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La ragione per cui i Lorna Wing scelse l'etichetta "sindrome di Asperger".

PavelyPavely Andato
modificato February 2017 in I pionieri
Cito:

"I genitori privi di una specifica esperienza tendono a sottovalutare o rifiutare l'idea dell'autismo per il loro bambino o adulto socialmente goffo, ingenuo, loquace, maldestro, intensamente interessato agli orari delle maree intorno alla costa della Gran Bretagna, alla necessità di abolire l'ora legale in Inghilterra o a nomi e rapporti di tutti i personaggi apparsi una soap opera come Coronation street. Proporre che il loro bambino possa avere un'interessante condizione chiamata "sindrome di Asperger" è più accettabile".

I Wing, in pratica, portavano avanti la n e c e s s i t à che i bambini ricevessero una CURA. Il principale ostacolo erano i genitori che - per non vivere uno stigma sociale - non volevano - minimamente - sentir parlare di autismo.

Ma nei fatti, di autismo si tratta.

Scrivo questo post per esprimere un'idea: A FORZA DI CHIAMARE UNA COSA PER UN NOME DATO PER GENTILEZZA E PER UNO SCOPO SOCIALE, SI STA DIMENTICANDO PERCHE' QUEL NOME FU SCELTO.
E' il frutto del lavoro che portò al DSM III-R - incentrato sulle scelte di Lorna Wing, Lynn Waterhouse e Bryna Siegel: rendere "elastici, vaghi," i criteri dell'autismo per ALLARGARE i diritti sociali delle persone autistiche. Linea di pensiero che portò al DSM-IV e al DSM-IV-R.

Oggi, esistendo in tutto il mondo una legislazione "inclusiva", non c'è più bisogno di questa "strategia sociale" e, quindi, l'Asperger non compare più come "categoria a sé".

§

Ora: io mi accorgo che Wing, Waterhouse e Siegel non si accorsero di una cosa.

Rendendo "plastici" e "vaghi" i criteri, gli psichiatri del mondo NON COMPRENDENDO lo scopo, negli anni novanta dettero moltissime diagnosi a persone che autistiche non erano (fenotipo autistico).

E' la stessa cosa che fece Hans Asperger.

Asperger ideava strategie per evitare che i bambini autistici facessero una brutta fine.

Ma "nel mucchio", assieme a bambini realmente autistici, finirono anche bambini non autistici.

§

Pure: l'Asperger o la "strategia Asperger" mi appare essenziale. Mi appare doveroso dirlo. Mi appare necessario "ricordarlo".

§

Cosa pensate di questa strategia?

Cosa pensate di questo approccio?

WBorg_AndatoSophiaGrizliEstherDonnellySperanza9Landauer
Post edited by riot on
«13

Commenti

  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Mi sfugge il punto.

    Intendi affermare che alcuni soggetti nella cui diagnosi compare :
    Fenotipo tipico asperger, non siano autistici?

    È una domanda, e non intendere in questo una provocazione.
  • MalinalliMalinalli Veterano Pro
    modificato December 2016 Pubblicazioni: 587
    Ti correggo: Asperger ideava strategie per evitare che i bambini facessero una brutta fine.

    Io penso che se distribuire diagnosi di Asperger servisse a salvare le persone dall'istituzionalizzazione e dai neurolettici, dagli altri "farmaci" e dagli ETC, sarei pienamente d'accordo per darla proprio a tutti, come una sorta di salvacondotto. Ma sappiamo bene che non lo è. È una diagnosi psichiatrica. Significa che l'Asperger è una malattia e che sei nato malato e hai bisogno di cure. Significa che anche dove si attuano metodi meno annichilenti, con il concetto di comorbidità quello che hai cacciato dalla porta rientra dalla finestra.
    È un fatto statistico che i bambini con diagnosi di ASD siano i più medicalizzati, che assumano più psicofarmaci dei loro compagni con altre diagnosi psichiatriche.
    E non ti parlo solo dei genitori che danno i neurolettici al figlio per togliergli il brutto vizio dello stimming.
    Il discorso attuale della "scienza" (o meglio, quella che si auto-dichiara scienza, in barba a Popper e Wittgenstein, per citarne solo due) è che l'Asperger, l'autismo, se fosse una malattia, sarebbe una sorta di HIV. E poi arriva il cognitivista comportamentale che ti dice: ah, be', ma con la giusta alimentazione e con un corretto stile di vita, l'HIV potrebbe non diventare mai AIDS conclamato.

    Credo che una diagnosi per una condizione che riguarda te come persona, nel tuo modo di essere, di esistere, di abitare il mondo, sia sempre una violenza.
    È un linguaggio che pretende di sostituire il tuo.
    È la narrazione che cercano di sovrascrivere sulla tua narrazione.

    Per non parlare degli psicologi che pretendono di spiegarti che strategie devi adottare e come devi vivere. È come se fino a quel momento hai vissuto nel deserto e ti sei costruito la tua tenda, hai scavato un pozzo, hai imparato a procurarti il cibo. E poi arriva questo, che vive a Londra, per dire, in un condominio, e ti spiega come si costruisce una tenda, come si scava un pozzo in modo scientifico, come procurarti il cibo. Cibo che va bene per uno che vive a Londra, non per te che stai nel deserto e hai un corpo forgiato dal clima e dall'alimentazione del deserto.

    Allora, io ti parlo esclusivamente di me perché solo della mia esperienza di posso parlare.

    C'è stato un momento in cui ho capito che in realtà, a un livello molto profondo, questa diagnosi mi aveva fatto male, davvero male. Ma non per lo stigma sociale o che. Io manco ce l'ho un vero senso sociale, è una cosa che ho capito abbastanza presto. Perché andava a intaccare la mia narrativa. Voleva sostituirsi a essa.
    Il momento è stato quando ho cercato di far capire a mia madre, che non era vero che avevo imparato a parlare così presto. Io sapevo benissimo le fiabe, ma non sapevo esprimere i miei bisogni. Che avevo sete, per esempio. O che qualcosa mi faceva male. E piangevo disperatamente per cause incomprensibili (per i miei genitori).
    E ho detto: mamma, io non capivo le parole delle fiabe che ripetevo.
    E lei: Ma no, le capivi!
    Ecco, in quell'istante, quando mia mamma ha detto "le capivi", ho provato una gioia incontenibile, ho pensato "ah, allora non è vero niente! Non sono autistica, andate tutti al diavolo!". Boh, non so perché avessi condensato tutto in quel "sintomo". Forse perché avevo visto "The A word", dove il bambino al posto delle mie fiabe parlava per canzoni pop.
    E io ho chiesto a mia madre: Come fai a sapere che le capivo?
    E lei: Perché se io cambiavo una sola parola ti arrabbiavi, ti mettevi a urlare.

    E così, le ho spiegato. Quello che mi era stato spiegato.
    Ma a che è servito distruggere le mia lettura di quella storia e quella di mia madre?
    A che è servito sostituire la nostra narrazione?
    La verità. Questa, Pavely, non è la verità.
    Questa è la mappa di un signore londinese che è venuto a esplorare il deserto.
    Come se io non avessi già la mia mappa.

    Io non dico che al bambino che ti sa ripetere un testo complesso senza errori, ma non sa dire se ha sete, non bisogna insegnare a dire che ha sete. Ben venga. Meglio questo delle sberle, che son quelle che prendevo io.
    Ma non dirgli che ha una malattia. Non dirgli che il suo essere al mondo è un modo sbagliato di essere al mondo. Perché, semplicemente, è una bugia.

    E, poi, scusa, sempre sulla base della mia esperienza, ti voglio dire di non incolpare tua madre per averti fatto studiare latino al posto di clowneria. Io vengo da una famiglia che potrei definire di anti-intellettuali. Mio padre si vanta di non aver mai letto. Sono io che ho riempito la casa di libri. E siccome non me li compravano, tenevo da parte i soldi del pranzo. Fosse per me, avrei digiunato o mangiato brodini di dado mattina e sera (l'ho fatto) per comprarmi i libri. Mia zia da piccola mi chiamava "la professoressa". Voglio dire, secondo me, tua madre c'entra poco o niente con le tue scelte. E mi sa che lo sai.

    Ehm... sto divagando.

    E questo che ho scritto, vale anche per gli altri, per tutti quelli che hanno subito un giudizio psichiatrico. Che non è scienza. La scienza dà giudizi di fatto, non di valore.


    NewtonKaliaSophiaDrMoodymamma_francescaGrizliCorocottasWBorg_AndatowolfganggiovannaEstherDonnelly
    Post edited by Malinalli on
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Malinalli ha detto:

    Ti correggo: Asperger ideava strategie per evitare che i bambini facessero una brutta fine.


    Io penso che se distribuire diagnosi di Asperger servisse a salvare le persone dall'istituzionalizzazione e dai neurolettici, dagli altri "farmaci" e dagli ETC, sarei pienamente d'accordo per darla proprio a tutti, come una sorta di salvacondotto. Ma sappiamo bene che non lo è. È una diagnosi psichiatrica. Significa che l'Asperger è una malattia e che sei nato malato e hai bisogno di cure. Significa che anche dove si attuano metodi meno annichilenti, con il concetto di comorbidità quello che hai cacciato dalla porta rientra dalla finestra.
    È un fatto statistico che i bambini con diagnosi di ASD siano i più medicalizzati, che assumano più psicofarmaci dei loro compagni con altre diagnosi psichiatriche.
    E non ti parlo solo dei genitori che danno i neurolettici al figlio per togliergli il brutto vizio dello stimming.
    Il discorso attuale della "scienza" (o meglio, quella che si auto-dichiara scienza, in barba a Popper e Wittgenstein, per citarne solo due) è che l'Asperger, l'autismo, se fosse una malattia, sarebbe una sorta di HIV. E poi arriva il cognitivista comportamentale che ti dice: ah, be', ma con la giusta alimentazione e con un corretto stile di vita, l'HIV potrebbe non diventare mai AIDS conclamato.

    Credo che una diagnosi per una condizione che riguarda te come persona, nel tuo modo di essere, di esistere, di abitare il mondo, sia sempre una violenza.
    È un linguaggio che pretende di sostituire il tuo.
    È la narrazione che cercano di sovrascrivere sulla tua narrazione.

    Per non parlare degli psicologi che pretendono di spiegarti che strategie devi adottare e come devi vivere. È come se fino a quel momento hai vissuto nel deserto e ti sei costruito la tua tenda, hai scavato un pozzo, hai imparato a procurarti il cibo. E poi arriva questo, che vive a Londra, per dire, in un condominio, e ti spiega come si costruisce una tenda, come si scava un pozzo in modo scientifico, come procurarti il cibo. Cibo che va bene per uno che vive a Londra, non per te che stai nel deserto e hai un corpo forgiato dal clima e dall'alimentazione del deserto.

    Allora, io ti parlo esclusivamente di me perché solo della mia esperienza di posso parlare.

    C'è stato un momento in cui ho capito che in realtà, a un livello molto profondo, questa diagnosi mi aveva fatto male, davvero male. Ma non per lo stigma sociale o che. Io manco ce l'ho un vero senso sociale, è una cosa che ho capito abbastanza presto. Perché andava a intaccare la mia narrativa. Voleva sostituirsi a essa.
    Il momento è stato quando ho cercato di far capire a mia madre, che non era vero che avevo imparato a parlare così presto. Io sapevo benissimo le fiabe, ma non sapevo esprimere i miei bisogni. Che avevo sete, per esempio. O che qualcosa mi faceva male. E piangevo disperatamente per cause incomprensibili (per i miei genitori).
    E ho detto: mamma, io non capivo le parole delle fiabe che ripetevo.
    E lei: Ma no, le capivi!
    Ecco, in quell'istante, quando mia mamma ha detto "le capivi", ho provato una gioia incontenibile, ho pensato "ah, allora non è vero niente! Non sono autistica, andate tutti al diavolo!". Boh, non so perché avessi condensato tutto in quel "sintomo". Forse perché avevo visto "The A word", dove il bambino al posto delle mie fiabe parlava per canzoni pop.
    E io ho chiesto a mia madre: Come fai a sapere che le capivo?
    E lei: Perché se io cambiavo una sola parola ti arrabbiavi, ti mettevi a urlare.

    E così, le ho spiegato. Quello che mi era stato spiegato.
    Ma a che è servito distruggere le mia lettura di quella storia e quella di mia madre?
    A che è servito sostituire la nostra narrazione?
    La verità. Questa, Pavely, non è la verità.
    Questa è la mappa di un signore londinese che è venuto a esplorare il deserto.
    Come se io non avessi già la mia mappa.

    Io non dico che al bambino che ti sa ripetere un testo complesso senza errori, ma non sa dire se ha sete, non bisogna insegnare a dire che ha sete. Ben venga. Meglio questo delle sberle, che son quelle che prendevo io.
    Ma non dirgli che ha una malattia. Non dirgli che il suo essere al mondo è un modo sbagliato di essere al mondo. Perché, semplicemente, è una bugia.

    E, poi, scusa, sempre sulla base della mia esperienza, ti voglio dire di non incolpare tua madre per averti fatto studiare latino al posto di clowneria. Io vengo da una famiglia che potrei definire di anti-intellettuali. Mio padre si vanta di non aver mai letto. Sono io che ho riempito la casa di libri. E siccome non me li compravano, tenevo da parte i soldi del pranzo. Fosse per me, avrei digiunato o mangiato brodini di dado mattina e sera (l'ho fatto) per comprarmi i libri. Mia zia da piccola mi chiamava "la professoressa". Voglio dire, secondo me, tua madre c'entra poco o niente con le tue scelte. E mi sa che lo sai.

    Ehm... sto divagando.

    E questo che ho scritto, vale anche per gli altri, per tutti quelli che hanno subito un giudizio psichiatrico. Che non è scienza. La scienza dà giudizi di fatto, non di valore.


    Hai scritto parole bellissime @Malinalli .

    Ciò che hai vissuto, l'ho provato - identico - anch'io.

    Ti dirò di più: io ho capito di avere un corpo a 36 anni.

    Quando ho incontrato la mia compagna.

    Prima di incontrarla, io ero una Mente.

    Soprattutto: io vedevo le altre menti. E non capivo perché avessero Corpi e non capivo le "ragioni dei loro Corpi".

    Da bambino, non capivo perché i "Corpi sorridessero". O perché alcune esigenze fondamentali - Sesso, Sonno, Serenità, Soddisfazione et cetera - fossero così determinanti.

    Il mio corpo era (ma in parte è) un peso.

    Avevo un modo ESTREMO di percepire il pensiero in modo VISUALE. Immagini.

    Io ho avuto 4 terabyte di fotografie.

    E per distruggerle dalle memorie che avevo in Roma (dove abitavo) e, in giro, qui, in Internet ho impiegato circa 8 mesi. Lavorando quasi 2 ore al giorno.

    Non hai idea di QUANTE FOTOGRAFIE io avessi.

    Dopo aver conosciuto Daniela, le ho distrutte.

    L'unica fotografia che ho nella mente è il suo viso.

    §

    Ora...

    Che io sia stato "fuori di testa" è un dato di fatto.

    Ciò che ho voluto dire in questo post, è un messaggio: alle volte, la dizione "Sindrome di Asperger" è dolce.

    Così, come è simpatca anche la dizione alla Jim Sinclair di Aspie.

    O di neurodiverso.

    §

    Pure: io sono convinto che ci faccia bene, alle volte, guardare in faccia la realtà.

    Siamo autistici.

    E lo dico nel senso di Sinclair: fanculo se la parola non piace. Io, Paolo, sono autistico.

    E non è mica una brutta cosa.

    Mi fa incazzare quando leggo: "Sono una persona 'con autismo'". O: "L'autismo non è mica tutta la mia persona. Sono ben più complesso!".

    Oggi, 2 dicembre, lo voglio proprio dire... "Fanculo i pietismi".

    §

    Detto così, mi sembra molto più chiaro e sintetico.
    MalinalliGrizlicameliaSperanza9
  • GrizliGrizli Veterano
    modificato December 2016 Pubblicazioni: 288








    Come dice @Malinalli la diagnosi contiene una violenza, forse sempre. O può disinnescare una fonte di violenza nella sfera dell’identità personale. Per me è stato così, la diagnosi (da grande, molto grande) è stata un evento salvifico. 

    Da piccola ero ipersensibile, fatta di pensiero, terrorizzata, ma vivevo tra simili che mi “custodivano. Era come se non avessi dubbi. Ero diversa, però in mezzo a diversi contenti di esserlo. 

    Quando in seguito mi sono ritrovata sola con il mondo davanti e ho trovato la terribile, pura fatica senza mediazioni, la violenza continua che è entrata nella mia vita è stata usare me stessa come merce di scambio, moneta per “tradurmi” a favore del mondo, perché gli altri potessero decifrarmi. Come facevo a dire “non capisco” o “non so cosa sono”? La diagnosi ha tolto questo dalla mia vita.

    Secondo me non c’è contraddizione tra la strategia di Asperger (e di altri, e di me quando le mie parole possono spiegare qualcosa a qualcuno) e il fatto che l’autismo è un intero: siamo autistici. 

    La gente non vuole sentire dire “sono autistico” da chi è in grado di dirlo, fondamentalmente. Spesso ti correggono, e tu stai descrivendo te stesso e la tua vita. :-) Dire “sono autistica” è ancora dirompente, soprattutto se interagisci socialmente.

    Io tento di tenere in me questi due ambiti di significato insieme, e di usare le contraddizioni che contengono e generano per fare piccoli atti cercando una ricaduta generale, personale, esistenziale magari minima, ma positiva. Intendo atti inclusivi. Io nello specifico sento molto la situazione delle persone non diagnosticate, magari fino alla mezza età, spinte da sempre a dubitare della loro identità. Secondo me, in una situazione del tutto diversa, con bambini non subclinici, per motivi diversi, Asperger ha fatto una cosa di questo genere e per questo lo amo intensamente: ha saputo creare un ambito non violento in mezzo a una società violenta, proteggendo persone fraintese. 

    Non so se mi sto spiegando, è una cosa che sento con intensità tale che mi fa piangere. Mi sembra che ogni atto di comunicazione di questo genere è fare posto e amare per esempio i ragazzini e le ragazzine di adesso che sono autistici, anche quelli che sorridono a più non posso come facevo io e stanno sotto il radar cercando e ricevendo conferme con le loro piccole antenne. Quindi secondo me vale la pena di usare la strategia di Asperger anche solo se aiuta un bambino o un adulto non diagnosticato, pur sapendo che è autistico quello che sei.


    LudoPavelyMalinalliLandauer
    Post edited by Grizli on
  • MalinalliMalinalli Veterano Pro
    modificato December 2016 Pubblicazioni: 587
    @Grizli, ho letto più volte quello che hai scritto per vedere il disegno esatto del tuo discorso.
    In un primo momento, ho sentito anch'io che la diagnosi era stata una cosa positiva. Una liberazione da ciò che, credevo, non mi apparteneva. Poi ho capito che mi apparteneva, invece, profondamente. Conosci la storia di Corto Maltese? Era nato senza la linea del destino. Così da bambino aveva preso un coltello e si era tagliato il palmo della mano sinistra, disegnando lui stesso la sua linea del destino.

    Ecco, la diagnosi mi ha ricordato che ero nata anch'io senza linea del destino. Mi sono detta: che liberazione! Questo taglio che mi sono fatta da bambina e che continua a farmi male e che si infetta tutte le volte non è la mia vera linea del destino.
    Quanto mi sbagliavo.

    Avevo in mente tante altre cose da scrivere, ma mi sono appena accorta di aver già detto tutto.
     
    WBorg_AndatoGrizliNewton
    Post edited by Malinalli on
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,733
    @pavely io sono d'accordo con quello che dice anche attwood. Alla fine di tutto le diagnosi sono comunque invenzioni umane, la cosa più intelligente è quindi usarle in modo funzionale
    WBorg_AndatoSophiaEstherDonnellyEirene
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,733
    @Malinalli concordo che uno dei ruoli principali della diagnosi in un adulto sia la riscrittura della narrativa personale. Se fatto bene penso sia un processo utile, se lasciato a se stesso o in mani sbagliate è potenzialmente distruttivo
    osurGrizli
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • PavelyPavely Andato
    modificato December 2016 Pubblicazioni: 3,350
    wolfgang ha detto:

    @pavely io sono d'accordo con quello che dice anche attwood. Alla fine di tutto le diagnosi sono comunque invenzioni umane, la cosa più intelligente è quindi usarle in modo funzionale

    Pure, @wolfgang usare una "etichetta" senza conoscerne la "storia" è sbagliato.

    §

    Io sono ASSOLUTAMENTE certo che l'Autismo sia un disturbo funzionale generale del Cervello generato dalle facoltà intellettive.

    Io affermo che esistono DUE sole forme di autismo: LIFEA e HIFEA. Autismo da una bassa evoluzione delle facoltà intellettive e Autismo da un'alta evoluzione delle facoltà intellettive.

    Cioè: se il QI è inferiore a 2 deviazioni standard (ritardo grave) si sviluppa la prima forma di autismo e se il QI è superiore a due deviazioni standard si sviluppa la seconda forma.

    Io sono ASSOLUTAMENTE sicuro che in entrambi i casi si possa sviluppare una PATOLOGIA.

    Avere una malattia - secondo la mia opinione - equivale a possedere, in più o in meno, una caratteristica in un limite ideale del "ventesimo" della popolazione.

    Per me, se un essere umano non mi dimostra - con un certificato proveniente dal SETTORE MEDICO - di possedere un QI superiore a 130 o inferiore a 70, non può essere autistico.

    E questo nel modo più assoluto.

    §

    Chiaramente: ciò che dice la Scienza ufficiale mi lascia completamente indifferente.

    Osservo che i Neurotipici si sono "innamorati" dell'autismo perché - DOPO ANNI - hanno capito che il LIDD - Low intellectual development disorder - può essere, in parte, compensato.

    Chi ha un QI inferiore a 70, cioè, può essere "guarito" se gli si propone una strategia di orienteering. Cioè: se si porta la persona in luoghi sconosciuti e gli si insegna ad orientarsi (è ciò che fanno gli Scandinavi e i Danesi, in particolari). Così come hanno capito che costringere una persona con LIDD in una comunità educante fissa - la Scuola - non aumenta minimamente il Quoziente di intelligenza (che, infatti, è determinato geneticamente).

    La mia DEVOZIONE e il mio CULTO per Ferdinand Deligny, sul punto, rasenta la religione.

    La Scuola esiste come espressione delle PERSONE SANE del desiderio di conoscere e progredire, aiutarsi e stare bene, capire e amarsi e così via per mille e mille aspetti.

    Dopo le esperienze di Orienteering, le persone che hanno aumentato il proprio QI sopra 70, sicuramente devono andare a scuola. Unico luogo capace di farli stare bene: non ne esistono (assolutamente) altri.

    Io considero la scelta di collocare chi ha un disturbo delle facoltà intellettive in un luogo fisso - sia esso una casa, un istituto o una scuola - una brutalità senza senso.

    A chi ha un disturbo dell'intelligenza, si insegna "camminando".

    Come faceva Aristotele e come hanno fatto - nella Storia - tantissimi educatori.

    §

    POI sono assolutamente consapevole di cosa dice la Scienza. Cioè: che ciò che ho scritto non è assolutamente vero.

    Ma la cosa mi lascia, mi ripeto, beatamente indifferente.

    §

    Il problema grave è chi ha una PATOLOGIA generata da un QI superiore a 130.

    In questo caso, l'Orienteering non può essere utile perché il problema è DIMINUIRE l'intelligenza: unico percorso terapeutico possibile.

    L'ipotesi di una chirurgia invasiva del Cervello che abbia lo scopo di "limitare" l'intelligenza anche se scientificamente corretta non è etica, né praticabile.

    Non vedo soluzioni.

    §

    E non vedo soluzioni, perché solo un essere umano su cinque con un QI superiore a 130 sviluppa autismo.

    I quattro esseri umani rimanenti - anche se profondamente infelici - riescono, anche se costantemente depressi, a sopravvivere più o meno bene. (Chiaramente, il tutto dipende dalla loro consapevolezza di fronteggiare l'ansia, l'angoscia, il panico e la depressione).

    Attualmente, in Italia, esistono circa 1 milione e mezzo di persone con QI superiore a 130: è un quarantesimo della popolazione.

    Di questi, 300.000 sono cittadini autistici per QI superiore a 130.

    §

    Lo ripeto: chi è autistico per QI inferiore a 70 ha una speranza di "tornare" alla normalità.

    Ma chi ha sviluppato un QI superiore a 130, no.

    L'unico modo che ha di essere felice è conoscere persone che abbiano la sua stessa patologia.

    Ed è ciò che è successo con il movimento Asperger nato negli anni novanta.

    Il punto fu ben compreso da Grunja Suchareva negli anni venti e poi ripreso da Hans Asperger.

    Nei primi anni del Novecento, si pensava che se eri "intelligente", la cosa si vedeva. Oggi, sappiamo che non è così: chi ha una patologia dell'intelligenza perché il suo QI è superiore a 130 può ben essere scambiato per un imbecille.

    Succede oltre la metà delle volte.

    Oggi, non perseguitiamo più i disabili.

    Asperger, in questo senso, ha vinto.

    §

    Pure: CONFONDERE l'intelligenza con l'autismo è veramente una cosa stupida.

    Ancora oggi, assistiamo alla TRISTE PROCESSIONE di persone che lamentano una depressione, vanno dallo Psicologo e si chiedono quale sia la "ragione".

    E ancora oggi, assistiamo alla triste panoplia di INCOMPETENTI che non fanno un test di intelligenza al Cliente che lamenta la depressione.

    E va bene così...

    §

    L'Asperger è un etichetta nata negli anni quaranta per proteggere alcuni bambini con un elevato QI dalle iniezioni letali.

    Magari, qualche volta è bene ricordarcelo.

    Landauer
    Post edited by Pavely on
  • riotriot Moderatore
    modificato December 2016 Pubblicazioni: 5,638
    Pavely ha detto:

    L'Asperger è un etichetta nata negli anni quaranta per proteggere alcuni bambini con un elevato QI dalle iniezioni letali.

    Ma cosa dimostrerebbe che l'indice del QI sia una valutazione medica esatta, ed una diagnosi di Asperger ad una persona che so, con QI di 120 non lo sia?

    mettere paletti ed asserire che il suo solo merito sia stato quello di aver dato diagnosi "a casaccio", ti allontana dalla comprensione della sua figura, perchè Hans Asperger ha fatto molto di più: ha descritto l'Autismo e riconosciuto quanto ampio fosse lo spettro Autistico attraverso l'osservazione dei suoi piccoli pazienti, enfatizzandone i talenti piuttosto che le disabilità, creando i presupposti sui quali Lorna Wing ha poi dato il via a tutti gli studi seguenti nel campo della SA.

    Inoltre, Asperger condusse i suoi studi all'oscuro di quelli di Leo Kanner. Dunque la sua non sarebbe un'etichetta "alternativa" ma equivalente. E allora, perchè Kanner sarebbe un'etichetta valida e Asperger no?

    Io penso che la visione modernissima di Hans Asperger, ovvero vedere l'Autismo oltre la disabilità sia utile agli adulti e ai minori. Il vedere solo disabilità è una visione che si supera e si deve superare nell'ottica di supporto e di, appunto, valorizzazione dei talenti, piuttosto che fermarsi alla sola disabilità, che è un dato di fatto che è evidente che nessuno ci può togliere...

    GrizliDrMoody
    Post edited by riot on

  • PavelyPavely Andato
    modificato December 2016 Pubblicazioni: 3,350
    @riot un QI di 120 è un QI normalissimo.

    §

    In verità, non sto dicendo che Asperger abbia dato "diagnosi" a casaccio.

    Sto dicendo che i CONIUGI WING lottarono tutta la vita per PROTEGGERE i bambini disabili e dare loro un'assistenza sanitaria.

    La stessa Wing chiamata a compilare il "best seller" DSM-III-r  lo fece proprio in quest'ottica. Quando disse la famosa triade. ALOOF, PASSIVE, ACTIVE BUT ODD, lo fece, assieme alla Gould, proprio per dare una "copertura sanitaria" ai bambini.

    Infatti: negli USA, le Compagnie di assicurazione avevano iniziato ad usare il DSM.III come referente per le polizze.

    La Wing uso COSCIENTEMENTE criteri VAGHI per AUMENTARE la copertura sanitaria e permettere ai genitori di iscrivere i bambini a scuola.

    Quando John Wing traduce per la moglie l'articolo di Asperger, la Wing ebbe un "Asso nella manica" per vincere la sua battaglia per i bambini disabili del Mondo.

    Intendo dire: I WING SI SONO ANDATI A CERCARE UN AUTORE CHE PARLASSE DI AUTISMO IN TERMINI VAGHI E POETICI. (Asperger). E Lorna - in modo particolare - amava Asperger per due ragioni.

    Primo, perché lo conobbe e gli fece una splendida impressione.

    Secondo, perché Asperger gli apparve come un "poeta" e una persona profondamente "religiosa".

    (Cose, tra l'altro verissime).

    §

    In verità, se non fosse stato per la "poeticità" di Asperger, probabilmente, nessuno saprebbe della sua sindrome.

    Intendo dire: prima di Asperger sono esistiti tantissimi autori che hanno parlato di Autismo nei termini di Asperger. Ad esempio: Grunja Suchareva.

    Ma DATO CHE i Wing non conoscevano il russo, semplicemente, oggi abbiamo una "Sindrome di Asperger" e non una "Sindrome di Suchareva". Ma la Suchareva non aveva la capacità di far "innamorare" il lettore. Diciamo che era "fredda" nella scrittura.

    Asperger serviva allo scopo.

    §

    Tra l'altro: Asperger non si sognò mai di dire di aver "scoperto" l'autismo.

    Essendo una persona estremamente corretta e molto etica, spiegò sempre come molto del lavoro e delle idee erano da attribuire a Erwin Lazar.

    §

    Di là, di questi aspetti storici, però, di fondo, c'è una verità.

    Esistono bambini con una forma di isolamento sociale molto forte, una mente assolutamente unica, difficoltà espressive (permangono espressioni infantili da adulti e un linguaggio adulto da bambini e così via per mille aspetti...), interessi penetranti, pensiero "arborescente", sensorialità per cluster rari, difficoltà di comprendere la giuridicità e così via...

    Il termine corretto per indicare questo "disturbo della funzione psicosociale" è Autismo.

    §

    Nei fatti, l'"Autismo di Kanner" non è poi neanche Autismo in termini puri.

    E' un concetto psicodinamico, alquanto strano, culturalmente orientato nella tradizione americana, e così via.

    Diciamo, che l'Autismo di Kanner è solo un'espressione di un certo becero Maschilismo americano. E' l'idea che una Donna autenticamente libera possa causare danni al bambino. E' l'idea che una Donna debba essere una "casalinga" e una "donna alla moda" nelle città ideali americani.

    Contò tantissimo anche il suo carattere estremamente estroverso, visivo, americano, alla moda.

    Nella pratica era una persona "rassicurante", nei fatti era una persona che amava TANTISSIMO il palcoscenico.

    §

    La WIng destrutturò completamente il pensiero di Kanner spiegandone la stupidità, l'apparenza e il razzismo.

    Niente "mamme frigorifero".

    §

    Una cosa, però, è la Storia.

    Una cosa è la realtà che abbiamo vissuto noi e che vivono tantissimi ragazzi, oggi, nel Mondo.

    riotGrizliLandauer
    Post edited by Pavely on
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