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"...Si muore un po' per poter vivere..."

Fenice2016Fenice2016 Veterano
modificato November 2016 in Politica, Filosofia e Religione

La morte come luogo fertile, per la rinascita. 

La vita, un gioco di opposti, esistenti perché
gli diamo voce. 

 

La Fenice, è un animale mitologico che ha la
capacità di rinascere dalle proprie ceneri.

 

Tutti, forse, siamo un po’ fenici.

 

Penso, quante volte mi sono scoperta diversa?

Quante volte nel mondo ho trovato pezzi di me,
come parti di un puzzle infinito? Perché è infinito, ognuno lo sa, ma si
illude, forse, che non lo sia, perché l’infinitezza è un concetto enorme per
noi esseri umani e ci spaventa.

Siamo infinito.

A volte tutto ciò appare talmente spaventoso che
appare saggio e ragionevole (dannata ragione) costruire una bella muraglia,
resistente e solida come protezione (da noi stessi). Se la paura è forte forte
la muraglia sparisce alla ragione, diviene ad essa invisibile, ma continua la
sua opera. Illude protezione e in realtà cinge, limita, limita l’infinito. E si
pensa di essere grandi e saldi e vivi, in realtà siamo in uno zoo. Certo un
bello zoo, con tutte le comodità, non ci sono le sbarre, ma siamo in gabbia.

La gabbia ci sarà sempre, forse, in qualche
misura, ma rompere quel muro è la cosa più dolorose e utile che si possa fare,
per vivere.

Quanto dolore nella nascita di un nuovo essere
vivente? La nascita vera intendo, quella in carne, ossa e sangue. …. (mi fermo,
anche se scrivere ancora, ma penso sia troppo e sono anche un po’ scarica,
ora).

 

Quante volte il dolore, il pianto, la paura,
quella cosa che grande e forte stringe la gola e fa aprire la bocca se no non
respiri, quante volte la solitudine, il vuoto sono stati davvero vuoto a
perdere? 

 

Io penso che quelle sensazioni di disagio, anche
profonde che può capitare di sperimentare nel corso della propria esistenza
siano occasioni. Non voglio banalizzare il dolore, non voglio dire “Che bello
stare male, dai, fa bene!”… non so se sono in grado di esprimere quello che sto
pensando, qui, ora. 

 

Sono occasioni perché possono aprire porte. Sono
continui stimoli a lasciare scorrere quello che è in noi. 

 

Ieri pianto, gola stritolata, vaso vuoto.

Oggi gioia, entusiasmo, e nel vaso terra e
germogli.

Domani chissà.  Chissà… forse il vaso verrà
vuotato o riempito troppo, arriverà il vento, la tempesta, l’acqua dissetante o
un gatto giocherellone a smangiucchiare le foglie ( @Valenta non avermene se ho
citato il gatto in questa veste da rompiscatole :D ) o chissà cos’altro, non è
dato saperlo.

 

Vivere. Cosa vuol dire?

Respirare? Il muscolo dentro al petto che pompa
sangue nel reticolo di fiumi, torrenti, canali del corpo?

Cosa vuol dire davvero vivere?

Forse, accettare la morte. Accettarla per poter
vivere.

E avere il coraggio di morire ogni volta che se
ne ha l’occasione.

Lasciarsi attraversare sentire fluire per poi
intuire e crescere un po’.

Sperimentare le proprie identità, darsi
possibilità e concederne, non chiudersi al disagio, prenderlo a piccole dosi,
accoglierlo, coccolarlo e indagarlo. Perché il disagio lo sentiamo noi è lì e
se c’è allora non è colpa di qualcuno, piuttosto è un complessissimo gioco di
concause del nostro puzzle personale. Può essere divertente, straziante,
soddisfacente, logorante indagarlo e collocarlo nelle reti interiori. 

In fondo cos’è il dolore se non qualcosa dentro
che si rompe, che muore. Qualcosa che muore ma offre la possibilità ad altro di
nascere, di germogliare. Oppure, se ancora la terra è arida, le piogge avare, e
nulla germoglia, solo il dolore che spezza, allora verrà il tempo, verrà, forse
un giorno. Io non lo so di sicuro se verrà per tutti, io proprio non lo so. So
che mi auguro che venga per tutti il tempo, questo lo so di certo.

Per  tutti, perché ognuno ha tanto da
indagare e da far sbocciare… e ora mi torna alla mente:

 

“Chi conosce 

il dolore del bocciolo

quando si apre?”

(citazione)

 

Ecco ora comprendo meglio questo testo. 

È questo che voglio dire, questo.

 

 

Io non so se ce l’ho, il coraggio di lasciarmi
attraversare, ogni volta, ma ci provo, goffamente, ci provo, un po’ sì e un po’
no. E provo a spostare il limite della mia gabbia. Perché, nell’infinito,
qualche limite ci vuole.

 

Io voglio pensare che tutti siamo un po’ fenici.
Tutti possiamo rinascere.

 

 

Non so se ho espresso quello che volevo dire in
modo chiaro, non so. Mi dispiace, ci ho provato.

Non so se ho vaneggiato, ma stasera, così è.

 

 

Voi che dite?

 

(Il titolo della discussione è una citazione da
una canzone)

 

NB1: la morte è una metafora eh…. 

NB2: L'ho messa in "Politica,
Filosofia..." perchè non sapevo dove metterla e la piazza forse non era il
caso. CI vorrebbe una nuova categoria: sproloqui... :)) 

NB3: scusate ma non capisco il perchè di questa
spaziatura anomala!

PhoebeSolitaireValentagiovannaSimone85MononokeHime
Post edited by Phoebe on
«1

Commenti

  • daviddavid Veterano Pro
    Pubblicazioni: 577
    UahU!!! 

    che bello, anche la parte sul "muro" che mi sono tatuato su tutto il braccio destro, adesso che dovrei fare.... tagliarmi il braccio?

  • daviddavid Veterano Pro
    Pubblicazioni: 577
    Per fortuna mentre lo facevo, Amose mi ha consigliato di lasciare lo spazi per la porta.... 
  • SolitaireSolitaire Neofita
    Pubblicazioni: 1,315
    Sono d'accordo con te, si muore un pò per poter vivere.
    Bocciolo-fiore-frutto, è un ciclo infinito di morte e rinascita, è la vita stessa, è la legge del divenire, cioè del reale. Perché la realtà non è statica, ma è sempre in movimento, in divenire, ciò che era non è più, è qualcos'altro, e porta con sé ciò che era stato, in un processo infinito, che non è trascendente, ma è un processo immanente, è il bello di questo concetto, infinito, che io non sono mai riuscito ad inquadrare, a concettualizzare, ma se lo immergo nel reale allora tutto mi è più chiaro. Ed è un processo estremamente razionale, a tutti i livelli, soprattutto a livello metafisico, perché noi siamo essenzialmente degli esseri metafisici, anche se la gente quando sente metafisica si gira dall'altra parte, ma non è altro che la scienza che studia l'essere, e l'essere è dinamico, noi siamo dinamici. Forse è statico a livello logico, ma non ontologico, perché è quello che vedo. (In fondo Hegel è di una semplicità estrema, ma il nostro cervello ragiona, etichetta e classifica la realtà per categorie, e non ci fa vedere il meglio, il processo che c'è dietro, il flusso dialettico del reale nel quale siamo immersi, del quale facciamo parte, volenti o nolenti). Forse perché abbiamo paura, abbiamo paura di farne parte, cioè abbiamo paura di essere ragione, la ragione che regola la realtà, siamo anche noi, siamo noi stessi; ma forse a causa della nostra limitezza, abbiamo timore ad identificarci con essa, per come la penso io. Perché a ben vedere la realtà è il pensiero stesso, perché senza il pensiero la realtà stessa non avrebbe senso, è il pensiero che crea le cose dando significato ed essenze alle stesse, al punto che senza il pensiero le stesse non avrebbero alcun senso. Mi piace questa visione, perché obbliga l'uomo in quanto essere razionale a cercare la verità non più pregando e guardando in alto, ma al contrario in basso, nelle cose reali, o se vogliamo in noi stessi.
    davidFenice2016MononokeHime
  • SwiftSwift Veterano Pro
    Pubblicazioni: 946
    Non vorrei però che venisse esaltata la morte. La morte è entropia, cioè disordine. Nell' Universo l'entropia aumenta sempre. Ciò significa che il progresso, il divenire, non è altro che la morte che avanza.
    Negli ultimi tempi, anche grazie al pensiero cosmista, mi sono convinto che la vera missione, razionale e sentimentale dell'uomo, è quella di fermare il progresso, il divenire. Che significa fermare l'entropia. Per salvare l'Universo. Per salvare la vita.

    Bisogna stare dalla parte della vita.


    SolitairedavidSole
  • SolitaireSolitaire Neofita
    Pubblicazioni: 1,315
    Interessante @Swift , ma per la seconda legge della termodinamica l'entropia non si può fermare, è un processo irreversibile. Inoltre è un'ulteriore prova del fatto che il reale è governato da leggi estremamente razionali, che non abbiamo fatto noi, preesistono al nostro essere. La vita ha senso in quanto c'è anche la morte, sono concetti che si collocano non fuori del tempo, ma dentro di esso, ecco perché non c'è alcun paradiso e alcun inferno, tutto ciò che esiste esiste in questo universo, perché se ci fosse un posto migliore di questa terra, per esempio un paradiso, sarebbe quello il posto nel quale vivremmo, perché sarebbe il migliore, perché non ci sarebbe alcuna ragione razionale per la quale non sia quello il nostro tempo, il nostro reale.
    davidSwiftFenice2016
  • SwiftSwift Veterano Pro
    Pubblicazioni: 946
    Si, certo, Solitaire, capisco le tue ragioni.
    Ma è che negli ultimi anni mi sono interessato al pensiero cosmista, dopo averlo conosciuto per caso, e ci ho trovato cose che ho sempre sentito incosciamente dentro di me. Soprattutto mi ha interessato per la sua forte impronta collettivista e per il richiamo all' ordine; un ordine inteso come base della vita, come sintropia. E ci ho trovato una possibile giustificazione per l'esistenza dell' uomo, un possibile senso della vita, un fine a cui aspirare. Il cosmismo afferma che non ci si deve arrendere all' ineluttabilità delle leggi fisiche ma si deve cercare di cambiarle per contrastare l'entropia. Al di là dell' esagerazione di certe affermazioni (immortalità, dai cosmisti interpretata in senso collettivo, con addirittura la resurrezione dei morti) a me interessa il risvolto etico di tale pensiero come alternativa al fatalismo catastrofista e al pensiero di distruzione e morte che mi sembra prevalente oggi.

    Poi, ovviamente, se parlaiamo di filosofia mi rendo conto che ognuno ha il suo modo di pensare. Non che io sia persuaso di tutto del cosmismo, ma ci trovo ecco qualcosa che nelle altre filosofie manca; una spiegazione completa, o quasi, dell' Universo e un obiettivo pratico che per me ha valore soprattutto sul piano etico-morale.
    SolitaireFenice2016
  • giovannagiovanna Colonna
    modificato November 2016 Pubblicazioni: 3,900
    Si', ogni giorno si muore un po' perche' muoiono i nostri idealismi giovanili, muore l' innocenza.
    Al seguire delle esperienze, al seguito del Destino( Chance), del Fato, nel contatto con l' altro da noi, che poi siamo noi, come diceva Conrad, sopravvive l' uomo mediocre, l' uomo imperfetto che accetta l' imperfezione.

    Non ho trovato altra visione del mondo che piu' mi torni, avendo letto tutto questo grande autore, che di tutto parla fuorche' del mare.

    Per la coscienza e il dialogo con essa, si veda Leggatt, " the secret sharer", e per l' idealista " Lord Jim", per l' uomo mediocre il capitano Mac Whirr.

    Confidando nella Fortuna.
    SoleAmelie
    Post edited by giovanna on
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • giovannagiovanna Colonna
    modificato November 2016 Pubblicazioni: 3,900
    Che' poi e' sempre la solita solfa, gli opposti, il doppelganger, lo jing e jang, vita e morte, io con l' altro, noi con noi, il diverso, lo zen, le filosofie orientali, si muore nell' integrazione degli opposti, tutti i film fantasy di oggi e la filosofia moderna non fanno che ripetere lo stesso motivo.
    Da secoli: la Fenice che rinasce, il Vecchio Marinaio e la paralisi dei momenti critici, la nebbia e l' offuscamento momentaneo, Morte in vita..the Island, John Donne:)

    La societa' e il Potere di chi manovra, ecc:))
    Post edited by giovanna on
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • giovannagiovanna Colonna
    Pubblicazioni: 3,900
    Del resto oggi proliferano i volantini: " centro di meditazione olistica", massaggi ayurvedici, accanto nello stesso centro: dieta equilibrata per il benessere psicofisico", studio annesso" osho e i suoi segreti", porta accanto: " psicologo approccio integrato" :)
    SoleSolitaireEirene
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Mi piace il defluire strano della spaziatura. Forse anomala, ma efficace nel rendere visivo che sono flussi di pensiero.

    Si muore. È indubbio. Ogni istante una parte di noi muore, ed in questa perdita si sofffre.
    È un'incoerenza personale che ci consente, se riusciamo realmente a sprofondare in noi stessi di ricostruire dalla nostra identità frantumata, un nuovo mosaico.

    Ho sperimentato spesso quanto scrivi, Fenice, fin dall'infanzia.
    E continua.
    Non è una scelta. Anzi. Se fosse frutto di volontà, sceglierei di essere sempre la stessa immagine. Ma così non è.

    C'è da dire, che mentre muori, ti lasci completamente andare. In quel momento di verità, non pensi... poi rinasco.
    Almeno io.
    No, in quei momenti mi devasto totalmente. Anche fisicamente mi trasfigura, e piango realmente tutte le lacrime che ho dentro. Il viso dopo è tumefatto, ed una debolezza pervade il corpo. Si avverte proprio di essere arrivati al confine. Ogni volta, un po' più giù.

    Guardi il cielo e pensi, questa è l'ultima stella.
    E poi, ti butti a dormire esausto. Come a simulare l'immobilità di un decesso.

    Ma accade, inaspettatamente, che un qualcosa di nuovo si muove dentro.
    Come se un raggio di luce e di ombre, partissero dal centro, esplorando nuovi pensieri.

    Però, fenice, negli anni, accade che il raggio sia più debole e fiaccato dalle sconfitte.
    Ed accade che le morti di noi stessi, diventini lutti sempre più insostenibili.
    È dura andare avanti.
    Fenice2016
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