo che trovo quella parte molto valida e interessante.
    Anch'io penso che i disturbi di personalità, nell'autismo, nascano da come la persona autistica cerca di adattarsi e comprendere l'ambiente.
    Esempio: i cambi rapidi di umore possono dipendere dal pensiero dicotomico, per cui una piccola cosa, un particolare può farti precipitare nella disperazione quando un secondo prima tutto era sole e ragione.
    alexander_popeSveztawolfgang
    Post edited by Malinalli on
  • SveztaSvezta Veterano
    Pubblicazioni: 116
    @Pavely, ho riflettuto su ciò che hai scritto e credo di essere in buona parte d'accordo.
    Provo a scrivere quello che ho pensato e vorrei portare la mia esperienza come esempio.

    La questione della comorbidità dell'autismo con i disturbi di personalità secondo me è più complessa rispetto a quella che riguarda altre condizioni (es. disturbi di ansia e dell'umore, sui quali molto è stato detto e molto avrei da dire, ma non è questo il contesto).

    La personalità di ogni individuo è unica e complessa e si forma in base alle esperienze vissute.
    L'autismo è profondamente intrecciato alla personalità di una persona, caratterizzandola su tanti aspetti diversi, che vengono vissuti in maniera unica per ogni persona, a seconda del proprio modo di sentire, dei processi mentali, del contesto e delle relazioni con il mondo esterno.

    Ovviamente è possibile che una persona autistica possa sviluppare un disturbo di personalità, dato che dal momento in cui la propria personalità va formandosi si trova ad affrontare una serie di oggettive difficoltà.
    Una persona autistica potrebbe sviluppare alcuni tratti di un disturbo di personalità per via di un errata interpretazione delle risposte esterne e del proprio mondo emotivo, per cui si crea la percezione che enfatizzare un certo aspetto possa in qualche modo portare protezione nei confronti dell'esterno oppure possa essere in grado di sopperire ad alcuni deficit o possa dare una sensazione di maggior controllo sulla realtà.
    Questo può accadere anche per imitazione, se la persona magari individua il proprio punto di riferimento in una persona con un disturbo di personalità.

    Queste caratteristiche possono diventare anche molto significative,ma credo che il fulcro di questi problemi resti sempre l'autismo, non credo si possa mai mettere in secondo piano questo aspetto.

    E' vero che dei clinici non esperti (e magari superficiali) possono confondere l'autismo per un disturbo di personalità (è successo anche a me), ma credo anche che una persona autistica, pur con un disturbo di personalità, sia essenzialmente diversa da una persona neurotipica con lo stesso disturbo.

    Durante la mia adolescenza credo di aver avuto ad un certo momento un fase analoga.
    Per una serie di circostanze avevo individuato come punto di riferimento una persona che soffriva di una di una forma (poi diventata molto severa) di disturbo di personalità.
    Quell'inclusione alla quale ti riferisci quando parli delle donne autistiche io non l'ho vissuta e non la stavo affatto vivendo in quel momento.
    L'unico accenno (totalmente disfunzionale, ma io non avevo i mezzi per capirlo) di inclusione l'avevo da questa persona, che riconoscevo essere estremamente differente da me. Ma era comunque una persona con evidenti (seppur diversi) problemi, quindi da questo punto di vista simile a me che riceveva dall'esterno una maggiore inclusione di quanta ne ricevessi io.

    Quindi mi sono trovata ad imitare alcune delle sue caratteristiche nel tentativo di ottenere maggiore inclusione sociale, e non essendo in grado di cogliere la maggior parte delle sfumature, imitavo solo quelle caratteristiche a me evidenti, cioè quelle disfunzionali, espressione del malessere di questa persona.
    Anche perché il malessere era ciò era più evidente nella mia vita, ciò che percepivo sopra tutto il resto, soprattutto in quel momento.

    Nonostante questo ho continuato a sentirmi profondamente aliena, diversa da lei, da tutti.
    Sapevo di star portando avanti una finzione, ma non potevo dirlo a nessuno. Sono stata classificata in molti modi da chi mi stava intorno, e chissà quale diagnosi avrei ricevuto se fossi stata seguita da un clinico.
    I miei tentativi di imitazione erano comunque alquanto goffi, e gli esiti di essi erano per la maggior parte tutt'altro che positivi, l'inclusione non arrivava, anzi mi sono ritrovata da sola con la personalità a pezzi,arrabbiata, triste, senza controllo. In quel momento non ho potuto fare altro che portare all'estremo quelle caratteristiche disfunzionali, nel tentativo di distruggere la mia vera personalità, il mio modo di essere.

    Ad un certo punto mi ero illusa di esserci quasi riuscita, poi dopo qualche anno sono scoppiata, anzi implosa. E' stato un bene perché stavo vivendo molto male.

    Certe cose sono andate via, sicuramente hanno lasciato un segno ma non ci sono più.
    Il mio autismo invece c'è e ci sarà sempre, è partito tutto da lì e lì è tornato.
    E' ciò che mi caratterizza, fa parte della mia personalità insieme a tante altre cose.

    Non ho mai avuto la sensazione di essere come gli altri, mi sentivo molto diversa e dato che era una sensazione così profonda e pervasiva, quando sono venuta a conoscenza dei disturbi di personalità me li sono studiati molto attentamente. Non sono riuscita a riconoscermi in nessuno.
    Nonostante credo di aver manifestato per un periodo le caratteristiche di uno di essi, ciò che succedeva dentro di me era molto diverso e l'ho sempre saputo.
    MalinalligiovannaAJDaisyMikiSemir78alexander_popewolfgangfriedenriot
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