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Sentirsi programmati ad agire in un certo modo, SEMPRE

EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
modificato 12 January in Esplorare i sentimenti
Parlo della sensazione di essere "controllati" dalla propria testa anche in casi estremi (stanchezza al limite dello svenimento, ubriachezza), indi per cui a seconda di ciò che è più appropriato far partire il monologo interiore che dice "no, ora devi fare questo", "no, ora devi fare quello"...
Non mi riferisco essenzialmente ai doveri quotidiani ma proprio agli atteggiamenti, alle risposte da dare alla gente e a come darle, alle basi. Tipo "secondo una certa immagine di me devo reagire così" per cui il tuo corpo obbedisce e tu quasi lo osservi da fuori. 
A me alle volte questa parte di me spaventa, ho paura che questa forma mentis mi si ritorca contro.

A voi capita?

Grazie dell'attenzione!
AmeliePhoebeSheldonSirAlphaexaNemogiazzmandragola77Fenice2016OssitocinaWhoamiEowyn
Post edited by EstherDonnelly on
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Commenti

  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 1,054
    Si. Io sento di avere prevalentemente un controllo.su di me, tranne i casi x ed y.
    Ritengo l'autocontrollo un mio punto a favore. E la mia condotta salutista è orientata in tal senso.
    Ma è uno stato che ritengo essere la normalità, non è così per.tutti?
    Perché ti preoccupa?
    lollinadavid
  • giazzgiazz Veterano Pro
    Pubblicazioni: 576
    Ho capito quello che vuoi dire; si mi succede.

    Mi ha fatto sorridere il cenno all'ubriachezza perché anch'io l'ho notato, mi spiego; anche in quelle condizioni non sono "libero", al massimo un po' più "disinibito" o dico cose che normalmente non direi (imbarazzanti!) ma la vocina c'è sempre.

    Unica differenza con te è che nel mio caso è tutto più fulmineo e immediato, non parte un vero e proprio monologo interiore (anche se è successo).

    Non so dirti da cosa dipende; mi da solo molto fastidio.
  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    @poke mi preoccupa perché rischia di farmi sembrare disonesta e di non farmi godere le cose. Preoccuparmi di ogni singola circostanza a cui vado incontro (spesso posso passare ORE, senza eufemismi, a prepararmi per determinati scenari in cui mi serve sapere quali mosse compiere) è un lavoro gigantesco e non sempre viene ripagato come dovrebbe. Alla fine la vocina mentale diventa invasiva. Non ti lascia in pace nemmeno quando sei solo nella tua stanza e nessuno ti guarda.
    lollinaFenice2016Ossitocinamarco3882mandragola77david
  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    @giazz esatto: l'unico modo per zittirla nel caso delle ubriacature è arrivare al punto in cui al giorno dopo non si ricorderà più niente, altrimenti è un disastro. L'ultima volta io mi sono trovata nella condizione di dover registrare una sfilza infinita di messaggi vocali perché il "regista" interiore mi stava imponendo di fare di ogni secondo di quello che stavo vivendo una cosa da scrivere e raccontare. Può essere una cosa programmante e vincolante fino a questi punti. Un conto è se hai qualcosa da fare di vitale, un altro è se devi semplicemente passare una serata fuori a divertirti. 
    Alle volte mi sembra di esserne incapace, ma probabilmente è che sono arrivata a una tale gestione del discorso "come comportarsi" che semplicemente si è fatta totalizzante; sono capace di dare l'impressione di quella che sa fare festa ma non so fare festa, ergo non mi diverto troppo. Ora devo capire come disinceppare il meccanismo.
    giazzdavid
  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 1,054
    Vero Esther.
    Non si ha un pieno godimento. Anch'io vorrei vivere nella spontaneità.
    Vedo le persone e sembrano felici, sembrano non pianificare tutto, per.ore.
    Ma almeno io, quando non preparo un comportamento accade che questo non venga accettato / apprezzato .
    Se non pianifico per ore i miei stati mentali rischio. . Come qualche giorno fa, di esplodere in contesti non idonei. Con conseguenze future irreparabili.
    Questo mi conferma che non devo sentirmi disonesta o falsa.
    Perché abbiamo questa difficoltà di capire in modo istintivo ed immediato, e di reagire come si conviene, in modo automatico.

    Riflettere e ragionare è
    il nostro modo di vivere nel mondo. È tanto faticoso.
    Chi può capire quanto lavoro c'è nel nostro adattarci? E chi può capire quanto è frustrante sbagliare dopo aver tanto pensato e riflettuto?
    Uno come noi.

    Sappi che ti capisco, non riuscirò a farti sentire meglio, ma spero che si alleggerisca il tuo sentirti disonesta. Non lo sei.
    Ci comportiamo così, per essere più integrati. E ne paghiamo il.prezzo, perdendo la.leggerezza dell'esistenza.
    EstherDonnellyFenice2016EireneWhoamiEowyndavid
  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 3,431
    @EstherDonnelly perché zittirla.

    Infastidisce anche me a volte. Come fosse la voce del grillo parlante, ma è la mia modalità di esistere.
    In fondo se so stare in questo posto solo in questo modo non posso accusarmi di continuo.

    Non ci vedo slealtà, ma più un processo necessario affinché tutto funzioni. Giorni di preparativi mentali, ma io direi minuto per minuto a prepararsi all'esistenza.

    Stancante?
    Assolutamente. Concordo. Ma non disattivabile.

    Ho pensato mille e mille volte come fare a rallentare questo processo, soprattutto di notte quando la testa ripropone i film delle scene vissute di giorno, e si prepara a quelle che saranno domani, creando insonnia.

    Forse un po' aiuta la routine: fare e ripetere le cose nello stesso modo e con gli stessi tempi, e con le stesse persone, per il resto non saprei.
    EstherDonnellyFenice2016Whoami
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • giazzgiazz Veterano Pro
    modificato 13 January Pubblicazioni: 576
    Capisco molto bene.

    Spesso capita anche a me, qualche volta mando affancu.o il regista interiore e lo ignoro, altre volte non riesco a resistere.

    Quando ti è successo quella sera, era come se il "regista interiore" avesse voluto che tu raccontassi ad altri amici che stavi passando una "bella" serata?

    Io però non spendo ore a prepararmi i comportamenti, è più una cosa che mi ritrovo a fare nei momenti in questione.

    Però vedi, pensandoci bene, questa cosa in me è iniziata intorno ai 13-14 anni. Quando ero piccolo o lo facevo in maniera molto ma molto più lieve o non lo facevo affatto.

    Perciò non so se sia un qualcosa di prettamente ed esclusivamente "autistico"




    EstherDonnelly
    Post edited by giazz on
  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    @giazz di più: era come se la voce interiore non volesse farmi sprecare ogni singolo istante che passavo ubriaca. Una delle cose che ho pensato in quel momento è stato che sarebbe stato interessante ubriacarsi accanto ad un registratore o (per impossibile che sia) piazzarne uno direttamente nella mia testa perché la velocità alla quale andavano correndo i miei pensieri era così alta da farmi girare la testa. Ho dovuto registrarli anche perché erano troppi, mi stavano facendo barcollare. E' stato (è sempre) un lasso di tempo in cui vedevo connessioni dappertutto e fra tutte le cose - me e i miei pensieri e gli altri e i loro pensieri e le mie e le loro azioni e l'universo e il conflitto medio-orientale - e la voce interiore mi diceva: "prendi nota di tutto. Ti servirà poi. Fai attenzione a come cammini, non dare l'impressione di essere ubriaca, guarda a destra e a sinistra, sorridi ai tuoi coinquilini, ora allontanati a prendere nota, non camminare in tondo, metti bene i piedi per terra" ecc...

    Io ho cominciato a 11 anni a preparami alle giornate perché fino ad allora non me ne era fregato niente (e difatti non avevo troppe amicizie). Mi alzavo due ore prima di andare a scuola perché avevo bisogno di fare stimming e di pensare al mio mondo interiore per fare un carico di energie mentali per affrontare le medie. Non pensavo ancora a come socializzare perché non mi interessava, ma ero un tipo strano e sapevo di essere stata presa di mira.

    A 13-14 anni ho cominciato anch'io a fare previsioni e da allora ho l'abitudine di prepararmi le battute. Ci sono tutta una serie di cose che sembrano uscite naturalmente dalle mie labbra mentre invece sono parti di dialoghi immaginari che ho concepito magari mesi prima. Nel frattempo, la voce interiore mi ricorda come si cammina, come ci si muove, quali muscoli della faccia contrarre, eccetera...

    Nemmeno io so se sia una cosa prettamente autistica ma chiedevo perché non voglio arrivare al punto di perdermi di nuovo. E' senza dubbio meglio sapere di essere fatta così piuttosto che sentirmi un'impostora tutto il tempo, ma non vorrei perdermi una possibile felicità. Spesso mi dico che a furia di scrivere dialoghi che potrebbero fare parte di alcune belle storie finirò col far succedere sulla carta quello che non ho il coraggio di far succedere nella realtà. - o che NON POSSO far succedere nella realtà, perché sono troppo impegnata ad essere "perfetta", o "perfettamente strana", un altro inutile personaggio che non fa ridere nessuno.
    OssitocinaLudolollinagiazz
  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    @poke La correlazione che leggo tra l'autismo e questa "programmazione" è quella che metti in luce tu, la mancanza di comprensione istantanea del mondo. Servono dei copioni, altrimenti è come gettare una barchetta di carta nell'oceano. Da lì, ansie e psicosomatismi.
    Non è precisamente un enorme problema (al limite, essere capaci di coprire una propria difficoltà a questo modo è un enorme vantaggio) ma ogni tanto la sensazione di stare prendendo tutti in giro scatta.
    Alle volte mi chiedo se le persone che mi sono vicine si farebbero andare bene questa cosa, e ogni volta mi tocca rispondermi che probabilmente anche il solo scomodare il discorso mi farebbe sembrare fuori di testa.
    Come diceva Guccini, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già.

    Grazie delle tue parole, mi hai rincuorata :)
    lollinadavid
  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    @lollina credo tu abbia ragione. Forse un'altra delle cose che mi preoccupa in effetti è che la routine non mi consente di liberarmi da essa.
    Ossia per alcune persone a cui tengo non esisterà mai la versione di me che dice che ho sempre fatto queste enormi fatiche - che possa parlare di shutdown o di crisi passeggere -, perché sono cosciente di apparire un po' come una natural born.
    Prima delle vacanze di Natale abbiamo organizzato una festa per un amico e a me è toccato il compito di accompagnarlo sino al luogo prestabilito per la cena. Una delle prime cose che disse, una volta arrivati, fu che non sarebbe MAI stato in grado di capire cosa stava succedendo dal momento in cui gli avevo proposto di uscire. Mi sarei mangiata le mani. Per tutto il tragitto, avevo avuto un tale batticuore che per un pelo non sono soffocata. Presi dei profondissimi respiri per almeno mezz'ora, mezza inebetita in un angolo, per riprendermi dall'ansia di mandare tutto all'aria.
    Vale un po' per tutto. L'abitudine aiuta (e questo è stato un caso VERAMENTE specifico per cui avevo avuto POCHISSIMO tempo per prepararmi; generalmente non sono COSI' in ansia), ma lo svantaggio è che si finisce col credere di stare prendendo tutti in giro. E' uno svantaggio veramente insignificante, come dicevo poco su, e difatti rispondendoti credo di capire che la mia vera preoccupazione sia perdere chi mi è caro a causa di questo mio modo di essere.
    Mi piacerebbe pensare che c'è un modo di essere "totalmente" spontanei nella vita ma forse non fa per me. Sono in grado di decidere su due piedi di prendere un dolce al mercato - perché mi va di prendere un dolce, e basta -, di rispondere "si" se mi viene chiesto di andare due giorni a casa di un'amica, se mi viene chiesto tre ore prima che parta il treno, perché sono cose a cui sono preparata. A questi punti, alle volte, ho l'impressione di stare vivendo il momento. Ma non so se esista qualcosa d'altro, forse non esiste in generale e sono io che mi sto fasciando la testa per niente.
    david
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