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Essere particolarmente affini nel complicarsi la vita

DingoDingo Veterano
modificato 8 January in Studio e lavoro
Verrò subito al sodo: sono disperato e angosciato a tratti quando ci penso e in preda di pianti isterici. L'anno scorso non avevo tutto questo peso da portarmi addosso e quindi non potei fare cosa peggiore che alzare l'asticella per rendermi la vita ancor più difficile; credendo di poter portare avanti - contemporaneamente - lavoro e studio, mi sono messo in motto per iscrivermi alle scuole online. Presto detto, ho dubitato sulla loro affidabilità e cercato informazioni in merito a queste istituzioni senza grandi risultati, ma alcune persone hanno saputo indicarmi i loro metodi come "legali" in quanto gli esami finali si conducono in sedi paritarie e davanti a membri di una commissione di Stato per ottenere un diploma in tutto e per tutto valido come chi ha seguito un regolare percorso di studio diurno (o avuto molte difficoltà come alle medie così alle superiori per discorsi sul quali non mi stò a dilungare in quanto credo di averli descritti fino alla nausea).
Mi sono iscritto all'ultimo momento e quindi ho cominciato a seguire le lezioni registrate (in ritardo) e ciò vuoldire che mi potevo scordare di seguire quelle in diretta streaming (di solito tre a sera, dal lunedì al venerdì).
Essendo che il mio un lavoro che richiede di stare ancorato alla sedia per otto ore o più, mi manca spesso la tempra mentale per tornare a casa e tentare di portarmi avanti, in quanto il mio unico vero desiderio è proclastinare (o svago se volete). I fine settimana cominciano a non bastare e nemmeno questo periodo di quiete in mezzo alle feste. A maggio sarò sottoposto ad esami preliminari scritti e orali di terzo e quarto anno ed io a malapena ho il tempo di prendere appunti riassumendoli su presentazioni in PowerPoint. Di questo passo non avrò mai il tempo per ripassare. E onestamente, anche se mi offrono la garanzia "promossi o ripreparati" preferirei uscirne indenne al primo colpo, non solo perchè andrei avanti a suon di brutte abitudini o a spendere il poco tempo libero che mi rimane nella mia vita quotidiana, ma anche perchè la bocciatura la vedrei come l'ennesima sconfitta personale, di quelle di cui ti senti macchiato\stigmatizzato a vita (mi hanno già bocciato più una volta), e vorrei che non ci fossero talune persone a saperlo se ciò dovesse succedere. Naturalmente gli studi me li pago da solo ma sono un fardello non da poco e me ne vergognerei se fallissi.
Provo una forte invidia per chi, prima e dopo di me è riuscito a conseguire il diploma oppure non presenta - almeno davanti agli altri - alcuna difficoltà o non la dà a vedere facendola sembrare una passeggiata. Invidio chi riesce a studiare con calma o ha "la testa" per studiare. Io tendo ad annullarmi o distrarmi facilmente e mi chiedo se non lo stia facendo perchè invidio qualcun altro o voglia semplicemente pormi all'altezza degli altri per i miei complessi di inferiorità (che, lo ammetto, esistono).
Come persona sono - e per chi non mi conoscesse bene lo ribadisco - paranoico e non ruoto spesso intorno a dei tratti di personalità costanti. Ho sviluppato anche delle fissazioni che potrebbero rovinare dei rapporti con altre persone a cui voglio bene e di cui non scenderò in dettagli, per cui settimana prossima sentirò non uno ma ben due psicologi per vedere che tipo di persone sono e quale dei due mi convenga per tariffario; altra nota dolente sono senza uno spicciolo in quanto ho da poco ripreso a lavorare con la stessa ditta di prima e nuovamente sotto contratto di apprendistato per altri 3 anni.
Onestamente a me non interessa restare per tutta la durata del contratto; la paga non mi consente di essere autonomo e sereno in un posto come l'Italia, nè tantomeno vicino alla mia dolce metà o di permettermi di incontrarla ogniqualvolta sia possibile senza temere per le mie finanze. E questa volta non c'è via di fuga, nel senso che mi hanno assunto ma non potranno rifare lo stesso alla scadenza del contratto e per ora la ditta non sembra in grado di racimolare introiti a sufficienza come per mettermi a tempo indeterminato quindi c'è circa un 70% di possibilità che finisca disoccupato.
La mia idea è di trovare posto in Svizzera, ma purtroppo non sono finora arrivate offerte di lavoro e nel frattempo dovrò muovermi per chiedere un prestito personale a qualche azienda, a tassi discutibili, in quanto gli istituti di credito non accettano individui che non si trovino a tempo indeterminato; è una lotta persa in partenza. Avrò, tuttavia bisogno di molta liquidità per garantirmi almeno un appartamento dentro la Svizzera o appena oltre la frontiera. Inoltre potrei tenere questo denaro "lievitando" nel frattempo che pago bollette e sistemo la macchina, anche nell'eventualità che fossi costretto a venderla.
Invidio chi non ha problemi economici in famiglia o personali, invidio chi può permettersi l'università e non deve preoccuparsi del diploma, invidio chi ha tempo da dedicare allo svago (ho quasi smesso del tutto con i videogiochi e non disegno più da mesi), invidio chi - come mio fratello - ha la ragazza a due passi e lavoro (seppur schifoso) a tempo indeterminato. E invidio la maggior parte dei miei amici perchè più giovani di me o con uno stile di vita più semplice e ancora tanti anni per fare ciò che desiderano, con tempo libero e senza cominciare a perdere i capelli come il sottoscritto, che tenta disperatamente di tenerseli buoni ancora qualche anno seguendo un trattamento costoso, poichè fanno parte della sua personalità seppur i geni la pensino diversamente.
Sono afflitto da continua angoscia, senso di disperazione, di paura a volte del futuro incerto. Se riuscissi ad arrivare a compiere almeno un paio di questi obbiettivi entro quest'anno sarei più sereno. Eppure sembrano i "proverbiali" scogli insormontabili, in particolare lo studio lo potrei momentaneamente equiparare allo scalare in monte Everest, che più salgo di quota e più mi manca il fiato.
Intanto scoppio a piangere a lavoro pensandoci oppure soffro dei cosidetti "burnout" dai quali ne esco stremato e con una voglia pazzesca di accasciarmi e dormire sopra la scrivania; non posso certo parlarne col mio superiore e datore di lavoro e quindi mi tengo tutto dentro e lo lascio andare nei momenti in cui mi trovo da solo a fare tutta o mezza giornata in autonomia. Le uniche persone con le quali posso quasi o totalmente esprimere la mia angoscia o sentirmi a mio agio sono veramente poche e temo di perderle per il mio modo scontroso o assillante di fare... Mi sento in gabbia... :-S

Scusate se sembro precipitoso oppure disperato ma devo davvero trovare una valvola di sfogo a tutto ciò prima che la cosa danneggi i miei rapporti personali e non vedo vie d'uscita ma solo un binario che procede in linea retta verso una destinazione ignota. Ho perso il controllo della mia vita o perlomeno, del mio tempo e non so un'accidente circa le materie che devo studiare, per quanto mi impegni ci sono troppe ore di lezione che posso anche perdere per andare a fare la spesa o qualunque altra attività dopo il lavoro, persino rivolgermi a degli psicologi sembra quasi una perdita di tempo. :(
rondinella61Simone85LudoValentagiovannaEireneamigdalaAmelieSoleMononokeHimeLandauer
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Commenti

  • DingoDingo Veterano
    modificato 11 January Pubblicazioni: 524
    Dopo il lavoro sono stato da questa esperta l'altro ieri... Fin dall'inizio si è dimostrata una persona in grado di ascoltarmi - seppur abbia avuto i miei momenti in cui mi sentivo cedere in preda ad una crisi di pianto ma sono risucito a trattenermi - e prendere appunti. Le ho raccontanto circa i motivi per cui ero da lei, come ho descritto nel post di prima e anche più o meno tutto ciò che ho raccontato in giro per il forum. Mi ha posto delle domande circa alcune vicende salienti e mi sono permesso anche di dilungarmi un pò. Ho cercato di avere un rapporto di fiducia nei suoi confronti e non nascondere nulla in quanto, essendoci di mezzo il segreto professionale, mi sentivo assai a mio agio. Mi disse che le mie reazioni, i rapporti e i momenti difficili che stò passando sono dovuti ai miei traumi adolescenziali, che sono timoroso (come ero già consapevole) di ciò che potrebbero fare gli altri per distruggere la mia personale "immagine" che - sempre consapevolmente - ho creato tra le mie cerchie di amici e conoscenze usando i lati migliori di me e di volta in volta spiegando ed esponendo quelli peggiori. Ho consapevolemente paura a fidarmi e a lasciare tracce del mio pessimo carattere in forma perlopiù scritta, ho paura che me le sbattano letteralmente in faccia che mi chiudano la porta dei loro sentimenti davanti a me.
    Mi disse anche che le mie scelte di vita sono state frettolose, dettate in parte dalla mia invidia personale verso lo status e condizioni economiche di chi mi era superiore, ed azzardate nella foga di sbrigarmi a raggiungere degli obbiettivi che mi ero prefissato; è tutto vero e ne sono conscio... Io brucio di invidia e ambisco ad essere in una posizione molto migliore di quella di altre persone tentando di eguagliarle. Ho tutto e niente, nel senso che ho perso io controllo o quasi del mio tempo personale e ci rimetto pure a lvello economico. La scuola resta una scelta fin troppo azzardata e dal risultato incerto.
    Tra i suggerimenti di questa psicologa c'era la possibilità di procedere per gradi e tentare di trovare un lavoro più redditizio restando in Italia, cosa peraltro inpossibile per diverse questioni legate sia alla mia posizione che alla mancanza di titoli di studio rilevanti... Non credo debba dilungarmi circa gl altri motivi per cui non voglio restarci qui...
    Mi disse che avremmo potuto lavorare in dettaglio circa a mia adolescenza e gli episodi che determinano questi comportamenti, ma che non sarebbe stato un percorso semlice o breve... Peccato che nel frattempo parlammo anche troppo e ho tutt'ora l'impressione che abbia cercato di assecondarmi per tendermi una "trappola"... Già, una trappola, visto che nonostante gli abbia parlato della mia situazione finanziaria molto preoccupante, ha acconsentito di parlare per me per quasi due ore e poi, nonostante fossimo d'accordo che l'appuntamente fosse di carattere conoscitivo e "gratuito" per stabilire le problematiche che mi hanno spinto ad incontrarla, mi ha chiesto di essere pagata per l'ora in più pratticamente, o meglio, che avrei dovuto pagarla per il primo incontro (la seconda ora) casomai non avessi voluto continuare con lei, altrimenti avrebbe incluso nel "pacchetto" quel incontro aggratis. Ora, io comprendo che l'aiuto professionale vada retribuito a dovere e che possa essere dispendioso, oltre che una professione che richiede particolari studi e conoscenze... Ma questa stronza prima mi dice che non fa pagare e poi, senza neanche avvertirmi fa partire il suo personale "tassametro" dopo la prima ora di colloquio: mi è sembrato la mossa più idiota e ipocrita che uno psicolo possa adottare! Di sicuro le pagherò quanto dovuto, ma non tornerò mai più da lei. Si è dimostrata già al primo appuntamento di essere lo stereotipo che mi ha convinto a lasciar perdere l'aiuto professionale anni addietro, e cui in tanti si creano una idea fin dall'inizio, bocciando a priori il richiedere la loro assistenza. Una di quelle persone alla quale apri cuore e\o mente e poi ti mostra quanto in realtà miri al tuo portafogli.
    LudoAmelieMononokeHimeFenice2016
    Post edited by Dingo on
  • DingoDingo Veterano
    modificato 15 January Pubblicazioni: 524
    Scusate, questo sarà il mio ultimo post finchè non riceverò altre domande o commenti, altrimenti rischio (probabilmente) un avvertimento da parte della moderazione, o peggio la chiusura del thread. Purtroppo ho letteralmente monopolizzato questo argomento, rendendolo letteralmente il mio blog personale su questa bellissima community. Non voglio che succeda, nè tantomeno per sembrare una persona che cerca l'attenzione di tutti. Mi limiterò a raccontare gli ultimi accadimenti, così da poter poi lasciare agli altri la parola:

    Ho preso appuntamento da un'altra psicologa che si trovava vicino alla stazione. Non sapevo che cosa aspettarmi ma avevo una sensazione quasi positiva al riguardo. Una volta entrato in studio, mi sono messo a mio agio e ho raccontato - questa volta senza commettere l'errore di dilungarmi troppo - nel giro di un'ora quale fosse in poche parole il succo del mio problema e le cause di contorno che mi premono tanto. Alla fine della seduta avevo un panorama prossimo a quello descrittomi dalla precedente figura professionale da me visitata, con la differenza che non mi ha chiesto un centesimo. Il percorso che dovrei affrontare con lei richiede di rivedere le fasi per "blocchi", forse addirittura i miei primi anni di vita, cosa che la prima professionista che ho incontrato avrebbe preferito evitare in quanto un discorso Freudiano circa l'infanzia e la sessualità infantile sarebbe stato del tutto superfluo. Io direi quasi di sì, ma non so fino a che punto possa influire su di me tutto questo e preferirei non tornare fino a quel periodo. E se fosse realmente necessario?
    Fatto stà che la seconda psicologa offre un prezzo più agevole e non mi ha riservato sgradite sorprese. Per ora resta la scelta migliore, anche se il tempo stringe e nei miei progetti avevo ancora in mente di sentire cosa ha da offrirmi l'ASL, e anni addietro ne ho avuta una che non saprei descrivere vome positiva o negativa e chissà se mi toccherà reincontrare la stessa persona. Chi di voi saprebbe raccontarmi le proprie esperienze al riguardo? Pensate che sia una buona idea?
    Post edited by Dingo on
  • DingoDingo Veterano
    Pubblicazioni: 524
    Scusate se non mi faccio più vivo da un pezzo, ma ho avuto molto da fare per via degli esami e faccende personali. Ecco il resoconto che avevo steso qualche settimana fa:

    Quattro mesi, di già? Accidenti, eppure mi sembrano passate giusto due o tre settimane da quando ho scritto qui per l'ultima volta. Almeno ho il consenso della moderazione per continuare a scrivere qui e sfogarmi...

    Cercherò di riassumere quanto accaduto negli ultimi tempi senza essere troppo dispersivo: dunque sono arrivato al punto per cui mi sono visto costretto a chiedere un prestito per far fronte alle spese della scuola e altre necessità, tra cui sistemare la mia auto, la cui pompa dell'acqua ha cominciato a cedere, venendomi a costare parecchio. Nel frattempo ho contattato l'ASL locale e, nonostante mi abbiano tirato buca una volta e fatto perdere mezza giornata lavorativa nel reparto salute mentale, ho rivisto il signor M. (cui nome terrò anonimo). Ironicamente, nonostante avessi insistito per vedere uno psicologo, l'unica figura disponibile in quel posto enorme e malgestito era proprio lo psichiatra che non rivedevo dal lontano 2008 circa, quando mi lasciò con in mano diverse ricette e un numero per contattarla in caso di visite future.
    Aveva ancora con sè la sua cartella e gli appunti presi durante il nostro ultimo colloquio. Entrambe sembrava che non fossero invecchiati nemmeno un giorno. Mi aspettavo un qualche ghigno o un cenno di velata sorpresa nel rivedermi dopo così tanto e sopratutto con un aspetto così diverso, invece non sembrava fare una piega. Mi invitò a sedermi nello studio piuttosto spazioso e spartano e mi chiese di spiegargli tutto, e così feci, a grandi linee però: gli spiegai che molte cose erano cambiate durante quegli anni, gli raccontai dei miei lavori usuranti e malpagati, del mio attuale impiego, dell'incidente in macchina che mi procurò un forte trauma, dei legami recisi e quelli nuovi che creai grazie ai pony colorati (mi sono meravigliato nel non vederlo manifestare particolare interesse verso un fenomeno sconosciuto ai più come questo), gli raccontai dei miei amori e del fatto di aver incominciato a viaggiare molto come conseguenza dei due elementi che ho precedentemente elencato. Infine anche di come mi sentivo di questi tempi e come avessi incominciato ad analizzare e comprendere me stesso in maniera molto più completa di quanto non avessi fatto prima. Il tutto naturalmente in maniera molto sintetica, in quanto si parlava di un'appuntamento che durava solo un'ora, e dovetti fare uno sforzo non da poco per trattenermi quando egli finì di stendere poche righe per aggiornare i suoi appunti e mi chiese che cosa volessi fare:
    - Voglio una diagnosi per capire se io sia Asperger o abbia qualcos'altro - Risposi
    - Asperger? Ma di solito queste diagnosi vengono fatte sui bambini molto piccoli - Affermò lui in un misto tra curiosità e sgomento.
    - E' possibile fare diagnosi di questo tipo, e in genere su tutto quello che è lo spettro autistico, anche da adulti. - Insistetti. Non sembrava preparato sull'argomento;

    - E' uno spettro particolare dell'autismo nel quale penso di rientrare per via di alcuni dei miei comportamenti e modi di fare. Proseguì io, mentre dentro di me si destava insicurezza circa il suo pensiero.
    - Come sei venuto a conoscenza della sindrome di Asperger?
    - Ho trascorso molto tempo a parlare con gente da tutto il mondo che veniva dal fandom, quindi avevo una qualche idea di cosa fosse, poi la mia ragazza, quando ancora non eravamo fidanzati, mi chiese di svolgere dei test presi da un sito - che è anche un forum -  chiamato SpazioAsperger gestito da una Onlus e al quale lei è iscritta da molto tempo ormai. Così, dai punteggi ottenuti, mi ha fatto notare che probabilmente io potrei rientrare nello spettro della sindrome. Poi mi sono iscritto anch'io spinto dalla curiosità e da altri fattori e ho individuato sempre più similitudini con le persone sospette o dichiarate Asperger.

    - Allora posso chiederti se sia possibile avere i risultati di questi test la prossima volta che ci vedremo? - Mi chiese con un apparente interesse. Allora tirai fuori dallo zaino che avevo con me i test stampati che mi ero curato di sistemare come potevo giorni prima.

    - Eccoli. Mi sono preparato in anticipo e li ho messi insieme per stamparli come meglio riuscivo. - Glieli consegnai, e a quel punto mi chiese se poteva fotocopiarli e naturalmente accettai. Glieli avrei anche fatti tenere visto che a me di certo non serviva conservarli in forma cartacea. Fece delle fotocopie in segreteria insieme a me, ma solo del risultato tenendo conto anche del nome del test. Poi tornammo nel consultorio e mi disse che, per quanto riguardava l'aspetto dello studio, lui avrebbe potuto contattare il suo collega che si occupava di psicologia del lavoro, e che a sua volta si sarebbe fatto vivo per fissare un appuntamento, mentre per quanto riguardava la diagnosi circa la sindrome, avrebbe chiesto ai suoi agganci per farmi sapere ed eventualmente ricontattarmi.
    Dopodiché mi consegnò il bollettino da pagare per la prestazione e ci salutammo.


    A fine Aprile sono stato contattato sia da lui che dalla esperta in psicologia del lavoro; per la diagnosi avrei dovuto rivolgermi ad una azienda privata denominata ANGSA, presente sul territorio novarese, mentre per la seconda ho fissato un appuntamento il 5 Giugno e se vorrò andare avanti, sono previste una sessione di sedute ad un costo veramente irrisorio.


    MononokeHimeValentalollinaLifeIsOrsoX2woodstockLandauerFenice2016
  • romiporromipor Membro
    Pubblicazioni: 82

    Ciao @Dingo come procede ora?
    Io sono nuova.

    A me pare che sia importante che la persona con la quale ti relazioni ti ispiri. Essere Aspie non significa solo rientrare in una definizione è una questione identitaria, per tanti almeno. Per me sì. Ma anche ove per te non dovesse esserlo, è importante fidarsi della persona a cui "ti affidi".

    è proprio dura essere sovraccarichi. Cioè delle volte mi viene da pensare che non sia questione di avere particolari problemi o particolarità e che semplicemente è troppo.

    Anche la strategia del "non devo essere me stesso sennò rischio di perdere anche quelle poche persone a cui tengo" a un certo punto secondo me va evitata. Magari puoi provare, come immagino tu abbia fatto a comunicare con loro come stai in questo periodo. Ma ci sono cose che più respingi più ti pressano. Secondo me questa è una di quelle. Io non ho mai riso tanto come quando sapevo e avevo deciso di non poterlo fare né ho mai pianto tanto come quando sapevo di non poterlo assolutamente fare.. non so se condividi questa cosa.

    Poi un'ora mi è sempre sembrata davvero troppo poco, anche se poi capisco che non ti si può regalare tutto il tempo del mondo.

    Inoltre, non ho esperienza diretta con psicologi ma qualunque sia il tipo di medico mi rendo conto che man mano che faccio esperienza le cose migliorano (tipo di solito al terzo medico che provo mi trovo meglio che con il primo). Questo probabilmente sia perché io capisco meglio cosa devo dire e come lo devo dire (al fine di sgomberare il campo da inutili sciocchezze da entrambe le parti perché il mio problema è che solo prendono una cantonata mi viene di seguirli perchè se ne rendano conto) sia perché do meno peso ad eventuali distorsioni o  impreparazioni (anche se continuo a dargliene eh!) che comincio a dare in una certa misura per scontato..Ciò ovviamente non significa che necessariamente tutti e tre i medici abbiano lo stesso valore.

     Immagino di non averti detto nulla che ti sia di qualche utilità. Però ti ho letto e ti volevo scrivere.

  • DingoDingo Veterano
    Pubblicazioni: 524
    @romipor Non importa, ti sono comunque grato saresti una delle poche persone che comunque ha deciso di scrivermi e dire la sua dal proprio punto di vista. Mi dispiace solo di rispondere dopo così tanto, credo di aver skippato la notifica accidentalmente mentre controllavo di fretta. Faccio spesso il login giusto per verificare se ci sono nuovi messaggi o thread che mi interessano e temo di averlo fatto mentre cercavo delle info circa i testi a cui ho risposto. Mea culpa
    romipor
  • andreaMOandreaMO Membro Pro
    Pubblicazioni: 57
    m..... vabbè... ma alla fine asperger alieno umano scontroso ce... che ti frega? non riesco a capire se vuoi indicare un colpevole ai tuoi lati negativi così da essere apposto con te stesso, o cercare di risolverli, sinceramente. aiutami a capire
    Dingo
  • LifeIsLifeIs Membro Pro
    modificato 13 July Pubblicazioni: 504
    @andreaMO So che non hai chiesto a me, ma ci tengo a far notare che, a quanto scrive, @Dingo è molto concentrato sul risolvere le sue difficoltà, che ci sta mettendo tanto impegno, anche se non è facile, anche se vive un sacco di difficoltà.

    Sente la necessità di avere una diagnosi, e quindi qual è il problema? Riceverla può essere utile per molti motivi. Accedere a terapie specifiche, trattare le difficoltà nel modo corretto, comprendere qualcosa in più riguardo sé stessi, rendere più facile ad altri la comprensione di alcune difficoltà.
    Si può anche desiderare una diagnosi per la pura e semplice necessità di sentirsi appartenere a un gruppo, o di fare un po' di chiarezza su alcuni dubbi.
    Non sto dicendo che questi siano i suoi motivi, magari alcuni lo sono ed altri no.

    Se lui ha questa necessità perchè dovrebbe reprimerla?


    Parli anche di "indicare un colpevole ai propri lati negativi"...

    Ciò che è all'origine di alcune nostre difficoltà non è qualcosa a cui dare la colpa, ma qualcosa di importante da comprendere per affrontarle "correttamente", per prendere decisioni "migliori".
    LandauerMarco75romiporrondinella61Dingo
    Post edited by LifeIs on
    Ciò che scrivo non è mai una verità assoluta, ma solo quella che è la mia opinione personale al momento della stesura.
    Per comodità e per facilitare la lettura, potrei scrivere generalizzando e ponendo le mie idee come certezze, non lo sono.
  • andreaMOandreaMO Membro Pro
    modificato 14 July Pubblicazioni: 57
    Ma sinceramente non la vedo cosi. Quello che vorrebbe è la conseguenza, la somma, di cio che è.
    Su per giù facciamo.. 1 asperger su 2 non sa di esserlo. Per un semplice motivo, non ne sentono la necessità. L'aumento negli ultimi anni deriva solo da mamme più scrupolose e attente, che diagnosticano sin da bambini
    Ecco perchè dico, ciò che vorrebbe e sopratutto ciò che fa, è il risultato di cio che è. Ma ciò che è LUI, che non centra proprio niente con tutto il resto

    Quindi, per me può scoprir anche se c'è vita su plutonio, ma non mi sembra un informazione funzionale al prendere una via di vita adatta ai sogni suoi. Questo era l'unico consiglio che volevo far passare. Se facciamo ciò che facciamo, è perchè siamo fatti cosi. 
    Scopri tutto ciò che vuoi, ma la risposta che cerchi è da n altra parte, è dentro te no fuori @Dingo

    Dingo
    Post edited by andreaMO on
  • LifeIsLifeIs Membro Pro
    modificato 14 July Pubblicazioni: 504
    @andreaMO
    Anche se fosse come dici tu(e sono in buona parte d'accordo con quanto hai detto) lui sembra avere questa necessità ora, il percorso che sta facendo gli farà capire molte cose di sé stesso, quindi non importa se la somma delle cose porterà a un'etichetta che è soltanto un gruppo di cui sentirsi parte.

    Forse alla fine il suo percorso si "concluderà" con anche la consapevolezza che per lui questa diagnosi non era così importante.

    Però l'avrà capito lui, e in questo percorso avrà imparato molto altro.
    Facendo questo percorso si sta "guardando dentro", avrà anche modo di confrontarsi con specialisti che potranno aiutarlo a far luce sulle sue difficoltà e ad affrontarle.

    Questi specialisti gli potrebbero dare un aiuto importante, e lui potrebbe poi continuare ad indagare su sé stesso, a "migliorarsi".

    Io penso @Dingo che qualsiasi cosa gli specialisti ti diranno, potresti sfruttarlo a tuo favore, può essere utile a questo scopo anche capire che ciò che ti verrà detto potrebbe non essere vero al 100%(magari ne sei già perfettamente consapevole).
    Alla fine loro ti conosceranno per poche ore prima di darti una diagnosi, tu ti conosci da "una vita", puoi guardarti dentro senza filtri, loro questo non possono farlo.
    andreaMO
    Post edited by LifeIs on
    Ciò che scrivo non è mai una verità assoluta, ma solo quella che è la mia opinione personale al momento della stesura.
    Per comodità e per facilitare la lettura, potrei scrivere generalizzando e ponendo le mie idee come certezze, non lo sono.
  • lollinalollina SymbolModeratore
    modificato 15 July Pubblicazioni: 3,328
    @Dingo come va ora?

    Sentirsi in difficoltà e avere il bisogno di capire meglio e di voler essere più consapevole, mostra da parte tua un bisogno che emerge prepotente e che deve essere ascoltato.

    Credo che ogni sensazione di malessere, quando diventa troppo grande, debba essere accolta come tu stai facendo.
    LifeIsandreaMOromiporFenice2016Dingo
    Post edited by lollina on
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
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