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SCUOLA: tra ideali e realtà. Prospettive?

Questa discussione nasce da alcune considerazioni emerse in un'altra: "scuola media e BES".
Ho visto alcune discussioni vecchie che avrebbero potuto essere calzanti, ma i pensieri hanno poi preso pieghe molto diverse e dunque ho preferito aprirne una nuova.

L'intento è quello di un confronto COSTRUTTIVO per chiunque voglia intervenire, in particolare invito @Berthe_B e @giovanna ad intervenire.

Nella discussione già citata si parlava della figura dell'insegnante di sostegno, del suo ruolo nella scuola, dell'utilità per un bambino/ragazzo ad usufruire del sostengo...

Di seguito riassumo il mio pensiero.

IDEALI. Io penso che il ruolo dell'insegnante di sostegno possa essere molto utile, come esperto dell'inclusione, mediatore e facilitatore nella costruzione di reti e connessioni. In questo senso un insegnante può fare molto .

REALTÁ. Penso anche, però, che , ad oggi in Italia, non tutti gli insegnanti di sostegno che lavorano nelle scuole abbiano le competenze e la voglia per fare ciò. Questo mio pensiero non è un lamento, è una presa visione della realtà. In questa situazione l'insegnante di sostegno può diventare ostacolo per il bambino e magari anche per gli altri insegnanti. Poi, ovvio, che questo dato non debba impedire al singolo insegnante competente (che continua a formarsi in itinere) di impegnarsi, solo credo sia più complicato.
E se oggi c'è un pregiudizio nei confronti dell'insegnante di sostegno (da parte degli altri insegnanti, da parte delle famiglie...) è dovuto proprio a questa constatazione. E il pregiudizio purtroppo pesa anche su chi è competente e si impegna, a volte.

PROSPETTIVE. Questa è la parte più difficile.
Partendo dal basso, cioè dal lavoro in classe direi come prima cosa: comunicare! Gli insegnanti comunicano poco su temi fondamentali come le strategie l'organizzazione, i valori di base da cui parte l'atto educativo (ad esempio, nella mia esperienza difficilmente gli insegnanti si siedono a tavolino e si confrontano su cosa vuol dire inclusione, su come le parole veicolino in modo potentissimo le nostre idee e i nostri pregiudizi; ad esempio sul fatto che se un bambino che di solito studia poco alza la mano e io dico:"ah, strano, vuoi rispondere?" quella che rimando a lui e alla classe è l'immagine dei suoi punti di debolezza che diventano poi nel tempo lui, quel bambino). La scuola forse potrebbe aprirsi di più al territorio e alle famiglie
Ancora io credo che ci vorrebbero, a livello più altro (ministero) modalità serie di valutazione dell'equilibrio psicologico degli insegnanti (nel percorso di formazione iniziale e in itinere) e anche del loro operato. Ci vorrebbero anche più risorse umane (ovviamente competenti).

Per quanto riguarda la possibilità di usufruire del sostegno da parte di un alunno io ribadisco il mio pensiero: dipende. Dipende dal bambino, dalla famiglia, dagli insegnanti, dalla classe, dalla diagnosi, dalle difficoltà e dai punti di forza, dal contesto insomma. In generale mi verrebbe da dire, certo, è un diritto, però in casi eccezionali, forse, non è detto che possa essere un bene.

Ci sarebbero molte cose da dire, ma mi fermo.
Se qualcuno ha idee su questo tema sarebbe interessante poterle leggerle.

Ciao
resetSophiaDomitilla

Commenti

  • giovannagiovanna Colonna
    Pubblicazioni: 3,900
    Ti do' ragione sulla mia esperienza, perche' in classe ho avuto insegnanti di sostegno migliori di me nella comunicazione con gli alunni,ma non perche' siano migliori di me come persone, ma perche' erano piu' adatti a dire cose che arrivassero nella psiche, nella zucca dei bimbi come educazione.

    Cioe', io posso sapere cosa devo insegnare, ma se mi concentro su quello, non guardo gli alunni.

    Eppure, una di queste insegnanti, la piu' brava, mi ha detto: almeno te, li guardi.

    Io non sono d' accordo, li guardo, si', ma sulla materia, mentre loro vogliono essere guardati sul lato umano, sul comportamento, vogliono comunicare ed essere al centro, sempre.

    Questo e' un cambiamento, perche' prima eravamo abituati che non eravamo centrali, ma laterali, in famiglia eravamo importanti ma ci chetavano, anche.

    Allora: gli insegnanti ideali sarebbero quelli che sostituiscono i genitori e i nonni di una volta, e funzionano benissimo, portano l' educazione di campagna in classe.
    rappresentano addirittura i consigli del mio analista, dare sicurezza a ragazzi senza confini delimitati, girare in cerchio, fare da materasso morbido dove poter sbattere senza farsi male.

    Ma se uno e' un alternativo, un ribelle, non puo' fare l' insegnante.

    Prepararsi psicologicamente vuol dire diventare un facilitatore, a meno che tu non lo sia gia' di natura.

    Un formatore, cioe' ti fanno un corso con le telecamere, da giovane, da flessibile, e degli psicologi.

    I conteuti non servono, devi apparecchiare la tavola...




    Sophia
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • giovannagiovanna Colonna
    Pubblicazioni: 3,900
    Io sono un' insegnante vecchia, e anche altre, dopo gli insulti dei genitori, spiritosamente si sono collocate nella terza eta'. Ci vorrebbe qualcuno che vorrebbe entrare ora, tipo mia figlia, che afferma di essere portata ad aiutare le persone in difficolta', e che tutti le si rivolgono spontaneamente, per istinto, evoca disponibilita':)
    Fenice2016
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • SophiaSophia SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 5,904
    Dunque concordo pienamente con @Fenice2016 si potrebbe fare molto per la scuola e soprattutto ritengo vero che non ci siano a volte gli strumenti necessari per affrontare i problemi in classe. Spesso gli insegnanti di sostegno non fanno corsi di formazione adeguati e la loro preparazione lascia spesso a desiderare( questo perché in molti casi il sostegno è una categoria utile ad accedere ad un lavoro a scuola, visto che le altre sono sature), altre volte capita invece che l'insegnante non abbia abbastanza tempo per osservare i ragazzi, o che il suo percorso formativo non sia attinente all'ambito di intervento, quindi semplicemente che non abbia strumenti adatti per andare a guardare dove si dovrebbe (un po' come il pediatra.). (una volta ho sentito dire la frase <ma questo è un semplice DSA>). Non sempre succede che l'insegnante di sostegno scriva la relazione per la scuola basandosi sulle sue osservazioni, ma spesso, non avendo avuto ore a sufficienza, è costretta a chiedere all'insegnante di turno pareri e modalità di interazione che, nella migliore delle ipotesi si risolvono o con il fatto che l'insegnante di materie teoriche ha capito e compreso e sulla base della sua sola esperienza e del buonsenso riesca a fornire un quadro della situazione, oppure altre volte, come afferma @giovanna, se non è in grado di farlo (perché ha svolto il programma e non ha potuto osservare i ragazzi o per altri motivi) non si intervenga in nessun modo. Quindi niente intervento, niente aiuto.In altri casi ancora, ma molto rari, si convoca il genitore per chiarimenti, e molto spesso il genitore è addirittura ignaro del problema, e arriva a scuola chiedendo lui chiarimenti sul proprio figlio (in parte credo ne abbia anche il diritto, non sapendo che la scuola non sa proprio che pesci prendere)
    Sono assolutamente d'accordo con il post di @Fenice2016  e credo si possa intervenire:
    io penso possa essere utile a tutti gli insegnanti un corso obbligatorio e dettagliato su disturbi dell'apprendimento e disturbi correlati. Poi ogni mese farei afre la stesura di relazioni (non solo didattiche) a tutti gli insegnanti e anche a quelli di sostegno, mirate a comprendere se ci sono alunni BES o DSA o comunque in difficoltà, che aiuterebbero inoltre  a capire (con controllo incrociato tra relazioni) se c'è qualche insegnante  inetto, dormiente o latitante - o ignorante (parlo di quelli che ignorano le certificazioni date dai genitori alla scuola). La relazione mensile sarebbe stilata non con domande aperte ma con quiz a crocette, risposta multipla e vero falso, con eventuale descrizione del problema alunno per alunno, e proposta di intervento o intervento svolto e questo per tutte le classi. Ovviamente mese per mese sulla relazione sarà chiesto se l'intervento messo in atto è stato fruttuoso o se si devono operare cambiamenti. A seguire istituire consigli di classe solo per trattare queste problematiche e colloqui con i genitori obbligatori mensili per verificare i progressi.
    Questi sono alcuni interventi ma se ne potrebbero fare altri..
    Fenice2016
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • giovannagiovanna Colonna
    modificato July 2016 Pubblicazioni: 3,900
    Il tipo di intervento quale potrebbe essere, per esempio?
    ( Mese per mese aumenta il numero delle ore del contratto, quindi bisogna che ci paghino le ore eccedenti:) per me andrebbe benissimo:)

    I corsi li facciamo, io ne ho fatti tanti, ho un sacco di attestati nel fascicolo.

    Le relazioni sono nei verbali dei consigli, che si riuniscono mensilmente.

    Il tipo di intervento ci manca, esempio per un bimbo che non parla davanti alla classe, per me l' intervento sarebbe instaurare un rapporto uno a uno, materia per materia, eliminando l' esposizione in pubblico del bimbo, ma se non c' e' feeling?
    Ammesso che sia possibile, se gli sto antipatica e con me parlasse anche meno?

    Esempio io eticamente sono per non forzare mai, se uno non mi vuole parlare o se davanti alla classe ha paura, sono per lasciarlo libero e zitto.


    Mi metto nei suoi panni, ho il mio vissuto.
    Post edited by giovanna on
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
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