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Essere particolarmente affini nel complicarsi la vita

DingoDingo Veterano
modificato 8 January in Studio e lavoro
Verrò subito al sodo: sono disperato e angosciato a tratti quando ci penso e in preda di pianti isterici. L'anno scorso non avevo tutto questo peso da portarmi addosso e quindi non potei fare cosa peggiore che alzare l'asticella per rendermi la vita ancor più difficile; credendo di poter portare avanti - contemporaneamente - lavoro e studio, mi sono messo in motto per iscrivermi alle scuole online. Presto detto, ho dubitato sulla loro affidabilità e cercato informazioni in merito a queste istituzioni senza grandi risultati, ma alcune persone hanno saputo indicarmi i loro metodi come "legali" in quanto gli esami finali si conducono in sedi paritarie e davanti a membri di una commissione di Stato per ottenere un diploma in tutto e per tutto valido come chi ha seguito un regolare percorso di studio diurno (o avuto molte difficoltà come alle medie così alle superiori per discorsi sul quali non mi stò a dilungare in quanto credo di averli descritti fino alla nausea).
Mi sono iscritto all'ultimo momento e quindi ho cominciato a seguire le lezioni registrate (in ritardo) e ciò vuoldire che mi potevo scordare di seguire quelle in diretta streaming (di solito tre a sera, dal lunedì al venerdì).
Essendo che il mio un lavoro che richiede di stare ancorato alla sedia per otto ore o più, mi manca spesso la tempra mentale per tornare a casa e tentare di portarmi avanti, in quanto il mio unico vero desiderio è proclastinare (o svago se volete). I fine settimana cominciano a non bastare e nemmeno questo periodo di quiete in mezzo alle feste. A maggio sarò sottoposto ad esami preliminari scritti e orali di terzo e quarto anno ed io a malapena ho il tempo di prendere appunti riassumendoli su presentazioni in PowerPoint. Di questo passo non avrò mai il tempo per ripassare. E onestamente, anche se mi offrono la garanzia "promossi o ripreparati" preferirei uscirne indenne al primo colpo, non solo perchè andrei avanti a suon di brutte abitudini o a spendere il poco tempo libero che mi rimane nella mia vita quotidiana, ma anche perchè la bocciatura la vedrei come l'ennesima sconfitta personale, di quelle di cui ti senti macchiato\stigmatizzato a vita (mi hanno già bocciato più una volta), e vorrei che non ci fossero talune persone a saperlo se ciò dovesse succedere. Naturalmente gli studi me li pago da solo ma sono un fardello non da poco e me ne vergognerei se fallissi.
Provo una forte invidia per chi, prima e dopo di me è riuscito a conseguire il diploma oppure non presenta - almeno davanti agli altri - alcuna difficoltà o non la dà a vedere facendola sembrare una passeggiata. Invidio chi riesce a studiare con calma o ha "la testa" per studiare. Io tendo ad annullarmi o distrarmi facilmente e mi chiedo se non lo stia facendo perchè invidio qualcun altro o voglia semplicemente pormi all'altezza degli altri per i miei complessi di inferiorità (che, lo ammetto, esistono).
Come persona sono - e per chi non mi conoscesse bene lo ribadisco - paranoico e non ruoto spesso intorno a dei tratti di personalità costanti. Ho sviluppato anche delle fissazioni che potrebbero rovinare dei rapporti con altre persone a cui voglio bene e di cui non scenderò in dettagli, per cui settimana prossima sentirò non uno ma ben due psicologi per vedere che tipo di persone sono e quale dei due mi convenga per tariffario; altra nota dolente sono senza uno spicciolo in quanto ho da poco ripreso a lavorare con la stessa ditta di prima e nuovamente sotto contratto di apprendistato per altri 3 anni.
Onestamente a me non interessa restare per tutta la durata del contratto; la paga non mi consente di essere autonomo e sereno in un posto come l'Italia, nè tantomeno vicino alla mia dolce metà o di permettermi di incontrarla ogniqualvolta sia possibile senza temere per le mie finanze. E questa volta non c'è via di fuga, nel senso che mi hanno assunto ma non potranno rifare lo stesso alla scadenza del contratto e per ora la ditta non sembra in grado di racimolare introiti a sufficienza come per mettermi a tempo indeterminato quindi c'è circa un 70% di possibilità che finisca disoccupato.
La mia idea è di trovare posto in Svizzera, ma purtroppo non sono finora arrivate offerte di lavoro e nel frattempo dovrò muovermi per chiedere un prestito personale a qualche azienda, a tassi discutibili, in quanto gli istituti di credito non accettano individui che non si trovino a tempo indeterminato; è una lotta persa in partenza. Avrò, tuttavia bisogno di molta liquidità per garantirmi almeno un appartamento dentro la Svizzera o appena oltre la frontiera. Inoltre potrei tenere questo denaro "lievitando" nel frattempo che pago bollette e sistemo la macchina, anche nell'eventualità che fossi costretto a venderla.
Invidio chi non ha problemi economici in famiglia o personali, invidio chi può permettersi l'università e non deve preoccuparsi del diploma, invidio chi ha tempo da dedicare allo svago (ho quasi smesso del tutto con i videogiochi e non disegno più da mesi), invidio chi - come mio fratello - ha la ragazza a due passi e lavoro (seppur schifoso) a tempo indeterminato. E invidio la maggior parte dei miei amici perchè più giovani di me o con uno stile di vita più semplice e ancora tanti anni per fare ciò che desiderano, con tempo libero e senza cominciare a perdere i capelli come il sottoscritto, che tenta disperatamente di tenerseli buoni ancora qualche anno seguendo un trattamento costoso, poichè fanno parte della sua personalità seppur i geni la pensino diversamente.
Sono afflitto da continua angoscia, senso di disperazione, di paura a volte del futuro incerto. Se riuscissi ad arrivare a compiere almeno un paio di questi obbiettivi entro quest'anno sarei più sereno. Eppure sembrano i "proverbiali" scogli insormontabili, in particolare lo studio lo potrei momentaneamente equiparare allo scalare in monte Everest, che più salgo di quota e più mi manca il fiato.
Intanto scoppio a piangere a lavoro pensandoci oppure soffro dei cosidetti "burnout" dai quali ne esco stremato e con una voglia pazzesca di accasciarmi e dormire sopra la scrivania; non posso certo parlarne col mio superiore e datore di lavoro e quindi mi tengo tutto dentro e lo lascio andare nei momenti in cui mi trovo da solo a fare tutta o mezza giornata in autonomia. Le uniche persone con le quali posso quasi o totalmente esprimere la mia angoscia o sentirmi a mio agio sono veramente poche e temo di perderle per il mio modo scontroso o assillante di fare... Mi sento in gabbia... :-S

Scusate se sembro precipitoso oppure disperato ma devo davvero trovare una valvola di sfogo a tutto ciò prima che la cosa danneggi i miei rapporti personali e non vedo vie d'uscita ma solo un binario che procede in linea retta verso una destinazione ignota. Ho perso il controllo della mia vita o perlomeno, del mio tempo e non so un'accidente circa le materie che devo studiare, per quanto mi impegni ci sono troppe ore di lezione che posso anche perdere per andare a fare la spesa o qualunque altra attività dopo il lavoro, persino rivolgermi a degli psicologi sembra quasi una perdita di tempo. :(
rondinella61Simone85LudoValentagiovannaEireneamigdalaAmelieSole
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Commenti

  • DingoDingo Veterano
    modificato 11 January Pubblicazioni: 334
    Dopo il lavoro sono stato da questa esperta l'altro ieri... Fin dall'inizio si è dimostrata una persona in grado di ascoltarmi - seppur abbia avuto i miei momenti in cui mi sentivo cedere in preda ad una crisi di pianto ma sono risucito a trattenermi - e prendere appunti. Le ho raccontanto circa i motivi per cui ero da lei, come ho descritto nel post di prima e anche più o meno tutto ciò che ho raccontato in giro per il forum. Mi ha posto delle domande circa alcune vicende salienti e mi sono permesso anche di dilungarmi un pò. Ho cercato di avere un rapporto di fiducia nei suoi confronti e non nascondere nulla in quanto, essendoci di mezzo il segreto professionale, mi sentivo assai a mio agio. Mi disse che le mie reazioni, i rapporti e i momenti difficili che stò passando sono dovuti ai miei traumi adolescenziali, che sono timoroso (come ero già consapevole) di ciò che potrebbero fare gli altri per distruggere la mia personale "immagine" che - sempre consapevolmente - ho creato tra le mie cerchie di amici e conoscenze usando i lati migliori di me e di volta in volta spiegando ed esponendo quelli peggiori. Ho consapevolemente paura a fidarmi e a lasciare tracce del mio pessimo carattere in forma perlopiù scritta, ho paura che me le sbattano letteralmente in faccia che mi chiudano la porta dei loro sentimenti davanti a me.
    Mi disse anche che le mie scelte di vita sono state frettolose, dettate in parte dalla mia invidia personale verso lo status e condizioni economiche di chi mi era superiore, ed azzardate nella foga di sbrigarmi a raggiungere degli obbiettivi che mi ero prefissato; è tutto vero e ne sono conscio... Io brucio di invidia e ambisco ad essere in una posizione molto migliore di quella di altre persone tentando di eguagliarle. Ho tutto e niente, nel senso che ho perso io controllo o quasi del mio tempo personale e ci rimetto pure a lvello economico. La scuola resta una scelta fin troppo azzardata e dal risultato incerto.
    Tra i suggerimenti di questa psicologa c'era la possibilità di procedere per gradi e tentare di trovare un lavoro più redditizio restando in Italia, cosa peraltro inpossibile per diverse questioni legate sia alla mia posizione che alla mancanza di titoli di studio rilevanti... Non credo debba dilungarmi circa gl altri motivi per cui non voglio restarci qui...
    Mi disse che avremmo potuto lavorare in dettaglio circa a mia adolescenza e gli episodi che determinano questi comportamenti, ma che non sarebbe stato un percorso semlice o breve... Peccato che nel frattempo parlammo anche troppo e ho tutt'ora l'impressione che abbia cercato di assecondarmi per tendermi una "trappola"... Già, una trappola, visto che nonostante gli abbia parlato della mia situazione finanziaria molto preoccupante, ha acconsentito di parlare per me per quasi due ore e poi, nonostante fossimo d'accordo che l'appuntamente fosse di carattere conoscitivo e "gratuito" per stabilire le problematiche che mi hanno spinto ad incontrarla, mi ha chiesto di essere pagata per l'ora in più pratticamente, o meglio, che avrei dovuto pagarla per il primo incontro (la seconda ora) casomai non avessi voluto continuare con lei, altrimenti avrebbe incluso nel "pacchetto" quel incontro aggratis. Ora, io comprendo che l'aiuto professionale vada retribuito a dovere e che possa essere dispendioso, oltre che una professione che richiede particolari studi e conoscenze... Ma questa stronza prima mi dice che non fa pagare e poi, senza neanche avvertirmi fa partire il suo personale "tassametro" dopo la prima ora di colloquio: mi è sembrato la mossa più idiota e ipocrita che uno psicolo possa adottare! Di sicuro le pagherò quanto dovuto, ma non tornerò mai più da lei. Si è dimostrata già al primo appuntamento di essere lo stereotipo che mi ha convinto a lasciar perdere l'aiuto professionale anni addietro, e cui in tanti si creano una idea fin dall'inizio, bocciando a priori il richiedere la loro assistenza. Una di quelle persone alla quale apri cuore e\o mente e poi ti mostra quanto in realtà miri al tuo portafogli.
    LudoAmelie
    Post edited by Dingo on
  • DingoDingo Veterano
    modificato 15 January Pubblicazioni: 334
    Scusate, questo sarà il mio ultimo post finchè non riceverò altre domande o commenti, altrimenti rischio (probabilmente) un avvertimento da parte della moderazione, o peggio la chiusura del thread. Purtroppo ho letteralmente monopolizzato questo argomento, rendendolo letteralmente il mio blog personale su questa bellissima community. Non voglio che succeda, nè tantomeno per sembrare una persona che cerca l'attenzione di tutti. Mi limiterò a raccontare gli ultimi accadimenti, così da poter poi lasciare agli altri la parola:

    Ho preso appuntamento da un'altra psicologa che si trovava vicino alla stazione. Non sapevo che cosa aspettarmi ma avevo una sensazione quasi positiva al riguardo. Una volta entrato in studio, mi sono messo a mio agio e ho raccontato - questa volta senza commettere l'errore di dilungarmi troppo - nel giro di un'ora quale fosse in poche parole il succo del mio problema e le cause di contorno che mi premono tanto. Alla fine della seduta avevo un panorama prossimo a quello descrittomi dalla precedente figura professionale da me visitata, con la differenza che non mi ha chiesto un centesimo. Il percorso che dovrei affrontare con lei richiede di rivedere le fasi per "blocchi", forse addirittura i miei primi anni di vita, cosa che la prima professionista che ho incontrato avrebbe preferito evitare in quanto un discorso Freudiano circa l'infanzia e la sessualità infantile sarebbe stato del tutto superfluo. Io direi quasi di sì, ma non so fino a che punto possa influire su di me tutto questo e preferirei non tornare fino a quel periodo. E se fosse realmente necessario?
    Fatto stà che la seconda psicologa offre un prezzo più agevole e non mi ha riservato sgradite sorprese. Per ora resta la scelta migliore, anche se il tempo stringe e nei miei progetti avevo ancora in mente di sentire cosa ha da offrirmi l'ASL, e anni addietro ne ho avuta una che non saprei descrivere vome positiva o negativa e chissà se mi toccherà reincontrare la stessa persona. Chi di voi saprebbe raccontarmi le proprie esperienze al riguardo? Pensate che sia una buona idea?
    Post edited by Dingo on
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