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Ansia da perfezione?

Convivo con l'ansia da tanto (troppo) tempo. Ci sono giorni che le cose vanno meglio, altri che decisamente vanno peggio.

Quello che più mi sconvolge, è la mia reazione di fronte agli errori. Piccoli errori, intendo, niente di irreparabile. Però, quando capitano, mi immagino i più improbabili scenari apocalittici che deriveranno da quel minuscolo errore. La verità però, esaminando un po' meglio le sensazioni che sento, mi sembra che il problema sia principalmente il venir meno a una sorta di ideale di perfezione che ho nella testa.

Ogni sbaglio mi rende forse una persona di meno valore? Mi auguro di no, però mi sconvolge quanto abbia influenza su me, l'idea di commettere un errore, anche se le conseguenze saranno sciocche o non ci saranno proprio.

Capita anche a voi? L'avete mai superato?
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"Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
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Commenti

  • amigdalaamigdala SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 6,137
    Io non posso sbagliare. Devo fare qualsiasi cosa dando il massimo per essere perfetta.
    Ci riesco? Non sempre. Ovviamente incappo in errori e ciò mi fa sentire a disagio, sporca e imperfetta.
    Anni fa era anche peggio. Non riuscivo proprio a concepire l'errore, era come un marchio indelebile e dovevo far di tutto per correggerlo anche se poi la macchia rimaneva.
    Adesso va meglio. So che esistono dei limiti e ci sono possibilità di errori, però questi devono essere in una piccola percentuale. Se in piccola misura posso ancora gestirli, mi sento stupida e inadatta ma posso averci a che fare.
    marco3882Valentawhatsername84ValeymkupEowynWBorg_Andato
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    E' capitato anche a me.
    Poi ho capito che questa idea di perfezione nasceva da un desiderio inconscio di essere il figlio che mio padre avrebbe voluto.
    Non la persona che io stesso volevo essere.
    Ad un certo punto della mia vita, ho iniziato a pensare: "Devo scoprire chi sono".
    Fare la diagnosi per l'autismo è stato il primo passo in questa direzione.
    Oggi, capisco che non accetto che nessuno mi dica chi io debba essere.
    Non accadrà mai più.

    Ti scrivo anche per una ragione @whatsername84 .
    Secondo il mio punto di vista, ciò che provi, non è ansia.
    L'ansia è un sentimento che proviene dalla rabbia.
    Se qualcuno è arrabbiato con te, allora diventi ansiosa. Se tu stessa sei arrabbiata con qualcuno, la persona in questione diverrà ansiosa.
    Una critica - mal interpretata come aggressione - può generare ansia.
    Ma se non c'è violenza, se non c'è odio, attorno a te, non ci può essere questa emozione a cui tu, secondo me, dai un nome sbagliato.

    Ciò che provi, se posso dirti cosa vedo, è una mancanza.
    Scusami se passo al grassetto: una mancanza di piacevolezza.

    Prova a fermarti e prova a chiederti: "Ma io, di me, penso di essere una persona piacevole per gli altri?".
    Le persone trovano che io sia una persona bella? Gli piace stare con me? Oppure, le persone si allontanano e se accade... è perché non le faccio stare bene?
    Presa da questo ragionamento (assolutamente sbagliato) cosa fai? Menti a te stessa. Metti gli altri davanti a te. Vuoi piacere e pensi che le persone possano apprezzarti per la tua personalità.

    Macchè! La personalità non c'entra proprio nulla con l'incontrare gli altri e l'apprezzamento.

    Che errore compi? Secondo me, male interpreti il legame che sussiste tra chi ha un carattere accomodante, dolce, divertente... e chi è socievole.
    Non è affatto vero che "per fare amicizia" devi essere divertente.
    Devi essere te stessa.
    Punto.
    L'unica cosa che le persone apprezzano è la chiarezza che hai e la sincerità che metti in campo.
    Menti su te stessa: le persone vanno via.
    Le persone serie alle volte sono particolarmente ricercate: danno calma, danno tranquillità, danno pace.
    Ogni persona ha un amico pazzo e un amico calmo.
    E' la vita.

    Sto dicendo questo: l'idea di perfezione nasce dalla tua personalità.
    L'hai sviluppata perché hai una fragilità interiore... credi che per piacere, per essere amata, tu debba essere perfetta.
    In verità, la perfezione non esiste e nessuno ama le persone perfette.
    Anzi: i perfettini stanno sulle palle a tutti.

    Hai paura.
    Si percepisce.
    E' li.
    Come un colore rosso ercolano quasi impalpabile.
    Ma questa paura cos'è?

    Per spiegarmi, provo in questo modo: chi è perfetto può immaginare un mondo fantastico?

    Chi è perfetto può immaginare orchi, fate, gnomi e giganti?

    Ti prego, osserva: orchi, fate, gnomi e giganti sono perfetti?

    No, vero? E noti come la fantasia rinunci alla perfezione?


    §

    Qui, sta lo snodo.

    Se cerchi la perfezione hai paura di fantasticare, di immaginare, di sognare.

    Proprio questa paura è immotivata.

    Superandola, non ti arrabbierai più sbagliando.
    E sai perché?

    Perché la creatività, fondamentalmente, è un serie di errori.

    Perché se non sbagli strada, non scopri nulla di inaspettato.

    Perché se non improvvisi, se non segui nessuna regola, non ti accadrà mai di innovare.

    Te stessa, la tua vita.

    §

    Per il resto, posso capirti.
    L'unica cosa che puoi fare è questo: smettila di essere la persona che gli altri ( e per altri intendo anche un'Altra te stessa ) vogliono che tu sia.

    Non appena ci riesci, sorriderai.

    E sarà bellissimo.
    rondinella61friedenwhatsername84marco3882Sole
  • whatsername84whatsername84 Veterano
    Pubblicazioni: 160
    Ciao @Pavely , intanto grazie della risposta e soprattutto della conclusione, molto dolce.

    Sono d'accordo con te, quando dici che "'idea di perfezione nasce dalla tua personalità. 
    L'hai sviluppata perché hai una fragilità interiore... credi che per piacere, per essere amata, tu debba essere perfetta".

    Te lo do per certo, da sempre mi hanno caricato su quanto fossi brava, intelligente ecc., al punto da pensare di essere principalmente quello e perso questo di me non rimarrebbe nulla. Lo so, razionalmente lo so, che poi riesca a superarlo è un altro discorso purtroppo.

    Però, sono creativa. Fantastico, scrivo storie, adotto soluzioni versatili sul lavoro.

    Sul discorso ansia, la vedo come una mancanza di armonia ma non come sentimento che proviene dalla rabbia, altrimenti significa che non ho capito cosa sia esattamente l'ansia. :(

    @amigdala Con la descrizione dell'errore come marchio indelebile, hai reso perfettamente l'idea e mi hai ricordato un episodio dei Simpson in cui Lisa riceveva una B in una pagella in cui aveva tutto A e cominciava a strofinarsi dicendo "una B, mi sento sporca". Ecco, Lisa Simpson sarebbe l'immagine che userei per far capire come mi sento.



    mandragola77EowynamigdalaLudo
    "Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
  • SaturnineSaturnine Andato
    Pubblicazioni: 66
    Capita, capita... adesso leggerissimamente meno che in passato.
    Da un lato, cerco di "convincermi gentilmente" ad adottare una prospettiva più tranquilla e più equilibrata sulla questione errori, mancanze, ecc; dall'altra, sto cominciando a pensare che il perfezionismo sia una conseguenza di una scarsa autostima.
    Tu che ne dici @whatsername84, ti sembra plausibile nel tuo caso?
    EowynAJDaisyamigdalawhatsername84

  • AJDaisyAJDaisy Pilastro
    Pubblicazioni: 10,484
    Capita e capitava sul lavoro, nelle mie passioni ed in molti lavori di casa, anche banali.
    Spiace, oggi sono pessimista anche con te.
    Irrisolvibile.
  • SophiaSophia SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 5,902
    Condivido l'intero intervento di @amigdala non serve che aggiunga molto altro, se non che questo ideale di perfezione non mi ha mai creato ansia perché ė sempre stato il modo in cui funziono, a partire dalle piccole cose fino ad arrivare alle più importanti.

    Lo sbaglio non può far parte della mia vita!

    La perfezione ė la colonna sonora.

    I miei standard sono sempre altissimi e i miei obiettivi allucinantemente da perseguire nel migliore dei modi, e soprattutto meglio di tutti.

    Ansia no...ma stanchezza mentale tanta, infinita. Sono spesso scarica, come svuotata, molto giù di tono e anche quando non lavoro sembra chissà che abbia fatto.
    amigdalawhatsername84
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • whatsername84whatsername84 Veterano
    Pubblicazioni: 160
    @Saturnine può essere, dato che la mia autostima è abbastanza altalenante. Va a periodi, influenzata dagli eventi della vita. Già parlarne qui con voi mi ha fatto passare il momento. Forse mi manca proprio una valvola di sfogo.

    @AJDaisy non so che reaction metterti, per cui ti mando un abbraccio virtuale.

    @lollina capisco il tuo modo di vivere, io invece credo di avere una personalità che si contraddice sola, vorrei essere perfetta ma al contempo vorrei prendere le cose in maniera rilassata, per cui Se sono in un periodo positivo prendo tutto alla leggera, se sono in un periodo no prendo tutto come un disastro. Adesso, evidentemente, è un periodo no.
    SophiaSaturnine
    "Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    whatsername84 ha detto:

    Però, sono creativa. Fantastico, scrivo storie, adotto soluzioni versatili sul lavoro.

    Sul discorso ansia, la vedo come una mancanza di armonia ma non come sentimento che proviene dalla rabbia, altrimenti significa che non ho capito cosa sia esattamente l'ansia. :(
    @whatsername84 secondo la mia opinione, ti stai contraddicendo.

    O meglio, perdonami, c'è un qualcosa, un mistero, una parte dell'orizzonte coperta di nebbia che io, Paolo, non riesco a capire.

    Vorrei dirti perché IO penso che tu ti stia contraddicendo.

    Mi confermi che, fin da piccola, ti hanno detto che sei "bravissima", "intelligente". Mi sembra di capire che hai creato, dentro di te, un 'dipinto' di te stessa secondo questi consigli, queste osservazioni, questi suggerimenti.
    Senti di esserlo.
    Ti percepisci come una persona dalle doti straordinarie.
    E, secondo la mia opinione, molto probabilmente, è vero. (Ma questo è un off topic, non c'entra nulla, perdonami, con il nocciolo della questione).

    Tecnicamente, questa immagine che hai costruito dentro di te, ha un nome.
    Ed è probabile che tu non lo abbia sentito nominare: cioè... si chiama 'hyperself' o 'iper-sé'.
    L'iper-sé è la risultante del Sè integrato: cioè di quella identità che nasce dall'incontro con gli altri e che non può essere attribuita alla singola persona o al gruppo ma che è come una 'spoletta', una nuvola, un grave di una pendola che viaggia da te agli altri e dagli altri a te stessa.

    Spesso, le persone pensano che l'Iper-sé sia il Sè.
    Cioè: attribuiscono i successi della propria vita ai propri meriti costruendo una 'fiducia' in sé stessi, grandissima.
    Sto tentando di dirti questo: molto probabilmente, i tantissimi successi della tua vita sono da attribuire solo per 2/3 alle tue qualità.
    1/3 dei tuoi successi è da attribuire al fatto che hai saputo i n c o n t r a r e gli altri e da questi incontri hai saputo far generare ricchezza di opportunità e di idee.

    Questo sbilanciamento non riesci a vederlo a pieno.

    Cosicché hai costruito - tu me lo confermi - un ideale di perfezione.
    Osserva: tu prosegui dicendo: "Scrivo, fantastico..." e poi precisi: "adotto soluzioni versatili sul lavoro".

    Osserva la frase che hai scritto (o detto, mentalmente, dentro di te).
    Molto probabilmente, la 'fantasia' che contraddistingue la tua vita nasce da ciò che hai vissuto o vivi.
    Le "soluzioni creative"... i momenti di fantasia... sono come f u o c h i di a r t i f i c i o innescati da uno stimolo esterno: un incontro, un attimo di particolare bellezza...

    QUindi: quanta parte della tua 'fantasia' è da attribuire a te e quanta parte è da attribuire all'Iper-sé di cui sei parte?

    Sto tentando di dirti questo: le azioni che ti collocano in relazione con un altra persona non possono - per definizione - essere fantasiose.

    Il principio è stato studiato nell'ambito, ad esempio, dell'arte teatrale. L'evoluzione dell'arte nel novecento tentò di abbattere la "quarta parete", il velo che separa il palcoscenico (luogo del Sé) dalla platea (luogo dell'Iper-Sé). Pirandello, ad esempio, era convinto che un atto fosse creativo solo quando fosse condiviso: l'uomo, come s i n g o l o, se avesse acceduto alla dimensione della fantasia, sarebbe stato uno specchio pronto a cadere al suolo e ad infrangersi in mille diamanti.

    Oggi, sappiamo che non è così.

    Cioè: oggi non confondiamo la c r e a t i v i t à, che ha uno scopo funzionale alla narrazione, all'innovazione, all'invenzione e alla comunicazione, dalla f a n t a s i a, che non è relazionale.

    La fantasia è la capacità di infrangere uno schema formale (osserva: l'ideale di perfezione che hai di te stessa, è uno schema formale). La fantasia non ha senso, non ha una sua logica, se ne frega degli altri, ride quando bisogna piangere, si fa incubo per liberarti dal dolore, narra la tua storia con parole che non conosci e sovverte ogni ordine sociale.

    Mi ripeto: la fantasia sovverte - per definizione - ogni ordine sociale.

    Se pensi alle fiabe - la cosa fu indagata da Propp in modo fatastico - noterai come è difficilissimo che esistano favole in cui l'attuale ordine sociale sia confermato, in cui vincano i cattivi, in cui non ci sia nessun gesto emancipatorio.

    §

    Ciò che tu cerchi nella vita è la conferma di un ordine sociale: "io valgo".

    E mentre io ti osservo valutare le tua qualità in modo così rigido, non ti critico. Ma penso: "@whatsername84 è capace di immaginare veramente?".

    Dico: sei capace di immaginare una storia per il solo piacere di farlo e di n o n dirlo a nessuno? Sei capace di immaginare una lotta tra Giganti e Stelle e ogni particolarità di questa senza il bisogno di dire alle persone cosa sia?

    La fantasia cerca davvero un contatto con la realtà?

    §

    Osserva la contraddizione: prima mi dici che ti consideri "perfetta" e poi mi dici che sei assolutamente capace di "fantasticare e immaginare".

    Non osservi che f a r l o equivale a non essere perfetti.

    Tento di spiegarmi: in una favola, incontri persone perfette?

    In un atto di fantasia, incontri persone perfette come te?

    Pensa ai giganti, alle fate, alle donne con le ali di farfalla, alle Meduse o alle Chimere. Sono perfetti? Ti accorgi che non sono perfetti...

    In te, vedo una persona che impronta la propria vita nella costruzione di una perfezione - e quindi s'adira se, ad esempio, non eccelle in un campo e non tutto è perfetto - ma anche che è creativa, che immagina, che fantastica: cioè una persona che ama sia la perfezione che l'imperfezione e che, soprattutto: eccelle in tutti i due i campi.

    Io ti chiedo: come si fa ad eccellere sia nelle perfezione che nell'imperfezione (fantasia)?

    §

    Chiaramente, è una cosa che non riesci a vedere...
    Sei troppo 'perfetta' per poterlo fare.
    Come un diamante...

    In verità, sia eccellere nella vita che nella fantasia non è possibile.

    Provo a spiegartelo così: la poesia (fantasia/imperfezione) non può essere letteratura (realtà/perfezione comunicativa) e la letteratura non può essere poesia.

    La poesia è per sua natura i m p r e c i s a.

    La poesia per sua natura ti fa cadere più volte in più trappole e in quelle cadute sei felice.

    La poesia destruttura la forma, s b a g l i a, sposta le virgole, le cancella: la poesia si prende l i c e n z e poetiche che altrove, intendo al di fuori della fantasia, sarebbero errori.

    Se io scrivendo metto cinque virgole una di seguito all'altra... ,,,,, ... farei uno scempio grammaticale. Ma se fossi un Marinettiano convinto futurista... quelle cinque virgole ci stanno.

    §

    Proviamo con questo esempio: Marinetti, un giorno, in un ricevimento, servi i "tramezzini futuristi": due fette spesse di prosciutto con dentro il pane.
    Aveva invertito gli 'ordini degli addendi'.

    Fantasia.

    Pure: osservi come al di fuori della Poetica futurista sarebbe una cosa, di per sé, assurda? O magari no? (Fantasia: l'assurdo e in reale si confondono).

    §

    Su cosa fondare la propria vita?

    Sulla perfezione (pane-prosciutto-pane) o sull'imperfezione (prosciutto-pane-prosciutto)?

    Di la dalla risposta filosofica che puoi dare a questa domanda, osserva: sono parti differenti di te e sono presenti in te.

    Solo che tu non vedi la loro compresenza e in te sono contraddittori. Non appena riuscirai a vedere questa loro collisione - si può essere perfettamente imperfetti - allora crescerai.

    Proprio quando guarderai alla tua FANTASIA come ad un elemento imprescindibile della tua PERFEZIONE allora ti sentirai più serena.

    Perché ricorda: sbagliare è essenziale in ogni atto creativo.
    Ed è bellissimo farlo.

    §

    Ciò che dobbiamo fare, eticamente, è accettare il nostro errore, imparare la lezione, crescere.
    Solo chi è imperfetto, solo chi sbaglia e impara, cresce.

    Le persone perfette non crescono mai.

    Se la perfezione (non sbagliare) non ammette errori: come può evolvere la persona?

    E proprio se osservi come le persone perfette non evolvono, ti accorgi che non crescono.

    E se non crescono interiormente, so che puoi capirlo, non sono perfette.

    §

    Che è poi il messaggio che voglio comunicarti.



    whatsername84
  • zisczisc Senatore
    Pubblicazioni: 1,603
    non dovrebbe essere un problema, almeno se impari da quegli errori, perchè l'errore è comunque una informazione acquisita, poi ci sono gli errori veri, quelli laddove le informazioni in possesso ti possono condurre alla soluzione esatta, e quelli che non sono veri errori in quanto la decisione si rivela sbagliata non in conseguenza del processo decisionale, ma dalle onformazioni acquisite.


    da quello che mi sembra piu che "paranoia" elabori degli scenari, il che non mi sembra decisamente una cosa negativa, semmai è da considerare l'efficenza con cui lo fai (quella che poi potrebbe portare ansia o troppo tempo e troppe risorse)....
    whatsername84
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