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Androidi: pensieri e riflessioni

Antonius_BlockAntonius_Block Pilastro
modificato September 2016 in Scienza, matematica e tecnologia
Premessa
Lo scopo di questo topic è discutere nel modo più libero possibile di questo tema, ragion per la quale non vi porrò nessuna domanda in particolare.
Come se si trattasse di un tema in classe vi fornirò diverse idee e punti di vista sull'argomento, alcuni miei, altri di scienziati ed esperti, altri ancora di scrittori che si sono cimentati nell'argomento.

§

ANDROIDE: automa, essere artificiale con sembianze umane.

§

Andiamo per gradi.
Automa. Cos'è? Per definizione:
-
macchina che riproduce i movimenti dell'uomo e degli animali
-
(fig) di persona, che si muove o agisce meccanicamente, quasi fosse priva di riflessi o di volontà

Ciò che salta all'occhio è la differenza che si pone tra
uomo (o animale, ma non ci importa dato che parliamo di androidi e non genericamente di robot, andròs = uomo dal greco) e macchina.
Qua c'è la prima riflessione:
ha davvero senso fare questa distinzione?
Cosa è l'uomo
materialmente? Siamo fatti di atomi come tutta la materia attorno a noi. Ciò che ci distingue è la nostra differente organizzazione. Un sasso ha una struttura relativamente semplice, ciò che noi chiamiamo essere vivente è organizzato in particolari strutture (amminoacidi, membrane, proteine ecc...) che a loro volta sono organizzate in strutture più complesse (cellule, fluidi, ormoni ecc...) che a loro volta si organizzano in altre strutture anche loro ancora più complesse (organi, tessuti, ossa ecc) e così via di livello in livello. In pratica non è altro che un sistema di reazioni fisiche e chimiche tra un numero straordinariamente grande di elementi.
Ne consegue che teoricamente sia l'uomo che l'automa sono due macchine fatte di materiali diversi e di complessità diverse.
Volendo mantenere la distinzione di termini e considerando che il grado di complessità dei nostri artefatti va man mano aumentando,
dove andrebbe posto il limite tra l'uno e l'altro?

A tal proposito Alan Turing ha ipotizzato un criterio per determinare se una macchina è in grado di pensare.
L'omonimo test consiste nel porre una serie di domande a due soggetti di cui non si sa nulla e cercare di capire di volta in volta chi sia l'uomo e chi la macchina. Qualora l'intervistatore non fosse in grado di distinguere chi è l'uomo e chi la macchina si dovrebbe arrivare alla conclusione che la macchina è intelligente e in grado di pensare.

A questo punto però andrebbe aperta una disquisizione su cosa si intende per
pensare. Se si accetta la definizione di Turing - produrre espressioni non prive di senso - il suo test sarebbe valido ma ho l'impressione che in tanti non sarebbero d'accordo.
Molti probabilmente parlerebbero di emozioni ma personalmente sono scettico al riguardo.
L'emozione nata da delle righe di codice è poi così diversa da una data per effetto di un'ormone o di un neurotrasmettitore?
Ironicamente a me viene da pensare che se la discriminante per il pensiero fosse il senso di ciò che si dice allora tante persone non andrebbero considerate esseri pensanti.
Più seriamente invece mi chiedo se da un codice possa nascere un'idea creativa, originale, una volontà propria. Così su due piedi mi verrebbe da dire che non è possibile, non ancora almeno, ma forse non è così difficile come credo. Probabilmente si potrebbe ottenere una cosa del genere implementando una certa percentuale più o meno grande di
casualità nel codice.

§

Passiamo alla parola successiva:
artificiale.
L'androide è infatti un essere
creato e non autogeneratosi. Sì sto implicitamente negando ogni tesi creazionista. Evitiamo di soffermarci su questo aspetto.
Il rapporto tra uomo e androide è quindi un rapporto del tipo creatore/creatura.
In quanto creatori
come dovremmo comportarci nei confronti della nostra creatura? La risposta non è affatto scontata né tanto meno univoca.

Nei suoi romanzi Isaac Asimov immagina i robot come subordinati ai bisogni dell'uomo e teorizza così le tre leggi della robotica:
1.
Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2.
Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3.
Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Partendo da questa logica di base - semplice, razionale e aggiungerei elegante - ha esplorato in vari racconti e romanzi tante possibili conseguenze di questo approccio. Non voglio appesantire la discussione perciò vi invito solo a leggere "
Io, robot", una piccola raccolta di racconti.
Parentesi: una tale impostazione, per quanto funzionale, difficilmente vedrà la luce perché la ricerca in questo senso è finanziata in gran parte a scopi militari.
Anche in "
Blade Runner" i replicanti (androidi ndr), pur avendo capacità fisiche ed intellettive superiori, sono schiavi degli umani che li hanno creati con una "data di scadenza" fissata a 4 anni.

Un'altro esempio con evidenti analogie è il rapporto tra Frankenstein e la sua creatura in "
Frankenstein, o il moderno Prometeo" di Mary Shelley.
Qualora essa fosse dotata di volontà propria (o di un surrogato, poco importa) e in quanto suoi creatori
dovremmo in qualche modo ritenerci responsabili delle sue azioni? Avremmo degli obblighi, dei doveri nei sui confronti? Dovremmo garantirgli dei diritti? Il fatto che la sua autocoscienza sia artificiale la renderebbe meno reale?
Di fatto saremmo nella posizione che nelle varie religioni ha una divinità nei confronti delle sue creature.
La differenza è che a differenza del dio biblico, coranico (si può dire?) o di qualsiasi altra religione noi non saremmo esseri perfetti e onnipotenti.
Questo apre altre discussioni ovvero: un'intelligenza può sicuramente crearne altre inferiori ma
è possibile che sia in grado crearne una di complessità pari o addirittura superiore? E se sì, siamo sicuri che si instaurerà una convivenza pacifica? A tal proposito il pensiero va alle saghe di "Terminator" e "Matrix".

§

Ultima cosa ma non meno importante:
di sembianze umane.
La prima volta che ho riflettuto su questo aspetto mi sono chiesto perché mai l'uomo dovrebbe creare una macchina che replica se stesso, o meglio, capisco la volontà di creare qualcosa dal nulla e, per una questione di utilità, fargli svolgere compiti al posto suo. Ma
perché dovrebbe avere lo stesso aspetto?
La risposta potrebbe essere che, per quanto sia intelligente,
l'uomo si erge a misura di tutte le cose. La sua, la nostra, intelligenza, la sua forma mentis non è immateriale ma strettamente legata alla forma del suo corpo, al funzionamento dei suoi sensi e a tutti i limiti ad essi connessi.
A tal proposito basti pensare al fatto che il sistema numerico più diffuso al mondo fin da tempi immemori è quello decimale. Sistema che non ha nessun vantaggio rispetto agli altri e la cui scelta arbitraria, come fatto notare già da Aristotele, è quasi certamente dovuta al fatto casuale che abbiamo 10 dita.
Appare quindi logico che nel momento in cui voglia creare un'intelligenza si ispiri all'unica che conosce già.

Un altro motivo per scegliere una forma simile alla propria è che le persone si sentono più a loro agio ad interagire con qualcosa che abbia una forma familiare.
Qui però nasce uno strano effetto di natura psicologica. Non vale invero la regola che più è simile più ci si sente a proprio agio o almeno vale solo fino ad un certo punto. Nel 1970 infatti il professore di robotica Masahiro Mori ipotizzò l'esistenza di quella che fu chiamata successivamente "uncanny valley" (tradotto: la zona perturbante). In breve questa ipotesi consiste nel fatto che in genere le risposte emotive delle persone sono sempre più positive al crescere della somiglianza dell'androide ad una persona vera solo che, poco prima di raggiungere una somiglianza perfetta ovvero quando l'aspetto è quasi identico, la risposta cambia segno e si trasforma in inquietudine, disagio, turbamento, repulsione. In pratica quando qualcosa è troppo simile nell'aspetto ma viene percepito come diverso scatta qualcosa nella psiche.
imagePur trattandosi di pseudoscienza e non di vera scienza ammetto che in un certo qual modo la cosa mi convince. Mi viene da pensare alla diffusissima paura o quanto meno inquietudine che tante persone hanno per le bambole oppure per i cadaveri, identici esteriormente ma percepiti come diversi in quanto senza vita.
Volendo forzare il concetto si potrebbe includere in tutti quei meccanismi di esclusione e/o odio che le persone hanno per il diverso come le etnie differenti dalla propria o, per stare in tema col forum, una persona ND.

Ammesso di riuscire a creare un'intelligenza artificiale in grado di superare il test di Turing (ovvero, come abbiamo già visto, impossibile da distinguere da quella di essere umano) e considerato che con il progresso della tecnica non è affatto improbabile che si arrivi a creare un corpo artificiale in tutto e per tutto simile a quello umano (almeno per i nostri sensi), cosa ci impedirebbe di fare la fine di Pigmalione?
Secondo il mito Pigmalione era uno scultore che modellò una statua di Galatea così bella che se ne innamorò a tal punto da dormirle accanto nella speranza che si animasse finché Afrodite non esaudì il suo desiderio.
Considerando che ai nostri sensi un androide sarebbe indistinguibile da un umano d.o.c., cosa impedirebbe ad un umano di innamorarsi di un androide?
Ammesso poi che, per quanto artificiale, un androide sia in grado di replicare in tutto e per tutto i sentimenti, cosa impedirebbe a un androide di innamorarsi di un umano?
Che impatto avrebbe una situazione simile sulla società?

§

Non ho riletto ciò che ho scritto. Probabilmente di tratta solo di un polpettone superficiale su un argomento che meriterebbe ben altra profondità ma accontentatevi, non ho la voglia né le capacità per scrivere un saggio degno di questo nome.
A voi i commenti, le impressioni, le riflessioni, i dubbi e tutte le idee che vi passano per la testa.
MariAlberiSirAlphaexaValentamandragola77NewtonariandataAlniyatAmelieSimone85E91WBorg_Andato
Post edited by Antonius_Block on
«134

Commenti

  • ariandataariandata Andato
    Pubblicazioni: 285
    Molto interessante,mi prendo un po' di tempo per scrivere la mia opinione perché se rispondessi ora sarei piuttosto vaga (sono in giro).
    Antonius_BlockOssitocina
  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    modificato September 2016 Pubblicazioni: 2,791
    Non credo che siamo portati a costruirne uno con le nostre fattezze perché ci ergiamo sopra ogni cosa. È vero che ci ergiamo, ma non è questo il caso.
    Questa intelligenza artificiale nasce per svolgere mansioni umane, quindi deve avere una sembianza umana. Per dire, se volessimo affibbiarli compiti di monitoraggio basterebbe donarli l'aspetto di un drone.
    Credo che la strada su questo argomento l'abbiamo già presa e punta più sui cyborg che gli androidi, che potrebbero comunque essere usati in remoto, e non, per svolgere compiti in ambienti inospitali per l'uomo in remoto.
    Sarebbe meglio vivere con elementi artificiali volti a correggere alcuni deficit, prevenire malattie e potenziare le abilità umane, piuttosto che aumentare la già precaria condizione di sovrappopolazione con degli androidi inseriti nella società.

    Bell'intervento comunque.:)
    Antonius_Block
    Post edited by Simone85 on
  • WBorg_AndatoWBorg_Andato SymbolAndato
    modificato September 2016 Pubblicazioni: 4,497
    Se l'umanità riuscirà a non autodistruggersi, il pensiero umano assomiglierà molto ad un modo di ragionare androide. In una società ideale per i nostri bisogni dove le passioni negative, le nostre paure, tutto quello che può disturbare in modo significativo è negativo lo spirito umano sparirà, in quella società saremo noi gli androidi, più lucidi, più coscienti di quello che abbiamo intorno, più umani verso tutto quanto.
    Personalmente non ho mai amato fino in fondo una donna umana per intero. Qualcosa di alieno, di mistico, di puro, dev'essere sempre, è quello che da il fascino.
    Ricordo senza un ordine preciso almeno qualcuna;
    Cylone Numero Otto
    https://goo.gl/images/44iSZa
    Indogene specie artificiale Meh Yewll
    https://goo.gl/images/rYXIpf
    Però rimarrò sempre fedele alla mia bionda dagli occhi azzurri Seven of Nine
    https://goo.gl/images/PlVcjq



    Antonius_BlockAmelieValenta
    Post edited by WBorg_Andato on
    Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale
  • rondinella61rondinella61 Colonna
    modificato September 2016 Pubblicazioni: 1,467
    Ho riscontrato queste tematiche nel film "Ex Machina" (  https://it.wikipedia.org/wiki/Ex_Machina_(film del 2015)), a proposito dell'innamorarsi di un androide e del Test di Turing. Il finale mi ha sconvolto, confesso. 
    Consiglio la visione!
    AmelieAntonius_Block
    Post edited by rondinella61 on
  • EstherPrynneEstherPrynne Neofita
    Pubblicazioni: 161
    non preoccuparti, sono io che sto facendo il corso avanzato di magia bianca...e imbianco i tuoi post
    (questo è OT garantito)
    <:-P
    WBorg_AndatoMariAlberiPavelyamigdalarondinella61
    Ogni passo verso l'orizzonte fa allontanare l'orizzonte (Swift)

  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    EstherPrynne ha detto:

    non preoccuparti, sono io che sto facendo il corso avanzato di magia bianca...e imbianco i tuoi post

    (questo è OT garantito)
    <:-P
    Lol...

  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350

  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Per la mia struttura mentale, se l'androide fosse con un'altezza tra 183 e 194, con lineamenti regolari, un corpo snello, ed altri requisiti, potrei essere perfettamente in grado di innamorarmene. Non vedo preclusioni. Se considero che provo affetto perfino per il mio cellulare, la cui frattura del vetro mi ha provocato un turbamento per un mese. Alterando la mia stabilità emotiva.
    D'altra parte, a chi non piacerebbe avere un essere prevedibile programmato per soddisfarci ed essere fedele e leale?

    La domanda che mi frulla, è ma un androide, potrebbe innamorarsi di un essere umano? Questo presupponendo che abbia programmata la possibilità di scelta e di avere un proprio indice di gradimento.
    WBorg_AndatoAntonius_BlockMariAlberi
  • PavelyPavely Andato
    modificato September 2016 Pubblicazioni: 3,350
    Sugli androidi vorrei consigliare due libri che mi sono particolarmente a cuore.
    Il primo è una pièce di Massimo Bontempelli: BONTEMPELLI M., Eva ultima, in 'Due favole metafisiche', Arnoldo Mondadori editore, 1940 (la copia che avevo io.... ho sempre cercato la prima edizione edita da Stock ma è introvabile da noi, in Italia...).
    Il secondo è il piccolo capolavoro di Ippolito Nievo: NIEVO I., Storia filosofica dei secoli futuri - Fino all'anno dell'E.V. 2222 ovvero fino alla vigilia in circa della fine del mondo, Aracne editore, 2012 (1860).
    Nel primo abbiamo una fantastica Eva - donna - che crea un Androide (Evandro) - uomo - e se ne innamora (da farci un film e, tra l'altro, secondo la mia opinione, è una stupenda favola autistica). Nel secondo libro, Nievo immagina una società futura in cui i lavori quotidiani saranno compiuti da Omuncoli (androidi) per liberare l'uomo, così, dalle sue incombenze. E' un romanzo scritto di getto prima di partire con la spedizione dei Mille. UNa cosa fantastica: prima di fare il Futuro, Nievo scrisse il Futuro.

    §

    Vorrei lasciare delle annotazioni.

    Quando si parla del pensiero degli androidi è bene - secondo il mio punto di vista - non citare Turing.
    Anche se l'I.A. (com'è chiaro) ha avuto tantissimi antecedenti, il termine ha la sua diffusione culturale nella scienza grazie alla conferenza del '56 che John McCarthy tenne al Dartmouth college nel New Hampshire (sul punto è possibile leggere il bellissimo testo di McCorduck: McCORDUCK P., Machines who think, W.H.Freeman, San Francismo, 1979).
    La formulazione di McCarthy è posteriore al lavoro di Turing. Sicuramente, Turing amava la letteratura di fantascienza e i film di fantasia (come dimenticare "Eva futura", il testo dove Edison sfida Lord Ewald a non suicidarsi se gli costruirà una Donna perfetta...? Libro amatissimo da Mallarmé...). Pure, non pensava che una generazione di Androidi potesse - effettivamente - esistere e (tantomeno) avere un'intelligenza propria.

    §

    Riguardo il "pensiero degli Androidi/Ginoidi" vorrei dire la mia opinione.
    Secondo me, un Androide PENSA se rispetta sette condizioni.
    1. - E' capace di effettuare una scelta razionale.
    2. - Rispetta l'ipotesi delle aspettative razionali.
    3. - Compie decisioni.
    4. - Gioca.
    5. - E' capace di effettuare una critica relativistica (cioè: non è assoluto nei suoi giudizi).
    6. - Formula paradigmi (cioè: del modelli che offre alla comunicazione).
    7. - E' capace di (auto)critica.
    In verità,nessuna macchina può rispettare tutte queste condizioni.
    Ad esempio: dietro una qualsiasi espressione linguistica c'è la possibilità del Gioco. Cioè: tutti i parlanti umani sbagliano apposta, compiono sempre minime infrazioni, agiscono intonazioni e slittamenti vocali, usano frasi di contesti ambientali talmenti minimi (fino all'ipotesi estrema di un gergo nato tra 2 parlanti) che nessun androide può fattualmente conoscere.
    Gli esseri umani accedono alla comunicazione a patto che questa sia minimamente sbagliata. Se è perfetta (penso al Voicoid) è subito percepita come falsa e fà ridere (gioco dell'Imitazione, scherzo in cui una persona imita alla "perfezione" il modo di parlare di una persona e tutti capiscono che stia mentendo e non sia la persona in questione). Più che creare l'Intelligenza artificaile, occorre osservare come costruire una "Stupidità artificiale": cioè una macchina in grado di sbagliare in modo coerente (un settore su cui gli Scienziati non sono molti preparati).
    Per fare un secondo esempio: è praticamente impossibile che un Androide applichi sempre un Paradosso di San Pietroburgo. CIoè: un Androide non massimizza l'utilità, effettua un calcolo statistico di utilità. La differenza tra i due concetti è questa: l'utilità implica la possibilità di un desiderio di perdere per vincere o per far vincere una persona amata secondo uno schema personale non condiviso. Un padre, ad esempio, potrebbe voler perdere una partita a scacchi con suo figlio per ricevere l'utilità del suo divertimento.
    O, ancora, un terzo esempio: è possibile progettare un Androide che faccia ridere?
    Nei fatti la Clowneria è una materia che tutti gli esseri umani - Autistici compresi - possono apprendere. Gli androidi non possono veramente farlo: questo perché il sorriso è, in sé, un modo per superare un errore o una contraddizione o una perdita di senso. Quindi, è un errore, uno sbaglio voluto, un tempo smarrito e poi ritrovato. Ancora una volta, è una cosa che non può essere programmata da qualcuno proprio perché non può essere attesa. Gli sbagli, cioè, sono infiniti e infinita è la possibilità di far ridere.

    §

    Chiaramente, per capire se una persona sia un Androide basta fare sette domande. Cioè: basta verificare se le condizioni che ho scritto siano soddisfatte. Pensare un modello per creare queste domanda immediate (che non devono e non possono essere conosciute da chi ha programmato l'Androide), sui sette campi è abbastanza semplice ma non è il problema centrale. Il fatto è che ogni singola frase umana ha - tecnicamente SECONDO IL MODELLO CHE PROPONGO - 823.543 possibilità di interpretazione: cioè 7 alla settima. Ciò significa che nessun processore può veramente produrre una generazione reale e autonoma di comunicazione: due frasi genererebbero 823.543 possibilità alla seconda. 100 frasi genererebbero 823.543 possibilità alla centesima (e qui andiamo oltre la possibilità di calcolo di tutte le macchine del mondo).

    §

    Ora: nei fatti la Comunicazione non ha nulla a che fare con la Ragione. Gli esseri umani parlano, comunicano, ma non si interrogano mai sul punto se l'altra persona sia un Androide o un essere umano. Nei fatti, un Poeta, ad esempio, in verità non è spesso razionale ma comunica. La Comunicazione si interrompe solo in presenza di una malattia mentale. Cioè: una comunicazione si interrompe se non si emette o non si è più in grado di rispettare la forma linguistica. Se una persona emette un linguaggio che non può essere ricondotto ad una forma di Letteratura (come accade, ad esempio, nel Linguaggio cifrato o nei Gerghi estremi) allora non stà comunicando con chi ascolta.
    Un paziente che mi fa un'insalata di parole non sta comunicando (o meglio: ha dimenticato come si fa).

    §

    Se la persona che abbiamo di fronte è capace di generare una comunicazione - cioè genera linguaggio (rispetta la forma delle parole), usa un'oralità o una scrittura, accede ad un Mass media (quale può essere anche la semplice voce), comprende come le sue parole abbiano un contenuto propagandistico (storia delle idee), genera pubblicità (il discorso diffonde e promuove valori e valorizzazione), si struttura in un discorso (si attende il tempo del proprio turno) e si fa conversazione (si rispettano le emozioni e i sentimenti secondo un principio di gentilezza) - allora è classificata come u m a n a. E questo basta.

    Poi se non comprendiamo ciò che ci viene detto, subentra l'idea di una indagine sopra la razionalità di chi ci parla (ed è il compito della Psichiatria).

    §

    Chiaramente, nessun essere umano indaga l'effettiva razionalità delle persone che sono con lui. Se gli è necessario farlo, deve muoversi nei campi che ho indagato: nessun androire può rispettare in modo complessivo le condizioni della Ragione che ho elencato. Cioè, ad esempio, non può conciliare - come fanno tutti gli esseri umani - la teoria dell'aspettativa razionale con il gioco e così via.
    Così: le relazioni umane si reggono sull'assoluta certezza di essere con una persona razionale se questa comunica.
    Se non comunica, è possibile che si abbia di fronte una persona non razionale.

    §

    Quindi, gli esseri umani dimostrano che una persona è razionale non se lo è fattualmente ma se comunica.

    Tornando all'esempio di prima: Eugenio Montale - in molte sue poesie - non è razionale. Pure, comunica tantissimo. Quindi, nessuno si è mai chiesto che lui fosse una persona con una ragione o se in ciò che scrisse ci fosse razionalità (e c'era).

    La razionalità non può essere capita né da mente d'uomo né da mente di computer. Ma può essere verificata - con un'indagine nei campi che ho indagato - la sua assenza.


    Antonius_Block
    Post edited by Pavely on
  • auroraborealisauroraborealis Veterano
    Pubblicazioni: 828
    Io non baserei il concetto di intelligenza sulla base della capacità di un robot di comunicare -anche in modo creativo- con gli umani (per appagare il loro bisogno di sentire ciò che vogliono). Penso che sarebbe meraviglioso trovare la strada per sviluppare qualcosa di pensante, che possa esprimersi nel suo linguaggio, seppur incomprensibile per noi.
    L'idea di sviluppare un essere simile agli umani un po' mi disgusta e un po' mi incuriosisce: il grafico presentato dall'autore della discussione l'ho trovato illuminante. La sola idea di poter comunicare anche tramite riga di comando con 'qualcosa' invece mi affascina.
    Per citare un film, ad esempio, mi ha molto colpito 'Her', film in cui il robot non ha alcuna fisicità. Arrivare a ciò sarebbe bellissimo.
    Antonius_BlockWBorg_Andatorondinella61
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