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La ragione per cui i Lorna Wing scelse l'etichetta "sindrome di Asperger".

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Commenti

  • EstherDonnellyEstherDonnelly SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 2,734
    @Malinalli

    Mi ha colpita molto questa tua frase: Fino al DSM-III l'omosessualità era una malattia. Ma non è che smettendo di diagnosticarli siano diventati etero.
    Mi ha colpita perché, si, conosco più di una persona che come la te stessa di una volta si ritrovano a pensare che le persone inadatte socialmente siano solo pigre - il peggio è stato sentire dire da un mio amico che chi tenta il suicidio è stupido. Senza possibilità di appello. Cosa penserebbe di me, dunque, se sapesse? Non credo mi ritenga stupida - probabilmente penserebbe che sto mentendo. Sminuirebbe, traccerebbe una riga tra me e gli altri; e so, appunto, di essere funzionale oggi, ma come ho scritto altrove è stata anche questione di fortuna. Quando sono stata depressa all'ASL si sono limitati a tirarmi in faccia anti-depressivi in dosi ridicole per poi raccomandare un ricovero ospedaliero. Al solo sentire queste parole sono scappata senza mai più far ritorno all'ASL. Ho passato un mese chiusa in camera, sdraiata sul letto, senza fare una mazza tutto il giorno - senza poter nemmeno pensare di fare qualcosa. E ne sono successe molte altre, ancora, dopo... se ne sono uscita è stato perché ho incontrato più di una buona persona che mi ha teso la mano. E passo buona parte della mia vita a sentirmi riconoscente per questo, oggi.
    Ecco perché dico che ho paura per gli altri, per prima cosa per questi miei amici "diversi" che hanno opinioni così forti di chi tenta il suicidio. Non so se si rendono conto di quante siano davvero le incognite della vita. Non so se si rendono conto che la sensibilità con cui sono nati è inalienabile da loro stessi. Come la è da me, e so già che mi capiterà ancora di essere inadatta socialmente, come so che mi capiterà di fraintendere e di non capire milioni di piccole cose... quello che voglio dire è che oggi lo accetto. Quello che voglio dire... l'ho già detto.
    Si, posso benissimo immaginare perché la diagnosi ti abbia ferita ma sono cose che mi guardo dal scrivere, alle volte, perché temo risultino perentorie una volta messe nero su bianco. Come dicevo, la vita è lunga e le somme le tirerò alla fine. Se ho scritto quello che ho scritto è stato per dare, appunto, la mia percezione delle cose... non ho dimenticato quello che hai detto. ma probabilmente se ne ho dato l'impressione è perché mi sono lanciata nel flusso della scrittura senza precisare che stavo aggiungendo dati in linea generica e che la mia non voleva essere una risposta universale.
    Anche se, si, penso davvero che ci siano situazioni, un po' come la tua, in cui una diagnosi è una vera e propria violenza.

    Le persone che descrivi con cui hai parlato, scusami se lo dico, mi sembrano ALMENO un po' tonte.
    E sto tentando di essere il più gentile possibile, lo preciso.
    Però penso che in questo frangente, che prendo come esempio, la violenza non sia la diagnosi in te ma l'uso che ne è stato fatto da... questi tonti.
    Non dico che tu non lo possa immaginare (perdonami, non ho saputo resistere :P ), ma volevo dirlo. Dio, volevo TANTO dirlo.
    Negli ultimi tempi ho combattuto con mezzo mondo tentando di spiegare che il problema non sono i taglierini, l'internet, gli articoli scientifici, le corporazioni... che non esiste un nemico gigante in forma di multinazionale, che esistono le persone... Che alcune di loro sono il problema.
    Alcune persone più in particolare di altre, ma sempre loro, non l'oggetto, che nasce privo di volontà, innocente... quasi impalpabile, a causa della sua natura aspirituale.
    Ma sono persone, come me e te, che alcune volte hanno più la colpa che il gusto di commettere errori giganti.
    Alcune di loro, come questi miei amici ND che colpevolizzano chi si uccide, hanno preso la mappa sbagliata per vagabondare nel deserto, è vero.
    Altre, non ho dubbi, saranno anche contente di fare del male sapendo di farlo.
    In entrambi i casi mi sento spaventata e triste. Nemmeno io, come te, riesco ad anche solo immaginarli privi di una qualunque umanità.
    Ma non è che non possa immaginare cosa avrebbe detto la tua psicologa di me, nel caso mi avesse posto le stesse domande che ha posto a te.
    E comunque: non posso disumanizzare i miei "nemici". Non posso nemmeno chiamarli del tutto così, non posso vederli come si vedono delle macchine, ed è questo che mi spaventa di più.
    Fare diversamente forse sarebbe conveniente, ma ai miei occhi apparirebbe categoricamente falso.
    Una parte di me, del fatto che questa sia la verità, è totalmente convinta.

    Quello che Freeman e Watts ci avrebbero fatto lo immagino anch'io, perché è stato quello che ho tentato di farmi da sola per "guarire dalla sensibilità". Ho tenuto per mesi un quaderno dove annotavo tutta la musica che ascoltavo - ero abituata ad ascoltarla SEMPRE, ed esserne così ossessionata mi faceva vergognare. I compagni di scuola tentavano di parlarmi e io non li sentivo. Uscivamo assieme, e io mi isolavo così; ma non ero triste. Quelle passeggiate in cui vedevo tutto come fosse stato un video musicale mi scaldavano il cuore. Questo, nessuno lo ha mai capito.
    Così, dicevo, tenni per mesi un quaderno dove annotavo tutta la musica che ascoltavo con l'obiettivo di ridurre il minutaggio (si, contavo i minuti e le ore) a zero. In breve, ce la feci: smisi del tutto di ascoltare musica. E la distimia peggiorò. Divenni "più autistica" che mai, se mi si può passare la terminologia...
    Feci lo stesso per tutto. Avevo sempre amato disegnare, ma pensavo che essere normale volesse dire essere meno ossessionata di così dai miei stessi pensieri, così misi da parte il computer, i fumetti, i videogiochi, tutto: pensavo di dover tornare alle mie stesse radici, alla vita "vera", priva di questi ridicoli attributi privi d'anima. E uccisi tutto ciò che amavo.
    Sono stata io la causa della mia stessa malattia.
    Se avessi incontrato dei medici che avessero validato le ipotesi che avevo avuto allora, SICURAMENTE oggi non sarei qui a scrivere.
    Ecco cosa intendo quando dico che sono fortunata. Anche questo.

    C'è tutta una scuola di pensiero che dice che il problema è pensare troppo. Che bisogna divertirsi di più, e tutto andrà a posto.
    E' la stessa scuola di pensiero di questi amici che riconosco sensibili quanto me.
    La stessa che ha portato la persona più importante per me al mondo ad assumere una quantità infinita di farmaci, alcuni dei quali non ha smesso di prendere.
    Ed io ne vomito.

    Ti sono vicina nel pensare a tutti questi poveri bambini, adulti, disgraziati imbottiti di farmaci.
    Non è solo questione di immaginare: è che posso proprio capire cosa significhi.
    Penso di capire te, gli altri (anche grazie alla psichiatria, d'accordo, posso concederlo), molte cose che prima mi gettavano nella disperazione, anche.

    Rinnovo il mio abbraccio.
    NewtonEireneMononokeHime
    ❤️
    but the Earth refused to die
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