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Come eravate alle elementari? E alle medie?

TsukimiTsukimi Senatore
modificato March 2013 in Aspie Teens
Ci pensavo perché ero apparentemente piuttosto diversa nei due periodi. Anche se a ben guardare i fili conduttori si trovano.

Alle elementari ero la povera vittima piangente che avrebbe voluto avere amici ma finiva per sbagliare tutto e prenderle da tutti.
Nella mia testa ero molto diligente anche se non sempre davo tale idea.
Piú little professor che bambina timida in ogni caso. Con gli adulti parlavo ed amavo attirare l'attenzione, con i compagni avrei a un certo punto voluto sparire per sopravvivere.

Alle superiori, piú difficile a dirsi perché periodicamente cambiavo personalità, del tipo provavo una certa parte per un po', mi stufavo, inventavo un gioco nuovo e andavo con quello.
Comunque di base, anche se non legavo poi molto non ero per nulla withdrawn, spesso facevo il pagliaccio, in classe interrompevo continuamente per fare interventi non sempre a proposito, per fare battute o meglio per sollecitare dibattito o saltarmene fuori con collegamenti strani.
A quel punto lo facevo apposta a distinguermi.
Sperimentavo varie cose di cui in parte ho detto, teatro, politica, correnti filosofiche, spesso provocavo per avere delle reazioni.
Avevo una pessima organizzazione ma poi riuscivo a recuperare/improvvisare abbastanza da essere fra i primi della classe anche se non ero diligente.
Post edited by wolfgang on
"The Enlightened Take Things Lightly" - Principia Discordia
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Commenti

  • biancabianca Senatore
    Pubblicazioni: 1,380

    Alle elementari sfigatissima e terrorizzata. Alle medie meglio, ho cominciato a socializzare, anche se selettivamente. Alle superiori ok, strana ero strana, ma ai tempi era considerato molto carismatico. Sempre diligente e piuttosto brava nel profitto.

  • anankeananke Senatore
    Pubblicazioni: 1,585
    Alle elementari ricordo di aver vissuto i primi anni da sola senza riuscire a legare con gli altri. Dopodichè all'improvviso sono riuscita ad integrarmi senza alcun problema. Avevo le mie amiche ma ero sempre e comunque (sensazione che mi ha accompagnata per il resto della vita) considerata strana/speciale. Del resto, un perenne senso di non appartenenza, di imbarazzo ha caratterizzato la mia esistenza fino a qualche anno fa, quando miracolosamente, ho vissuto un cambiamento sostanziale dentro di me. Ad ogni modo, tornando al passato, non so se fosse perchè ero in qualche modo lasciata a me stessa, ma vestivo in modo un pò particolare, sempre inadeguato, lasciandomi una sensazione che non faceva che accrescere a tratti il mio senso di inadeguatezza. Passando alle medie, ricordo di essere stata bocciata il primo anno perchè non aprivo libro, facevo casino e venivo continuamente ripresa. Credo, in un'occasione, di aver rischiato anche la sospensione. Comunque, ripetendo la prima feci una scoperta - che caratterizzò il resto della mia carriera scolastica da lì in avanti - vale a dire che facendo poco potevo ottenere molto, il che non andava certo a favore di un atteggiamento costante volto all'impegno nel dedicarmi allo studio. Con i ragazzi non riuscivo a legare. Mi innamoravo ma vivevo la cosa in modo estremamente conflittuale senza riuscire a stabilire un contatto sereno con l'oggetto del mio amore. Inconsciamente tendevo ad allontanare i ragazzi con un atteggiamento scontroso, che in realtà mascherava l'ansia che provavo al pensiero di averci a che fare. Così preferivo sognare, cosa che ho continuato a fare per molto tempo. Avevo delle amiche con le quali uscivo, ero sicuramente considerata strana, ma a quell'età - adolescenza compresa - siamo tutti un pò pazzi così nessuno ci faceva caso più di tanto. Alle superiori il primo anno mi sono tirata addosso l'odio di un gruppo di ragazze problematiche che sfogavano le loro tensioni personali attraverso il bullismo, in quanto piacevo ai ragazzi e ciò non faceva che dar loro un pretesto per sfogare su qualcuno le proprie energie negative. Poi la cosa se ne andò com'era venuta e io potei vivere in pace. Per quanto riguarda gli studi mi capitava spesso di non prestar attenzione ad una materia fino (faccio un esempio) ad aprile dell'anno scolastico, per poi cogliere l'insegnante di sorpresa recuperando tutto il programma con facilità nel giro di una settimana. Così passavo da 4 a 8 in un baleno, rafforzando in me quell'errata predisposizione alla non costanza di cui ho parlato sopra. Per il resto, scrivevo sul giornalino della scuola affiancando il professore che si occupava di coordinarlo, ed ero considerata da tutti come quella "impegnata" - politicamente parlando - in quanto, a differenza di molti altri, partecipavo alle manifestazioni, ero iscritta ad un partito, credevo fermamente in un'ideologia che pensavo di dover diffondere e scrivevo di tagli ai finanziamenti alla scuola pubblica e di varie guerre e tensioni che imperversavano - un pò come sempre - in giro per il mondo. Per quanto riguarda l'amore oltre a varie cotte vissute con grande intensità dentro di me ricordo di essermi follemente innamorata di un professore a 17/18 anni (ma questo è un altro discorso).
  • Andato34Andato34 SymbolAndato
    Pubblicazioni: 4,027
    In prima elementare le maestre dicevano che ero il leader della classe. Poi piano piano ho cominciato a chiudermi sempre di più in me stesso e vedevo tutti gli altri bambini come stupidi in quanto vedevo che non riuscivano a capire cose che io capivo con facilità. Alle medie mi sentivo come un alieno che non capiva come fosse possibile che agli altri piacessero tutte quelle cose che facevano e dicevano.
    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • Icaro89Icaro89 Colonna
    Pubblicazioni: 1,223
    Ho avuto un percorso molto simile a quello di Alessiodx.

    Alle elementari ero espansivo, parlavo con tutti, giocavo con gli altri e anzi addirittura li coinvolgevo in giochi "di concetto". Mi piacevano i giochi di finzione ed ero io che organizzavo tutto attribuendo i ruoli e definendo i vari luoghi immaginari, oggetti inventati, missioni, guerre, avventure, ognuno doveva recitare la sua parte e fino ad un certo punto ero io che dirigevo tutto.

    Alle medie, dopo il momento della chiusura che era ormai già avvenuto verso i 10-11 anni, ero completamente richiuso su me stesso. E' iniziato una sorta di periodo "semi-hikikomori" che è durato fino a metà liceo. I videogiochi strategici mi hanno aiutato a sfogare le mie manie di costruire, creare, gestire, organizzare. Tenevo gli altri lontani, non li capivo. Comunque sono sempre stato pacifico ma anche diplomatico e risoluto, e non ho avuto rapporti conflittuali con nessuno.

    Al liceo ho iniziato il processo di "neurotipizzazione": è stato a partire dalla fine della terza, quindi a 16-17 anni circa. Ho utilizzato diversi espedienti, forse anche involontari (che ricostruisco col senno di poi), con i quali ho forzato, impastato, martellato e strozzato la mia mentalità e il mio carattere fino a farli esteriormente coincidere con la Weltanschauung del ragazzetto liceale di provincia.

    Per quanto riguarda lo studio, sia alle elementari, sia alle medie, sia al liceo ho sempre avuto un approccio rigidissimo e un'organizzazione intransigente che lo hanno mantenuto come priorità assoluta su qualsiasi altro aspetto che possa caratterizzare la normale vita di un essere umano in quei contesti.
  • Pubblicazioni: 14
    Io ero quello che alle elementari non aveva amici, se non uno o due, non venivo quasi mai invitato alle feste di compleanno, ero escluso da quei ca**o di club insopportabilmente selettivi che si facevano alle elementari, il che mi ha causato somma tristezza, ma che mi ha aiutato a rassegnarmi oggi nel caso di un rifiuto. Tra l'altro mi ricordo che non riuscivo a capire quando mi si sfruttava: mi ricordo uscivo con uno che ogni qualvolta gli serviva un favore mi diceva, "se non lo fai non sei più mio amico", sto str**zo... 
    Alle medie, invece, ho impiegato 2 anni a farmi i primi amici, prima ero completamente escluso. Da allora sono stato incluso in un trio quasi inseparabile, ed ero anche tollerato dagli altri. Con le femmine ero però gelido come l'azoto liquido. Ciònonostante son piaciuto a qualcuna ogni tanto. Fatto stà che ero considerato l'interventista occasionale, che diceva qualche parola ogni tanto, spesso una battuta, che però aveva sempre successo. Mi dicevano "parli poco, ma quando parli fai ammazzà !". Poi, l'anno più memorabile disgustoso odioso della mia vita: l'ingresso nel primo liceo. Mi viene il vomito al pensarci: Iniziò pieno di prospettive: "sono rimasto uno sfigato tutta la mia esistenza, adesso mi devo dare una svegliata e pensare a essere più aperto" le prospettive non vennero però soddisfatte. Tra l'altro, i miei voti calarono dalla media del 9 degli esami passati alle medie, alla media del 4. Purtroppo, il mio metodo di fare il minimo indispensabile, studiando 5 minuti prima dell'interrogazione 10 pagine intere, e prendendo ottimi voti, qui non funzionavano. Qui funzionava solo essere puntigliosi e precisi nel portare i libri, fare i compiti che venivano ogni mattina controllati, studiare 20 pagine ogni lezione. Tra l'altro a me non andava nemmeno più di fare il minimo indispensabile, per una depressione cupa e struggente che mi stava uccidendo. All'inizio mi piaceva il lato malinconico della depressione lieve. Ma poi, quando diventa tutto nero come un pezzo di carbone in un abisso senza fondo in una notte senza luna, senza la prospettiva di un'alba tinta dai colori della speranza, li, iniziano i problemi grossi. Non mi andava di andare a scuola, non riuscivo quasi a trovare la forza di alzarmi: quando ero a scuola volevo essere a casa, quando ero a casa rimpiangevo tutte le possibilità che avevo avuto di socializzare e di parlare, e non lo avevo fatto. L'unico momento che mi dava consolazione era la notte, quando stavo per addormentarmi, non ero più esposto ai mille problemi che mi affliggevano di giorno. Ad un certo punto, iniziai quasi ad impazzire: a volte sbattevo la testa contro qualsiasi cosa avevo a tiro, sul muro, sulla porta, sulla scrivania, lanciavo oggetti, davo cazzotti al muro, mi picchiavo anche in faccia, una volta cominciai a tagliarmi sull'avambraccio, ancora oggi ho le cicatrici. La mia depressione era legata anche al fatto che iniziavo a vedermi da schifo allo specchio, mi vedevo bruttissimo, e crevedo che l'aspetto fisico fosse alla base del mio insuccesso in ogni ambito. Mi picchiavo ai lati della testa perchè la credevo troppo piatta, ai lati del mento per in qualche modo deformare la mascella che trovavo troppo grossa. Pazzia quasi. A volte piagnevo in maniera disperata. Alla fine venni bocciato. Poi mi iscrissi al liceo artistico, e questo mi apri prospettive: c'era gente stranissima, e mi piaceva, anche se nessuno era ed è tutt'ora in quel liceo in grado di soltanto sfiorare il mio talento artistico. Sò che suona presuntuoso, ma a me suona perfettamente realistico. Ovviamente però, il mio talento è un segreto per tutti, poichè io soltanto nell'ambito del disegnare ciò che voglio sono veramente bravo, sono anche bravo nelle materie di indirizzo, molto bravo, ma mai quanto quel che dimostro a casa sulla mia scrivania. I miei disegni sono filosofici. Scusate la parentesi fuori luogo. Ad ogni modo, non dico di essermi trovato bene, ma tollerato ero sicuro. Anche perchè alla fine penso ero io a non voler parlare e non sentire il bisogno di uscire con gli altri miei compagni (che non considero amici, loro si, ma io no, anche se ovviamento non glielo dò a vedere). Oggi non me ne frega più niente, o quasi, dell'aspetto fisico, e quando vedo una ragazza che si crede sto ca**o perchè è freg*a, io provo solo disgusto. Dovrebbero comprendere che i valori di oggi sono sbagliati. Forse sono uno con un pò troppo di pregiudizio, forse nò, fatto stà che sono uno dei pochi che crede ancora che ci possa essere un'etica in questa società. Adesso, a sedici anni, non mi dispiace la mia vita, anche se questo dubbio se io sia ND o meno mi affligge da mesi e mi ruba numerose ore di sonno. Scusa la lunghezza del commento. Ciao
    Ale00
  • Pubblicazioni: 14
    A, un'ultima cosa, un pò fuori luogo: questo video è un vero e proprio antideprimente: 
  • somedaysomeday Veterano
    Pubblicazioni: 469
    Elementari, il tipico ragazzo che viene preso di mira dai bulli.
    Medie, in sordina.
    Ragioneria, da leone
    Siamo un rimasuglio di una vecchia razza, o l'inizio di una nuova? Sinceramente non me ne frega niente. Ma di sicuro non diventero' mai NT
  • ViolettesViolettes Membro
    Pubblicazioni: 1,300
    Uomodipassaggio scrive:  Ma poi, quando diventa tutto nero come un pezzo di carbone in un abisso senza fondo in una notte senza luna, senza la prospettiva di un'alba tinta dai colori della speranza, li, iniziano i problemi.

    Questa è poesia!

    Quando tutto diventa nero come un pezzo di carbone,
    in un abisso senza fondo,
    in una notte senza Luna...
    senza la prospettiva di un'alba
    tinta dai colori della Speranza....
    Iniziano i problemi 
    dell'umana Esistenza. 

    Ps: Una notte senza luna non esiste, anche se coperta da pesanti nubi scure non rinuncerà a brillare da dietro le loro coltri. Così è la nostra esistenza. Ci sarà sempre una luce pronta ad accoglierci se solo smettessimo di essere troppo pessimisti. 

    image




    Ale00
    Nascere a mani vuote,
    morire a mani vuote.
    Ho contemplato la vita nella sua pienezza,
    a mani vuote.
    (Marlo Morgan)

    Solo dopo che l'ultimo albero sarà stato abbattuto.
    Solo dopo che l'ultimo fiume sarà stato avvelenato.
    Solo dopo che l'ultimo pesce sarà stato catturato.
    Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.
    (Profezia degli indiani Cree)
  • Pubblicazioni: 14
    Grazie @ViolaNotturna  :)
  • elettraelettra Veterano
    Pubblicazioni: 889
    Alle elementari il mio rendimento per i primi due anni fu ottimo, poi rientrò nella media. Avevo qualche amichetta e anche qualche amichetto. Giocavo con gli altri, ma non mancavano i bambini ai quali facevo antipatia, anche se non ne capivo la ragione, era una cosa che mi turbava parecchio. Per due volte mia madre provò a spostarmi in altre scuole (in seguito a traslochi in altri quartieri), ma entrambe le volte, soprattutto la seconda in quinta elementare, i risultati furono disastrosi: non riuscii a stringere con nessuno, venivo costantemente maltrattata (tutt'oggi il perchè mi rimane misterioso) e le insegnanti risolvevano il tutto dicendo che ero solo una bambina piagnucolona. Ricordo che una volta trovai nel portacolori il mio evidenziatore sporco di qualcosa di terribilmente puzzolente.
    Ho capito solo col senno di poi cosa doveva essere successo, ma sul momento non riuscivo a capire come fosse finito in quello stato se era nel mio portacolori...

    Le medie sono forse il peggiore ricordo della mia vita scolastica.
    Il mio rendimento crollò riducendosi allo zero. Studiavo solo le materie che ritenevo interessanti (italiano, arte, inglese). Delle altre non riuscivo neanche a capire cosa ci fosse scritto sui libri. Il pomeriggio, se non studiavo, passavo il tempo a disegnare, a scrivere e ad ascoltare la musica.
    I professori, invece di cercare di capire perchè non studiassi, mi piazzarono all'ultimo banco, interrogandomi di tanto in tanto giusto per confermare le mie insufficienze. Penso che non mi bocciarono mai solo per non avermi ancora tra i piedi.
    Venivo tollerata da due o tre ragazze che però spesso facevano gruppetto e si scordavano di considerare anche me. Venni relegata con un'altra emarginata della classe con cui tutto sommato, mi trovavo bene, anche se era una persona troppo strana per i miei gusti.
    Con il resto della classe era una guerra continua. Insulti, sfottò, dispetti ininterrottamente che io non capivo e quindi non mi ritrovavo nelle condizioni di potere reagire.

    Alle superiori anche io decisi che mi sarei riscattata, ma così non è stato fino all'ultimo anno.
    Ho fatto il liceo classico e il greco e il latino sono stati per me una piaga.
    Venivo reputata un'idiota perchè non andavo bene a scuola ma a differenza con le medie, studiavo moltissimo anche fino a notte tarda, ma avevo problemi a memorizzare le informazioni, così alle interrogazioni facevo fiasco.
    Riuscii a trovare una ragazza che mi tollerava e diventammo amiche. Poi al quarto anno, non so cosa successe, lei non volle più avere a che fare con me e rimasi di nuovo sola.
    Al quinto anno decisi che l'avrei fatta pagare a tutti e in qualche caso ci riuscii, anche se faticosamente.
    Agli esami di maturità presi tra i voti più alti della classe nonostante la mia media fosse tra le più basse. I professori si complimentarono con me dicendo che la mia era stata la tesina più brillante della classe e che non se lo aspettavano.
    Ad ogni modo, neanche il mio liceo fu socialmente un gran che. Non avevo molti amici e soprattutto, la cosa che mi metteva più in difficoltà, era che non riuscivo mai a capire bene la gente quando parlava. Non capivo i doppi sensi, le battute (anche quelle dei professori), pensavo che tutti quando parlavano fossero sinceri, nel bene e nel male.
    E nessuno capiva quando parlavo io. Ricordo che quando finivo un discorso mi guardavano tutti ammutoliti con le facce inebetite.
    Ho attraversato periodi di profonda depressione e ricordo che l'ultimo anno passavo i pomeriggi o a piangere o a dormire, per poi studiare la sera.
    Insomma, quando sento la gente che dice "mi piacerebbe rifare il liceo" mi sento male.
    I thought what I'd do was, I'd pretend I was one of those deaf-mutes.

    When I've eliminated the impossible, whatever remains, no matter how mad it might seem, must be the truth.
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