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Genitori ed educazione

Mi rivolgo soprattutto agli asperger (anche con autodiagnosi o che hanno anche solo tratti aspie) e ciò che mi chiedevo è: sospettate che i vostri genitori siano aspie?
Pensate o avete effettivamente notato un metodo educativo diverso dagli altri genitori?
È una considerazione forse un po' banale, ma riflettevo come mia madre mi somigli e come abbiamo in comune proprio quei tratti che dovrebbero collocare me nello spettro autistico.
E ho notato come la sua educazione fosse diversa da quella di mio padre. Mio padre spingeva a socializzare anche in un certo senso buttandoci nell'arena (ossia premeva affinché avessimo a che fare anche con coetanei con cui non andavamo palesemente d'accordo). Mia madre si accontentava dei pochi amici che avevamo, privilegiando la qualità alla quantità. Non aumentava l'ansia che già avevo non riuscendo a stringere amicizie ma cercava di avvalorare quelle presenti.
Credo che fosse dispiaciuta di queste difficoltà ma credo allo stesso tempo che capisse che premere ulteriormente fosse inutile.
ValentaIggyBlueSaturnalexander_popechandraWBorgSirAlphaexaDoorBlind

Commenti

  • CorocottasCorocottas Pilastro
    modificato December 2015 Pubblicazioni: 1,322

    Mia madre certamente non è Aspie.

    Mio padre non so se sia Aspie, ma certamente ha una sorta di doppia
    personalità, come il dottor Jekyll e mister Hyde, e questo suo tratto ha completamente condizionato ogni aspetto della mia vita finché sono vissuto con
    loro, e continua parzialmente a condizionarmi ancora oggi. Poteva minimizzare,
    o addirittura elogiarmi, per qualcosa per cui credevo si sarebbe arrabbiato, o
    menar le mani per una cosa innocente detta per scherzo.

    Somiglia al classico stereotipo del padre alcolizzato, che quando non beve è
    una persona normalissima, ma poi torna a casa e diventa impulsivo e manesco.
    Solo che a lui non è che succeda perché beva, gli succede e basta, in qualsiasi
    momento, e questo è terribile perché è impossibile prevedere se e quando
    accadrà. Di bere beve normalmente, qualche bicchiere, ma molto raramente arriva
    ad ubriacarsi, e inoltre il bere non sembra avere un'influenza significativa
    sul suo carattere, anzi, spesso lo rende molto più spiritoso e gradevole. Come
    gli alcolizzati, quando gli passano le crisi ricorda poco dell'accaduto, spesso
    diventa affettuoso ai limiti del mieloso, inizia a fare lunghi discorsi, ma
    sempre per giustificarsi e mai per scusarsi. Chiede scusa se ti pesta un piede
    per sbaglio o se ti rovescia, per dire, l'acqua addosso perdendo l'equilibrio,
    ma se ti insulta o ti picchia la colpa, anche se non è tua, non è mai sua.

     A livello personale è la persona più chiusa e impenetrabile e meno
    comunicativa del mondo, per cui non mi è mai stato dato sapere realmente quale
    disturbo esattamente abbia, se abbia mai seguito una terapia e da quanto sia
    così. So di sicuro che ha abbandonato il lavoro quando io avevo dodici anni a
    causa di questo disturbo, che da allora ha continuato ad aggravarsi e ci ha
    portato a vivere come eremiti, isolati dal mondo esterno, chiusi in una casa
    che piano piano diventava una discarica, dove non si distingueva una stanza
    dall'altra perché ovunque era un tripudio di polvere e montagne di spazzatura,
    con giusto qualche passaggio largo 40 o 50 cm per andare da un luogo all'altro,
    e dove bisognava tenere tutto chiuso, finestre, persiane, perché nessuno
    vedesse e parlasse.

    Non funzionava niente: il riscaldamento aveva un guasto mai riparato
    (perché, a ragione, si vergognava a far entrare il tecnico in casa, suppongo) e
    d'inverno in casa c'era praticamente la stessa temperatura che c'era fuori,
    dovevamo stare nelle nostre stanze con le giacche a vento e, per dormire, ci
    mettevamo addosso tutti i vestiti per non sentire il freddo. Per lavarmi mi
    accontentavo dell'acqua gelida cui col tempo avevo fatto l'abitudine, oppure
    dovevo scaldare una pentola sul fuoco. Iniziai a soffrire di bronchite cronica, che, forse per giustificarlo, volevo attribuire solo al fatto di aver iniziato a fumare (anche se fumavo molto poco).

    Di tutto ciò la colpa era nostra, ovviamente. Era nostra la colpa se lui si
    era ammalato, era colpa nostra se se la prendeva con noi, e avremmo sofferto
    per l'eternità quando sarebbe morto e i rimorsi ci avrebbero torturato, questo
    ci diceva sempre.

    Ma difficilmente la sua furia traspariva all'esterno. Controllatissimo,
    curato nei minimi particolari, auto sempre tirata a lucido, linguaggio sempre
    misurato, in modo che nessuno potesse dir nulla. Se riveli qualsiasi cosa sulla
    nostra famiglia, diceva, faccio un macello che si legge sui giornali. Io ero
    così terrorizzato che avevo iniziato ad odiarmi da solo perché mi ero convinto
    che fosse tutta colpa mia, e quando qualcosa mi andava storto me la prendevo
    con me stesso e mi prendevo a pugni in faccia, davo testate contro mobili e
    pareti, mi stringevo un laccio intorno al collo e restavo così finché sentivo
    le forze abbandonarmi e allora mi spaventavo e con le ultime forze che mi
    restavano scioglievo il nodo e mi accasciavo sul letto e restavo così.

    Poi è paranoico, e nella sua paranoia c'è della creatività. O meglio, la
    creatività che lo caratterizzava i primi tempi, quando ero bambino ed era
    ancora una persona gradevole, ha iniziato col tempo a esplicitarsi
    nell'assurdità e inverosimiglianza delle paranoie che riesce a crearsi partendo
    dal nulla.

    Già quando eravamo piccoli, comunque, presentava diversi tratti
    ossessivo-compulsivi, come tornare indietro per controllare di aver chiuso la
    casa o l'auto pur sapendo benissimo di averlo fatto, tormentare quadri e cose
    varie  con impercettibili colpi di pollice agli angoli perché per lui erano
    sempre impercettibilmente storti, eccetera. Naturalmente con l'andare del tempo
    di quadri appesi alle pareti non ce n'erano più, perché la casa era diventata
    il letamaio che ho descritto poc'anzi, per cui il problema, almeno da questo
    punto di vista, non si poneva.

    Non usciva mai di casa se c'erano persone nelle scale o nell'ascensore, e
    non si faceva vedere da nessuno. Se occorreva, per dire, comunicare qualcosa a
    un vicino, mandava mia madre o mio fratello o me, premurandosi inoltre di dirci
    che l'incontro doveva avvenire in modo casuale, che quella persona non capisse
    che eravamo andati a cercarla apposta.

    Non salutava mai per primo e non voleva che lo si toccasse per nessun
    motivo. Toccava però moltissimo gli altri, sia per richiamarli da
    un'immaginaria disattenzione (è sempre convinto che nessuno lo ascolti quando
    parla), sia per togliere loro di dosso, da maglioni e giacche, fili, pelucchi e
    briciole che vedeva solo lui.

    I suoi simil-meltdown spesso scaturivano da episodi di pochissimo o nessun
    conto, certo correlati nella sua testa a qualcosa di ben più importante
    attraverso qualche connessione non ben chiara. I miei parenti ovviamente non
    erano immuni dalle sue improvvise impennate, e spesso non risparmiava nemmeno i
    parenti meno prossimi da accuse anche pesanti, di furto, di raggiro, a volte
    scaturite da episodi del passato che deformava e ingigantiva, spesso però
    totalmente campate per aria, apparentemente per il solo scopo di potersela
    prendere con qualcuno.

    Il fatto è che questi momenti si alternavano ad altri in cui era
    perfettamente lucido, razionale, persino afffettuoso, dimostrava
    un'intelligenza superiore alla media e anche un discreto gusto estetico e un
    attaccamento sentimentale a luoghi e persone che non ti saresti aspettato,
    conoscendolo nell'''altra'' personalità.

    Fino a qualche anno fa era la persona che detestavo più di ogni altra, era
    (insieme a mia madre, la connivente silenziosa) il principale protagonista dei
    miei incubi, lo sognavo di notte che mi picchiava senza motivo, spesso
    prendendomi di sorpresa (cosa che più di una volta ha fatto anche nella realtà)
    e spesso sognavo di poter cospargere lui e mia madre di benzina nel sonno, e
    guardarli morire ridendo. Naturalmente tutto questo durava attimi, perché subito dopo tornavo alla realtà, torturato dai sensi di colpa, come se lo avessi fatto davvero.

    Ora no, mi rendo conto che è vittima di un brutto disturbo di personalità
    (ripeto, a volte è totalmente un'altra persona e sembra non ricordarsi
    totalmente di certi episodi anche a breve distanza). Guai a parlargli di
    curarsi, perché inizia a snocciolare le varie esperienze traumatiche avute da
    bambino e da giovane coi medici (cose che possono anche essere verissime, del
    resto alla base di comportamenti del genere non possono non esserci dei traumi
    gravi).

    Il fatto è che non sono mai riuscito a vedere dolo o cattiveria nel suo
    modo di comportarsi, semplicemente esce di testa, non riesce assolutamente a
    controllarsi. Ripeto, esattamente come un alcolizzato grave, solo che non beve.

    Non gli auguro nulla di male, per carità. E' una persona sicuramente
    dilaniata da sofferenze interiori terribili. Suo padre, il nonno paterno che
    non ho mai conosciuto, abbandonò la sua famiglia nella miseria più totale
    quando aveva solo cinque anni, e sicuramente avrà avuto altri traumi che non
    racconta, perché raramente parla delle cose brutte del suo passato.

    Non riesco ad essergli affezionato. Sono contento quando non mi cerca,
    quando posso semplicemente dimenticarmi della sua esistenza. Vorrei solo che
    accadesse un miracolo, che anche lui si dimenticasse di me, che io sono nato,
    che sono esistito. Vivere lontano da lui.

    Sto cercando di farlo, tra un mese mollerò tutto ciò che in trentasei anni
    ho costruito qui, casa, lavoro e tutto.

    Andrò a Dublino, con la mia ragazza. Farò il viaggio che sognava la Evelyn
    di Joyce, che da Dublino, per sfuggire alla famiglia, voleva andare via con
    Frank, fuggire a Buenos Aires. Ma non mi fermerò sulla scaletta del piroscafo,
    non tornerò indietro dilaniato dai sensi di colpa.

    Forse tornerò tra qualche anno, e sarà tutto nuovo, cambiato, e a lui (a
    loro, ci metto anche mia madre) sembrerà di incontrarmi per la prima volta.

    amigdalaKrigerinnerondinella61chandraalexander_popeValentaIggyBlueSaturnEstherDonnellyariandataSolemandragola77
    Post edited by Corocottas on
  • WBorgWBorg SymbolAndato
    modificato August 2016 Pubblicazioni: 4,497
    I miei tratti aspie gli ho presso in dono da mia nonna. Parecchi miei zii e zie per linea materna hanno forti tratti asperger.
    Mia madre è una aspie andata male, e mio padre ha qualche tratto sparso qui e la. Niente di peggio per loro che trovarsi dei granelli di sabbia in mezzo ai loro ingranaggi di per loro non tanto fatti bene.
    L'educazione ricevuta da mia madre era impregnata di DOC, mi voleva sempre il primo in tutto, mi voleva perfettamente integrato in società, e anche se mi sforzavo comunque non era bene.
    Mio padre un eccellente meccanico, mi ha imparato le base del lavoro manuale e l'uso degli attrezzi, un bullo di natura ma anche fifone.
    Da mia nonna anche se era una donna che non sapeva leggere e scrivere ho imparato ad amare la natura, gli animali, di non avere paura, di rischiare tutto per tutto, di essere mistico, ho imparato la gioia, il dolore, e di non perdonare mai uno stupido. La sua esistenza adesso si è tramutata nella mia.
    amigdalarondinella61frieden
    Post edited by WBorg on
    Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale
  • Antonius_BlockAntonius_Block Pilastro
    Pubblicazioni: 3,524
    Mia madre è la persona meno nd che riuscireste ad immaginare: estroversa, chiacchierona, estremamente rumorosa, un tripudio di non detti, allusioni e comunicazione non verbale, maestra alle elementari, pessimo rapporto con gli animali, incapace di stare in silenzio, contraria ad ogni routine.

    Mio padre ha alcuni tratti nd, in particolare il legame quasi maniacale alle sue routine, ai suoi programmi, l'attenzione che mette ai dettagli, inoltre è un tipo molto silenzioso e riservato.
    In compenso però "ci sa fare" con le persone, da giovane era il fulcro della comunità di giovani del suo paese, per un pelo non è entrato in seminario, poi ha fatto il politico per un po', ora il medico.

    Chi guarda me vede mio padre da giovane molto più informa, ugualmente silenzioso e che ispira fiducia nelle persone. Poi mi conoscono meglio e scoprono che sotto un'apparenza simile c'è una persona totalmente diversa.
    Con mia madre invece non ho nulla in comune. Se non fosse che non si possono avere dubbi sulla madre sarebbero già venuti a qualcuno.
    amigdalafrieden
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 5,316
    Mio padre potrebbe essere aspie. É considerato da tutti, insopportabile. Vuole sempre avere ragione. Se non gli dai ragione non ti parla più per mesi. Se gli dai troppa ragione si arrabbia ugualmente perché "non hai idee" e non ti parla per mesi. Non ha mai avuto amici. Ha un umorismo che fa vergognare tutti. Non capisce i modi di dire se non i più sentiti. Quando si arrabbia diventa una furia e poi indovinate? non parla più per mesi. Da piccolo faceva come me: si chiudeva e nessuno capiva perché. Era balbuziente, oggi balbetta un po' solo se si agita molto. Sente puzza ovunque (in genere, dice che sei tu che puzzi). Nel suo lavoro è sempre stato molto preciso, ma non era amato dai colleghi per questioni caratteriali.
    Però non ha interessi assorbenti, non studia nulla, non é particolarmente brillante in qualcosa.
    Essendo molto solo, cerca compagnia a volte ma non sa gestire i rapporti con le persone e va a finire sempre male. Non é empatico, non capisce la psicologia, vede se stesso come il centro del mondo, interpreta i discorsi a modo suo.
    ValentaamigdalaSirAlphaexarondinella61eresetmarco3882
  • SirAlphaexaSirAlphaexa SymbolPilastro
    modificato August 2016 Pubblicazioni: 3,376
    Mia madre begnamina e piccola di papà di tre sorelle, coccolata ed é stata sempre poco attenta al mondo intorno. Ora é perennemente ansiosa, irritata e paranoica. Forse é l'unica che potrebbe avere tratti nd: poche amicizie (se non assenti), egocentrista, non capisce i sentimenti altrui. Forse il suo lavoro può essere un interesse assorbente, dice continuamente che preferisce lavorare che restare a casa.

    Mio padre invece era di un comportamento immaginabile, il tipo dal dialetto stretto e poca attenzione  a sè e per gli altri. Quando non ero ancora nato beveva e questo aveva causato un bel po di problemi con i genitori di mia madre. Non erano d'accordo sul loro matrimonio. Nulla in comune.

    La mia educazione invece...non saprei descriverla al massimo. Mi avevano sempre accontentato con robe materiali, insistevano nell'avere amicizie, non mi stimolavano in interessi particolari. Ero io che cercavo le cose. Col passare dei anni questi interessi ci hanno pian piano divisi...io che divento una sorta di intellettuale marcato, loro (includendo mio padre ormai morto) fissi e immobili con la loro vita, sopportando tutto senza reagire.
    Newtonamigdalafrieden
    Post edited by SirAlphaexa on
    "Chiedo rispetto dalle masse, sono un anticonformista nel comformismo"

  • EowynEowyn Veterano Pro
    Pubblicazioni: 284
    Io credo che mio padre possa essere aspie, chiuso, orso, apparentemente insensibile ai sentimenti altrui, tanto da farsi rinfacciato l'impossibile da mia madre, ma anche lui come il padre di @Newton apparentemente privo di interessi assorbenti. Nel suo caso però penso che abbia pesato in questa assenza di interessi l'educazione ricevuta dai miei nonni e un certo percorso di vita. Mia mamma penso che sia nt, anche se con qualche tratto (un certo disordine creativo che ci accomuna, una scarsa importanza ai rituali sociali), però sfumato. Anche nel suo caso l'educazione deve avere pesato. Per me la loro educazione è stata certamente un po ' diversa da quella degli altri bambini, ma credo più per circostanze che per loro diversità. Io rifuggivo istintivamente tutto ciò che poteva dare loro 'dispiacere' e ho sempre avuto un senso del dovere eccessivo per l'età.
    Adesso rivedo in me alcuni tratti di mio padre e sento che alcuni suoi comportamenti (negativi nei confronti miei e di mia mamma) possono essere stati dettati da timori irrazionali o da qualche meccanismo di comorbilità. Per questo sto valutando di cercare se non una diagnosi almeno un sostegno per limitare i danni.
    amigdala
  • DoorDoor Colonna
    modificato August 2016 Pubblicazioni: 642
    Mio padre era sicuramente Aspie.
    Non me ne sono resa conto subito, ma un giorno a caso, rileggendo per l'ennesima volta i tratti.
    E in quei tratti vedevo me, vedevo lui.
    Siamo sempre stati molto simili, da bambina ancora di più.
    Aveva moltissime stereotipie motorie, comportamenti ossessivi, spendeva molti soldi per fisse temporanee, era incatenato irrimediabilmente al passato e si comportava come un ragazzino, e bla bla bla.
    Ho smesso di parlargli due anni prima che morisse.
    Mia madre da parte sua ha alcuni tratti, a volte penso sia fortemente Aspie e poi buuuum parte con roba iper neurotipica. Penso di non averla ancora inquadrata abbastanza.
    Sia mammina che papino hanno contribuito ad arcuire un sacco dei miei tratti.
    Newtonamigdalamarco3882
    Post edited by Door on
    Il mio sistema limbico è crashato.
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