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Rapporti sociali

Salve a tutti, a mo figlio di 35 anni è stata diagnosticata a Sindrome di Asperger lo scorso anno. Ci siamo arrivati per caso in un periodo in cui stava molto male. Non ha mai avuto una ragazza e pochissimi amici che, nel corso degli anni si sono dilegati. Non sapendo a cosa imputare questa sua situazione si era convinto, pur essendo un bel ragazzo, di essere brutto e di non essere accettato dalle  persone che incontrava a causa del suo aspetto fisico. Non usciva mai di casa se non insieme a noi, unico momento solitario era,ed è  tutt'ora, andare in palestra. Dopo la diagnosi pensavamo che la situazione migliorasse, ma nonostante oltre un anno di terapia presso un centro che si occupa di problemi autistici, le cose non sono molto cambiate. Quando affronta l'esterno gli prende l'ansia ed il timore di incontrare negli sguardi e nelle parole di chi incontra la conferma delle sue paure. Lui vorrebbe tanto avere amici, ma ha paura che una sua sbagliata interpretazionne dellle situazioni lo porterebbe alla  disperazione. Lo so che i farmaci per questo disturbo non servono, non parlo di antidepressivi, ma un ansiolitico che lo potesse rilassare nei momento di maggiore stress non lo aiuterebbe ad affrintare con meno  paura i rapporti sociali?
LudogiovannaShadowLineValentaMariAlberimandragola77EinsteinWhoamiSoleamigdala
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Commenti

  • EstherPrynneEstherPrynne Neofita
    modificato 11 January Pubblicazioni: 115
    Ciao Caterina, innanzitutto ti accolgo con un doppio benvenuta perché finalmente c'è una giovincella par mia!

    Poi, per tuo figlio: certo, un ansiolitico lo aiuterebbe.
    Soprattutto lo aiuterebbe a non aver mai fiducia in se stesso, a non avere il senso di autoefficacia, a dipendere da un farmaco e a entrare nella dipendenza.
    No, non dirmi che sarebbe un' emergenza, ogni occasione diventerebbe più facile con l'aiutino e poi non ne potrebbe più fare a meno.  
    (continua)
    LudogiovannaMariAlberiWhoamigiazz
    Post edited by EstherPrynne on


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    Affectus, qui passio est, desinit esse passio simulatque eius claram et distinctam formamus ideam >>
    (Un moto dello spirito, che è una sofferenza, cessa di essere una sofferenza non appena ce ne facciamo un'idea chiara e distinta)
    Spinoza, Etica parte V, III assioma
  • CATERINA54CATERINA54 Membro
    Pubblicazioni: 13
    Ti ringrazio tanto per avermi risposto.
    Siano ad oggi non avevo mai pensato a questa soluzione, ma non sappiamo più cosa fare per aiutarlo. Sono convinta che anche una sola amicizia cambierebbe drasticamente le cose, ma lui si rifiuta di interagire con chiunque. Forse dobbiamo aspettare che trovi da solo la sua strada, ma è un calvario vederlo soffrire ogni giorno alla continua ricerca di una soluzione alla sua situazione
    LudogiovannaMariAlberiEinsteinWhoami
  • EstherPrynneEstherPrynne Neofita
    Pubblicazioni: 115
    Con una pillolina, forse tu pensi che si troverebbe a suo agio e quindi capirebbe di poter stare bene? 
    E speri che poco alla volta gli passerebbe la paura e oserebbe farlo senza ansiolitico?
    Mmm.. purtroppo non è così che funziona. Il farmaco rinforzerebbe il suo senso di inadeguatezza, aumenterebbe l'insicurezza, non cambierebbe niente.
    Forse sarebbe meglio una terapia che lo aiutasse  ad uscire dalle sue paure, dalle sue convinzioni disfunzionali, piano piano, con comprensione, con piccoli tentativi adeguati alle sue forze, per poi ottenere quel poco di fiducia in se stesso che lo possa portare a tentare un altro passettino alla volta.
    Lo hai detto tu che è la sua sbagliata interpretazione che lo porta alla disperazione: allora ha bisogno di imparare nuove interpretazioni, nuovi modi di pensare.... di interpretare le proprie emozioni e quelle degli altri...
    Non so cosa faccia nel centro che ha frequentato, ma se il suo è davvero un problema di ansia sociale +inadeguatezza+incapacità a relazionarsi, potrebbe cercare qualcuno che sappia guidarlo alla famosa alfabetizzazione emotiva, cioè a ristrutturare completamente il suo modo di relazionarsi.
    In quanto all'ansiolitico, guarda che non lo sto demonizzando, ma posso accettarlo in un momento di grande agitazione, come rimedio, ma non come strumento per affrontare il mondo.
    E credimi, se lo dico non è perché sono una perfettina, ricordo ancora una volta qualche anno fa che ho scelto di andare a bere un grappino perché mi angosciava andare al supermercato...... ma è passata,  sono andata avanti  con un durissimo lavoro. 
    Tuo figlio ha il tuo sostegno, è già tantissimo, prova se vuoi a cercare qualcosa che lo faccia diventare più autonomo, le stampelle non sono un rimedio 
    ciao

    giovannaMariAlberimandragola77NewtonWhoamigiazz


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    Affectus, qui passio est, desinit esse passio simulatque eius claram et distinctam formamus ideam >>
    (Un moto dello spirito, che è una sofferenza, cessa di essere una sofferenza non appena ce ne facciamo un'idea chiara e distinta)
    Spinoza, Etica parte V, III assioma
  • giovannagiovanna Colonna
    modificato 11 January Pubblicazioni: 3,753
    Fai decidere a lui, magari se lo porta dietro in tasca senza prenderlo, basta avercelo, a volte, e' il pensiero che conta.
    Io mi porto sempre dietro " lo psicologo".

    Cioe' all' inizio a volte succede che uno va a un centro e li' per li si sente meglio perche' si sente sostenuto, e dopo entra in crisi di piu'.

    Magari il primo mese tira un sospiro di sollievo ma dopo si sente di nuovo solo, ancora piu' solo perche' non si rifa' piu' ai genitori che ci sono sempre, ma ad altra gente che non c' e' sempre.

    Cambiano le abitudini.

    Post edited by giovanna on
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • mandragola77mandragola77 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,889
    Ciao e benvenuta. Che tipo di terapia sta facendo nel centro che frequenta?
  • lollinalollina SymbolColonna
    Pubblicazioni: 2,186
    Bentrovata!
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • fattore_afattore_a Colonna
    Pubblicazioni: 1,807
    Se servono farmaci, ascolta il parere di un medico. È facile dire che i farmaci non fanno bene e che non risolvono niente, ma credo non sia giusto rassegnarsi a continuare a star male perché bisogna superare i propri limiti, vincere le paure, insistere per una diagnosi per poi continuare con i problemi di sempre.

    A un certo punto, secondo me bisogna anche mettersi il cuore in pace e accettare di non avere una compagna o di non avere amici fraterni, che non esistono così come ce li immaginiamo.

    Il problema è non avere una compagna, ma non avere una compagna è davvero un problema? Se per me non è un problema, ecco che sono in pace con me stesso (almeno su questo argomento). Se gli altri me lo fanno percepire come un problema, allora la causa dei miei problemi sono le persone che mi fanno pesare le differenze tra quelli con una compagna e me.
    amigdalaMariAlberilollinaWhoamigiovannaEirene
  • EinsteinEinstein Veterano
    Pubblicazioni: 235
    Ti capisco. Io ho 16 anni e non ho mai avuto un'amico, sicuramente a 35 anni sarò come tuo figlio, sempre solo in casa aspettando di diventare vecchio e poi morire. Ho cambiato 5 psicologi perchè nessuno è riuscito a farmi migliorare. Essere asperger è una condanna che dura tutta la vita, come un ergastolo!!!!!!!!!!!
    WhoamiEirenegiovanna
  • giovannagiovanna Colonna
    modificato 12 January Pubblicazioni: 3,753
    A me ha colpito la frase "lui vorrebbe tanto avere amici, ma ha paura che una sua sbagliata interpretazione delle situazioni lo porterebbe alla disperazione".

    Ma questa paura gli deriva dal fatto che hanno detto o ha letto che l' asperger ha difficolta' a interpretare le situazioni e di solito le interpreta in modo sbagliato?

    Non sarebbe vero del tutto.

    Ognuno interpreta le situazioni sempre in modo proprio, non esiste un modo giusto, esistono delle reazioni ed emozioni personali.

    Tipo, a me piace questo, mi da' noia quest' altro, questo mi fa paura, in quest' altro caso mi sono trovato cosi', ecc.
    Mi e' successo che.. ecc

    Cio' non deve portare alla disperazione, di solito non ci si pensa.
    Mi sento disperato, ma non ho paura della mia disperazione

    Questa e' l' educazione alle emozioni: mi sento ora cosi', non ho paura prima di come mi potrei sentire..

    Perche' l' emozione o lo stato d' animo che provi e' sempre giusto, legittimo, nessuno psicologo ti potra' mai dire: ":in questa situazione tu dovresti sentirti nel modo che ti dico io"


    Per questo si fanno i progetti, le terapie dove si fa dire cosa proviamo, perche' sia legittimato di fronte a tutti che non si e' mai sbagliati, mai fuori posto, che il nostro essere e' tale, che tizio ci fa sentire cosi', involontariamente, ma non c' e' niente di male.

    Bisogna restituire il riconoscimento e l' accoglimento del proprio essere, nel suo valore in toto.
    SoleWhoamirondinella61
    Post edited by giovanna on
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • giovannagiovanna Colonna
    Pubblicazioni: 3,753
    Senza questo presupposto di fiducia in se', di riconoscimento, e diritto a sentire a provare tutto, cose belle e cose brutte, e' difficile aprirsi al prossimo, perche' se ti fa qualcosa che ti far star male, sara' colpa tua, in quell' altro non riuscirai a vedere le tue stesse debolezze, le stesse emozioni, tutta la gamma.
    LudoSoleWhoami
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
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